Questo Blog continua nella nuova versione
venuto per servire
(clicca qui per entrare)


venerdì 14 dicembre 2018

Che cosa dobbiamo fare?


3a domenica di Avvento (C)
Sofonia 3,14-17 • Salmo Is 12,2-6 • Filippesi 4,4-7 • Luca 3,10-18
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Che cosa dobbiamo fare?
Sono interessanti due aspetti nella risposta a questa domanda ripetuta.
Il primo è che l'attenzione è rivolta non a opere di preghiera o di penitenza particolari: Giovanni avrebbe potuto chiedere di seguire la sua strada, di ritirarsi nel deserto… chiede di essere attenti alle persone che si incontrano e con cui si ha a che fare. La "buona novella" che egli annuncia, la venuta del Messia, si concretizza nel rinnovare i "rapporti" tra le persone.
E per vivere la giustizia e l'amore del prossimo, non occorre lasciare la monotonia dei rapporti quotidiani o del luogo in cui si vive, per dedicarsi a qualcosa di più creativo, ma rimanere al proprio posto, nel proprio ambiente, al proprio lavoro. L'esattore delle tasse rimanga al suo tavolo, il soldato in caserma, la mamma e l'operaio al loro lavoro, lo studente sui banchi di scuola.
Ciò che deve cambiare è il modo di rapportarsi con gli altri…
Cambia il modo di concepire e vivere il lavoro, qualsiasi lavoro: non primariamente come mezzo per guadagnarsi da vivere, ma come il primo e più continuo modo di amare e servire gli altri: ogni lavoro serve a qualcuno e siamo chiamati a farlo bene, con perfezione e onestà. E ci viene chiesto di non vedere solo i propri diritti, ma i propri doveri e i diritti degli altri: prima dell' "elemosina" c'è la giustizia. Allora tutto sarà nuovo, perché tutto rinnovato dall'amore, che prenderà l'espressione del rispetto, della condivisione della "tunica", del servizio, dell'ascolto…

Viene uno che è più forte di me … annunziava loro la buona novella
Il Vangelo, cioè la buona, bella novella, è la venuta del "più forte" che "battezza (immerge), in Spirito Santo". Essere "immersi" nello Spirito Santo significa essere portati nel cuore della stessa vita di Dio, in cui lo Spirito è l'amore.
Da una parte è qualcosa di abissalmente distante ("Io non sono degno di slacciare i sandali"), dall'altra ci viene prospettato addirittura come stile di vita. La novità di Gesù è così grande che mai si finisce di accoglierla e comprenderla.
Per questo ci vuole il "fuoco" (che è segno di purificazione): è un'opera che solo Lui può portate a compimento: infatti, "ha in mano il ventilabro".
Solo con questa luce nuova, si può riconoscere in ognuno una parola e un dono di Dio: ognuno è destinato ad essere "battezzato". Vedere il positivo, soprattutto in chi è "diverso" in religione, in politica, nel modo di vivere, ascoltare senza pregiudizi chi ha convinzioni diverse, capire le sue ragioni e vedere la sua parte di verità, sono aspetti del nostro "accogliere" Gesù. Allora non c'è più semplicemente tolleranza e rispetto l'uno per l'altro, ma un arricchimento vicendevole.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
E noi che cosa dobbiamo fare? (Lc 3,14)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Lc 3,16) (Lc 3,16) - (13/12/2015)
(vai al testo…)
 E noi, che cosa dobbiamo fare? (Lc 3,14) - (16/12/2012)
(vai al testo…)
 Rallegratevi sempre nel Signore! (Fil 4,4) - (11/12/2009)
(vai al post "Chiamati alla gioia")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Gesù accende la vita e la rende felice (11/12/2015)
  La gioia di incontralo nel migliore dei modi (14/12/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2018)
  di Luigi Vari (VP 10.2015)
  di Marinella Perroni (VP 10.2012)
  di Claudio Arletti (VP 10.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione di Bernardette Lopez)

mercoledì 12 dicembre 2018

Ekklesìa, sentieri di comunione e dialogo


Ekklesia è un progetto internazionale che si concretizza in alcune riviste di varie lingue, digitali e cartacce, a partire da quella italiana.
Vuole esprimere e promuovere la co-essenzialità di dimensione carismatica e ministeriale della Chiesa, nella scia del Concilio Vaticano II.
Percorrendo sentieri di comunione e dialogo invita a camminare e impegnarsi insieme, alla luce di una mistica della fraternità.
Ekklesìa intende così contribuire a uno stile sinodale che valorizzi tutti i componenti del popolo di Dio, alla ricerca di vie e linguaggi e condividere il Vangelo di Gesù con le donne e gli uomini del nostro tempo.

Con attenzione al rapporto fra le Chiese e fra le religioni, all'incontro fra convinzioni e culture diverse, al rinnovamento delle Chiese e della società, Ekklesìa offre:
    contributi di spiritualità attinti al carisma edll'unità e a carismi antichi e nuovi;
    approfondimenti culturali e pastorali;
    buone pratiche in atto in Italia e all'estero;
    testimonianze, notizie e stimoli alla lettura.

Il "Focus" di ogni numero affronta una particolare tematica.

Clicca qui per scaricare il numero 1 - ottobre/dicembre 2018, "Lo Spirito e la Chiesa", in formato pdf.

sabato 8 dicembre 2018

La Parola "scende" nella nostra storia


2a domenica di Avvento (C)
Baruc 5,1-9 • Salmo 125 • Filippesi 1,4-6.8-11 • Luca 3,1-6
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Nell'anno quindicesimo…
Il riferimento cronologico che Luca fa è per dire che non sta raccontando una favola, ma che l'intervento di Dio nella storia dell'umanità è avvenuto in un momento e in un luogo ben definiti.
I personaggi elencati sono sette, numero che indica la totalità: tutta la storia, sacra e profana, è coinvolta nell'avvenimento che sta per raccontare.
Impressiona questa serie dettagliata di coordinate storiche e geografiche con cui è inquadrata la predicazione di Giovanni.
Anche ciascuno di noi può delineare le proprie coordinate storiche e geografiche e riscrivere la "propria" pagina evangelica: ora e qui, nella mia famiglia, nel mio quartiere, nella mia città, il Padre fa discendere anche su me la sua Parola e mi rivolge, in particolare, l'invito di Giovanni: "Preparate la via del Signore…". È un invito personale (ma anche di popolo) alla conversione.

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Il testo parla di carne, l'uomo considerato nel suo aspetto storico, in particolare di essere debole, fragile, esposto a fallimenti, che commette errori, soffre solitudine e abbandono, invecchia e muore. Ma proprio in questa storia concreta può incontrare la promessa: in ogni debolezza dell'uomo si può manifestare la salvezza di Dio. Non c'è abisso di colpa che non venga visitato e guarito dal Suo amore: ogni burrone sarà riempito, ogni monte e colle sarà abbassato…
E Dio non riserva la sua salvezza ad alcune persone, ma vuole che sia offerta a tutti.
Si innesca qui la nostra responsabilità nei confronti di chi ci vive accanto: come il Battista, occorre preparare la strada perché il Signore possa arrivare agli uomini e alle donne di oggi, nella certezza che essi possono arrivare a lui.
Spesso chi ci sta accanto non sa neppure che Egli è venuto e viene, non sa forse nulla su di Lui. Del Natale conosce magari solo i doni, la festa, la settimana bianca…
Ma il festeggiato chi è? Preparare la via al Signore vuol anche dire testimoniarlo, mostrare chi è per noi, annunciarlo, comunicare il vero senso del Natale.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! (Lc 3,6) - (06/12/2015)
(vai al testo…)
 Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! (Lc 3,6) - (09/12/2012)
(vai al testo…)
 Il vostro amore abbondi sempre più (Fil 1,9) - (04/12/2009)
(vai al post "L'abbondanza del dono")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Ogni uomo è nel cuore di Dio (04/12/2015)
  In cammino… crescendo nell'more (07/12/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2018)
  di Luigi Vari (VP 10.2015)
  di Marinella Perroni (VP 10.2012)
  di Claudio Arletti (VP 10.2009)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Bernardette Lopez)

venerdì 7 dicembre 2018

L'Immacolata Concezione, la festa del cuore nuovo


Immacolata Concezione della B. V. Maria
Genesi 3,9-15.20 • Salmo 97 • Efesini 1,3-6.11-12 • Luca 1,26-38
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Il senso dell'odierna liturgia della Parola può essere riassunto dalla domanda e dalla relativa risposta che la attraversa dal testo di Genesi fino al Vangelo di Luca. Al drammatico interrogativo posto da Dio ad Adamo: «Dove sei? (Gen 3,9), prima domanda segnalata dalla Scrittura, risponde appieno solo Maria: «Eccomi» (Lc 1 ,38). Finalmente la ricerca intrapresa da Dio sin dai Primi istanti del suo rapporto con Adamo trova riposo nella nuova Eva. Ella non ambisce a «essere come Dio» (Gen 3,5), ma percepisce il proprio essere sua «schiava» (Lc 1,38), letteralmente in greco, non come una diminuzione della propria dignità, ma come il compimento della propria grandezza. Maria si sazia del suo appartenere al Padre. Non ha altri appetiti che la spingano a sporgere la mano verso l'albero della conoscenza del bene e del male (Gen 3,6).
Il peccato originale, ben espresso dalla metafora della nudità e del nascondimento come paura e vergogna (Gen 3,10), inaugura due cammini paralleli, ma al contempo divergenti: il cammino dell'uomo che fugge dal suo Creatore e Signore e il cammino della Trinità che, instancabilmente, muove i suoi passi alla ricerca della creatura perduta. Il passo sereno di Dio nel giardino alla brezza della sera diviene una marcia inarrestabile che si concluderà solo con l'incarnazione del Figlio. Due cammini paralleli, dunque, perché strettamente legati l'uno all'altro: mai accadrà che a un passo dell'uomo non ne corrisponda uno di Dio, o a un passo di Dio non ne corrisponda uno dell'uomo.
Due cammini, tuttavia, che rimarranno a lungo divergenti: quanto più Dio sarà accondiscendente verso il popolo che ha scelto per raggiungere tutta l'umanità, tanto più il popolo si mostrerà scostante nei confronti di Dio. È l'enigma della libertà donata con l'uscita dall'Egitto: essa diventa tradimento e idolatria. È l'enigma denunciato da tutti i profeti per cui i beni della terra d'Israele, regalo di Dio al suo popolo, verranno bruciati su altari di altri dèi. Solo con il dono di un cuore nuovo l'uomo potrà finalmente lasciarsi raggiungere da colui che eternamente lo cerca, fuori dai confini dell'Eden perduto.
Possiamo leggere l'Immacolata Concezione, in questo senso, come la festa del cuore nuovo: è la festa che celebra le rinnovate radici dell'esistenza umana, quelle stesse radici che saranno evocate, in modo così forte, dal Battista nel vangelo della seconda domenica di Avvento, attraverso l'immagine della scure e dell'albero (Mt 3,10). L'Immacolata è la festa che celebra l'interrompersi di una catena di peccati e di ribellioni e saluta invece l'alba di una nuova fedeltà a Dio. Il testo della Genesi ci suggerisce che la volontà salvifica di Dio è antica almeno quanto il peccato. Quasi che il Creatore abbia sorretto subito l'uomo che cadeva, preannunciando la sconfitta del tentatore: «La donna ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15).
In Maria immacolata la speranza acquista un volto concreto, un nome, una fisionomia. È tanto evidente l'intervento del Creatore nella vita di questa donna che la tradizione cristiana ha riconosciuto in lei e solo in lei la verità delle figure veterotestamentarie. La maledizione del serpente, della terra e della prima coppia riceve il proprio antidoto solo nella benedizione che la Vergine riceve fin nei recessi più intimi della sua storia.
Per la Chiesa, per ogni credente, Maria diventa allora icona viva della potenza di questa benedizione. A noi che ci prepariamo a celebrare il Natale, Maria lascia intravedere quanto l'amore di Dio possa operare nella nostra vita. Ben più che una verniciatura esteriore, la grazia che ha sanato la Vergine, spezzando la solidarietà umana nel peccato, è come rugiada benefica che penetra e feconda la nostra interiorità. Per questo abbiamo chiamato la solennità odierna la festa delle radici. La freschezza del virgulto di lesse (Is 11,1) ha espanso, anzitutto, in Maria il proprio profumo. Ella ne costituisce realmente la primizia.

Nell'inno di s. Paolo, la benedizione che dal cielo è scesa e ha sanato la Madre di Cristo ritorna al Padre: «Benedetto sia Dio, Padre del; Signore nostro Gesù Cristo» (Ef 1,3). II congiungimento della benedizione di Dio per l'uomo con la benedizione che l'uomo eleva a Dio segna la fine del cammino della Trinità e la fine della fuga dell'uomo. Nelle parole della cugina Elisabetta ancora echeggerà il suono de medesima benedizione (Lc 1,42). Maria è il punto della creazione più concreto e circoscritto venuto a contatto in modo fisico con il verbo del Padre. Lei è questo punto di congiungimento.
Per questo, l'Apostolo può celebrare nel rendimento di grazie il «beneplacito» della volontà divina (Ef 1,6), che «prima della creazione» (Ef 1,4) ci ha «predestinati» (Ef 1,5) secondo un chiaro piano di salvezza: quel piano di salvezza che Maria ci mostra compiuto in modo grandioso. Il suo itinerario è anche il nostro: né per meriti, né per virtù che possiamo vantare. Solo per pura grazia l'uomo, benedetto, può divenire benedizione.

( da "Il tesoro e la Perla: Immacolata Concezione", Claudio Arletti)

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te (Lc 1,28)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (breve commento e una testimonianza):
Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,35)
(vai al testo - 8/12/2016)
Lo Spirito Santo scenderà su di te (Lc 1,35)
(vai al testo - 8/12/2015)
Rallegrati, piena di grazia (Lc 1,29)
(vai al testo - 8/12/2014)
(vai al testo - 8/12/2013)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
Maria Immacolata: trasparenza vera nel dialogo con Dio (7/12/2017)
In Maria si congiunge il Cielo e la Terra (7/12/2016)
Dio ci chiama ad aprirci alla gioia (6/12/2015)
Resi immacolati dalla carità (6/12/2014)
Maria, il nostro "dover essere" (6/12/2013)
Il sogno di Dio (6/12/2012)

Riamando ad altri post sulla Solennità odierna, a suo tempo pubblicati:
Madre di Dio (7/12/2010)
Maria, Fiore dell'umanità (8/12/2009)
Immacolati nella carità (7/12/2008)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2018)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Cettina Militello (VP 10.2016)
  di Luigi Vari (VP 10.2015)
  di Luigi Vari (VP 10.2014)
  di Giovanni Cavagnoli (VP 10.2013)
  di Marinella Perroni (VP 10.2012)
  di Marinella Perroni (VP 10.2011)
  di Marinella Perroni (VP 10.2010)
  di Claudio Arletti (VP 10.2009)
  di Claudio Arletti (VP 10.2008)
  di Enzo Bianchi (vol. anno C)
  di Enzo Bianchi (vol. anno B)
  di Enzo Bianchi (vol. anno A)

(Illustrazione di Bernadette Lopez: Annunciazione)

giovedì 6 dicembre 2018

La Celebrazione di Cristo


Giovanni Chifari
LA CELEBRAZIONE DI CRISTO
Avvento e Natale
(Anno C)
La Parola letta e meditata nella liturgia della Chiesa
Elledici


La Parola letta e meditata nella liturgia della Chiesa: un commento biblico alle domeniche di Avvento e Natale per fissare lo sguardo su Gesù, lì dove lui si è lasciato vedere e trovare, nel bambino avvolto in fasce nell'umile mangiatoia di Betlemme. Come "vederlo" e riconoscerlo oggi? Per vedere bisogna ascoltare. È necessario porsi in ascolto delle Scritture.
Così il testo ripercorre la tessitura biblica delle preghiere che compongono le messe di questi due tempi liturgici, dall'antifona d'ingresso all'orazione dopo la comunione, leggendola all'unisono con la liturgia della Parola. Il Cristo incontrato in essa potrà essere riconosciuto nell'Eucaristia e servito nei fratelli.
Si tocca così con mano la fede della Chiesa e la sua intelligenza delle scritture, come essa ha voluto valorizzare la centralità di Cristo in questi tempi di attesa e di festa, e quale uso liturgico ha fatto dei vangeli.
Sarà un'occasione per verificare il cammino della parola di Dio dentro di noi. A che giova infatti l'ascoltare se non si coglie la Parola? Se non la meditiamo e ruminiamo? Una volta che è in noi essa genera una nuova capacità di riflessione, di flettersi cioè due volte, e diviene principio interiore che a poco a poco ritesse le nostre coscienze.

Giovanni Chifari, teologo biblico, è docente di Esegesi al Nuovo Testamento presso l'ISSR metropolitano "San Michele Arcangelo" di Foggia - Facoltà Teologica Pugliese. Docente di religione, giornalista, scrive per la rivista "Il diaconato in Italia" e per la rivista "Bibbia ieri e oggi" della Eledici. È autore di diversi articoli e saggi. Tra le sue più recenti pubblicazioni, un volume inedito nella collana Elledici "Meditare", I Gruppi di preghiera di Padre Pio. Origine, spiritualità e servizio, Torino 2018.

(da Quarto di copertina)

sabato 1 dicembre 2018

La gioia che nasce dal Cuore di Dio


Parola di vita – Dicembre 2018
(Clicca qui per il Video del Commento)
(…Ed anche qui…)

«Siate sempre lieti nel Signore» (Fil 4,4).

L'apostolo Paolo scrive alla comunità della città di Filippi, mentre egli stesso è oggetto di una persecuzione che lo mette in grave difficoltà. Eppure, a questi suoi cari amici egli consiglia, anzi quasi comanda di "essere sempre lieti".
Ma si può rivolgere un simile comando?
Guardandoci intorno, non troviamo spesso motivi di serenità, figuriamoci di gioia!
Di fronte alle preoccupazioni della vita, alle ingiustizie della società, alle tensioni tra i popoli è già un grande impegno non lasciarci scoraggiare, sopraffare, chiuderci in noi stessi.
Eppure Paolo invita anche noi:

«Siate sempre lieti nel Signore»

Qual è il suo segreto?
«[…] c'è una ragione perché, nonostante tutte le difficoltà, noi dobbiamo essere sempre nella gioia. È la vita cristiana presa sul serio che porta a questo. Per essa Gesù vive con pienezza dentro di noi e con lui non possiamo non essere nella gioia. È lui la sorgente della vera gioia, perché dà senso alla nostra vita, ci guida con la sua luce, ci libera da ogni timore sia per quanto riguarda il passato come per quanto ancora ci attende, ci dà la forza per superare tutte le difficoltà, tentazioni e prove che possiamo incontrare» [1].
La gioia del cristiano non è il semplice ottimismo, o la sicurezza del benessere materiale, o l'allegria di chi è giovane e in buona salute. È piuttosto frutto dell'incontro personale con Dio nel profondo del cuore.

«Siate sempre lieti nel Signore»

Da questa gioia, dice ancora Paolo, nasce la capacità di accogliere gli altri con cordialità, la disponibilità ad avere tempo da dedicare a chi abbiamo intorno [2].
Anzi, Paolo in un'altra occasione riporta con forza il detto di Gesù: «c'è più gioia nel dare che nel ricevere» [3].

Dalla compagnia di Gesù scaturisce anche la pace del cuore, l'unica che può contagiare le persone che abbiamo intorno, con la sua forza disarmata.
Recentemente in Siria, nonostante i gravi pericoli e disagi della guerra, un gruppo numeroso di giovani si sono riuniti per scambiarsi le esperienze di Vangelo vissuto e sperimentare la gioia dell'amore reciproco; da qui sono poi ripartiti, decisi a testimoniare che la fraternità è possibile.

Così scrive chi ha partecipato: «Si susseguono racconti di storie di dolore cocente e di speranza, di fede eroica nell'amore di Dio. C'è chi ha perso tutto e chi ha visto morire le persone più care […]. Forte l'impegno di questi giovani a generare vita attorno a loro: organizzano opere di beneficenza, coinvolgendo migliaia di persone, ricostruiscono una scuola e un giardino nel centro di un paesino, mai portato a termine a causa della guerra. Offrono sostegno a decine di famiglie di profughi[…]. Riaffiorano nel cuore le parole di Chiara Lubich: "La gioia del cristiano è come un raggio di sole che brilla da una lacrima, una rosa fiorita su una macchia di sangue, essenza d'amore distillata dal dolore […] per questo ha la forza apostolica di uno squarcio di Paradiso" [4]. Nei nostri fratelli e sorelle della Siria troviamo la fortezza dei primi cristiani, che in questa tremenda guerra testimoniano la fiducia e la speranza in Dio Amore, trasmettendola ai loro compagni nel viaggio della vita. Grazie, Siria, per questa lezione di cristianesimo vissuto!».

Letizia Magri

----------
[1] C. Lubich, Invito alla gioia, in «Città Nuova», 31 (1987/22), p. 11.
[2] Cf. Fil 4, 5.
[3] Atti 20,35.
[4] C. Lubich, La gioia, al Giubileo dei giovani, Roma 12 aprile 1984.


Fonte: Città Nuova n. 11/Novembre 2018

venerdì 30 novembre 2018

Un momento che si rinnova sempre


1a domenica di Avvento (C)
Geremia 33,14-16 • Salmo 24 • 1 Tessalonicesi 3,12-4,2 • Luca 21,25-28.34-36
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Vedranno il Figlio dell'uomo venire
Noi possiamo "vedere" Gesù e questo incontro con Lui è la "fine del mondo".
"I segni nel sole, nella luna e nelle stelle" nella Bibbia sono i segni delle apparizioni di Dio. Tutto il creato impallidisce davanti a Lui: questo mondo, che a volte lo nasconde e distrae da Lui, è destinato a compiersi e lasciar spazio ad un mondo nuovo, dove tutto è invito a guardare a Lui come "unico bene".
Mantenere l'attesa e il desiderio dell'incontro con Lui significa scoprire che è anzitutto suo desiderio incontrarsi con noi. Le parole del Padre nostro sono un richiamo continuo: "sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra". Allora è bello attendere questo incontro e rinnovarlo come una sposa fa con lo sposo, una mamma e un papà con i figli.
Il rischio è di perderci "in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita", non centrando più l'attenzione sulla sua Persona.
La frequenza regolare all'Eucaristia domenicale, continuata nella vita di ogni giorno con l'ascolto della sua Parola e la comunione con i fratelli, mantiene viva e attuale questa attesa.

La vostra liberazione è vicina
Ciò che per tutti è fonte di "angoscia, ansia, paura", per i credenti è invito ad "alzare il capo", alla speranza. Lasciar cadere le braccia, rassegnarsi di fronte a ciò che sembra dominare nel mondo e anche in noi è una tentazione. Profeti di sventura sono coloro che ripetono: "Non vale la pena impegnarsi, non cambierà mai nulla"; "non c'è niente da fare, il male è troppo forte"; "la fame, le guerre, le ingiustizie, gli odi esisteranno sempre".
Chi, come Paolo, "ha assimilato il pensiero di Cristo" (cf. 1Cor 2,16), vede la realtà con occhi diversi, scorge il mondo nuovo che sta nascendo e può continuare ad annunciare: "Proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?" (Is 43,19). La speranza non è l'ottimismo, ma scorgere i segni che fanno prevedere il "bello". La speranza di qualcosa di nuovo non può essere smentita, perché fondata sulla promessa di Gesù che trae il bene dal male, che muore e risorge.
In questa luce, in ogni comunità ecclesiale (parrocchiale, diocesana, religiosa) può avvenire il "discernimento comunitario": aiutarsi a capire che cosa Dio prepara nelle varie "crisi". Per es. la crisi delle vocazioni presbiterali non richiama forse a riscoprire il ruolo dei laici e dei vari Consigli di partecipazione? La crisi della fede dei giovani non dice di andar oltre una pratica religiosa ripetitiva e chiusa nei riti?
Che cosa può portare di nuovo e di positivo la crisi dei matrimoni, del terrorismo, dell'inquinamento, della fatica ad educare i figli, della presenza di nuove religioni?

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
La vostra liberazione è vicina (Lc 21,28)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 State attenti... che i vostri cuori non si appesantiscano (Lc 21,34) - (29/11/2015)
(vai al testo…)
 Vegliate in ogni momento (Lc 21,36) - (02/12/2012)
(vai al testo…)
 Fammi conoscere, Signore, le tue vie (Sal 24,4) - (27/11/2009)
(vai al post "L'attesa…")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il tempo in cui Dio viene… ed è vicino come il respiro (27/11/2015)
  Nell'attesa di quel Giorno (30/11/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2018)
  di Luigi Vari (VP 10.2015)
  di Marinella Perroni (VP 9.2012)
  di Claudio Arletti (VP 9.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Bernardette Lopez)