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martedì 4 settembre 2018

Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati





Il diaconato in Italia n° 206/207
(settembre/dicembre 2017)

Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati
ATTI DEL XXVI CONVEGNO NAZIONALE
Cefalù 2-5 Agosto 2017







SALUTO
XXVI Convegno nazionale (Calogero Cerami)
Cose nuove e cose antiche (Carmine Arice)
Per professare unanimi la nostra fede (Enzo Petrolino)
Ferite da toccare (Vincenzo Manzella)

RELAZIONI
Il servo del Signore. Il mistero della sofferenza nella storia della salvezza (Giulio Michelini)
Il servizio dei diaconi ai malati e ai sofferenti nella tradizione della Chiesa (Enzo Petrolino)
Diaconi coraggiosi testimoni della buona notizia ai più deboli e ai poveri (Gianrico Ruzza)
Pane e senso (Carmine Arice)
Donne a servizio dei malati e dei sofferenti (Cettina Militello)
Per una diaconia dell'accoglienza (Francesco Montenegro)

OMELIE
I luoghi e i tempi, tra santità e malattia (Arturo Aiello)
Tesori nascosti (Michele Pennisi)
Il volto autentico di Cristo (Vincenzo Manzella)
Angeli con un'ala soltanto (Francesco Montenegro)

INTERVENTO
Accoglienza e partnership del ministero diaconale (Marie Francoise Maincent)

GRUPPI DI LAVORO
Introduzione all'Incontro delle spose (Omelia De Simone)
Sintesi degli incontri delle spose (Omelia De Simone)
Sintesi dei lavori di gruppo (Giuseppe Colona)
Sintesi dei lavori di gruppo dei delegati (Luca Garbinetto)

TAVOLA ROTONDA
Introduzione alla tavola rotonda (Tonino Cantelmi)
Accogliere Dio e servire l'altro (Nazzareno Iacopini)
I nuovi spazi della pastorale diaconale (Guido Miccinesi)
La testa, il cuore e l'anima (Rita Zafonte)

ICONE
I mosaici della cattedrale di Cefalù (Crispino Valenziano)

CONCLUSIONE
In ascolto della Parola (Carmine Arice)
Il fondamento della speranza (Enzo Petrolino)

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domenica 13 agosto 2017

Convegno Diaconi - Cefalù


A completamento di quanto scritto sul Convegno Nazionale dei Diaconi (vedi post del 9 agosto, "Di ritorno dal Convegno di Cefalù"), svoltosi a Cefalù dal 2 al 5 agosto 2017, riporto quanto il Servizio Informazione Religiosa (SIR) ha pubblicato per l'occasione.


01/08/2017
Diaconi: da domani nella diocesi di Cefalù il XXVI convegno nazionale
Prenderà il via domani nella diocesi di Cefalù (Pa) il XXVI convegno nazionale della Comunità del diaconato in Italia sul tema "Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati". L'appuntamento, che sarà ospitato fino a sabato 5 agosto presso il centro congressi di Torre Normanna - Altavilla Milicia, è organizzato in collaborazione con l'ufficio nazionale per la Pastorale della salute e la diocesi di Cefalù. A presiedere il convegno sarà il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute della Cei. "Il ministero diaconale in Italia - ha scritto il presidente dei diaconi, Enzo Petrolino, in una lettera inviata a Papa Francesco alla vigilia del convegno - si sta realizzando secondo le linee tracciate negli ultimi anni dalla riflessione teologica e pastorale legata ai bisogni delle comunità ecclesiali, che si concretizza in un percorso orientato a favorire tra i diaconi iniziative pastorali di promozione umana attraverso prestazione di servizi ma anche con sostegni economici per realizzare obiettivi di solidarietà sociale rivolti a persone svantaggiate". "Nelle periferie - ha aggiunto - non solo geografiche, ma soprattutto esistenziali del nostro Paese che, come Lei più volte ci ha indicato, sono particolarmente oggi ambito prioritario di attenzione umana e di premura ecclesiale". Ad aprire i lavori, domani, sarà la relazione di padre Guido Michelini ofm. Nelle giornate successive in programma gli interventi di Petrolino, di mons. Gianrico Ruzza, di don Carmine Arice e di Cettina Militello. Le celebrazioni saranno presiedute dai vescovi Corrado Lorefice e Vincenzo Manzella. Previsto anche l'incontro con mons. Michele Pennisi nella Cattedrale di Monreale. Oltre a proporre la relazione su "Per una diaconia dell'accoglienza", il card. Montenegro presiederà la celebrazione eucaristica conclusiva.

02/05/2017
Diaconi: mons. Aiello (Cei), "quando non si può più curare l'altro, dobbiamo prendercene cura"
"Quando non si può più curare l'altro, dobbiamo prendercene cura". Lo ha detto mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino e delegato per il diaconato della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata della Cei, durante il convegno nazionale dei diaconi, al via da oggi pomeriggio ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Il riferimento è ai malati terminali e a quelli ricoverati negli hospice. "Il curare è una dimensione importante ma viene un momento in cui non è più possibile farlo. Allora dobbiamo aver cura di quella persona", ha spiegato il vescovo, che ha ricordato come "una malattia di un componente della famiglia colpisca tutta la famiglia". "Oggi la nostra società, e forse le nostre chiese, si difendono da certe visioni perché la malattia dell'altro ferisce e ricorda il nostro dolore". Un dolore che, sostiene mons. Aiello, va combattuto in un modo particolare: "Dobbiamo toccare i malati senza guanti. Gesù guarda, ha compassione, parla e ascolta senza tenere nessuna distanza". E, infine, la distinzione tra curare e aver cura. "Ci sono momenti in cui non c`è più una cura specifica o non c'è più nulla da fare. È proprio allora che c'è molto da fare. Mi riferisco alla presenza negli hospice di chi dica ai malati terminali: 'Tu sei importante per me', di chi tenga loro le mani. Questo è il prendersi cura degli altri. Senza ciò il malato diventa una cartella clinica".

Diaconi: mons. Manzella (Cefalù), "la vostra presenza sia monito di speranza per chi attende conforto e consolazione"
"Insieme alle vostre famiglie condividete il dono della vocazione al servizio nei confronti dei piccoli del nostro tempo. La vostra presenza sia monito di speranza per coloro che attendono conforto e consolazione". Lo ha detto mons. Vincenzo Manzella, vescovo di Cefalù, diocesi che ospita il convegno nazionale dei diaconi, al via da oggi pomeriggio ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, rivolgendosi proprio ai diaconi presenti e alle loro famiglie. "La nostra regione ecclesiastica in questi ultimi anni è stata impegnata nell'accoglienza di coloro che bussano alle porte delle nostre coste. Sono tante le forme di povertà che l'avvinghiano. Voi qui siete segno di speranza, voi che tendete la mano allo sfiduciato e rialzate chi non può più risollevarsi da terra", ha aggiunto il vescovo che ha sottolineato l'importanza della missione dei diaconi: "Continuare a lavare i piedi degli ammalati, segno prezioso del passaggio di Cristo in mezzo agli uomini". Infine, mons. Manzella ha citato Papa Francesco ricordando quello che deve essere l'impegno principale dei cristiani: "Siamo chiamati a imitare Dio servendo gli altri: aiutandoli con amore paziente".

Diaconi: padre Michelini, "prendersi cura, avvicinare, reintegrare. Tutto ciò spetta all'uomo"
"Dobbiamo chinarci sui malati, accoglierli, ispirarci a Gesù che si è caricato delle malattie di coloro che andavano a trovarlo". Lo ha detto padre Giulio Michelini, docente di teologia biblica e responsabile della formazione dei candidati al diaconato della diocesi di Perugia, parlando ai diaconi riuniti al convegno nazionale, al via da oggi pomeriggio ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. "La guarigione è opera di Dio e i gesti di Gesù nella guarigione dei malati è preludio dei sacramenti - ha spiegato -. Non è possibile per nessuno dare la vita per il riscatto dei molti. Solo Gesù ha svolto questa speciale diaconia. Noi possiamo mettere a disposizione la nostra fatica e il nostro tempo e fare memoria del suo sacrificio. Sebbene avere cura degli altri comporti un depotenziamento delle nostre energie". Padre Michelini ha messo a fuoco anche i compiti dei diaconi attraverso i verbi che nel Vangelo descrivono l'azione di Gesù: "Prendersi cura, avvicinare, reintegrare. Tutto ciò che spetta all'uomo".

Diaconi: don Arice (Cei), "ci aiutano a rendere concreto il servizio della Parola, dell'evangelizzazione e della carità"
"I diaconi possono aiutarci con la loro capillare presenza sul territorio a guardare il volto di Cristo sofferente e a rendere concreto il servizio della Parola, dell'evangelizzazione e della carità". Lo ha detto don Carmine Arice, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, durante il convegno nazionale dei diaconi, iniziato oggi pomeriggio ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Il direttore dell'Ufficio Cei ha considerato "un dono" l'impegno di "chi con questo ministero aiuta a ricordare la dimensione di Cristo servo di tutta la Chiesa". Un ministero che per la sua natura di servizio ha un particolare nesso proprio con la pastorale della salute, un ministero che don Arice considera come "un mantello che abbraccia senza costringere, scalda e aiuta a sopportare il freddo, accompagnando le persone anche in momenti di sofferenza della vita". "Dal carisma diaconale – ha concluso - scaturisce una luce ulteriore al servizio della pastorale della salute".

03/08/2017
Diaconi: Petrolino (presidente Comunità), "nostro servizio prezioso per ammalati e migranti"
"Il servizio dei diaconi oggi è prezioso in particolare per gli ammalati e per i migranti". Lo ha detto Enzo Petrolino, presidente della Comunità del diaconato in Italia, questa mattina durante il convegno nazionale dei diaconi, in corso ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Nel suo intervento ha ricostruito come i vescovi nei secoli hanno affidato proprio ai diaconi la cura dei più fragili. "Oggi oltre a questo servizio, il nostro impegno deve essere rivolto all'accoglienza di chi arriva nel nostro Paese", ha aggiunto. Petrolino ha anche parlato dell'importanza dei momenti di raduno. "I convegni che realizziamo ogni due anni sono un'occasione importante di incontro per verificare l'esperienza che portiamo avanti nelle nostre Chiese locali. È un confronto, da una parte, e, da un'altra, un momento di crescita che ci consente di capire meglio il nostro ruolo nelle comunità". Numerose anche le mogli dei diaconi che partecipano al convegno. "La loro presenza è per noi un supporto importante e un aiuto nel nostro ministero".

Diaconi: card. Stella, "crescere nello spirito evangelico dell'accoglienza, della prossimità e del servizio compassionevole"
"Questa iniziativa vi offre l'occasione di ascoltare illustri relatori e, ancor di più, di riflettere sulla specificità del ministero diaconale, caratterizzato da quella carità evangelica che si esprime proprio nel servizio ai più deboli". Lo ha scritto il card. Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, nel messaggio che ha inviato ai diaconi riuniti fino a sabato ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, per il loro convegno nazionale. Il cardinale ha richiamato le parole del Papa rivolte proprio ai diaconi durante la celebrazione del loro Giubileo: "Papa Francesco ha inteso specificare che il discepolo del Signore deve ambire a diventare servitore". "Questa 'santa ambizione' – così la definisce Stella –, che ci libera dalla tentazione di impossessarci del ministero a cui siamo chiamati nella Chiesa e di farne uno strumento di potere, ci aiuta a crescere nello spirito evangelico dell'accoglienza, della prossimità e del servizio compassionevole, soprattutto verso i fratelli che vivono situazioni di sofferenza e di malattia".

Diaconi: Hanquez, "la moglie può aiutare il marito nel suo servizio e portare alla Chiesa il suo contributo"
"L'ordinazione diaconale non deve creare rottura nel matrimonio. Marito e moglie continuano a trovare nutrimento l'uno nell'altro senza smettere di crescere insieme". Lo ha detto Marie Francoise-Maincent Hanquez, membro del Comitato nazionale del diaconato come rappresentante delle mogli dei diaconi, durante il convegno nazionale in corso ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. "Negli anni ho scoperto che questo ministero è del marito ma anche della moglie – ha aggiunto -. Nel senso che la moglie non deve essere trasparente, anzi può aiutare il marito nel suo servizio e può portare alla Chiesa il suo contributo". Hanquez, moglie di un diacono e mamma di quattro ragazzi, conosce bene le difficoltà che si trova ad affrontare una sposa: "La difficoltà è che, nel diaconato, il posto delle spose è nello stesso tempo dentro e fuori dal diaconato. Le spose insistono sullo scarto che esiste tra la loro scelta libera del matrimonio e l'accoglienza o la non accoglienza del diaconato. Dicono spesso che 'mentre il matrimonio l'ho scelto io, il diaconato lo accetto'. Ma il punto dove tutto si complica è che l'impegno del diacono è così importante che è indispensabile che la coppia s'impegni lucidamente e liberamente".

Diaconi: mons. Ruzza (Roma), "sono i protagonisti del sogno di Papa Francesco" stando "nella frontiera della società" per "portare misericordia"
"Il diacono deve stare nella frontiera della società. Ha il compito di inserirsi con positività e con gioia, a nome di tutta la comunità, nelle periferie esistenziali e materiali dell'uomo del nostro tempo". Lo ha detto mons. Gianrico Ruzza, vescovo ausiliare della diocesi di Roma e delegato per il diaconato, durante il convegno nazionale dei diaconi in corso ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Periferie che, spiega il vescovo, non sono solo "quartieri ghetto o dormitori, ma anche il disagio giovanile, la ludopatia, la disoccupazione, il conflitto sociale, le migrazioni e l'emarginazione. Chiunque è chiamato a svolgere il ministero della consolazione deve manifestare la dimensione della compassione evangelica". La sfida indicata è quindi "condividere la condizione di fragilità per promuovere un cammino che possa portare alla pienezza dell'uomo nuovo in Cristo". Mons. Ruzza ha citato in più occasioni Papa Francesco e ha puntualizzato che "i diaconi sono i protagonisti del sogno di Papa Francesco, quello di una Chiesa che sa trovare vie e metodi nuovi per portare misericordia". Poi, ha invitato i diaconi a spostare l'attenzione dal concetto di sanità a quello di salute, "cioè la salvezza in vista dell'eternità". "La sfida che abbiamo dinanzi – ha aggiunto – è quella di stringere le mani dei nostri fratelli e portarli fuori da un senso di compiutezza negativa". Infine, ha rivolto loro un altro invito: "Dobbiamo uscire dall'autoreferenzialità, perché il vero motore deve essere la preghiera e non una strategia organizzativa. Dobbiamo essere il viandante che cammina insieme ai poveri e ai senza fissa dimora. La nostra identità è stare con gli altri".

Diaconi: mons. Pennisi (Monreale), "essere immagine di Gesù Cristo servo e ricordare l'importanza del servizio che i seguaci del Signore devono donarsi a vicenda"
"Il compito dei diaconi, fortificati dal dono dello Spirito Santo, è di essere immagine di Gesù Cristo servo e di ricordare l'importanza del servizio che i seguaci del Signore devono donarsi a vicenda". Lo ha detto l'arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, responsabile della pastorale della salute della Conferenza episcopale siciliana, durante l'omelia della celebrazione eucaristica che ha presieduto in cattedrale nell'ambito del convegno nazionale dei diaconi. Il presule, dopo avere presentato i mosaici che ornano la basilica, ha indicato l'importanza del ruolo svolto da Maria. "La Madonna, umile serva del Signore, è un'icona in cui ogni cristiano e ogni diacono deve specchiarsi. Proprio per il suo servizio al ministero di redenzione, Maria è elevata al trono regale", ha detto mons. Pennisi, che ha parlato anche delle difficoltà vissute oggi dall'Europa. "Abbiamo perso qualcosa che a Monreale ancora c'è: la capacità di vivere nello sguardo, di stare nella visione". Infine, un pensiero al beato Pino Puglisi, che ha celebrato la sua ultima Eucarestia nella cattedrale di Monreale assieme ai ragazzi di cui era guida. "Dobbiamo scoprire qual è il nostro posto nel mondo e aiutare gli altri affinché lo possano trovare".

05/08/2017
Diaconi: card. Montenegro (Agrigento), "il loro posto non è l'altare ma la strada"
"Il posto dei diaconi non è l'altare ma la strada". Lo ha detto il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e presidente di Caritas Italiana, in occasione dell'ultima giornata del convegno nazionale dei diaconi, ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Il presule li ha invitati a "scoprire che la via del servizio è quella che vi tocca. La strada che percorrete non vi porta all'altare ma dall'altare vi porta nel mondo". Perché "il diacono è l'uomo che sta sull'uscio, l'uomo che guarda dentro e fuori. Il vostro compito è di aiutare la comunità a vivere la preghiera per farla diventare azione. Se non c'è questo punto di vista qualcosa nel diaconato non funziona. Dovete portare Dio nel mondo con i gesti di carità". Secondo Montenegro, il rapporto tra fede e carità è "stretto". "La carità è segno. Voi dovete essere quel tramite perché la Chiesa possa dire al mondo 'guardate come siamo' e i poveri possano dire 'guardate come ci amano'. Questo è essere servi". Il cardinale ha citato don Orione dicendo che "la carità trascina e muove. È compimento dell'evangelizzazione. Il prodotto finale è un uomo che ama. Il diaconato – ha aggiunto – acquista valore nella misura in cui i diaconi sono uomini di strada. Non c'è diaconia quando ci si avvicina all'altro con atteggiamento assistenzialistico. L'assistenza guarda ai bisogni della persona e dà risposte immediate, l'uomo aiutato attraverso la diaconia invece deve sentire l'incontro col Signore".

Diaconi: card. Montenegro (Agrigento), "accogliere non è solo dare aiuto generoso ma dimostrare amicizia"
"Stiamo costruendo un mondo senza l'altro dove chi è diverso da noi non deve esistere. Così l'immigrato è 'altro', il disabile è 'altro' ". Lo ha detto il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e presidente di Caritas Italiana, in occasione dell'ultima giornata del convegno nazionale dei diaconi, ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. "Accogliere significa saper prendere per mano, camminare insieme, far percepire che anche noi come Chiesa accompagniamo i poveri - ha aggiunto -. Quando una persona si sente accolta per quello che è, oltre a non sentirsi diverso da noi, si sente amata da Dio. Ecco perché l'accoglienza è una cosa diversa dall'ospitalità. L'accoglienza può essere data in maniera formale, l'ospitalità col cuore". Il presule ha spiegato anche cos'è la "diaconia dell'accoglienza: "Creare relazioni tra uomini per rendere la vita più umana. Una vita non accolta muore anche se biologicamente sopravvive". Perché "l'accogliere non è solo dare un aiuto generoso ma dimostrare amicizia". Montenegro, infine, ha ricordato la visita del Papa a Lampedusa, dove "Francesco volle poveri, immigrati e bambini, non politici e vescovi. Mai nelle nostre Chiese, però, abbiamo messo un biglietto nei posti in prima fila riservandoli ai poveri".

Diaconi: don Arice (Cei), "con i poveri e con gli ultimi"
"San Francesco d'Assisi mi pare un diacono un po' particolare che può diventare protettore dei diaconi di una Chiesa in uscita che sappia stare con i poveri e con gli ultimi". Lo ha proposto don Carmine Arice, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, a conclusione del convegno nazionale dei diaconi, ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Il direttore dell'Ufficio Cei ha indicato sette parole chiave approfondite nel corso dei quattro giorni di incontri e celebrazioni. Tra queste: riconoscenza, presenza, formazione e prendersi cura. Tre le proposte lanciate: "Penso a un membro della famiglia del diaconato nella Consulta nazionale della pastorale della salute - ha detto don Arice -, a un gruppo di lavoro sul tema diaconato e pastorale della salute, che annualmente proponga una giornata di studio, e ad alcune pubblicazioni su questo rapporto". A tracciare le conclusioni, anche il presidente della Comunità del diaconato in Italia, Enzo Petrolino. "Il diaconato deve cambiare il volto delle nostre comunità - ha detto -. Il nostro deve essere un diaconato di frontiera che sappia portare i poveri all'altare". Infine, un invito alla Cei: "Ripensi un percorso formativo ad hoc per i diaconi. Non basta una formazione intellettuale e dottrinale ma serve una formazione spirituale che oggi sta venendo meno". Intanto, è stata definita la sede del prossimo convegno nazionale dei diaconi, che si terrà a Vicenza nel 2019.

mercoledì 9 agosto 2017

Di ritorno dal Convegno di Cefalù


Nella cornice splendida della Sicilia (sede del Convegno: Torre Normanna di Altavilla Milicia), ho partecipato con mia moglie ed altri della mia diocesi al Convegno Nazionale del Diaconato (Cefalù 2-5 agosto 2017), promosso dalla Comunità del Diaconato in Italia con la partecipazione dell'Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI e della Diocesi di Cefalù che ci ha ospitati.
Il tema: Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati (Accogliere Dio ed accogliere e servire l'altro è un unico gesto).

È sempre un'esperienza coinvolgente il poter vivere alcuni giorni, sia pur molto intensi, nel clima fraterno che la fraternità diaconale suscita. Il tema poi trattato, assai stimolate, pone la dimensione del servizio diaconale nel cuore, mi sembra, di quella che deve essere l'azione del diacono: presenza qualificata e soprannaturalmente motivata di fronte alla sofferenza umana; sofferenza che siamo chiamati a lenire con la carità di quel Dio che ha dato la sua vita per noi, a prendersi cura della carne dolorante di Cristo.
Il tema dei malati e della sofferenza è essenziale per la formazione e l'opera che il diacono è chiamato a svolgere in seno alla comunità.

Erano presenti al Convegno circa 250 partecipanti (tra cui più di 50 spose di diaconi e una quindicina di delegati vescovili), di 28 diocesi (12 le regioni ecclesiastiche rappresentate).

La celebrazione di apertura (Una giornata a Cafarnao, Mc 1,21-34), presieduta da mons. Arturo Aiello, Vescovo di Avellino e Delegato per il diaconato nella Commissione episcopale Clero e Vita Consacrata, è seguita dai saluti di don Calogero Cerami, Direttore del Centro "Madre del Buon Pastore" della Conferenza episcopale siciliana; di don Carmine Arice, Direttore dell'Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI; e del diacono Enzo Petrolino, Presidente della Comunità del Diaconato in Italia.

Significative le parole di benvenuto del Vescovo di Cefalù, mons. Vincenzo Manzella: «[…] La nostra regione ecclesiastica con le diciotto diocesi in questi ultimi anni è stata impegnata nell'accoglienza di coloro che bussano alle porte delle nostre coste per trovare dignità e libertà. Sono tante le povertà che avvinghiano la nostra regione… La vostra presenza possa essere monito di speranza per coloro che attendono il conforto e la consolazione; tendete la vostra mano allo sfiduciato e rialzate chi non può sollevarsi da terra, continuate a lavare i piedi degli ammalati, segno prezioso del passaggio di Cristo servo in mezzo agli uomini. […]».

In sintesi alcuni dei temi trattati:

• La relazione introduttiva del prof. p. Giulio Michelini ofm, docente di teologia biblica e responsabile per la formazione dei candidati al diaconato della diocesi di Perugia, dal tema: Il servo del Signore. Il mistero della sofferenza nella storia della salvezza e l'atteggiamento di Gesù verso i malati, sviluppata in quattro punti:
1) Introduzione sulla malattia, che si può dire in molti modi, ma che tocca profondamente l'esistenza. È il dolore fisico, spirituale, morale…, malattie dell'anima, malattie relazionali…
2) Come Gesù si pone di fronte alla malattia. Gesù colma la frattura che la sofferenza e la malattia producono: accoglie, rialza, reintegra, guarisce…, prende su di sé la sofferenza degli altri.
3) Diaconia di Gesù di fronte alla malattia. L'attività terapeutica di Gesù non è finalizzata solo alla guarigione, ma ha una finalità teologica, perché è il Dio di Gesù Cristo che opera in Lui. Come nel miracolo dei 10 lebbrosi: dieci guariti, ma uno solo "salvato". Oppure nella rianimazione di Lazzaro: Gesù sa che l'amico è morto, ma dice: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate». Inoltre, come racconta Marco, "tutti correvano…, molti venivano guariti". Gesù non guarisce tutti, ma di tutti si prende cura!
4) Il servizio diaconale. Quale forma di diaconia esercita Gesù nei confronti della malattia? Gesù riscatta. È venuto per servire e dare la vita in riscatto… Questa è la diaconia specifica di Gesù: non solo prendere su di sé la malattia, ma dare la vita. Questa è l'autocoscienza massima della missione di Gesù.

• La relazione di Enzo Petrolino, excursus storico dal tema: Il servizio dei diaconi ai malati e ai sofferenti nella tradizione della Chiesa, sviluppato nei primi quattro secoli, prendendo spunto dalla ricchezza dai primi documenti, dalla Didachè, alla Traditio apostolica, alle Lettere di Ignazio d'Antiochia, cogliendo il rapporto tra diaconia e malattia, tra il servizio dei diaconi e i malati e i poveri. Il diacono, "occhio e orecchio" del vescovo, che visita le case povere e si informa chi è malato… Nel coso della storia si giunge poi ad uno "svuotamento" del ruolo del diacono (e quindi alla sua non indispensabilità) per la generalizzazione dei ministeri e l'accentramento dei servizi svolti ora direttamente dai vescovi e dai presbiteri.

• La relazione di mons. Gianrico Ruzza, Vescovo Ausiliare della diocesi di Roma e Delegato per il diaconato, dal tema: Diaconi coraggiosi testimoni della buona notizia ai più deboli e ai più poveri. I diaconi per il tempo della vita quotidiana stanno in mezzo agli esclusi, nelle varie periferie… Oggi i quartieri dormitorio delle nostre città, nel profondo disagio giovanile, nelle conflittualità familiari, fra gli immigrati… Esercitano il prezioso ministero della consolazione, evitando il "dolorismo", sapendo bene che Dio non vuole la sofferenza, ma che Egli sta accanto ai sofferenti. Alla carità cristiana quindi si chiede una presenza più umanizzante perché si è smarrita la dimensione spirituale. È necessario passare dal concetto di sanità a quello di salute, perché la componente spirituale ottimizza le varie situazioni di precarietà: la salute non è solo assenza di malattia, ma anche benessere, in tutte le dimensioni, umane, di relazione… Un servizio che porti da un ambito specifico ad un ambito che punti all'eternità, per la guarigione "definitiva"… In un contesto odierno dove la stessa morte viene "esorcizzata", non si può negare la verità che l'uomo è vulnerabile. Ma Cristo supera la nostra vulnerabilità, perché solo Lui rivaluta l'uomo all'uomo. E quindi: come ci facciamo presenti? Gesù soffre volontariamente e non lascia l'uomo nella sofferenza, si accosta a lui, come ai viandanti deludi di Emmaus, e viaggia con noi.

• La relazione di don Carmine Arice, dal tema: Ero malato e mi avete visitato. I diaconi a servizio della cura dei malati in un contesto multietnico e multi religioso. Nella pastorale della salute: rispondere alla domanda di senso di fronte alla malattia e alla sofferenza…, dove è essenziale saper ascoltare, accompagnare, essere presenti, dare volto e nome ai malati, mettere le premesse affinché nessuno chieda di morire, perché non ha i mezzi per le cure. La relazione si è sviluppata poi nella descrizione della situazione della salute in Italia con l'esplosione di nuove patologie neurodegenerative (causate anche dall'invecchiamento della popolazione e dalla crisi demografica), di malattie psichiatriche. Le strutture sanitarie e assistenziali crescono, anche perché sono fonte di guadagno… Ma rimane sempre la domanda di senso!
È da notare inoltre che se i malati si trovano nelle case di cura, la maggior parte di loro però vive nelle proprie case.
Il contesto multietnico e multiculturale richiede sempre più una risposta alle domande di senso, un dialogo costruttivo nelle diverse visioni dell'uomo. La salute infatti è legata alla questione antropologica, perché la salute non è solo assenza di malattie, ma coinvolge anche il "benessere" della persona. Ma qual è il modello antropologico e quale posto occupa la dimensione spirituale della persona? Che concetti si hanno su invecchiamento, sofferenza, malattia, disabilità, morte?
Guardare allora alla salute "integrale" della persona. Questo è l'obbiettivo pastorale: avere di mira tutta la persona.
In questo contesto i diaconi, nel loro ministero, sono "tipizzazione" nella Chiesa della diaconia che è propria di tutti i cristiani, sapendo che il servizio diaconale della Parola e dell'Eucaristia non può sussistere senza quello della Carità.
Da tutto questo si può dedurre: una nuova intelligenza del ministro diaconale; la costante attenzione ed un intelligente monitoraggio sul territorio a servizio di tutta la comunità ecclesiale; una disponibilità prioritaria al ministero con i malati anche nelle strutture e soprattutto negli ospedali; una auspicabile partecipazione dei diaconi, più stretta, ordinaria e organica, alla pastorale della salute diocesana, regionale e nazionale.

• La relazione della prof.ssa Cettina Militello, Direttrice della Cattedra "Donna e Cristianesimo" della Pontificia Facoltà Marianum, dal tema: Donne a servizio dei malati e dei sofferenti. Si è parlato del rapporto tra la sofferenza e la donna. La donna è sempre presente nella sofferenza per la sua "capacità" di generare… E gravano sulle spalle della donna, non solo il dare la vita, ma anche il "curare" fino alla fine… Tutte le culture elaborano, propongono donne che accompagnano e leniscono le malattie. La diaconia, infatti, il servizio, non è questione di genere (l'amore al prossimo è del cristiano!), ma sappiamo bene che la donna, con la sua sensibilità e la sua creatività sa accostarsi alla sofferenza fino a superare la diffidenza maschile.
Si è parlato poi delle varie figure di donne cristiane nella storia della salute, dai primi secoli del cristianesimo, alle monache, alle Dame della Carità di san Vincenzo de' Paoli, a Madre Teresa di Calcutta.

• La relazione del card. Francesco Montenegro (don Franco, come è solito farsi chiamare), Arcivescovo di Agrigento, Presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, Presidente di Caritas Italiana, dal tema: Per una diaconia dell'accoglienza. Il diaconato prenderà valore se il suo posto è la strada: il diacono non è per i riti, ma per la vita! Perché non è la Chiesa che fa la carità, ma la Chiesa è Carità. L'accoglienza guarda alle esigenze; di conseguenza la carità, la diaconia, sa guardare più in là della situazione contingente: guarda alla salvezza, fa sperimentare e incontrare la tenerezza di Dio. La vera diaconia, infatti, è possibilità di condivisione, dove l'accoglienza è completa quando faccio sentire ai poveri, agli immigrati che sono persone, sono "uomini". Accogliere, infatti, è creare relazioni per renderci più umani: quando si accoglie si diventa dimora dell'altro.
Se non è così, il povero dà fastidio, perché denuncia la mia situazione di ricco. Ma saranno i poveri a segnare la nostra eternità!

• L'intervento di Marie-Françoise Maincent-Hanquex, francese, membro del Comitato Nazionale del diaconato come rappresentante delle mogli dei diaconi, incentrato sulla figura della sposa del diacono. La moglie del diacono ha una sua vocazione propria, di essere crocevia tra il coniugale, l'ecclesiale e l'ecclesiastico. Le spose, scelte ed elette per questo ministero! Non nel fare il diacono al posto del marito, ma essere quello sfondo d'amore che permette al marito di essere quello per cui è chiamato.

Nei vari gruppi di studio, infine, si è potuto approfondire le varie tematiche, come:
1) "Essere custodi dell'ammalato", in cui accogliere non significa semplicemente ospitare o accettare qualcuno, ma partecipare della sua vita, essendone responsabili, essendone custodi;
2) "Entrare con l'ammalato in una relazione autentica", perdendo quindi se stessi, il proprio io, le proprie esigenze o il proprio amor proprio, per lasciare spazio all'altro, lavorando su se stessi per eliminare ogni ostacolo che impedisce una autentica relazione;
3) "Fare scelte operative adeguate", mettendosi fattivamente e concretamente a disposizione dell'altro nel dono di sé. Il diacono, la sua sposa, la sua famiglia, sono chiamati proprio a questo, ad occuparsi materialmente e fattivamente della persona bisognosa, impegnandosi in prima persona. Non basta infatti accorgersi dell'ammalato o lamentarsi perché nessuno se ne occupa, ma sporcarsi le mani ed occuparsene direttamente. Ma non potendo fare tutto da soli, è necessario coinvolgere in questo impegno la comunità, facendo crescere nel popolo di Dio il desiderio di partecipazione e condivisione con gli ultimi, con i più sfortunati;
4) "Guardare e non semplicemente vedere": essere cioè attenti a chi ci circonda e non fermarsi agli aspetti superficiali delle persone che incontriamo. Perché non c'è solo la malattia fisica, ci sono altri tipi di malattie, come la solitudine, l'abbandono, l'incomprensione, la povertà, l'assenza di lavoro, il tradimento negli affetti…

Le visite, poi, alla Cattedrale di Monreale ed a quella di Cefalù hanno coronato questo nostro stare insieme con la contemplazione del Cristo Pantocratore e di tutti i mosaici, dove si ha la percezione di Vedere la Parola e Sentire ciò che si vede.

Conclusioni: Cogliere sempre più la dimensione teologica del diacono, quale uomo di Dio che ha un vero rapporto personale con Cristo Servo, senza diventare un "faccendiere", ma lasciandosi fecondare dalla Parola di Dio, non per sottinteso, ma assumendo la Parola come stile di vita.
Sette parole chiave, che sintetizzino il cammino fatto e da fare:
1) Riconoscenza. Per le esperienze condivise: imparare di più a vedere l'azione di Dio e comunicare. Raccontarci la vita: saper dire cosa Dio ha fatto.
2) Diaconia (più che diacono) come dimensione della Chiesa nella quale si profila la figura del diacono, che è icona della diaconia, nella concretezza, mostrandolo concretamente.
3) Occhio. Essere uomini vigilanti, che sanno monitorare il territorio e conoscono le storie concrete delle persone.
4) Presenza. Ci sono! Il diacono c'è! I luoghi di cura non dovrebbero mai essere senza una presenza sacramentale e ministeriale.
5) Formazione integrale: teologica (teologia della fragilità), pastorale (in cui si coniuga fede e vita), formazione alla relazione, sull'esempio di Gesù le cui guarigioni sono atti relazionali.
6) Inclusione. Non una pastorale settoriale. Non una pastorale "a parte", ma "parte" di un unica azione pastorale.
7) Prendersi cura. I malati hanno bisogno di Dio: dare "pane" e "senso"! Diventando non collaboratori, ma corresponsabili.

Ci siamo lasciati con nell'anima il desiderio di "dare speranza" al nostro diaconato, per cambiare il volto delle nostre comunità: su questo ci giochiamo il nostro futuro. Perché il diaconato dipende dai diaconi! Dare quindi visibilità al nostro diaconato, con la concretezza delle nostre azioni in seno alla comunità, essendo diaconi di frontiera, che corrono avanti per salire sul carro della storia, sull'esempio del diacono Filippo che corre avanti al carro dell'eunuco della regina di Candace.
Per questo occorre una seria formazione (ad hoc per i diaconi, non sul modello dei presbiteri o dei laici) ed una adeguata informazione, perché se non si conosce non si può far vivere una seria diaconia.
Ci si è ripetuti con convinzione: basta celebrare liturgie, senza sapere cosa succede fuori!






domenica 12 marzo 2017

Convegno – Cefalù 2017


Comunità del Diaconato in Italia

XXVI Convegno Nazionale
Cefalù, 2-5 Agosto 2017



Diaconi educati all'accoglienza
e al servizio dei malati


Accogliere Dio ed accogliere e servire l'altro è un unico gesto


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PRESENTAZIONE

L'incontro che la Comunità del diaconato in Italia tiene ogni due anni avrà per tema:

DIACONI EDUCATI ALL'ACCOGLIENZA E AL SERVIZIO DEI MALATI

La tematica si inserisce nel cammino che la Comunità ha scelto per l'approfondimento e la riflessione in riferimento al servizio e all'accoglienza che i diaconi devono svolgere nel loro impegno ministeriale.


SEDE DEL CONVEGNO
TORRE NORMANNA
Strada Comunale Torre Normanna - Altavilla Milicia (PA)
Reception HOTEL TORRE NORMANNA
Tel.: 091.950800 - Fax 091.950132
e-mail: normanna@torrenormanna.com


Come arrivare
Aereo: Aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo (40 Km) è previsto un servizio di navetta
Treno: Stazione ferroviaria di Palermo (20 Km) o Termini Imerese (5 Km)
Auto: Autostrada: da Messina o Catania (A20/A19) uscita Altavilla Milicia o Trabia (1 Km)
Nave: Porto di Palermo, strada litoranea o autostrada (20 Km)

Interverranno al Convegno:

Mons. Arturo AIELLO, Delegato per il diaconato Commissione episcopale Clero e Vita Consacrata, Vescovo di Teano
Don Calogero CERAMI, Direttore del Centro "Madre del Buon Pastore" della Conferenza episcopale siciliana (CESI)
Don Carmine ARICE, Direttore Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI
Dott. Enzo PETROLINO, Presidente Comunità del diaconato in Italia
Prof. P. Giulio MICHELINI ofm, Docente di teologia biblica, Responsabile diocesi di Perugia della formazione dei candidati al diaconato
Mons. Gianluigi RUZZA, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma, Delegato per il diaconato
Prof.ssa Cettina MILITELLO, Direttrice Cattedra "Donna e Cristianesimo", Pontificia Facoltà Marianum
Card. Francesco MONTENEGRO, Arcivescovo di Agrigento, Presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, Presidente di Caritas Italiana
Lectio di don Giuseppe BELLIA


NORME DI PARTECIPAZIONE

Il Convegno è aperto a tutti: presbiteri, diaconi e candidati, religiosi e laici.

• Iscrizione: la quota di iscrizione è fissata in 40,00 euro (ad esclusione delle mogli e dei figli) e dovrà essere versata alla COMUNITÀ DEL DIACONATO IN ITALIA con versamento c/c postale: 14284426
o bonifico bancario: IBAN IT65C0335901600100000014951
indicando come causale del versamento "Convegno Diaconi 2-5 Agosto 2017".

- I non residenti potranno iscriversi direttamente il giorno di inizio del Convegno presso la segreteria.
- La quota per alloggio (non divisibile per l'intera durata del Convegno dalla cena di Mercoledì 2 agosto al pranzo di Sabato 5 agosto, comprese bevande), è fissata:

In camera doppia (a persona)   € 230,00
In camera singola                      € 260,00

Riduzioni:
3° e 4° letto:
:
- bambini fino a 3 anni gratuiti
- bambini da 4 a 12 anni compiuti - 50%

• Le relative richieste devono essere inoltrate compilando ed inviando la scheda di prenotazione versando come caparra di quota soggiorno 60,00 euro, indicando come causale del versamento "XXVI Convegno nazionale" entro il 30 Giugno. La scheda di adesione può essere compilata dal sito "http://www.comunitadiaconato.it/xxvi-convegno-nazionale-cefalu-2---5-agosto-2017.html " (scaricabile anche da questo post) e, assieme alla copia del versamento, inviata via e-mail a: diaconatoinitalia@libero.it
• Il saldo della quota di alloggio dovrà essere versato 14 giorni prima dell'inizio del Convegno con bonifico bancario o bollettino postale.
• Le richieste di alloggio saranno evase secondo l'ordine di arrivo, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
• Coloro che, dopo aver prenotato l'alloggio, intendessero ritirarsi, dovranno disdire entro il 1° Luglio altrimenti perderanno l'importo della caparra.


Per informazioni:
Comunità del Diaconato in Italia
Tel.: +39 349 400 2311
e-mail: diaconatoinitalia@libero.it
www.comunitadiaconato.it