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martedì 31 dicembre 2019

Ringraziamento


Nell'ultima ora di quest'anno che finisce, cantiamo nuovamente il Te Deum di ringraziamento al Verbo che si è fatto carne, al Padre che lo ha inviato, allo Spirito Santo che ci ricorda ogni sua parola per aiutarci a leggere i segni dei tempi, nella nostra vita e nei percorsi del mondo.
È il dono inestimabile dell'essere cristiani questa possibilità di fare un bilancio dell'anno trascorso guardando avanti e non soltanto indietro, di vivere nella speranza anche se il nostro temporaneo bilancio è in rosso, di scorgere luce anche se siamo nel dolore, di godere la felicità con lo sguardo colmo di gratitudine per Chi è la fonte della felicità.
Nel Te Deum ringraziamo per i doni ricevuti, ma ancor più per quello decisivo che ci attende: «Vincitore della morte, hai aperto ai credenti il regno dei cieli». E chiediamo sostegno per andare avanti fino al giorno che non sappiamo, ma non dobbiamo stancarci di attendere: «Salva il tuo popolo, Signore, guida e proteggi i tuoi figli».
Qualunque sia il totale provvisorio del bilancio di un anno, possiamo esclamare: «Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno».


lunedì 31 dicembre 2018

La luce della verità che illumina il nostro "tempo"


Ed eccoci alla fine di questo anno, dove l'esperienza del tempo lascia la sua impronta nel nostro cuore, una impronta sicuramente luminosa e l'esperienza sempre viva della misericordia del Padre: sempre, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore... Rassicurante "presenza" del suo amore, che non ha limiti.
Nella liturgia di oggi Giovanni ci ricorda il dono ricevuto dell'«unzione del Santo» e la corrispondente responsabilità della fedeltà.
«Figlioli, è giunta l'ultima ora. Come avete sentito dire che l'anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l'ultima ora.
Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri.
Ora voi avete ricevuto l'unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità»
(1Gv 2,18-21).

Ed il vangelo: «[…] Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. […] Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» (Gv 1,9-14.16).

Il Verbo incarnato, con il suo ingresso nel tempo, nella nostra storia, ci propone un itinerario di amore e di riconciliazione, illuminando e riscattando l'umanità intera, affinché trovi la strada del dialogo, dell'accoglienza, del rispetto, della fratenità…, dell'amore.
In questa prospettiva il tempo acquista il suo vero significato, dando senso al passato al presente, al futuro.
Nella certezza che passato, presente e futuro, in Dio, sono realtà "presenti", l'augurio per tutti, di poter "dimorare" nel cuore di Dio.

(La Spada di Orione "M42", immagine di Mauro Zorzenon, ripresa dal Monte Matajur - 7 dicembre 2004)

domenica 31 dicembre 2017

Con sincera gratitudine


Il ringraziamento più grande per questo anno che sta per terminare e che il Signore ci ha donato è la certezza che il Padre non ci abbandona mai.
Tanti sono gli avvenimenti, lieti e meno lieti, che hanno accompagnato questo anno.
Primo fra tutti, la gioia e la gratitudine per questi 40 anni che il Signore ci ha donato di condivisione totale nel matrimonio: gratitudine senza limiti, al di là di ogni nostra deficienza; esperienza vitale, magari sofferta ma gratificante, della partecipazione alla fedeltà di Dio.
E poi la nascita di Niccolò, l'ultimo nipotino!
In questo contesto familiare, la gioia di condividere la nostra chiamata alla diaconia nella Chiesa, con altri fratelli nel diaconato… La gioia di poter offrire alle persone che ci sono affidate, come ne siamo capaci, un riflesso di quell'amore che lo Spirito ha "riversato nei nostri cuori".
Gioia e gratitudine, nonostante le incertezze e le ingiustizie che la vita presente, nel mondo e nella società in cui viviamo, ci riservano; non ultima la chiusura del cuore di molti verso le moltitudini di migranti, "uomini e donne in cerca di pace, che cercano un luogo dove vivere in pace", come scrive papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace.
Monito per ogni credente e non: «L'hai fatto a me… Non l'hai fatto a me»!

E poi, non ultima, ma sicuramente la più significativa, l'esperienza personale e familiare della presenza di Maria nella nostra vita. Presenza che riscopriamo sempre più come un balsamo che ci lega fra noi e con Gesù, in un abbandono filiale al Padre, nelle cui mani affidiamo la nostra vita, sorretti dalla forza e dalla luce dello Spirito.

sabato 31 dicembre 2016

L'Anno della Misericordia


Si chiude il 2016! Un anno speciale!
Un anno vissuto sull'onda di quanto lo Spirito ci ha fatto vivere, vedere, accogliere…
È soprattutto l'Anno della Misericordia!
Vorrei chiudere questo anno con questa meditazione di don Tonino Bello
.



Eccoci, Signore, alla fine di questo lungo anno davanti a Te.
Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato.
Ma se ci sentiamo sfiniti, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto,
o abbiamo coperto chissà quali interminabili rettilinei.
È perché, purtroppo, molti passi, li abbiamo consumati sulle viottole nostre,
e non sulle tue: seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera,
e non le indicazioni della tua Parola;
confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre,
e non sui moduli semplici dell'abbandono fiducioso in Te.
Forse mai, come in questo crepuscolo dell'anno, sentiamo nostre le parole di Pietro:
"Abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla".
Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente.
Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto,
ci aiuti a capire che senza di Te non possiamo far nulla.
Grazie, perché obbligandoci a prendere atto dei nostri bilanci deficitari,
ci fai comprendere che, se non sei Tu che costruisci la casa,
invano vi faticano i costruttori.
E che, se Tu non custodisci la città, invano veglia il custode.
E che alzarsi di buon mattino, come facciamo noi,
o andare tardi a riposare per assolvere ai mille impegni giornalieri,
o mangiare pane di sudore, come ci succede ormai spesso,
non è un investimento redditizio se ci manchi Tu.
Il Salmo 127, avvertendoci che, il pane, Tu ai tuoi amici lo dai nel sonno,
ci rivela la più incredibile legge economica,
che lega il minimo sforzo al massimo rendimento.
Ma bisogna esserti amici. Bisogna godere della tua comunione.
Grazie, Signore, perché, se ci fai sperimentare la povertà della mietitura
e ci fai vivere con dolore il tempo delle vacche magre,
Tu dimostri di volerci veramente bene,
poiché ci distogli dalle nostre presunzioni corrose dal tarlo dell'efficientismo,
raffreni i nostri desideri di onnipotenza,
e non ci esponi al ridicolo di fronte alla storia:
anzi, di fronte alla cronaca.
Ma ci sono altri motivi, Signore, che, al termine dell'anno,
esigono il nostro rendimento di grazie.
Grazie, perché ci conservi nel tuo amore.
Perché ancora non ti è venuto il voltastomaco per i nostri peccati.
Perché continui ad aver fiducia in noi,
pur vedendo che tantissime altre persone ti darebbero forse ben diverse soddisfazioni.
Grazie, perché non solo ci sopporti,
ma ci dai ad intendere che non sai fare a meno di noi.
Grazie, perché sei un amico veramente unico,
e ti sei lasciato così sedurre dall'amore che ci porti,
che non ti regge l'animo di smascherarci dinanzi alla gente,
e non fai venir meno agli occhi degli uomini i motivi per i quali, nonostante tutto,
continuiamo a essere reverendi.
Grazie, Signore, perché non finisci di scommettere su di noi.
Perché non ci avvilisci per le nostre inettitudini.
Perché, al tuo sguardo, non c'è bancarotta che tenga.
Perché, a dispetto delle letture deficitarie delle nostre contabilità, non ci fai disperare.
Rivestici dei panni della misericordia e della dolcezza.
Donaci un futuro gravido di grazia e di luce e di incontenibile amore per la vita.
Aiutaci a spendere per Te tutto quello che abbiamo e che siamo.
E la Vergine tua madre ci intenerisca il cuore. Fino alle lacrime.
Amen.


giovedì 31 dicembre 2015

Il dialogo non è finito!


Guardando al 2015, agli avvenimenti che lo hanno caratterizzato e che ha tenuto tutti col fiato sospeso, verrebbe da chiedersi se oggi il dialogo sia ancora possibile. Eppure l'esperienza, magari non enfatizzata dai media, che spinge molti, ragazzi, giovani, adulti, professionisti, consacrati, gente impegnata in parrocchia e nelle diocesi, scettici ed agnostici, seminaristi, fanno dire il contrario.
Un anno difficile, è vero, ma anche un momento in cui ora più che mai dobbiamo dimostrare che il dialogo è possibile. Oggi si parla di terrorismo, ma soprattutto di fondamentalismo, o come sarebbe più giusto dire, di 'fondamentalismi'. Ciò di cui forse non ci siamo ancora resi conto, soprattutto noi occidentali, è che, nonostante i processi di secolarizzazione, la religione è sempre più di moda, è tornata a far parte delle nostre vite, nel bene e nel male. Ma quale religione, e Dio, c'entra davvero con questa religione?
Il Concilio Vaticano II aveva pubblicato il più breve dei documenti, ma, forse, quello che aveva richiesto più tempo per arrivare ad una redazione condivisa, Nostra Aetate. A cinquant'anni di distanza quelle quattro pagine ci insegnano che «nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l'interdipendenza tra i vari popoli, (…) i vari popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra hanno anche un solo fine ultimo, Dio». Questo è il Dio della vera religione che non esclude nessuno e che ci fa camminare insieme verso la Verità.
Ce lo insegna papa Francesco con il suo pellegrinare in Paesi toccati da guerre, terrorismo, fondamentalismi. Dovunque, Francesco si è fatto apostolo di dialogo e ha invitato tutti ad un «dialogo aperto e rispettoso che si rivela fruttuoso. Il rispetto reciproco è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all'integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione». Francesco lo chiama dialogo dell'amicizia che ci aiuta ad «alzare lo sguardo per andare oltre». Infatti, ha affermato in diversi toni, che «il dialogo basato sul fiducioso rispetto può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell'accoglienza dei migranti, nell'attenzione a chi è escluso».
Il dialogo non è finito! E l'augurio fatto da papa Francesco a quattrocentocinquanta musulmani e cristiani, che il 13 dicembre scorso in piazza San Pietro hanno vissuto un momento di fraternità come "costruttori di pace, insieme" ne è la conferma: «Andate avanti! Andate avanti con coraggio nel vostro percorso di dialogo e di fraternità, perché tutti siamo figli di Dio!».

mercoledì 31 dicembre 2014

Con sincera gratitudine…


Alla fine di un anno particolarmente intenso per le innumerevoli occasioni in cui l'amore del Padre ci ha avvolto, con la sua tenerezza e con la sua mano forte…, vorrei esprimere una profonda gratitudine per quel "tocco" tutto personale della Sua Mano...
Mi soffermo solo su alcuni particolari.

Innanzitutto la riconoscenza per il dono di Delia, la nostra prima nipotina. Non spetta dire a me qualcosa di lei, ma posso invece ringraziare per la gioia che ha portato nelle nostre famiglie e per il sorriso costante che ci dona ogni volta che la incontriamo.

Eventi ecclesiali importanti, con l'esperienza, la gioia e la riconoscenza di vivere intensamente in unità con tutta la Chiesa e venire a contatto con culture differenti e diverse dalla mia; l'incontro particolare, assieme a tanti altri, e pieno di Spirito Santo con papa Francesco…

Un fatto pastoralmente significativo per me è stato il nuovo servizio pastorale che il vescovo mi ha affidato. Dopo quattro anni circa, nei quali ho cercato di vivere il mio ministero diaconale soprattutto presso una struttura per anziani autosufficienti, mi è stata affidata la collaborazione pastorale in un'altra parrocchia. Una gratitudine grande per quanto il Signore ha costruito in quella comunità, dove il mio contributo era soprattutto la vicinanza alle persone, in modo speciale a quelle che non frequentano la chiesa. Rapporti umani, e ben di più, instaurati più con la presenza e l'affetto che con le parole. Ed una gratitudine per quelle persone con le quali abbiamo fatto un cammino di fede anche a testimonianza per tutti. Un certo dolore per il distacco, ma gioia per la presenza di Gesù che ci lega, al di là della mia persona o delle attività.
Nella nuova parrocchia, dove ho iniziato da qualche mese la mia attività pastorale, mi è stato affidato, assieme ad un sacerdote studente africano, un quartiere periferico abbastanza popoloso. Non ci sono strutture, salvo una sala sociale multiuso che possiamo anche utilizzare, adattandola di volta in volta, come cappella e sala per incontri. Ma la nostra maggior occupazione consiste nell'incontro capillare delle famiglie, che visitiamo ogni sera. È il nostro più vero apostolato: possibilità di farci carico delle situazioni che spesso non sono felici e rappresentano sofferenze tipiche delle nostre famiglie. È un arricchimento reciproco che ci fa sperimentare che il senso più profondo del nostro esistere è la fraternità che possiamo sperimentare e farne la nostra carta di identità in questo dilagante ed insulso individualismo.

Ma c'è un fatto tutto particolare che ha chiuso questo anno così ricco di umanità: è la scomparsa (ieri abbiamo dato l'ultimo saluto) di un amico carissimo, un padre nello Spirito, un uomo di Dio, un sacerdote, d. Lino, con il quale abbiamo condiviso quasi quindici anni di vita a servizio dei sacerdoti e diaconi legati dalla spiritualità dell'unità per un servizio prezioso alla Chiesa.
Don Lino, per la sua particolare sensibilità e per il suo amore personale, è stato per me e per Chiara mia moglie, un punto di riferimento prezioso ed illuminato, che ci ha fatto scoprire sempre di più e vivere con maggior consapevolezza la realtà della nostra famiglia diaconale; una famiglia sì come tutte le altre, ma che riteniamo tutta particolare per il servizio che può offrire alla vita dei sacerdoti. Posso dire con tutta sincerità che con d. Lino ho imparato ad amare i sacerdoti, ad entrare nel loro mondo - che è anche diverso dal mio pur appartenendo anch'io al clero -, ad essere in una parola al "servizio" del presbiterio, un servizio diaconale che mi fa essere in vocazione, non perché sono il loro "portaborse", ma perché il mio servizio è quello di Gesù, il diacono del Padre, e quello di Maria, la Serva del Signore.

Un grazie dal profondo del cuore!


martedì 31 dicembre 2013

Un Anno di Fede


È un anno particolare quello che sta per chiudersi… È l'Anno della fede!
Un anno in cui abbiamo sperimentato sofferenze personali e comunitarie, sociali ed ecclesiali… Ma anche un anno di grazie tutte speciali… di gioie profonde…
Personalmente ho sperimentato la grazia e la luce che questo Anno della fede ci ha portato. Sì, mi sembra di aver sperimentato come nuova la gioia, la grazia del dono di poter credere in un Dio che mi ama in maniera infinita, da Dio. È un riscoprire con la semplicità di un bambino che la Fede è una luce che fa vedere anche nelle tenebre più nere. È aver sperimentato che Dio, che è Padre, che è Fratello, mi stringe nell'abbraccio del suo Amore. È riuscire, con coscienza rinnovata, a buttarmi nelle sue braccia, senza paura. È fidarsi di Dio! È gettare in Lui ogni preoccupazione! È sentirsi amato e poter amare con lo stesso suo amore… È essere figli e fratelli di Dio!
È vedere con gli occhi di Dio e scoprire meraviglie sempre nuove… scoprire che tutti siamo chiamati a contribuire alla realizzazione del sogno di Gesù: Che tutti siano una cosa sola… A vivere per una fraternità che sia di tutti, per tutti… universale!

È l'augurio per tutti i miei amici!


sabato 31 dicembre 2011

La Luce della Parola



Si chiude un anno e viene spontaneo farne un bilancio…
La tentazione di guardare soltanto a quanto di non positivo è successo, e ci è capitato, è sempre presente, con quella pesantezza che ci costringe a non alzare lo sguardo…
Ma troppo grande, nonostante le false apparenze, è stata la "presenza" di Colui a cui preme la mia vita ed ha conquistato pienamente il mio cuore.
Allora, pieno di gratitudine, guardo a Lui e mi basta sapere che è qui "ora"…
Perché fra le innumerevoli parole che hanno riempito la vita di questo anno ed hanno avuto l'effetto, molto spesso, di annebbiarmi la vista, ce ne è stata una che ha vinto sulle altre: Lui, la Parola fatta Persona.
Somma gratitudine per l'esperienza, pur nella mia inadeguatezza, di come la Parola abbia illuminato la mia persona. Non sono stato tanto io a "scoprire" la Parola, quanto la Parola ha scoperto me… È stata Lei a dare senso e sapore a tutta la mia vita, a farmi cogliere il filo d'oro che lega la mia esistenza.
E prima ancora di scoprire le "singole" Parole, ho incontrato la Parola come Persona, Gesù, che mi ha conquistato. E ne è seguito un rapporto nuovo con quanto Lui mi andava dicendo, con la sua Parola, con Lui Parola.
Più tardi, sotto questa luce, ha compreso meglio le singole parole che potevo vivere volta per volta, ma non come una semplice "pratica" buona, a volte ascetica, ma come momenti di unità con Gesù… Era incontrarmi con Lui. Ed in Gesù, nella persona di Gesù, ho trovato l'unità di tutto il Vangelo.
Ho sperimentato che ogni Parola del Vangelo è un modo di manifestarsi di Gesù, un seguire Lui!

Ma la Parola non illumina solo me, ma anche chi sta con me, chi sta di fronte a me quando cerco di "farmi uno" con lui… Soprattutto con chi è lontano dalla pratica religiosa o non frequenta la chiesa. È scoprire e mettere in luce quello che di buono e di vero c'è nell'altro, quei "semi del Verbo" presenti in tutti.
E con somma gratitudine posso affermare che se io sono "parola viva", se la Parola vive in me, allora l'altro è messo in grado di esprime, con tutta sincerità, il suo genuino rapporto con Dio, di mettere in comune quei germi di verità che albergano nel suo cuore e danno senso alla sua vita.

…e la Parola si fa carne!



venerdì 31 dicembre 2010

Gratitudine


Al termine di questo anno, quando si è portati a fare il bilancio di quanto vissuto, ho nel cuore un sentimento profondo di gratitudine per quanto l'Amore di un Dio, che si è dato tutto a me, a noi, mi ha fatto sperimentare: di dolore, di sospensione, di abbandoni, di profonda gioia, di pace, di fiducia, di speranza… in seno alla mia famiglia, nella comunità che sono chiamato a servire, nella comunità dei diaconi e dei sacerdoti con i quali sperimento il nostro "essere al servizio" dell'umanità…
Penso a tutte le persone incontrate, a quanti ho fatto felici e a quanti, purtroppo, ho contribuito a far soffrire… Tutto e tutti sono il tocco della carezza di Dio…
A Lui solo affido tutta la mia vita. E da Lui mi sento ripetere quanto il Padre misericordioso della parabola disse al figlio che era sempre stato in casa: «E tutto quello che io ho è tuo!». Maria, la Mamma, mi stia accanto nel cammino ancora da percorrere.

giovedì 31 dicembre 2009

L'abbraccio di Dio


Si chiude il 2009 e mi viene spontaneo ripercorrere i vari momenti di questo anno passato; momenti di gioia, di sofferenza, di slancio, di inerzia…
In questo periodo del Natale il pensiero va al meraviglioso evento che ha squarciate le tenebre che ci attanagliano: quella Luce "che viene nel mondo e che illumina ogni uomo". L'abbiamo vista, l'ho vista quella Luce; e l'abbiamo accolta, sia pur nei limiti che ci contraddistinguono.
E un grazie sgorga sincero dal profondo del cuore perché non è possibile dimenticare l'abbraccio di Dio per noi, di quel Dio che si è fatto come me per potermi abbracciare. Ogni avvenimento, coscientemente vissuto, è un abbraccio di quel Dio che mi ama oltre ogni misura; un abbraccio delicato, molto spesso forte, che spesso fa male: ma è il Suo abbraccio… paterno e materno insieme.
Alle volte sento qualcuno che mi dice, di fronte a situazioni particolari, dolorose, che "O si crede… o non si crede… La fede o c'è o non c'è…".
Ma io sono convinto che la fede non è una verità astratta, intellettuale, per cui posso dire "credo o non credo a quella cosa…". La fede investe tutta l'esistenza: è un affidarsi totalmente a Dio, è consegnare la mia vita a Lui, prestando "fede" alla sua Parola, credendo al suo Amore. E questo coinvolge tutta la vita: mi interpella giorno per giorno in un continuo e progressivo perdermi in Lui.
La fede nasce, per dono di Dio, cresce, si sviluppa e giunge a maturazione… fino a quando vedrò "faccia a faccia" e non più "in visione" Colui a cui abbiamo prestato fede tutta la vita. E lo ameremo senza veli.



mercoledì 31 dicembre 2008

Grazie per il tempo che ci è stato concesso


Il 2008 è terminato!
Grazie, Signore, per l’anno di vita che ci hai donato, per gli eventi lieti e tristi che in esso abbiamo vissuto, per le nostre famiglie, per le persone che hai posto accanto a noi e sul nostro cammino; grazie per il loro amore, la loro amicizia; grazie per i doni di cui ci hai arricchito quest’anno e i momenti di gioia che ci hai donato perché la nostra vita fosse piena e felice.

Grazie per i poveri che ci interpellano nelle nostre scelte di vita; grazie per quanti hanno bussato alla nostra porta.

Grazie per tutto l'amore ricevuto e donato, anche se il nostro cuore di carne si è a volte appesantito per il caricarsi di dolori, non solo nostri; grazie per la sua continua rigenerazione per la comunione con Te e con quanti sono uniti a noi.




Chiudo questo anno con questo scritto di Chiara Lubich:


Il tempo mi sfugge veloce,
accetta la mia vita, Signore!
Nel cuore ti tengo, è il tesoro
che deve informar le mie mosse.
Tu seguimi, guardami, è tuo
l'amare: gioire e patire.
Nessuno raccolga un sospiro.
Nascosta nel tuo tabernacolo
vivo, lavoro per tutti.
Il tocco della mia mano sia tuo,
sol tuo l'accento della mia voce.
In questo mio cencio, il tuo amore
ritorni nel mondo riarso
con l'acqua, che sgorga abbondante
dalla tua piaga, Signore!
Rischiari, divina Sapienza,
l'oscura mestizia di tanti,
di tutti. Maria vi risplenda.