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venerdì 21 giugno 2019

La speranza dei poveri non sarà mai delusa


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Nel fare memoria di San Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), ho riletto il Messaggio di papa Francesco per la III Giornata mondiale dei poveri (La speranza dei poveri non sarà mai delusa), per poter meglio comprendere, anche nelle circostanze attuali, la testimonianza di San Luigi che morì per il suo amore verso i poveri.
Anche ai nostri giorni - scrive Francesco - Dio come può permettere che il povero venga umiliato, senza intervenire in suo aiuto? Perché consente che chi opprime abbia vita felice mentre il suo comportamento andrebbe condannato proprio dinanzi alla sofferenza del povero?
I poveri di oggi sono famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale ai quali viene impedito l'accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo. Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l'uguaglianza? E tante persone senzatetto ed emarginate che si aggirano per le strade delle nostre città?
Quante volte vediamo i poveri nelle discariche a raccogliere il frutto dello scarto e del superfluo, per trovare qualcosa di cui nutrirsi o vestirsi!

Se è vero che un povero non potrà mai trovare Dio indifferente o silenzioso dinanzi alla sua preghiera, Dio è colui che rende giustizia e non dimentica. E lo fa attraverso la testimonianza dei discepoli di Gesù: una diaconia che è presenza di Colui che, da ricco che era, si è fatto povero per arricchirci per mezzo della sua povertà (cf. 2Cor 8,9).
La condizione dei poveri obbliga a non prendere alcuna distanza dal Corpo del Signore che soffre in loro. Siamo chiamati, piuttosto, a toccare la sua carne per comprometterci in prima persona in un servizio che è autentica evangelizzazione.
E di questo San Luigi ne è vero testimone!
Ne consegue che l'opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via è una scelta prioritaria che i discepoli di Cristo sono chiamati a perseguire per non tradire la credibilità della Chiesa e donare speranza fattiva a tanti indifesi. La carità cristiana trova in essi la sua verifica, perché chi compatisce le loro sofferenze con l'amore di Cristo riceve forza e conferisce vigore all'annuncio del Vangelo.
Agli occhi del mondo appare irragionevole pensare che la povertà e l'indigenza possano avere una forza salvifica; eppure, è quanto insegna l'Apostolo quando dice: «Non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio» (1Cor 1,26-29). Con gli occhi umani non si riesce a vedere questa forza salvifica; con gli occhi della fede, invece, la si vede all'opera e la si sperimenta in prima persona. Nel cuore del Popolo di Dio in cammino pulsa questa forza salvifica che non esclude nessuno e tutti coinvolge in un reale pellegrinaggio di conversione per riconoscere i poveri e amarli.
La condizione che è posta ai discepoli del Signore Gesù, per essere coerenti evangelizzatori, è di seminare segni tangibili di speranza.

In questo giorno chiedo al Signore Gesù, per l'intercessione del mio santo Protettore, di poter essere testimone credibile di questa speranza.

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giovedì 21 giugno 2018

La grazia del perdono


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Nella memoria di San Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), il vangelo proposto dalla liturgia (giovedì dell'11a settimana del T.O., a.p. - cf. Mt 6,7-15) ci invita a pregare secondo il cuore di Dio, a «non sprecare parole come i pagani», ad affidarci completamente al Padre che «sa di quali cose abbiamo bisogno prima ancora che gliele chiediamo». E Gesù ci dà la "sua" preghiera, il Padre nostro.
C'è un particolare di questa preghiera, la sua conclusione, che mi porto nel cuore quest'oggi: «Rimetti a noi i nostri debiti…» e «Se voi perdonerete… anche il Padre vostro perdonerà…».
Per poter amare veramente il prossimo che il Signore ci mette accanto da servire, occorre avere il cuore sgombro da ogni "impurità". Il perdono che ci viene chiesto, che è la nostra parte nell'accostarci all'altro e stabilire con lui un vero rapporto di fraternità e comunione, ci prepara alla grazia del Padre: il suo perdono. Ché solo Dio perdona i peccati!
Guardo a San Luigi, che ha saputo offrire la sua giovane vita al Signore che aveva scelto come suo unico tutto nel servizio dei poveri e degli ammalati, ed mi affido alla sua intercessione per poter ricevere anch'io quella "purezza" di cuore che mi fa vedere in ogni prossimo un volto di Gesù, un fratello che desidera essere accolto con quella grazia del perdono che il Padre ci fa sperimentare.


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mercoledì 21 giugno 2017

Dio ama chi dona con gioia


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Ricordando il santo di oggi, San Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), la liturgia odierna (mercoledì della 11a settimana del T.O., a.d.) propone il brano di 2Cor 9,6-11.
"Dio ama chi dona con gioia!".
"Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza, né per forza".
San Luigi ha dato la sua vita "con gioia"! Ha lasciato, "non con tristezza, né per forza", ma liberamente, tutti i suoi beni, l'eredità, gli agi e le ambizioni di corte, rinunciando al principato in favore del fratello…
San Luigi è per me un esempio fermo di generosità nel mio servizio diaconale ai poveri e agli ultimi, nel segno di una gratuità cha ha la sua radice nel Cuore di Dio.
E chiedo al mio santo protettore di aiutarmi a rendere il mio cuore sempre gioiosamente aperto a quanti il Signore mette quotidianamente sulla mia strada, per poter "moltiplicare e far crescere i frutti della giustizia", in un perenne "inno di ringraziamento a Dio".
… nella gioia di poter dire ogni giorno il mio «Sì»!

(Immagine: "S. Luigi Gonzaga" - particolare, sec. XIX, olio su tela, G. Caliari, chiesa parrocchiale di Palazzolo di Sona (VR)

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martedì 21 giugno 2016

Percorrere la via che conduce alla vita


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Nella memoria di San Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), quest'anno (martedì della 12a settimana del T.O. a.p.) viene proposto questo brano del vangelo (Mt 7.6.12-14):

«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».


Da queste parole del Vangelo e dalla vita del Santo, traggo sprone e slancio rinnovato per una vita tutta spesa per il Signore, nel servizio dei fratelli, nella mia famiglia, nella comunità che il Signore mi ha affidato nel mio ministero diaconale, in ogni fratello che incontro nel cammino della vita.

Queste del Vangelo sono Parole che San Luigi Gonzaga ha vissuto in prima persona, non sprecando la sua giovane vita, né «gettando le cose sante cani…», ma offrendola a Dio nei fratelli, morendo per il loro servizio.
Ha lasciato un esempio perché sappiamo fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi, quale "regola d'oro" che racchiude «tutta la Legge e i Profeti».
Ma soprattutto, mi ha dato l'esempio su come percorrere quella «porta stretta» e passare per quella «via angusta che porta alla vita».

Prego il mio santo protettore affinché possa essere anch'io, assieme a tutti quelli che il Signore mi ha fatto incontrare nel cammino della vita, tra quelli (forse «pochi» ma che la misericordia del Padre ha moltiplicati) che sanno trovare e percorrere «la via che conduce alla vita».

Gratitudine immensa per il dono ricevuto!

(Statua realizzata in terracotta patinata dal prof. Raffaele Mondazzi, scultore e professore dell'Accademia Albertina, assieme a due suoi allievi, Antonio Pereno e Antonino Lamia)

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domenica 21 giugno 2015

Alla ricerca del vero tesoro


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Il 21 giugno del 2013, papa Francesco, durante la messa a Santa Marta, ha incentrato la sua riflessione sulle letture del giorno, individuando in particolare nel brano del Vangelo di Matteo (6, 19-23) un "filo conduttore" fra i termini «tesoro, cuore e luce» e auspicando che «il Signore ci cambi il cuore per cercare il vero tesoro e così diventare persone luminose e non delle tenebre».
È quanto al Signore chiedo oggi, nella memoria di san Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), per l'intercessione del mio santo protettore.
Sì, il vero tesoro! …ed essere per le persone che il Signore mi mette accanto, nella vita familiare e nella vita del mio ministero diaconale, "luce" e "gioia", che nascono da un cuore sincero e puro.

La prima cosa da fare, ha spiegato il Santo Padre nell'omelia, è domandarsi: «Qual è il mio tesoro?». E di certo non possono essere le ricchezze, visto che il Signore dice: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, perché alla fine si perdono». Del resto, ha sottolineato il Papa, sono «tesori rischiosi, che si perdono»; e sono anche «tesori che dobbiamo lasciare, non li possiamo portare con noi. Io non ho mai visto un camion di traslochi dietro un corteo funebre», ha commentato. Allora, si è chiesto, qual è il tesoro che possiamo portare con noi alla fine della nostra vicenda terrena? La risposta è semplice: «Puoi portare quello che hai dato, soltanto quello. Ma quello che hai risparmiato per te, non si può portare». Sono cose che possono essere rubate dai ladri, oppure cose che si rovinano, oppure cose che verranno prese dagli eredi. Mentre «quel tesoro che noi abbiamo dato agli altri durante la vita, lo porteremo con noi dopo la morte» «e quello sarà "il nostro merito"»; o meglio, ha puntualizzato, «il merito di Gesù Cristo in noi». Anche perché «è l'unica cosa che il Signore ci lascia portare». Lo ha detto chiaramente Gesù stesso ai dottori della legge che si vantavano della bellezza del tempio di Gerusalemme: «Non rimarrà pietra su pietra». Ciò vale pure «con i nostri tesori, quelli che dipendono dalle ricchezze, dal potere umano».

Ma, «dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore». «Se il nostro tesoro non è vicino al Signore, non viene dal Signore, il nostro cuore diventa inquieto». «E alla fine il nostro cuore si stanca, diventa pigro, diventa un cuore senza amore: la stanchezza del cuore». «…da soli noi non possiamo molto; deve essere il Signore ad aiutarci, lui che ha promesso: "Io farò del vostro cuore di pietra un cuore di carne, un cuore umano". «Ed essendo una promessa del Signore, noi possiamo chiedere la grazia: Signore, cambia il mio cuore». D'altro canto, il «Signore non può fare niente - ha messo in guardia Papa Francesco - se il mio cuore è attaccato a un tesoro della terra, a un tesoro egoista, a un tesoro dell'odio», uno di quei tesori da cui «vengono le guerre».

L'ultima parte della riflessione di Gesù – continua il Papa - rimanda all'espressione: «la lampada del corpo è l'occhio», ovvero «l'occhio è l'intenzione del cuore». Di conseguenza per il Pontefice «se il tuo occhio è semplice, viene da un cuore che ama, da un cuore che cerca il Signore, da un cuore umile, tutto il tuo corpo sarà luminoso. Ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso».
«Siamo persone di luce o di tenebre? L'importante è come giudichiamo le cose: con la luce che viene dal vero tesoro nel nostro cuore? O con le tenebre di un cuore di pietra?». «Una risposta può venire dalla testimonianza di san Luigi Gonzaga, il giovane gesuita di cui proprio oggi ricorre la memoria liturgica. Possiamo chiedere la grazia di un cuore nuovo - ha invitato il Papa - a questo coraggioso ragazzo, che non si è mai tirato indietro nel servizio degli altri, tanto da dare la vita per curare gli appestati».

Faccio mia l'esortazione del Santo Padre a domandare nella preghiera che «il Signore mi cambi il cuore». E prego anche per tutti coloro che mi sono affidati e che incontro nella mia giornata, perché «i pezzi di cuore che sono di pietra», «il Signore li faccia umani, con quell'ansia buona di andare avanti cercando lui e lasciandosi cercare da lui». Perché, ha concluso il Papa, «solo il Signore può salvare dai tesori che non possono aiutarci nell'incontro con lui, nel servizio agli altri».

sabato 21 giugno 2014

Ciò che non passa


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Il 22 giugno del 1991 papa Giovanni Paolo II, nella visita pastorale a Mantova, si recò a Castiglione delle Stiviere, città natale di san Luigi Gonzaga.
Nel ricordo di questo santo, di cui porto il nome, mi sono soffermato sull'omelia che il papa pronunciò in quella occasione, proponendo ai giovani di oggi, come modello per la sua radicalità evangelica, san Luigi Gonzaga, di cui, in quell'anno, si celebravano i 400 anni della morte.
Ecco alcuni passi di quell'omelia, che mi sono di stimolo, nella mia diaconia, per una risposta sempre più sincera e totale della mia vita alla chiamata di Dio: «San Luigi è senz'altro un santo da riscoprire nella sua alta statura cristiana. È un modello da additare anche alla gioventù del nostro tempo, un maestro di perfezione ed una sperimentata guida verso la santità. "Il Dio che mi chiama è Amore - si legge in uno dei suoi appunti -, come posso arginare questo amore, quando per farlo sarebbe troppo piccolo il mondo intero?". (…)
Anch'egli era un giovane ricco; pure a lui il Signore ha rivolto la proposta: "Vieni e seguimi" (Mt 19, 21). Ma quanto diversa è stata la sua risposta rispetto a quella del giovane di cui narrano i Vangeli! Questi "se ne andò triste, poiché aveva molte ricchezze" (Mt 19, 22). Non ebbe, cioè, il coraggio di abbandonare tutto fidandosi di Dio. San Luigi, invece, disse "sì" all'invito di Cristo: si fidò di lui, lasciando ogni privilegio e ricchezza; da nobile che era, si fece povero per amore del Vangelo.
Nella sua breve, ma intensa esistenza si avverte la freschezza del Vangelo divenuto vita vissuta. Egli è un autentico testimone di Cristo, che risponde senza paura alle sfide del mondo. Diventa, così, un maestro da seguire, un modello da imitare. Sì, una figura che provoca anche l'universo giovanile del nostro tempo, diviso tra l'intima tensione a dare un significato pieno alla vita e le mode superficiali della cultura individualistica e del consumismo edonista. Come Cristo, anche Luigi è diventato "segno di contraddizione". (…)
Quando il giovane [del vangelo] chiede intorno al "di più": "Che cosa mi manca ancora?", Gesù lo fissa con amore, e questo amore trova qui un nuovo significato.
"Che mi manca ancora?". Non sintetizza, forse, questo interrogativo l'anelito a qualcosa di più, che anche voi avvertite nel cuore? Non è forse la denuncia dell'insoddisfazione esistenziale che nasce nell'uomo quando egli rincorre miti e successi effimeri, i quali non possono appagare la sete d'infinito che arde nel suo spirito? Il consumismo, l'edonismo e l'individualismo lo rinchiudono in una solitudine priva di entusiasmo e di gioia. L'esistenza, allora, viene vissuta quasi fosse un'autentica schiavitù. Ma c'è un altro fatto che interpella i credenti: perché tanti giovani appaiono indifferenti verso la fede? Forse che oggi la proposta evangelica non li interessa più? È essa fuori moda, impossibile da seguire? Come essere cristiani nel nostro tempo?
Essere per gli altri: questa è la vocazione di ciascuno di noi.
Col Battesimo non abbiamo ricevuto uno Spirito da schiavi, ma da figli! Come figli siamo liberi; dunque, non dobbiamo essere schiavi, ma liberi. Non schiavi della menzogna, dell'impurità, della tristezza e del peccato; non vittime dell'indifferenza e della mediocrità, che sono insidie particolarmente pericolose in questa nostra epoca».
E l'invito del papa, che riecheggia anche oggi nella mia, nella nostra vita:
«Abbiate il coraggio della verità che vi fa liberi!
Abbiate il coraggio del cuore puro!
Abbiate il coraggio della reciprocità e del prossimo!
Abbiate il coraggio della solidarietà nella Chiesa e per il mondo!
».
E il papa conclude: «Luigi Gonzaga, un testimone della carità che non passa, che è immortale. Un testimone della nostra vocazione all'immortalità in Dio. Non passa l'uomo perché esiste Dio e lo chiama e lo vuole ricevere, lo vuole fare partecipe della sua vita che è eterna ed immortale; e così anche l'uomo è chiamato all'immortalità. Questo giovane di Mantova ci riporta sempre questo volto già proiettato nella speranza dell'eterna gioia e della eterna pace».



venerdì 21 giugno 2013

Tutto di Dio e per i fratelli


21 giugno - San Luigi Gonzaga

Nel ricordare, oggi, san Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), faccio mia questa preghiera del card. Carlo Maria Martini, chiedendo al mio santo di aiutarmi, come lo è stato lui, ad essere tutto di Dio e per i fratelli.





Signore Gesù,
che hai rivelato a san Luigi
il volto del Dio amore
e gli hai donato la forza
di seguirti rinunciando a tutto ciò che al mondo
appariva prestigio e ricchezza,
di spendere la sua vita per i fratelli,
nella letizia e nella semplicità di cuore,
concedici, per sua intercessione,
di accogliere il tuo disegno sulla nostra vita
e di comunicare a tutti i fratelli la gioia del Vangelo,
il sorriso della tua presenza d'amore.
Fa' che la tua croce sia,
come lo è stata per Luigi Gonzaga,
la nostra consolazione,
la nostra speranza,
la soluzione dei problemi oscuri della vita,
la luce di tutte le notti
e di tutte le prove.
E tu, Maria,
che hai ispirato all'adolescente Luigi
il proposito della verginità,
consolida in noi il desiderio
della purezza e della castità,
ottienici il dono
di contemplare il mistero di Dio
attraverso quella Parola
mediante la quale Gesù ci parla,
ci chiama, suscita la nostra risposta.
Amen.

giovedì 21 giugno 2012

Innocenza e penitenza


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Oggi, nel ricordo di san Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), ho fatto mie le parole dell'Orazione della Liturgia odierna, dove si chiede a Dio che "se non abbiamo imitato (il santo) nell'innocenza", lo possiamo seguire "sulla via della penitenza evangelica", lui che ha "unito in modo mirabile l'austerità e la purezza".
Mi sono chiesto quale possa essere per me, oggi, la via migliore per raggiungere questa meta. E la risposta che mi sono sentito emergere dal cuore: la penitenza che la carità, vissuta con intensità nella vita quotidiana, mi suggerisce. Essere sempre nell'amore, infatti, presuppone la morte del proprio io; occorre dimenticarsi e "perdersi nel fratello" per poterlo amare veramente; occorre essere "nulla" per "farmi uno" con lui, sull'esempio di Gesù che "non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita".
E c'è una via buona per tutti: accogliere ed essere tutti informati di quella Parola che purifica, sapendo, come suggerisce il vangelo, che "chi ascolta la Parola è già mondato".
Ecco in sintesi una via semplice per vivere con cuore rinnovato quella diaconia a cui sono chiamato: lo chiedo al Padre "per i meriti e le preghiere" di san Luigi.



martedì 21 giugno 2011

Continuando a giocare


21 giugno - San Luigi Gonzaga

Un amico carissimo, nella ricorrenza di san Luigi (di cui porto il nome), nell'inviarmi i suoi auguri chiedeva a san Luigi per me «il suo "gusto" per l'attimo presente, per essere sempre più "in gioco"!».

È nota infatti la testimonianza del Santo quando gli fu chiesto che cosa avrebbe fatto se in quell'istante gli avessero detto che avrebbe dovuto morire. Egli rispondeva che avrebbe continuato a giocare o a fare ciò che stava facendo.

La preziosità dell'attimo presente!
Unica "reale" occasione per amore Dio con tutto me stesso!
Ed in quell'«unicità» mettere in gioco la mia vita, in un continuo filiale abbandono nelle braccia di quel Padre che vuole il "tutto" e il "meglio" per me.
E sperimentare la felicità di riscoprirmi "figlio", in questa originalità divina.

sabato 21 giugno 2008

La perla di grande valore

21 giugno - San Luigi Gonzaga

Alcuni pensieri riguardo al santo di oggi (di cui porto il nome) che prendo da quanto proposto dalla liturgia.

"Tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come una spazzatura, al fine di guadagnare Cristo…" (Fil 3,8).
"Il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra" (Mt 13,46-46).

Quello che mi affascina di questo giovane santo è la sua "scelta fondamentale": Dio al primo posto, prima di ogni altra cosa, fosse anche lo stesso sacerdozio a cui si preparava ma che non raggiunse perché non era nei progetti di Dio; l'unione con Dio (sperimentata e coltivata fin dall'infanzia) come unica attrattiva che gli lasciava un senso di pienezza; e l'aver saputo dare la vita nella carità concreta, nell'assistenza agli infermi ed agli sconosciuti (come quello che vide abbandonato sulla strada in fin di vita e che, caricato sulle spalle, portò all'ospedale, contraendo lui stesso la peste che lo condusse alla morte).

Ha scelto "la parte migliore", ha "comperato la perla di grande valore"!