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mercoledì 25 giugno 2014

Atti del Convegno Diaconi 2013 [6]
 La diaconia edifica la chiesa


La rivista Il Diaconato in Italia pubblica nel n° 182/183 gli Atti del XXIV Convegno Nazionale (Napoli 21-24 agosto 2013).
Nel riportare i vari articoli nel mio sito di testi e documenti, segnalo l'intervento di Cettina Militello, dal titolo La diaconia edifica la chiesa.







La relatrice, dopo aver esordito su "Il diaconato nella Scrittura e nella chiesa antica", "il Diaconato al Concilio Vaticano II" e negli "sviluppi post-conciliari", affronta alcune "Questioni aperte".
Riporto l'ultima parte del suo intervento, relativo alle "questioni aperte":
«Restano a questo punto non poche questioni aperte. Le indico nell'ordine: 1. Il diacono ha una collocazione territoriale? 2. Ha una collocazione personale? 3. Qual è davvero il suo specifico pastorale? 4. Qual è il rischio di strumentalizzarlo di fatto in funzione di supplenza. Uno dei problemi che avverto maggiormente è quello della collocazione "territoriale". Spesso il diacono è mandato in una parrocchia come collaboratore del parroco e, se ci sono, degli altri ministri che compartiscono con lui la cura pastorale di una parrocchia. Più spesso, nella penuria di presbiteri che caratterizza molte comunità, il diacono stesso funge da responsabile.
Personalmente non credo a questo tipo di collocazione. Il diacono è sì legato a un territorio, ma a quello della intera Chiesa locale. L'ambito d'esercizio del ministero diaconale è la diocesi, non quella porzione che chiamiamo parrocchia. I suoi compiti cioè non possono essere legati a quella porzione di territorio, né lo si può far sottostare giuridicamente a uno o più presbiteri.
Espressione della carità pastorale del vescovo è appunto questa, è l'affetto e la cura che egli nutre verso la sua Chiesa che il diacono è chiamato a significare in tutte quelle periferie esistenziali dove il vescovo non può immediatamente e direttamente operare. Il diacono c'è per farsi carico dei poveri, dei malati, degli emarginati, della pastorale di settore (famiglia, scuola, lavoro, emigrazione, accoglienza, marginalità, dialogo...). Il che vuoi dire che occorre svincolare i presbiteri da queste incombenze. Restituirli alle operatività pastorali territoriali; liberarli dai compiti e dagli uffici di curia e lasciare invece che tutte queste mansioni vengano assolte dai diaconi. Se poi, opportunità pastorale, si vogliono presenti i diaconi nelle chiese parrocchiali nel giorno del Signore o in occasioni emblematiche, nessuna difficoltà. Ma la loro funzione nell'assemblea è quella di testimoniare, nel loro ministero l'ampiezza della compagine diversificata e articolata del popolo regale sacerdotale e profetico. L'assemblea liturgica è immagine della Chiesa; di più è la Chiesa in atto. Giusto, dunque, che vi si esercitino i ministri tutti ordinati e non, e dunque anche quello del diacono. Ma ciò non può fungere da alibi o depistare la complessità e globalità del servizio diaconale.
Con ciò credo di aver provato a rispondere a tutte e quattro le domande insieme. Tuttavia, nell'ordine, credo che il diacono non abbia neanche una connotazione "personale" nel senso che sempre e comunque esprime un servizio che è comune al popolo di Dio e che il vescovo significa a ragione del ministero a lui proprio. Il che pone anche la questione del candidarsi. Al diaconato, come ad ogni altro ministero, non ci si candida. Piuttosto si è chiamati. E ciò esige discernimento e preparazione adeguata teologica, liturgica, spirituale, pastorale, culturale. Lo specifico pastorale del diacono è dunque il servizio. Ma, torno a ripetere, non in linea autoreferenziale. Il servizio mai è reso a titolo personale ma nella doppia forbice della Chiesa a cui si appartiene e del vescovo della cui sollecitudine si è segno. Cade così il rischio oggettivo e riduttivo della supplenza. Non c'è bisogno di diaconi per supplire: basta il battesimo. Nella linea delle deleghe non c'è bisogno di ministri "ordinati". Il che vuol dire evitare la trappola di una clericalizzazione comunque perseguita, per responsabilizzare invece il popolo di Dio e trarre dalle sue fila i candidati al ministero».

E termina con una ipotesi: ripristinare le antiche diaconie.


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martedì 3 giugno 2014

Atti del Convegno Diaconi 2013 [5]
 Gruppi di lavoro



La rivista Il Diaconato in Italia pubblica nel n° 182/183 gli Atti del XXIV Convegno Nazionale (Napoli 21-24 agosto 2013).
Nel riportare i vari articoli nel mio sito di testi e documenti, segnalo questi interventi relativi ai vari gruppi di lavoro.







Gruppo di lavoro dei diaconi
1° Gruppo (Coordinatore: Luigi Vidoni)
Esperienze condivise

2° Gruppo (Coordinatore: Vincenzo Alampi)
Dal Vangelo alla vita, dalla vita al Vangelo

3° Gruppo (Coordinatore: Francesco Giglio)
Emerge una necessità di confronto

4° Gruppo (Coordinatore: Vito Chimenti)
La Parola è annunciata da una presenza

5° Gruppo (Coordinatore: Andrea Spinelli)
L'esigenza di continuare la formazione

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Introduzione all'incontro delle spose
di Montserrat Martinez

- La restaurazione e la novità del diaconato permanente
- Esperienza del diaconato nella coppia e nella famiglia

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Laboratorio delle spose
di Ornella Di Simone

- Difficoltà che si affrontano in due
- È solo dopo l'ordinazione del marito che si comprende davvero il senso del "sì"

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Gruppo dei delegati
di Luca Garbinetto

Confronto tra i delegati vescovili presenti al Convegno su identità del diacono permanente; sulla formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale dei candidati, senza assolutizzare l'aspetto accademico; proposte di impegno pastorale.

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lunedì 26 maggio 2014

Atti del Convegno Diaconi 2013 [4]


La rivista Il Diaconato in Italia pubblica nel n° 182/183 gli Atti del XXIV Convegno Nazionale (Napoli 21-24 agosto 2013).
Nel riportare i vari articoli nel mio sito di testi e documenti, segnalo questo ulteriore intervento.







Nel periodo di Pasqua ci viene proposta la lettura degli Atti degli Apostoli. In questo contesto è interessante l'articolo che segnalo (sempre dagli Atti del Convegno):
La fede scaturisce dall'ascolto: la diaconia del servo di Jahwè
di Rosanna Virgili (docente di Esegesi Biblica)

È una lettura illuminata della figura di Filippo, uno dei Sette, che pone in risalto l'attualità del ministero diaconale: «Filippo era un apostolo di Samaria, un diacono apostolo. Gesù agli inizi degli Atti aveva chiesto agli Apostoli di annunciare e aveva dato loro una consegna: voi annuncerete questo Vangelo a partire da Gerusalemme. Gerusalemme, quindi, diventa la prima città da evangelizzare. In seguito aveva citato la Samaria, salendo verso il Nord. Cominciamo allora a pensare che essere diacono delle mense fosse qualcosa di gran lunga maggiore rispetto a quello che un buon cristiano della domenica possa pensare. Il diacono non è un semplice cameriere. Assolutamente no! È invece un grande apostolo. Se pur i diaconi servivano le mense occorre dire che queste non erano delle semplici cene poiché contenevano un primo momento di condivisione del cibo e, un secondo momento, della memoria della Cena del Signore. Quindi, c'era una funzione da parte del diacono, potremmo dire ante litteram, sacramentale. Era così che si servivano le mense».
Poi viene illustrato l'episodio dell'eunuco, ministro di Candace. È una splendida descrizione della figura e della missione del diacono, che non sale in cattedra, ma si mette alla pari… ascolta e sa interpretare le esigenze più profonde dell'animo umano.

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sabato 10 maggio 2014

Atti del Convegno Diaconi 2013 [2]
 Diaconi per la Chiesa a 50 anni dal Concilio


Segnalo due interventi, che ho riportano nel mio sito di testi e documenti, a conclusione del Convegno Nazionale dei Diaconi (cf. Atti del Convegno - Napoli, agosto 2013).
Uno di Enzo Petrolino, presidente della Comunità del Diaconato in Italia, da titolo "Il diaconato a 50 anni dal Concilio Vaticano II"; l'altro del card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, nell'omelia della Messa al termine del Convegno, "Diaconi per la Chiesa universale".

Riporto alcuni stralci dell'intervento di Petrolino, dove l'autore inserisce il discorso sul diaconato permanente nel contesto di tutta la prospettiva ecclesiale del Concilio Vaticano II, riportandolo all'oggi.
«Provo a descrivere gli aspetti che ritengo costituiscano, oggi, la questione del diaconato. Vorrei evidenziare anzitutto alcuni punti critici, per poi indicare anche le ragioni della speranza. È in primo luogo indispensabile ed urgente interrogarci sul servizio che, come diaconi, abbiamo offerto alla comunità cristiana e al mondo in questi anni postconciliari: questo ci consentirà di capire in che misura abbiamo contribuito ad allargare l'orizzonte della diaconia di Cristo all'intera vita e missione della Chiesa in questo nostro tempo.
Capire, cioè, se attraverso il nostro agire è maturata nelle nostre comunità una "coscienza diaconale", ovvero la consapevolezza di quella comunionalità - inaugurata e fortemente voluta dal Concilio - che si traduce nella partecipazione e nella corresponsabilità a tutti i livelli e nelle sue diverse forme».
«La caratteristica del Cristianesimo - lo sappiamo - è l'incarnazione e l'incarnazione è un "mistero di solidarietà, di compagnia, di comunione". È questa una forte provocazione per evitare che il diacono si chiuda nel recinto del sacro, ed aiutarlo - al contrario - a farsi ministro di una Chiesa che è chiamata, come amava ripetere Giovanni Paolo II, a trovare se stessa "fuori" di se stessa. Questa dovuta e necessaria conversione verso i poveri collocherà i diaconi nel loro giusto contesto ecclesiale e ministeriale, rendendo finalmente visibile lo stretto legame della mensa del corpo di Cristo con la mensa dei poveri, e dell'eucaristia con la carità».
«Credo si possa affermare che la dimensione secolare della vocazione dei diaconi è vissuta in modo ancora troppo debole. Tale vocazione, cioè, sembra essere giocata troppo sulla dimensione pastorale e molto meno su quella secolare, che risulta troppe volte poco vissuta, poco capita, poco valorizzata. Non appare ancora sufficientemente chiaro, infatti, che la presenza dei diaconi nella famiglia, nella scuola, nelle professioni, nella politica, nella cultura, non si limita a una questione privata, giocando solo sulla coerenza della testimonianza personale, ma costituisce un modo peculiare di contribuire alla missione della Chiesa. Questa comprensione del valore missionario della vocazione diaconale vissuta nel mondo forse è troppo poco presente nella coscienza delle nostre comunità e nella stessa coscienza dei diaconi».

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Il card. Sepe riprende il concetto di un diacono che esce dal tempio per incontrare la gente là dove vive, secondo le aspettative dal Concilio.
«Il Diaconato permanente è frutto della Chiesa del Concilio, della Chiesa cioè aperta al mondo, della Chiesa che sa uscire dalle proprie mura per incontrare l'uomo e tutti gli uomini nelle condizioni e situazioni particolari nelle quali si trovano a vivere».
«Voi, cari diaconi, se volete essere figli del Concilio, dovete incarnare nella società di oggi la fede che sa aprirsi all'altro, che sa uscire dalle mura sacre; una fede che sa dialogare con l'altro nella realtà nella quale la comunità degli uomini si trova a vivere. Una fede vera è una fede che si fa serva, una fede che si incarna nella carità; una fede intimista, una fede autoreferenziale non è la vera fede in Cristo; non è quello che Cristo ci ha invitati a portare nel mondo, non è la fede missionaria».
«Non si può perciò pensare, come qualche volta succede, che il diacono c'è solo per il culto, per la Parola, per cui basta semplicemente partecipare alle celebrazioni liturgiche della domenica o a quelle del sabato per dire che abbiamo realizzato il nostro dovere e la missione diaconale affidataci. Non basta.
Bisogna sapere andare al di là e cercare Dio che è presente in ogni uomo, in ogni parte; Dio che si trova in ogni città, vicolo, piazza, casa…».
«Non bisogna dividere la sacralità dalla umanità perché questa umanità è stata resa sacra proprio da Cristo, che è diventato uomo, che si è rivolto ad ogni uomo…».
«Uscire dal tempio, andare incontro alla gente che vive situazioni di marginalità morale e materiale, non avere paura di gettarvi nella mischia; non avere paura di sporcarvi le mani, ma avere il coraggio, come il Signore, di porsi accanto al fratello, di accompagnarlo e rendere ragione della speranza che c'è nei vostri cuori».

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mercoledì 7 maggio 2014

Diaconi nella Chiesa di papa Francesco
 (Atti del Convegno Diaconi 2013 [1])


Ho riportato nel mio sito di testi e documenti l'intervento che p. Bartolomeo Sorge ha tenuto al Convegno Nazionale del Diaconato, che si è tenuto a Napoli nell'agosto scorso.


Così l'inizio dell'articolo:
«Oggi la cultura secolarizzata ha fatto suoi molti valori della cultura cristiana (quali la dignità della persona, la solidarietà, la qualità della vita) e li presenta come meramente «laici», ignorandone la radice religiosa. Il cristianesimo, cioè, non è visto come un fenomeno di natura trascendente, ma tutt'al più come una "religione civile", utile sotto diversi aspetti alla vita sociale. Questo processo di secolarizzazione, ha portato con sé l'eclissi del senso morale, sfociando nel «relativismo etico»: "È avvenuta - rilevano ancora i nostri vescovi - alla fine del secondo millennio cristiano una vera e propria eclissi del senso morale. Con questo non vogliamo né possiamo dire che la gente sia più cattiva di un tempo: piuttosto è diventato difficile perfino parlare dell'idea del bene, come di quella del male, senza suscitare non tanto reazioni, quanto molto più semplicemente una forte incomprensione"» […]

Ecco alcuni sottotitoli:
L'impostazione pastorale di papa Francesco è profetica.
La svolta di papa Francesco: prima la testimonianza di fede, poi la dottrina.
Rilettura profetica della Gaudium et spes: i nodi che il Concilio non potè sciogliere; il taglio alla radice di ogni forma di clericalismo.
Una Chiesa povera: la Chiesa «non pone la sua speranza nei privilegi offerti dall'autorità civile. Anzi essa rinuncerà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza» (GS 76).

Un particolare rilievo è stato dato, in questa relazione, all'apporto del card. Martini e di don Tonino Bello, ricordati rispettivamente nel 1° e nel 30° anniversario della loro morte.
Di don Tonino Bello ha riportato ampi stralci di una lettera scritta in occasione dell'ordinazione del primo diacono permanente della diocesi di Molfetta.
A questo proposito rimando al testo della lettera che ho riportato a suo tempo su questo blog.

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mercoledì 30 aprile 2014

Il Diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 182-183 (settembre/dicembre 2013)



Il diaconato a 50 anni dal Concilio Vaticano II


ATTI DEL XXIV CONVEGNO NAZIONALE
Napoli 21-24 Agosto 2013



Introduzione (Enzo Petrolino)

I discepoli di Emmaus (Vincenzo Mango)

Educare alla diaconia dell'ascolto per crescer nell'identità diaconale (Giuseppe Bellia)

La fede scaturisce dall'ascolto: la diaconia del servo di Jahwè (Rosanna Virgili)

Gruppi di lavoro (Gavino Mu)

Introduzione all'incontro delle spose (Montserrat Martinez)

Laboratorio delle spose (Ornella Di Simone)

Gruppo dei delegati (Luca Garbinetto)

Nord e Sud (d'Italia, dell'Europa, del mondo) ( Giuliana Martirani)

La diaconia edifica la Chiesa (Cettina Militello)

Diaconi testimoni di solidarietà (Giancamillo Trani)

Diaconi sentinelle di speranza per una società solidale (Alex Zanotelli)

Binario di solidarietà (Rosario Di Lorenzo)

Accogli e condividi (Giuseppe D'Antona)

Educare alla diaconia di Cristo servendo i poveri (Francesco Soddu)

Un'indagine sul diaconato in Italia: prospettive

Diaconi permanenti nella chiesa di papa Francesco (Bartolomeo Sorge)

Il diaconato a 50 anni dal Concilio Vaticano II (Enzo Petrolino)

Diaconi per la Chiesa universale (Crescenzio Sepe)



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(Vai ai testi…)

mercoledì 18 settembre 2013

Di ritorno dal Convegno di Napoli [3]


Durante il Convegno che la Comunità del Diaconato in Italia ha organizzato a Napoli nello scorso mese di agosto (vedi vari interventi su questo blog), di particolare importanza è stato lo spazio riservato alle mogli dei diaconi in un loro specifico incontro di scambio di esperienze.
Riporto qui di seguito la relazione sintesi di questo incontri delle spose, coordinato da Ornella Di Simone.



Il primo argomento che abbiamo affrontato è stata la doppia sacramentalità del diacono sposato ed in particolare come un sacramento si innesta nell'altro, dal momento che i nostri mariti hanno ricevuto il diaconato quando erano già sposati, e se l'esercizio dei due ministeri ha creato problemi all'interno della coppia.
In alcune situazioni, abbiamo registrato quella che potrebbe essere definita come la distanza che c'è tra il marito diacono sull'altare e la sposa nei banchi.
In che senso questa distanza? Nel senso di tutte quelle difficoltà che la coppia deve affrontare per vivere in pienezza e con equilibrio i due sacramenti.
In primo luogo ad esempio la mancanza di una formazione di coppia alla nuova ministerialità. Non in tutte le diocesi, infatti, è previsto un percorso di formazione di coppia o comunque aperto alle spose.
In secondo luogo la difficoltà nell'accogliere sin dall'inizio la ministerialità del marito, con i nuovi impegni che essa comporta, con la generosità necessaria, cosa che talvolta si traduce in un senso di solitudine della moglie.
Una ulteriore difficoltà si verifica ancora quando il marito viene destinato ad una parrocchia lontana o diversa da quella di origine. Questo comporta che la moglie non sempre riesce a condividere e collaborare con il marito nello svolgimento delle attività. Tale condivisione, non solo è desiderio di tutte, ma dà una testimonianza più significativa di comunione. Di qui una proposta di una maggior sensibilità da parte del vescovo nell'assegnazione del diacono, che tenga maggiormente in considerazione le situazioni specifiche.

Belle e significative sono state invece le esperienze nelle quali il sacramento del matrimonio ha portato un arricchimento nella vita di coppia e della famiglia. Qualcuno addirittura ha vissuto in maggiore pienezza il proprio sacramento matrimoniale in occasione del cammino di preparazione al diaconato.
In alcune coppie il diaconato ha generato una maggiore comunione di anime, in altre un maggiore impegno nella preghiera fatta insieme e la ricerca di una maggiore coerenza di vita cristiana.
Ci si è chiesti: cosa dà in più il sacramento del diaconato alla coppia? C'è una specificità che caratterizza l'essere moglie di un diacono?
Secondo alcune il proprio sta nel mettere pace e nel ricercare sempre la comunione, per altre tale specificità è nel ministero dell'accoglienza, ma la ricerca e la discussione rimangono aperte.

Ci si è chiesti ancora quale sia il significato del consenso richiesto alle spose dei diaconi permanenti prima dell'ordinazione.
Diciamo la verità: molte di noi questo consenso lo hanno dato in maniera superficiale: c'è chi lo ha dato per non far dispiacere il marito, anzi per qualcuno è stato semplicemente un non opporsi, chi ancora come riconoscimento alla dedizione del coniuge. In ogni caso è stato solo dopo il percorso di coppia intrapreso e l'esperienza del vivere in comunione il sacramento del diaconato, che si è capito veramente l'importanza ed il significato di questo consenso che, come ci ha suggerito la signora Monserrant, porta l'eco dello stesso "si" che abbiamo dato al momento del matrimonio e cioè quello di un impegno di vita.
Comprendere questo ha fatto superare le difficoltà legate a quella distanza di cui si è parlato all'inizio. È proprio per agevolare questa comprensione che è stata caldeggiata una formazione di coppia così come gli esercizi spirituali insieme, cosa che già avviene in molte diocesi. Qualcuno ha anche proposto un accompagnamento alle coppie più giovani da parte delle coppie più vecchie di sacramento.
Qualcuno ha trovato molto utile il cammino fatto all'interno dei movimenti.
In ogni caso è opinione condivisa che alla base ci deve essere un solido rapporto di coppia.
Sicuramente il diaconato permanente non deve ostacolare ma arricchire il percorso matrimoniale, così come il matrimonio non deve essere considerato un peso per il diacono, bensì un sostegno ed una forza, anche se in alcune comunità parrocchiali si è registrata una difficoltà di accettazione della moglie del diacono o quantomeno di collocazione della stessa in un ruolo specifico.
Normalmente, invece, è fondamentale che anche nell'esercizio del ministero diaconale ci sia una testimonianza di coppia, pensiamo ad esempio alla preparazione al sacramento del matrimonio.
Va tenuto conto che comunque ogni caso e situazione sono a se stanti e vanno vissute secondo la propria sensibilità, sollecitando anche il vescovo ed i presbiteri a valorizzare la coppia e la famiglia del diacono nell'esercizio del ministero.


mercoledì 28 agosto 2013

Di ritorno dal Convegno di Napoli [2]


Dopo l'esperienza coinvolgente del Convegno dei diaconi, che si è svolto nei giorni scorsi a Napoli (21-24 agosto), ho chiesto a Chiara, mia moglie, di scrivere cosa sono stati per lei quei giorni.


Di ritorno da Napoli non può non starci a tutto tondo un grosso GRAZIE a Dio per avermi dato la possibilità ancora una volta di partecipare al convegno.
Attanagliata dal solito mal di testa pensavo di vanificare tutto l'incontro, ma so per esperienza che per le cose belle che Dio vuole donarmi mi chiede sempre un piccolo contributo.
È stato un convegno faticoso per i ritmi, ma carico di perle preziose versateci a piene mani.
La figura del diacono - oggi, all'apparenza dormiente – è risaltata come: colui che disturba i sogni degli addormentati, colui che arriva prima sulle strade del mondo che cerca, e una volta arrivato deve ascoltare, aiutare a comprendere per poi "spezzare" la Parola con l'altro, attraverso la fraternità, la vita della Chiesa. Chi apre le strade è sempre Gesù.

E nel cogliere questo "essere" del proprio marito, la moglie si sente elevare (o dovrebbe) interiormente per una vita così piena, vissuta. Sentivo di dover aumentare il respiro allo stesso ossigeno, senza il quale, l'uno potrebbe rendere sterile il suo ministero e l'altra non riuscire a cogliere nell'essenza il dono ricevuto; pena uno scomparire nelle innumerevoli attività di ciascuno dei due.
Mi è dispiaciuto sentire – durante il dialogo tra le mogli – che c'è ancora differenza tra le diocesi per quanto riguarda la partecipazione delle mogli nel cammino formativo al diaconato. Credo che molto incida, nella crescita individuale, l'aver fatto esperienza di fraternità diaconale all'interno della propria diocesi con la possibilità di scambio di esperienze e di aiuti reciproci. È un crescere assieme, un rafforzarsi nella fede e nel servizio. La ricchezza ricevuta nella propria comunità messa in comunione con quella delle altre potrebbe rendere il nostro ritrovarci un momento per nuovi proficui input sull'effettivo essere moglie di un diacono.
A proposito di ciò, al termine del convegno si è toccato il tasto dell'eventualità, in caso di vedovanza del marito, di diventare sacerdote. Quello che vorrei ribadire è la domanda provocatoria che è anche stata posta: "Se, invece, a rimanere vedova è la moglie?".
Mi è capitato di notare che spesso con la morte del marito la moglie scompare dalla vita di fraternità diaconale, pur rimanendo impegnata all'interno della comunità parrocchiale o al proprio Movimento di appartenenza. E allora mi chiedo che cosa significhi l'essere moglie di un diacono. L'interrogativo rimane aperto, oppure la comprensione della chiamata ad un legame così particolare con il ministero ordinato si perde con la morte del marito?

Con la loro carica emotiva due "Senior DOC" (p. Sorge e p. Zanotelli) sono riusciti a dar "picche" per la loro vivacità, entusiasmo, grinta, fedeltà e tenacia alla vita evangelica ai partecipanti più giovani e hanno sortito l'effetto di rinsaldare in me la coscienza di ciò che sono: moglie di un diacono.
La frase di papa Francesco, "Non fatevi rubare la speranza", mi riecheggiava negli orecchi e mi riconfermava nel "sì" ad andare avanti sulla strada che il Signore ha stabilito per Luigi e per me.

(nella foto: Chiara [a sinistra] con Montserrat Martínez Deschamps [a destra], di Barcellona, delegata delle mogli dei diaconi presso la Comunità Internazionale del Diaconato [CID])


domenica 25 agosto 2013

Di ritorno dal Convegno di Napoli







Siamo rientrati, mia moglie ed io, dal Convegno che la Comunità del Diaconato in Italia organizza ogni due anni (quest'anno ospitato della diocesi di Napoli, dal 21 al 24 agosto).
È sempre una esperienza coinvolgente, fatta non soltanto di interventi di approfondimento e di studio, ma anche di preghiera (magistrali le Lectio di padre Bruno Secondin) e di comunione fra tutti.
Circa 150 i partecipanti dalle varie diocesi d'Italia: oltre ai diaconi, una quarantina di mogli ed una decina di delegati vescovili. La presenza e la visita di alcuni vescovi, tra cui l'arcivescovo di Napoli card. Sepe che ha concluso l'incontro, l'ausiliare mons. Lucio Lemmo, il vescovo di Campobasso mons. Bregantini che ha voluto accompagnare alcuni della sua diocesi, hanno dato al Convegno uno spessore ecclesiale particolare.

Il Convegno, dal titolo Il Diaconato a 50 anni dal Concilio Vaticano II, ha voluto essere un contributo ed una riflessione, nell'ambito dell'Anno della Fede, alla celebrazione dei 50 anni del Vaticano II.

Ecco alcuni momenti salienti:
 L'introduzione di don Giuseppe Bellia, direttore della rivista Il Diaconato in Italia, ha posto l'accento sull'educazione alla diaconia dell'ascolto, quale identità diaconale. La diaconia, infatti, non è relegata solamente alla carità, ma è indirizzata innanzitutto al ministero della Parola. Educare quindi all'ascolto è accogliere con urgenza ciò che Dio dice e propone: il Dio della fede di Israele è un Dio che "ascolta il grido dei poveri"… Ma Dio non si accontenta di essere ascoltato, ma vuole entrare profondamente in rapporto con noi… Di conseguenza, non ci si può illudere di ascoltare senza obbedire…
 La relazione della prof.ssa Rosanna Virgili, docente di esegesi biblica, dal titolo La fede scaturisce dall'ascolto: la diaconia del Servo di Jahvè. Trattazione coinvolgente dell'episodio dell'incontro del diacono Filippo, come è descritto negli Atti, con l'eunuco etiope e la spiegazione del testo di Isaia sul servo di Jahvè, con una puntuale analisi dello stile diaconale di Filippo.
 La relazione della prof.ssa Giuliana Martirani, docente di geografia politica ed economica, sul tema Nord Sud: reimparare ad andare alla scuola dei poveri. Nel presentare i vari punti sulla illegalità della povertà e nel rapportarsi alla Caritas in veritate, si coglieva l'urgenza di accogliere il dono del povero, di lasciarsi rievangelizzare dai poveri, di andare alla scuola dei poveri.
 Hanno fatto eco la relazione di don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, sul tema Annunciare ed educare alla diaconia di Cristo servendo i poveri: il ministero diaconale per una Chiesa serva e povera; le varie esperienza al riguardo della Caritas di Napoli e dell'associazione Binario della Solidarietà sempre di Napoli, e la forte testimonianza di p. Alex Zanotelli, nel rione Sanità di Napoli.
 La relazione della prof.ssa Cettina Militello, docente di Ecclesiologia e Liturgia, su La diaconia edifica la Chiesa: i diaconi al servizio del popolo di Dio e del mistero pasquale, approfondendo il tema della diaconia quale struttura permanete della Chiesa, della natura stessa della Chiesa. Non si dà, infatti, Popolo di Dio, Corpo di Cristo, senza la dimensione del "servizio".
 Il coinvolgente intervento di padre Bartolomeo Sorge, che ha sviluppato il tema di una Chiesa libera, povera e serva, attingendo ampiamente all'opera ed al pensiero di due testimoni qualificati, don Tonino Bello, di cui si celebra i 30 anni della morte e del card. Carlo Maria Martini, ad un anno dalla sua scomparsa; con puntuali riferimenti a Papa Francesco.




Interessanti, infine i vari gruppi di studio nei quali si è potuto approfondire quanto esposto nelle relazioni e, soprattutto, comunicarci esperienze personali e delle proprie diocesi. Di particolare importanza è stato lo spazio riservato alle mogli dei diaconi in un loro specifico incontro di scambio di esperienze e di una maggior presa di coscienza della propria identità accanto ai mariti diaconi; del valore profondo del loro "consenso", quale personale e cosciente partecipazione alla chiamata del marito, che diventa di conseguenza risposta alla chiamata personale di Dio rivolta a loro.

Molto interessante la visita alle Catacombe di San Gennaro.



















martedì 7 maggio 2013

Convegno – Napoli 2013


Comunità del Diaconato in Italia

XXIV Convegno Nazionale
Napoli, 21-24 Agosto 2013



Il Diaconato a 50 anni dal Concilio Vaticano II
"Diaconi, siate apostoli attivi della nuova evangelizzazione" (G.P. II)




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PRESENTAZIONE

L'incontro che la Comunità del diaconato in Italia tiene ogni due anni avrà per tema:

IL DIACONATO A 50 ANNI DAL CONCILIO VATICANO II

La tematica si inserisce nel cammino che la Comunità ha scelto per l'approfondimento e la riflessione in riferimento all'Anno della Fede e ai 50 anni della celebrazione del Concilio Vaticano II.

SEDE DEL CONVEGNO
CENTRO DI SPIRITUALITÀ "S. IGNAZIO"
CAPPELLA CANGIANI
Viale S. Ignazio 51 - NAPOLI


Come arrivare:

Dall'aeroporto: Taxi. 10 minuti di tangenziale.

Dalla stazione: Prendere la linea 2 della Metropolitana direzione Pozzuoli e scendere a Piazza Cavour, seguire le indicazioni e prendere la linea 1 della Metropolitana direzione Piscinola e scendere alla fermata Policlinico. Proseguire a piedi verso il Viale S. Ignazio di Loyola (a destra uscita Metropolitana).

Per chi arriva in macchina dall'autostrada: tangenziale fino all'uscita n. 7 "zona ospedaliera", seguire l'indicazione "Ospedale Policlinico" fino a Largo Cangiani. Proseguire per Viale S. Ignazio per circa 300 metri.


NORME DI PARTECIPAZIONE

Il Convegno è aperto a tutti: presbiteri, diaconi e candidati, religiosi e laici uomini e donne.

• Iscrizione: la quota di iscrizione è fissata in 30,00 euro (ad esclusione delle mogli e dei figli) e dovrà essere versata alla COMUNITÀ DEL DIACONATO IN ITALIA con versamento
c/c postale: 14284426
o bonifico bancario: IBAN IT65C0335901600100000014951
indicando come causale del versamento "Convegno Diaconi 21-24 Agosto 2013".

- I non residenti potranno iscriversi direttamente il giorno di inizio del Convegno presso la segreteria.
- La quota per alloggio (non divisibile per l'intera durata del Convegno dalla cena di Mercoledì 21 agosto al pranzo di Sabato 24 agosto, comprese bevande), è fissata:

In camera doppia (a persona) € 145,00
Supplemento singola € 25,00

Riduzione bambini (in camera con due adulti):
0-2 anni (non compiuti) gratuiti (event. culla e pasti da pagare in loco),
3-8 anni riduz. 30%, 9-12 anni riduz. 20%.

- Le relative richieste devono essere inoltrate compilando ed inviando l'acclusa scheda di prenotazione versando come caparra di quota soggiorno 60,00 euro, indicando come causale del versamento "XXIV Convegno nazionale" entro il 15 Giugno. La scheda di adesione e copia del versamento devono essere inviate via fax al n. 0522/406888.

• Il saldo della quota di alloggio dovrà essere versato 14 giorni prima dell'inizio del Convegno con bonifico bancario o bollettino postale.
• Le richieste di alloggio saranno evase secondo l'ordine di arrivo, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
• Coloro che, dopo aver prenotato l'alloggio, intendessero ritirarsi, dovranno disdire entro il 1° Luglio altrimenti perderanno l'importo della caparra.


Per informazioni:
Comunità del Diaconato in Italia
c/o Seminario Vescovile
Viale Timavo 93
42100 Reggio Emilia
Tel. e fax: 0522-406888
Email: diaconatoinitalia@libero.it
Orario (Lun, Mar, Gio): 9.00-12.00