Tempo di Pasqua

Resta con noi, Signore,
perché si fa sera… (Lc 24,29)

Io sono con voi tutti i giorni
fino alla fine del mondo (Mt 28,20)

Chi mi ama sarà amato dal Padre mio
e anch'io lo amerò
e mi manifesterò a lui (Gv 14,21)





                                Sì, Cristo è veramente risorto!
                         ______________________________________________________

venerdì 26 maggio 2017

Ascensione, la festa del nostro destino


Ascensione del Signore(A)
Atti 1,1-11 • Salmo 46 • Efesini 1,17-23 • Matteo 28,16-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra…
Un potere e una forza che Gesù, prima di lasciarci, vuole trasmetter ai suoi per mezzo del suo Spirito: «Riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni…» (At 1,8). Quella stessa grandezza e forza di cui parla san Paolo per farci comprendere «qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore» (Ef 1,19).
Forza per vivere, energia per andare, potenza per nuove nascite, perché la nostra vita dipende da una fonte che non viene mai meno; la nostra esistenza è attraversata da una forza più grande di noi, che non si esaurirà mai e che fa la vita più forte delle sue ferite. È il flusso di vita di Cristo, che viene come forza ascensionale verso una vita più luminosa, che ci fa crescere a più libertà, a più consapevolezza, a più amore...
Chi è colui che sale al cielo? Il Dio che ha preso per sé la croce per offrirmi in ogni mio patire scintille di risurrezione, per aprire crepe nei muri delle mie prigioni.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitavano…
Gesù lascia sulla terra il quasi niente: undici uomini impauriti e confusi, un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli, che lo hanno seguito per tre anni, non hanno capito molto ma lo hanno molto amato e non lo dimenticheranno. E proprio a questi, che dubitano ancora, alla nostra fragilità affida il mondo e il vangelo. Con un atto di enorme fiducia: crede che noi riusciremo ad essere lievito e forse perfino fuoco, riusciremo a contagiare di Vangelo coloro che ci sono affidati.

Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli
Andate dunque. Quel «dunque»…. Gesù non dice: ho il potere e dunque faccio questo e quest'altro. Ma dice: io ho ogni potere e dunque voi fate.
Quel dunque è bellissimo: per Gesù è ovvio che ogni cosa sua sia nostra! Tutto: la sua vita, la sua morte, la sua forza è per noi! Siamo al centro di un amore senza ragione. Non il peccato dell'uomo ma l'amore per l'uomo spiega Gesù.
E se dicessi anch'io ogni tanto frasi illogiche, come quel «dunque», perché scritte secondo la sintassi dell'amore? Se dicessi: questo mese ho guadagnato di più, dunque quella famiglia in difficoltà che abita accanto potrà pagarsi l'affitto. Se dicessi: oggi ho del tempo libero, dunque posso far riposare mia moglie… Allora capisco dove si trova quel cielo di Dio di cui siamo "cittadini": in quelle isole, in quelle oasi, dove la gente parla la lingua dell'amore.
Fate discepoli tutti i popoli... Non un arruolamento di devoti… ma un contagio, un'epidemia d'amore sparsa sulla terra: "Andate, profumate di cielo le vite che incontrate, insegnate ad amare, immergete le persone nella vita di Dio".

Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo
Le ultime parole di Gesù, da custodire come un tesoro… Ecco cos'è l'ascensione: non un salire in cielo come si sale una scala; non un andare lontano, come nelle nostre rappresentazioni spaziali. In un modo meraviglioso e inspiegabile l'infinitamente "oltre" di Dio viene ad abitare l'infinitamente piccolo: Gesù, al di sopra delle creature e in tutte le creature, come pienezza di vita.

Battezzate e insegnate tutto ciò che vi ho comandato…
Ascensione è la festa del nostro destino che si intreccia con la nostra missione: «Battezzate e insegnate a vivere ciò che ho comandato».
«Battezzare» non significa versare un po' d'acqua sul capo delle persone, ma immergere! "Immergete ogni uomo in Dio, fatelo entrare, che si lasci sommergere dentro la vita di Dio, in quella sua linfa vitale".

(spunti da Ermes Ronchi)

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19) - (01/06/2014)
(vai al testo…)
 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19) - (05/06/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Fare di ogni persona un discepolo (30/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)


mercoledì 24 maggio 2017

Il volto femminile della diaconia


Mario D'Elia, diacono permanente della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi (BA), sposato con Anna, ordinato diacono da don Tonino Bello nel 1993, ha pubblicato diversi libi sul diaconato e la diaconia.
L'ultimo del 2016, Il volto femminile della diaconia (Ed. Insieme).

Nella presentazione del volume si legge:
Sempre, nella storia degli uomini, Dio ha chiamato uomini e donne "secondo il suo cuore" (At 13,22; Rm 8,28) ad essere suoi collaboratori nell'ordine della salvezza.
Egli, pur potendo compiere in solitaria tutta l'opera di Redenzione, nella sua grande libertà, ha scelto la strada della collaborazione, nella consapevolezza della fragilità a cui esponeva la sua opera.
Il Suo coraggio è stato premiato. I chiamati, tra gioie e sofferenze, hanno non solo risposto, ma perseverato nell'opera, pur vivendo la loro esistenza nella ostilità e nella paura.
In ognuno di essi "è Dio infatti che .suscita il valere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni" (Fil 2, 13).



Il volume, Il volto femminile della diaconia, traccia il profilo di alcune donne che con la loro bellezza, con la loro fragilità e con la loro fede, con prudenza e saggezza, e con l'abilità nell'uso della loro femminilità hanno condizionato, come potrebbe sembrare da una lettura superficiale, le scelte dei loro sposi modificando il corso della storia.
Ma tutto questo era nei piani di Dio che, con il loro aiuto, non si lascia imprigionare dalle rigide regole degli uomini. Dio, infatti, ama scegliere i suoi servi secondo il suo cuore e non secondo l'ordine stabilito dagli uomini.
Eva, Sara, Rebecca, Rachele, Rut, l'anonima Samaritana, Maria di Magdala sono solo alcune di queste donne il cui denominatore comune è stato il pronunciare quell' "eccomi" capace di farle grandi al cospetto di Dio e degli uomini.
Collaboratrici a tutto campo, a loro il Risorto affida il compito di annunciare la Resurrezione rendendole così apostole dell'umanità.





Altre pubblicazioni:




DIACONI Dono di Dio all'umanità. Genesi, decadimento, ripristino (Ed. Insieme, 2014)
Il ruolo del diaconato permanente in chiave biblica. Una lettura innovativa.
Diaconi: Genesi, decadimento, ripristino, nel quale partendo da Gesù, mette in evidenza il volto nuovo dei servi di Dio che Gesù ha pensato per loro.
Essi infatti non saranno più solo "chiamati" e "inviati", ma anche "collaboratori" dell'opera di salvezza, affidando loro compiti nuovi all'interno della Chiesa.









DIACONI L'uomo, la vita, il ministero nella Scrittura (Ed. Insieme,2015)
Se la testimonianza rende credibile il cristiano, il servizio rende credibile il diacono. La Chiesa gli chiede di seguire Gesù, che "è venuto per servire e non per essere servito". Evangelizzazione, liturgia e carità, i principali ambiti operativi. Ma la ricerca dell'autore è particolarmente orientata a riscoprire il fondamento biblico del diaconato, riletto attraverso il ministero più che ventennale.
In appendice, l'omelia pronunciata dal vescovo Tonino Bello – grande promotore del diaconato permanente – durante il rito di ordinazione di Mario D'Elia.



A questo proposito rimando al testo dell'omelia di don Tonino Bello, riportata nel mio sito di testi e documenti.
Vedi anche il post Uomini di frontiera… (12/01/2015).

venerdì 19 maggio 2017

Il sogno di Gesù: abitare la mia vita


6a domenica di Pasqua (A)
Atti 8,5-8.14-17 • Salmo 65 • 1 Pietro 3,15-18 • Giovanni 14,15-21
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Se mi amate osserverete i miei comandamenti
Tutto comincia con una parola carica di delicatezza e di rispetto: se mi amate... "Se": un punto di partenza così umile, così libero, così fiducioso. Non si tratta di una ingiunzione (dovete osservare) ma di una constatazione: se amate, entrerete in un mondo nuovo. Quando si ama, lo sappiamo per esperienza, tutte le azioni si caricano di gioiosa forza, di calore nuovo, di intensità inattesa.
Osserverete i miei comandamenti. Miei non tanto perché prescritti da me, ma perché da me vissuti, perché riassumono me e tutta la mia vita: Se mi amate, vivrete come me! Cristo abita così i miei pensieri, le mie azioni, le mie parole e li cambia. E si comincia a prendere quel suo sapore di libertà, di pace, di perdono, che è la bellezza del suo vivere.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi… perché io vivo e voi vivrete
Orfani non lo siete ora e non lo sarete mai: mai orfani, mai abbandonati, mai separati. La presenza di Cristo non è da conquistare, non è da raggiungere, non è lontana. È già data, è dentro, è indissolubile, sorgente zampillante che non verrà mai meno.

Io nel Padre, voi in me, io in voi
Uno diventa ciò che lo abita! Gesù cerca spazi, spazi nel cuore, spazi di relazione. Cerca amore. E il Vangelo racconta la passione di unirsi di Gesù a me: Io nel Padre, voi in me, io in voi.
Dentro, immersi, uniti, intimi. Tralcio unito alla madre vite, raggio nel sole, scintilla nel grande braciere della vita. Gesù ribadisce che l'amore suo è passione di unirsi a me. E questo mi conforta: che io sia amato dipende da Lui, non da me; l'uomo può anche dire di no a Dio, ma Dio non può dire di no all'uomo. Io posso negarlo, lui non potrà mai rinnegare me!
Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui.

(spunti da Ermes Ronchi)

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (Gv 14,15)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Chi ama me, sarà amato dal Padre mio (GV 14,21) - (25/05/2014)
(vai al testo…)
 Chi ama me, sarà amato dal Padre mio (GV 14,21) - (29/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  La consolante promessa di Gesù (21/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)


giovedì 18 maggio 2017

Ascolto obbediente del discepolo


Nel numero 202 della Rivista Il Diaconato in Italia è pubblicato, nella rubrica "Testimonianze", un mio intervento dal titolo "Ascolto obbediente del discepolo".
Riporto qui di seguito l'intero articolo.


Il vescovo, nel rito dell'ordinazione, consegnandomi il libro del vangelo, mi ha detto: «Ricevi il vangelo di Cristo del quale sei diventato l'annunziatore: credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni». Mi porto queste parole impresse nella mente e nel cuore, quasi un sigillo che esprime sempre, in ogni momento della mia vita, il mio dover essere: soprattutto quel «vivi ciò che insegni».
Sono stato ordinato diacono a 45 anni, dopo diversi anni di matrimonio ed un impegno serio fin dalla fanciullezza a tradurre nella mia vita quotidiana la bellezza del vangelo.
Ho avuto la grazia di poter sperimentare sempre di più col crescere dell'età che il rapporto con Dio è un rapporto personale, un "a tu per tu".
Seguire Gesù, dovunque mi avesse voluto, è stata per me l'unica cosa che ho desiderato fare nella vita: tutte le varie "vicissitudini" che mi è capitato di vivere non hanno fatto altro che metter in primo piano l'unica cosa essenziale: Dio, la scelta di Lui prima di ogni altra cosa o persona. I "vestiti", se così si può dire, che alla sequela di Gesù nel corso della vita ho indossato, cioè le situazioni concrete in cui mi sono trovato a vivere, sono stati i vari modi con cui mi veniva chiesto di rendere visibile concretamente questo mio stare con Lui, in una determinata forma o in un'altra. E l'inevitabile dolore, determinatosi ad ogni cambio di "vestito", mi ha radicato sempre di più in ciò che "non passa". Mi ritornano alla mente le parole di una canzone dei tempi della mia giovinezza: «Metto e rimetto una veste come in un gioco d'amore ... So già che Tu vincerai, solo m'importa d'amare».
Stare con Gesù significava per me conoscerlo, sapere tutto di Lui. È stata cura costante della mia vita accogliere le sue Parole come parole che hanno in sé la Vita, che mi danno il senso delle cose; soprattutto avere la coscienza che le parole della persona amata entrano profondamente nell'intimo e ti marcano nel profondo: in un certo senso parli e ragioni con le parole dell'Altro, e cerco di vivere di conseguenza.
Ormai ho imparato, certamente perché Qualcuno mi dà la forza, a non stare a vedere se riesco o non riesco a mettere bene in pratica le parole del vangelo, ma piuttosto a non distogliere lo sguardo dalla Persona che ha pronunciato quelle parole, a guardarla negli occhi e a fidarmi ciecamente di Lei, perché è più importante "stare" con Gesù che imparare bene la "lezione" ed avere il cuore altrove. Allora, nei momenti opportuni, è una gioia ed una scoperta anche intellettuale che riempie l'anima di gratitudine approfondire anche nello studio quello che cerco di vivere nella mia vita quotidiana.
Questo approccio "esistenziale" con la Parola di Dio mi ha fatto capire che avrei dovuto "imparare" con la vita tutte le parole del vangelo, ad una ad una, quasi una quotidiana comunione con Colui che è presente e nell'Eucaristia e nella sua Parola. La fede e l'esperienza mi hanno insegnato che come basta un frammento di ostia santa per cibarmi di "tutto" Gesù, così ogni parola del vangelo contiene "tutto" Gesù: viverne una alla volta significa cibarmi di "tutto" Gesù e sperimentare così tutta la sua presenza in me, nella mia vita. È un esercizio che dà i suoi frutti: mi spinge ad "appropriarmi" di ogni parola e mi rende credibile alle persone alle quali sono mandato o con le quali vivo o lavoro: ciò contribuisce ad un sempre rinnovato cambio di mentalità e mi unifica interiormente cercando di dare risposta alla menzogna esistenziale tra il predicato e il vissuto.
Prendere ogni giorno una Parola e cercare di viverla è anche un esercizio ascetico (che preferisco ad altri che non vado a cercare), più consono al mio stile di vita in mezzo al mondo, perché essere paziente, ad esempio, o misericordioso o puro... o accogliere l'altro, chiunque esso sia, è anche "penitenza", "croce": ma ad ogni "affanno", "ecco subito la gioia", l'interiore risposta di Colui che mi ha scelto. E scopro con sorpresa che, alla fine, tutte le varie parole del vangelo, diverse magari una dall'altra, mi fanno sperimentare una cosa sola, l'unione con Dio. Scopro che ciascuna di esse, nella loro essenza, sono Amore: se amo mi devo annullare, se amo sperimento l'unità, che è il Paradiso!
Questa esperienza diventa visibile quando posso comunicare ad altri la vita che nasce dalla Parola. La prima palestra è la famiglia, innanzitutto con mia moglie Chiara. Insieme ci confrontiamo quotidianamente, sforzandoci di andare al di là dei nostri limiti, perché la forza della nostra unità nasce da questa comunione con la Parola vissuta e comunicata, con semplicità, nella gioia e nel dolore, nelle delusioni che la nostra vocazione ecclesiale comporta e nella gratitudine per aver ricevuto un dono così grande, sperimentando così che l'essere "una sola carne" è essere "uno" in Gesù che ci ha uniti e come tali ci vede.
È straordinario constatare come le persone si accorgano se nella mia vita di diacono, nelle parole che dico, nelle omelie che faccio, è presente la persona di mia moglie; se la mia vita evangelica che cerco di trasmettere non è solo mia, ma è frutto della nostra unità. Sperimentiamo così la bellezza della famiglia diaconale, che sentiamo speciale, perché, famiglia come tutte le altre, è però al servizio del mondo sacerdotale, per il legame profondo che attraverso il marito diacono ha con il sacramento dell'ordine.
I frutti di questo stile di vita li posso anche cogliere nella vita in seno alla comunità parrocchiale che sono chiamato a servire. Sono stupito da come le persone siano sensibili ad un approccio alla vita del vangelo che coinvolga la loro vita quotidiana. Sentono che, prima di ogni attività nell'impegno della parrocchia, quello che vale è non venir mai meno a questo rapporto con la Parola, che insieme proponiamo a tutti, ma che primariamente cerchiamo di attuare tra noi, tra le persone più sensibili, comunicandocene i frutti che essa produce.
Senza accorgerci, soprattutto in certi momenti nei quali siamo più sensibili alle cose dello spirito, ci ritroviamo a sperimentare quel senso di famiglia che la Parola produce e che l'Eucaristia consolida. E questo è lievito che contagia.
Nella mia vita lavorativa (ora sono in pensione) ho fatto l'esperienza di quanto importante sia la testimonianza prima ancora della parola, di qualsiasi parola.
Emblematica per me è stata una volta l'esperienza con un collega, non tanto praticante, che la domenica del Corpus Domini mi ha visto in processione accanto al vescovo. L'indomani sul lavoro mi ha fatto notare, quasi compiaciuto (e questo mi ha sorpreso), di avermi visto in processione. Non ne abbiamo più parlato per parecchio tempo, continuando però a mantenere, come sempre, buoni rapporti sul lavoro. Un giorno questo collega viene ricoverato all'ospedale per un male serio. Io vado a trovarlo. Appena mi vede, si alza dal letto, lascia la moglie nella camera e, prendendomi sotto braccio, mentre camminiamo lungo il corridoio, mi racconta di sé: sono momenti profondi e preziosi. Alcuni giorni dopo vengo a sapere che è morto.
Ho capito allora che dietro ad ogni incontro si manifesta sempre l'amore di Dio per ciascuno di noi e che l'attenzione al prossimo deve essere tale da far sì che nessuno ci sfiori invano.
Sperimento ogni giorno che accogliere in me la Parola è come essere scorzato nel vivo del mio "io". Su questa "parte viva" è possibile fare l'esperienza di essere innestati nella Persona di Gesù e facilitare l'opera dello Spirito all'unità con i fratelli con i quali desidero condividere questa vita evangelica. Nella comunione eucaristica questo diventa realtà, fatti figli nel Figlio. Ed in tutta verità, per una grazia che viene dall'Alto, posso rivolgermi al Padre con le stesse parole di Gesù: «Padre, che tutti siano una cosa sola, come io e te».

venerdì 12 maggio 2017

Gesù, la strada che ci porta a Dio:
 Guardare Gesù è capire Dio!


5a domenica di Pasqua (A)
Atti 6,1-7 • Salmo 32 • 1 Pietro 2,4-9 • Giovanni 14,1-12
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me
Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fiducia. L'invito del Maestro ad assumere questi due atteggiamenti vitali a fondamento del nostro rapporto di fede: un «no» gridato alla paura e un «sì» consegnato alla fiducia. Parole primarie del nostro rapporto con Dio e con la vita, quelle che devono venirci incontro appena aperti gli occhi, ogni mattina: scacciare la paura, avere fiducia.
Avere fiducia (negli altri, nel mondo, nel futuro) è atto umano, vitale, che tende alla vita. Senza la fiducia non si può essere umani. Senza la fede in qualcuno non è possibile vivere. Io vivo perché mi fido. È in questo atto umano che la mia fede in Dio trova respiro.

Io sono la via la verità e la vita
Tre parole immense, che nessuna spiegazione può esaurire.
Io sono la via: la strada per arrivare a casa, a Dio, al cuore, agli altri; una via davanti alla quale non si erge un muro o uno sbarramento, ma orizzonti aperti. Sono la strada che non si smarrisce, ma va verso la storia più ambiziosa del mondo, il sogno più grandioso mai sognato, la conquista - per tutti - di amore e libertà, di bellezza e di comunione: con Dio, con il cosmo, con l'uomo.
Io sono la verità: non in una dottrina, né in un libro, né in una legge migliori delle altre, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell'uomo e il volto d'amore del Padre. Il cristianesimo non è un sistema di pensiero o di riti, ma una storia e una vita.
Io sono la vita. Gesù è la vita: "io faccio vivere!". La mia vita si spiega con la vita di Dio. Nella mia esistenza più Dio, più Vangelo entra nella mia vita, più io sono vivo. Nel cuore, nella mente, nel corpo. E si oppone alla pulsione di morte, alla distruttività che nutriamo dentro di noi con le nostre paure, alla sterilità di una vita inutile.

Mostraci il Padre… Chi ha visto me ha visto il Padre
Infine interviene Filippo: «Mostraci il Padre, e ci basta». È bello che gli Apostoli chiedano, che vogliano capire, come noi. Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre.
Guardo Gesù, guardo come vive, come ama, come accoglie, come muore… e capisco Dio e la vita.

(spunti da Ermes Ronchi)

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Gv 14,1)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Vado a prepararvi un posto (GV 14,2) - (18/05/2014)
(vai al testo…)
 Vado a prepararvi un posto (GV 14,2) - (22/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Gesù, l'unica Via (16/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 11 maggio 2017

Il Diaconato in Italia
 Accogliere la Parola, accogliere e servire l'altro



Il diaconato in Italia n° 202
(gennaio/febbraio 2017)

Accogliere la Parola, accogliere e servire l'altro





ARTICOLI
Accogliere la Parola per accogliere l'altro (Giuseppe Bellia)
La figura dello straniero nella Scrittura (Carlo Maria Martini)
Ascoltare e accogliere la Parola (Giovanni Chifari)
«A quanti l'hanno accolto» (Giuseppe Bellia)
Cosa nasce da una quotidiana familiarità con la Parola? (Andrea Spinelli)
Il dovere sacro dell'ospitalità e la novità dell'accoglienza (Gabriele F. Bentoglio)
Servi inutili (Francesco Giglio)
La parola e la carità (Virginio Colmegna)
Città luogo di accoglienza? (Paola Castorina)
Strumenti di accoglienza (Gaetano Marino)
Non serve un altro Concilio (Paolo Tondelli)
Parola, eucaristia, agape (Enzo Petrolino)
Giovani, fede e discernimento vocazionale (G. C.)
Servo dei poveri: l'identità del diacono (Pasquale Violante)

TESTIMONIANZE
Ascolto obbediente del discepolo (Luigi Vidoni)
Nel mondo dell'istruzione (Piero Meroni)


(Vai ai testi…)


venerdì 5 maggio 2017

Chiamati per nome ad una pienezza di vita


4a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a. 36-41 • Salmo 22 • 1 Pietro 2,20b-25 • Giovanni 10,1-10
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Il buon pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome…
Non l'anonimato del gregge, ma nella sua bocca il mio nome proprio. Io sono un chiamato, con il mio nome unico pronunciato da lui come nessun altro sa fare. Con il mio nome al sicuro nella sua bocca, tutta la mia persona al sicuro con lui.

E le conduce fuori e cammina davanti ad esse…
Le conduce fuori: il nostro non è un Dio dei recinti chiusi ma degli spazi aperti, di liberi pascoli. E cammina davanti ad esse: non un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini e inventa strade, è davanti e non alle spalle. Non pastore che rimprovera e ammonisce per farsi seguire, ma uno che precede e seduce con il suo andare, che affascina con il suo esempio.
E troveranno pascolo: Gesù promette a chi va con lui un di più di vita, un centuplo di fratelli e case e campi. Promette una vita piena.

Io sono la porta delle pecore…
Cristo è passaggio, apertura, porta spalancata che immette nella terra dell'amore leale, più forte della morte (se uno entra attraverso di me sarà salvato); più forte di tutte le prigioni (entrerà e uscirà), dove si placa tutta la fame e la sete della storia (troverà pascolo).

Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza
Non solo la vita necessaria, non solo la vita indispensabile, non solo quel respiro, quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma la vita esuberante, magnifica, eccessiva, vita che dirompe gli argini e sconfina…, che profuma di amore, di libertà e di coraggio.

Pienezza dell'umano è il divino in noi, diventare figli di Dio: i quali non da sangue, non da carne, ma da Dio sono nati (cf. Gv 1,13 ). Diventare consapevoli di ciò che già siamo, figli. E non c'è parola che abbia più vita dentro!
Allora urge cambiare il riferimento di fondo della nostra fede: non è il peccato dell'uomo il movente della storia di Dio con noi, ma l'offerta di una vita piena, elargita in abbondanza.

(spunti da Ermes Ronchi)

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono la porta delle pecore (Gv 10,7)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (GV 10,3) - (11/05/2014)
(vai al testo…)
 Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (GV 10,3) - (15/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Gesù, l'unico Pastore (9/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 4 maggio 2017

Mane nobiscum, Domine!




Mane nobiscum, Domine!

Come i due discepoli del Vangelo,
ti imploriamo, Signore Gesù: rimani con noi!
Tu, divino Viandante,
esperto delle nostre strade
e conoscitore del nostro cuore,
non lasciarci prigionieri delle ombre della sera.
Sostienici nella stanchezza,
perdona i nostri peccati,
orienta i nostri passi sulla via del bene.
Benedici i bambini,
i giovani, gli anziani,
le famiglie, in particolare i malati.
Benedici i sacerdoti e le persone consacrate.
Benedici tutta l'umanità.
Nell'Eucaristia ti sei fatto "farmaco d'immortalità":
dacci il gusto di una vita piena,
che ci faccia camminare su questa terra
come pellegrini fiduciosi e gioiosi,
guardando sempre al traguardo della vita che non ha fine.
Rimani con noi, Signore!
Rimani con noi!

(Giovanni Paolo II, dal Discorso in occasione dell'inizio dell'Anno dell'Eucaristia 2004-2005)


mercoledì 3 maggio 2017

Il Diaconato in Italia – Indice 2017




Il Diaconato in Italia
Periodico bimestrale di animazione per le chiese locali

Indice 2017 (anno 49°)







Titolo dell'annata:
I DIACONI CHIAMATI AD ACCOGLIERE, ASCOLTARE E SERVIRE


Temi monografici:

n° 202 – gennaio/febbraio 2017
Accogliere la Parola, accogliere e servire l'altro

n° 203 – marzo/aprile 2017
Luoghi e forme della diaconia agli ultimi

n° 204 – maggio/giugno 2017
Lo straniero interpella il ministero dei diaconi

n° 205 – luglio/agosto 2017
Diaconi: curarsi di chi ha cura degli altri

n° 206/207 – settembre/dicembre 2017
Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati



Vai ai testi…

lunedì 1 maggio 2017

La gioia di una presenza: Gesù, con noi, tutti i giorni…


Parola di vita – Maggio 2017

«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20)

Al termine del suo Vangelo, Matteo racconta gli ultimi avvenimenti della vita terrena di Gesù. Egli è risorto ed ha portato a compimento la sua missione: annunciare l'amore rigenerante di Dio per ogni creatura e riaprire la strada verso la fraternità nella storia degli uomini. Per Matteo, Gesù è «il Dio con noi», l'Emmanuele promesso dai profeti, atteso dal popolo di Israele.
Prima di tornare al Padre, Egli raccoglie i discepoli, quelli con i quali aveva condiviso più da vicino la sua missione, ed affida loro di prolungare la sua opera nel tempo.
Un'impresa ardua! Ma Gesù li rassicura: non li lascia soli; anzi: promette di essere con loro ogni giorno, per sostenerli, accompagnarli, incoraggiarli «fino alla fine del mondo».
Con il suo aiuto, saranno testimoni dell'incontro con Lui, della sua parola e dei suoi gesti di accoglienza e misericordia verso tutti, perché tanti altri possano incontrarlo e formare insieme il nuovo popolo di Dio fondato sul comandamento dell'amore.

Potremmo dire che la gioia di Dio è proprio questo stare con me, con te, con noi ogni giorno, fino alla fine della nostra storia personale e della storia dell'umanità.
Ma è così? È davvero possibile incontrarlo?
Egli «è dietro l'angolo, è accanto a me, a te. Si nasconde nel povero, nel disprezzato, nel piccolo, nell'ammalato, in chi chiede consiglio, in chi è privo di libertà. È nel brutto, nell'emarginato… Lo ha detto: "…ho avuto fame e 'mi' avete dato da mangiare…" [1] … Impariamo a scoprirlo lì dove è» [2].
È presente nella sua Parola che, se messa in pratica, rinnova la nostra esistenza; è su ogni punto della terra nell'Eucaristia ed opera anche attraverso i suoi ministri, servitori del suo popolo. È presente quando generiamo concordia intorno a noi [3]; allora la nostra preghiera al Padre è più efficace e troviamo luce per le scelte di ogni giorno.
«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»: quanta speranza dà questa promessa, che ci incoraggia a cercarlo sul nostro cammino. Apriamo il cuore e le mani all'accoglienza e alla condivisione, personalmente e come comunità: nelle famiglie e nelle chiese, nei luoghi di lavoro e nei momenti di festa, nelle associazioni civili e religiose; incontreremo Gesù e Lui ci stupirà con la gioia e la luce, segni della sua presenza.

Se ogni mattina ci alzeremo pensando: «Oggi voglio scoprire dove Dio vuole incontrarmi!» potremo fare anche noi un'esperienza gioiosa come questa:
«La mamma di mio marito è affezionatissima a suo figlio, fino a esserne gelosa. Un anno fa le è stato diagnosticato un tumore: necessita di cure ed assistenza, che la sua unica figlia non è in grado di darle. In quel periodo, partecipo alla Mariapoli [4] e l'incontro con Dio Amore mi cambia la vita. La prima conseguenza di questa conversione è la decisione di accogliere mia suocera in casa, superando ogni timore. La luce che mi si è accesa in cuore me la fa vedere con occhi nuovi. Ora so che è Gesù che curo e assisto in lei.
Lei ricambia, con mia sorpresa, ogni mio gesto con altrettanto amore.
Trascorrono mesi di sacrifici e, quando mia suocera parte serena per il cielo, lascia pace in tutti.
In quei giorni mi accorgo di essere in attesa di un bimbo, che da nove anni desideriamo! Questo figlio è per noi il segno tangibile dell'amore di Dio» [5].

Letizia Magri

----------
[1] Cf. Mt 25,35.
[2] Cf. Chiara Lubich, Parola di vita/giugno – Scoprire Dio vicino, CN, 26, [1982],10, p.44.
[3] Cf. Mt 18,20.
[4] Incontro estivo del Movimento dei Focolari.
[5] In "I fioretti di Chiara e dei Focolari", a cura di Doriana Zamboni, Ed. San Paolo 2002, pp.43-44.

Fonte: Città Nuova n. 4/Aprile 2017


domenica 30 aprile 2017

Il mese di Maggio con don Tonino Bello




Propongo per il Mese di Maggio una raccolta giornaliera di testi mariani di don Tonino Bello, da Maria, donna dei nostri giorni.

Vai ai testi giornalieri…







  1 Maggio – Maria, donna feriale
  2 Maggio – Maria, donna senza retorica
  3 Maggio – Maria, donna dell'attesa
  4 Maggio – Maria, donna innamorata
  5 Maggio – Maria, donna gestante
  6 Maggio – Maria, donna accogliente
  7 Maggio – Maria, donna del primo passo
  8 Maggio – Maria, donna missionaria
  9 Maggio – Maria, donna di parte
10 Maggio – Maria, donna del primo sguardo
11 Maggio – Maria, donna del pane
12 Maggio – Maria, donna di frontiera
13 Maggio – Maria, donna coraggiosa
14 Maggio – Maria, donna in cammino
15 Maggio – Maria, donna del riposo
16 Maggio – Maria, donna del vino nuovo
17 Maggio – Maria, donna del silenzio
18 Maggio – Maria, donna obbediente
19 Maggio – Maria, donna di servizio
20 Maggio – Maria, donna vera
21 Maggio – Maria, donna del popolo
22 Maggio – Maria, donna che conosce la danza
23 Maggio – Maria, donna del sabato santo
24 Maggio – Maria, donna del terzo giorno
25 Maggio – Maria, donna conviviale
26 Maggio – Maria, donna del piano superiore
27 Maggio – Maria, donna bellissima
28 Maggio – Maria, donna elegante
29 Maggio – Maria, donna dei nostri giorni
30 Maggio – Maria, donna dell'ultima ora
31 Maggio – Santa Maria, compagna di viaggio

Vai ai testi giornalieri…

-------------------
Vedi anche:
Il Mese di Maggio con papa Francesco (raccolta di testi mariani tratti dagli interventi di papa Francesco sulla Vergine Maria).
Vai ai testi giornalieri…

venerdì 28 aprile 2017

Gesù, invisibile presenza che nulla chiede e tutto dà


3a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a.22-33 • Salmo 15 • 1 Pietro 1,17-21 • Luca 24,13-35
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus
La strada da Gerusalemme a Emmaus è metafora delle nostre vite, racconta sogni in cui avevamo tanto investito e che hanno fatto naufragio...
I due discepoli abbandonano la città di Dio per il loro villaggio, escono dalla grande storia e rientrano nella normalità del quotidiano. Tutto finito, si chiude, si torna a casa. Emmaus dista da Gerusalemme due ore di cammino, due ore trascorse a parlare di quel sogno in cui avevano tanto sperato, un sogno naufragato nel sangue.

Mentre conversavano Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro
Loro se ne stanno andando e lui li raggiunge. Con Dio succede questa cosa controcorrente: non accetta che ci arrendiamo, Dio non permette che abbandoniamo il campo. Con Dio c'è sempre un dopo. Un Dio delle strade, continuamente in cerca di noi.

Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele…
E cominciando da Mosè, spiegò loro in tutte le Scritture…

Noi speravamo…, invece... Nella loro idea il Messia non poteva morire sconfitto, il Messia doveva trionfare sui nemici. Non hanno capito e lui riprende a spiegare. E interpretando le scritture, mostrava che il Cristo doveva patire. Fa comprendere quella che è da sempre l'essenza del cristianesimo: la Croce non è un incidente, ma la pienezza dell'amore, che cambia la comprensione di Dio e della vita.
I due camminatori ascoltano e scoprono una verità immensa: c'è la mano di Dio posata là dove sembra impossibile, proprio là dove sembrava assurdo, sulla croce. La mano di Dio così nascosta da sembrare assente, sta tessendo il filo d'oro della tela del mondo. Forse, più la mano di Dio è nascosta più è potente.

Non ci bruciava forse il cuore mentre ci spiegava le Scritture?
Il primo miracolo si compie già lungo la strada. Trasmettere la fede non è consegnare delle nozioni di catechismo, ma accendere cuori, contagiare di calore e di passione chi ascolta. E dal cuore acceso dei due pellegrini escono parole che sono rimaste tra le più belle che sappiamo: Resta con noi, Signore, rimani con noi, perché si fa sera. Resta con noi quando la sera scende nel cuore, resta con noi alla fine della giornata, alla fine della vita. Resta con noi, e con quanti amiamo, nel tempo e nell'eternità. No, lui non se n'è mai andato

Lo riconobbero nello spezzare il pane
Spezzare il pane e darlo. Lui che non ha mai spezzato nessuno, spezza se stesso. Lui che non chiede nulla, offre tutto di sé. E proprio in quel momento scompare.
Il vangelo dice letteralmente: divenne invisibile. Non se n'è andato altrove, è diventato invisibile, ma è lì con loro. Scomparso alla vista, ma non assente, in cammino con tutti quelli che sono in cammino, Parola che spiega e interpreta la vita, Pane per la fame di vita.

(spunti da Ermes Ronchi)

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Egli entrò per rimanere con loro (Lc 24,29)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (4/05/2014)
(vai al testo…)
 Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (8/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  In cammino con il Risorto (02/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

mercoledì 26 aprile 2017

Il Diaconato in Italia
 Le sfide diaconali della misericordia



Il diaconato in Italia n° 201
(novembre/dicembre 2016)

Le sfide diaconali della misericordia
«Giustizia e pace si baceranno»






ARTICOLI
Come formare oggi alla giustizia? (Giuseppe Bellia)
Diaconi: pace da accogliere e da donare (Enzo Petrolino)
Giustizia e pace: per ricostruire il tessuto sociale (Gaetano Marino)
Per una coscienza della storia (G. Chifari)
Don Alberto, don Beppe e il libro "galeotto" (Giorgio Agagliati)
Vocazione all'amore (Omelia Di Simone)

SPECIALE
Introduzione alla giornata di studio per i 50 anni della Comunità del diaconato permanente in Italia (Massimo Camisasca)
La profezia di Alberto Altana e la Comunità del diaconato (Vittorio Cenini)
Un prete consegnato al suo ministero (Francesco Braghiroli)
Don Alberto Altana profeta della diaconia (Pippo Piacentini)
Don Giuseppe Dossetti e il diaconato (Enrica Bedini)
A 50 dalla nascita della Comunità (Giacomo Casoli)

TESTIMONIANZE
«Il seme cadde nel buon terreno» (Francesco Giglio)
Convegno dei diaconi del Triveneto (Gino Cintolo)
Giornata regionale dei diaconi della Campania (Pasquale Violante)


(Vai ai testi…)

venerdì 21 aprile 2017

Dalle piaghe aperte, non sangue ma luce e misericordia


2a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,42-47 • Salmo 117 • 1 Pietro 1,3-9 • Giovanni 20,19-31
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Mentre erano chiuse le porte… venne Gesù…
I discepoli erano chiusi in casa per paura dei Giudei. Hanno tradito, sono scappati, hanno paura… Raffigurazione di un gruppo di persone allo sbando, e quindi poco affidabili… E tuttavia Gesù viene!
È una comunità dove non si sta bene, con porte e finestre sbarrate, dove manca l'aria. E tuttavia Gesù viene. Non al di sopra, non ai margini, ma, dice il Vangelo «in mezzo a loro». E dice: «Pace a voi!». Non si tratta di un augurio o di una promessa, ma di una affermazione: la pace è! È scesa dentro di voi, è iniziata e viene da Dio. Una pace sulle nostre paure, sui nostri sensi di colpa, sulle insoddisfazioni che scolorano i nostri giorni…

Tommaso non era con loro quando venne Gesù…
Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi…

Tommaso vuole delle garanzie, ed ha ragione, perché se Gesù è vivo, cambia tutto. Tommaso sperimenta la fatica di credere, come noi. Eppure in nessuna parte del Vangelo è detto che la fede senza dubbi, granitica, sia più sicura e affidabile della fede intrecciata alle domande. Non esiste fede esente da domande e da dubbi. Tommaso però, pur dissentendo dagli altri apostoli, non abbandona il gruppo, rimane e il gruppo, a sua volta, non lo esclude. Modello per le nostre assemblee: quando i dubbi sorgono, quando situazioni difficili o errori della comunità ti scoraggiano, non andartene, non isolarti, non sentirti escluso, resta all'interno della comunità. Non stancarti di porre le tue domande: qualcuno, custode della luce, ti porterà la risposta.

Otto giorni dopo… venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo...
Mi conforta pensare che se trova chiuso, Gesù non se ne va; se tardo ad aprire, otto giorni dopo è ancora lì. Venne Gesù... poi disse a Tommaso... Gesù viene, non per essere acclamato dai dieci che credono, ma per andare in cerca proprio dell'agnello smarrito, lascia i dieci al sicuro e si dirige verso colui che dubita: Metti qua il tuo dito, stendi la tua mano, tocca! A Tommaso basta quel gesto. Colui che tende le mani verso di te, voce che non ti giudica ma ti incoraggia e ti chiama, è Gesù. Non possiamo sbagliare! C'è un foro nelle sue mani, c'è un colpo di lancia nel suo fianco, sono i segni dell'amore, che Gesù non nasconde, anzi, quasi esibisce: il foro dei chiodi, toccalo; lo squarcio nel costato, puoi entrarci con una mano. Piaghe che non ci saremmo aspettati, convinti che la risurrezione avrebbe rimarginato per sempre le ferite del venerdì santo. E invece no! L'amore ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l'alfabeto delle ferite. Indelebili ormai, proprio come l'amore. Ma dalle piaghe aperte non sgorga più sangue, bensì luce e misericordia. E nella mano di Tommaso, che trema, ci sono tutte le nostre mani.

Mio Signore e mio Dio!
Tommaso passa dall'incredulità all'estasi: Mio Signore e mio Dio! Mio come lo è il respiro e, senza, non vivrei. Mio come lo è il cuore e, senza, non sarei. La vitalità di Dio mi è compagna, l'avverto quale energia vitale che sale, si dilata dentro e mette gemme di luce. Mi offre due mani piagate perché ci riposi e riprenda fiato e coraggio. E dico a me stesso: Io appartengo a un Dio vivo, non a un Dio compianto.
Questa è la parola che mi è compagna, dolce, fortissima: Io appartengo a un Dio vivo!

(spunti da Ermes Ronchi)

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (27/04/2014)
(vai al testo…)
 Tutti i credenti stavano insieme (At 2,44) - (01/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Misericordia, secondo nome dell'amore (25/04/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 20 aprile 2017

Seguimi!


L'invito di Gesù a seguirlo risuona in modo speciale oggi, giorno anniversario della mia ordinazione diaconale. Seguire Lui ha una connotazione ben precisa: è seguirlo nel suo "dare la vita", in quel suo essere "venuto non per farsi servire, ma per servire e dare la vita" (cf Mt 20,28).
San Paolo scrive: «Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso» (1Cor 2,2). È una scelta di Dio che ha una precisa configurazione: scegliere Dio in Gesù crocifisso e abbandonato.
Scrive Chiara Lubich a questo proposito: «La scelta di Dio è una sola: la scelta di Dio in Gesù Abbandonato. È in Lui il Dio-Amore che abbiamo scelto, è in Lui la volontà di Dio su di noi, è in Lui la possibilità d'attuazione del Comandamento nuovo, della misura cioè dell'amore che esso richiede. È Gesù Abbandonato vissuto la possibilità, l'unica possibilità, per avere Gesù fra noi. È amando Lui che riusciremo ad essere "altra Maria". Amando Lui concorreremo efficacemente a realizzare il Testamento di Gesù. Con Lui vivremo veramente la Chiesa. […]
Gesù Abbandonato è il nostro stile d'amore. Egli ci insegna ad annullare tutto in noi e fuori di noi, per "farci uno" con Dio; ci insegna a far tacere pensieri, attaccamenti, a mortificare i sensi, a posporre persino le ispirazioni per potersi "fare uno" con i prossimi, che vuol dire servirli, amarli.
La radicalità che caratterizza la scelta di Gesù Abbandonato (…) ci arriva come un monito non solo ad abbracciare tutti i dolori che sopravvengono quale l'incontro con lo Sposo, atteso, e quindi accolto sempre, subito, con gioia, ma a contemplare in Lui la misura del nostro amore per il prossimo: misura senza misura nel dovere di dar tutto, nel non riservare nulla per se stessi, nemmeno i valori più spirituali, nemmeno i più divini; a imitare da Lui la sua misura d'amare, nella pratica eroica di tutte le virtù che l'amore contiene. […]
Lì è tutto. È tutto l'amore di un Dio».
(Cf. Chiara Lubich, L'unità e Gesù Abbandonato, Città Nuova)

----------------
Rimando ad altri post relativi alla mia ordinazione diaconale.

Gratitudine! (20/04/2016)
Stare nella tua casa (20/04/2015)
Chiara, mia moglie (26/04/2011)
Il diacono e il suo vescovo (20/04/2011)
Modello di ogni diaconia (19/04/2011)
Il mio sì (20/04/2010)
Ricordando quel giorno (19/04/2009)
Eccomi (19/04/2008)
Per conoscerci… (la nostra esperienza) (24/02/2008)

martedì 18 aprile 2017

Il diaconato in Italia: 200 numeri sempre a servizio dei diaconi


Dal sito ZENIT (Il mondo visto da Roma) (https://it.zenit.org/ - Chiesa e Religione) Riporto l'articolo di Giovanni Chifari sul numero 200 della Rivista Il diaconato in Italia. Giovanni Chifari è docente di Teologia biblica presso l'Istituto Scienze Religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia e collabora alla Rivista Il diaconato in Italia.
Del n° 200 della Rivista ho già parlato in un mio post del 10 aprile.

Questo l'articolo di Zenit:

Il diaconato in Italia: 200 numeri sempre a servizio dei diaconi

In quasi mezzo secolo è stata testimone degli epocali cambiamenti della Chiesa, dal Concilio ad oggi
4 Gennaio 2017 – Giovanni Chifari

Il diaconato in Italia, periodico bimestrale della comunità del diaconato in Italia, ha recentemente pubblicato il suo 200° numero. Una storia lunga quasi mezzo secolo, che dall'aprile del 1968 vede la rivista offrire un servizio a favore del ministero diaconale nella nostra Chiesa. Fondata e diretta da don Alberto Altana, la rivista è in seguito diretta per oltre venticinque anni dal presbitero e teologo biblico don Giuseppe Bellia che nell'editoriale ricorda come sia «l'unica a occuparsi a tutto campo del servizio diaconale seguendo il cammino che va dal discernimento alla formazione e dal ministero alle nuove frontiere di impegno apostolico». In questa segnalazione seguiremo alcune linee dell'editoriale del duecentesimo.

In crisi già dal IV secolo, per il mutato paradigma organizzativo delle Chiese, dal modello della diaconia di Cristo a quello del cursus honorum recepito dall'Impero, il diaconato si avvia verso una graduale ibernazione che durerà oltre dieci secoli, giungendo a Trento ormai atrofizzato. Proprio nel Concilio tridentino si profilò l'ipotesi di rilancio e di ripristino ma dovranno passare altri quattrocento anni prima della decisione del Concilio Vaticano II. Che sono dunque, rispetto a quest'arco temporale, i quasi cinquant'anni di attuale restaurazione? Comprendiamo quindi la confessione che Giuseppe Dossetti fece a Carlo Maria Martini: "Il diaconato sarà il tema più importante dell'ecclesiologia concreta dell'avvenire". È questo uno dei "luoghi" di servizio della rivista "Il diaconato in Italia", pagine che testimoniano altresì tappe e tempi del percorso storico pastorale delle nostre chiese.

Nei primi vent'anni (1968-1988), sotto la direzione di don Alberto Altana, la rivista accompagna i primi passi del ministero, offrendo preziosi spunti e indicazioni, monitorando costantemente la ricezione del diaconato nelle diocesi europee e nel mondo, e contribuendo a creare senso di identità e di appartenenza. Con impegno e generosità ci si muove su un terreno ignoto e si punta sull'informazione e la condivisione di esperienze, favorendo il confronto su temi e prime problematiche che si presentano nell'esercizio del ministero. Sono anni in cui appare prevalente un approccio passionale e gli scritti non riescono a trattenere sentimenti che oscillano dall'entusiasmo allo scoraggiamento di fronte ai possibili futuri scenari del servizio diaconale. La rivista riporta il dibattito ecclesiale che va suscitando la ripresa del diaconato e l'annosa questione del diaconato delle donne, si sofferma più volte sul rapporto tra diaconato e laicato e cerca di valorizzare la specificità del carisma diaconale.

Alla fine degli anni Ottanta sorgono però nuove esigenze, «si doveva passare dalla fase pionieristica e un po' volontaristica degli inizi – rileva il direttore – a una stagione più aperta e pensata, ma non per questo meno appassionata e generosa». Il diaconato si inizia a diffondere un po' più capillarmente, specialmente nel sud Italia, e lì dove accolto contribuisce a ridisegnare il volto delle nostre chiese. Da qui la necessità che anche la rivista si facesse carico di un diverso tipo di accompagnamento, puntando di più sulla formazione ministeriale dei diaconi. Inizia in questi anni, a partire dal 1991, la collaborazione di don Giuseppe Bellia, con alle spalle un'esperienza di anni di deserto in terra santa al seguito di don Giuseppe Dossetti e un tempo di esperienza missionaria in Messico e in Brasile, oltre che una competenza teologica. Il suo profilo è suggerito proprio da don Giuseppe Dossetti, in seguito alle richieste dei diaconi di Reggio Emilia, per le gravi condizioni di salute di don Alberto Altana e in vista dell'urgenza di rilanciare la rivista sul piano dei contenuti e della riflessione teologica. Il contributo di don Bellia, che si era occupato da oltre cinque anni della formazione dei diaconi nella diocesi di Lucca, sotto il Vescovo Giuliano Agresti, ha consentito di individuare alcuni aspetti imprescindibili dai quali era necessario ripartire. Si trattava della sacramentalità del diaconato, del legame tra i diaconi e la persona del Vescovo, che il teologo biblico vede «non come una sudditanza amorfa» ma come «un'obbedienza creativa». In sintonia con la riflessione dossettiana, precisava che la diffusione del diaconato doveva essere in stretta connessione con «la promozione, guida e discernimento delle funzioni» operate dai vescovi. Inoltre si doveva riscoprire il ruolo dei diaconi come «animatori ordinari del servizio nelle comunità dei credenti» ed essi stessi dovevano potersi percepire come «lieti promotori di fraternità» che donano «qualità evangelica ai rapporti interpersonali».

Ripercorrendo il cammino della rivista degli ultimi venticinque anni, mi sembra che uno dei punti più qualificanti dell'apporto dato alla rivista sia stato proprio quello di aver inserito la riflessione sul diaconato dentro le coordinate della ricerca teologica e dello stesso dinamismo teologale, consolidando la dimensione sacramentale della diaconia ordinata nelle diverse chiese. Un percorso, ancora in itinere, che si è dispiegato assumendo quali coordinate orientative il primato della Scrittura e la centralità dell'Eucarestia in Cristo e nella Chiesa come sorgenti del servizio, dentro un'ecclesiologia di comunione, ontologica e non funzionale, autentica eredità del Concilio Vaticano II. Lettura che ha gradualmente educato a una visione del diaconato non solamente come segno sacramentale del Cristo servo, ma anche del Cristo sposo, nella consapevolezza che esso appartiene al sacramento dell'Ordine sacro.

Nello stesso tempo si registra la fiducia accordata all'apporto delle scienze umane, utili per delineare il profilo sociologico del diacono, e lo spazio alla voce delle donne e alla loro sensibilità nel testimoniare la diaconia materna della Chiesa. Linea editoriale che ha altresì puntato alla valorizzazione dei binomi tematici discernimento-formazione, diaconia-carità, pace-fraternità, servizio ai poveri, agli ultimi e verso ogni forma di marginalità.

Insomma quella fase "più pensata" effettivamente c'è stata e ha aiutato a non far cadere nell'oblio quella ricchezza sacramentale e teologica, già per troppi secoli ibernata. «A che serve infatti una diaconia ingessata?» scrive il direttore nell'editoriale del giubileo del duemila. E poi ancora: Il diaconato è percepito come "profezia" per le nostre Chiese? È necessario ripensare o riqualificare il servizio dei diaconi? La diaconia ordinata non è paradigma della kenosi divina? Come non spegnere lo Spirito, esaminare le profezie e discernere ogni cosa?

In questi ultimi anni la rivista si è altresì avvalsa del contributo puntuale e appassionato del diacono Enzo Petrolino che ha contribuito a tenere sempre vivo, anche sul piano delle pubblicazioni, il legame tra sviluppo del diaconato e cammino della Chiesa, con delle analisi attente ai convegni nazionali ecclesiali, alla raccolta dei documenti e dei pronunciamenti magisteriali sul diaconato e a una visione attuale e incarnata del servizio dei diaconi. Similmente la rivista va avanti anche attraverso l'imprescindibile contributo di chi nel segno di un'inevidente e silenziosa diaconia, serve Cristo e la Chiesa.

Con speranza e fiducia, facciamo infine nostro l'invito di don Giuseppe Bellia nell'editoriale del duecentesimo numero.

«Il nostro compito rimane quello degli inizi: se il diaconato è interpretato e vissuto secondo l'intendimento evangelico è tutta la chiesa a essere promossa per una conformazione sempre più piena alla diaconia di Cristo. Questo non può essere realizzato volontaristicamente ma solo con la fattiva collaborazione di vescovi, teologi, presbiteri, diaconi, ma anche attraverso una rinnovata attenzione di parrocchie, comunità e famiglie. Il nostro augurio è d'incontrare il consenso e la collaborazione di nuovi lettori, invitati a intrattenere un fruttuoso dialogo con la nostra rivista».

In questo nuovo anno, la rivista, con cadenza bimestrale, si occuperà del tema: I diaconi chiamati ad accogliere, ascoltare e servire. Fra gli appuntamenti da non perdere, il Convegno Nazionale a Cefalù (Pa) dal 2 al 5 agosto sul tema Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati.

lunedì 17 aprile 2017

L'ultima parola non è la morte, ma la vita!


Papa Francesco al Regina Caeli di oggi ha chiesto "gesti di solidarietà e accoglienza", affermando che siamo chiamati ad essere uomini e donne nuovi secondo lo Spirito.
La testimonianza, infatti, del nostro amore reciproco sarà il segno concreto che Gesù è vivo in mezzo a noi: il segno che ci fa vedere e credere, autentica diaconia.
Imbattersi nel sepolcro, che è questo mondo, e non trovarvi un cadavere, ma i segni di una presenza, di uno che è vivo, che ci attende e ci precede!

Clicca qui per vedere il video
Di seguito le sue parole:


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
In questo lunedì di festa, detto "Lunedì dell'Angelo", la liturgia fa risuonare l'annuncio della Risurrezione proclamato ieri: «Cristo è risorto, alleluia!». Nell'odierno brano evangelico possiamo cogliere l'eco delle parole che l'Angelo rivolse alle donne accorse al sepolcro: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risuscitato dai morti"» (Mt 28,7). Sentiamo come diretto anche a noi l'invito a "fare presto" e ad "andare" ad annunciare agli uomini e alle donne del nostro tempo questo messaggio di gioia e di speranza. Di speranza certa, perché da quando, all'aurora del terzo giorno, Gesù crocifisso è risuscitato, l'ultima parola non è più della morte, ma della vita! E questa è la nostra certezza. L'ultima parola non è il sepolcro, non è la morte, è la vita! Per questo ripetiamo tanto: "Cristo è risorto". Perché in Lui il sepolcro è stato sconfitto, è nata la vita.

In forza di questo evento, che costituisce la vera e propria novità della storia e del cosmo, siamo chiamati ad essere uomini e donne nuovi secondo lo Spirito, affermando il valore della vita. C'è la vita! Questo è già incominciare a risorgere! Saremo uomini e donne di risurrezione, uomini e donne di vita, se, in mezzo alle vicende che travagliano il mondo - ce ne sono tante oggi -, in mezzo alla mondanità che allontana da Dio, sapremo porre gesti di solidarietà, gesti di accoglienza, alimentare il desiderio universale della pace e l'aspirazione ad un ambiente libero dal degrado. Si tratta di segni comuni e umani, ma che, sostenuti e animati dalla fede nel Signore Risorto, acquistano un'efficacia ben superiore alle nostre capacità. E questo è così. Sì, perché Cristo è vivo e operante nella storia per mezzo del suo Santo Spirito: riscatta le nostre miserie, raggiunge ogni cuore umano e ridona speranza a chiunque è oppresso e sofferente.

La Vergine Maria, testimone silenziosa della morte e della risurrezione del suo figlio Gesù, ci aiuti ad essere segni limpidi di Cristo risorto tra le vicende del mondo, perché quanti sono nella tribolazione e nelle difficoltà non rimangano vittime del pessimismo e della sconfitta, della rassegnazione, ma trovino in noi tanti fratelli e sorelle che offrono loro sostegno e consolazione. La nostra Madre ci aiuti a credere fortemente nella risurrezione di Gesù: Gesù è risorto, è vivo qui, fra noi, e questo è un mirabile mistero di salvezza con la capacità di trasformare i cuori e la vita. E interceda in modo particolare per le comunità cristiane perseguitate e oppresse che sono oggi, in tante parti del mondo, chiamate a una più difficile e coraggiosa testimonianza.

sabato 15 aprile 2017

L'ultima parola della vita umana è soltanto e sempre l'amore


Pasqua di Risurrezione
Atti 10,34a.37-43 • Sal 117 • Colossesi 3,1-4 [1Corinzi 5,6-8] • Giovanni 20,1-9
(Visualizza i brani delle Letture)


Appunti per l'omelia

Facciamo l'uomo a nostra immagine…
Il cammino della Quaresima si era aperto con lo sguardo lanciato agli inizi dell'umanità: il primo uomo e la prima donna, però, vinti dalle parole suadenti del serpente, avevano trasformato il rapporto di fiducia e di armonia con Dio in un rapporto di conflitto. Dio non era più colui che desiderava unicamente il loro bene, ma uno di cui avrebbero dovuto diffidare, uno che geloso del proprio benessere cerca di tenerne lontano chi potrebbe insidiarlo. Il "comando" di Dio viene visto non più come indicazione di luce, ma come imposizione, se non come minaccia di castigo.

L'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui…
Il cammino ora si chiude con l'immagine di un altro uomo, non più accanto ad un albero, ma appeso ad un legno: un legno che risuona veramente di morte, di condanna, di sconfitta, di castigo. Una violenza che non solo proviene dall'uomo, ma che sembra provenire da Dio stesso.
Su quel legno si ripropone l'interrogativo del primo uomo e dell'uomo di sempre: «Ma è poi vero che Dio vuole unicamente il mio bene, la mia pace?». Quell'uomo, che è condannato proprio perché si è detto "Figlio di Dio", da quel legno grida, quasi urla quanto di più disperato si possa pensare: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Colui che nella vita non aveva fatto altro che proclamare il proprio rapporto di "figliolanza" con Dio («Io e il Padre siamo una cosa sola», «Io faccio sempre ciò che è gradito al Padre mio») non ha più lo sguardo interiore che sorregge questa certezza: il Padre è soltanto un Dio che lo abbandona al proprio destino.
Eppure, dal fondo di quel grido, emerge qualcosa di inaspettato: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito». Nonostante tutte le apparenze contrarie, quel Dio rimane il Padre a cui è possibile rinnovare il proprio "sì", una fiducia più forte di qualsiasi tradimento, di qualsiasi sconfitta, di qualsiasi rifiuto, di qualsiasi oscurità ...

Pace a voi! … Non abbiate paura…
Le prime parole pronunciate da quell'uomo, all'uscita sorprendente dall'ombra del sepolcro, nell'incontro con coloro che di lui si erano fidati e che in certo modo da lui si sentivano traditi, sono: «Pace a voi!». Parole che riecheggiano nell'invito rivolto alle donne accorse al sepolcro: «Non abbiate paura», «Non temete».
Gesù risorto è il segno più evidente che il rapporto con Dio non può essere un rapporto di paura, di diffidenza, di rancore: quel Dio che il "vecchio uomo" aveva visto come antagonista, l' "uomo nuovo" Gesù ce lo svela come Padre, uno di cui ci si può fidare al di là di ogni apparenza contraddittoria.
Dio non è uno che si diverte a "castigare" per poi donarci il premio: basta ripensare alle parole di Gesù di fronte al cieco nato. La sofferenza non è frutto di un "castigo", ma semmai di una "debolezza" di Dio stesso di fronte alla libertà dell'uomo.

Dio vide che era cosa molto buona…
La Pasqua dimostra che questo Dio, in Gesù, si è fatto carico di ogni "peso" dell'uomo: se l'uomo ha rotto il rapporto di armonia che lo lega al suo creatore (All'inizio della creazione "Dio vide che era cosa molto buona"), è Dio stesso che si fa carico della disarmonia e la ricompone. Il vuoto d'amore creato dal "no" del primo uomo e che si è ribaltato nel rapporto dell'uomo con l'uomo, dell'uomo con la natura, è riempito dal "sì" di Gesù.

La Pasqua allora non è tanto la vittoria della "potenza" di Dio, capace di far risorgere un morto, ma è la vittoria dell'amore. Forse questo è l'aspetto più difficile e, al tempo stesso, più affascinante della fede in Gesù: credere che l'ultima parola della vita umana è soltanto e sempre l'amore.


-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Entrò nel sepolcro... e vide e credette (Gv 20,8)
(vai al testo)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicate:
Andate a dire: È risorto dai morti (Mt 28,7) - (20/04/2014)
(vai al testo)
Andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti" (Mt 28,7) - (24/04/2011)
(vai al testo)


Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  L'amore che non può essere annullato dalla morte (26/03/2016)
  "Doveva" risorgere (04/04/2015)
  La gioia piena che il Risorto ci dona (19/04/2014)
  È vivo, Lui la nostra speranza! (30/03/2013)
  È risorto! (07/04/2012)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi

mercoledì 12 aprile 2017

Gesù abbandonato: mistero di Dolore e di Amore


All'inizio di questo Triduo Santo ho cercato di focalizzare l'anima di fronte al Mistero dell'Amore del Figlio di Dio, manifestazione massima dell'Amore della Trinità: l'abbandono di Gesù in croce, la sua kenosi, porta spalancata del Paradiso, "pupilla dell'occhio di Dio", che ci proietta nella luce della sua Risurrezione.
Riporto alcuni stralci di un discorso di Maria Voce, attuale presidente del Movimento dei Focolari, sul tema "Gesù abbandonato nell'esperienza di Chiara Lubich".



C'è una frase nel Vangelo che colpisce perché ne indica la strada: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). È ciò che ha fatto Gesù. Per amore del Padre e per amore nostro. Egli, infatti, ha manifestato il suo amore per noi lungo tutta la sua vita, ma «soprattutto col sacrificio di sé in croce e nell'abbandono».
Gesù sulla croce. Venuto sulla terra per ricondurre gli uomini (che si erano allontanati da Dio con il peccato) nella piena comunione con lui, prende su di sé ogni aspetto negativo dell'uomo: i suoi dolori, le sue angosce, la sua disperazione, le sue pene, i suoi peccati…, rendendosi lui stesso, che era l'Innocente, simile all'uomo peccatore.
«Per riportare all'uomo il volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell'uomo, ma caricarsi persino del "volto" del peccato», dice Giovanni Paolo II. Dopo aver assunto su di sé tutta la realtà del male – realtà che è prima di tutto assenza di amore –, Gesù sperimenta sulla croce anche l'abisso di non sentire più neppure l'unione con il Padre, tanto che grida: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34; Mt 27,46). Ma, pur sperimentando la separazione dal Padre, si riabbandona a lui e si fa così «artefice e via dell'unità degli uomini con Dio e tra loro».

Chiara [Lubich] scopre in quel "grido" il dolore più grande di Gesù e si sente chiamata a essere, insieme alle sue prime compagne (e a quanti avrebbero seguito il suo Ideale), la "risposta d'amore" proprio a questo grido.
Gesù abbandonato le si manifesta, infatti, come «la viva dimostrazione dell'amore di Dio qui in terra». In lui riconosce il vertice dell'amore perché – non esita ad affermare con parole che risultano molto espressive – in lui si concentra il culmine del dolore.
Ben lo evidenzia un noto "canto" di lode e di gratitudine, dedicato proprio a Gesù abbandonato e sgorgato spontaneo dal suo cuore:

«Perché avessimo la Luce Ti facesti cieco.
Perché avessimo l'unione provasti la separazione dal Padre.
Perché possedessimo la Sapienza Ti facesti "ignoranza".
Perché ci rivestissimo dell'innocenza, divenisti "peccato".
Perché sperassimo quasi Ti disperasti…
Perché Dio fosse in noi Lo provasti lontano da Te.
Perché fosse nostro il Cielo sentisti l'Inferno.
Per darci un lieto soggiorno sulla terra, tra cento fratelli e più, fosti estromesso
dal Cielo e dalla terra, dagli uomini e dalla natura.
Sei Dio, sei il mio Dio, il nostro Dio di amore infinito».

In questa misura d'amore senza misura, che Gesù nell'abbandono ha avuto per ogni uomo sulla terra, ogni nostro dolore è stato trasformato, ogni vuoto riempito, ogni peccato redento. La nostra lontananza da Dio è stata superata nella ritrovata comunione con lui e fra noi.
In Gesù abbandonato è racchiusa, quindi, la chiave per penetrare e dare risposta al mistero più profondo che avvolge la vita dell'uomo e dell'intera umanità.

Ogni perché dell'uomo trova risposta nel grande perché di Gesù abbandonato, e il non senso del dolore acquista senso.

(Tratto da Unità e Carismi, 1/2017)

----------
Vedi anche altri post a suo tempo pubblicati:
  Il dolore e la sofferenza sono "solo" germogli di rinascita (23/03/2016)
  Pasqua, passaggio di Dio e passaggio dell'uomo (01/04/2015)
  Il mistero di quei tre giorni (18/04/2014)
  Il Servo di Jahwè (15/04/2014)
  Nati da quel Sangue (6/04/2012)
  Li amò sino alla fine (2/04/2010)
  Il nostro modello (30/03/2010)
  Nel deserto del mondo… (9/04/2009)
  Quel seme che muore per dar vita (6/04/2009)
  Il sepolcro vuoto (19/03/2008)

lunedì 10 aprile 2017

Il Diaconato in Italia, n° 200



Nel n. 200 della Rivista Il Diaconato in Italia leggo l'articolo di Enzo Petrolino (Presidente della Comunità del Diaconato in Italia), dal titolo Sfogliando e rileggendo i 200 numeri della Rivista.
Rimandando all'intero articolo nel mio sito di testi e documenti, riporto qui alcuni stralci.



Sfogliando e rileggendo i duecento numeri della Rivista si può cogliere - anche se in modo sintetico ma significativo - come la Comunità del diaconato in Italia abbia percorso il suo cammino di riflessione teologia e pastorale, attraverso la Rivista Il diaconato in Italia, tenendo conto di quanto la Chiesa italiana ha proposto ed offerto con gli orientamenti decennali alle nostre chiese locali. […]

È del dicembre del '71 il documento fondamentale della reintroduzione del diaconato nella Chiesa italiana, La restaurazione del diaconato permanente in Italia. Il diaconato, in esso, è visto come il dono di una «grazia sacramentale» destinata a rendere «più profonda la comunione ecclesiale», a «ravvivare l'impegno missionario», a promuovere «il senso comunitario e dello spirito familiare del popolo di Dio», ad «accentuare la dimensione comunitaria e missionaria della Chiesa e della pastorale», col fine di «una più diffusa evangelizzazione», per «la salvezza dell'umanità» (cf. artt. 6, 8, 9, 16). Secondo l'indirizzo dell'episcopato, il diacono deve promuovere una «presenza pastorale capillare» (art. 16) e diventare l'animatore di «comunità minori», viste soprattutto come articolazioni delle parrocchie (art. 19). […]

Sicuramente un tratto che ha contraddistinto la Rivista è l'aver trasversalmente approfondito, riportando anche tante esperienze e testimonianze, il ministero diaconale in rapporto ad una chiesa serva e povera, perciò ministeriale e missionaria. Pertanto, «la scelta conciliare dei poveri» ha sollecitato i diaconi ad una vera e propria conversione di pensieri e di atteggiamenti. Gli ultimi dati ci dicono che in Italia ci sono più di otto milioni di persone sulla soglia della povertà. Tre milioni non hanno nulla. Tali disagi hanno investito anche i diaconi, soprattutto quelli che svolgono il loro servizio a tempo pieno o sono in pensione. Ma dentro il grande contenitore di una crisi che sappiamo generalizzata, esistono situazioni differenti di sofferenza e livelli diversi di disagio. […]

Il coraggio della speranza
Tutti siamo chiamati al servizio nella comunione, perché è nella fraterna koinonìa che si apprende e si esercita la diakonìa cristiana. Su questa frontiera difficile ma ineludibile si consuma, per i diaconi, la sfida della missione: per servire il Vangelo e i poveri, essi devono «uscire dal tempio» e diventare uomini della strada che vanno da Gerusalemme a Gerico, ovvero da Gerusalemme ad Emmaus, per farsi buon Samaritano, compagni di viaggio di chi è tormentato dal dubbio, dall'insicurezza del futuro, dalla difficoltà a trovare lavoro, dalla paura di perderlo e di non poter provvedere alla propria famiglia, dall'arroganza della minaccia mafiosa di fronte alla quale si resta il più delle volte soli... dai molti interrogativi riguardanti la verità di Dio operante nella storia dell'uomo attraverso segni visibili e scelte concrete, e il senso di un presente da migliorare e di un futuro da progettare e costruire insieme. […]

Proprio l'anno scorso sulla spinta del Sinodo sulla Famiglia si è tenuto il Convegno a Campobasso che ha avuto per tema "La famiglia del diacono scuola di umanità. È emersa la necessità di far crescere sempre di più delle coppie diaconali, che ispirandosi alla fede e alla volontà di vivere seguendo Cristo, possono lavorare per i bisognosi, i poveri, con coloro che non hanno nulla, i bambini senza aiuto, le famigli in difficoltà (economiche e spirituali). È emerso, ancora una volta, che in questo servizio riveste un ruolo importante quello della sposa del diacono, con la sua presenza discreta e fattiva. […]

La Comunità in questi cinquantenni post-conciliari ha cercato di dare il suo piccolo contributo anche attraverso la Rivista Il diaconato in Italia ed i Convegni di studio promossi a livello diocesano, regionale e nazionale, che con tante difficoltà e gli scarsi abbonamenti, cerca di portare avanti per contribuire a dare un sostegno alla formazione dei candidati e dei diaconi.
In questo la Comunità ha ancora un suo ruolo di informazione e di indirizzo. Di fatto, in Italia, la Rivista è oggi l'unico punto di riferimento per l'informazione circa lo sviluppo del diaconato nelle nostre diocesi e nel mondo. Certo il diaconato è un ministero, e il ministero è sempre in funzione della vita pastorale della Chiesa. Tuttavia un ministero non nasce semplicemente come risposta della comunità a un bisogno che si manifesta. È Dio che sta all'origine della chiamata ed è lui che dispone ogni itinerario ministeriale.