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venerdì 6 marzo 2020

La fede, un cammino che viene dall'ascolto non dalla visione


2a domenica di Quaresima (A)
Genesi 12,1-4a • Salmo 32 • 2 Timoteo 1,8b-10 • Matteo 17,1-9
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Nella prima domenica di Quaresima abbiamo meditato sull'abbassamento del Figlio fino alla prova della fede, oggi contempliamo l'evento glorioso della trasfigurazione, in cui la voce del Padre rivela Gesù come Figlio amato. La liturgia ci invita quindi ad entrare e a percorrere, con Gesù, il cammino verso la Pasqua. La Quaresima è un momento forte di questa vita con Cristo: dal deserto dove abbiamo la tentazione e la lotta di Cristo, al monte della trasfigurazione. Gesù passa attraverso la sofferenza e la morte per essere glorificato.
Sei giorni prima - scrive Matteo - Gesù aveva detto che doveva soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venir ucciso e risorgere il terzo giorno. Poi aveva aggiunto: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Come per gli apostoli, così anche per noi, è difficile capire questa croce che dà la salvezza. Occorre tutta una paziente e lunga educazione. Per questo il Signore non solo si limita a dare l'annuncio della sua gloriosa passione, ma introduce gli apostoli e anche noi, mediante la celebrazione liturgica, nella esperienza viva del contatto con il mistero della sua persona. La trasfigurazione infatti è una esperienza pasquale anticipata per aiutare i discepoli ad accettare con una visione di fede lo scandalo della croce. Attraverso questo evento, Gesù «indicò agli apostoli che solo attraverso la passione, possiamo giungere a lui, al trionfo della risurrezione» (cf. Prefazio).
L'eucaristia è il momento nel quale l'assemblea dei discepoli rende grazie al Padre per averci introdotto nell'intelligenza vitale del mistero della trasfigurazione di Cristo, e nello stesso tempo è il momento nel quale questo mistero opera in noi una profonda trasformazione, ravvivando la grazia del battesimo. Il contatto con il corpo glorificato del Signore nell'eucaristia alla quale partecipiamo è il pegno che anche il nostro corpo di miseria sarà trasfigurato e reso conforme al suo corpo di gloria. Oggi si compie, dunque, un'altra tappa del nostro cammino Quaresimale verso la Pasqua. È un cammino di purificazione e di ascesi. Non si giunge alla gloria del mattino pasquale senza condividere la passione del Signore morendo all'egoismo, fonte dei nostri peccati.

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre: «Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo». L'imperativo del Padre ai fedeli è che diano ascolto totale al Figlio: è la rivelazione permanente che lo Spirito del Padre dona anche «oggi qui» per l'eccesso sovrabbondante della misericordia divina. E «oggi qui» noi ascoltiamo il Signore nella mensa della Parola e lo incontriamo nel banchetto eucaristico. Solo così saremo «figli del Padre», i «diletti del Padre», l'oggetto del compiacimento del Padre.
Ma per ascoltare la voce del Padre occorre entrare in una nube luminosa, che è un paradosso. Significa che Gesù rivela la sua gloria proprio nel momento più oscuro: la croce. Lì, dove sembrano vincere le tenebre, Gesù inonda il mondo di luce. Lui, il Servo sofferente, colui che non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi... proprio lui, è l'uomo nella sua bellezza più piena, perché è amato e sa amare; sentendosi amato è capace di amare sino alla fine. E il Padre ne dà la conferma: quest'uomo è proprio il Figlio amato. In lui il Padre ha posto il suo compiacimento. Sono le stesse identiche parole del battesimo. Ma rispetto al battesimo c'è una parola in più: Ascoltatelo! È il punto cruciale di tutto l'episodio.
Noi infatti non possiamo vedere Dio. La fede è un cammino nell'ombra. Non viene dalla visione, ma dall'ascolto.
La nostra trasfigurazione avviene oggi attraverso l'ascolto, che ci fa diventare come il Figlio amato. La nostra trasfigurazione inizia quando cominciamo ad ascoltare Gesù e a obbedire alla sua voce.
Ascoltare Dio significa fargli spazio. Quest'accoglienza comporta un cambiamento, una conversione. Sappiamo che quando capiamo che dobbiamo cambiare, ci sentiamo turbati: sentire questa ambivalenza di gioia e timore è il segno che stiamo facendo un'esperienza umanamente e religiosamente autentica.
Ed allora ci poniamo la domanda seria: ma io sento il timore quando ascolto il Vangelo che mi invita a cambiare?

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Il suo volto brillò come il sole (Mt 17,2)
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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Gesù fu trasfigurato davanti a loro (Mt 17,2) - (12/03/2017)
(vai al testo…)
 Signore, è bello per noi essere qui! (Mt 17,4) - (16/03/2014)
(vai al testo…)
 Signore, è bello per noi essere qui! (Mt 17,4) - (20/03/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Un Dio che in Gesù fa risplendere tutta la nostra vita (10/03/2017)
  La Parola che ci trasfigura (14/03/2014)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
  di Cettina Militello (VP 2.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

lunedì 2 marzo 2020

La "paura" del contagio


Se per battere la paura del contagio da coronavirus, si mettono in ginocchio le nostre chiese.
di Andrea Riccardi (fonte: www.lastampa.it - 29 febbraio 2020)

La chiusura di tante chiese nel Nord Italia, la sospensione delle messe, i funerali solo con i familiari e misure del genere mi hanno lasciato una certa amarezza.
Non sono un epidemiologo, ma ci troviamo davvero di fronte a rischi così grandi da rinunciare alla nostra vita religiosa comunitaria? La prudenza serve, ma forse ci siamo fatti prendere la mano dalla grande protagonista del tempo: la "paura". Peraltro negozi, supermercati e bar (in parte) sono aperti, mentre bus e metro funzionano. E giustamente. Le chiese invece sono state quasi equiparate a teatri e cinema (obbligati alla chiusura). Possono restare aperte, ma senza preghiera comune. Che pericolo sono le messe feriali, cui partecipa un pugno di persone, sparse sui banchi in edifici di grande cubatura? Meno che un bar o la metro o un supermercato. Solo in Emilia sono state permesse le messe feriali.
Un forte segnale di paura. Ma anche l'espressione dell'appiattimento della Chiesa sulle istituzioni civili. Le chiese non sono solo "assembramento" a rischio, ma anche un luogo dello spirito: una risorsa in tempi difficili, che suscita speranza, consola e ricorda che non ci si salva da soli. Non voglio rammentare Carlo Borromeo, nel 1576-77, il tempo della peste a Milano (epidemia ben più grave del coronavirus e combattuta allora a mani nude): questi visitava i malati, pregava con il popolo e fece scalzo una folta processione per la fine del flagello. Di certo la preghiera comune in chiesa alimenta speranza e solidarietà. Si sa come motivazioni, forti e spirituali, aiutino a resistere alla malattia: è esperienza comune.
Il sociologo americano Rodney Stark, scrivendo sull'ascesa del cristianesimo nei primi secoli, nota come fu decisivo il comportamento dei cristiani nelle epidemie: questi non fuggivano come i pagani fuori dalle città e non sfuggivano agli altri, ma, motivati dalla fede, si visitavano e sostenevano, pregavano insieme, seppellivano i morti. Tanto che il loro tasso di sopravvivenza fu più alto dei pagani per l'assistenza coscienziosa, pur senza medicamenti, e per il legame comunitario e sociale. I tempi cambiano, ma le recenti misure sul coronavirus sembrano banalizzare lo spazio della Chiesa, rivelando la mentalità dei governanti.
Di fronte alla "grande paura", parla solo il messaggio della politica, unica e incerta protagonista di questi giorni. Il silenzio nelle chiese (anche se aperte) è un po' un vuoto nella società: il libero trovarsi insieme nella preghiera sarebbe stato ben altro messaggio, anche se ci vogliono prudenza e autocontrollo. Social, radio e televisione non lo sostituiscono.
Si capisce perché l'arcivescovo di Torino, monsignor Nosiglia, lamenti che, nell'ordinanza della Regione Piemonte (simile alle altre del Nord) «i servizi religiosi vengano considerati superflui e quindi non esenti da provvedimenti restrittivi». È così: "superflui". È un fatto su cui riflettere: prodotto di una politica che insegue la paura, anche se talvolta esibisce simboli religiosi. Ma il simbolo religioso, per eccellenza, è la comunità in preghiera.
Nemmeno ai tempi dei bombardamenti e del passaggio del fronte durante la seconda guerra mondiale (quando la Chiesa fu l'anima della tenuta di un popolo), si chiudevano le chiese e si sospendevano le preghiere. Anzi il popolo si radunava fiducioso in esse, nonostante i pericoli di bombe e massacri. Forse la collaborazione dell'autorità ecclesiastica locale con quelle regionali è stata troppo intesa come subordinazione a quest'ultima. Si finisce così per banalizzare la presenza e l'apporto della Chiesa, che dà invece un suo contributo alla vita delle persone. Si svolgono tristi funerali al cimitero, con solo pochi familiari. Il "silenzio" e la solitudine religiosa sono un aggravio tra le difficoltà. Proviamo ad ascoltare i sentimenti del "popolo di Dio": a Padova la famiglia di una quattordicenne, stroncata da un malore, ha rifiutato il funerale privato e l'ha ottenuto dalle autorità all'aperto per far partecipare tanti giovani.

domenica 1 marzo 2020

La "Regola d'oro": mettersi nei panni dell'altro


Parola di Vita - Marzo 2020
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti» (Mt 7,12).

Quante volte, nelle scelte importanti della vita, abbiamo cercato una bussola sicura, che ci indicasse il cammino da prendere? E, come cristiani, ci siamo chiesti quale sia la sintesi del Vangelo, la chiave per entrare nel cuore di Dio e vivere da figli suoi, qui e adesso?
Ecco una parola di Gesù che fa al caso nostro, una sua affermazione chiara, immediata da comprendere e da vivere. La troviamo nel vangelo di Matteo: fa parte del grande Discorso della montagna, dove Gesù insegna come vivere pienamente la vita cristiana. Egli stesso riassume tutto il suo annuncio in questa lapidaria affermazione.
Oggi, che abbiamo bisogno di messaggi ricchi di significato ma brevi ed efficaci, potremmo accogliere questa Parola come un prezioso tweet da tenere a mente ogni momento.

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Per comprendere meglio cosa fare per gli altri, Gesù ci invita a metterci nei loro panni; proprio come ha fatto lui, che per amarci ha preso la nostra carne umana.
Chiediamoci cosa ci aspettiamo noi dai nostri genitori, dai figli, dai colleghi di lavoro, dai responsabili di governo, dalle guide spirituali: accoglienza, ascolto, inclusione, sostegno nelle necessità materiali, ma anche sincerità, perdono, incoraggiamento, pazienza, consiglio, orientamento, istruzione.... Per Gesù questo atteggiamento interiore, con le azioni concrete che ne conseguono, realizza tutto il contenuto della Legge di Dio e tutta la ricchezza della vita spirituale.
È la "Regola d'oro", un insegnamento universale contenuto nelle diverse culture, religioni e tradizioni che l'umanità ha sviluppato nel suo cammino [1]. È la base di tutti i valori autenticamente umani, quelli che costruiscono una convivenza pacifica, con rapporti personali e sociali giusti e solidali.

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Questa Parola ci sprona ad essere creativi e generosi, a prendere l'iniziativa a favore di chiunque, a gettare ponti anche verso chi non ci è amico, come Gesù stesso ha detto ed ha fatto. Ci richiede la capacità di uscire da noi stessi, per essere così anche testimoni credibili della nostra fede.
Così ci incoraggia Chiara Lubich: «Proviamo. Una giornata così spesa vale una vita. [...]. Una gioia mai provata ci inonderà. [...]. Dio sarà con noi, perché è con coloro che amano. [...]. A volte forse rallenteremo, saremo tentati di scoraggiarci, di smettere. [...]. Ma no! Coraggio! Dio ci dà la grazia. Ricominciamo sempre. Perseverando, vedremo lentamente cambiare il mondo attorno a noi. Capiremo che il Vangelo porta la vita più affascinante, accende la luce nel mondo, dà sapore alla nostra esistenza, ha in sé il principio della risoluzione di tutti i problemi. E non avremo pace finché non comunicheremo la nostra straordinaria esperienza ad altri: agli amici che ci possono comprendere, ai parenti, a chiunque ci sentiamo spinti a darla. Rinascerà la speranza» [2].

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Ramiro, veterano sul suo posto di lavoro, viene a sapere che arriveranno nuovi colleghi.
Si domanda: "Se entrassi per la prima volta in questo ufficio, cosa mi piacerebbe trovare? Cosa mi farebbe sentire a mio agio?" Così si mette in azione per fare spazio, cerca altre scrivanie, coinvolge altri colleghi. Preparano insieme nuove postazioni di lavoro accoglienti e i nuovi arrivati trovano un clima gioioso ed una comunità di lavoro più unita.

Letizia Magri

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[1] Qualche esempio: "Quello che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri. Questa è tutta la Torah. Il resto è commento". (Ebraismo); "Nessuno di voi è un fedele finché non desidera per suo fratello ciò che desidera per se stesso". (Islam); "Non fare danno ad altri in modi che troveresti dannosi a te". (Buddismo). Cf. http://www.aecna.org/Amicizia_Ebraico_Cristiana_di_Napoli/Regola_doro.html.
[2] C. Lubich, Parola di Vita aprile 1978, in eadem Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5, Città Nuova, Roma, 2017) p. 104-105.




Fonte: Città Nuova n. 2/Febbraio 2020

sabato 29 febbraio 2020

Cenere e vita



Mi hai fatto dono della vita e dell'amore,
mi hai affidato la pace e il perdono,
hai messo nelle mie mani la passione per la giustizia,
mi hai reso responsabile della gioia e del futuro del mondo.

Ho deciso di fare a modo mio, di testa mia
e tutto è partito in fumo
a causa della mia indifferenza, della mia scarsa volontà.
É quello che io riconosco
come il "mio peccato".

Ecco, Signore, quello che resta,
le ceneri della bellezza passata,
le ceneri del tuo progetto irrealizzato,
le ceneri di una fraternità che era possibile,
le ceneri della tua immagine che avevi posto dentro di me.

Ma per te niente è irrimediabile:
tu puoi rendere anche alle ceneri
la forza di germogliare
e di far spuntare la vita.

Ecco perché oggi vengo a te come un povero:
le mie mani sono vuote di risultati e di frutti.
Ecco perché oggi vengo a te come un pellegrino:
la polvere della strada si è attaccata ai vestiti
ma soprattutto al mio cuore.
Ed ecco perché oggi vengo a te con fiducia:
anche dalle mie ceneri tu puoi far rinascere la vita.

E allora prenderò le ceneri
le spargerò sulla mia terra
perché possa un giorno donare frutto.
Le prenderò sulla fronte o nelle mani
così come si accoglie una promessa di vita.
Se tutti vedono le ceneri del fallimento,
io penserò all'inizio di una vita nuova.

(T.G.)

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La poesia, dono di un amico

venerdì 28 febbraio 2020

La fonte della felicità


1a domenica di Quaresima (A)
Genesi 2,7-9;3,1-7 • Salmo 50 • Romani 5,12-19 • Matteo 4,1-11
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Appunti per l'omelia

Che cos'è "conversione"? Guardare nella direzione di Dio (vertere = guardare verso), credendo che Dio non è "geloso" della nostra felicità e il suo comando non è una minaccia alla nostra libertà. Nella storia si ripresenta la "tentazione" di Adamo e di Eva (cfr. 1° lettura); ma chi non guarda verso Dio non riesce neppure più a guardare a se stesso: «Si accorsero di essere nudi», privi di quel rapporto di comunione che è vita e felicità.

Se sei Figlio di Dio…
Gesù nel deserto è colui che rimette al centro della vita il rapporto col Padre: Satana tenta esattamente su questo, non su qualche particolare dell'esistenza.
"Se sei Figlio di Dio": è un "potere" di cui disponi, non un "rapporto" che vivi, usalo allora per soddisfare le tue necessità vitali e quelle dell'umanità. Tu puoi farlo, non dipendi dal Padre. Ma la "Parola" ("Sta scritto…"), in cui il Padre si esprime, è il solo "alimento" che dà senso agli altri alimenti.
"Se sei Figlio di Dio": usa il tuo potere per compiere gesti spettacolari con cui conquisterai la gente. "Gettati giù...": è pur sempre una manifestazione di fiducia in Dio. Ma non è la fiducia del "figlio", è piuttosto mettere Dio alla prova: non c'è bisogno di forzare Dio a dimostrare al figlio che lo ama.
Se non riconosci il tuo "potere", provo a sollecitarti con un altro: il mio. Io posso prendere il posto di Dio: adora me. Ma l'Avversario viene smascherato: non sei Dio, sei "Satana"!
Le proposte di Satana sono apparentemente sagge e suggestive. Corrispondono al buon senso, alla concezione corrente, all'attesa di un messianismo facile e trionfalistico.

"Adora il Signore Dio tuo, a Lui solo rendi culto": ogni volta che siamo tentati di mettere qualcos'altro al posto di Dio o prima di Lui, ripetiamo in fondo al cuore: "Adora Dio solo!".

Sta scritto…
La "tentazione" ha accompagnato Gesù lungo tutto il suo ministero, raggiungendo una violenza inaudita nella Passione: Satana, il grande nemico - non un simbolo, ma una presenza reale, personale, anche se misteriosa - cerca di separare Gesù dal Padre boicottando il disegno di Dio. Ma Gesù, perseverando nella sua scelta controcorrente, rimane fedele fino alla morte.
I credenti in Gesù non possono pretendere che sia loro risparmiata la prova. L'affrontano, però, nella certezza che il loro Signore ha vinto Satana. Gesù rimane accanto a noi e ci insegna a pregare il Padre: "Non abbandonarci alla tentazione", non lasciarci soccombere alla tentazione di tradirti, di perdere la fede, di essere diversi da come Tu ci vuoi: figli.
Da Gesù impariamo con quale strategia vincere ogni forma di tentazione: "Sta scritto!". Il segreto è il rapporto vivo con la Parola di Dio. Gesù resta fedele alla volontà del Padre e tale volontà la legge nella Scrittura. Ad ogni attacco del diavolo risponde citando la Scrittura: non è una schermaglia di parole, ma la precisa volontà di lasciarsi muovere e misurare dalla Parola. Spesso, quando sentiamo forte la tentazione - dell'avere, del valere, del potere - basta lasciar risuonare dentro di noi una Parola, per trovare la forza di resistere e di unirci a Lui, unico Signore.
Ogni parola, in fondo, non fa che riecheggiare: "Sei tu, Signore, l'unico mio bene!".

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Sta scritto: non di solo pane vivrà l'uomo (Mt 4,4)
(vai al testo…)

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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato (Mt 4,1) - (05/03/2017)
(vai al testo…)
 Non di solo pane vivrà l'uomo (Mt 4,4) - (09/03/2014)
(vai al testo…)
 Non di solo pane vivrà l'uomo (Mt 4,4) - (13/03/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Tentati, come Cristo; ma pronti a servire come angeli (03/03/2017)
  Il riscatto dalla nostra fragilità (07/03/2014)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
  di Cettina Militello (VP 2.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Immagine: La tentazione del pane, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, marzo 2017)


mercoledì 26 febbraio 2020

Vivere nel Cuore del Padre


Mercoledì delle Ceneri

Inizio questo cammino di conversione con l'esigenza sempre più impellente di radicarmi in ciò che non passa, in un cammino di più intensa comunione col Padre, che "nel segreto" legge il cuore oltre ogni interferenza.
«Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,6).
Un cammino serio: non lasciarmi condizionare dalle cose esterne, né dalle preoccupazioni; chiudere la porta… e restare in filiale colloquio con l'Abba. In Lui getto ogni preoccupazione con la certezza di essere accolto, ascoltato ed esaudito… in un «dialogo cuore a cuore, da amico ad amico, (come scrive papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima di quest'anno)... una preghiera che prima di essere un dovere, esprime l'esigenza di corrispondere all'amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà».
Camminare con la gioia di poter testimoniare al mondo la potenza dell'amore di Dio, attento ai poveri «senza che la sinistra sappia quel che fa la destra» (cf. Mt 6,3), felice solo di essere visto e benedetto dal Padre.
È l'augurio reciproco all'inizio di questo cammino verso la Pasqua del Signore, dove la morte è vinta e la gioia è piena!

venerdì 21 febbraio 2020

Figli del Padre... come il Padre


7a domenica del Tempo ordinario (A)
Levitico 19,1-2.17-18 • Salmo 102 • 1 Corinzi 3,16-23 • Matteo 5,38-48
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Porgi l'altra guancia… lascia anche il mantello… amate i vostri nemici…
Gesù, Dio-con-noi e uomo nuovo, insegna ai suoi discepoli la nuova legge del Vangelo, che sostituisce per sempre la legge del vecchio uomo: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico".
Le esigenze di questo comandamento "nuovo" sembrano a volte quasi impossibili. Non è forse più facile aggredire chi ci aggredisce e amare chi ci ama? Questa è la voce dell'anima umiliata.
Ecco perché l'amore di carità è un precetto insolito, che apre ad un nuovo orizzonte umano la civiltà antica e ogni civiltà possibile. Visto da questo orizzonte, l'uomo, ogni uomo, appare creato a immagine e somiglianza di Dio e non più formato secondo una natura disuguale e arbitraria. Liberato dal peccato e rinnovato dall'azione dello Spirito, l'uomo, ogni uomo, è il tempio in cui risplende lo Spirito del Dio che è Padre e che ama l'uomo per se stesso.
Il Vangelo di questa domenica sembra a prima vista il vangelo dei deboli, di coloro a cui manca il coraggio di farsi vedere forti. «A chi mi dà un cazzotto io ne do due, a chi mi vuole "fregare", io gliela faccio vedere, a chi mi prende in giro, io di giri gliene faccio fare due, a chi mi chiede qualcosa, io gliene chiedo il doppio ...». È un po' l'idea del mondo: «Attento all'altro, fatti furbo, nessuno ti dà niente per niente ...!».
La logica di Gesù è una logica dura ma della durezza del diamante: fragile e nello stesso tempo dura (il diamante è il materiale più duro del pianeta e nello stesso tempo fragile), una logica capace di incidere in profondità, come la punta del diamante incide nel ferro, ma rispettosa della libertà dell'uomo. Ci vuole coraggio a "porgere l'altra guancia": rimanere in silenzio davanti a chi ti insulta, continuare ad essere amico di chi ti ha tradito, rischiare ancora una volta per chi ti ha voltato le spalle, in una parola: rispondere al male con il bene!

Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro
C'è un oltre, nella logica di Gesù, un orizzonte diverso, nuovo: un modo di pensare, di comprendere, di vivere che è su un piano diverso, eppure rispondente alle esigenze più profonde dell'anima! Nella logica del mondo si vive attaccando: è la legge apparente del più forte, che tuttavia genera paura, perché non ci si fida mai fino in fondo dell'altro, ci si sente perseguitati, perennemente in conflitto.
«Avete inteso che fu detto, ma io vi dico…»: il centro di gravità non sono più io, ma l'altro con me, l'altro che scopro uguale a me, dono che il Padre vuole farmi. In questa logica ci si ritrova se stessi, con una capacità d'amore impensata, perché è la stessa di Dio: «perfetti come il Padre».

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Amate i vostri nemici (Mt 5,44)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Amate i vostri nemici (Mt 5,44) - (19/02/2017)
(vai al testo…)
 Siate perfetti come il Padre vostro celeste (Mt 5,48) - (23/02/2014)
(vai al testo…)
 Siate perfetti come il Padre vostro celeste (Mt 5,48) - (20/02/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
Perfetti "come " il Padre (17/02/2017)
Il vero compimento della Legge (21/02/2014)

Vedi anche il post:
Perfetti come il Padre (25/02/2014)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 2.2020)
  di Cettina Militello (VP 1.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Bernadette Lopez: "A chi vuole toglierti la tunica…")