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lunedì 17 settembre 2018

Prima Diaconia a Roma


Ieri, domenica 16 Settembre, è stata presentata alla comunità parrocchiale di san Stanislao a Cinecittà la nuova guida pastorale: il diacono Andrea Sartori e la sua famiglia. Ad accompagnarlo in questa nuova avventura ci sarà un amministratore parrocchiale: Don Roko Celent e il diacono Enrico Valletta. Sarà la prima parrocchia romana affidata ad un Diacono permanente, una prima comunità nella Diocesi del Papa in cui non sarà il presbitero - che rimarrà comunque come amministratore della parrocchia e per la celebrazione dell’Eucaristia e della penitenza - bensì una famiglia diaconale a guidarla. A presentare il diacono Andrea alla comunità è stato Mons. Giampiero Palmieri, Vescovo del settore Est, che nella celebrazione da Lui presieduta ha invitato tutta l’assemblea a mettersi alla sequela di Cristo e alla scuola del servizio.
Al termine della Celebrazione il Vescovo ha consegnato a Don Roko la stola penitenziale del sacramento della riconciliazione e ad Andrea e alla sua sposa Laura una brocca ed un catino per significare la dimensione del servizio che dovranno testimoniare a tutta la comunità. Un diacono dunque alla guida pastorale di una comunità parrocchiale, un esperimento, ha aggiunto Mons. Palmieri, che possa mostrare come le diverse chiamate hanno l’unico obbiettivo di condurci alla comunione e alla santità e che con l’esempio di vita di una famiglia i fedeli possano sentirsi meno soli nella vicende umane di tutti i giorni.
Andrea, Laura e i loro 4 figli dal 1° settembre si sono trasferiti nella canonica della Parrocchia e hanno cominciato a prendere contatto con tutte le realtà del quartiere. Auguriamo ad Andrea e a Laura un buon cammino in questo nuovo incarico.
Il Signore guidi i loro passi affinché possano mostrare a tutti i parrocchiani di san Stanislao e non solo, il volto misericordioso di Cristo servo.

(Fonte: diaconidiroma.com)



venerdì 14 settembre 2018

Salvare la vita perdendola


24a domenica del Tempo Ordinario (B)
Isaia 35,4-7 • Salmo 114 • Giacomo 2,14-18 • Marco 8,27-3
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere rifiutato
Gesù non è capito ed accettato. I capi del popolo cercano di eliminarlo; la gente ha una grande stima di lui, ma lo vede come uno del passato; Pietro fa un'affermazione esatta, ma non accetta la "novità" di un Cristo che soffre.
Nell'accogliere la volontà del Padre, Gesù ne rivela il volto. Ha compassione di chi fa fatica a capirlo, usa misericordia anche verso chi lo rifiuta, fino al punto di dare la vita per tutti, compreso chi lo uccide.
L'esperienza della fatica a capire davvero Gesù si può trasformare in occasione per prendere coscienza della necessità di conoscerlo di più, per intuire maggiormente la misericordia del Padre, per guardare ogni persona con gli occhi di amore di Gesù.
Chi è Gesù per noi?
Il dolore è soltanto una cosa negativa o ne intravediamo il senso positivo?


Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso
Solo chi sente Gesù "vivo", lo segue davvero e arriva a capirlo.
Gesù chiede di mettere in gioco la vita: ogni giorno l'amore per lui può richiedere tagli, rinunce e forse anche incomprensioni o indifferenza.
Finché non si arriva a sacrificare, cioè a far sacra, la vita per lui, Gesù rimane uno dei tanti.
Il vero termometro della fede non è l'elenco delle opere di bene compiute, nemmeno delle Messe o delle celebrazioni a cui partecipiamo, ma il cambio di "mentalità" operato dal Vangelo ascoltato e vissuto, anche in situazioni di fatica e di disagio.
Rinnegarsi è trovare in Gesù il "senso" di noi stessi: cambiando i nostri programmi quando lo richiede l'amore al fratello, "rinnegando" gli stili di vita proposti dai mezzi di comunicazione, rivedendo scelte e abitudini alla luce della Parola…
In famiglia, a scuola, al lavoro, con gli amici come "testimoniamo" il Vangelo?

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Pietro gli rispose: Tu sei il Cristo (Mc 8,29)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Pietro gli rispose: Tu sei il Cristo (Mc 8,29) - (13/09/2015)
(vai al testo…)
 Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso (Mc 8,34) - (16/09/2012)
(vai al testo…)
 Io camminerò alla presenza del Signore (Sal 114,9) - (11/09/2009)
(vai al post "Gesù, il centro e il cuore")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Chi sono io per te? (11/09/2015)
  Perdere per ritrovare, non essere per essere (14/09/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2018)
  di Luigi Vari (VP 7.2015)
  di Marinella Perroni (VP 7.2012)
  di Claudio Arletti (VP 8.2009)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

venerdì 7 settembre 2018

Lasciarci portare fuori di noi


23a domenica del Tempo Ordinario (B)
Isaia 35,4-7 • Salmo 145 • Giacomo 2,1-5 • Marco 7,31-37
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Effatà! Apriti!
Il sordomuto, anche senza sua colpa, è un uomo isolato, chiuso in sé, ascolta solo sé.
La Parola di Gesù lo guarisce: lo fa aperto agli altri, capace di ricevere e dare.
Siamo fatti per vivere in comunione: Dio ci ha fatto dono dell'ascolto e della parola per comunicare e condividere i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri progetti di vita.
Il vero sordo e muto è chi non sa ascoltare e comunicare con gli altri.
Gesù guarisce il sordomuto in terra pagana, tra gente che non conosce Dio.
In questa luce il sordomuto è anche simbolo di chi è chiuso a Dio, di chi non conosce la sua Parola e perciò non sa parlare con Dio e rispondergli.
Gesù invita ad aprirci all'ascolto della sua Parola per essere guariti.
Allora sapremo parlare al Padre, alla maniera stessa di Gesù, che è in perenne comunione e comunicazione con Lui: "Non la mia ma la tua volontà … Eccomi, che vuoi da me? … Grazie di ciò che sei per me, per noi … Tu sei l'unico mio bene …".
Allora sapremo ascoltare e parlare agli altri, mettendo in luce il bene e non il male, comunicando le nostre esperienze di fede, donando consigli ispirati alla parola del Vangelo che ha il potere di guarire, consolare, illuminare.
Allora: sappiamo ascoltare chi parla con noi o pensiamo già ad altro mentre fingiamo di ascoltare? I mezzi di comunicazione (TV, cellulare, internet, giornali) ci aiutano ad aprirci di più agli altri o ci portano a stare ancora più chiusi in noi?
E nella preghiera parliamo col Padre, con Gesù, con lo Spirito o diciamo solo formule fatte?


Fa udire i sordi e fa parlare i muti!
La folla riassume così tutta l'attività di Gesù: egli mette in comunicazione gli uomini tra di loro e con il Padre.
Il primo servizio della parrocchia e della comunità ecclesiale è aiutare le persone ad incontrarsi e ad ascoltarsi, imparando ad ascoltare e rispondere vitalmente alla Parola di Dio.
Può avvenire attraverso la celebrazione eucaristica, i "gruppi del Vangelo", la lectio divina... Ci si ritrova insieme a confrontarsi con la Parola e, proprio nella luce della Parola, si impara a decidere insieme, ad ascoltare con attenzione chi parla, a parlare e a dire con semplicità le proprie idee e difficoltà, a non imporre nulla a nessuno.
Si accoglie la Parola di Dio anche in famiglia: leggere insieme la Parola e parlarne insieme tra moglie e marito, tra genitori e figli, tra fratelli può diventare strada per un incontro più vivo con Gesù e per un dialogo più vero e più profondo in famiglia, sul luogo di lavoro, di scuola, di incontro.
Ci possiamo allora chiedere: cerchiamo nella comunità un luogo di confronto con il Vangelo o ci aspettiamo altro?

È più importante ascoltare o parlare? Ce lo racconta Rina: «Da un anno una degenerazione delle cellule nervose mi ha tolto la facoltà di parlare, separandomi quasi dal mondo. I rapporti con le persone della mia famiglia sono difficili, perché posso valermi solo di domande e risposte scritte.
Non potendo prender parte alle conversazioni, ho imparato ad ascoltare di più gli altri, a non giudicarli, a non fermarmi alle apparenze.
Prima in casa parlavo sempre io, ora lascio che parlino loro e cerco di far mio quel dolore, quella gioia, quella notizia. E quasi sempre, alla fine, rimangono così sollevati e contenti che quasi non si accorgono che non posso parlare.
Questo continuo allenamento ad ascoltare e a dimenticare i miei problemi mi aiuta anche a vivere il Vangelo. Mi viene più facile capire la Parola di Gesù, vedere con i suoi occhi, superare le mie idee».

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Gesù fa udire i sordi e fa parlare i muti (Mc 7,37)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Gesù lo prese in disparte (Mc 7,33) - (06/09/2015)
(vai al testo…)
 Gesù disse: "Apriti!" (Mc 7,34) - (09/09/2012)
(vai al testo…)
 Dio non ha forse scelto quelli che sono poveri secondo il mondo? (Gc 2,5) - (04/09/2009)
(vai al post "I poveri, predilezione di Dio")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Un cuore che ascolta (04/09/2015)
  Saper "ascoltare" per poter "parlare" (07/09/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2018)
  di Luigi Vari (VP 7.2015)
  di Marinella Perroni (VP 7.2012)
  di Claudio Arletti (VP 8.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione di Stefano Pachì)


martedì 4 settembre 2018

Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati





Il diaconato in Italia n° 206/207
(settembre/dicembre 2017)

Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati
ATTI DEL XXVI CONVEGNO NAZIONALE
Cefalù 2-5 Agosto 2017







SALUTO
XXVI Convegno nazionale (Calogero Cerami)
Cose nuove e cose antiche (Carmine Arice)
Per professare unanimi la nostra fede (Enzo Petrolino)
Ferite da toccare (Vincenzo Manzella)

RELAZIONI
Il servo del Signore. Il mistero della sofferenza nella storia della salvezza (Giulio Michelini)
Il servizio dei diaconi ai malati e ai sofferenti nella tradizione della Chiesa (Enzo Petrolino)
Diaconi coraggiosi testimoni della buona notizia ai più deboli e ai poveri (Gianrico Ruzza)
Pane e senso (Carmine Arice)
Donne a servizio dei malati e dei sofferenti (Cettina Militello)
Per una diaconia dell'accoglienza (Francesco Montenegro)

OMELIE
I luoghi e i tempi, tra santità e malattia (Arturo Aiello)
Tesori nascosti (Michele Pennisi)
Il volto autentico di Cristo (Vincenzo Manzella)
Angeli con un'ala soltanto (Francesco Montenegro)

INTERVENTO
Accoglienza e partnership del ministero diaconale (Marie Francoise Maincent)

GRUPPI DI LAVORO
Introduzione all'Incontro delle spose (Omelia De Simone)
Sintesi degli incontri delle spose (Omelia De Simone)
Sintesi dei lavori di gruppo (Giuseppe Colona)
Sintesi dei lavori di gruppo dei delegati (Luca Garbinetto)

TAVOLA ROTONDA
Introduzione alla tavola rotonda (Tonino Cantelmi)
Accogliere Dio e servire l'altro (Nazzareno Iacopini)
I nuovi spazi della pastorale diaconale (Guido Miccinesi)
La testa, il cuore e l'anima (Rita Zafonte)

ICONE
I mosaici della cattedrale di Cefalù (Crispino Valenziano)

CONCLUSIONE
In ascolto della Parola (Carmine Arice)
Il fondamento della speranza (Enzo Petrolino)

(Vai ai testi…)

lunedì 3 settembre 2018

Maria e il Dio che appare assente


Ho ricevuto questa meditazione e ... troppo bella per tenerla solo per me!
È del vescovo Klaus Hemmerle (1929-1994), teologo, filosofo, artista, già vescovo di Aachen (Germania).



MARIA E IL DIO CHE APPARE ASSENTE

«Nel 1984 mi recai con un gruppo di vescovi di diverse confessioni nella basilica di Santa Sofia a Istanbul. Restammo colpiti da questo edificio imponente, poiché vi potevamo percepire in maniera tangibile una presenza enorme della storia della Chiesa e dell'umanità. Ci trovavamo in un edificio dell'antica tradizione cristiana, dell'epoca in cui la cristianità era unita, in cui l'Asia Minore era centro del mondo cristiano; ma eravamo anche nel luogo in cui si consumò la rottura tra Oriente e Occidente e si spezzo l'unità. Nei grandi cunei della cupola vedevamo, enormi, le scritte tratte dal Corano, il sopravvento di un'altra religione sulla cristianità lacerata. Proprio davanti a noi erano posti alcuni cartelli che dicevano "Vietato pregare". Un museo in cui la gente si aggirava con macchine fotografiche e binocoli, gironzolando di qua e di là guardando le bellezze artistiche lì conservate.

Questa assenza di religione in quello che una volta era un luogo sacro era terribile. Fummo sopraffatti da questa cascata di eventi: unità originaria, unità lacerata, diverse religioni, niente più religione. I nostri sguardi vagavano disorientati in cerca di aiuto, quando all'improvviso – là! Sopra la cupola scintillava, dolcemente e senza farsi notare, un antico mosaico: Maria che offre suo Figlio. Lì ho capito chiaramente: sì, questa è la Chiesa: esserci, semplicemente, e a partire da se stessi generare Dio, quel Dio che appare assente.

La parola Theotokos - madre di Dio, colei che genera Dio - acquistò per me improvvisamente un suono completamente nuovo. Capii che non possiamo organizzare la fede nel mondo; se nessuno vuole più sentir parlare di Dio, non possiamo batterci con la forza e dire "Guai a voi!". Anche noi possiamo esserci semplicemente e portare alla luce, partendo da noi stessi, quel Dio che appare assente. Non possiamo fabbricare questo Dio, ma soltanto darlo alla luce; non possiamo affermarlo con argomentazioni, ma possiamo essere la coppa che lo contiene, il suo cielo nel quale, pur nella scarsa appariscenza, Egli rifulge. Ho così compreso non solo il nostro compito odierno come Chiesa, ma anche come la Chiesa sussista nella figura di Maria e come Maria sussista nella figura della Chiesa, come entrambe la figura e la realtà siano una cosa sola».

(Klaus Hemmerle, Partire dall'unità. La Trinità e Maria, pp. 124, 125)


sabato 1 settembre 2018

La Parola che ci trasforma


Parola di vita – Settembre 2018
(Clicca qui per il Video del Commento)

«Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza» (Gc 1,21).

La Parola di questo mese proviene da un testo attribuito a Giacomo, figura di rilievo nella Chiesa di Gerusalemme. Egli raccomanda al cristiano la coerenza tra il credere e l'agire.
Nel brano iniziale della lettera viene sottolineata una condizione essenziale: liberarsi da ogni malizia per accogliere la Parola di Dio e lasciarsi guidare da essa per camminare verso la piena realizzazione della vocazione cristiana.
La Parola di Dio ha una forza tutta sua: è creatrice, produce frutti di bene nella singola persona e nella comunità, costruisce rapporti di amore tra ognuno di noi con Dio e tra gli uomini. Essa, dice Giacomo, è stata già "piantata" in noi.

«Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza».

Come? Certamente perché Dio, fin dalla creazione, ha pronunciato una Parola definitiva: l'uomo è Sua "immagine". Ogni creatura umana infatti è il "tu" di Dio, chiamato all'esistenza per condividere la Sua vita di amore e comunione.
Ma, per i cristiani, è il sacramento del battesimo che ci inserisce in Cristo, Parola di Dio entrata nella storia umana. In ogni persona dunque Egli ha deposto il seme della sua Parola, che lo chiama al bene, alla giustizia, al dono di sé e alla comunione. Accolto e coltivato con amore nella propria "terra", è capace di produrre vita e frutti.

«Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza».

Luogo chiaro dove Dio ci parla è la Bibbia, che per i cristiani ha il suo vertice nei Vangeli. Occorre accogliere la Sua Parola nella lettura amorosa della Scrittura e, vivendola, possiamo vederne i frutti.
Possiamo ascoltare Dio anche nel profondo del nostro cuore, dove avvertiamo spesso l'invadenza di tante "voci", di tante "parole": slogan e proposte di scelte, modelli di vita, come anche preoccupazioni e paure … Ma come riconoscere la Parola di Dio e darle spazio perché viva in noi?
Occorre disarmare il cuore ed "arrenderci" all'invito di Dio, per metterci in un libero e coraggioso ascolto della Sua voce, spesso la più sottile e discreta. Essa ci chiede di uscire da noi stessi e di avventurarci per le strade del dialogo e dell'incontro, con Lui e con gli altri, e ci invita a collaborare per rendere l'umanità più bella, in cui tutti ci riconosciamo sempre più fratelli.

«Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza».

La Parola di Dio infatti ha la possibilità di trasformare il nostro quotidiano in una storia di liberazione dall'oscurità del male personale e sociale, ma attende la nostra adesione personale e consapevole, anche se imperfetta, fragile e sempre in cammino.
I nostri sentimenti e i nostri pensieri assomiglieranno sempre più a quelli di Gesù stesso, si rafforzeranno in noi la fede e la speranza nell'Amore di Dio, mentre i nostri occhi e le nostre braccia si apriranno alle necessità dei fratelli.
Così suggeriva Chiara Lubich nel 1992: «In Gesù si vedeva una profonda unità tra l'amore che Egli aveva per il Padre celeste e l'amore verso gli uomini suoi fratelli. C'era un'estrema coerenza tra le sue parole e la sua vita. E questo affascinava e attirava tutti. Così dobbiamo essere anche noi. Dobbiamo accogliere con la semplicità dei bambini le parole di Gesù e metterle in pratica nella loro purezza e luminosità, nella loro forza e radicalità, per essere dei discepoli come li vuole Lui, cioè dei discepoli uguali al maestro: altrettanti Gesù diffusi nel mondo. E ci potrebbe essere per noi una avventura più grande e più bella?» [1].

Letizia Magri

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[1] C. Lubich, Come il Maestro, in «Città Nuova» 36 (1992/4), p. 33.


Fonte: Città Nuova n. 8/Agosto 2018

venerdì 31 agosto 2018

Il "cuore", non il precetto


22a domenica del Tempo Ordinario (B)
Deuteronomio 4,1-2.6-8 • Salmo 14 • Giacomo 1,17-18.21b-22.27 • Marco 7,1-8.14-15.21-23
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini
Gesù avverte del pericolo di dare più importanza alle regole e alla usanze inventate dagli uomini, che alla Parola di Dio.
Si trova il tempo per ciò che la società di oggi chiede: l'igiene, l'apparire, l'essere informati, fare viaggi; e non si dà la stessa importanza a ciò che Gesù chiede. Ma anche nella ricerca di Dio c'è il rischio di dare più importanza alla pratiche religiose, alle tradizioni e abitudini e a metodi inventati dagli uomini che non al cammino di conversione proposto dalla Parola di Dio.
Se facciamo anche tante pratiche religiose, ma trascuriamo i momenti di ascolto e di confronto con la Parola, o ci limitiamo ad ascoltarla per subito dimenticarla, trascuriamo il rapporto vitale con Gesù.
Se invece ci confrontiamo spesso con il Vangelo, personalmente e nella condivisione con altri; se lo richiamiamo alla memoria e cerchiamo di agire e parlare guidati dalla Parola di Gesù, e non solo dal buon senso o dallo stile di tanti; se la luce del Vangelo vissuto proviamo a comunicarcela tra noi, allora Gesù diventa il punto di riferimento illuminante della nostra vita.
Proviamo a ripensare al Vangelo della domenica, lo utilizziamo come preghiera ed esame di coscienza, abbiamo qualche occasione di condivisione?

Sono le cose che escono dall'uomo a contaminarlo
Non basta compiere le opere buone o i gesti e le pratiche religiose. La prima cura è cambiare il cuore, curare i pensieri e le intenzioni, coltivare desideri giusti, perché sono il fondamento delle opere.
La Messa e le funzioni religiose possono diventare dei "precetti" o delle pure "pratiche" da svolgere; i gesti di generosità quasi un modo per sentirci "bravi"; lo sforzo di essere onesti e giusti una veste per "obbedire" ad un cliché esteriore, senza l'esperienza di una vera gioia…
Se invece ascoltiamo regolarmente il Vangelo di Gesù e ci alleniamo a dire: "Gesù pensa così e vive così… Io voglio pensare e vivere come Lui…", moltiplicheremo gli atti di fiducia nel Padre, i gesti di carità e di condivisione dei beni, le decisioni di fedeltà nel matrimonio, e sperimenteremo il senso della gioia e della luce interiore.
Ci alleniamo a coltivare pensieri giusti e non solo a fare opere esteriormente giuste?

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini (Mc 7,8)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Questo popolo mi onora con le labbra (Mc 7,6) - (30/08/2015)
(vai al testo…)
 Questo popolo mi onora con le labbra (Mc 7,6) - (02/09/2012)
(vai al testo…)
 Mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto (Gc 1,22) - (28/08/2009)
(vai al post "Aderire alla Parola")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Un cuore nuovo… (28/08/2015)
  La "pulizia" del cuore (31/08/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2018)
  di Luigi Vari (VP 7.2015)
  di Marinella Perroni (VP 7.2012)
  di Claudio Arletti (VP 7.2009)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)