Versare il proprio sangue!
Ascoltare i fratelli è caricarsi i pesi, condividere le fatiche, aiutarci nel cammino, dare speranza a chi non c’è l'ha. Il bussare alla porta delle case per la benedizione delle famiglie sta trasformandosi in una fatica che ha tutto il sapore del divino, con tutto il suo peso umano. Bussare ad una famiglia significa accoglierne il peso, la malattia, la tristezza, il dolore, la povertà, la lontananza da Dio: è morire con la tua gente, versare il sangue... Quel Sangue di cui tu da diacono ne sei "ministro". È vivere la speranza con chi non ha speranza.
Così anche oggi ho bussato alla porta di una famiglia. Mi accoglie la madre e mi fa accomodare. Non mi molla, perché il suo cuore è pieno, tanto che esclama: "Ho bisogno che qualcuno mi ascolti, perché non so a chi dire tutte le mie cose". E così inizia il suo racconto: Siamo poveri e con me vive mia figlia. Mio marito è in carcere da tre anni per un reato commesso e ne avrà almeno per altri tre anni. E mia figlia ha altri due figli e io non posso buttare fuori lei e i suoi due figli. Così le condizioni economiche a casa mia si sono fatte difficili. E poi se non bastasse: da una settimana hanno arrestato anche mio figlio per una cosa commessa quando era minorenne. Ora i pentiti lo hanno accusato ed è stato arrestato. Lui ci aiutava a portare avanti la famiglia, ma adesso le cose si sono precipitate. Tra avvocati, visite al carcere, di soldi ce n'è bisogno parecchio. Come fare? Noi non siamo gente di chiesa, non andiamo in chiesa, ma siamo persone che si vergognano e non usciamo nemmeno da casa. L'altro giorno siamo stati a chiedere un aiuto in una parrocchia, ma la cosa ci ha ulteriormente mortificati: un parroco cosa può offrire con tanti bisognosi che ci sono? E poi di lavoro non ce n'è. Con il marito in galera, come fai a cercare Dio? Dov’è questo Dio che lei dice che mi ama?
Volti diversi, ma ugualmente storie sacre: Signore, dammi tutti i soli, i poveri, gli abbandonati, perché li possa soccorrere, aiutare, incoraggiare. Così passo da un condominio all'altro. Ma dopo questa storia, anch’io mi fermo ad aspettare. Alla messa, che di lì a poco si celebra, verso tutto il dolore incontrato, e dico con tutto il cuore: Sei Tu, Signore, l’unico mio bene! Soccorri quella tua famiglia, quella che mi hai fatto incontrare pocanzi e manda il tuo Spirito, manda la Speranza, e fa tornare il sereno. Anche oggi, Signore, ti ho riconosciuto abbandonato, solo, povero, offeso, carcerato. A me hai fatto un dono, quello di essere come una spugna: andare per i condomini della mia parrocchia e asciugare le lacrime che incontro, perché Tu, Signore, sei il Risorto, il Dio con noi, il compagno di viaggio. Io credo e spero in Te! Continuerò a bussare… e se mi dovessi anche stancare o ammazzare per il Tuo nome, Tu hai già preparato per tutti noi un banchetto nel Cielo. Voglio condividere questo momento solenne con questa mia gente, privata di tutto, ma non del Tuo Amore.
A quella mamma alla fine dico: perché non viene in chiesa? Gesù l’aspetta. E lei: Sì, debbo venire!
A ogni giorno il suo dolore, anche oggi ho avuto il coraggio di bussare: Dammi sempre, Signore, di questo coraggio!
venuto per servire (clicca qui per entrare)
mercoledì 14 maggio 2008
Rocco racconta (versare il proprio sangue!)
martedì 13 maggio 2008
Rocco racconta (solo la Carità!)
Solo la Carità!
Se cerchi di amare solo Dio, fai esperienza delle Sue meraviglie, perché è Lui che continua a camminare nelle strade, nei condomini, nei quartieri, nelle scuole, nelle piazze; e noi cerchiamo di essere strumenti il più possibile docili per compiere la sua volontà.
Mi sono trovato a bussare in un altro condominio nel quartiere della mia parrocchia, dove procede giorno dopo giorno la benedizione delle famiglie di casa in casa. È un avventura meravigliosa. È come se Gesù bussasse… Chi ti risponde oggi? Una donna di 30 anni, madre di due bambini, il marito ammazzato nella guerra di mafia; e lei tutta sola. Mi racconta: Vivo con la speranza che oramai mi danno i miei bambini, perché, diversamanete, mi sarei già fatta fuori. Sì, vedi, non ho neanche una bombola del gas per riscaldare il latte… e io mi dispero.
Poi continua: Vedi la luce? È attaccata al piano inferiore dove abita mia sorella. Come farei altrimenti a pagare le bollette dell'Enel?
Se ti capita, portami qualche paio di scarpe; ti dò i numeri: il 27 per il più piccolo e il 33 per il più grande. Sai, di tanto in tanto vado a fare pulizie, lavoro in nero, perché altrimenti qui si muore di fame; e poi tu conosci la mia storia. Mio fratello aspetta che tolgano l'ergastolo a mio cognato; speriamo che gli diano gli arresti domiciliari. Vedi, qua si parla solo di questo e ogni giorno; e io sono preoccupata soprattutto per i miei bambini. Dio, sì Dio! Io ti ammiro perché tu ci credi e ci credi davvero. Hai coraggio a bussare a queste porte di disperati. Ma che vuoi, come si può pregare Dio?
Esco da quella casa condividendo tutta quella sofferenza: è un volto di Gesù! Bisogna fare qualcosa. Vado in chiesa e davanti al Tabernacolo chiedo a Gesù che mi procuri due paia di scarpe per Lui in quei bambini. E poi pian piano arrivano le scarpe, numero 27 e 33; arriva anche il latte e altri generi alimentari. Arriva soprattutto la speranza, perché con la scusa di portare qualcosa a quella signora, la vado a trovare ogni giorno.
La carità è il rapporto che si crea con questa gente: è la tua gente, quella che devi preferire, perché è proprio quella che più assomiglia al volto di Gesù abbandonato. E prego in fondo al cuore: Fammi partecipe, Signore, un po' del Tuo dolore, perché io ti possa rassomigliare un po'.
domenica 11 maggio 2008
L'unità dei carismi
Parola da vivere
A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito
per il bene comune (1Cor 12,7)
Nella Pasqua abbiamo ricevuto il grande dono della libertà dalla schiavitù del peccato, siamo diventati uomini nuovi in Cristo. La Pentecoste con lo Spirito Santo offre questo dono, facendo l'unità nell'amore di quello che siamo e facciamo, l'unità dei carismi cioè di quelle grazie che vengono date a ogni cristiano per fare di lui uno strumento adatto a costruire la comunità cristiana là dove la provvidenza ci ha destinati a vivere.
Se vogliamo però contribuire al vero bene della comunità, non si può camminare per proprio conto, ma occorre saper lavorare insieme. È necessario armonizzare le proprie attività e i propri doni con quelli degli altri. San Paolo ci dice che i vari carismi dovrebbero essere animati e legati tra loro dall'amore scambievole, mettendo da parte i personalismi, le invidie, le ambizioni, i contrasti, le rivalità, in una parola tutto quello che è di ostacolo alla edificazione della comunità.Alla fine la Pentecoste mette fuoco nella nostra mente e nel nostro cuore perché la Pasqua sia una realtà perenne tra noi. Riunifica tutti nell'unica lingua dell'amore.
Testimonianza di Parola vissuta
Ci sono delle occasioni in cui Qualcuno decide di farci un regalo; a me è successo la sera di Sabato Santo. Don G., che conosco da vari anni, mi ha invitata a partecipare alla veglia di Pasqua nella sua parrocchia situata in una valle di montagna. Sono arrivata un po' in anticipo e ho potuto prima di tutto ammirare la bellezza della chiesa, maestosa ma nello stesso tempo molto accogliente, forse per il brulicare di persone che stavano prendendo posto e preparandosi alla solenne cerimonia ho capito proprio dall'impegno, l'attenzione, la gioia delle persone e di chi le preparava che avrei assistito ad une cerimonia importante; aspettavamo l'evento più rivoluzionario della storia: la vittoria della vita sulla morte. Suggestiva e solenne la benedizione del fuoco e l'entrata in chiesa delle candele accese e dei ceri di tutta la vallata, a significare l'unità delle parrocchie che vi partecipavano e la forza che da questa unità scaturisce.
È bello pensare che tante persone di parrocchie diverse, e della stessa vallata, riescano a condividere momenti così profondi, che grazie allo sforzo di tutti si possa gustare la gioia della presenza viva del Risorto. Dunque è proprio vero che la condivisione di sforzi, l'impegno e l'abbandono delle proprie piccole realtà per aprirsi all'altro fa miracoli e lo si vedeva dai volti di tutti, tutti erano gioiosi ed entusiasti di ciò che stavano facendo. Tutto era stato mirabilmente preparato e studiato, dai canti alle letture, tutti hanno fatto la loro parte con l'intento di fare cosa gradita alla comunità tutta ed in definitiva per rendere gloria a Dio. L'omelia ha evidenziato che se mettiamo come unico fulcro della nostra vita l'amore all'altro e al diverso, tutto si semplifica e Gesù risorto vive dentro e fuori di noi. Credo di aver ricevuto proprio un bel regalo quella sera: ancora una volta ho capito che se riusciamo ad impegnarci con amore per un fine comune, se uniamo le nostre forze e capacità, se usciamo da noi per dare spazio all'altro riusciamo ad avere la presenza viva del Risorto fra noi.
(Paola, Belluno)
(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)
sabato 10 maggio 2008
Rocco racconta (al di sopra di tutto...)
Subito dopo Pasqua io e il Parroco ci inoltriamo per la benedizione delle famiglie. Un’azione pastorale che ci fa incontrare le circa 6.000 persone della nostra parrocchia.
Mi dispongo con l'anima in modo che ogni persona che incontro sia un Gesù da amare; così inizia questo mio servizio, sapendo che con ognuno che incontro posso rinnovare il rapporto o farne nascere uno nuovo.
Le persone che avvicino sono parte di una popolazione che già ha sofferto parecchio e che non avendo una casa ed avendo un basso reddito è stata ammessa nelle case popolari. Qui nelle IACP si ritrovano sia quelli offesi per mafia, sia quelli che hanno offeso per mafia. Comunque un popolo in cerca... in cerca di Dio, sia gli uni, sia gli altri.
E così che bussando ad una porta mi risponde una signora con sette figli: mi spiega che due sono del primo marito, ammazzato per omonimia, gli altri sono nati dall'attuale convivente (qui non ci si sposa di nuovo per paura e allora si convive fino a quando...). Le leggi sull'onore si rispettano, ma come? Con la paura e la mortificazione. E poi ti chiedi: e la parità? quale? Il bisogno prevale su tutto, anche sull'etica, se ce n'è una. Questa signora ha una figlia di 20 anni, una splendida figlia che vuole uscire dal bunker dove si è cacciata per via di quel padre che non ha conosciuto. È molto arrabbiata, perché suo padre era un lavoratore e glielo hanno ammazzato, scambiato con un altro. Storie di mafia, ma qui diventa proprio storia sacra! Storia di una ventenne che crede, che ha incontrato un giorno Dio Amore e che adesso sta incominciando a fare la sua esperienza, iniziando proprio lì nella sua famiglia.
La madre racconta: “Mia figlia è quella che più di tutti ha pagato per questa esperienza di mio marito ammazzato e più di tutti è quella che soffre per il riscatto dei suoi fratelli. Cosa non farebbe per non far cadere nella trappola della mafia gli altri fratelli, e cosa non fa per aiutarli tutti! Tutto questo solo Dio lo sa”.
Fin qui il racconto, che continua con l'elencazione dei vari bisogni, che sono tanti. A pensarci veramente c'è ancora molta gente in mezzo a noi che soffre la "fame", e manca delle cose più elementari.
Davanti a tutto questo ho presente nell'anima una sola Persona, Gesù Crocifisso, che voglio incontrare per le strade di questo mondo, tentando di asciugare qualche lacrima e sapendo ciò che viene chiesto a me, diacono di questa parrocchia, che busso a quella porta, che passo per questa via, che accarezzo questa gente. Mi chiedo: "Non è forse questa la mia gente? Il popolo che Egli ama? Che Egli preferisce più degli altri? Non viene chiesto a me di credere a tutto questo? Qual è la mia fede? E se passasse Gesù per questa via, si sporcherebbe le mani?". A tutte queste domande non hai che un secondo per rispondere, non puoi perdere tempo. E così cerco di fare in modo che la carità trionfi sempre, quella carità che è al di sopra di tutto, quella carità che è Dio, quel Dio appeso non a due stuzzicadenti, ma a due travi... (e che travi!). Anche per me, incontrare queste persone è una sua continuazione, in questo luogo, in questo momento: non puoi scappare se sei cristiano... e io lo sono.
Un desiderio mi prende: seguirLo nelle vie del mio quartiere, in questo condominio e portare la Sua festa e l'accoglienza del Suo amore. Così un momento di dolore, di sconforto diventa un Suo momento, un momento di gioia. “Hai tramutato il mio lamento in danza!”. Alla scala dei bisogni si dà una priorità e pian piano si cerca di capire da dove iniziare.
La donna che ho di fronte intuisce che qui c'è il dito di Dio, che si è fermato a casa sua e gioisce insieme a me. Pian piano torna il sereno e la forza di continuare... È vita difficile, ma adesso esclama: “Con l'aiuto di Dio e della Parrocchia tutto sarà più facile, soprattutto continuare a sperare!”. Poi: "Cu ti mannau u Signori?".
Per me una sola considerazione: Tutto vince l'amore!
Sporcarsi le mani, essere il diacono del grembiule e della stola: prima del grembiule, poi di entrambi!
mercoledì 7 maggio 2008
Lavàti dalla Parola (2)
Continuo le riflessioni sull'omelia che Benedetto XVI ha pronunciato Giovedì Santo (20 marzo 2008) in occasione della Messa in Coena Domini.
Gesù non ha solo parlato, non ci ha lasciato solo parole. Egli dona se stesso. Ci lava con la potenza sacra del suo sangue, cioè con il suo donarsi "sino alla fine", sino alla Croce. La sua parola è più di un semplice parlare; è carne e sangue "per la vita del mondo" (Gv 6, 51).Abbassarsi a lavare i piedi sporchi degli altri con l’acqua purificatrice della Parola è donare se stessi, “carne e sangue”: in altre parole è “farsi uno”, farsi prossimo, essere l'altro... Se sono l’altro, ho dato me stesso, non sono. Questa è la radice della diaconia: non essere, per essere (essere amore).
Il diacono, quale “ministro del calice”, incarna nella sua vita questo dono di sé “per la vita del mondo2, perché tutti siano l’un per l’altro dono di sé, contribuendo così, quale sacramento di Cristo, alla fraternità universale.
Possiamo scorgere nell'avvenimento della lavanda dei piedi due aspetti. I Padri hanno qualificato questa duplicità di aspetti della lavanda dei piedi con le parole “sacramentum” ed “exemplum”. “Sacramentum”: il mistero di Cristo nel suo insieme, dall'incarnazione fino alla croce e alla risurrezione: questo insieme diventa la forza risanatrice e santificatrice, la forza trasformatrice per gli uomini, diventa la nostra “metabasis”, la nostra trasformazione in una nuova forma di essere, nell'apertura per Dio e nella comunione con Lui. Questo nuovo essere deve poi trasformarsi in noi nella dinamica di una nuova vita.
Questo “essere” di Cristo, rappresentato nell’abbassamento della lavanda dei piedi, è la mia nuova forma di “essere”; il modo di vivere di Dio.
È Dio che si abbassa, che si “svuota”, donando tutto Sé: Dio si dona, non dà qualcosa. In questo donarsi di Dio noi non restiamo destinatari passivi. Egli ci gratifica come “partner” personali e vivi.
L'amore donato è la dinamica dell'"amare insieme", vuol essere in noi vita nuova a partire da Dio.
"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13, 34). Il "comandamento nuovo" consiste nell'amare insieme con Colui che ci ha amati per primo.
La grandezza di Dio consiste nel discendere, nell'umiltà del servizio, nella radicalità dell'amore fino alla totale auto-spoliazione.
La cosa nuova è il dono che ci introduce nella mentalità di Cristo.
Avere "gli stessi sentimenti di Cristo" che svuotò se stesso fino alla natura di servo (cf. Fil 2,5).
Questo "essere" di Cristo, questo suo annullarsi per amore, è diventato, per il dono di Dio, il mio "nuovo essere": essere per gli altri. Come Gesù; essere "preso dentro", incorporato a Lui, essere Lui, per essere dono agli altri; e fare il dono di sé agli altri, affinché anch'essi siano "uno" in noi; e Dio sia tutto in tutti, già fin d'ora. Questo è essere diacono!
Man mano che nasce e si sviluppa questa fisionomia nuova nel prossimo, nella comunità, io scompaio: io sono gli altri, perso negli altri, anima della "nuova relazionalità" all'interno della comunità, segno sacramentale di Colui che è venuto per servire.
Il sacramento, pur essendo una realtà oggettiva, che ha valore in sé, rimanda sempre ad una realtà più grande, che lo fonda ed è la sua ragion d'essere.
Esso è mezzo, via, per raggiungere il fine: la mediazione, raggiunto il fine, scompare. E la realtà è l'incontro col Padre, nell'unità con i fratelli, fatti "figli", anzi fatti "figlio" (perché "uno"), nel Figlio.
La lavanda dei piedi. Il Signore lava a noi sempre di nuovo i piedi sporchi per poter sederci a tavola con Lui.
Tutto questo diventa "exemplum": "Se dunque io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri" (Gv 13, 14).
lunedì 5 maggio 2008
Lavàti dalla Parola (1)
"Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13, 1) È arrivata l'"ora" di Gesù… Ciò che costituisce il contenuto di questa ora, Giovanni lo descrive con due parole: passaggio (metàbasis) ed agape-amore.Il passaggio è una trasformazione. Egli porta con sé la sua carne, il suo essere uomo. Sulla Croce, nel donare se stesso, Egli viene come fuso e trasformato in un nuovo modo d'essere, nel quale ora è sempre col Padre e contemporaneamente con gli uomini. Trasforma la Croce, l'atto dell'uccisione, in un atto di donazione, di amore sino alla fine. Mediante il suo amore la Croce diventa "metabasis", trasformazione dell'essere uomo nell'essere partecipe della gloria di Dio. In questa trasformazione Egli coinvolge tutti noi, trascinandoci dentro la forza trasformatrice del suo amore al punto che, nel nostro essere con Lui, la nostra vita diventa "passaggio", trasformazione.
Gesù depone le vesti della sua gloria, si cinge col "panno" dell'umanità e si fa schiavo. Lava i piedi sporchi dei discepoli e li rende così capaci di accedere al convito divino al quale Egli li invita.
Egli ci rende puri mediante la sua parola e il suo amore, mediante il dono di se stesso. "Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato", dirà ai discepoli nel discorso sulla vite (Gv 15, 3). Sempre di nuovo ci lava con la sua parola. Sì, se accogliamo le parole di Gesù in atteggiamento di meditazione, di preghiera e di fede, esse sviluppano in noi la loro forza purificatrice, (di noi che siamo ricoperti di sporcizia multiforme, di parole vuote, di pregiudizi, di sapienza ridotta ed alterata).
Se accogliamo le parole di Gesù col cuore attento, esse si rivelano veri lavaggi, purificazioni dell'anima, dell'uomo interiore.
È, questo, ciò a cui ci invita il Vangelo della lavanda dei piedi: lasciarci sempre di nuovo lavare da quest'acqua pura, lasciarci rendere capaci della comunione conviviale con Dio e con i fratelli.
Noi spesso ci fermiamo all'atto del lavare, del fatto che Gesù si fa servo… e quindi al fatto che dobbiamo farci servi gli uni degli altri: servire il prossimo, qualsiasi servizio, sull'esempio di Gesù. Questo è vero.
Ma il servizio che Gesù mette in atto è il "lavare i piedi", cioè renderci puri, toglierci il velo dell'immondizia che abbiamo, quella che accumunliamo nel nostro contatto col mondo, con le miserie che ci circondano, con le nostre personali miserie.
L'acqua purificatrice è la Parola che Gesù ci ha lasciato; è Lui stesso, Parola che dà vita, che ha la vita in sé e che può diventare la mia vita se mi lascio assimilare da essa, se conformo la mia vita alla Sua.
Essere Parola viva significa essere lavati da Gesù, accogliere docilmente il Suo servizio di abbassamento, il Suo cingersi col "panno" della mia umanità…
L'acqua che io dono ai fratelli per "lavare i loro piedi" è la Parola di Gesù, fatta mia parola, mia vita.
sabato 3 maggio 2008
La Sua presenza
4 maggio 2008 – Ascensione del Signore (A)
Parola da vivere
Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20)
Dopo la risurrezione di Gesù il mondo si è unificato: non c'è più un Cielo, nell'immaginario collettivo al di là delle nuvole, che contiene Dio e la terra dove Gesù è venuto ad abitare, casa dei mortali. Ora tutta la realtà è un unico Cielo che abbraccia tutto l'universo e ha i confini infiniti della Trinità. Gesù, tornando al Padre ci porta con sé. La vecchia umanità è morta con Cristo sulla croce, la nuova è Gesù risorto, glorioso.
Quello che in Gesù è già realizzato, per noi resta da completare con il nostro continuo morire e risorgere con Lui, attraverso l'Amore di cui siamo stati fatti capaci, nello Spirito.
"Completo quello che manca alla passione di Cristo!" dice san Paolo.
Come? Amando in ogni attimo del mio tempo: vivendo la Parola, divento Gesù. Amando il fratello, incontro Gesù. Nella comunione di amore Gesù si fa presente in quelli che si amano nel suo nome. Nell'Eucaristia la nostra stessa carne si trasforma nella carne di Gesù, come pegno ed esperienza dell'eternità d'amore.
Oggi Gesù, salendo al cielo, nella liturgia ci dice:
"Sarete miei testimoni!" cioè farete l'esperienza che ormai sono sempre con voi, fino alla fine del mondo.
Testimonianza di Parola vissuta
Più passa il tempo, più mi accorgo che il servizio in parrocchia è proprio bello ed è estremamente vero il detto: "è donando che si riceve"; io posso testimoniare che nei vari incontri con le persone ricevo sempre molto.
Riporto un avvenimento, recentemente accaduto, che si è impresso particolarmente nel mio animo. Abitualmente andavo a trovare un'anziana signora, molto accogliente e simpatica. I nostri dialoghi erano sempre vivaci e piacevoli, anche profondi, ma rimaneva in lei un rifiuto netto nei riguardi dei sacramenti. Durante la benedizione delle famiglie, passai da lei con un giovane sacerdote. Ci accolse con gioia e quasi le sembrò di vedere nel sacerdote un suo nipote. Avviò con lui una prolungata conversazione e gli raccontò tutta la sua vita... tutto quello che serbava nel cuore. Benché io tentassi di uscire per lasciarla più libera non ci riuscii, mi prese la mano e volle assolutamente che le rimanessi accanto. Al termine del colloquio-confessione, dopo l'assoluzione, ricevette la Comunione con grande fervore e tanta commozione. Era felice! Ripeteva di sentirsi un'altra persona, leggera, gioiosa. Aveva incontrato Cristo!
Commuove davvero constatare come il Signore si serva di semplici incontri per consolare le anime. È questa per noi una grande ricompensa per un piccolo servizio.
(S.M., Italia)
(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

