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venerdì 20 marzo 2020

La luce che dà senso alla vita


4a domenica di Quaresima (A)
1 Samuele 16,1b.4.6-7.10-13 • Salmo 22 • Efesini 5,8-14 • Giovanni 9,1-41
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Attraverso le letture di queste domeniche stiamo facendo un cammino catecumenale, che ci conduce a rinnovare insieme le promesse del nostro battesimo nella Veglia Pasquale.
Acqua (domenica scorsa, III di Quaresima, A) e luce (oggi, IV di Quaresima, A) sono due simboli presi dalla natura, che ci parlano di vita: acqua (Spirito Santo) e luce (Cristo).

Finché sono nel mondo, io sono la luce del mondo
Gesù è per l'uomo la luce che riempie di significato l'esistenza. Il cieco rappresenta, così, l'uomo che viene liberato dalla cecità esteriore ed interiore. Il "cieco nato" arriva a questa luce attraverso un itinerario lento e laborioso, com'era avvenuto per la samaritana.
«Va' a lavarti nella piscina di Sìloe … Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva»: la guarigione non è frutto di magia, è il frutto dell'ascolto. Lasciarsi toccare il cuore dal Vangelo, immergerci nella "piscina di Sìloe", che è l'incontro con Gesù nei Sacramenti: questo è possibile a noi.
Il racconto sottolinea in modo netto due atteggiamenti contrapposti davanti al medesimo fatto o, meglio, davanti alla medesima persona, Gesù.
Il cieco, guarito fisicamente, giunge per gradi all'illuminazione piena, che è la fede in Gesù: dapprima è "quell'uomo che si chiama Gesù", poi lo riconosce come "un profeta", quindi come inviato di Dio, infine Gesù gli si rivela come il "Figlio dell'uomo", il Signore e Giudice universale che rende partecipi gli uomini della vita di Dio (Gv 1, 51).

Io credo, Signore!
È il compimento del cammino, pur vissuto in un contesto di ostilità.
Nel corso della storia si svolge - secondo Giovanni - un grande processo, dove l'imputato è Gesù e ogni uomo è chiamato a prendere posizione per Lui o contro di Lui. Il cieco si schiera dalla parte di Gesù e per questo si espone all'ostilità, ma la sua fede matura e la sua testimonianza si fa più decisa. È una fede che lo espone anche alla solitudine, riempita dall'incontro permanente col Cristo.
Mentre il cieco "vede" sempre più, gli avversari diventano sempre più "ciechi". Abbiamo la possibilità di aprirci alla fede e, al tempo stesso, il terribile potere di accecarci, di fabbricarci delle buone ragioni per non vedere, di crearci delle false evidenze… In ogni azione che compiamo noi sempre decidiamo di sbarrare porte e finestre oppure di aprirle all'invasione della luce.
Come l'acqua nel racconto della samaritana, così la luce è simbolo del Battesimo, che nella Chiesa antica era chiamato anche "illuminazione", come i battezzati erano detti "illuminati" (si noti: "Si lavò" e "ci vedeva"). Nel Battesimo Gesù illumina interiormente l'uomo e lo rende creatura "nuova".
Paolo commenta: «Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce» (Ef 5,8, II lettura). Gesù è colui che apre i nostri occhi rendendoci capaci di "vedere" la realtà: la realtà di Dio e la realtà del mondo con gli occhi stessi di Dio.
Paul Claudel mette in bocca ad un cieco questa domanda: «Voi che ci vedete, che ne fate della luce?». È una domanda che milioni di ciechi spirituali rivolgono oggi ai cristiani: «Voi che credete nel Cristo, che ne fate della vostra fede?».
Più si crede e più si testimonia, ma anche più si testimonia e più cresce la fede, perché «la fede si rafforza donandola» (Giovanni Paolo II).

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Sono la luce del mondo (Gv 9,5)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (26/03/2017)
(vai al testo…)
• Io sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (30/03/2014)
(vai al testo…)
• Io sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (03/02/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
•  Noi siamo fatti per la luce! (24/03/2017)
•  L'incontro che "illumina" l'esistenza (28/03/2014)

Commenti alla Parola:
•  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
•  di Cettina Militello (VP 2.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
•  di Enzo Bianchi
•  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Immagine: Gesù spalma il fango sugli occhi del cieco nato, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2014)

mercoledì 18 marzo 2020

Coronavirus, Papa Francesco: "Non sprecate questi giorni difficili"


La Repubblica: 18 Marzo 2020 - Intervista al pontefice

CITTA' DEL VATICANO - "In questi giorni difficili possiamo ritrovare i piccoli gesti concreti di vicinanza e concretezza verso le persone che sono a noi più vicine, una carezza ai nostri nonni, un bacio ai nostri bambini, alle persone che amiamo. Sono gesti importanti, decisivi. Se viviamo questi giorni così, non saranno sprecati". Papa Francesco vive le sue giornate in Vaticano seguendo da vicino le notizie intorno all'emergenza del coronavirus. Due giorni fa è andato a Santa Maria Maggiore e nella chiesa di San Marcello al Corso per pregare. A Repubblica racconta cosa questi giorni gli stanno insegnando.

Santo Padre, cosa ha domandato quando è andato a pregare nelle due chiese romane?
"Ho chiesto al Signore di fermare l'epidemia: Signore, fermala con la tua mano. Ho pregato per questo".

Come si possono vivere questi giorni affinché non siano sprecati?
"Dobbiamo ritrovare la concretezza delle piccole cose, delle piccole attenzioni da avere verso chi ci sta vicino, famigliari, amici. Capire che nelle piccole cose c'è il nostro tesoro. Ci sono gesti minimi, che a volte si perdono nell'anonimato della quotidianità, gesti di tenerezza, di affetto, di compassione, che tuttavia sono decisivi, importanti. Ad esempio, un piatto caldo, una carezza, un abbraccio, una telefonata... Sono gesti familiari di attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia senso e che vi sia comunione e comunicazione fra noi".

Solitamente non viviamo così?
"A volte viviamo una comunicazione fra noi soltanto virtuale. Invece dovremmo scoprire una nuova vicinanza. Un rapporto concreto fatto di attenzioni e pazienza. Spesso le famiglie a casa mangiano insieme in un grande silenzio che però non è dato da un ascolto reciproco, bensì dal fatto che i genitori guardano la televisione mentre mangiano e i figli stanno sul telefonino. Sembrano tanti monaci isolati l'uno dall'altro. Qui non c'è comunicazione; invece ascoltarsi è importante perché si comprendono i bisogni dell'altro, le sue necessità, fatiche, desideri. C'è un linguaggio fatto di gesti concreti che va salvaguardato. A mio avviso il dolore di questi giorni è a questa concretezza che deve aprire".

Tante persone hanno perso i propri cari, tante altre lottano in prima linea per salvare altre vite. Cosa dice loro?
"Ringrazio chi si spende in questo modo per gli altri. Sono un esempio di questa concretezza. E chiedo che tutti siano vicini a coloro che hanno perso i propri cari, cercando di accompagnarli in tutti i modi possibili. La consolazione adesso deve essere impegno di tutti. In questo senso mi ha molto colpito l'articolo scritto su Repubblica da Fabio Fazio sulle cose che sta imparando da questi giorni".

Cosa in particolare?
"Tanti passaggi, ma in generale il fatto che i nostri comportamenti influiscono sempre sulla vita degli altri. Ha ragione ad esempio quando dice: "È diventato evidente che chi non paga le tasse non commette solo un reato ma un delitto: se mancano posti letto e respiratori è anche colpa sua". Questa cosa mi ha molto colpito".

Chi non crede come può stare con speranza di fronte a questi giorni?
"Tutti sono figli di Dio e sono guardati da Lui. Anche chi non ha ancora incontrato Dio, chi non ha il dono della fede, può trovare lì la strada, nelle cose buone in cui crede: può trovare la forza nell'amore per i propri figli, per la famiglia, per i fratelli. Uno può dire: "Non posso pregare perché non credo". Ma nello stesso tempo, tuttavia, può credere nell'amore delle persone che ha intorno e lì trovare speranza".


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La Repubblica: 16 Marzo 2020, di Fabio Fazio

Sono giorni durissimi in cui abbiamo tutti modo di riflettere sul significato delle parole e su tutti quei gesti quotidiani piccoli e preziosi che ci mancano.
Stiamo vivendo la prova più dura e inattesa che ci potessimo trovare di fronte ma potremmo uscirne migliori per davvero se, lasciando da parte paura o al contrario rimozione, provassimo a fare un esercizio di consapevolezza. Per imparare a guardare in noi stessi, per provare ad ascoltarci e a specchiarci nell’altro e soprattutto per ordinare le cose da cui ricominciare.
Sì, proviamo a mettere ordine, non solo nei cassetti di casa e nelle tasche dei vestiti dimenticati nell’armadio, ma in noi stessi.
Propongo un esercizio che potrà tornarci utile per quando arriveranno giorni migliori. E, stiamone certi, arriveranno.
Mettiamo in fila, tutti insieme, le cose che ogni giorno stiamo imparando. Che sono tante. Tantissime, quante sono le parole.

Elenco delle cose che ho imparato.

1. Devo rimettere in ordine la mia scala di valori per scoprire quel che veramente è importante.
2. Quando tutto ciò sarà finito, devo attenermi alla suddetta scala di valori.
3. La cosa che di sicuro più conta è stare vicini alle persone a cui vogliamo bene. Nulla è più importante di un abbraccio ai nostri figli.
4. Devo ricordarmi che è ora di riconnettermi con la Terra e con l’ecosistema: solo rispettandone l’equilibrio ne saremo rispettati e saremo preservati.
5. Mi sono reso conto che le cose capitano anche contro la volontà degli uomini: non siamo onnipotenti.
6. Ho riscoperto il valore di alcune parole e concetti che troppo in fretta avevamo liquidato: Stato sociale per esempio. Solidarietà, per fare un altro esempio.
7. È diventato evidente che chi non paga le tasse non commette solo un reato ma un delitto: se mancano posti letto e respiratori è anche colpa sua.
8. Mi sono ripromesso di non accettare più nessuna forma di cinismo: in questo momento così duro è comunque bello volersi bene e sentirsi parte della stessa cosa.
9. Mi sono persuaso che il significato delle parole è sacro.
10. Mi sono ripromesso di pretendere che chi ha ruoli di responsabilità e di governo sia più preparato di quelli che da lui sono governati.
11. Ho imparato il valore di una stretta di mano.
12. Ho imparato la necessità di tendere la mano.
13. Ho imparato che siamo connessi per davvero e non solo in rete.
14. Mi sono reso conto che i confini non esistono e che siamo tutti sulla stessa barca.
15. E dal momento che siamo tutti sulla stessa barca, è meglio che i porti, tutti i porti, siano sempre aperti. Per tutti.
(torna su)

(Fonte: https://rep.repubblica.it)

martedì 17 marzo 2020

Quaresima 2020: Lasciarci riconciliare con Dio [4]


Riprendo meditando sul Messaggio di papa Francesco per questa Quaresima.

Non è scontato che questo tempo favorevole offerto alla nostra conversione sia al primo posto nei nostri pensieri e nei nostri comportamenti. La drammatica situazione attuale ci richiama alla transitorietà della nostra vita, della sua limitatezza, e all'impellente necessità di lasciarci condurre dallo Spirito, di scuoterci dal nostro torpore.
È uno spazio offerto al cambiamento di rotta, datoci dalla tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo con Lui.
Mantenere lo sguardo fisso su di Lui che in Gesù crocifisso ha fato ricadere tutti i nostri peccati, facendosi peccato in nostro favore.
Un amore così grande, oltre ogni dire, da coinvolgerci nella verità di Dio che ama i propri nemici, fino a "mettere Dio contro Dio".
Amore pazzo di Dio per noi!
La nostra vita rischia di essere assorbita dalla leggerezza dei nostri comportamenti, quasi da non lasciarsi scalfire dall'intensità con cui l'amore del Padre ci avvolge. Il nostro dialogo con Lui, mediante il mistero pasquale del Figlio, è una cosa seria. Non è un passatempo o un chiacchiericcio, dettato da vuota e superficiale curiosità, che rischia di essere vanificato anche da un uso fuorviante dei mezzi di comunicazione.
È il desiderio profondo di "dimorare" nel seno del Padre per essere, in Gesù, figli amati.

(Immagine: Crocifisso, William Congdon)



lunedì 16 marzo 2020

L'antivirus della fraternità


In questo periodo segnato dall'emergenza Coronavirus ecco la testimonianza di don Paolo Zago, parroco di Gorgonzola (MI).

26 febbraio 2020
Oggi alle ore 13, su iniziativa del sindaco di Gorgonzola, io parroco insieme al sindaco e alla presidente della Proloco, accompagnati dal capo dei vigili urbani di Gorgonzola, siamo andati ad incontrare i sindaci di Codogno e di Casalpusterlengo, al limite della zona rossa.
Siamo andati per consegnare loro quattro forme di gorgonzola come segno: segno della vicinanza della nostra gente alla popolazione della zona rossa. Segno per me di voler donare un antivirus, l'antivirus della fraternità, perché con il corona virus rischia di diffondersi oggi fra le persone un virus più pericoloso, ed è il virus dell'indifferenza, del sospetto e dell'individualismo.
Per questo ci sembrava importante dire che siamo vicini alle popolazioni colpite; siamo vicini con un segno di solidarietà, di vicinanza, di attenzione, di fraternità. Abbiamo invitato i due sindaci a venire a Gorgonzola per la sagra del gorgonzola. Loro sono stati molto, molto contenti.
Hanno detto che è stata la prima delegazione ufficiale di un comune di un parroco ad andare da loro per manifestargli un segno di vicinanza. Erano quasi commossi tanto erano contenti e non finivano mai di ringraziarci; di ringraziarci non tanto per quattro forme di gorgonzola, ma ringraziarci per questa vicinanza, per questa attenzione alla loro situazione.
Chiaramente abbiamo parlato a due metri di distanza con tutte le mascherine, con tutte le precauzioni che la legge impone anche se loro non sono infetti e non hanno alcun problema. È stato credo davvero un momento molto bello, direi proprio un segno grande, un segno di fraternità, un segno d'amore.
L'attenzione che dobbiamo avere per non contagiare va vissuta non nella forma del sospetto, ma nella forma di un atto d'amore reciproco che ci doniamo vicendevolmente. E allora anche le privazioni che ci sono richieste, credo sia importante viverle proprio come atto d'amore nei confronti dei fratelli. Diffondiamo a tutti l'antivirus della fraternità.
don Paolo Zago, parroco di Gorgonzola (MI)

(Fonte: www.focolaritalia.it)

domenica 15 marzo 2020

Senza Messa, ma non senza Gesù


Una domenica senza poter partecipare alla Messa e ricevere l'Eucaristia. Tuttavia, pur non potendo ricevere Gesù nel Sacramento, posso sempre essere con Gesù. Non siamo stati privati di Lui!
L'Eucaristia è indubbiamente il luogo della presenza di Gesù per eccellenza. La sua definizione di "presenza reale" ha, in certo modo, quasi messo nell'ombra le altre modalità della sua presenza.
Il Concilio Vaticano II ha messo in rilievo, oltre alla presenza eucaristica, anche le altre presenze di Gesù: nei sacramenti, nella sua Parola, nei ministri, tra quanti sono uniti nel suo nome: «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti, sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro" (Mt 18,20)» (SC 7).
Il papa Paolo VI, parlando della presenza "reale" di Gesù nell'Eucaristia, ha scritto: «Tale presenza si dice "reale" non per esclusione, quasi che le altre non siano "reali", ma per antonomasia perché è sostanziale, e in forza di essa, infatti, Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente» (Misterium fidei, 40).
E parlando degli altri modi in cui Cristo si rende presente scrive: «Tutti ben sappiamo che vari sono i modi secondo i quali Cristo è presente alla sua Chiesa. È utile richiamare un po' più diffusamente questa bellissima verità che la Costituzione della Sacra Liturgia ha esposto brevemente. Cristo è presente alla sua Chiesa che prega, essendo egli colui che "prega per noi, prega in noi ed è pregato da noi: prega per noi come nostro Sacerdote; prega in noi come nostro Capo; è pregato da noi come nostro Dio"; è lui stesso che ha promesso: Dove sono due o tre riuniti in nome mio là sono io in mezzo a loro. Egli è presente alla sua Chiesa che esercita le opere di misericordia non solo perché quando facciamo un po' di bene a uno dei suoi più umili fratelli lo facciamo allo stesso Cristo, ma anche perché è Cristo stesso che fa queste opere per mezzo della sua Chiesa, soccorrendo sempre con divina carità gli uomini. È presente alla sua Chiesa pellegrina anelante al porto della vita eterna, giacché egli abita nei nostri cuori mediante la fede, e in essi diffonde la carità con l'azione dello Spirito Santo, da lui donatoci.
In altro modo, ma verissimo anch'esso, egli è presente alla sua Chiesa che predica, essendo l'Evangelo che essa annunzia parola di Dio, che viene annunziata in nome e per autorità di Cristo Verbo di Dio incarnato e con la sua assistenza, perché sia "un solo gregge sicuro in virtù di un solo pastore".
È presente alla sua Chiesa che regge e governa il popolo di Dio, poiché la sacra potestà deriva da Cristo e Cristo, "Pastore dei pastori", assiste i pastori che la esercitano, secondo la promessa fatta agli Apostoli» (Misterium fidei, 36-38).

Gesù è presente anche in ogni dolore, nello stesso dolore di non poter partecipare all'Eucaristia, come nel dolore che affligge in questi giorni l'umanità.
Scrive a questo proposito padre Fabio Ciardi nel suo libro Dove sei? I luoghi di Dio: «Mi trovo in una situazione che mi preclude l'accesso all'Eucaristia? È una situazione che mi addolora: proprio questo dolore può darmi accesso diretto a Dio. Quando rientro nella mia "stanza" non sento più la voce dell'Amato, mi ritrovo vuoto, nell'aridità, incapace di pregare? È una assenza che provoca un terribile dolore: proprio questo apre l'accesso a Dio. Il rapporto con la persona accanto a me, che mi era sacramento di Dio, si frantuma, così che essa mi diventa ostacolo a raggiungere Dio? È la comunione con Cristo tradito: proprio questo apre l'accesso diretto a Dio.
Sono i dolori che Cristo ha sperimentato sulla croce. Facendoli suoi e rivivendoli entra nel nostro stesso patire. Ci raggiunge là dove siamo. In ogni nostro dolore è lui che soffre in noi, Agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo. Il mio dolore non è più, è diventato sacramento di Cristo: rimane lui stesso».

Signore Gesù, dovunque io ti trovi, sei Tu l'unico mio Bene!

sabato 14 marzo 2020

Quaresima 2020: Lasciarci riconciliare con Dio [3]


Continuo la mia riflessione accompagnato dal Messaggio di papa Francesco per questa Quaresima.

In questo tempo favorevole è pressante l'invito a lasciarci condurre nel deserto, in modo da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo.
È un'esigenza impellente, un desiderio profondo di staccarsi da tutto - specialmente in questo momento di forzato ritiro causata dall'epidemia del virus - e intrattenere un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico col Signore. È fare l'esperienza sempre nuova di sperimentare l'amore del Padre e poter, come mi è possibile, corrispondere al suo amore che sempre ci precede e ci sostiene. E quando ti lasci prendere e avvolgere da questo amore, senti che questa intimità ti scava dentro, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà.
La sua Parola entra in me e mi fa sperimentare la sua misericordia gratuita.
Sarei uno stolto, un incosciente, se lasciassi passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere io il padrone del tempo e del modo della mia conversione.




venerdì 13 marzo 2020

Il cammino della fede


3a domenica di Quaresima (A)
Esodo 17,3-7 • Salmo 94 • Romani 5,1-2.5-8 • Giovanni 4,5-42
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere»
La richiesta iniziale di Gesù è l'avvio di un colloquio, attraverso il quale egli la guida all'adesione di fede. È il lento cammino verso la fede di una donna. Il "Dammi da bere" sfocia nel "dammi di quest'acqua": «Colui che domandava da bere aveva sete della fede della samaritana», come scrive sant'Agostino.
Non è anzitutto l'uomo che va alla ricerca della "sorgente della vita", ma è Dio che ha sete dell'uomo; non è la sete che cerca la sorgente, ma è la sorgente che vuole dissetarla in modo sovrabbondante. L'uomo stanco ed assetato presso il pozzo è il Dio che in Gesù si identifica con tutti gli stanchi e assetati.
Gesù ha qualcosa di infinitamente più grande da dare: il "dono di Dio", l' "acqua viva", la "sorgente zampillante" che estingue la sete e dona la vita eterna. È la sua parola, che interiorizzata rigenera l'intimo dell'uomo e lo ringiovanisce. Il miracolo dell'acqua, che Dio aveva fatto scaturire dalla roccia per il suo popolo (cf. Es 17,6), si realizza ora in modo pieno e imprevedibile: la "roccia" che dona l'acqua inesauribile è una persona, Gesù.

«Signore, dammi quest'acqua»
La donna, nel colloqui con Gesù, riduce il dono di Dio a qualcosa di utilitaristico, si accontenta di poco. Ma Gesù imprime un nuovo corso al colloquio e la donna arriva a riconoscerlo come "profeta". E Gesù ha l'occasione di presentare il volto nuovo di Dio: Dio non è interessato tanto al luogo dell'adorazione, ma al modo, cerca adoratori che lo adorino come "Padre in Spirito e Verità". È il culto indirizzato al Padre da coloro che lo Spirito rigenera, il culto di coloro che accolgono e vivono la Verità, la rivelazione offerta da Gesù («Io sono la Verità»). Lo Spirito ci comunica l'esperienza filiale di Gesù stesso: è questa, in definitiva, l' "acqua viva", la "fonte che zampilla" e non si esaurisce. Il tempio vero, dove Dio incontra gli uomini e si fa incontrare, è Gesù.

«So che deve venire il Messia … Sono io, che ti parlo»
Colui che tutti aspettano e di cui hanno bisogno, è qui con te. Una confidenza che lascia la donna senza fiato: l'acqua del pozzo non le interessa più, ella corre a dare l'annuncio nel villaggio e trascina a Gesù i suoi compaesani, i quali nell'incontro con Lui arrivano a condividere la sua fede.
L'itinerario, che Gesù ha fatto percorrere alla donna, si conclude nella testimonianza entusiasta e convincente. Non importa il punto di partenza, non importa come Gesù ti trova, basta che tu stia al suo gioco e ti lasci condurre da Lui. Gesù ha fiducia in ogni persona e, amandola, la apre alla ricerca esplicita di Dio e all'incontro con Lui.
L'amore che Dio ci porta non ci viene soltanto "dimostrato" nella morte di Gesù, ma ci viene realmente comunicato: è "effuso" in noi "per mezzo dello Spirito Santo" (cf. Rm 2,5). E se noi ci amiamo, è segno che lo Spirito dimora in noi: «Interroga il tuo intimo - scrive sant'Agostino -. Se è pieno d'amore, hai lo Spirito di Dio».

L'incontro della donna con Gesù poteva sembrare casuale. Nessuno dei nostri incontri con Gesù (come il partecipare all'Eucaristia o il ritrovarci in famiglia per meditare il Vangelo o dialogare fra noi) è mai casuale, come è accaduto alla samaritana.
Gesù si abbassa fino a mendicare il dono della donna perché lei possa riscoprire la sua capacità di amare, la sua dignità. Il senso della sua vita non sta nel cercare l'acqua per la sua brocca, ma di donarla a chi è nel bisogno. Oggi, nella nostra società, tutto sembra dovuto, ho i miei diritti e li rivendico tutti, però ci accorgiamo che rimaniamo vuoti dentro. Il segreto per la samaritana, ed anche per noi, sta nel donare per ricevere. C'è, infatti, più gioia nel dare che nel ricevere!

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Se tu conoscessi il dono di Dio... (Gv 4,10)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Se tu conoscessi il dono di Dio... (Gv 4,10) - (19/03/2017)
(vai al testo…)
• Egli ti avrebbe dato acqua viva (Gv 4,10) - (23/03/2014)
(vai al testo…)
• Egli ti avrebbe dato acqua viva (Gv 4,10) - (27/03/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
•  Come Gesù, diventare sorgente e diffondere speranza (17/03/2017)
•  Il dono di Dio, acqua viva che zampilla per la Vita (21/03/2014)

Commenti alla Parola:
•  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
•  di Cettina Militello (VP 2.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
•  di Enzo Bianchi
•  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
•  di Letture Patristiche della Domenica

(Immagine: Dammi da bere, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, maggio 2015)