Tredicesima Stazione: Gesù deposto dalla croce
Quando depongono dal letto i morti del Coronavirus, fuori c'è un camion ad attendere. Una lunga fila di camion militari si avvia verso gli inceneritori. Quanta desolazione. Lo stesso silenzio del Golgota.
Come Maria apriamo braccia e cuore per accogliere ogni dolore, ogni sofferenza, ogni morte.
Neppure una lacrima cada per terra invano.
È un bene prezioso che va condiviso e vissuto.
Forse non sapremo dire parola, ma stiamo lì, per farci sentire presenti. E che nessuno resti mai solo.
Quattordicesima Stazione: Gesù è deposto nel sepolcro
Ora è tutto decisamente finito. Mettiamoci una pietra sopra.
Quella pietra rotolata davanti al sepolcro è come un macigno che seppellisce ogni speranza.
Comincia il grande silenzio del sabato, quando tutto si ferma. È la solitudine.
Che silenzio nelle nostre città. Tutto s'è fermato. Chiuse le saracinesche dei negozi, i cancelli delle fabbriche, le porte di casa. Sembra che solo la morte regni, sovrana. Siamo impotenti.
In questo silenzio risuona ancora la tua voce: "In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12, 24).
Non sei stato sepolto, sei stato semplicemente seminato.
Devono passare mesi, lì sotto terra, per vedere spuntare di nuovo la vita che, nascosta, sta germinando, lentamente.
Rinascerà e sarò messa abbondante e tutti saremo quella spiga piena.
(Fonte: http://fabiociardi.blogspot.com)
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