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mercoledì 31 dicembre 2014

Con sincera gratitudine…


Alla fine di un anno particolarmente intenso per le innumerevoli occasioni in cui l'amore del Padre ci ha avvolto, con la sua tenerezza e con la sua mano forte…, vorrei esprimere una profonda gratitudine per quel "tocco" tutto personale della Sua Mano...
Mi soffermo solo su alcuni particolari.

Innanzitutto la riconoscenza per il dono di Delia, la nostra prima nipotina. Non spetta dire a me qualcosa di lei, ma posso invece ringraziare per la gioia che ha portato nelle nostre famiglie e per il sorriso costante che ci dona ogni volta che la incontriamo.

Eventi ecclesiali importanti, con l'esperienza, la gioia e la riconoscenza di vivere intensamente in unità con tutta la Chiesa e venire a contatto con culture differenti e diverse dalla mia; l'incontro particolare, assieme a tanti altri, e pieno di Spirito Santo con papa Francesco…

Un fatto pastoralmente significativo per me è stato il nuovo servizio pastorale che il vescovo mi ha affidato. Dopo quattro anni circa, nei quali ho cercato di vivere il mio ministero diaconale soprattutto presso una struttura per anziani autosufficienti, mi è stata affidata la collaborazione pastorale in un'altra parrocchia. Una gratitudine grande per quanto il Signore ha costruito in quella comunità, dove il mio contributo era soprattutto la vicinanza alle persone, in modo speciale a quelle che non frequentano la chiesa. Rapporti umani, e ben di più, instaurati più con la presenza e l'affetto che con le parole. Ed una gratitudine per quelle persone con le quali abbiamo fatto un cammino di fede anche a testimonianza per tutti. Un certo dolore per il distacco, ma gioia per la presenza di Gesù che ci lega, al di là della mia persona o delle attività.
Nella nuova parrocchia, dove ho iniziato da qualche mese la mia attività pastorale, mi è stato affidato, assieme ad un sacerdote studente africano, un quartiere periferico abbastanza popoloso. Non ci sono strutture, salvo una sala sociale multiuso che possiamo anche utilizzare, adattandola di volta in volta, come cappella e sala per incontri. Ma la nostra maggior occupazione consiste nell'incontro capillare delle famiglie, che visitiamo ogni sera. È il nostro più vero apostolato: possibilità di farci carico delle situazioni che spesso non sono felici e rappresentano sofferenze tipiche delle nostre famiglie. È un arricchimento reciproco che ci fa sperimentare che il senso più profondo del nostro esistere è la fraternità che possiamo sperimentare e farne la nostra carta di identità in questo dilagante ed insulso individualismo.

Ma c'è un fatto tutto particolare che ha chiuso questo anno così ricco di umanità: è la scomparsa (ieri abbiamo dato l'ultimo saluto) di un amico carissimo, un padre nello Spirito, un uomo di Dio, un sacerdote, d. Lino, con il quale abbiamo condiviso quasi quindici anni di vita a servizio dei sacerdoti e diaconi legati dalla spiritualità dell'unità per un servizio prezioso alla Chiesa.
Don Lino, per la sua particolare sensibilità e per il suo amore personale, è stato per me e per Chiara mia moglie, un punto di riferimento prezioso ed illuminato, che ci ha fatto scoprire sempre di più e vivere con maggior consapevolezza la realtà della nostra famiglia diaconale; una famiglia sì come tutte le altre, ma che riteniamo tutta particolare per il servizio che può offrire alla vita dei sacerdoti. Posso dire con tutta sincerità che con d. Lino ho imparato ad amare i sacerdoti, ad entrare nel loro mondo - che è anche diverso dal mio pur appartenendo anch'io al clero -, ad essere in una parola al "servizio" del presbiterio, un servizio diaconale che mi fa essere in vocazione, non perché sono il loro "portaborse", ma perché il mio servizio è quello di Gesù, il diacono del Padre, e quello di Maria, la Serva del Signore.

Un grazie dal profondo del cuore!


martedì 30 dicembre 2014

Non più schiavi, ma fratelli


Maria SS. Madre di Dio
• Numeri 6,22-27 • Sal 66 • Galati 4,4-7 • Luca 2,16-21
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1° gennaio - Giornata mondiale della Pace

Appunti per l'omelia

Il nuovo anno si apre con la Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio. Nell'affidarci alla sua materna intercessione siamo invitati ad invocare dal Signore il dono della pace per l'umanità intera. Pace che Gesù è venuto a portarci. Pace in una prospettiva di fraternità: Non più schiavi, ma fratelli, come ci ricorda papa Francesco nel suo messaggio per la 48a Giornata mondiale della pace.

Ecco alcuni passi del suo discorso:

«Nel Libro della Genesi leggiamo che Dio creò l'uomo maschio e femmina e li benedisse, affinché crescessero e si moltiplicassero: Egli fece di Adamo ed Eva dei genitori, i quali, realizzando la benedizione di Dio di essere fecondi e moltiplicarsi, generarono la prima fraternità, quella di Caino e Abele. Caino e Abele sono fratelli, perché provengono dallo stesso grembo, e perciò hanno la stessa origine, natura e dignità dei loro genitori creati ad immagine e somiglianza di Dio.
Ma la fraternità esprime anche la molteplicità e la differenza che esiste tra i fratelli, pur legati per nascita e aventi la stessa natura e la stessa dignità. In quanto fratelli e sorelle, quindi, tutte le persone sono per natura in relazione con le altre, dalle quali si differenziano ma con cui condividono la stessa origine, natura e dignità. È in forza di ciò che la fraternità costituisce la rete di relazioni fondamentali per la costruzione della famiglia umana creata da Dio.
L'uccisione di Abele da parte di Caino attesta tragicamente il rigetto radicale della vocazione ad essere fratelli. La loro vicenda evidenzia il difficile compito a cui tutti gli uomini sono chiamati, di vivere uniti, prendendosi cura l'uno dell'altro.
Non si diventa cristiani, figli del Padre e fratelli in Cristo, per una disposizione divina autoritativa, senza l'esercizio della libertà personale, cioè senza convertirsi liberamente a Cristo. L'essere figlio di Dio segue l'imperativo della conversione: "Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo" (At 2,38). Tutti quelli che hanno risposto con la fede e la vita a questa predicazione di Pietro sono entrati nella fraternità della prima comunità cristiana: ebrei ed ellenisti, schiavi e uomini liberi, la cui diversità di origine e stato sociale non sminuisce la dignità di ciascuno né esclude alcuno dall'appartenenza al popolo di Dio. La comunità cristiana è quindi il luogo della comunione vissuta nell'amore tra i fratelli.

Fin da tempi immemorabili, le diverse società umane conoscono il fenomeno dell'asservimento dell'uomo da parte dell'uomo. Ci sono state epoche nella storia dell'umanità in cui l'istituto della schiavitù era generalmente accettato e regolato dal diritto. Questo stabiliva chi nasceva libero e chi, invece, nasceva schiavo, nonché in quali condizioni la persona, nata libera, poteva perdere la propria libertà, o riacquistarla. In altri termini, il diritto stesso ammetteva che alcune persone potevano o dovevano essere considerate proprietà di un'altra persona, la quale poteva liberamente disporre di esse; lo schiavo poteva essere venduto e comprato, ceduto e acquistato come se fosse una merce.
Eppure, malgrado la comunità internazionale abbia adottato numerosi accordi al fine di porre un termine alla schiavitù in tutte le sue forme e avviato diverse strategie per combattere questo fenomeno, ancora oggi milioni di persone - bambini, uomini e donne di ogni età - vengono private della libertà e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù.
….
Chiediamoci come noi, in quanto comunità o in quanto singoli, ci sentiamo interpellati quando, nella quotidianità, incontriamo o abbiamo a che fare con persone che potrebbero essere vittime del traffico di esseri umani, o quando dobbiamo scegliere se acquistare prodotti che potrebbero ragionevolmente essere stati realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone. Alcuni di noi, per indifferenza, o perché distratti dalle preoccupazioni quotidiane, o per ragioni economiche, chiudono un occhio. Altri, invece, scelgono di fare qualcosa di positivo, di impegnarsi nelle associazioni della società civile o di compiere piccoli gesti quotidiani - questi gesti hanno tanto valore! - come rivolgere una parola, un saluto, un "buongiorno" o un sorriso, che non ci costano niente ma che possono dare speranza, aprire strade, cambiare la vita ad una persona che vive nell'invisibilità, e anche cambiare la nostra vita nel confronto con questa realtà. (…)».


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non più schiavi, ma fratelli
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
La Vergine Madre (30/12/2013)
Madre dell'unica persona del Verbo di Dio, dono per il mondo (31/12/2012)
Madre di Dio (30/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2014)
  di Marinella Perroni (VP 2010)
  di Marinella Perroni (VP 2011)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2013)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Claudio Arletti (VP 2008)
  di Enzo Bianchi (A)
  di Enzo Bianchi (B)
  di Enzo Bianchi (C)

venerdì 26 dicembre 2014

Sulla terra, il divino modello dell'amore trinitario


Domenica fra l'Ottava del Natale - Santa Famiglia (B)
• Genesi 15,1-6;21,1-3 • Sal 104 • Ebrei 11,8.11-12.17-19 • Luca 2,22-40
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Nel prolungamento del Natale la Chiesa celebra la Santa Famiglia, la famiglia di Gesù, di Maria e di Giuseppe. Una famiglia religiosa, osservante della Legge di Dio, profondamente credente, come viene descritta dal vangelo.
Il brano di Luca (cf Lc 2,22-40) ci presenta Maria e Giuseppe che, in obbedienza alla Legge, compiono il rito della "presentazione" del primogenito al Tempio.
Nei brani biblici della Messa, inoltre, possiamo cogliere un parallelo fra due coppie credenti, due famiglie visitate da Dio in modo singolarissimo. Il brano della Genesi (cf Gen 15,1-6;21,1-3) e quello della lettera agli Ebrei (cf Eb 11,8.11-12.17-19) sottolineano la fede di Abramo e anche di Sara. Fede che è fidarsi di Dio e della sua parola, non dubitare che Egli realizzerà la sua promessa di dare loro un figlio con una numerosa discendenza. E ciò in condizioni che sembrano smentire clamorosamente tale fede: i genitori sono anziani e la madre sterile. Isacco, il figlio della promessa di Dio e della fede dei genitori, è annuncio e figura di Gesù, donato in modo ancor più miracoloso a Maria e allo sposo di lei, Giuseppe. Due storie, due esperienze familiari illuminate e spiegate dalla fede.
Il brano evangelico, nella sua conclusione, menziona il ritorno della famiglia «in Galilea, alla loro città di Nazaret». Un paese sconosciuto, mai nominato nell'Antico Testamento. Qui si svolge, nell'umile ritmo di una vita ordinaria, l'esistenza di una famiglia non benestante, ma di modeste condizioni, che viveva del lavoro quotidiano e alle prese con molteplici problemi. È l'esperienza di innumerevoli nuclei familiari, oggi, che con modalità diverse rivivono la condizione difficile di Maria, di Giuseppe e del Bambino. Ma l'apparente grigiore è rischiarato da una luce vivissima: «Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui». Lo sviluppo integrale del fanciullo all'interno di questa famiglia si snoda sotto lo sguardo compiacente di Dio ed è opera della sua "grazia", cioè del suo amore di predilezione.
Ciò che caratterizza, soprattutto, questa famiglia è la centralità di Gesù. È Lui che polarizza tutta l'attenzione e l'affetto di Maria e di Giuseppe. In questa famiglia uno dei tre è Dio stesso in mezzo a loro: Dio sotto il volto umano di un bambino che essi hanno accolto e custodiscono, di un ragazzo che sotto la loro guida cresce e diventa adulto. L'affetto paterno di Giuseppe, allora, e la tenerezza materna di Maria per quel figlio si mescolano e si confondono con lo stupore, la gratitudine e l'adorazione della creatura verso il proprio Creatore, che è arrivato al punto di convivere gomito a gomito con loro, al punto di aver bisogno di tutto, come ha bisogno un figlio dei suoi genitori. Tre persone unite dal legame profondissimo della fede, che è relazione profonda con Dio, e fuse insieme dall'amore. Amore che viene loro partecipato in modo invisibile ma reale da quel bambino, da quel ragazzo che è Dio con loro, il nodo vitale che li stringe e fa di Maria e di Giuseppe due persone innamorate una dell'altra e incredibilmente unite.
Questo è lo specchio su cui ogni famiglia cristiana è chiamata a guardarsi, a confrontarsi, riscoprendo continuamente ciò che essa è e ciò che deve essere: un "mistero d'amore", sul modello della famiglia divina, la Trinità. Non un amore qualunque, ma "trinitario", dove l'amore che circola al suo interno e lega i suoi membri deriva dall'amore che arde nel seno della Trinità e imita i rapporti tra le Persone divine. Sulla terra la famiglia di Nazaret ha realizzato questo modello divino in maniera perfetta.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Il bambino cresceva pieno di sapienza (Lc 2,40)
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Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2014)
  di Claudio Arletti (VP 2008)
  di Enzo Bianchi


martedì 23 dicembre 2014

Gloria a Dio in cielo; pace agli uomini in terra


Natale del Signore

Visualizza i brani delle Letture
Messa della Vigilia: Isaia 62,1-5 • Atti 13,16-17.22-25 • Matteo 1,1-25
Messa della Notte: Isaia 9,1-3.5-6 • Tito 2,11-14 • Luca 2,1-14
Messa dell'Aurora: Isaia 62,11-12 • Tito 3,4-7 • Luca 2,15-20
Messa del Giorno: Isaia 52,7-10 • Ebrei 1,1-6 • Giovanni 1,1-18



Appunti per l'omelia

È Natale! Il primo annuncio evangelico "Gloria a Dio in cielo; pace agli uomini in terra" è denso di conseguenze, come leggiamo in questo scritto di Igino Giordani, del 1954, che riporto qui di seguito.


«La meraviglia della Redenzione si inizia con la nascita del Redentore: il re del creato che non trova una stanza per venire al mondo, così come poi non troverà una pietra per posare il capo.
Fu il vero uomo. E la sua presentazione all'umanità, per cui era venuto, avviene sotto le forme d'un bambino, che giace in una mangiatoia.
Anche i romani attendevano il Salvatore del mondo sotto le sembianze d'un ragazzo, che avrebbe iniziato un nuovo ciclo di secoli. E anche i greci, e anche i persiani.
I giudei poi l'aspettavano nella luce delle profezie, fermando su di Lui venturo le speranze messianiche d'una rinascita del passato con un capovolgimento di cose.
E il capovolgimento fu già configurato da quella nascita proletaria, che poneva il Figlio di Dio al rango delle vittime delle guerre e delle inondazioni, tra i senza tetto e i senza denaro, sullo strato inferiore della miseria universale, così come sarebbe morto sul patibolo della maggiore ignominia.
Una presentazione sbalorditiva del divino: nimbi di angeli sopra e crocchi di pastori sotto. Ma più sbalorditivo fu il canto intonato dentro la notte rotta di fulgori dagli spiriti angelici sopra quella nascita singolare: – Gloria a Dio in cielo; pace agli uomini in terra.
Quel che è la gloria per Iddio – suonava in sostanza il messaggio – è la pace per gli uomini. La pace di Dio è la sua gloria. La gloria degli uomini è la loro pace.
Il nesso è vitale, e già da solo investe il rapporto di valori divini e umani incluso nell'Incarnazione, dove la natura divina e la natura umana si uniscono in un'unica persona, fatta perciò legame e tramite dell'infinito nel finito, dell'eterno nel transeunte, della gloria nella pace.
Tale nesso porta che non si può separare la gloria di Dio dalla pace degli uomini. Se c'è l'una c'è l'altra; se non c'è quella, manca pure questa.
Ma come grande e denso di conseguenze è questo primo annunzio evangelico, che preannunzia l'effetto individuale e sociale dell'amore, legge costitutiva dell'ordine nuovo, addotto da quel Bambino proletario! L'effetto è la pace. E se c'è la pace, vuol dire che agisce, nello spirito di ciascuno e nei rapporti con tutti, quel lume divino che è la carità; vuol dire che gli uomini si sentono fratelli perché sentono la presenza dell'unico Padre.
La gloria più grande che gli uomini possono rendere a Dio nel più alto dei cieli è di assicurare, con la buona volontà, la pace degli esseri razionali nel più basso dei pianeti, l'aiuola che ci fa tanto feroci.
Per la pace la nostra vita della terra si divinizza. Se invece di perder tempo a odiare, si guadagna vita nell'amare, si ottiene di ospitare in sé Dio, che così dimora nella sua essenza, – la sua aria: – l'amore. Dio – insegnano i mistici – non dimora che nella pace.
Ecco come, per la presenza di Cristo, una stalla diviene un empireo; e anche una capanna può divenire una chiesa. E può divenirlo ogni casa; e anche ogni ufficio; e persino un Parlamento».
(Igino Giordani, Parole di vita, SEI, Torino, 1954, pp. 21-23)



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Oggi è nato per voi un Salvatore (Lc 2,11)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (25/12/2011)
Oggi è nato per voi un Salvatore (Lc 2,11)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Dio si è fatto bambino! (24/12/2013)
Il mistero dell'umiltà di Dio (24/12/2012)
Dar vita a Gesù, oggi (23/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (Messa del Giorno, VP 2014)
 di Marinella Perroni (Messa della Notte, VP 2011)
 di Marinella Perroni (Messa del Giorno, VP 2011)
  di Claudio Arletti (Messa della Notte, VP 2008)
  di Claudio Arletti (Messa del Giorno, VP 2008)
  di Enzo Bianchi (Messa della Notte)
  di Enzo Bianchi (Messa dell'Aurora)
  di Enzo Bianchi (Messa del Giorno)



domenica 21 dicembre 2014

Perché sei venuto nel mondo?


In questi giorni che precedono il Natale ho ripreso a meditare su un piccolo libretto di Chiara Amirante dal titolo "Perché sei venuto nel mondo?".
(Chiara Amirante, fondatrice e presidente della Comunità Nuovi Orizzonti, da anni profonde tutto il suo impegno sul fronte del disagio sociale e della Nuova Evangelizzazione. Il suo carisma di fondazione ha un forte messaggio di speranza da dare a tutto il mondo: portare la gioia del Risorto negli inferi dell'umanità).



Vi si legge:
«L'incarnazione di Dio nella nostra storia è qualcosa di incredibile, fantastico, meraviglioso. Colui che è l'Eterno, l'ineffabile, l'inesprimibile, l'inesauribile, si fa l'Emanuele, il Dio con noi, si rende presente fra noi, si rende palpabile, piccolo, povero, fragile. Per noi! …
Ma perché il Signore è venuto ad abitare in mezzo a noi?».

«Sono venuto per…

Io non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Gesù è venuto per salvarci. Questa è una grande notizia. Non è una cosa da poco! Noi pensiamo di avere chiaro questo concetto, ma spesso tendiamo a nasconderci davanti a Gesù per paura che ci condanni.
Dio che fa? Invece di condannarci, vedendo che questa sua creatura fatta a sua immagine e somiglianza si è così sfigurata, dice: … Chi manderò per rifare questa bellezza divina che l'uomo ha sfigurato con il suo peccato? "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi".

Il Figlio dell'uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti.
Il Signore della creazione, delle galassie, il Signore della storia, Colui che tutto può a cui nulla è impossibile… viene nel mondo per servire! Viene per lavarci i piedi, viene per mettersi a nostra disposizione, viene per portare le nostre croci sulle sue spalle!
Poi non viene solo per servirci, ma dà la sua vita in riscatto per ciascuno di noi!
Ha dato la sua vita per noi!! Lo ha fatto per me. Lo ha fatto per te. Lo ha fatto per tutti, per ciascuno di noi! Perché ci ama immensamente!

Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Hai infranto la comunione con me? Hai scelto la separazione? Allora io vengo a cercarti! Vengo perché tu possa riavere la vita! Vengo perché quella bellissima immagine divina che ho impresso nel tuo cuore possa di nuovo risplendere in tutta la sua bellezza.

Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Chi non ha sperimentato almeno per un periodo la presenza delle tenebre nella propria vita? Viviamo bombardati da menzogne dalla mattina alla sera ed è facile scambiare ciò che è vero per ciò che è falso e viceversa…
Gesù, il Figlio di Dio, oltre a rivelarci che è venuto come Luce, è venuto anche "per dare testimonianza alla verità".
La notizia che il Signore, che è la Luce e la Verità stessa, viene perché ciascuno di noi possa essere liberato dalle tenebre, è proprio una notizia pazzesca, fantastica, straordinaria! Il passaggio dal vivere nelle tenebre dell'anima all'essere illuminati da Dio è un'esperienza fantastica che possiamo fare se accogliamo il Signore Gesù nella nostra vita: "Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo".

Io sono venuto a portare il fuoco e come vorrei che fosse già acceso.
È stata un'esperienza bellissima sentire il freddo della mia anima che veniva riscaldato, le tenebre che venivano illuminate, questo fuoco di amore che mi bruciava dentro, la passione di Gesù che mi spingeva a mettercela tutta per contagiare anche gli altri. Non potevo più fare a meno di riamare a mia volta.

[…]».

venerdì 19 dicembre 2014

Si compia la tua Parola


4a domenica di Avvento (B)
• 2 Samuele 7,1-5.8-12.14-16 • Romani 16,25-27 • Luca 1,26-38
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Appunti per l'omelia

L'angelo Gabriele fu mandato da Dio… ad una vergine…
Oggi il Padre non ci parla più attraverso un angelo (= messaggero), ma con il Vangelo (= lieto messaggio, bel messaggio). In particolare, il Vangelo della domenica è per noi l'angelo, la "lettera" che Gesù ci invia come "luce" sul cammino della settimana.
La verginità, in Israele, era apprezzata prima del matrimonio, non dopo: la donna senza figli era un albero secco. Al termine "vergine" era legata una connotazione quasi dispregiativa: ed è proprio ad una vergine che si dirige il messaggio di Dio.

Rallegrati, piena di grazia (= amata gratuitamente).
"Rallegrarsi", essere felice: il Padre non è contrario alla nostra felicità, anzi la desidera e ce la augura! Tutta la storia della salvezza è annuncio di questa "benevolenza" (= volere il bene) di Dio, che trova il suo culmine nell'incarnazione: sono gli auguri più veri di Natale!

A queste parole ella fu molto turbata.
L' "amata da Dio" avrà il compito di proclamare al mondo ciò che il Signore realizza in coloro che si affidano al suo amore. La Parola sembra proporre e chiedere, a volte, cose troppo grandi. In realtà, ogni parola del Vangelo ci porta ad una misura di pensiero e di stile di vita apparentemente non "normali", eppure corrispondenti alla nostra più vera natura: l'essere "figli" e "fratelli" a somiglianza di Gesù.

Lo chiamerai Gesù.
Il senso della vita di Maria è generare Gesù. In Maria è il senso, l'icona della vita di ogni credente e della Chiesa intera: dar vita a Gesù. In fondo ogni persona è "immagine" sua ("tutto è stato creato in Lui e in vista di lui" [cf Gv 1,3]). L'amore al fratello e l'amore reciproco, alimentato dalla parola vissuta, è la strada per dar vita a Gesù in ogni persona, a renderlo presente ancora oggi nella storia.

Dar vita a Gesù in noi e fra noi.
Scrive papa Francesco nella Evangelii Gaudium:
«Una sfida importante è mostrare che la soluzione non consisterà mai nel fuggire da una relazione personale e impegnata con Dio, che al tempo stesso ci impegni con gli altri. Questo è ciò che accade oggi quando i credenti fanno in modo di nascondersi e togliersi dalla vista degli altri, e quando sottilmente scappano da un luogo all'altro o da un compito all'altro, senza creare vincoli profondi e stabili. È un falso rimedio che fa ammalare il cuore e a volte il corpo. È necessario aiutare a riconoscere che l'unica via consiste nell'imparare a incontrarsi con gli altri con l'atteggiamento giusto, apprezzandoli e accettandoli come compagni di strada, senza resistenze interiori. Meglio ancora, si tratta di imparare a scoprire Gesù nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste. E anche imparare a soffrire in un abbraccio con Gesù crocifisso quando subiamo aggressioni ingiuste o ingratitudini, senza stancarci mai di scegliere la fraternità.
Lì sta la vera guarigione, dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all'amore di Dio, che sa aprire il cuore all'amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono. Proprio in questa epoca, e anche là dove sono un «piccolo gregge» (Lc 12, 32), i discepoli del Signore sono chiamati a vivere come comunità che sia sale della terra e luce del mondo (cf Mt 5, 13-16). Sono chiamati a dare testimonianza di una appartenenza evangelizzatrice in maniera sempre nuova. Non lasciamoci rubare la comunità!» (EG 91-92).

Si compia in me la tua parola.
Questo non è solo il sì ad una richiesta, ma è la certezza che la Parola accolta ha la forza di tradursi in opera compiuta e di rinnovare la vita.
Gesù si presenta ancora oggi come risposta alle attese dell'umanità, là dove c'è chi vive la sua Parola: proprio perché la parola trova la sua compiutezza nell'amore, e solo l'amore può rispondere ai bisogni più profondi di ciascuno e di tutti.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (18/12/2011)
Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Essere un'altra Maria (16/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2014)
  di Marinella Perroni (VP 2011)
  di Claudio Arletti (VP 2008)
  di Enzo Bianchi


mercoledì 17 dicembre 2014

Il Diaconato in Italia



Il diaconato in Italia n° 187
(luglio/agosto 2014)

Una chiesa povera per i poveri
perciò diaconale






ARTICOLI
Poveri, eucaristia e ministero diaconale (Giuseppe Bellia)
Ai poveri, ai malati e a tutti coloro che soffrono (Paolo VI)
La beatitudine dei poveri (Leone Magno)
Povera per i poveri: la chiesa nel magistero di papa Francesco (Enzo Petrolino)
Educazione alla povertà (Tonino Bello)
La ricchezza e la povertà (Teodoreto di Cirro)
Un povero legge le Scritture (Francesco Melandri)
I doni di Dio (Basilio il Grande)
Il povero, sacramento di Dio (Domenico Graziani)
Vendi ciò che hai (Clemente Alessandrino)
I poveri e la diaconia della chiesa (Andrea Spinelli)
Una chiesa di fronte all'ossimoro ricchezza/povertà (Giovanni Chifari)
La diaconia della povertà diventa ricchezza della chiesa (Francesco Giglio)
La chiesa dei poveri e il Concilio (Jon Sobrino)

TESTIMONIANZE
Il cardinale Marco Cé (Gino Cintolo)
Poveri (Paola Castorina)

INCONTRI
Comunità diaconale del Triveneto
Assemblea annuale diaconi ambrosiani

BIBLIOGRAFIA
Santa Caterina da Siena (Francois-Marie Léthel)



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