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giovedì 12 marzo 2020

Io per te!


In questi giorni di emergenza di coronavirus, con tutta la responsabilità di seguire le indicazioni proposteci, potremmo essere tentati, proprio per difesa, di costruirci una sorta di rifugio che ci allontana sempre più dagli altri. Molti però sono i gesti disinteressati, anche piccoli, di pura fraternità, come quello di un gruppo di giovani dei Castelli romani che si sono messi gratuitamente a disposizione per fare la spesa per quanti non hanno la possibilità di recarsi presso gli esercizi commerciali.


Riporto quanto Giulia Chiara Guarracino, una giovane di Ischia, ha scritto:

Imparate a capire che questa è una lotta contro il nostro egoismo e non contro un virus.
Questa è un'occasione per trasformare un'emergenza in una gara di solidarietà.
Cambiamo il modo di vedere e di pensare.
Non sono più "io ho paura del contagio" oppure "io me ne frego del contagio", ma sono IO che preservo l'ALTRO.
Io mi preoccupo per te.
Io mi tengo a distanza per te.
Io mi lavo le mani per te.
Io rinuncio a quel viaggio per te.
Io non vado al concerto per te.
Io non vado al centro commerciale per te. Per te.
Per te che per colpa del mio menefreghismo e della mia indifferenza sei dentro una sala di terapia intensiva.
Per te che sei anziano e fragile, ma la cui vita ha valore tanto quanto la mia.
Per te che stai lottando con un cancro e non puoi lottare anche con questo.

(Fonte: www.focolaritalia.it)

mercoledì 11 marzo 2020

Quaresima 2020: Lasciarci riconciliare con Dio [2]


Riprendo il Messaggio di papa Francesco per questa Quaresima per mettermi in sintonia con lui e cercare di vivere bene questo momento.
Guardare alla misericordia di Dio e farne esperienza è guardare alle braccia aperte di Cristo crocifisso, per lasciarci salvare sempre nuovamente.
È fare l'esperienza della misericordia di Dio quando confessiamo i nostri peccati, credendo fermamente nella sua misericordia che libera dalla colpa.
Chiamato a contemplare il sangue versato con tanto affetto, lasciarmi purificare da esso.
Sì, solo credendo e affidandomi alla misericordia del Padre, che nel suo Figlio Gesù mi ha unito a Sé, sono in grado di sperimentare che la Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato. Oggi io sono raggiunto dalla sua misericordia; oggi, nella mia situazione concreta.
Lasciarmi guidare dallo Spirito è aprire la posta alla possibilità reale, oggi, che la Pasqua del Signore sia sempre attuale e mi permetta di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.
Ma l'esperienza della misericordia è possibile nell'incontro personale con il Signore, è possibile solo in un "faccia a faccia" col Signore crocifisso e risorto, "che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me".

lunedì 9 marzo 2020

Quaresima 2020: Lasciarci riconciliare con Dio [1]


«Vi supplichiamo in nome di Cristo; lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20) è la Parola che riassume il Messaggio di papa Francesco per la Quaresima di quest'anno. Ne faccio oggetto di riflessione che mi aiuti in questo tempo propizio a mettere a fuoco il Mistero della morte e risurrezione di Gesù, con cuore rinnovato.
Sì, con cuore rinnovato! Un cuore che si rinnova in una relazione sempre più profonda e vitale con Gesù: rientrare in me stesso, prendere coscienza della mia reale situazione, dei miei limiti e della capacità donatami di poterli superare. È un cammino faticoso e gioioso ad un tempo. Non una Quaresima dal volto triste, ma un tempo da vivere con nel cuore la gioia sempre crescente di andare incontro all'Amico, al Fratello… a Colui che nella sua Pasqua ha dato la vita per me. È la gioia, pur nella sofferenza, dell'incontro con Gesù, morto e risorto per me!
È la gioia che scaturisce dall'ascolto e dall'accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù. Conoscere e accogliere questa grazia è l'atto di fede più intelligente che una creatura, toccata dallo Spirito, possa esprimere: avere la coscienza della propria condizione di creatura, di aver ricevuto la vita che nasce dall'amore del Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza. È respingere la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi. Menzogna ridicola ed inconcludente, nata dall'ascolto della voce suadente del "padre della menzogna". Menzogna che ci fa sprofondare nel baratro del non senso, sperimentando l'inferno già qui in terra.
Dalla gioia e dalla forza che scaturiscono dall'incontro col Risorto che, secondo la sua promessa, è sempre con noi, possiamo andare incontro alle miserie esistenziali dei nostri fratelli, farci prossimi a coloro che vivono nell'inferno del non senso, della tristezza e della noia… E dare speranza nella certezza che l'amore del Padre è manifesto nell'accoglienza personificata del Figlio.

domenica 8 marzo 2020

Gli effetti positivi del virus


Accanto agli effetti devastanti provocati dal virus, possiamo cogliere il positivo che sta emergendo da questa catastrofe:

  1. Obbliga a riscoprire gli affetti più prossimi, a rivalutare la famiglia e la casa come luoghi di sicurezza.
  2. Porta ad avere un po' più di umiltà nel considerarci "superiori" alle forze della natura.
  3. Ci spinge a uno stile di vita più sobrio, meno centrato sul continuo divertimento.
  4. Diminuisce il tempo che dedichiamo allo shopping fine a se stesso, non essenziale.
  5. Ci fa riscoprire i libri, tra le grandi vittime degli smartphone.
  6. Ci spinge a pregare un po' di più, a riscoprire la preghiera del cuore oltre a quella nelle chiese.
  7. Ci fa considerare il mondo più legato, più piccolo, più unito.
  8. Ci fa smettere di considerarci "più puliti e civili", cioè "superiori" a tanti altri popoli.
  9. Ci fa smettere di pensare che gli "untori" siano solo all'estero, in particolare nei Paesi più poveri.
  10. Fa diminuire l'inquinamento, persino nella soffocata Cina.
  11. Ci fa riconsiderare il fatto che il guadagno sia il solo scopo della vita.
  12. Meno pacche sulle spalle, meno abbracci buttati lì, diamo più importanza alla gestualità.
  13. Ci fa vivere di più nell'attimo presente, senza poter programmare granché.
  14. Sviluppa la ricerca medica e coinvolge i ricercatori in uno sforzo collettivo encomiabile.
  15. Evidenzia l'abnegazione di tanti, tantissimi operatori sanitari.
  16. Attori, politici, giornalisti e calciatori sono portati a usare espressioni più pacate.
  17. C'è un po' meno sport spettacolo, il che non è un male, anzi.
  18. Meno pubblicità intossica i nostri giorni.
  19. Sui social si leggono meno sciocchezze e più riflessioni serie.
  20. Diminuisce il gossip, a profitto della testimonianza.
  21. Cresce sui social l'umorismo (che risate che ci facciamo) e soprattutto l'autoironia.
  22. I governi e le istituzioni finalmente lavorano in modo concertato nella lotta alle fake news.
  23. Ci curiamo maggiormente dei nostri anziani, per evitare che siano contagiati.
  24. Ci si rende conto di come il corso normale della vita dipenda da tante relazioni sociali nascoste.
  25. Fa allentare i cordoni della borsa a non poche istituzioni economiche e finanziare mondiali.
  26. Ci fa considerare "più umani", cioè coi nostri limiti irriducibili.
Ognuno prosegua con la propria di lista. Nessun dubbio, sia chiaro, il Covid-19 è una sciagura, una iattura. Ma, come ricordava sant'Agostino, se si riceve uno schiaffo non è detto che esso sia volontà di Dio, ma il dolore che si sente lo è per forza. Nel dolore, nella sofferenza si può "crescere" come persone umane, perché siamo costretti a ritornare all'abc del senso della vita.

(Fonte: https://fabiociardi.blogspot.com/2020/03/gli-effetti-positivi-del-virus.html)

venerdì 6 marzo 2020

La fede, un cammino che viene dall'ascolto non dalla visione


2a domenica di Quaresima (A)
Genesi 12,1-4a • Salmo 32 • 2 Timoteo 1,8b-10 • Matteo 17,1-9
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Nella prima domenica di Quaresima abbiamo meditato sull'abbassamento del Figlio fino alla prova della fede, oggi contempliamo l'evento glorioso della trasfigurazione, in cui la voce del Padre rivela Gesù come Figlio amato. La liturgia ci invita quindi ad entrare e a percorrere, con Gesù, il cammino verso la Pasqua. La Quaresima è un momento forte di questa vita con Cristo: dal deserto dove abbiamo la tentazione e la lotta di Cristo, al monte della trasfigurazione. Gesù passa attraverso la sofferenza e la morte per essere glorificato.
Sei giorni prima - scrive Matteo - Gesù aveva detto che doveva soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venir ucciso e risorgere il terzo giorno. Poi aveva aggiunto: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Come per gli apostoli, così anche per noi, è difficile capire questa croce che dà la salvezza. Occorre tutta una paziente e lunga educazione. Per questo il Signore non solo si limita a dare l'annuncio della sua gloriosa passione, ma introduce gli apostoli e anche noi, mediante la celebrazione liturgica, nella esperienza viva del contatto con il mistero della sua persona. La trasfigurazione infatti è una esperienza pasquale anticipata per aiutare i discepoli ad accettare con una visione di fede lo scandalo della croce. Attraverso questo evento, Gesù «indicò agli apostoli che solo attraverso la passione, possiamo giungere a lui, al trionfo della risurrezione» (cf. Prefazio).
L'eucaristia è il momento nel quale l'assemblea dei discepoli rende grazie al Padre per averci introdotto nell'intelligenza vitale del mistero della trasfigurazione di Cristo, e nello stesso tempo è il momento nel quale questo mistero opera in noi una profonda trasformazione, ravvivando la grazia del battesimo. Il contatto con il corpo glorificato del Signore nell'eucaristia alla quale partecipiamo è il pegno che anche il nostro corpo di miseria sarà trasfigurato e reso conforme al suo corpo di gloria. Oggi si compie, dunque, un'altra tappa del nostro cammino Quaresimale verso la Pasqua. È un cammino di purificazione e di ascesi. Non si giunge alla gloria del mattino pasquale senza condividere la passione del Signore morendo all'egoismo, fonte dei nostri peccati.

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre: «Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo». L'imperativo del Padre ai fedeli è che diano ascolto totale al Figlio: è la rivelazione permanente che lo Spirito del Padre dona anche «oggi qui» per l'eccesso sovrabbondante della misericordia divina. E «oggi qui» noi ascoltiamo il Signore nella mensa della Parola e lo incontriamo nel banchetto eucaristico. Solo così saremo «figli del Padre», i «diletti del Padre», l'oggetto del compiacimento del Padre.
Ma per ascoltare la voce del Padre occorre entrare in una nube luminosa, che è un paradosso. Significa che Gesù rivela la sua gloria proprio nel momento più oscuro: la croce. Lì, dove sembrano vincere le tenebre, Gesù inonda il mondo di luce. Lui, il Servo sofferente, colui che non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi... proprio lui, è l'uomo nella sua bellezza più piena, perché è amato e sa amare; sentendosi amato è capace di amare sino alla fine. E il Padre ne dà la conferma: quest'uomo è proprio il Figlio amato. In lui il Padre ha posto il suo compiacimento. Sono le stesse identiche parole del battesimo. Ma rispetto al battesimo c'è una parola in più: Ascoltatelo! È il punto cruciale di tutto l'episodio.
Noi infatti non possiamo vedere Dio. La fede è un cammino nell'ombra. Non viene dalla visione, ma dall'ascolto.
La nostra trasfigurazione avviene oggi attraverso l'ascolto, che ci fa diventare come il Figlio amato. La nostra trasfigurazione inizia quando cominciamo ad ascoltare Gesù e a obbedire alla sua voce.
Ascoltare Dio significa fargli spazio. Quest'accoglienza comporta un cambiamento, una conversione. Sappiamo che quando capiamo che dobbiamo cambiare, ci sentiamo turbati: sentire questa ambivalenza di gioia e timore è il segno che stiamo facendo un'esperienza umanamente e religiosamente autentica.
Ed allora ci poniamo la domanda seria: ma io sento il timore quando ascolto il Vangelo che mi invita a cambiare?

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Il suo volto brillò come il sole (Mt 17,2)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Gesù fu trasfigurato davanti a loro (Mt 17,2) - (12/03/2017)
(vai al testo…)
 Signore, è bello per noi essere qui! (Mt 17,4) - (16/03/2014)
(vai al testo…)
 Signore, è bello per noi essere qui! (Mt 17,4) - (20/03/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Un Dio che in Gesù fa risplendere tutta la nostra vita (10/03/2017)
  La Parola che ci trasfigura (14/03/2014)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
  di Cettina Militello (VP 2.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

lunedì 2 marzo 2020

La "paura" del contagio


Se per battere la paura del contagio da coronavirus, si mettono in ginocchio le nostre chiese.
di Andrea Riccardi (fonte: www.lastampa.it - 29 febbraio 2020)

La chiusura di tante chiese nel Nord Italia, la sospensione delle messe, i funerali solo con i familiari e misure del genere mi hanno lasciato una certa amarezza.
Non sono un epidemiologo, ma ci troviamo davvero di fronte a rischi così grandi da rinunciare alla nostra vita religiosa comunitaria? La prudenza serve, ma forse ci siamo fatti prendere la mano dalla grande protagonista del tempo: la "paura". Peraltro negozi, supermercati e bar (in parte) sono aperti, mentre bus e metro funzionano. E giustamente. Le chiese invece sono state quasi equiparate a teatri e cinema (obbligati alla chiusura). Possono restare aperte, ma senza preghiera comune. Che pericolo sono le messe feriali, cui partecipa un pugno di persone, sparse sui banchi in edifici di grande cubatura? Meno che un bar o la metro o un supermercato. Solo in Emilia sono state permesse le messe feriali.
Un forte segnale di paura. Ma anche l'espressione dell'appiattimento della Chiesa sulle istituzioni civili. Le chiese non sono solo "assembramento" a rischio, ma anche un luogo dello spirito: una risorsa in tempi difficili, che suscita speranza, consola e ricorda che non ci si salva da soli. Non voglio rammentare Carlo Borromeo, nel 1576-77, il tempo della peste a Milano (epidemia ben più grave del coronavirus e combattuta allora a mani nude): questi visitava i malati, pregava con il popolo e fece scalzo una folta processione per la fine del flagello. Di certo la preghiera comune in chiesa alimenta speranza e solidarietà. Si sa come motivazioni, forti e spirituali, aiutino a resistere alla malattia: è esperienza comune.
Il sociologo americano Rodney Stark, scrivendo sull'ascesa del cristianesimo nei primi secoli, nota come fu decisivo il comportamento dei cristiani nelle epidemie: questi non fuggivano come i pagani fuori dalle città e non sfuggivano agli altri, ma, motivati dalla fede, si visitavano e sostenevano, pregavano insieme, seppellivano i morti. Tanto che il loro tasso di sopravvivenza fu più alto dei pagani per l'assistenza coscienziosa, pur senza medicamenti, e per il legame comunitario e sociale. I tempi cambiano, ma le recenti misure sul coronavirus sembrano banalizzare lo spazio della Chiesa, rivelando la mentalità dei governanti.
Di fronte alla "grande paura", parla solo il messaggio della politica, unica e incerta protagonista di questi giorni. Il silenzio nelle chiese (anche se aperte) è un po' un vuoto nella società: il libero trovarsi insieme nella preghiera sarebbe stato ben altro messaggio, anche se ci vogliono prudenza e autocontrollo. Social, radio e televisione non lo sostituiscono.
Si capisce perché l'arcivescovo di Torino, monsignor Nosiglia, lamenti che, nell'ordinanza della Regione Piemonte (simile alle altre del Nord) «i servizi religiosi vengano considerati superflui e quindi non esenti da provvedimenti restrittivi». È così: "superflui". È un fatto su cui riflettere: prodotto di una politica che insegue la paura, anche se talvolta esibisce simboli religiosi. Ma il simbolo religioso, per eccellenza, è la comunità in preghiera.
Nemmeno ai tempi dei bombardamenti e del passaggio del fronte durante la seconda guerra mondiale (quando la Chiesa fu l'anima della tenuta di un popolo), si chiudevano le chiese e si sospendevano le preghiere. Anzi il popolo si radunava fiducioso in esse, nonostante i pericoli di bombe e massacri. Forse la collaborazione dell'autorità ecclesiastica locale con quelle regionali è stata troppo intesa come subordinazione a quest'ultima. Si finisce così per banalizzare la presenza e l'apporto della Chiesa, che dà invece un suo contributo alla vita delle persone. Si svolgono tristi funerali al cimitero, con solo pochi familiari. Il "silenzio" e la solitudine religiosa sono un aggravio tra le difficoltà. Proviamo ad ascoltare i sentimenti del "popolo di Dio": a Padova la famiglia di una quattordicenne, stroncata da un malore, ha rifiutato il funerale privato e l'ha ottenuto dalle autorità all'aperto per far partecipare tanti giovani.

domenica 1 marzo 2020

La "Regola d'oro": mettersi nei panni dell'altro


Parola di Vita - Marzo 2020
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti» (Mt 7,12).

Quante volte, nelle scelte importanti della vita, abbiamo cercato una bussola sicura, che ci indicasse il cammino da prendere? E, come cristiani, ci siamo chiesti quale sia la sintesi del Vangelo, la chiave per entrare nel cuore di Dio e vivere da figli suoi, qui e adesso?
Ecco una parola di Gesù che fa al caso nostro, una sua affermazione chiara, immediata da comprendere e da vivere. La troviamo nel vangelo di Matteo: fa parte del grande Discorso della montagna, dove Gesù insegna come vivere pienamente la vita cristiana. Egli stesso riassume tutto il suo annuncio in questa lapidaria affermazione.
Oggi, che abbiamo bisogno di messaggi ricchi di significato ma brevi ed efficaci, potremmo accogliere questa Parola come un prezioso tweet da tenere a mente ogni momento.

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Per comprendere meglio cosa fare per gli altri, Gesù ci invita a metterci nei loro panni; proprio come ha fatto lui, che per amarci ha preso la nostra carne umana.
Chiediamoci cosa ci aspettiamo noi dai nostri genitori, dai figli, dai colleghi di lavoro, dai responsabili di governo, dalle guide spirituali: accoglienza, ascolto, inclusione, sostegno nelle necessità materiali, ma anche sincerità, perdono, incoraggiamento, pazienza, consiglio, orientamento, istruzione.... Per Gesù questo atteggiamento interiore, con le azioni concrete che ne conseguono, realizza tutto il contenuto della Legge di Dio e tutta la ricchezza della vita spirituale.
È la "Regola d'oro", un insegnamento universale contenuto nelle diverse culture, religioni e tradizioni che l'umanità ha sviluppato nel suo cammino [1]. È la base di tutti i valori autenticamente umani, quelli che costruiscono una convivenza pacifica, con rapporti personali e sociali giusti e solidali.

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Questa Parola ci sprona ad essere creativi e generosi, a prendere l'iniziativa a favore di chiunque, a gettare ponti anche verso chi non ci è amico, come Gesù stesso ha detto ed ha fatto. Ci richiede la capacità di uscire da noi stessi, per essere così anche testimoni credibili della nostra fede.
Così ci incoraggia Chiara Lubich: «Proviamo. Una giornata così spesa vale una vita. [...]. Una gioia mai provata ci inonderà. [...]. Dio sarà con noi, perché è con coloro che amano. [...]. A volte forse rallenteremo, saremo tentati di scoraggiarci, di smettere. [...]. Ma no! Coraggio! Dio ci dà la grazia. Ricominciamo sempre. Perseverando, vedremo lentamente cambiare il mondo attorno a noi. Capiremo che il Vangelo porta la vita più affascinante, accende la luce nel mondo, dà sapore alla nostra esistenza, ha in sé il principio della risoluzione di tutti i problemi. E non avremo pace finché non comunicheremo la nostra straordinaria esperienza ad altri: agli amici che ci possono comprendere, ai parenti, a chiunque ci sentiamo spinti a darla. Rinascerà la speranza» [2].

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Ramiro, veterano sul suo posto di lavoro, viene a sapere che arriveranno nuovi colleghi.
Si domanda: "Se entrassi per la prima volta in questo ufficio, cosa mi piacerebbe trovare? Cosa mi farebbe sentire a mio agio?" Così si mette in azione per fare spazio, cerca altre scrivanie, coinvolge altri colleghi. Preparano insieme nuove postazioni di lavoro accoglienti e i nuovi arrivati trovano un clima gioioso ed una comunità di lavoro più unita.

Letizia Magri

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[1] Qualche esempio: "Quello che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri. Questa è tutta la Torah. Il resto è commento". (Ebraismo); "Nessuno di voi è un fedele finché non desidera per suo fratello ciò che desidera per se stesso". (Islam); "Non fare danno ad altri in modi che troveresti dannosi a te". (Buddismo). Cf. http://www.aecna.org/Amicizia_Ebraico_Cristiana_di_Napoli/Regola_doro.html.
[2] C. Lubich, Parola di Vita aprile 1978, in eadem Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5, Città Nuova, Roma, 2017) p. 104-105.




Fonte: Città Nuova n. 2/Febbraio 2020