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venerdì 13 maggio 2016

Lo Spirito… rimane, insegna, ricorda


Pentecoste (C)
Atti 2,1-11 • Salmo 103 • Romani 8,8-17 • Giovanni 14,15-16.23b-26
(Visualizza i brani delle Letture)
(Vedi anche i brani delle Letture della Messa vespertina della vigilia)

Appunti per l'omelia

Il Padre vi darà un altro Paràclito
Paraclito, che significa "Colui che è chiamato accanto". "Uno accanto a noi", a nostro favore, non "contro" di noi. Perché quando anche il cuore ci accusi, ci sia qualcuno più grande del nostro cuore: nostro Difensore. Perché quando siamo sterili e tristi, sia accanto come vento che porta pollini di primavera, come fuoco che illumina la notte: Creatore e Consolatore. Perché quando siamo soli, di solitudine nemica, sia colui che riempie la casa, il Dio vicino, che avvolge, penetra, fa volare ad altezze nuove i pensieri, dà slancio a gesti e parole, sulla misura di quelli di Cristo.

Rimarrà con voi per sempre, vi insegnerà ogni cosa, vi ricorderà tutto quello che vi ho detto
Tre verbi pieni di bellissimi significati profetici: rimanere, insegnare e ricordare.
Che rimanga con voi, per sempre.
Lo Spirito è già qui, ha riempito la casa. Se anche io non sono con Lui, Lui rimane con me. Se anche lo dimenticassi, Lui non mi dimenticherà. Nessuno è solo, in nessuno dei giorni.
Vi insegnerà ogni cosa.
Lo Spirito ama insegnare, accompagnare oltre verso paesaggi inesplorati, dentro pensieri e conoscenze nuovi; sospingere avanti e insieme: con lui la verità diventa comunitaria, non individuale.
Vi ricorderà tutto.
Vi riporterà al cuore gesti e parole di Gesù, di quando passava e guariva la vita e diceva parole di cui non si vedeva il fondo.

Venne all'improvviso dal cielo un vento che si abbatte impetuoso e riempì tutta la casa
Pentecoste è una festa rivoluzionaria di cui non abbiamo ancora colto appieno la portata. Il racconto degli Atti degli Apostoli lo sottolinea con annotazioni precise: venne dal cielo all'improvviso un vento impetuoso e riempì tutta la casa.
La casa dove gli amici erano insieme. Lo Spirito non si lascia sequestrare in luoghi particolari che noi diciamo riservati alle cose del sacro. Qui sacra diventa la casa. La mia, la tua, tutte le case sono ora il cielo di Dio.
Venne d'improvviso, e i discepoli sono colti di sorpresa, non erano preparati, non era programmato. Lo Spirito non sopporta schemi, è un vento di libertà, fonte di libere vite.

Apparvero lingue di fuoco che si posavano su ciascuno
Su ciascuno, su ciascuno di noi. Nessuno escluso, nessuna distinzione da fare. Tocca ogni vita, è creatore e vuole creatori; è fuoco e vuole per la sua Chiesa coscienze accese e non intorpidite o acquiescenti.

Lo Spirito porta in dono un sapore di totalità, di pienezza, di completezza che Gesù sottolinea per tre volte: insegnerà ogni cosa, ricorderà tutto, rimarrà per sempre.
E la liturgia fa eco: del tuo Spirito Signore è piena la terra.
In Lui l'uomo, e il cosmo, ritrovano la loro pienezza: abitare il futuro e la libertà, abitare il Vento e il Fuoco, come nomadi d'Amore.
(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Lo Spirito della verità vi insegnerà ogni cosa (Gv 14,26)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (19/05/2013)
Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa (Gv 14,26)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Lo Spirito, forza di trasformazione radicale (17/05/2013)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 4.2016)
  di Marinella Perroni (VP 4.2013)
  di Claudio Arletti (VP 4.2010)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)

giovedì 12 maggio 2016

Intervista sul diaconato a
 Mons. Lucio Soravito De Franceschi,
 Vescovo di Adria-Rovigo


Riprendo le interviste ai vescovi delle diocesi italiane sul diaconato permanente e i diaconi delle loro diocesi, pubblicate nella rivista L'Amico del Clero della F.A.C.I. (Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia).
Le interviste sono curate da Michele Bennardo.

Michele Bennardo, diacono permanente della diocesi di Susa, ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. È professore di religione cattolica nella scuola pubblica e docente di Didattica delle competenze e di Didattica dell'Insegnamento della Religione Cattolica e Legislazione scolastica all'ISSR della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Sezione parallela di Torino. È autore di numerosi testi e articoli e dal 2005 collabora con L'Amico del Clero.

Ho riportato le varie interviste nel mio sito di testi e documenti.

Nel numero 6 (giugno 2015) de L'Amico del Clero è pubblicata l'intervista a Mons. Lucio Soravito De Franceschi , Vescovo di Adria-Rovigo (vescovo emerito dal 23/12/2015).

Alla domanda "Come giudica per la Chiesa, in generale, e per la diocesi di Adria-Rovigo, in particolare, il ripristino del diaconato permanente?", mons. Soravito ha risposto: «Io ho apprezzato molto positivamente che la Chiesa, con il Concilio Vaticano II, abbia ripristinato il ministero ordinato del diaconato permanente. La Chiesa lungo il corso della storia si è ispirata alla parola di Gesù, per trovare adeguate risposte alle esigenze dei tempi. Dopo il Concilio Vaticano II, sospinta dall'urgenza dell'annuncio della Parola e del servizio della carità, ha ripreso l'istituzione del diaconato, ispirandosi all'insegnamento di Gesù, che «non è venuto per farsi servire, ma per servire» (Mt 20,28), e all'esempio degli apostoli.
Il diacono è un "segno" di Cristo, che vive in mezzo a noi "come colui che serve", come ci ha insegnato l'apostolo Paolo: «Cristo, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenne simile agli uomini» (Fil 2,6-7).
Anche le Chiese del Triveneto, consapevoli di accogliere un dono dello Spirito, hanno avuto modo di sperimentare da alcuni decenni, con gioiosa gratitudine, la presenza del diaconato permanente. La diocesi di Adria-Rovigo ha potuto sperimentare la gioia dei primi diaconi permanenti solo cinque anni fa. Attualmente i diaconi permanenti in questa diocesi sono sei.
Il ripristino di questo servizio, auspicato dal Concilio Ecumenico Vaticano II (cf. Lumen Gentium, 29) e attuato successivamente nelle Chiese particolari, ha contribuito a maturare nelle nostre comunità una più intensa concezione "ministeriale" del cristiano e ha portato in esse la ricchezza di una specifica grazia sacramentale. Inoltre ha consentito di individuare delle linee comuni che, mentre attuano fedelmente le indicazioni anche recenti del Magistero, cercano di rispondere in modo concreto alla sensibilità e alle esigenze specifiche delle nostre comunità».

E alla domanda: "Quali iniziative ritiene si possano intraprendere, a livello di pastorale vocazionale diocesana, per incrementare il numero di diaconi permanenti?", ha risposto: «Per incrementare il numero dei diaconi permanenti, io ritengo che sia necessario parlare di questo servizio ministeriale negli incontri parrocchiali, vicariali e diocesani degli operatori pastorali, dei genitori e dei gruppi giovanili. La scarsa conoscenza che i fedeli hanno di questo ministero ordinato esige un forte impegno per far comprendere alle comunità cristiane cos'è veramente il diaconato. Tale comprensione potrà realizzarsi favorendo nelle nostre comunità la comunione come sinodalità e missionarietà».

Vai all'intervista…

domenica 8 maggio 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico
 VII settimana di Pasqua





Ultima settimana del Tempo di Pasqua: ripropongo le meditazioni sulla «Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», come proposte da fr. Luigi Colombotti ofm: «una ricerca della misericordia di Dio, tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore».





VII Settimana di Pasqua

IL DONO DELLO SPIRITO SANTO TRASFORMA I CREDENTI IN TEMPIO DELLA SUA GLORIA

Al termine del lungo discorso di addio i discepoli dicono di aver capito e di credere e di li a poco lo abbandoneranno. Perché? che cos'hanno compreso? L'incomprensione non ostacola la fede. Gesù annuncia tribolazioni ma avranno pace in Lui. Credere quando si attraversano tribolazioni vuol dire essere convinti che Cristo ha vinto il mondo e questo ricolma di pace. «Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Lun/Gv 16,29-33).
Fatta questa ultima consegna Gesù si abbandona all'intimità col Padre nella preghiera: ormai la sua "ora" è qui. La prima richiesta è il dono della vita eterna ai discepoli; essi, obbedendo a Dio lo glorificano e il Padre li rende partecipi della gloria data al Figlio (Mar/Gv 17,1-11).
Poi chiede al Padre che custodisca i discepoli perché quando sarà tornato al Padre non lo potrà più fare direttamente; li custodisca perché siano una cosa sola e siano segno di Dio nel mondo. «Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo» (Mer/Gv 17,11-19).
La preoccupazione fondamentale di Gesù è l'unità di tutti i credenti in Lui, anche quelli che verranno nel corso della storia. Unità che è comunione nell'amore fino a dare la propria vita. Vedendo la Chiesa immagine del Crocifisso che ama fino al culmine, il mondo crederà. «Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me» (Gio/Gv 17,20-26).
[…]
Gesù conclude la sua preparazione dei discepoli alla Passione incoraggiandoli a stare con Lui nelle tribolazione e gusteranno già la sua pace. Poi prega il Padre perché i suoi discepoli abbiano la vita eterna, siano custoditi nell'unità, che è comunione d'amore fino al culmine. Poi si rassicura che Pietro lo ami dal profondo perché gli sta per affidare la sua Chiesa e la salvezza da trasmettere nella storia. L'amore di Pietro e degli Apostoli sarà trasformato dallo Spirito Santo che ormai sta per essere effuso nella imminente Pentecoste.
[…]
Siamo nella settimana che prepara all'effusione dello Spirito Santo; le meditazioni dei Santi Padri sono una scuola continuata su questo Dono che sta per essere concesso nella infuocata Pentecoste. Egli innanzitutto opera effetti molteplici. Tra le altre cose, dice san Cirillo di Gerusalemme, rafforza la temperanza di questo, mentre a quello insegna la misericordia. Mite e lieve il suo avvento, fragrante e soave la sua presenza, leggerissimo il suo giogo. Il suo arrivo è preceduto dai raggi splendenti della luce e della scienza. Giunge come fratello e protettore. Viene infatti a salvare, a sanare, a insegnare, a esortare, a rafforzare e a consolare. Anzitutto illumina la mente di colui che lo riceve e poi, per mezzo di questi, anche degli altri (Lun/UL 2 Lett.). […]
Con il dono dello Spirito Santo, dice san Cirillo di Alessandria, i cristiani dicono con fiducia "Abbà, Padre e praticano con facilità ogni virtù mentre diventano invincibili contro le insidie del diavolo e gli attacchi degli uomini. Vedi come lo Spirito trasforma, per così dire, in un'altra immagine coloro nei quali abita? Infatti porta con facilità dal gusto delle cose terrene a quello delle sole cose celesti e da una imbelle timidezza ad una forza d'animo piena di coraggio e di grande generosità. I discepoli erano così disposti e così rinfrancati nell'animo dallo Spirito Santo, da non essere per nulla vinti dagli assalti dei persecutori, ma fortemente stretti all'amore di Cristo (Gio/UL 2 Lett.).
[…]
Tutta l'attenzione è rivolta allo Spirito Santo che la Chiesa attende in preghiera. Egli produce molteplici effetti, illumina le anime e la sua luce si riflette sugli altri, abbellisce la Chiesa di diversi doni gerarchici e carismatici. Con la forza dello Spirito Santo i cristiani diventano invincibili contro il Maligno e gli uomini, approfondisce la conoscenza della nostra fede e portando l'amore nei cuori i discepoli parlano in molte lingue, l'unico linguaggio dell'amore e vivono con un cuore solo ed un'anima sola.
[…]
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venerdì 6 maggio 2016

Attirati verso l'alto


Ascensione del Signore (C)
Atti 1,1-11 • Salmo 46 • Ebrei 9,24-28;10,19-23 • Luca 24,46-53
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Mentre li benediceva, si staccò da loro
Chi è colui che sale al cielo? È il Dio che ha preso per sé il patire per offrirci in ogni nostro patire scintille di risurrezione, squarci di luce nel buio più nero... Che ha preso carne nel grembo di una donna rivelando la segreta nostalgia di Dio di essere uomo. Che ora, salendo in cielo, porta con sé la nostra nostalgia di essere Dio.
Li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro. Una lunga benedizione sospesa in eterno tra cielo e terra è l'ultima immagine di Gesù. Testimone che la maledizione non appartiene a Dio.

Nel suo nome saranno predicate a tutti i popoli la conversione e il perdono
Gesù lascia un dono e un compito: predicate la conversione e il perdono.
Conversione: indica un movimento, un dinamismo, l'uscire dalle paludi del cuore. Significa il coraggio di andare controcorrente, contro la logica del mondo dove vincono sempre i più furbi, i più ricchi, i più violenti. Come fanno le beatitudini: conversione che ci mette in equilibrio, in bilico tra terra e cielo.
Annunciare il perdono: la freschezza di un cuore rifatto nuovo come nella primavera della vita. La possibilità, per dono di Dio, di ripartire sempre, di ricominciare, di non arrendersi mai. Io so poche cose di Dio, ma una su tutte, e mi basta: che la sua misericordia è infinita! Dio è una primavera infinita. E la nostra vita, per suo dono, un albeggiare continuo.

Tornarono a Gerusalemme con grande gioia
La conclusione del racconto è a sorpresa: i discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Dovevano essere tristi piuttosto, perché finiva la presenza, se ne andava il loro amore, il loro amico, il loro maestro. Invece no. E questo perché fino all'ultimo giorno Lui ha le mani che grondano doni... Perché non se ne va altrove, ma entra nel profondo di tutte le vite, per trasformarle.
È la gioia di sapere che il nostro amare non è inutile, ma sarà raccolto goccia a goccia e vissuto per sempre. È la gioia di vedere in Gesù che l'uomo non finisce con il suo corpo, che la nostra vita è più forte delle sue ferite, che la carne è fatta cielo.

Nel mondo non esiste solo la forza di gravità che pesa verso il basso, ma anche una forza di gravità che punta verso l'alto, quella che ci fa eretti… Ed è come una nostalgia di cielo. Cristo è asceso nell'intimo di ogni creatura, forza ascensionale verso una vita più luminosa.
(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Mentre li benediceva si staccò da loro (Lc 24,51)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (12/05/2013)
E stavano sempre nel tempio lodando Dio (Lc 24,53)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Testimoni del Risorto (10/05/2013)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 4.2016)
  di Marinella Perroni (VP 4.2013)
  di Claudio Arletti (VP 4.2010)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)

mercoledì 4 maggio 2016

Intervista sul diaconato a
 Mons. Andrea Bruno Mazzocato, Arcivescovo di Udine


Riprendo le interviste ai vescovi delle diocesi italiane sul diaconato permanente e i diaconi delle loro diocesi, pubblicate nella rivista L'Amico del Clero della F.A.C.I. (Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia).
Le interviste sono curate da Michele Bennardo.

Michele Bennardo, diacono permanente della diocesi di Susa, ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. È professore di religione cattolica nella scuola pubblica e docente di Didattica delle competenze e di Didattica dell'Insegnamento della Religione Cattolica e Legislazione scolastica all'ISSR della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Sezione parallela di Torino. È autore di numerosi testi e articoli e dal 2005 collabora con L'Amico del Clero.

Ho riportato le varie interviste nel mio sito di testi e documenti.

Nel numero 7-8 (luglio/agosto 2015) de L'Amico del Clero è pubblicata l'intervista a Mons. Andrea Bruno Mazzocato , Arcivescovo di Udine.

Alla domanda "Quali requisiti ritiene siano indispensabili per un candidato al diaconato permanente?", mons. Mazzocato ha risposto: «Il diaconato permanente è una vocazione che viene da Dio, un dono che scende dal Padre, per usare le parole di S. Giacomo. Per questo, in primo luogo, è necessario un serio discernimento grazie al quale i candidati e coloro che li frequentano (sacerdoti, diaconi stessi) riconoscano i segni della vocazione.
In sintonia con vari documenti della Chiesa agli aspiranti al diaconato permanente sono richiesti: una buona maturità umana e cristiana e serietà professionale; uno spirito aperto e coraggioso alla missione per annunciare il Vangelo nei vari ambienti e situazioni sociali e culturali; un senso di appartenenza alla Chiesa locale ed esperienza di servizio pastorale; una chiara stabilità nella scelta del matrimonio o del celibato; una libertà evangelica e capacità di relazioni umane; una vita spirituale. Inoltre, è auspicabile che gli aspiranti al diaconato posseggano una adeguata conoscenza teologica che presuppone un diploma di scuola media superiore».

E alla domanda: "Quale tra i classici compiti diaconali (carità, catechesi/evangelizzazione e liturgia) le sembra necessiti di maggior valorizzazione rispetto a quanto avviene oggi nell'arcidiocesi di Udine?", ha risposto: «Credo di poter affermare che sempre più il ministero del Diacono dovrà realizzarsi in stretto rapporto con il ministero episcopale, e quindi dovrà occupare maggiori responsabilità diocesane, direttamente affidate dal vescovo. Restano sempre validi i settori della pastorale della carità, la cura della pastorale dei settori di emergenza, del carcere, della pastorale della salute».

Vai all'intervista…

lunedì 2 maggio 2016

Diacono: ministro… senza portafoglio


Nel numero 1/2016 del trimestrale Unità nella carità, della Pia Società San Gaetano di Vicenza, Istituto religioso formato da preti e diaconi, riporto questo articolo di don Luca Garbinetto, sul ruolo "essenziale" del diacono.


Diacono: ministro… senza portafoglio

La sola presenza del diacono è richiamo costante alla gestione del potere ecclesiale in totale spogliazione dai propri egoismi

Quando si vuol insinuare che una persona riveste un ruolo, ma non ha gli strumenti per svolgere adeguatamente il compito che gli è richiesto, ci si rifà a questa espressione, presa in prestito dal mondo della politica: un ministro di un governo non può infatti fare gran che se non dispone di risorse economiche!
In che modo questo modo di dire può essere attribuito al diacono, per aiutarci a comprenderne l'identità?
Nei primi secoli del cristianesimo, ai diaconi era spesso affidato il compito di amministrare i beni della Chiesa: in questo modo essi potevano coordinare numerosi interventi caritativi a favore dei poveri. Rimane emblematico l'esempio del diacono Lorenzo a Roma. Oggi tale esercizio amministrativo non è più tanto frequente tra gli uffici affidati ai diaconi, forse perché nel corso della storia esso è stato uno dei motivi di conflitto con i presbiteri, che ha contribuito a portare alla scomparsa per più di un millennio del diaconato permanente.
Più opportunamente, mi sembra di dover fare riferimento al diacono in quanto ministro ordinato, e dunque rivestito della grazia sacramentale in un ministero che lo abilita alla cura pastorale della comunità cristiana, ma senza riconoscergli specifici "poteri", a lui solo attribuiti. Si tratta dell'annosa questione che fa del diacono un membro del clero, ma senza che questa vocazione lo differenzi dai laici in particolari compiti o facoltà che non possano esercitare anche loro, a parte qualche compito di supplenza del presbitero, che però in questi casi è appunto proprio di un ruolo subordinato a quello sacerdotale.
Insomma, il diacono riceve la potenza della grazia sacramentale nel ministero dell'ordine, ma senza... particolari poteri! Per qualcuno, questa considerazione è stata sufficiente per mettere in discussione la natura sacramentale dell'ordinazione diaconale. A noi, invece, certi dell'azione dello Spirito e stimolati a lasciarci provocare dalla presenza ormai ineludibile del diaconato nella Chiesa, viene un dubbio: non sarà che invece lo specifico del diacono sia proprio quello di essere un ministro che esercita il potere... senza potere? Il tema del potere e della sua gestione è molto serio nella Chiesa, come nel mondo in generale. Il diaconato, come manifestazione di Cristo Servo, è senza dubbio una presenza profetica che il Concilio Vaticano II ha voluto per restituire vigore evangelico alla sua missione pastorale. Ma il fatto di essere configurato a Cristo Servo potrebbe rischiare di rimanere soltanto una pia esortazione, se nel dono di grazia non vi fosse qualcosa di particolare che fa del diacono segno e strumento a prescindere dalle proprie attitudini personali. Proprio come avviene per il sacerdote che presiede l'Eucaristia e consacra, oppure che assolve, per il quale l'atto di consacrare e di assolvere è valido ed efficace anche se egli è incoerente con il suo stile di vita. Così pure, il diacono probabilmente è segno efficace di una ministerialità vissuta come servizio e di una autorità assunta con la logica della lavanda dei piedi soltanto se... il potere non si fonda su prerogative e punti di forza che possono tentarlo di sentirsi "un gradino più in alto degli altri".
L'autorevolezza del diacono non si poggia su prerogative sacrali, né su etichette e ruoli di comando inderogabili. È la sua debolezza costitutiva, il suo bisogno di affiancarsi al vescovo e al suo presbiterio, la sua inutilità se non vi è una comunità da servire e con cui interagire ciò che rende il diaconato efficace per il solo fatto di esistere. La grazia sacramentale, ricca della sua povertà, agisce proprio in questa dinamica esistenziale, che è di costante espropriazione nel dono gratuito di sé. Si comprende da questi cenni quanto la vocazione al diaconato sia una spina conficcata nella carne della Chiesa, Corpo di Cristo, perché la sua sola presenza è richiamo costante alla gestione del potere in totale spogliazione dai propri egoismi. Ma si percepisce pure come il diacono sia chiamato a una costante crescita umana e spirituale che rende il suo ruolo assai più essenziale e meno funzionale di quanto si voglia a volte relegare.

(Le sottolineature in grassetto sono mie)

domenica 1 maggio 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico
 VI settimana di Pasqua




Tempo di Pasqua: ripropongo le meditazioni sulla «Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», come proposte da fr. Luigi Colombotti ofm: «una ricerca della misericordia di Dio, tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore».





VI Settimana di Pasqua

LO SPIRITO SANTO PRESENTE NEI DIVINI MISTERI, CI CONDUCE ALL'INCONTRO CON IL RISORTO

Ormai la Comunità cristiana si avvicina alla grande solennità della Pentecoste e Gesù la prepara attraverso una catechesi sullo Spirito Santo. Rinnova la promessa e dichiara che la sua funzione sarà quella di difendere i cristiani nel processo che il mondo farà contro di loro. Lo Spirito Santo li assiste perché sono stati scelti per essere testimoni dell'amore di Dio nel mondo. Tuttavia «vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l'ora in mi cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me» (Lun/Gv 15,26-16,4).
Ma lo stesso Spirito Santo rifarà il processo a Gesù e denuncerà il triplice peccato del mondo: il rifiuto di Gesù, la sua ingiusta condanna perché Gesù è giusto e la sconfitta del principe di questo mondo. Ancora una volta Gesù illumina gli apostoli perché sappiano affrontare con coraggio la crisi imminente; è dunque una parola di consolazione. Disse Gesù: «È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi» (Mar/Gv 16,5-11).
Il dono dello Spirito guiderà la Chiesa soprattutto alla conoscenza di tutta la verità e farà memoria di tutte le parole di Gesù. «Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Mer/Gv 16,12-15). […]
L'amore di Dio per gli apostoli si manifesta anche durante l'annuncio del vangelo. Ormai è entrato in Europa; dapprima arriva nella città più importante del distretto, poi irradierà agli altri centri. La predicazione si rivolge innanzitutto agli ebrei i quali si radunano presso i fiumi per le abluzioni preparatorie alla preghiera.[…]
[…]
La misericordia di Dio si tocca con mano in questo tratto della storia della Chiesa nascente: parla al cuore della donna che poi si converte; libera dalla prigionia l'apostolo; favorisce l'annuncio perché l'uomo creda e sia salvo; consola ed incoraggia l'evangelizzatore e suscita nuovi ministri della parola.
Dal loro annuncio nasce la fede e la fede conduce al battesimo e quindi alla salvezza in Cristo. Didimo di Alessandria ci introduce nelle misteriose grazie del battesimo, il sacramento che da terreni che siamo, cioè fatti di polvere e terra, ci rende spirituali, ci permette di partecipare alla gloria divina... Ci rende ormai più onorati degli angeli. Spegne la fiamma terribile e inestinguibile dell'inferno per mezzo delle divine acque del fonte battesimale. Gli uomini infatti vengono concepiti due volte, una volta corporalmente e una volta dallo Spirito divino (Lun/UL 2 Lett.).
[…]
In questa settimana lo Spirito Santo inizia ad essere visibilmente annunciato e contemplato nella liturgia: è promesso da Gesù, consola, incoraggia, suscita nuovi ministri perché la Chiesa si stabilizzi ed è il supremo Dono che trasforma i riti sacramentali in presenza del Risorto e cementa i discepoli nell'amore. La Chiesa orante sempre più innamorata dei doni pasquali canta al mondo la sua gioia di volerli custodire con la santa Liturgia e la vita.
[…]
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