Gesù Cristo è risorto!
L'amore ha sconfitto l'odio,
la vita ha vinto la morte,
la luce ha scacciato le tenebre!
Gesù Cristo, per amore nostro,
si è spogliato della sua gloria divina;
ha svuotato sé stesso,
ha assunto la forma di servo
e si è umiliato fino alla morte,
e alla morte di croce.
Per questo Dio lo ha esaltato
e lo ha fatto Signore dell'universo.
Gesù è Signore!
                         (Papa Francesco)


Sì, Cristo è veramente risorto!

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domenica 31 dicembre 2017

Con sincera gratitudine


Il ringraziamento più grande per questo anno che sta per terminare e che il Signore ci ha donato è la certezza che il Padre non ci abbandona mai.
Tanti sono gli avvenimenti, lieti e meno lieti, che hanno accompagnato questo anno.
Primo fra tutti, la gioia e la gratitudine per questi 40 anni che il Signore ci ha donato di condivisione totale nel matrimonio: gratitudine senza limiti, al di là di ogni nostra deficienza; esperienza vitale, magari sofferta ma gratificante, della partecipazione alla fedeltà di Dio.
E poi la nascita di Niccolò, l'ultimo nipotino!
In questo contesto familiare, la gioia di condividere la nostra chiamata alla diaconia nella Chiesa, con altri fratelli nel diaconato… La gioia di poter offrire alle persone che ci sono affidate, come ne siamo capaci, un riflesso di quell'amore che lo Spirito ha "riversato nei nostri cuori".
Gioia e gratitudine, nonostante le incertezze e le ingiustizie che la vita presente, nel mondo e nella società in cui viviamo, ci riservano; non ultima la chiusura del cuore di molti verso le moltitudini di migranti, "uomini e donne in cerca di pace, che cercano un luogo dove vivere in pace", come scrive papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace.
Monito per ogni credente e non: «L'hai fatto a me… Non l'hai fatto a me»!

E poi, non ultima, ma sicuramente la più significativa, l'esperienza personale e familiare della presenza di Maria nella nostra vita. Presenza che riscopriamo sempre più come un balsamo che ci lega fra noi e con Gesù, in un abbandono filiale al Padre, nelle cui mani affidiamo la nostra vita, sorretti dalla forza e dalla luce dello Spirito.

sabato 30 dicembre 2017

Il grande campo della libertà di Dio:
 la maternità verginale di Maria, la Theotokos


Maria Santissima Madre di Dio
Numeri 6,22-27 • Salmo 66 • Galati 4,4-7 • Luca 2,16-21
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Secondo gli studiosi sarebbe questa la più antica festa mariana con officiatura. La celebrazione odierna sovraccarica spesso i temi, sovrapponendo una festa mariana con quella ideologica del capodanno civile, abolendo di fatto la Circoncisione del Signore, che è di gran lunga il tema principale del Vangelo del giorno.
Tutte le chiese d'oriente e d'occidente si sono sempre compiaciute di onorare la santissima madre di Dio, la Theotokos. Le prime feste mariane che la tradizione liturgica ricorda gravitano intorno al Natale o al 15 agosto.
A partire dal concilio di Efeso (431), il culto verso Maria crebbe mirabilmente in venerazione e amore, in preghiera e imitazione; venerandola come madre di Dio.
La maternità divina è all'origine di ogni privilegio di Maria.
Questa dignità è unica: la vergine ha concepito e partorito il Verbo di Dio secondo la carne, perciò può essere chiamata in verità Madre di Dio.
Ella non è soltanto madre del corpo di suo Figlio, ma è a pieno titolo la madre di questo Figlio che è Dio. L'essenziale di questa maternità è la relazione personale con Dio, che troviamo in Maria ad un livello unico di profondità.
Certamente resta una relazione infinitamente lontana dalle relazioni sostanzialmente divine che troviamo tra le Persone della ss. Trinità, e anche tra l'umanità di Gesù e il Verbo che l'assume. Tuttavia rimane la relazione più alta che sia pensabile tra una persona creata e il suo Creatore.
Maria, perciò, è al di sopra di ogni creatura e la Chiesa la venera e la ama, attuando le parole profetiche: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatto l'onnipotente» (Lc 1,48).
L'eucaristia di oggi è celebrata lodando, benedicendo e glorificando il Padre per la maternità della beata vergine Maria.
Un motivo particolare, in questo rendimento di grazie della Chiesa, è la maternità divina di Maria in quanto maternità verginale.
I contemporanei fanno fatica ad accettare questo mistero.
Eppure la realtà del concepimento verginale di Maria per opera dello Spirito santo ci richiama alla grande verità dell'iniziativa di Dio nell'opera della salvezza e alla sua trascendenza.
Anche il teologo protestante Karl Barth diceva: «L'uomo Gesù Cristo non ha padre. La sua concezione non dipende dalla legge comune. La sua esistenza comincia con la libera decisione di Dio stesso, procede dalla libertà che caratterizza l'unità del Padre e del Figlio, legati dall'amore, cioè dallo Spirito santo... È il grande campo della libertà di Dio, ed è da questa libertà che procede l'esistenza dell'uomo-Gesù».
Per i Padri della Chiesa la verginità di Maria era il segno rivelatore della divinità di Cristo e il tipo della nuova nascita dei cristiani.
Affermare, pertanto, la maternità verginale di Maria significa superare i nostri razionalismi e affermare un elemento importante su Gesù Cristo. È una verginità in prospettiva cristologia.

La solennità odierna, nel contesto del Natale, ci porta alla mangiatoia di Betlemme, ai pastori, ai sentimenti di Maria che custodiva questi fatti nel suo cuore, al rito dell'ottavo giorno, quello della circoncisione del figlio a cui «fu messo nome Gesù».

Con quel rito il Signore fu circonciso come un vero Uomo e Primogenito maschio; entra finalmente a far parte anche di diritto della Famiglia d'Abramo (cf. Gen 17), del quale è il Discendente secondo la carne (cf. Mt 1,1; Gal 3,16). Ma la Famiglia di Abramo è il popolo santo della Promessa, che Cristo con la Croce deve conseguire e trasformare in Benedizione (cf. Gal 3,13-14). Cristo Signore perciò «si fece Diacono della circoncisione a causa della Fedeltà di Dio, per confermare la Promessa dei Padri che anche le nazioni pagane per misericordia glorificassero Dio» (Rm 15,8-9).
Inoltre, Cristo Signore è il Nucleo santo del popolo messianico, formato da Ebrei circoncisi e battezzati e da pagani ammessi alla salvezza per pura misericordia in forza del battesimo.
Per questo alla Circoncisione si attua l'Annuncio dell'Angelo a Maria Semprevergine (cf. Lc 1,31) e a Giuseppe (cf. Mt 1,21): il Bambino sarà chiamato "Gesù", "La Salvezza è il Signore": «Gesù Cristo è sempre lo stesso ieri, oggi e nei secoli eterni».
Il Signore Gesù è "oggi qui per noi", presente nel suo Vangelo, nel suo Corpo e nella sua Coppa, nella Chiesa sua Sposa.
"Gesù Cristo, Ieri e Oggi, il Medesimo per i secoli", che si deve leggere: "il nostro Ieri, il nostro Oggi, il Medesimo nostro per i secoli".

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
I pastori riferirono ciò che era stato detto loro (Lc 2,17)
(vai al testo)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose (Lc 2,19) – (01/01/2017)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il Nome per eccellenza: Dio salva (30/12/2016)
  Alimentati dalla benedizione di Dio (30/12/2015)
  La Vergine Madre (30/12/2013)
  Madre dell'unica persona del Verbo di Dio, dono per il mondo (31/12/2012)
  Madre di Dio (30/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 1.2018)
  di Cettina Militello (VP 11.2016)
  Luigi Vari (VP 11.2015)
  di Luigi Vari (VP 11.2014)
  di Giovanni Cavagnoli (VP 11.2013)
  di Marinella Perroni (VP 11.2012)
  di Marinella Perroni (VP 11.2011)
  di Marinella Perroni (VP 11.2010)
  di Claudio Arletti (VP 11.2009)
  di Claudio Arletti (VP 11.2008)
  di Enzo Bianchi (A)
  di Enzo Bianchi (B)
  di Enzo Bianchi (C)

venerdì 29 dicembre 2017

La Famiglia di Nazaret:
 specchio della Famiglia divina eterna


Domenica fra l'Ottava del Natale - Santa Famiglia (B)
Genesi 15,1-6;21,1-3 • Salmo 104 • Ebrei 11,8.11-12.17-19 • Luca 2,22-40
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

In questa domenica dopo il Natale la liturgia porta il nostro sguardo di fede sulla famiglia di Nazaret nella quale «Dio, nostro Padre, ci ha dato un vero modello di vita».
Attraverso i testi della Scrittura scelti per questa festa, la comunità cristiana viene invitata a prendere coscienza dei rapporti familiari vissuti in modo nuovo, cioè «nel Signore». I costumi, anche quelli familiari, sono in continua evoluzione. Il cristiano autentico non deve scomporsi, ma deve vivificare tutto con l'atteggiamento interiore guidato dallo Spirito di Dio. Gesù insegna e aiuta a vivere l'amore familiare col suo stesso amore: un amore capace di donarsi fino alla morte, perché è immagine dell'amore stesso del Padre celeste.
I costumi di Dio diventano così i costumi degli uomini diventati figli di Dio.

La liturgia odierna ci invita dunque a riflettere sul tema della famiglia, alla luce di quella comunità esemplare, formata da Giuseppe, Maria e Gesù, che i testi evangelici ci descrivono, seppure con grande sobrietà e discrezione. La famiglia può essere considerata giustamente perno vero e insostituibile di una solidarietà di base importantissima, sia sul piano naturale (trasmissione della vita, convivenza, comunità di amore, educazione...), sia sul piano soprannaturale (perché fondata sul sacramento del matrimonio e ordinata a promuovere anche la crescita della fede e della carità).
San Paolo, quando parla del fondamento della famiglia, cioè del matrimonio, lo chiama sacramentum magnum proprio in ordine a Cristo e alla comunità ecclesiale. Il sacramento del matrimonio contiene in sé un forte dinamismo di rinnovamento e di crescita, non solo nel senso di ampliamento quantitativo, ma proprio come assimilazione e testimonianza del mistero di Cristo nella comunità ecclesiale.
Tuttavia, è da tener presente che la Famiglia divina eterna, unico vero Esemplare onnipotente, in realtà si compone del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Nel Figlio il Padre, donando lo Spirito Santo, si acquisisce anche una Casa creata di tutti i suoi figli, il cui Capo e Responsabile è Cristo Signore Risorto (cf. Eb 3,6).
In questo contesto la Famiglia di Nazaret è un esemplare mirabile, ma ancora umano, che si contempla, tuttavia con gli occhi verso la Famiglia divina eterna.
L'evangelista Luca introduce gradualmente i suoi lettori nel mistero dell'identità di Gesù: dall'annunciazione a Maria, alla nascita a Betlemme… Poi il Messia, figlio d'Israele, entra nel tempio e viene consacrato a Dio, «secondo la legge di Mosè».

Nel racconto della presentazione al tempio primeggiano le figure di Simeone e di Anna.
Simeone, simbolo della lunga attesa messianica, è "colui che attende", ma non in modo passivo; il suo è un "andare incontro per accogliere".
«Lo Spirito Santo era sopra di lui», «li benedisse e parlò a Maria: una spada ti trafiggerà l'anima».
Nei vangeli non si parla tanto dei dolori di Maria. Solo Giovanni racconta della sua presenza sotto la croce.
La "Spada" di Simeone viene a dare certezza dell'indicibile strazio del "cuore della Madre". È la Spada della Divina Parola, a cui Lei "Resa tutta grazia", come "la serva del Signore", si offrì con fede e amore senza limiti affinché tutto fosse fatto "secondo la Parola" divina (cf. Lc 1,38). La medesima Spada della divina Parola trafiggerà il cuore di tutti i fedeli, che nel battesimo sono chiamati ad un'esistenza sacrificale, di fedeltà e di testimonianza, davanti al loro Signore (cf. Mt 10,32; Mc 8,38; Lc 9,26). È una Spada affilata che divide i pensieri più nascosti del cuore, e che rivela ogni più segreta realtà, quella alla quale si deve rendere conto (cf. Eb 4,12-13).

«Adempiuto ogni cosa secondo la Legge del Signore, fecero ritorno a Nazaret di Galilea».
Questa non è una mera indicazione di un qualsiasi itinerario, ma secondo la teologia di Luca è la prima fase di un adempimento: "Nazaret–Betlemme-Nazaret". "Nazaret-Gerusalemme-Nazaret" è la seconda fase (Gesù tra i dottori ai Genitori: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» Lc 2,49). "Nazaret-Gerusalemme" è la terza fase dell'adempimento; poi più nessuna fase. A Gerusalemme dalla Croce scaturisce la Redenzione, la Consolazione, lo Spirito Santo al mondo intero. Le tre fasi e l'ultimo adempimento competono al divino, inconsumabile Spirito Santo.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Il bambino cresceva pieno di sapienza (Lc 2,40) (Lc 2,40) - (28/12/2014)
(vai al testo…)
 I miei occhi hanno visto la tua salvezza (Lc 2,30) - (27/12/2008)
(vai al post "Tutto vince l'amore!")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Sulla terra, il divino modello dell'amore trinitario (26/12/2014)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Luigi Vari (VP 11.2014)
  di Claudio Arletti (VP 11.2008)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione di Stefano Pachì)

domenica 24 dicembre 2017

Gli "ultimi" si sono messi in cammino e hanno incontrato Dio


Natale del Signore
Visualizza i brani delle Letture
Messa della Vigilia: Isaia 62,1-5 • Salmo 88 • Atti 13,16-17.22-25 • Matteo 1,1-25
Messa della Notte: Isaia 9,1-6 • Salmo 95 • Tito 2,11-14 • Luca 2,1-14
Messa dell'Aurora: Isaia 62,11-12 • Salmo 96 • Tito 3,4-7 • Luca 2,15-20
Messa del Giorno: Isaia 52,7-10 • Salmo 97 • Ebrei 1,1-6 • Giovanni 1,1-18


Appunti per l'omelia

«Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio» (Is 52,10), ma Giovanni nel prologo scrive che «Egli era la luce del mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe».
Ma quelli che «non lo hanno accolto», che non lo hanno riconosciuto, sono gli uomini religiosi, non gli atei... forse questi "suoi" siamo anche noi.
Nel mistero del Natale noi abbiamo visto la nostra tradizione, che ogni anno riempie i cuori di nostalgia. Il Natale porta in sé un'evocazione intensa, quasi intramontabile, perché la nostra tradizione lo ha vissuto ed espresso con riti, immagini, canti e significati che ne fanno una festa universale. Ma si può viverlo senza "vedere" niente di ciò che conta. Nel Natale della nostra tradizione si vedono i presepi, le luci, si sentono i canti che avvolgono le vie dello shopping; si vedono angeli in volo, teneri pastorelli e magi vestiti di splendide vesti; si vede lo stucchevole, la convenzione sociale, il compiaciuto buonismo dei ricchi.
Ma nel Natale di Gesù si sono viste altre cose: si sono visti uomini violenti e bestemmiatori, come sono i pastori, sconvolti per essere stati chiamati a essere i primi protagonisti dell'annuncio della misericordia; si sono visti inaffidabili stranieri, saltimbanchi e ingannatori come i Magi, inginocchiarsi e donare tutto di sé al bambino. Nel Natale di Gesù si vede quel che non si vede: la conversione dei peccatori incalliti, i lontani che diventano vicini.

Si sono viste queste cose, perché questi uomini, i poveri, gli ultimi, hanno visto un segno, un'impronta, e hanno accolto, cioè hanno fatto un cammino. Hanno veduto il bambino e hanno riconosciuto un Dio che si fa piccolo, ultimo; hanno veduto una giovane donna e un giovane uomo e hanno creduto che attraverso di loro Dio compie le promesse. Hanno creduto, perché si sono messi in cammino. Sono questi ultimi, questi poveri, ad accogliere, perché si sono mossi: "i suoi", quelli che avrebbero dovuto sapere, non hanno riconosciuto perché non si sono messi in cammino.

Dio si nasconde e si fa trovare da chi si mette in cammino uscendo da sé, dalla sua sicurezza, dalla sua tradizione, dal suo sapere. Lo riconosce e lo accoglie solo chi cammina.

(tratto da Omelie: L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio")

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Oggi è nato per voi un salvatore (Lc 2,11)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
Andiamo… vediamo questo avvenimento (Lc 2,15) - (25/12/2016)
(vai al testo…)
 Andiamo dunque fino a Betlemme (Lc 2,18) - (25/12/2015)
(vai al testo…)
 Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11) - (25/12/2014)
(vai al testo…)
 Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11) - (25/12/2013)
(vai al testo…)
 Non temete: vi annuncio una grande gioia (Lc 2,10) – (25/12/2012)
(vai al testo…)
 Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11) - 25/12/2011)
(vai al testo…)
 Un bambino è nato per noi (Is 9,5) - (25/12/2010)
(vai al testo…)
 La Parola è diventata carne e ha abitato fra noi (Gv 1,14) - (23/12/2009)
(vai al post "Dio, nostro fratello")
 Gloria a Dio nel più alto dei cieli, pace in terra agli uomini che egli ama (Lc 2,14) (Lc 2,14) - (24/12/2008)
(vai al post "Il prodigio dell'amore")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  La speranza di un Bambino (23/12/2016)
  Dio entra nel mondo dal punto più basso (23/12/2015)
  Gloria a Dio in cielo; pace agli uomini in terra (23/12/2014)
  Dio si è fatto bambino! (24/12/2013)
 Il mistero dell'umiltà di Dio (24/12/2012)
 Dar vita a Gesù, oggi (23/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Cettina Militello (VP 2016)
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Luigi Vari (VP 2014)
  di Giovanni Cavagnoli (VP 2013)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Marinella Perroni (notte, VP 2011)
  di Marinella Perroni (giorno, VP 2011)
  di Marinella Perroni (notte, VP 2010)
  di Marinella Perroni (giorno, VP 2010)
  di Claudio Arletti (notte, VP 2009)
  di Claudio Arletti (giorno, VP 2009)
  di Claudio Arletti (notte, VP 2008)
  di Claudio Arletti (giorno, VP 2008)
  di Enzo Bianchi (vol. anno C, giorno)
  di Enzo Bianchi (vol. anno B, notte)
  di Enzo Bianchi (vol. anno A, aurora)

(Illustrazione di Stefano Pachì)

venerdì 22 dicembre 2017

«Ecco la serva del Signore»:
  il progetto di Maria "perso" nel progetto di Dio


4a domenica di Avvento (B)
2 Samuele 7,1-5.8-12.14.16 • Salmo 88 • Romani 16,25-27 • Luca 1,26-3
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Tutta la liturgia di questa quarta domenica, concentra l'attenzione sul messia, figlio e discendente della casa di Davide, a cui si rivolgono le attese e le speranze dell'umanità. I profeti sono stati per secoli i tenaci custodi di questa speranza messianica, ravvivandola nei momenti decisivi della storia del popolo di Israele. Uno di questi momenti lo riviviamo nella profezia che Natan fa a Davide di una casa e di un trono eterni. Questo patto che Dio stringe con Davide, per bocca del profeta, si compirà nella sua discendenza, nel «figlio» della promessa, in Gesù, il Verbo incarnato, la cui umanità sarà il nuovo tempio di Dio; in esso sarà sancita la nuova ed eterna alleanza a cui non più solo Israele ma tutte le genti saranno chiamate a partecipare. Maria, la vergine madre, riceve per prima l'annuncio del compimento di questo mistero nascosto da secoli, ma ora rivelato, nella pienezza dei tempi, secondo il disegno dell'eterna sapienza di Dio.

David, come leggiamo nel passo proposto per questa domenica nella prima lettura (2Sam 7,1-5.8-12.14.16), dopo la promessa divina perpetrò orridi misfatti (adulterio e omicidio premeditato di un innocente e valoroso suo guerriero). Tuttavia, per Decreto imperscrutabile e irreversibile, il Signore amò David più di ogni altro suo re. E lo pose come il capostipite della discendenza regale, portatrice della Promessa e della Benedizione. Il Re messianico quindi di necessità dovrà essere «il Figlio di David».
Anche David amò il suo Signore, e Lo cantò, fattosi l'orante di numerosi Salmi. E per desiderio di tributargli il dovuto culto, appena ebbe un tempo di pace, progettò anche di costruirgli la dimora, suntuosa e degna, come l'uomo può. Il Signore allora dimorava sull'arca, sotto una tenda mobile. Ma Dio ha il suo Disegno da porre in azione.
David da parte sua comunica la sua decisione al suo più fidato consigliere, il profeta Natan, profeta di corte e quindi attento ai desideri del sovrano che lo asseconda, assicurandogli troppo in fretta che il Signore sta con lui anche in questo.
Tuttavia, quella notte stessa il Signore appare a Natan e lo invia a David per contestargli il suo disegno, che non desidera, poiché per David ha ben altri progetti. Gli manda a dire che in verità Egli lo ha preso come semplice pecoraio e ne ha fatto il re d'Israele, precedendolo e dandogli vittoria contro tutti i nemici. Perché vuole fargli un nome senza pari sulla terra.

La promessa di Dio si realizza attraverso il «sì» di Maria, la «piena di grazia», come la chiama l'angelo Gabriele. Un titolo che non designa soltanto l'elezione di Maria alla maternità del Messia, ma anche la sua preparazione con un cumulo di benedizioni celesti per tale compito sublime, come viene esplicitato nel dogma dell'immacolato concepimento di Maria.
Maria in altri termini è stata prevenuta dalla grazia, è una privilegiata appunto perché ricolmata di grazia da parte di Dio: «resa già graziata» (il participio è al perfetto), perché Maria è stata da sempre e resta per sempre l'oggetto del favore eccezionale che il carisma della maternità messianica suppone. Iddio è con colei che sarà la madre del Dio-con-noi, l'Emmanuele.

Nel dialogo con l'angelo, Maria non esprime un dubbio, non pretende un segno, come fece Zaccaria, ma espone un desiderio, esprime un proposito, quello di rimanere vergine. Un ideale certo difficile per il suo tempo, frutto sicuramente della grazia di Dio, ed una nascita da lei avrebbe sconvolto umanamente la sua oblazione.
Tale è lo stato di Maria, ma ciò che ella considerava come un ostacolo per questa maternità gloriosa è, nel pensiero divino, la condizione necessaria.
Dio le ha ispirato di rimanere vergine. Dio le domanda oggi di diventare madre; Dio non si contraddice.
Come fu necessario che Abramo, perché potesse effettivamente diventare il padre di una posterità numerosa come le stelle del cielo e l'arena del mare, rinunciasse, accettando di immolarlo, all'unico figlio, sul quale riposavano le promesse divine.
Salva la sua vita colui che accetta di perderla (cfr. Mc 8,34ss e sinottici); in altri termini l'uomo possiede solo ciò che ha donato. Allora anche la verginità di Maria assume un significato nuovo; non è un valore a sé stante, in quanto fatto biologico, ma è l'espressione della radicale povertà e disponibilità nella fede al progetto di Dio.
L'accettazione di Maria è strettamente legata alla rivelazione contenuta nel dialogo con l'angelo; Maria di Nazaret ha accettato che il proprio progetto scomparisse in quello di Dio.
Con un atto di fede e di obbedienza è iniziata la storia della salvezza (Gen 12,1ss: Abramo); con un atto di fede e di obbedienza la storia della salvezza continua nella pienezza dei tempi (Maria). Ancora una volta ritorna l'immagine del "servo", quale simbolo di umiltà e di disponibilità.
L'offerta al Signore si fa ancora più totale; l'esistenza verginalmente consacrata per atto umano, adesso accetta di esserlo ad opera dello Spirito.
Questo è «essere la serva del Signore» fino alla fine; questo è accettare tutto da Dio, e solo da Dio, ma «secondo la Parola» onnipotente.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Concepirai un figlio e lo darai alla luce (Lc 1,31)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38) - (21/12/2014)
(vai al testo…)
 Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38) - (18/12/2011)
(vai al testo…)
 Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio (2Sam 7,14) - (19/12/2008)
(vai al post "Una sola famiglia")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Si compia la tua Parola (19/12/2014)
  Essere un'altra Maria (16/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Luigi Vari (VP 11.2014)
  di Marinella Perroni (VP 11.2011)
  di Claudio Arletti (VP 11.2008)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

venerdì 15 dicembre 2017

La gioia di incontrare Colui che ci libera da ogni schiavitù


3a domenica di Avvento (B)
Isaia 61,1-2.10-11 • Salmo Lc 1,46-50.53-54 • 1Tessalonicesi 5,16-24• Giovanni 1,6-8.19-2
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino (Fil 4,4.5).

Questa Domenica è tradizionalmente dedicata alla gioia: è la domenica del Gaudete, Rallegratevi! Il vocabolario della gioia proviene dalla Resurrezione, al sepolcro infatti le donne fedeli sono esortate a gioire (Mt 28,8) e dal dono conseguente dello Spirito Santo (Gal 5,22: «il Frutto dello Spirito è carità, gioia, pace»). Attraverso e con Paolo la Chiesa esorta a gioire ma nel "Signore Risorto", sempre. Invito poi ripetuto con il motivo unico e sufficiente: «Il Signore è (sta) vicino», ossia si è fatto presente per i suoi che lo attendono e che da Lui riceveranno lo Spirito Santo.
Nella prima lettura (Isaia 61,1-2.10-11) ci è presentato l'Unto del Signore, investito del suo Spirito, inviato per annunciare la buona novella ai poveri, per curare i contriti di cuore, per portare a tutti libertà e consolazione; per proclamare che è giunto il momento tanto atteso e invocato in cui la salvezza di Dio sta per manifestarsi. Per questo i versetti 10 e 11 (Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio…) sono veramente un grido di esultanza e di letizia (a cui fa seguito, contro la regola ma con pienezza di significato, il Cantico della Vergine Maria al posto del Salmo Responsoriale), perché Gerusalemme può ormai, come la sposa, deporre la veste di dolore per adornarsi dei suoi gioielli: il Signore Iddio, lo sposo, l'ha rivestita di salvezza, l'ha avvolta nel manto della giustizia e la farà rifiorire come un giardino, come la terra che schiude i nuovi germogli.

Lo Spirito del Signore è su di me…
La prima missione regale e sacerdotale dell'Unto del Signore è «evangelizzare i poveri»: il Signore conferisce ai poveri il diritto di ricevere per primi l'Evangelo divino. L'Evangelo porta il Regno, che è la Pace, i Beni divini e la salvezza: doni che precisamente spettano per primi ai poveri. In secondo luogo, il Re Profeta e Sacerdote Messia deve curare chi ha il cuore infranto dalle tribolazioni. Poi deve liberare i carcerati e i detenuti nella prigionia. Così dai poveri, tribolati, carcerati e prigionieri, le categorie infime dell'umanità, intorno all'Unto del Signore è riformato il popolo messianico del Signore. Il popolo ricolmo di tanta grazia erompe in un inno gioioso di azione di grazie.

L'evangelista Luca ci racconta che Gesù, all'inizio della sua vita pubblica, applicò a se stesso queste parole del profeta; e con esse, Cristo inaugurò la nuova era messianica. La presenza dello Spirito sopra di lui nel battesimo fu come la consacrazione all'opera salvifica alla quale era destinato.
Come non riconoscere, in questa parola del profeta agli esuli di Israele, la voce stessa di Dio che parla a noi tutti, ormai riscattati da una schiavitù ben più dura e pesante dell'antica schiavitù d'Israele? Noi redenti dal sangue di Cristo dalla schiavitù del peccato e del demonio, già incamminati verso la nuova ed eterna Gerusalemme, ci riconosciamo facilmente in quegli esuli pieni di gioia per la libertà annunciata e per la misericordia loro concessa.
Ora, scossi dalla predicazione di Giovanni Battista («in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete»), ci viene indicato Colui che battezza in Spirito Santo. E questo è il motivo profondo della nostra gioia! Per questo san Paolo, nella prima Lettera ai Tessalonicesi (cf. 1Ts 5,16-24), rivolgendosi a noi che «abbiamo... la speranza della salvezza», ci esorta a essere sempre lieti, a pregare senza interruzione e a rendere grazie sempre, in ogni cosa, «perché questa è la volontà di Dio per tutti voi in Cristo Gesù». In questo tempo così breve, che ancora ci separa da lui e dal suo glorioso e definitivo ritorno, non possiamo che vivere nella gioia, nella preghiera e nel rendimento di grazie, perché già siamo salvati nella speranza, rinnovando continuamente in noi il dono dello Spirito che nel Signore Gesù ci è dato «senza misura» (Gv 3,34). E allora «il Dio della pace», il «fedele», che non può venire meno alle sue promesse, sarà lui stesso a condurci alla salvezza, santificandoci «in modo perfetto», perché tutto il nostro essere sia custodito «irreprensibile per la parusia del Signore nostro Gesù Cristo».

Così, mentre siamo animati da questa speranza, la nostra attesa si fa più vigile e attenta: sentiamo riecheggiare, nell'Evangelo di Giovanni che oggi ci è proposto, la «voce» del Battista che agli uomini di tutti i tempi, sfiduciati e increduli, annuncia: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete»; ed è «colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29), colui che redime e riscatta, il solo che libera da ogni schiavitù.

Il Salvatore annunziato è già in mezzo a noi: sconosciuto e non accolto, ma tuttavia in mezzo a noi; divenuto uno di noi, per condividere la nostra vita, per strapparci alla morte e farci partecipi della sua eternità. L'antico annuncio di salvezza sta per compiersi pienamente: il Signore Gesù si manifesterà presto nella sua gloria.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Venne un uomo mandato da Dio (Gv 1,6)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Giovanni venne come testimone (Gv 4,7) - (14/12/2014)
(vai al testo…)
 Mi ha mandato a portare il lieto annuncio (Is 61,1) - (11/12/2011)
(vai al testo…)
 In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1,26) - (12/12/2008)
(vai al post "Lo sconosciuto")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Essere testimoni della luce (12/12/2014)
  La gioia di essere testimoni (9/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Luigi Vari (VP 11.2014)
  di Marinella Perroni (VP 11.2011)
  di Claudio Arletti (VP 11.2008)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

sabato 9 dicembre 2017

Il "ringraziamento-supplica" di papa Francesco all'Immacolata



Ieri, 8 dicembre, in Piazza di Spagna, Papa Francesco, ha reso omaggio alla Vergine nella solennità dell'Immacolata Concezione.
Nella preghiera alla Vergine, Francesco ricorda tutti, non dimentica nessuno e continua a ringraziare la Madonna per la Sua «presenza materna, tenera e forte» e le chiede di aiutare Roma a «sviluppare gli "anticorpi" contro «alcuni virus dei nostri tempi»: «l'indifferenza», «la maleducazione civica che disprezza il bene comune»; «la paura del diverso e dello straniero»; «il conformismo»; «l'ipocrisia»; «la rassegnazione al degrado ambientale ed etico; lo sfruttamento di tanti uomini e donne».
Una "diaconia" concreta per Roma, come peraltro per tutte le città: rendere vivibile la convivenza umana, nel rispetto profondo di ogni persona.






Madre Immacolata,
per la quinta volta vengo ai tuoi piedi come Vescovo di Roma,
a renderti omaggio a nome di tutti gli abitanti di questa città.
Vogliamo ringraziarti per la costante premura
con cui accompagni il nostro cammino,
il cammino delle famiglie, delle parrocchie, delle comunità religiose;
il cammino di quanti ogni giorno, a volte con fatica,
attraversano Roma per andare al lavoro;
dei malati, degli anziani, di tutti i poveri,
di tante persone immigrate qui da terre di guerra e di fame.
Grazie perché, appena rivolgiamo a te un pensiero
o uno sguardo o un'Ave Maria fugace,
sempre sentiamo la tua presenza materna, tenera e forte.

O Madre, aiuta questa città a sviluppare gli "anticorpi"
contro alcuni virus dei nostri tempi:
l'indifferenza, che dice: "Non mi riguarda";
la maleducazione civica che disprezza il bene comune;
la paura del diverso e dello straniero;
il conformismo travestito da trasgressione;
l'ipocrisia di accusare gli altri, mentre si fanno le stesse cose;
la rassegnazione al degrado ambientale ed etico;
lo sfruttamento di tanti uomini e donne.
Aiutaci a respingere questi e altri virus
con gli anticorpi che vengono del Vangelo.
Fa' che prendiamo la buona abitudine
di leggere ogni giorno un passo del Vangelo
e, sul tuo esempio, di custodire nel cuore la Parola,
perché, come un buon seme, porti frutto nella nostra vita.

Vergine Immacolata,
175 anni fa, a poca distanza da qui,
nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte,
hai toccato il cuore di Alfonso Ratisbonne, che in quel momento
da ateo e nemico della Chiesa divenne cristiano.
A lui ti mostrasti come Madre di grazia e di misericordia.
Concedi anche a noi, specialmente nella prova e nella tentazione,
di fissare lo sguardo sulle tue mani aperte,
che lasciano scendere sulla terra le grazie del Signore,
e di spogliarci di ogni orgogliosa arroganza,
per riconoscerci come veramente siamo:
piccoli e poveri peccatori, ma sempre tuoi figli.
E così di mettere la mano nella tua
per lasciarci ricondurre a Gesù, nostro fratello e salvatore,
e al Padre celeste, che non si stanca mai di aspettarci
e di perdonarci quando ritorniamo a Lui.

Grazie, o Madre, perché sempre ci ascolti!
Benedici la Chiesa che è a Roma,
benedici questa Città e il mondo intero.
Amen.


venerdì 8 dicembre 2017

La Buona Notizia: Gesù, il Figlio di Dio!
 Prepariamo la Via


2a domenica di Avvento (B)
Isaia 40,1-5.9-11 • Salmo 84 • 2Pietro 3,8-1 • Marco, 1-1-8
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

L'evangelista Marco inizia il suo vangelo annunciando una buona novella, che insieme provoca (Giovanni Battista) e consola (Isaia): essa è indirizzata a un popolo che attende, oggi come ieri, la realizzazione delle sue speranze.
Marco, solo tra i quattro evangelisti, presenta fin dall'«inizio» la figura di Giovanni Battista. Questo primo messaggero di Cristo annuncia il messia alla maniera dei profeti: nel deserto, dove il popolo di Dio si forma nella prova, la «voce» mette a nudo le coscienze e annunzia che la venuta di Dio esige penitenza e conversione dei cuori.
La liturgia dell'Avvento, seguendo Marco, annunzia una buona novella che ci invita paradossalmente alla gioia e alla penitenza, alla speranza e alla conversione. La liturgia di questa domenica poi ci immerge ancora più intensamente nello spirito dell'Avvento mettendo in luce, nel brano evangelico (Mc 1,1-8) e nel tratto della lettera di Pietro (2Pt 3,8-14), i due momenti essenziali della storia della salvezza: la prima venuta del Signore nel tempo e la sua seconda e definitiva venuta che porrà fine al tempo presente per dare inizio al regno eterno. Questo mistero, unico nella sostanza, pur realizzandosi per noi in momenti storici diversi, è presente nella celebrazione liturgica che, mentre rinnova e rende attuale il primo momento, già attuatosi nella storia, annuncia e prepara il secondo, invitandoci a vivere l'attesa di questi eventi «nella santità della condotta e nella pietà», per essere trovati «immacolati e irreprensibili davanti a lui, nella pace» quando egli verrà improvviso, e i cieli e la terra saranno consumati dalla sua gloria.
L'attesa del compimento di questo mistero è illuminata dalla prima lettura presa da Isaia (Is 40,1-5.9-11); in essa, con l'annuncio gioioso della fine della schiavitù di Babilonia, del ritorno degli esuli in patria attraverso il deserto, ci è data un'immagine viva ed efficace del cammino che anche noi dobbiamo percorrere, nel deserto, per andare incontro al Signore che viene.

Il Vangelo di Marco inizia con una frase senza verbo, densissima: «Inizio (Principio) del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio». In queste parole v'è tutto il contenuto dell'evangelo ma è detto in modo così sintetico che non permette ancora di comprendere nulla di preciso. È come se l'evangelista dicesse: Dio ha deciso di intervenire, realizza le sue promesse inviando il Messia (Cristo). Questa è la "buona notizia" (evangelo) preparata da Dio stesso ed ora proclamata.

«Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio».
Inizio: in greco arché, che può significare «punto di partenza, fondamento, origine» e perfino «regola» o «principio dominante». Il versetto non può considerarsi come un vero titolo, almeno nel senso moderno della parola, ma piuttosto come l'enunciazione di una tesi che sarà svolta in tutto il corso del libro. Questa prima parola chiarisce il valore che la scrittura si riconosce: parla di un inizio nuovo, voluto da Dio con un intervento creativo irripetibile, nel tempo finito sì, ma di importanza definitiva. Questo inizio nuovo diventa, per il lettore che legge con gli occhi della fede, l'inizio nuovo della propria vita.
Questo "inizio", questo "fondamento" è Gesù. Lui è la "buona notizia", evangelo. Lui che è il Cristo, l'unto di Dio, il Messia. Lui il "Figlio di Dio". Figlio di Dio, da intendersi non in modo generico, come per tutti i membri del popolo fedele, ma in senso vero, come era inteso dalla prima comunità cristiana. Marco sottolinea questo titolo come descrizione di Gesù.

Ecco allora che Giovanni invita a preparare la via del Signore. La «via del Signore», la strada per la quale Dio farà tornare il suo popolo dall'esilio: una strada per il viaggio di ritorno in patria, ma anche il cammino per diventare discepoli di Gesù. In At 9,2 i primi cristiani sono chiamati «quelli che seguono la via», ossia i seguaci della dottrina di Cristo. L'appello è quello di mettersi in cammino per prendere «la strada» di un altro, «la tua via», la strada «del Signore», i suoi «sentieri», che significa, in ultima istanza, «camminare al seguito» di Gesù, «sulla sua via».

Nel deserto. Per Isaia il deserto è il luogo in cui bisogna preparare un sentiero per il Signore, per Marco è solo il luogo in cui compare e opera Giovanni, probabilmente nella zona compresa tra Gerico e la foce del Giordano nel Mar Morto. Nella Bibbia, tuttavia, spesso il deserto ha un significato religioso, non tanto come luogo di penitenza e di fuga dal mondo, quanto come luogo che favorisce l'incontro e il colloquio con Dio.

Giovanni battezza con acqua, ma viene «uno più forte» che «battezza in Spirito Santo». Quello che l'acqua opera sul corpo, lo Spirito esercita la sua azione purificatrice sulle anime. Il battesimo di Giovanni era in preparazione ad un rinnovamento del popolo più profondo che si realizzerà per l'intervento di «colui che è più forte». Il dono dello Spirito era una delle caratteristiche del tempo messianico. All'acqua si sostituisce il vino nuovo, quello buono, per il banchetto di nozze. Per sempre.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Preparate la via del Signore (Mc 1,3)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa (2Pt 3,14) - (4/12/2011)
(vai al testo…)
 Si facevano battezzare confessando i loro peccati (Mc 1,5) - (5/12/2008)
(vai al post "Cammino di conversione")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Una strada tutta nuova (5/12/2014)
  La nostra conversione (3/12/2011)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Luigi Vari (VP 10.2014)
  di Marinella Perroni (VP 10.2011)
  di Claudio Arletti (VP 10.2008)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 7 dicembre 2017

Maria Immacolata: trasparenza vera nel dialogo con Dio


Immacolata Concezione della B. V. Maria
Genesi 3,9-15.20 • Salmo 97 • Efesini 1,3-6.11-12 • Luca 1,26-38
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Nella solennità odierna la liturgia propone il Vangelo dell'Annunciazione.
Maria vive un'esperienza indescrivibile, che il racconto di Luca ci offre con povere parole umane, inadeguate a narrare dell'incontro con Dio e con la sua misteriosa volontà. L'incontro con Dio è per tutti un mistero: e non è stato tanto diverso per Maria. La profondità della sua relazione con Dio non la esime dalla fatica di un dialogo in cui la creatura è sempre disorientata, spaesata. Anche Maria, pur essendo immacolata, avrà vissuto questo disorientamento.
A ogni uomo, a ogni donna il Signore si rivolge in cerca di un incontro. Ognuno di noi è cercato da Dio. Ma questi incontri non si narrano, si evocano con fioche parole. Si lasciano intuire, si accennano con timidezza. Perché Dio parla a bassa voce, si avvicina con rispetto, non forza mai la libertà. Il suo venire è così lieve e soave che spesso non te ne accorgi. Se non resti aperto nella preghiera, non hai nemmeno i sensori preparati a percepirne la venuta. Non senti la Parola che ti rivolge perché non hai reso attenti i tuoi sensi.

Ecco che spesso "non si capisce nulla" del suo venire, le sue parole rimangono del tutto misteriose: spesso non sono nemmeno percepite. Invece Maria ha colto. Ma avrà "capito"?. O meglio: ha capito quanto era necessario capire. Ha capito quanto era sufficiente per scegliere. Il tutto di Dio nessuno lo comprende. Maria avrà capito qualcosa: le risposte dell'angelo, infatti, sono del tutto enigmatiche e ben poco esplicative.
Eppure, Maria non si sottrae: rimane e si sente turbata; si interroga sul senso dell'incontro; avanza una domanda. E, infine, prende una posizione. Sceglie. Rischia. Maria è immacolata perché è trasparente, è pura nelle emozioni e nelle intenzioni. Maria è immacolata perché non si sottrae al dialogo. In questo sta la purezza di cuore: nel non fuggire da un dialogo difficile, implicativo, rischioso.

Diversamente da noi e dai nostri progenitori, Maria non si sottrae, non si nasconde, non mente. È davvero "immacolata". Non ha veramente "capito" tutto fino in fondo. Ma non scappa, non si nasconde, non falsifica le cose, non riduce l'altro a sé e al suo comodo. Assume la sua posizione, quella insegnata dalla Scrittura e sta con coraggio nel dialogo con Dio, non sapendo dove questo la porterà.
I cristiani sono peccatori come tutti i figli di Adamo. Forse, a volte più di tutti, visto quello che avrebbero dovuto sapere. Ma possono essere peccatori "immacolati". Peccatori, cioè, fragili ed esposti al peccato come tanti altri. Peccatori testardi nel reiterare la loro colpa. Eppure, peccatori che rimangono nel dialogo con il loro Signore. Peccatori che non scappano. Peccatori che non mentono nel riconoscere la verità del proprio peccato.
Riconoscersi peccatori e cercare di essere "immacolati", cioè puri nel dialogo, sinceri, onesti, è l'unico vero modo per uscire dal proprio peccato. Per iniziare una vita nuova. Si comincia così: non scappando. Da questo semplice coraggio nasce una vita nuova.

(tratto da Omelie: L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio")

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Vedi anche:

Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (breve commento e una testimonianza):
Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,35)
(vai al testo - 8/12/2016)
Lo Spirito Santo scenderà su di te (Lc 1,35)
(vai al testo - 8/12/2015)
Rallegrati, piena di grazia (Lc 1,29)
(vai al testo - 8/12/2014)
(vai al testo - 8/12/2013)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
In Maria si congiunge il Cielo e la Terra (7/12/2016)
Dio ci chiama ad aprirci alla gioia (6/12/2015)
Resi immacolati dalla carità (6/12/2014)
Maria, il nostro "dover essere" (6/12/2013)
Il sogno di Dio (6/12/2012)

Riamando ad altri post sulla Solennità odierna, a suo tempo pubblicati:
Madre di Dio (dic. 2010)
Maria, Fiore dell'umanità (dic. 2009)
Immacolati nella carità (dic. 2008)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Cettina Militello (VP 10.2016)
  di Luigi Vari (VP 10.2015)
  di Luigi Vari (VP 10.2014)
  di Giovanni Cavagnoli (VP 10.2013)
  di Marinella Perroni (VP 10.2012)
  di Marinella Perroni (VP 10.2011)
  di Marinella Perroni (VP 10.2010)
  di Claudio Arletti (VP 10.2009)
  di Claudio Arletti (VP 10.2008)
  di Enzo Bianchi (vol. anno C)
  di Enzo Bianchi (vol. anno B)
  di Enzo Bianchi (vol. anno A)

(Illustrazione di Bernadette Lopez: Annunciazione)

sabato 2 dicembre 2017

Vegliare nell'attesa di Colui che è "il Veniente", "il Presente"


1a domenica di Avvento (B)
Isaia 63,16-17.19;64,2-7 • Salmo 79 • 1Corinzi 1,3-9 • Marco 13,33-37
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

All'inizio del nuovo anno liturgico ci è presentato un nuovo ciclo di letture, perché l'unica Parola di Dio, con la sua inesauribile varietà e ricchezza, illumini e alimenti il tempo del nostro pellegrinaggio fino al momento dell'ultima venuta del Signore e del nostro ritorno alla casa del Padre.
L'Avvento fin dal suo sorgere fu considerato come «tempo liturgico» importante o "forte", un tempo "privilegiato" secondo il calendario liturgico. Che sia un tempo forte è dimostrato da diversi motivi, tra i quali due principali:
1) interrompe il corso delle Domeniche, di quelle che si chiamavano «dopo la Pentecoste», e quindi per così dire pone fine all'Anno liturgico passato;
2) quindi, inaugura l'Anno liturgico nuovo.
Esso quindi per la sua originalità non ha paragoni con altri tempi forti, principalmente con la Quaresima. Infatti, al contrario di come si ritiene, non si presenta con l'aspetto della Quaresima, che è solo tempo penitenziale, purificatorio, catecumenale.

L'Avvento vuole essere piuttosto il richiamo a vigilare e a prepararsi pregando e operando perché «il Signore viene». "Come" viene, si svela Domenica per Domenica. Questa Venuta non è anzitutto il Natale. A rigore, l'Avvento è un tempo indipendente, che fu accostato al Natale, ma per sé non prepara immediatamente al Natale. Infatti, il Natale non è la "conseguenza" né lo sfocio naturale dell'Avvento, sia perché è più antico, sia poiché dall'origine esso ebbe sempre una sua autonomia teologica e celebrativa e caso mai è preparato immediatamente dall'apposita novena; anche se poi questa non è propriamente liturgica, perché è nata in ambiente fortemente devozionistico, e quindi è causata e influenzata dalle spiritualità tardo medievali che nacquero nell'estrema decadenza teologica e liturgica della Chiesa.

L'Avvento in realtà proclama diverse forme della Venuta del Signore. In sé, quindi, è il tempo dell'«attesa parusiaca», in continuità con la fine dell'Anno liturgico precedente.
Un nome fondamentale e rivelatorio del Signore è «il Veniente», «Colui che viene», «Colui che si fa presente» sempre e in molti modi. Non si tratta di una venuta temporanea, che non lascia traccia. Si tratta invece di farsi presente ed operante nella vita del popolo di Israele, ma ancor più del popolo dei credenti e di noi oggi.
«La Venuta» è «la Presenza». Nel greco biblico, "Presenza" si può esprimere sia con un verbo di moto (venire, érchomai), sia con un verbo di stasi, páreimi, stare o farsi presente, da cui Parousía, Presenza. Poiché da chi ne è visitato, la "presenza" del Signore è considerata come di un Essere sempre diverso da lui, e quindi implica una "venuta" a lui, si ha che la Venuta del Signore per farsi presente al suo popolo, e la sua Presenza a questo popolo come risultato della Venuta, non si distinguono più. La stessa Venuta ultima del Signore, alla fine dei tempi, è chiamata dai suoi discepoli "Parusia", Presenza. La Presenza della Venuta è quindi onnipotente.
Adventus in latino significa "Venuta del Signore", ma anche la sua "Presenza". La quale avviene nelle sue Venute effettive.

Lo spirito dell'Evangelo di questa prima domenica di Avvento è l'esortazione insistente del Signore ad avere la ferma e tesa coscienza che di fronte all'inevitabile sua Venuta i suoi fedeli debbono vigilare con costanza, prepararsi con perseveranza. La tremenda motivazione è che essi non conoscono il giorno e l'ora della Venuta, che potrebbe trovarli distratti dalle cure mondane.

Fate attenzione, vegliate… non sapete quando è il momento
È come un uomo, che è partito…

State sempre in guardia, comportatevi come se il giudizio finale possa verificarsi in qualsiasi momento e vivete in modo da poter ottenere un verdetto positivo.
Visto che il padrone ha affidato un compito specifico ad ogni servo e ha incaricato un portiere di vegliare, al suo ritorno potrà facilmente giudicare chi abbia agito nel modo richiesto, eseguendo i suoi ordini.
Al portiere è stata affidata la supervisione generale, ma ogni servo ha un suo compito specifico e su questo sarà giudicato al ritorno del padrone.
(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

Fate in modo che non vi trovi addormentati… Vegliate!
Vegliare significa restare svegli. Ma, in realtà, questo è un compito molto arduo: noi abbiamo bisogno di dormire, è innaturale restare svegli. Per poterlo fare, occorre una motivazione molto forte, molto seria.
L'esempio migliore è la veglia che si fa accanto a persone che hanno bisogno. Quando dobbiamo custodire una persona malata, oppure un neonato, dentro di noi scatta qualcosa che ci permette di dormire "con un occhio solo". Succede che il nostro corpo sviluppa la capacità di non spegnersi mai completamente, è come se restasse in attesa, apparentemente spento, ma pronto a riavviarsi al più piccolo movimento. Vegliare, dunque, significa resistere allo stordimento che il tempo, la stanchezza o gli eccessi della vita possono indurre, e questo per uno scopo importante.
Vegliare è non assuefarsi allo stordimento del mondo che ci circonda, che con le sue"vanità" ci assedia.
Nella comunità cristiana poi vegliare significa essere capaci di custodirsi a vicenda: occorre vigilare sulle relazioni, custodire le persone che ci sono affidate, occorre sapersi prendere la responsabilità sulle cose, aver cura di tutto… Usare tutte facoltà che ciascuno di noi ha e che può accrescere attraverso l'ascolto attento della parola di Dio e nella condivisione con i fratelli.
(spunti da L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio")

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Fate attenzione, vegliate (Mc 13,33)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Vegliate, perché non sapete quando è il momento (Mc 13,33) - (30/11/2014)
(vai al testo…)
 Aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo (1Cor 1,7) - (27/11/2011)
(vai al testo…)
 Noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma (Is 64,7) - (28/11/2008)
(vai al post "Lasciarsi plasmare")

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Mantenere il desiderio dell'incontro (28/11/2014)
  L'attesa vigilante (25/11/2011)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Luigi Vari (VP 10.2014)
  di Marinella Perroni (VP 10.2011)
  di Claudio Arletti (VP 10.2008)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

venerdì 1 dicembre 2017

La grandezza di Maria: essere la "serva del Signore"


Parola di vita – Dicembre 2017
(Clicca qui per il Video del Commento)

«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1,38)

Una giovane donna, nella sua casa della Palestina, in una anonima periferia del potente impero romano, riceve una visita inaspettata e sconvolgente: un messaggero di Dio le porta un invito e aspetta una sua risposta.
"Rallegrati!" le dice l'Angelo salutandola; poi le rivela l'amore gratuito di Dio per lei e le chiede di collaborare al compimento del Suo disegno sull'umanità.
Maria accoglie, nello stupore e nella gioia, il dono di questo incontro personale con il Signore e si dona totalmente a sua volta a questo progetto ancora sconosciuto, per la piena fiducia che ripone nell'amore di Dio.
Con il suo "Eccomi!" generoso e totale, Maria si mette con decisione al servizio di Lui e degli uomini indicando a tutti, col suo esempio, un modo luminoso di adesione alla volontà di Dio.

«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua Parola»

Meditando su questa frase del Vangelo, Chiara Lubich ha scritto: "Per adempiere i suoi disegni Dio ha bisogno solo di persone che si consegnino a Lui con tutta l'umiltà e la disponibilità d'una serva. Maria – vera rappresentante dell'umanità di cui assume il destino – con questo atteggiamento lascia a Dio tutto lo spazio per la sua attività creatrice. Ma, siccome «servo del Signore» oltre che un'espressione d'umiltà, era anche un titolo di nobiltà, che veniva attribuito ai grandi servitori della storia della salvezza, come Abramo, Mosè, Davide e i Profeti, Maria con queste parole afferma tutta la sua grandezza" [1].

«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua Parola»

Anche noi possiamo scoprire la presenza di Dio nella nostra vita ed ascoltare quella "parola" che rivolge a noi, per invitarci a realizzare nella storia, qui e adesso, un tassello del Suo disegno d'amore. La nostra fragilità ed un senso di inadeguatezza potrebbero bloccarci. Facciamo nostra, allora, la parola dell'Angelo: "Nulla è impossibile a Dio" [2] e diamo fiducia alla Sua potenza più che alle nostre forze.
È un'esperienza che ci libera dai condizionamenti e dalla presunzione di bastare a noi stessi, fa emergere le nostre migliori energie e le risorse che non pensavamo di avere e ci rende finalmente capaci di amare a nostra volta.
Racconta una coppia di sposi: "Fin dall'inizio del nostro matrimonio, abbiamo aperto la nostra casa ai familiari dei bambini ricoverati negli ospedali della nostra città. Sono passate da casa nostra oltre cento famiglie, ma abbiamo sempre cercato di essere famiglia per loro. Spesso la Provvidenza ci ha aiutato a sostenere anche economicamente questa accoglienza, ma doveva arrivare prima la nostra disponibilità; ultimamente abbiamo ricevuto una somma di denaro ed abbiamo pensato di tenerla da parte, sicuri che sarebbe stata utile per qualcuno. Infatti, poco dopo è arrivata un'altra richiesta. È tutto un gioco d'amore con Dio e noi dobbiamo solo essere docili e stare al gioco".

«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua Parola»

Per vivere questa frase del Vangelo, può aiutarci il suggerimento di Chiara di accogliere la Parola di Dio come ha fatto Maria: " … con totale disponibilità, sapendo che non è parola d'uomo. Essendo Parola di Dio, contiene in sé una presenza di Cristo. Accogli dunque Cristo in te nella sua Parola. E con attivissima prontezza mettila in pratica, momento per momento. Se così farai, il mondo rivedrà Cristo passare per le vie delle nostre moderne città, Cristo in te, vestito come tutti, che lavora negli uffici, nelle scuole, nei più vari ambienti, in mezzo a tutti" [3].
In questo periodo di preparazione al Natale, cerchiamo anche noi, come ha fatto Maria, un po' di tempo per stare a "tu per tu" con il Signore, magari leggendo una pagina del Vangelo.
Proviamo a riconoscere la Sua voce nella nostra coscienza, illuminata così dalla Parola e resa sensibile alle necessità dei fratelli che incontriamo.
Chiediamoci: in che modo posso essere una presenza di Gesù oggi, per contribuire, lì dove vivo, a fare della convivenza umana una famiglia?
L' "eccomi" con cui risponderemo permetterà a Dio di seminare pace intorno a noi e di far crescere la gioia nel nostro cuore.

Letizia Magri

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[1] Cfr. Chiara Lubich, Non perdere l'occasione, Città Nuova, 25, [1981], 22, p. 40.
[2] Cfr. Lc 1,37
[3] Cfr. Chiara Lubich, Non perdere l'occasione, Città Nuova, 25, [1981], 22, pp. 40-41.


Fonte: Città Nuova n. 11/Novembre 2017

lunedì 27 novembre 2017

Tre nuovi diaconi per la diocesi di Velletri-Segni


Ieri sera, a conclusione della Solennità di Cristo Re, nella cornice del Vangelo proclamato del Giudizio finale sulle opere di misericordia, nella Cattedrale di Velletri sono stati ordinati tre nuovi diaconi permanenti: Massimo Tartaglia (della parrocchia di San Clemente in Velletri), Giuseppe Baroni (della parrocchia di Santa Maria degli Angeli in Segni), Andrea Orsini (della parrocchia di Santa Maria di Gesù in Artena).
Momento forte e commovente, di condivisione profonda, assieme alle loro spose ad ai loro figli.
Occasione propizia per rinnovare anch'io, assieme a tutti, la nostra consacrazione nel ministero diaconale, in quel "Sì, lo voglio… Sì, con l'aiuto di Dio, lo voglio". E le parole del vescovo mons. Vincenzo Apicella: "Ricevi il vangelo di Cristo del quale sei diventato l'annunciatore: credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni". E, nella preghiera di ordinazione: "Siano pieni di ogni virtù: sinceri nella carità, premurosi verso i poveri e i deboli, umili nel loro servizio, retti e puri di cuore, vigilanti e fedeli nello spirito… L'esempio della loro vita, un richiamo costante al vangelo…".





venerdì 24 novembre 2017

Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore


34a domenica del Tempo ordinario (A)
Solennità di Cristo Re dell'Universo

Ezechiele 34,11-12.15-17 • Salmo 22 • 1 Corinzi 15,20-26.28 • Matteo 25,31-46
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli
In quest'ultima domenica del Tempo ordinario, caratterizzata come festa di Cristo Re, Matteo ci presenta la celebre scena nota col nome di "giudizio finale", posta come coronamento dell'insegnamento pubblico e direttamente collegata con il racconto della passione e della risurrezione. Il versetto immediatamente seguente introduce la sezione finale del racconto: «Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: "Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso"» (Mt 26,1-2).
Il brano evangelico richiama la nostra attenzione sul rapporto tra la fine dei tempi e la nostra vita, sul nostro atteggiamento nei confronti del prossimo, in base al quale saremo giudicati, sul Cristo Re che presiederà al giudizio. Ma dobbiamo pensare nel modo giusto alla fine dei tempi: non per sognare il cielo come la soluzione-miracolo, ma per attendere nella maniera migliore il grande raduno di tutti gli uomini di fronte al pastore messianico.

Avevo fame… avevo sete…
La sentenza definitiva è fondata sui motivi di servizio caritativo al prossimo bisognoso. Questo non va contro la predicazione di Gesù sulla necessità della conversione, sulla fede, sui comandamenti, sul precetto dell'amore, sulla purezza del cuore, sull'umiltà, sulla filiazione divina, sulla rinunzia, sulla necessità di portare la croce. L'enumerazione che Gesù fa in questa occasione non è esclusiva, ma complementare: vuole mettere in evidenza l'importanza preponderante che ha, per lui, il precetto dell'amore manifestato appunto in queste opere. Non esclude il resto, e anzi, lo suppone.

L'avete fatto a me…
Il Re Giudice si appropria al passivo di queste opere, che dichiara come riferite a lui, fatte alla sua stessa Persona.
Chi ha operato questo è la moltitudine chiamata adesso dei "giusti". Essi hanno operato e basta; non hanno fatto indagine sui meritevoli di aiuto, né chi fossero gli aiutati. Le opere di carità ricordate hanno il merito di essere state compiute in onore di Gesù.

Signore, quando ti abbiamo visto affamato…?
Tanto quelli di destra come quelli di sinistra restano sorpresi davanti alla dichiarazione del giudice e si rivolgono a lui, esprimendo la loro meraviglia.
In questo modo, si espone chiaramente un principio che abbatte molte barriere: le opere compiute per amore sono liberate da ogni genere di limiti che condizioni il loro valore. Sono premiate le opere compiute per amore del prossimo bisognoso.
Gesù si rivolge a tutti indistintamente, dimostrando così che, anche fuori dell'ambito visibile dei suoi discepoli, della sua Chiesa, vi può essere un vero regno e un vero "cristianesimo".

Egli separerà gli uni dagli altri…
La sentenza pronunziata per quelli che si trovano alla sua sinistra sta a indicare la separazione eterna da Cristo e, per conseguenza, dalla vita, senza che le sue parole facciano supporre una predestinazione alla condanna. La loro mancanza di amore, cosa personale, ha determinato la loro destinazione alle pene senza fine. Le parole di Gesù parlano della fissazione definitiva della sorte degli uomini in quel momento supremo.
Il nostro destino ultimo si gioca nella realtà attuale della nostra vita. Saremo infatti giudicati sul nostro atteggiamento di oggi verso il prossimo. Negli uomini stretti dalla sofferenza e dal bisogno, il figlio dell'uomo è già misteriosamente presente.
Tutto questo ci porta a pensare al Cristo, Re dell'universo. Non per proclamare la sua signoria sulle questioni della vita civile, cosa che suonerebbe piuttosto ambigua in una società pluralista e laicizzata come la nostra. Gesù rivendica il suo titolo di re soltanto per l'ora della sua venuta nella gloria. Ma è presente nei poveri e nei piccoli: è il difensore dei loro diritti e il loro protettore. Servendo i poveri, è lui che serviamo.

Alla sera della vita, "saremo giudicati sull'amore", scrive san Giovanni della croce; il giudizio non si baserà altro che sulle opere di misericordia, sulla carità che non verrà mai meno. Bisogna dunque amare sino alla fine Dio e gli uomini. Mai Dio senza l'uomo, mai l'uomo senza Dio.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
L'avete fatto a me (Mt 25,40)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete il regno preparato per voi (Mt 25,34) - (23/11/2014)
(vai al testo…)
 Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete il regno preparato per voi (Mt 25,34) - (20/11/2011)
(vai al testo…)
 Ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me (Mt 25,40) - (21/11/2008)
(vai al post "L'avete fatto a me")

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 10.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 10.2014)
  di Marinella Perroni (VP 10.2011)
  di Enzo Bianchi

venerdì 17 novembre 2017

L'invito di Gesù a non avere paura, mai


33a domenica del Tempo ordinario (A)
Proverbi 31,10-13.19-20.30-31 • Salmo 127 • 1 Tessalonicesi 5,1-6 • Matteo 25,14-30
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni
Dio ci consegna qualcosa e poi esce di scena. Ci consegna il mondo, con poche istruzioni per l'uso, e tanta libertà. Un volto di Dio che ritroviamo in molte parabole: ha fiducia in noi, ci innalza a con-creatori, lo fa con un dono e una regola, quella di Adamo nell'Eden: "coltiva e custodisci" il giardino dove sei posto. Cioè: ama e moltiplica la vita, in tutti i sensi. Nessun uomo è senza giardino, perché ciò che è stato vero per Adamo è vero da allora per ogni suo figlio.

Ad uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì
I talenti dati ai servi, dal padrone generoso e fiducioso, oltre a rappresentare le doti intellettuali e di cuore, la bellezza interiore, di cui nessuno è privo, di cui la luce del corpo è solo un riflesso, annunciano che ogni creatura messa sulla mia strada è un talento di Dio per me, tesoro messo nel mio campo. Il Vangelo è pieno di una teologia semplice, la teologia del seme, del lievito, di inizi che devono fiorire. A noi tocca il lavoro paziente e intelligente di chi ha cura dei germogli, fino a dare il massimo secondo le proprie forze.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro
Arriva il momento del rendiconto, e si accumulano sorprese. La prima: colui che consegna dieci talenti non è più bravo di chi ne consegna solo quattro. Non c'è una tirannia o un capitalismo della quantità, perché le bilance di Dio non sono quantitative, ma qualitative. Occorre solo sincerità del cuore e fedeltà a se stessi, per dare alla vita il meglio di ciò che possiamo dare. La seconda sorpresa: Dio non è un padrone esigente che rivuole indietro i suoi talenti con gli interessi. La somma rimane ai servitori, anzi è raddoppiata: sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto.
I servi vanno per restituire, e Dio rilancia. Il padrone non ha bisogno di quei dieci o quattro talenti. Dio rilancia! E questo accrescimento, questo incremento di vita, questa spirale d'amore crescente è l'energia segreta di tutto ciò che vive. Noi non viviamo semplicemente per restituire a Dio i suoi doni. Ci sono dati perché diventino a loro volta seme di altri doni, lievito che solleva, addizione di vita per noi e per tutti coloro che ci sono affidati.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento…
Quel servo si giustifica: ho avuto paura. La parabola dei talenti è un invito a non avere paura delle sfide della vita, perché la paura paralizza, ci rende perdenti. Quante volte abbiamo rinunciato a vincere solo per la paura di finire sconfitti!
La pedagogia del Vangelo offre tre grandi regole di maturità: non avere paura, non fare paura, liberare dalla paura. Soprattutto da quella che è la paura delle paure, la paura di Dio.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Prendi parte alla gioia del tuo padrone (Mt 25,21)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Consegnò loro i suoi beni (Mt 25,14) - (16/11/2014)
(vai al testo…)
 Consegnò loro i suoi beni (Mt 25,14) - (13/11/2011)
(vai al testo…)
 A chiunque ha verrà dato (...) ma a chi non ha verrà tolto anche quello che ha (Mt 25,29) - (14/11/2008)
(vai al post "Far fruttificare i talenti")

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 10.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 10.2014)
  di Marinella Perroni (VP 10.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)