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lunedì 1 maggio 2017

La gioia di una presenza: Gesù, con noi, tutti i giorni…


Parola di vita – Maggio 2017
(Clicca qui per il Video del Commento)

«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20)

Al termine del suo Vangelo, Matteo racconta gli ultimi avvenimenti della vita terrena di Gesù. Egli è risorto ed ha portato a compimento la sua missione: annunciare l'amore rigenerante di Dio per ogni creatura e riaprire la strada verso la fraternità nella storia degli uomini. Per Matteo, Gesù è «il Dio con noi», l'Emmanuele promesso dai profeti, atteso dal popolo di Israele.
Prima di tornare al Padre, Egli raccoglie i discepoli, quelli con i quali aveva condiviso più da vicino la sua missione, ed affida loro di prolungare la sua opera nel tempo.
Un'impresa ardua! Ma Gesù li rassicura: non li lascia soli; anzi: promette di essere con loro ogni giorno, per sostenerli, accompagnarli, incoraggiarli «fino alla fine del mondo».
Con il suo aiuto, saranno testimoni dell'incontro con Lui, della sua parola e dei suoi gesti di accoglienza e misericordia verso tutti, perché tanti altri possano incontrarlo e formare insieme il nuovo popolo di Dio fondato sul comandamento dell'amore.

Potremmo dire che la gioia di Dio è proprio questo stare con me, con te, con noi ogni giorno, fino alla fine della nostra storia personale e della storia dell'umanità.
Ma è così? È davvero possibile incontrarlo?
Egli «è dietro l'angolo, è accanto a me, a te. Si nasconde nel povero, nel disprezzato, nel piccolo, nell'ammalato, in chi chiede consiglio, in chi è privo di libertà. È nel brutto, nell'emarginato… Lo ha detto: "…ho avuto fame e 'mi' avete dato da mangiare…" [1] … Impariamo a scoprirlo lì dove è» [2].
È presente nella sua Parola che, se messa in pratica, rinnova la nostra esistenza; è su ogni punto della terra nell'Eucaristia ed opera anche attraverso i suoi ministri, servitori del suo popolo. È presente quando generiamo concordia intorno a noi [3]; allora la nostra preghiera al Padre è più efficace e troviamo luce per le scelte di ogni giorno.
«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»: quanta speranza dà questa promessa, che ci incoraggia a cercarlo sul nostro cammino. Apriamo il cuore e le mani all'accoglienza e alla condivisione, personalmente e come comunità: nelle famiglie e nelle chiese, nei luoghi di lavoro e nei momenti di festa, nelle associazioni civili e religiose; incontreremo Gesù e Lui ci stupirà con la gioia e la luce, segni della sua presenza.

Se ogni mattina ci alzeremo pensando: «Oggi voglio scoprire dove Dio vuole incontrarmi!» potremo fare anche noi un'esperienza gioiosa come questa:
«La mamma di mio marito è affezionatissima a suo figlio, fino a esserne gelosa. Un anno fa le è stato diagnosticato un tumore: necessita di cure ed assistenza, che la sua unica figlia non è in grado di darle. In quel periodo, partecipo alla Mariapoli [4] e l'incontro con Dio Amore mi cambia la vita. La prima conseguenza di questa conversione è la decisione di accogliere mia suocera in casa, superando ogni timore. La luce che mi si è accesa in cuore me la fa vedere con occhi nuovi. Ora so che è Gesù che curo e assisto in lei.
Lei ricambia, con mia sorpresa, ogni mio gesto con altrettanto amore.
Trascorrono mesi di sacrifici e, quando mia suocera parte serena per il cielo, lascia pace in tutti.
In quei giorni mi accorgo di essere in attesa di un bimbo, che da nove anni desideriamo! Questo figlio è per noi il segno tangibile dell'amore di Dio» [5].

Letizia Magri

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[1] Cf. Mt 25,35.
[2] Cf. Chiara Lubich, Parola di vita/giugno – Scoprire Dio vicino, CN, 26, [1982],10, p.44.
[3] Cf. Mt 18,20.
[4] Incontro estivo del Movimento dei Focolari.
[5] In "I fioretti di Chiara e dei Focolari", a cura di Doriana Zamboni, Ed. San Paolo 2002, pp.43-44.

Fonte: Città Nuova n. 4/Aprile 2017


domenica 30 aprile 2017

Il mese di Maggio con don Tonino Bello




Propongo per il Mese di Maggio una raccolta giornaliera di testi mariani di don Tonino Bello, da Maria, donna dei nostri giorni.

Vai ai testi giornalieri…







  1 Maggio – Maria, donna feriale
  2 Maggio – Maria, donna senza retorica
  3 Maggio – Maria, donna dell'attesa
  4 Maggio – Maria, donna innamorata
  5 Maggio – Maria, donna gestante
  6 Maggio – Maria, donna accogliente
  7 Maggio – Maria, donna del primo passo
  8 Maggio – Maria, donna missionaria
  9 Maggio – Maria, donna di parte
10 Maggio – Maria, donna del primo sguardo
11 Maggio – Maria, donna del pane
12 Maggio – Maria, donna di frontiera
13 Maggio – Maria, donna coraggiosa
14 Maggio – Maria, donna in cammino
15 Maggio – Maria, donna del riposo
16 Maggio – Maria, donna del vino nuovo
17 Maggio – Maria, donna del silenzio
18 Maggio – Maria, donna obbediente
19 Maggio – Maria, donna di servizio
20 Maggio – Maria, donna vera
21 Maggio – Maria, donna del popolo
22 Maggio – Maria, donna che conosce la danza
23 Maggio – Maria, donna del sabato santo
24 Maggio – Maria, donna del terzo giorno
25 Maggio – Maria, donna conviviale
26 Maggio – Maria, donna del piano superiore
27 Maggio – Maria, donna bellissima
28 Maggio – Maria, donna elegante
29 Maggio – Maria, donna dei nostri giorni
30 Maggio – Maria, donna dell'ultima ora
31 Maggio – Santa Maria, compagna di viaggio

Vai ai testi giornalieri…

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Vedi anche:
Il Mese di Maggio con papa Francesco (raccolta di testi mariani tratti dagli interventi di papa Francesco sulla Vergine Maria).
Vai ai testi giornalieri…

venerdì 28 aprile 2017

Gesù, invisibile presenza che nulla chiede e tutto dà


3a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a.22-33 • Salmo 15 • 1 Pietro 1,17-21 • Luca 24,13-35
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus
La strada da Gerusalemme a Emmaus è metafora delle nostre vite, racconta sogni in cui avevamo tanto investito e che hanno fatto naufragio...
I due discepoli abbandonano la città di Dio per il loro villaggio, escono dalla grande storia e rientrano nella normalità del quotidiano. Tutto finito, si chiude, si torna a casa. Emmaus dista da Gerusalemme due ore di cammino, due ore trascorse a parlare di quel sogno in cui avevano tanto sperato, un sogno naufragato nel sangue.

Mentre conversavano Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro
Loro se ne stanno andando e lui li raggiunge. Con Dio succede questa cosa controcorrente: non accetta che ci arrendiamo, Dio non permette che abbandoniamo il campo. Con Dio c'è sempre un dopo. Un Dio delle strade, continuamente in cerca di noi.

Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele…
E cominciando da Mosè, spiegò loro in tutte le Scritture…

Noi speravamo…, invece... Nella loro idea il Messia non poteva morire sconfitto, il Messia doveva trionfare sui nemici. Non hanno capito e lui riprende a spiegare. E interpretando le scritture, mostrava che il Cristo doveva patire. Fa comprendere quella che è da sempre l'essenza del cristianesimo: la Croce non è un incidente, ma la pienezza dell'amore, che cambia la comprensione di Dio e della vita.
I due camminatori ascoltano e scoprono una verità immensa: c'è la mano di Dio posata là dove sembra impossibile, proprio là dove sembrava assurdo, sulla croce. La mano di Dio così nascosta da sembrare assente, sta tessendo il filo d'oro della tela del mondo. Forse, più la mano di Dio è nascosta più è potente.

Non ci bruciava forse il cuore mentre ci spiegava le Scritture?
Il primo miracolo si compie già lungo la strada. Trasmettere la fede non è consegnare delle nozioni di catechismo, ma accendere cuori, contagiare di calore e di passione chi ascolta. E dal cuore acceso dei due pellegrini escono parole che sono rimaste tra le più belle che sappiamo: Resta con noi, Signore, rimani con noi, perché si fa sera. Resta con noi quando la sera scende nel cuore, resta con noi alla fine della giornata, alla fine della vita. Resta con noi, e con quanti amiamo, nel tempo e nell'eternità. No, lui non se n'è mai andato

Lo riconobbero nello spezzare il pane
Spezzare il pane e darlo. Lui che non ha mai spezzato nessuno, spezza se stesso. Lui che non chiede nulla, offre tutto di sé. E proprio in quel momento scompare.
Il vangelo dice letteralmente: divenne invisibile. Non se n'è andato altrove, è diventato invisibile, ma è lì con loro. Scomparso alla vista, ma non assente, in cammino con tutti quelli che sono in cammino, Parola che spiega e interpreta la vita, Pane per la fame di vita.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Egli entrò per rimanere con loro (Lc 24,29)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (4/05/2014)
(vai al testo…)
 Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (8/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  In cammino con il Risorto (02/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

mercoledì 26 aprile 2017

Il Diaconato in Italia
 Le sfide diaconali della misericordia



Il diaconato in Italia n° 201
(novembre/dicembre 2016)

Le sfide diaconali della misericordia
«Giustizia e pace si baceranno»






ARTICOLI
Come formare oggi alla giustizia? (Giuseppe Bellia)
Diaconi: pace da accogliere e da donare (Enzo Petrolino)
Giustizia e pace: per ricostruire il tessuto sociale (Gaetano Marino)
Per una coscienza della storia (G. Chifari)
Don Alberto, don Beppe e il libro "galeotto" (Giorgio Agagliati)
Vocazione all'amore (Omelia Di Simone)

SPECIALE
Introduzione alla giornata di studio per i 50 anni della Comunità del diaconato permanente in Italia (Massimo Camisasca)
La profezia di Alberto Altana e la Comunità del diaconato (Vittorio Cenini)
Un prete consegnato al suo ministero (Francesco Braghiroli)
Don Alberto Altana profeta della diaconia (Pippo Piacentini)
Don Giuseppe Dossetti e il diaconato (Enrica Bedini)
A 50 dalla nascita della Comunità (Giacomo Casoli)

TESTIMONIANZE
«Il seme cadde nel buon terreno» (Francesco Giglio)
Convegno dei diaconi del Triveneto (Gino Cintolo)
Giornata regionale dei diaconi della Campania (Pasquale Violante)


(Vai ai testi…)

venerdì 21 aprile 2017

Dalle piaghe aperte, non sangue ma luce e misericordia


2a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,42-47 • Salmo 117 • 1 Pietro 1,3-9 • Giovanni 20,19-31
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Mentre erano chiuse le porte… venne Gesù…
I discepoli erano chiusi in casa per paura dei Giudei. Hanno tradito, sono scappati, hanno paura… Raffigurazione di un gruppo di persone allo sbando, e quindi poco affidabili… E tuttavia Gesù viene!
È una comunità dove non si sta bene, con porte e finestre sbarrate, dove manca l'aria. E tuttavia Gesù viene. Non al di sopra, non ai margini, ma, dice il Vangelo «in mezzo a loro». E dice: «Pace a voi!». Non si tratta di un augurio o di una promessa, ma di una affermazione: la pace è! È scesa dentro di voi, è iniziata e viene da Dio. Una pace sulle nostre paure, sui nostri sensi di colpa, sulle insoddisfazioni che scolorano i nostri giorni…

Tommaso non era con loro quando venne Gesù…
Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi…

Tommaso vuole delle garanzie, ed ha ragione, perché se Gesù è vivo, cambia tutto. Tommaso sperimenta la fatica di credere, come noi. Eppure in nessuna parte del Vangelo è detto che la fede senza dubbi, granitica, sia più sicura e affidabile della fede intrecciata alle domande. Non esiste fede esente da domande e da dubbi. Tommaso però, pur dissentendo dagli altri apostoli, non abbandona il gruppo, rimane e il gruppo, a sua volta, non lo esclude. Modello per le nostre assemblee: quando i dubbi sorgono, quando situazioni difficili o errori della comunità ti scoraggiano, non andartene, non isolarti, non sentirti escluso, resta all'interno della comunità. Non stancarti di porre le tue domande: qualcuno, custode della luce, ti porterà la risposta.

Otto giorni dopo… venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo...
Mi conforta pensare che se trova chiuso, Gesù non se ne va; se tardo ad aprire, otto giorni dopo è ancora lì. Venne Gesù... poi disse a Tommaso... Gesù viene, non per essere acclamato dai dieci che credono, ma per andare in cerca proprio dell'agnello smarrito, lascia i dieci al sicuro e si dirige verso colui che dubita: Metti qua il tuo dito, stendi la tua mano, tocca! A Tommaso basta quel gesto. Colui che tende le mani verso di te, voce che non ti giudica ma ti incoraggia e ti chiama, è Gesù. Non possiamo sbagliare! C'è un foro nelle sue mani, c'è un colpo di lancia nel suo fianco, sono i segni dell'amore, che Gesù non nasconde, anzi, quasi esibisce: il foro dei chiodi, toccalo; lo squarcio nel costato, puoi entrarci con una mano. Piaghe che non ci saremmo aspettati, convinti che la risurrezione avrebbe rimarginato per sempre le ferite del venerdì santo. E invece no! L'amore ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l'alfabeto delle ferite. Indelebili ormai, proprio come l'amore. Ma dalle piaghe aperte non sgorga più sangue, bensì luce e misericordia. E nella mano di Tommaso, che trema, ci sono tutte le nostre mani.

Mio Signore e mio Dio!
Tommaso passa dall'incredulità all'estasi: Mio Signore e mio Dio! Mio come lo è il respiro e, senza, non vivrei. Mio come lo è il cuore e, senza, non sarei. La vitalità di Dio mi è compagna, l'avverto quale energia vitale che sale, si dilata dentro e mette gemme di luce. Mi offre due mani piagate perché ci riposi e riprenda fiato e coraggio. E dico a me stesso: Io appartengo a un Dio vivo, non a un Dio compianto.
Questa è la parola che mi è compagna, dolce, fortissima: Io appartengo a un Dio vivo!

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (27/04/2014)
(vai al testo…)
 Tutti i credenti stavano insieme (At 2,44) - (01/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Misericordia, secondo nome dell'amore (25/04/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 20 aprile 2017

Seguimi!


L'invito di Gesù a seguirlo risuona in modo speciale oggi, giorno anniversario della mia ordinazione diaconale. Seguire Lui ha una connotazione ben precisa: è seguirlo nel suo "dare la vita", in quel suo essere "venuto non per farsi servire, ma per servire e dare la vita" (cf Mt 20,28).
San Paolo scrive: «Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso» (1Cor 2,2). È una scelta di Dio che ha una precisa configurazione: scegliere Dio in Gesù crocifisso e abbandonato.
Scrive Chiara Lubich a questo proposito: «La scelta di Dio è una sola: la scelta di Dio in Gesù Abbandonato. È in Lui il Dio-Amore che abbiamo scelto, è in Lui la volontà di Dio su di noi, è in Lui la possibilità d'attuazione del Comandamento nuovo, della misura cioè dell'amore che esso richiede. È Gesù Abbandonato vissuto la possibilità, l'unica possibilità, per avere Gesù fra noi. È amando Lui che riusciremo ad essere "altra Maria". Amando Lui concorreremo efficacemente a realizzare il Testamento di Gesù. Con Lui vivremo veramente la Chiesa. […]
Gesù Abbandonato è il nostro stile d'amore. Egli ci insegna ad annullare tutto in noi e fuori di noi, per "farci uno" con Dio; ci insegna a far tacere pensieri, attaccamenti, a mortificare i sensi, a posporre persino le ispirazioni per potersi "fare uno" con i prossimi, che vuol dire servirli, amarli.
La radicalità che caratterizza la scelta di Gesù Abbandonato (…) ci arriva come un monito non solo ad abbracciare tutti i dolori che sopravvengono quale l'incontro con lo Sposo, atteso, e quindi accolto sempre, subito, con gioia, ma a contemplare in Lui la misura del nostro amore per il prossimo: misura senza misura nel dovere di dar tutto, nel non riservare nulla per se stessi, nemmeno i valori più spirituali, nemmeno i più divini; a imitare da Lui la sua misura d'amare, nella pratica eroica di tutte le virtù che l'amore contiene. […]
Lì è tutto. È tutto l'amore di un Dio».
(Cf. Chiara Lubich, L'unità e Gesù Abbandonato, Città Nuova)

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Rimando ad altri post relativi alla mia ordinazione diaconale.

Gratitudine! (20/04/2016)
Stare nella tua casa (20/04/2015)
Chiara, mia moglie (26/04/2011)
Il diacono e il suo vescovo (20/04/2011)
Modello di ogni diaconia (19/04/2011)
Il mio sì (20/04/2010)
Ricordando quel giorno (19/04/2009)
Eccomi (19/04/2008)
Per conoscerci… (la nostra esperienza) (24/02/2008)

martedì 18 aprile 2017

Il diaconato in Italia: 200 numeri sempre a servizio dei diaconi


Dal sito ZENIT (Il mondo visto da Roma) (https://it.zenit.org/ - Chiesa e Religione) Riporto l'articolo di Giovanni Chifari sul numero 200 della Rivista Il diaconato in Italia. Giovanni Chifari è docente di Teologia biblica presso l'Istituto Scienze Religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia e collabora alla Rivista Il diaconato in Italia.
Del n° 200 della Rivista ho già parlato in un mio post del 10 aprile.

Questo l'articolo di Zenit:

Il diaconato in Italia: 200 numeri sempre a servizio dei diaconi

In quasi mezzo secolo è stata testimone degli epocali cambiamenti della Chiesa, dal Concilio ad oggi
4 Gennaio 2017 – Giovanni Chifari

Il diaconato in Italia, periodico bimestrale della comunità del diaconato in Italia, ha recentemente pubblicato il suo 200° numero. Una storia lunga quasi mezzo secolo, che dall'aprile del 1968 vede la rivista offrire un servizio a favore del ministero diaconale nella nostra Chiesa. Fondata e diretta da don Alberto Altana, la rivista è in seguito diretta per oltre venticinque anni dal presbitero e teologo biblico don Giuseppe Bellia che nell'editoriale ricorda come sia «l'unica a occuparsi a tutto campo del servizio diaconale seguendo il cammino che va dal discernimento alla formazione e dal ministero alle nuove frontiere di impegno apostolico». In questa segnalazione seguiremo alcune linee dell'editoriale del duecentesimo.

In crisi già dal IV secolo, per il mutato paradigma organizzativo delle Chiese, dal modello della diaconia di Cristo a quello del cursus honorum recepito dall'Impero, il diaconato si avvia verso una graduale ibernazione che durerà oltre dieci secoli, giungendo a Trento ormai atrofizzato. Proprio nel Concilio tridentino si profilò l'ipotesi di rilancio e di ripristino ma dovranno passare altri quattrocento anni prima della decisione del Concilio Vaticano II. Che sono dunque, rispetto a quest'arco temporale, i quasi cinquant'anni di attuale restaurazione? Comprendiamo quindi la confessione che Giuseppe Dossetti fece a Carlo Maria Martini: "Il diaconato sarà il tema più importante dell'ecclesiologia concreta dell'avvenire". È questo uno dei "luoghi" di servizio della rivista "Il diaconato in Italia", pagine che testimoniano altresì tappe e tempi del percorso storico pastorale delle nostre chiese.

Nei primi vent'anni (1968-1988), sotto la direzione di don Alberto Altana, la rivista accompagna i primi passi del ministero, offrendo preziosi spunti e indicazioni, monitorando costantemente la ricezione del diaconato nelle diocesi europee e nel mondo, e contribuendo a creare senso di identità e di appartenenza. Con impegno e generosità ci si muove su un terreno ignoto e si punta sull'informazione e la condivisione di esperienze, favorendo il confronto su temi e prime problematiche che si presentano nell'esercizio del ministero. Sono anni in cui appare prevalente un approccio passionale e gli scritti non riescono a trattenere sentimenti che oscillano dall'entusiasmo allo scoraggiamento di fronte ai possibili futuri scenari del servizio diaconale. La rivista riporta il dibattito ecclesiale che va suscitando la ripresa del diaconato e l'annosa questione del diaconato delle donne, si sofferma più volte sul rapporto tra diaconato e laicato e cerca di valorizzare la specificità del carisma diaconale.

Alla fine degli anni Ottanta sorgono però nuove esigenze, «si doveva passare dalla fase pionieristica e un po' volontaristica degli inizi – rileva il direttore – a una stagione più aperta e pensata, ma non per questo meno appassionata e generosa». Il diaconato si inizia a diffondere un po' più capillarmente, specialmente nel sud Italia, e lì dove accolto contribuisce a ridisegnare il volto delle nostre chiese. Da qui la necessità che anche la rivista si facesse carico di un diverso tipo di accompagnamento, puntando di più sulla formazione ministeriale dei diaconi. Inizia in questi anni, a partire dal 1991, la collaborazione di don Giuseppe Bellia, con alle spalle un'esperienza di anni di deserto in terra santa al seguito di don Giuseppe Dossetti e un tempo di esperienza missionaria in Messico e in Brasile, oltre che una competenza teologica. Il suo profilo è suggerito proprio da don Giuseppe Dossetti, in seguito alle richieste dei diaconi di Reggio Emilia, per le gravi condizioni di salute di don Alberto Altana e in vista dell'urgenza di rilanciare la rivista sul piano dei contenuti e della riflessione teologica. Il contributo di don Bellia, che si era occupato da oltre cinque anni della formazione dei diaconi nella diocesi di Lucca, sotto il Vescovo Giuliano Agresti, ha consentito di individuare alcuni aspetti imprescindibili dai quali era necessario ripartire. Si trattava della sacramentalità del diaconato, del legame tra i diaconi e la persona del Vescovo, che il teologo biblico vede «non come una sudditanza amorfa» ma come «un'obbedienza creativa». In sintonia con la riflessione dossettiana, precisava che la diffusione del diaconato doveva essere in stretta connessione con «la promozione, guida e discernimento delle funzioni» operate dai vescovi. Inoltre si doveva riscoprire il ruolo dei diaconi come «animatori ordinari del servizio nelle comunità dei credenti» ed essi stessi dovevano potersi percepire come «lieti promotori di fraternità» che donano «qualità evangelica ai rapporti interpersonali».

Ripercorrendo il cammino della rivista degli ultimi venticinque anni, mi sembra che uno dei punti più qualificanti dell'apporto dato alla rivista sia stato proprio quello di aver inserito la riflessione sul diaconato dentro le coordinate della ricerca teologica e dello stesso dinamismo teologale, consolidando la dimensione sacramentale della diaconia ordinata nelle diverse chiese. Un percorso, ancora in itinere, che si è dispiegato assumendo quali coordinate orientative il primato della Scrittura e la centralità dell'Eucarestia in Cristo e nella Chiesa come sorgenti del servizio, dentro un'ecclesiologia di comunione, ontologica e non funzionale, autentica eredità del Concilio Vaticano II. Lettura che ha gradualmente educato a una visione del diaconato non solamente come segno sacramentale del Cristo servo, ma anche del Cristo sposo, nella consapevolezza che esso appartiene al sacramento dell'Ordine sacro.

Nello stesso tempo si registra la fiducia accordata all'apporto delle scienze umane, utili per delineare il profilo sociologico del diacono, e lo spazio alla voce delle donne e alla loro sensibilità nel testimoniare la diaconia materna della Chiesa. Linea editoriale che ha altresì puntato alla valorizzazione dei binomi tematici discernimento-formazione, diaconia-carità, pace-fraternità, servizio ai poveri, agli ultimi e verso ogni forma di marginalità.

Insomma quella fase "più pensata" effettivamente c'è stata e ha aiutato a non far cadere nell'oblio quella ricchezza sacramentale e teologica, già per troppi secoli ibernata. «A che serve infatti una diaconia ingessata?» scrive il direttore nell'editoriale del giubileo del duemila. E poi ancora: Il diaconato è percepito come "profezia" per le nostre Chiese? È necessario ripensare o riqualificare il servizio dei diaconi? La diaconia ordinata non è paradigma della kenosi divina? Come non spegnere lo Spirito, esaminare le profezie e discernere ogni cosa?

In questi ultimi anni la rivista si è altresì avvalsa del contributo puntuale e appassionato del diacono Enzo Petrolino che ha contribuito a tenere sempre vivo, anche sul piano delle pubblicazioni, il legame tra sviluppo del diaconato e cammino della Chiesa, con delle analisi attente ai convegni nazionali ecclesiali, alla raccolta dei documenti e dei pronunciamenti magisteriali sul diaconato e a una visione attuale e incarnata del servizio dei diaconi. Similmente la rivista va avanti anche attraverso l'imprescindibile contributo di chi nel segno di un'inevidente e silenziosa diaconia, serve Cristo e la Chiesa.

Con speranza e fiducia, facciamo infine nostro l'invito di don Giuseppe Bellia nell'editoriale del duecentesimo numero.

«Il nostro compito rimane quello degli inizi: se il diaconato è interpretato e vissuto secondo l'intendimento evangelico è tutta la chiesa a essere promossa per una conformazione sempre più piena alla diaconia di Cristo. Questo non può essere realizzato volontaristicamente ma solo con la fattiva collaborazione di vescovi, teologi, presbiteri, diaconi, ma anche attraverso una rinnovata attenzione di parrocchie, comunità e famiglie. Il nostro augurio è d'incontrare il consenso e la collaborazione di nuovi lettori, invitati a intrattenere un fruttuoso dialogo con la nostra rivista».

In questo nuovo anno, la rivista, con cadenza bimestrale, si occuperà del tema: I diaconi chiamati ad accogliere, ascoltare e servire. Fra gli appuntamenti da non perdere, il Convegno Nazionale a Cefalù (Pa) dal 2 al 5 agosto sul tema Diaconi educati all'accoglienza e al servizio dei malati.