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martedì 18 marzo 2014

Si è fatto povero… [4]


Dal messaggio di papa Francesco per questa Quaresima: «Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà» (cf 2Cor 8,9).

Come cristiani, come seguaci di Gesù, sul suo esempio "siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle". La carità di Cristo che mi ha chiamato a seguirlo nei miei fratelli (che sono suoi fratelli nei quali Lui stesso si identifica) mi spinge ad uscire da me, a farmi carico delle miserie delle persone che mi sono accanto, che Dio mette sulla mia strada, che mi sono affidate.
Fare, allora, un serio esame di coscienza e rettificare ogni mia intenzione.
Amarle con la stessa carità di Gesù, vivere la mia diaconia con gli stessi sentimenti di Cristo.
Guardare alla miseria - "che non coincide con la povertà", perché "la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza" – è guardare a questi miei fratelli e a queste mie sorelle come li guarda Gesù, senza giudizio preconcetto, ma con sincerità di cuore.
Guardare alle miserie dei fratelli è saper guardare alle situazioni concrete in cui essi si trovano, a saper distinguere le varie "miserie", quella "materiale", quella "morale" e quella "spirituale".
Sapendo cogliere la reale condizione di chi soffre, posso più efficacemente essere di aiuto e tendere una che non venga rifiutata.


lunedì 17 marzo 2014

Si è fatto povero… [3]


Riprendo la mia riflessione sul messaggio di papa Francesco per questa Quaresima: «Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà» (cf 2Cor 8,9).

Gesù ci dà l'esempio, perché anche noi ci possiamo accostarci ai nostri fratelli con gli stessi suoi sentimenti, nella sua lunghezza d'onda.
Volenti o nolenti, siamo molto spesso tentati di guardare a Gesù come a colui che abbiamo, nel nostro cuore, deciso di seguire, ma "potremmo pensare che questa via della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così". Terribile tentazione, sempre in agguato, che ha fatto (ed è sotto i nostri occhi) perdere di vista la genuinità della sequela di Cristo. "Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella Chiesa, che è un popolo di poveri".
Quante volte (anche nella nostra azione pastorale) abbiamo creduto più alle nostre capacità umane e non ci siamo fidati di Dio. Mi risuona ancora negli orecchi (e sono passati quasi 50 anni!) una frase che ascoltai da un alto prelato della Chiesa, caduto in un dissesto finanziario: Homo sine pecunia imago mortis! (l'uomo senza il denaro è immagine della morte).
Ma rimane la verità: "la ricchezza di Dio non si può possedere attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo".




venerdì 14 marzo 2014

La Parola che ci trasfigura


2a domenica di Quaresima (A)

Appunti per l'omelia

I passi della conversione quaresimale che siamo invitati a percorrere in questo periodo speciale sono i passi della fede. Una fede che ha bisogno di essere continuamente rafforzata. Sull'esempio di Abramo (cf Gen 12,1-4), anche noi siamo chiamati ad abbandonare la nostra terra e fidarci della parola di Dio: «Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore».
Il racconto della Trasfigurazione, che il vangelo di questa seconda domenica di Quaresima ci propone (cf Mt 17,1-9), è l'evento della manifestazione della gloria del Signore, la gloria segreta di Gesù. I discepoli rimangono estasiati da tanta luminosa bellezza, anticipazione della luce del Signore risorto.
In questo cammino quaresimale, siamo impegnati a seguire il Maestro con fedeltà, anche se sofferta, sull'invito dell'apostolo Paolo a «soffrire con lui per il Vangelo» (cf 2Tm 1,8-10), perché il nostro cammino quotidiano è quello sorretto da una fede che procede spesso nella fedeltà di una vita ordinaria, in compagnia di Gesù che ci incanta con il suo fascino. È il Figlio che il Padre ci invita ad ascoltare, ad accogliere cioè la sua parola, a fare quello che ci dice, anche nella sofferenza.
È la Parola di Gesù, accolta e vissuta, fatta nostra, che ci trasforma e ci trasfigura. È l'esperienza che facciamo del Signore risorto che trasfigura e dà senso alla nostra vita. Non di rado, infatti, possiamo incontrare fratelli che, bloccati dalla malattia, ci accolgono con il sorriso e accettano con serenità la loro sofferenza. O quando incontriamo giovani e ragazzi che sanno andare controcorrente e si mantengono puri in un ambiente inquinato e inquinante; o quando persone di ogni età sono capaci di perdonare; o persone che hanno deciso di giocare la loro vita su Dio soltanto, non lasciandosi ingannare dagli idoli del denaro, del successo, del potere, del sesso…
È la testimonianza di una "trasfigurazione" in atto! È il frutto della Parola che non ritorna a Dio senza aver prodotto gli effetti per cui è stata mandata.
È l'invito a "trasfigurare" ogni nostro gesto, a trasformarlo in un gesto di attenzione agli altri, in un capolavoro d'amore.
È il rapporto con la Parola di Gesù che, come preghiera, ci "trasfigura" interiormente, rendendoci sempre più simili a Lui.
È l'invito di Gesù a custodire nel cuore, lungo tutta la giornata, anche una sola delle sue parole, magari propostaci nella celebrazione domenicale. Queste Parola custodite nel nostro cuore "trasfigurano" a poco a poco il nostro modo di pensare e di agire e rendono il nostro volto più luminoso: una trasparenza del volto di Gesù.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Signore, è bello per noi essere qui! (Mt 17,4)
(vai al testo) - (pdf, formato A5/A4c)


Commenti alla Parola:
  di Gianni Cavagnoli (VP 2014)
  di Marinella Perroni (VP 2011)
  di Enzo Bianchi

mercoledì 12 marzo 2014

Si è fatto povero… [2]


Riprendo, in questo cammino quaresimale, il messaggio di papa Francesco: «Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà» (cf 2Cor 8,9).

"Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa", ma perché "diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà".
Non la povertà per se stessa, ma la povertà come espressione dell'amore, di quella carità che ci fa incontrare, che è unità.
È la "sintesi della logica di Dio, la logica dell'amore".
Questo nulla d'amore di Dio in Gesù è il dono della nostra salvezza; un dono "non fatto cadere su di noi dall'alto, come l'elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico".
Non è un dono distaccato, ma è l'accoglienza nel cuore di Dio della nostra umanità. Non un dono del superfluo di Dio, ma il dono totale di Dio. Dio non può dare che tutto; da Dio, appunto! Esempio e termine di riferimento per ogni discepolo di Gesù. Egli "scese nelle acque del Giordano", nelle nostre acque, nella nostra situazione da dove venir purificati; non per essere lui stesso purificato, ma per purificare noi con la sua discesa nella nostra condizione umana, bisognosa di riscatto e di salvezza.
È la via che Dio, in Gesù, "ha scelto per consolarci", "per mettersi in mezzo alla gente", per "caricarsi del peso dei nostri peccati".

lunedì 10 marzo 2014

Si è fatto povero… [1]


Sto meditando, in questa Quaresima, il messaggio che papa Francesco ci ha offerto per questo speciale periodo. Vorrei che potesse veramente "servire al cammino personale e comunitario di conversione". Un cammino che illumini il mio farmi prossimo, nella diaconia a cui sono chiamato al seguito del Maestro.
Fa da sfondo per questo messaggio, lo sappiamo, l'espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9).
Si è fatto povero, per arricchirci…
È lo "stile di Dio", scrive il papa: rivelarsi nella "debolezza" e nella "povertà", "non con i mezzi della potenza o della ricchezza del mondo".
Lo stile di Dio: "farsi povero", farsi "vicino ad ognuno di noi"; "si è spogliato, svuotato, per rendersi in tutto simile a noi".
Solo l'amore è capace di svuotarsi, farsi nulla per accogliere l'altro. È dell'amore uscire da sé, donarsi totalmente, perché l'altro, accolto nel nostro essere nulla, ritrovi se stesso. È un ritrovarsi nel cuore di Dio.
Così deve essere la nostra carità; così, il mio essere per gli altri, così può diventare feconda la mia diaconia.
"Il Figlio di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero…", per il suo immenso "desiderio di prossimità", per "condividere in tutto la sorte dell'amato". Questa è la carità, l'amore che Dio ha per noi. È un amore che "rende simili", che "crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze". È entrare nel cuore di Dio!

venerdì 7 marzo 2014

Il riscatto dalla nostra fragilità


1a domenica di Quaresima (A)

Appunti per l'omelia

Il tempo di Quaresima, che nel suo duplice carattere battesimale e penitenziale è tutto proteso e polarizzato verso la Pasqua, ripropone al popolo cristiano un cammino impegnativo di conversione. Siamo chiamati a ritornare al Signore, concentrando la nostra attenzione su di Lui e scoprendo che Egli ci attende e ci guarda con infinita misericordia. Ma lo sguardo di Dio su di me desidera incontrare il mio sguardo su di Lui. Se Dio mi guarda, io non posso guardare altrove! È questa, precisamente, la tentazione che subiamo di continuo: voltare le spalle a Lui per lasciarci catturare da ciò che non è Dio e non può assicurarci felicità e salvezza.
È la tragica esperienza, fatta dall'umanità alle sue origini, che si prolunga nel corso della storia e nell'esistenza quotidiana degli uomini, secondo il racconto della Genesi proposto nella prima lettura (cf Gen 2,7-9; 3,1-7).
L'autore sacro, narrando col linguaggio delle immagini il peccato delle origini, descrive in definitiva la dinamica di ogni tentazione e la sostanza di ogni peccato che gli uomini compiono e moltiplicano nella storia. La conseguenza è un disastro senza proporzioni: «conobbero di essere nudi», spogliati di ogni dono di Dio, privati del rapporto di amicizia e di comunione con Lui, unica vera fonte di vita e di felicità.
Al racconto della Genesi si riferisce San Paolo nel brano della lettera ai Romani (cf Rm 5,12-19), che mette in contrasto parallelo sia il comportamento di Adamo e quello di Cristo, sia i risultati tanto diversi del loro operato. La ribellione e la disobbedienza del primo hanno causato la separazione da Dio e la morte di tutti gli uomini, provocando il moltiplicarsi dei peccati. L'obbedienza perfetta di Cristo, invece, ha ottenuto a tutti la pienezza della grazia e della vita. L'opera di Cristo, la nostra redenzione, non ha semplicemente "riparato" il danno prodotto da Adamo, ma ha scatenato la comunicazione "sovrabbondante" e senza misura dell'amore e della vita di Dio. Nella presentazione dell'Apostolo, il peccato con le sue tragiche conseguenze diventa come lo sfondo su cui risaltano con maggiore evidenza la vittoria di Cristo e il trionfo dell'amore gratuito di Dio. Consapevoli di un dono così grande, riceviamo anche la forza per percorrere l'itinerario quaresimale di conversione, imitando l'obbedienza di Cristo, che lo ha portato ad accettare la passione e la morte. Obbedienza a Dio di cui ha dato prova concreta nella lotta contro la tentazione.
Il brano evangelico, come ogni prima domenica di Quaresima, riporta l'episodio delle tentazioni di Gesù. Il Figlio di Dio, tentato proprio sul suo rapporto personale col Padre, non soccombe, ma ne esce vittorioso, indicando anche a noi la strada da percorrere, prendendo su di sé tutto il nostro peccato e debellandolo. Scrive sant'Agostino: «Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la vita… da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria. Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore».
Il nostro cammino quaresimale diventa così una occasione unica per rimettere Dio al primo posto nella nostra vita sulle orme di Gesù e sperimentare che la nostra fragilità e il nostro peccato possono diventare esperienza viva della misericordia di Dio.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non di solo pane vivrà l'uomo (Mt 4,4)
(vai al testo) - (pdf, formato A5/A4c)


Commenti alla Parola:
  di Gianni Cavagnoli (VP 2014)
  di Marinella Perroni (VP 2011)
  di Enzo Bianchi


mercoledì 5 marzo 2014

Abbiamo bisogno di Dio


«Ecco ora il momento favorevole!» (2Cor 6,2). All'inizio di questa Quaresima, l'invito che Paolo ha rivolto ai Corinzi è anche l'invito rivolto al nostro cuore: «Oggi è il giorno della salvezza!», non rimandare a domani…
Prendo per me queste parole, non di circostanza, perché sento l'urgenza di non lasciare che il tempo mi sfugga invano, col rischio di sperperare la grazia che mi viene offerta.
Papa Francesco, oggi ci invita a cambiare vita, ad amare il prossimo con gratuità, senza abituarci «alle situazioni di degrado e di miseria» che incontriamo quotidianamente nelle nostra vita, nei nostri ambienti.
«Da qui parte la nostra conversione - dice Francesco -: essa è la risposta riconoscente al mistero stupendo dell'amore di Dio. Quando noi vediamo questo amore che Dio ha per noi, sentiamo la voglia di avvicinarci a Lui: questa è la conversione».
«C'è il rischio di accettare passivamente certi comportamenti e di non stupirci di fronte alle tristi realtà che ci circondano. Ci abituiamo alla violenza, come se fosse una notizia quotidiana scontata; ci abituiamo a fratelli e sorelle che dormono per strada, che non hanno un tetto per ripararsi. Ci abituiamo ai profughi in cerca di libertà e dignità, che non vengono accolti come si dovrebbe». «Ci abituiamo a vivere in una società che pretende di fare a meno di Dio».
«La Quaresima giunge a noi come tempo provvidenziale per cambiare rotta, per recuperare la capacità di reagire di fronte alla realtà del male che sempre ci sfida».