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mercoledì 5 aprile 2017

Correre dove non c'è unità e farla:
 «Come angeli del Suo Abbandono!»


Il diacono, con il suo specifico contributo, è chiamato a far sì che, nella comunità dove è inviato a servire, regni la concordia e l'unità.
Infatti, egli principalmente non comanda né dirige (salvo incarichi particolari, che svolge comunque con stile diaconale e non clericale), piuttosto fa sì che gli altri operino in armonia; si butta nella breccia ed "assorbe" la disunità.
Papa Francesco, rispondendo al diacono Robero Crespi durante la sua visita a Milano, ha definito il diacono come il "custode del servizio nella Chiesa".

In riferimento al contributo che il diacono, sorretto dalla grazia sacramentale propria, può dare alla comunità, dove spesso si fa fatica a mantenere la concordia e l'unità, mi è di luce questo scritto (che riporto) di Chiara Lubich. È tratto dallo stralcio di una lettera, datata 1° aprile 1948, indirizzata a padre Valeriano Valeriani, ofm conv. e ai suoi confratelli di Assisi.




Correre dove non c'è unità e farla

Facciamo dell'Unità fra noi (che ci dona la pienezza del gaudio, della pace, della forza) il trampolino per correre, saltare dovunque dove non è unità e farla!
Anzi: come Gesù ha preferito la Croce per Sé e non il Tabor, preferiamo anche noi di stare con chi non è in unità, onde soffrire con Lui ed esser certi che il nostro è puro amore! Poi portiamo le conquiste che il Signore ci ha dato di fare nel piccolo ovile di Gesù: l'Unità.
È per questo, Fratelli, che [...] abbiamo preso come unico scopo della vita, come unica Meta, come tutto:
Gesù Crocefisso che grida: «Dio mio, Dio mio perché anche tu mi hai abbandonato?»
È Gesù nel massimo Dolore! Disunità infinita... per dar a noi l'Unità perfetta che raggiungeremo relativamente quaggiù e poi assolutamente in Paradiso.
Gesù così infinitamente addolorato ha bisogno della nostra consolazione.
Che cosa manca a Gesù così angosciato? Quale medicina per guarire il Suo dolore?
Dio!
È Dio che Gli manca! Come darglielo noi?
Stando uniti Lo avremo fra noi e Gesù che nascerà dalla nostra unità consolerà il nostro Amore Crocefisso!
Ecco perché dobbiamo crescere la nostra Unità in quantità d'amore e di anime! Vogliamo che il Re si ingigantisca fra noi! E allora andremo a cercar di ricomporre ogni disunità tanto più che in ogni anima disunita sentiamo gemere più o meno forte il grido del nostro Gesù!
Fratelli, amiamo Gesù e soprattutto siamo gli angeli del Suo abbandono!
Ho sperimentato che ogni anima che si trova in prima fila nell'Unità e per l'Unità, sa reggersi soltanto appoggiandosi su un Dolore-Amore così forte come quello di Gesù Crocefisso e abbandonato!

Tratto da: Chiara Lubich, Gesù abbandonato, a cura di Hubertus Balumeiser, Città Nuova
Icona di don Claudio Doglio


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