venerdì 29 giugno 2012

La vita, dono della fede


13a domenica del T.O. (B)

Appunti per l'omelia

La Parola di Dio di questa 13a domenica del tempo ordinario ci fa riflettere sulla vita che abbiamo ricevuto come dono da Dio. La sofferenza e la morte che accompagnano l'esistenza di ognuno ci pongono nella condizione di ravvivare la nostra fede nell'amore di Dio. Gesù, che vince malattie e morte, rivela il volto del Padre che fin dall'inizio ha creato l'uomo non per la morte, ma perché viva e sia felice, in un mondo in cui, avendo Cristo come esempio, tutti possano sentirsi fratelli e partecipi gli uni della vita degli altri.
Gesù, infatti, si rivela come Colui che salva e dona la vita. Gli episodi della donna che soffre di emorragia e della ragazza, figlia del capo della sinagoga, alla quale Gesù ha ridato la vita, ci mostrano il rapporto tra chi è in una situazione di bisogno e la fede in Gesù, che tutto può. È Lui che prima di ogni cosa mette in primo piano il rapporto personale. Nel primo caso, ambedue sperimentano qualcosa di straordinario: la donna si sente guarita, mentre Gesù avverte che una potenza di salvezza è uscita da lui. E Gesù, incurante dell'impurità legale trasmessagli dalla donna, la cerca e vuole un incontro personale con lei: "Figlia la tua fede ti ha salvata". Il movente profondo della sua ricerca è la fiducia incrollabile che la donna ripone in Lui. Ed è esclusivamente alla fede che Gesù è interessato e non si preoccupa del fatto che lei possa averlo contaminato secondo la legge.
Anche nel secondo episodio, il padre della ragazza, che col cuore stretto dall'angoscia aveva pregato Gesù per la sua figlioletta morente, aveva manifestato una fede viva in Lui. Ma col sopraggiungere della notizia della morte della figlia, può avere il coraggio di credere ancora? Ma Gesù, anche qui, si rivolge a quest'uomo schiacciato dal dolore: "Non temere, continua solo ad avere fede". Che è come dire: hai creduto in me finora nel chiedermi la guarigione della figlia; adesso che è accaduto l'irreparabile, smettila di aver paura; soltanto conserva questa fede.
L'atteggiamento che Gesù chiede davanti alla realtà della morte è la fede, quella fede che sola può escludere la paura.
Frutto di questa fede è la vita che Gesù ridona, segno di quella vita che ci viene dalla sua risurrezione: "Talità kum", "Bambina, su! In piedi!"… "Alzati"… "Si alzò": verbo abitualmente usato dai cristiani per indicare la risurrezione di Gesù.

L'incontro con Gesù è fare l'esperienza di una liberazione integrale della persona. Egli non ci guarisce solamente dalla malattia fisica, ma ci rinnova profondamente nel nostro intimo.
Non solo guariti, ma salvati! Non solo rinati alla vita, ma trasformati nella sua Vita, quella che ci viene dal dono di sé sulla Croce, quella della sua Risurrezione.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Figlia, la tua fede ti ha salvata (Mc 5,34)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi



martedì 26 giugno 2012

Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale [3]




Del numero 173 della Rivista Il Diaconato in Italia (Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale) segnalo l'articolo di Angelo Scola, Rigenerare la ragione economica e politica per ricostruire il paese. [Leggi tutto…].
Voglio qui riportare alcuni passi di quell'articolo, anche a continuazione dell'argomento trattato nella rubrica La diaconia cristiana e riguardante la diaconia politica.
Interessante, in chiusura, l'accenno alla testimonianza del cristiano impegnato in politica, il cui contenuto è gratuito e spontaneo, distinto da un impegno di militanza.


«È sempre più evidente che l'odierna crisi economico-finanziaria richiede, se la si vuol interpretare adeguatamente, di essere inquadrata nell'ambito generale della delicata fase di transizione che il nostro Paese, insieme a tutto l'Occidente, attraversa. Una transizione che mette in campo i "fondamentali" della concezione dell'uomo e della vita buona. Questa è una delle ragioni che mi spingono da tempo a parlare di travaglio, non limitandomi a descrivere l'attuale situazione in termini di crisi economico-finanziaria. Tale scelta esige di non fermarsi alle pur necessarie misure tecniche per far fronte alle gravi difficoltà che stiamo attraversando.
In proposito voglio far emergere un dato che reputo decisivo: nonostante l'ostinato tentativo di mettere tra parentesi la dimensione antropologica ed etica dell'attività economico-finanziaria, in questo momento di grave prova il peso della persona e delle sue relazioni torna testardamente a farsi sentire. […]
Per affrontare la crisi economico-finanziaria occorre anche un serio ripensamento della ragione, sia economica che politica, come ripetutamente ci invita a fare il papa. [...] Per sollevare la nazione è necessario il contributo di tutti, come succede in una famiglia: soprattutto in tempi di grave emergenza ogni membro è chiamato, secondo le sue possibilità, a dare di più. Chi ha il compito istituzionale di imporre sacrifici dovrà però farlo con criteri obiettivi di giustizia ed equità inserendoli in una prospettiva di sviluppo integrale. […]
Qual è la nostra responsabilità di cristiani di fronte a una tale situazione? […]
Qual è il nemico più subdolo della ricostruzione del paese il cui protagonista è un soggetto in azione che persegue la vita buona? È utopismo? Utopia è – come dice il suo significato etimologico – il "non luogo" quindi l'inesistente. Qualcosa che non esisterà mai. […]
Altra cosa è l'ideale. L'ideale è la verità del reale, quindi esiste. È concreto e rintracciabile nell'esperienza dell'uomo che affronta ogni giorno circostanze e rapporti. In forma incompiuta, frammentaria, ma esiste. Se correttamente perseguito potrà realizzarsi sempre più. L'ideale è qualcosa di presente, che mi sta sempre davanti come un compito con cui mi devo impegnare, a partire da una precisa realtà. […]
La seconda osservazione di metodo che voglio proporre consegue alla scelta per l'ideale contro l'utopia. Mi riferisco ad un atteggiamento decisivo dell'agire cristiano in campo sociale. Tale agire, che tende a realizzare l'ideale vita buona, è libero da ogni tentazione di egemonia sociale. L'egemonia è l'utilizzo sistematico della verità sociale (cultura, ideale) a proprio favore. Egemonico utilizzo dell'ideale (cultura) a scopo del potere. Il potere anziché essere riconoscimento della verità tenderà ad utilizzare la forza della verità a proprio vantaggio.
[…]
La vita buona, sempre doverosa, non è per il cristiano e per la comunità ecclesiale una utopia, non configura una terza o quarta via, ma la partecipazione realistica ad una costruzione comune all'interno di una società plurale. Questo esige sempre passione integrale per la verità situata nella storia (incarnazione). Fermi sui principi e liberi e realisti nell'invenzione delle forme. Capaci di chiara identità e di collaborazione piena di abnegazione con tutti. […]
Quale figura di cristiano emerge da queste brevi cenni? Quella del testimone. Ecco la terza ed ultima osservazione di metodo. L'uomo che vive per l'ideale, libero dall'esito del suo impegno, è innanzitutto un testimone. Il testimone è qualitativamente "altro", un'altra cosa rispetto al cristiano militante (senza enfatizzare la critica ormai nota alla categoria di militanza). Il soggetto militante parte poco o tanto dall'utopia (progetto, piano, programma) e punta all'egemonia mediante l'elaborazione di strategie e la ricerca di tecniche per la sua attuazione. E la logica non cambia se la strategia militante sceglie la strada trionfalistica piuttosto che quella della diaspora.
Qual è, invece, il contenuto della testimonianza? Il gratuito e spontaneo comunicarsi di una vita cambiata per grazia, che rigenera comunità e giunge, nella accurata distinzione di ambiti, fino al sociale, al civile, al politico. […]».





domenica 24 giugno 2012

La diaconia cristiana [20]


Vi segnalo la ventesima puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

Continuando ad approfondire il tema della diaconia politica, in questa puntata si parla della figura di Giorgio La Pira, chiamato il "sindaco santo", per il suo apporto profetico e la sua testimonianza evangelica.
In questa beve sintesi riporto soprattutto due momenti della sua vita: la conversione ed il discorso, da sindaco di Firenze, sulla situazione degli sfrattati.
Della conversione ceco di riportare alcuni passi del suo diario: "È un'alba nuova della vita… Non dimenticherò mai quella Pasqua del 1924 in cui ricevei Gesù eucaristico. Risentii nelle vene circolare una conoscenza così piena da non poter trattenere il canto e la felicità smisurata". L'incontro con l'Eucaristia! Quella partecipazione diventerà apertura verso gli altri, diventerà intimità, dialogo profondo e fecondo, esperienza "piena".
La Pira è stato definito "costruttore di ponti e di pace", esprimendo così la sua dimensione mediatrice nel contesto politico italiano. Partecipò attivamente alla Costituente, dove si possono cogliere gli apporti decisamente cristiani, in una chiara vocazione al servizio, in una diaconia ben precisa.
Altro punto fondamentale della sua figura fu poi un famoso discorso (che qui cerco di riportarne un passo), fatto in qualità di sindaco della città di Firenze, discorso che si commenta da sé, fatto in un contesto preciso, quando era stata respinta la sua richiesta di dare alloggio, di provvedere per una casa, agli sfrattati: "Avete, cari Consiglieri, il diritto di negarmi la fiducia, ma non avete il diritto di impedirmi di interessarmi delle creature senza lavoro, licenziati e disoccupati, senza casa, sfrattati, senza assistenza, vecchi, malati, bambini. È il mio dovere fondamentale questo, dovere che non ammette discriminazioni, che mi deriva prima che dalla mia posizione di capo della città… dalla mia coscienza di cristiano. C'è qui in gioco la sostanza stessa della grazia del vangelo. Se c'è uno che soffre, io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi e gli accorgimenti che l'amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia eliminata o lenita…".
Egli motiva così il suo apporto su un fondamento cristiano, sulla grazia del vangelo: rivolgendosi ai poveri, ai malati… agli sfrattati, ai licenziati… in una parola agli ultimi.
A questo deve pensare primariamente la politica, nel concreto!
Questo fu La Pira, testimonianza profetica per l'oggi!
La politica, impegno di umanità e di santità!

Buon ascolto!

Ecco il link su youtube della puntata odierna:
http://www.youtube.com/watch?v=JSCjmoLzQhI

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto
La diaconia cristiana 8a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8
La diaconia cristiana 9a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Yrzu3Hu6TKA
La diaconia cristiana 10a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Sck94yrqjiY
La diaconia cristiana 11a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=O057DbWneec
La diaconia cristiana 12a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=5EDGi1sj0Jk
La diaconia cristiana 13a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=wYj9HSHgjeY
La diaconia cristiana 14a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Jv-auBGb2CQ
La diaconia cristiana 15a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=WljjPI41AJM
La diaconia cristiana 16a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=lYEJimulS1E
La diaconia cristiana 17a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=OJ-lZ9Z1AG0
La diaconia cristiana – intervista testimonianza sul diaconato: http://www.youtube.com/watch?v=ogJNZ8ABq0Y
La diaconia cristiana 18a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=rb-Ul1PjnkM
La diaconia cristiana 19a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=0svfK2VSCFc

La rubrica è in onda il giovedì dopo la preghiera dei Vespri, ore 19.20 circa.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(http://www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
http://www.teleradiopadrepio.it/

sabato 23 giugno 2012

La diaconia cristiana [19]


Vi segnalo la diciannovesima puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

Si inizia con questa puntata ad approfondire un aspetto particolare della diaconia, quella relativa alla diaconia politica, presentando le figure di Luigi Sturzo, Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti. In questa si parlerà di don Luigi Sturzo.
Ecco una breve sintesi.
Nel contesto della definizione che Paolo VI diede della politica, quale "più alta forma di carità", si cerca di recuperare la profezia insita in questa particolare "carità". Dall'identità cristiana di questi protagonisti ne è seguita una precisa diaconia politica, come conseguenza della loro scelta cristiana.
Per don Sturzo fu essenziale saper coniugare Fede e Politica.
Si accenna poi alla biografia di don Sturzo e si cerca di mettere in risalto soprattutto quell'esperienza di Dio che ci fa aprire verso i fratelli: lui, cristiano nella radice, laico nelle forme, sapiente e umile strumento di mediazione, senza accettare i compromessi insiti nella situazione politica del suo tempo, accettando persino l'esilio.
Pietra miliare di quella nuova fase politica dell'Italia è l'Appello ai Liberi e Forti ("A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà").
Termino con un suo pensiero, di estrema attualità nell'odierna situazione politica italiana, che qui cerco di riportare: "È necessario creare o ricreare l'atmosfera della moralità cristiana nella vita pubblica e questo non può essere fatto che dai veri cristiani. Se questi, invece di cooperare, si tengono in disparte per paura della politica, allora partecipano direttamente o indirettamente alla corruzione della vita pubblica; mancano negativamente o positivamente al loro dovere di carità ed in certi casi di giustizia".

Buon ascolto!


Ecco il link su youtube della puntata odierna:
http://www.youtube.com/watch?v=0svfK2VSCFc

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto
La diaconia cristiana 8a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8
La diaconia cristiana 9a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Yrzu3Hu6TKA
La diaconia cristiana 10a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Sck94yrqjiY
La diaconia cristiana 11a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=O057DbWneec
La diaconia cristiana 12a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=5EDGi1sj0Jk
La diaconia cristiana 13a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=wYj9HSHgjeY
La diaconia cristiana 14a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Jv-auBGb2CQ
La diaconia cristiana 15a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=WljjPI41AJM
La diaconia cristiana 16a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=lYEJimulS1E
La diaconia cristiana 17a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=OJ-lZ9Z1AG0
La diaconia cristiana – intervista testimonianza sul diaconato: http://www.youtube.com/watch?v=ogJNZ8ABq0Y
La diaconia cristiana 18a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=rb-Ul1PjnkM


La rubrica è in onda il giovedì dopo la preghiera dei Vespri, ore 19.20 circa.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(http://www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
http://www.teleradiopadrepio.it/







venerdì 22 giugno 2012

Il servo del Servo


Natività di san Giovanni Battista

Appunti per l'omelia

La celebrazione della natività di san Giovanni Battista, il Precursore, ci dispone a quella presa di coscienza che ci caratterizza nella sequela di Gesù: "essere testimoni della luce" (cf Gv 1,7-8), della "luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv 1,9). Questo ci richiama alla trasparenza del nostro essere, al nostro "farci nulla" perché il Tutto si manifesti. Vocazione di particolare bellezza quella di "preparare la via del Signore" (cf Mc 1,2)!
Di Giovanni, come per altri profeti di cui si narra la vocazione originaria, si parla come di un uomo "colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre" (Lc 1,15): "prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato" (Ger 1,5); "il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome" (Is 49,1). Figura e segno precursore di Colui che venne generato di Spirito Santo nel seno della vergine di Nazaret, adombrato dalla potenza dell'Altissimo: Colui che doveva nascere "santo e chiamato Figlio di Dio" (cf. Lc 1,35).
Questo è Giovanni, non la luce, ma colui che rende testimonianza alla luce; colui che ha "preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione" (At 13,24), preannunciando la venuta di uno al quale non era degno di slacciare i sandali (cf At 13,25).
Se il Messia annunciato è quel Gesù di Nazaret che disse di essere venuto non per farsi servire, ma per servire e dare la vita (cf Mc 10,45), esprimendo così con la propria vita l'essenza stessa del cristiano, in una diaconia che manifesta la natura stessa di Dio, kenosi d'amore, allora, guardare a Giovanni il Precursore, è ripercorrere la medesima strada: farsi servi del Servo per eccellenza, Gesù, affinché il mondo creda.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Si chiamerà Giovanni (Lc 1,60)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Enzo Bianchi



giovedì 21 giugno 2012

Innocenza e penitenza


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Oggi, nel ricordo di san Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), ho fatto mie le parole dell'Orazione della Liturgia odierna, dove si chiede a Dio che "se non abbiamo imitato (il santo) nell'innocenza", lo possiamo seguire "sulla via della penitenza evangelica", lui che ha "unito in modo mirabile l'austerità e la purezza".
Mi sono chiesto quale possa essere per me, oggi, la via migliore per raggiungere questa meta. E la risposta che mi sono sentito emergere dal cuore: la penitenza che la carità, vissuta con intensità nella vita quotidiana, mi suggerisce. Essere sempre nell'amore, infatti, presuppone la morte del proprio io; occorre dimenticarsi e "perdersi nel fratello" per poterlo amare veramente; occorre essere "nulla" per "farmi uno" con lui, sull'esempio di Gesù che "non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita".
E c'è una via buona per tutti: accogliere ed essere tutti informati di quella Parola che purifica, sapendo, come suggerisce il vangelo, che "chi ascolta la Parola è già mondato".
Ecco in sintesi una via semplice per vivere con cuore rinnovato quella diaconia a cui sono chiamato: lo chiedo al Padre "per i meriti e le preghiere" di san Luigi.



mercoledì 20 giugno 2012

Ministero diaconale e nuova evangelizzazione



Nel pomeriggio di ieri, 19 giugno, si è svolto a Roma l'incontro interregionale (Centro Italia) della Comunità del Diaconato in Italia, con l'udienza, questa mattina, con il Santo Padre Benedetto XVI.
Il titolo del Convegno: Ministero diaconale e nuova evangelizzazione; in preparazione al Convegno Nazionale del 2013, dove si rifletterà su come il ministero del diaconato abbia trovato nel mandato evangelizzatore uno dei contenuti della sua identità.
La tematica si inserisce nel cammino che la Comunità ha scelto per l'approfondimento e la riflessione in vista del Sinodo dei Vescovi indetto da Benedetto XVI su "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede".

Il programma, introdotto dalla preghiera di apertura e la meditazione di don Giuseppe Bellia, direttore della rivista Il diaconato in Italia, è proseguito con il saluto e l'introduzione del diacono Enzo Petrolino, presidente della Comunità del Diaconato in Italia.
Un punto di particolare interesse nella riflessione di don Bellia: La carità, che deve caratterizzare la vita del diacono, come di ogni cristiano, deve uscire dall'ambito "virtuoso" e riflettere piuttosto la partecipazione attiva della vita trinitaria. Perché Gesù, non è stato il fondatore della morale, ma è stato il Salvatore, Colui che morendo ci ha donato la sua vita…
Partecipare alla carità di Cristo significa partecipare al suo "annientamento", al suo "non apparire". Il "non apparire" è il segno di questa assimilazione a Cristo, per essere meglio utilizzati da Dio, il quale "crea dal nulla e al nulla riduce tutte le cose". Tutto ciò non dipende da una nostra comprensione intellettuale, ma da una nostra esperienza "vitale".
Così, il lavoro del diacono, molto spesso considerato "cosa da poso" o niente agli occhi degli uomini, è prezioso invece agli occhi di Dio, da cui è benedetto, perché l'azione diaconale ha valore nel suo "perdersi": "perdesi" dietro a piccole incombenze o umiliazioni di carattere ministeriale è essere più prossimi a Cristo, che non è venuto per essere servito, ma per "diaconizzare" e dare la vita.

È seguita la riflessione centrale del diacono Giuseppe Colona, dell'Ufficio di Pastorale Sociale della diocesi di Roma, sul tema: Ministero diaconale e nuova evangelizzazione.
Sintesi dell'intervento:
Il mandato evangelizzatore del diacono (reso evidente dalla consegna dei libri sacri nel rito di ordinazione);
Il nuovo contesto culturale (fenomeno di grande attualità dove il cristianesimo non è più visto come forza storica in grado di unificare vita e cultura; anzi il subconscio culturale è contro l'umanesimo cristiano, ritenuto incapace di illuminare una via di progresso);
La nuova evangelizzazione (evangelizzare di nuovo una società ormai secolarizzata; evangelizzare poi in "modo" nuovo, da nuovi pulpiti, come il web e la rete; verso nuovi interlocutori, che sono il 90% che non frequenta più la chiesa; con un nuovo linguaggio, quello che parla al cuore con testimonianze esplicite e segni profetici; rivolto alle nuove generazioni, con nuovo metodo, dove unire "insieme" Parola, Preghiera, Carità; con nuove risorse, con laici formati alla nuova evangelizzazione);
L'anno della fede (dove la fede non si presuppone, ma si propone, si riscopre, si proclama, rivolta all'uomo che ha nostalgia di Dio);
Il cortile dei Gentili (senza dogmatismi e senza proselitismi, uno spazio di dialogo, dove gli uomini possano in qualche maniera agganciarsi a Dio);
La missio ad gentes (dove l'andare in missione, in una realtà culturale e sociale diversissima dalla nostra, diventa un'autentica scuola di "nuova evangelizzazione");
La bellezza e la gioia della fede (esplicito riferimento al documento Porta fidei, dove si legge: "metter in luce la gioia e il rinnovato entusiasmo dell'incontro con Cristo" [n.2], "illustrare a tutti la forza e la bellezza della fede" [n.4], "riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l'entusuasmo nel comuinicare la fede" [n.7], "la fede ... quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia, ... allarga il cuore" [n.7], "le prove della vita... sono preludio alla gioia e alla speranza cui la fede conduce" [n.15]);
Linee di impegno pastorale (un'agenda-decalogo su cui impegnarci per annunciare la bellezza e la gioia della fede).

Il dibattito che ne è seguito, con apporti dalle varie diocesi, si concludeva con tre domande apparentemente inusuali, ma dietro alle quali si intravede una visione seria del diaconato, di estrema attualità:
- Come mai il primo martire fu proprio un diacono? (rapporto tra la diaconia e il dare la vita, non essere dei funzionari);
- Perché furono ordinarti i Sette? (non tanto quali specialisti addetti alle mense, ma quali uomini "pieni di Spirito Santo" in una situazione "critica" della chiesa delle origini, dove erano sorti dei "malcontenti", una sorta di divisione culturale strisciante tra greci ed ebrei);
- Cosa di tremendamente serio sta vivendo oggi la Chiesa? (in una perdita sempre più crescente di credibilità e di attrattiva).



domenica 17 giugno 2012

Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale [2]




Del numero 173 della Rivista Il Diaconato in Italia (Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale) ho segnalato l'articolo di Roberto Giannatelli, Evangelizzazione e cultura digitale. [Leggi tutto…].

Voglio qui riportarne due stralci riguardanti i diaconi permanenti ed il loro possibile, entusiasmante, coinvolgimento in questo nuovo ambito dell'evangelizzazione, quello digitale appunto.


«La frontiera della nuova evangelizzazione fa appello ai diaconi permanenti. Essi vivono nel mondo, ascoltano dai laici che incontrano nei luoghi di lavoro, in famiglia, nella politica, nella società... le difficoltà che incontrano per essere credenti oggi, le loro domande di "cercatori di Dio". Saranno i diaconi che vivono nel mondo e immersi nella cultura d'oggi, a "inventare" le parole nuove dell'evangelizzazione e della catechesi. Sovente i Catechismi sono scritti da un clero che vive lontano dalla gente. La Chiesa d'oggi ha bisogno di nuovi mediatori tra la cultura d'oggi e la parola eterna del Vangelo. Ecco un compito entusiasmante per i diaconi del nostro tempo».

«Ai giovani, che spontaneamente si trovano in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, il papa affida il compito di portare il vangelo nel "continente digitale". […]
Talent scouting: potrebbe essere una mission per i diaconi permanenti. Chi saranno i nuovi comunicatori del vangelo nell'epoca della rete e della comunicazione globale? Mi sembra stimolante la proposta, che sta circolando nella CEI, di dare consistenza alla nuova figura ecclesiale dell'operatore pastorale per la cultura e la comunicazione (o comunicatore cristiano). In epoche precedenti la Chiesa ha saputo creare ministeri e servizi nuovi per rispondere alle necessità emergenti del popolo cristiano. Pensiamo al ministero dei diaconi, dei lettori, degli ostiari, ministri straordinari dell'Eucaristia, il servizio dei catechisti nell'epoca moderna.
La pastorale si interroga oggi sulla figura del comunicatore, una nuova figura ecclesiale per il ministero della comunicazione: un adulto chiamato dalla comunità, dotato di una competenza specifica, fornito di visibilità e garantito dal mandato ecclesiale. A questa nuova figura ecclesiale si affiderà il servizio nel campo delle comunicazioni sociali: dalla gestione dei mezzi di comunicazione locali (radio, stampa, sito Internet, blog...), al servizio specializzato a sostegno degli operatori della catechesi e liturgia (cura della videoteca, preparazione di sussidi audiovisivi, lezioni specialistiche nei corsi di formazione) fino a un vero e proprio "invio missionario" nel territorio delle professioni connesse con i media: radio, televisioni, cinema, gestione delle reti di internet... Ai diaconi permanenti si apre il campo per nuove mission nella Chiesa e nel mondo».





venerdì 15 giugno 2012

Il piccolo seme


11a domenica del T.O. (B)

Appunti per l'omelia

Fiducia e Speranza costituiscono il messaggio che scaturisce dalla Parola che la liturgia di questa XI domenica del Tempo Ordinario ci propone.
L'annuncio di gioia e di serenità è fondato sulla certezza che non solo Dio è presente nella nostra storia e in quella dell'umanità intera, ma che Egli guida pazientemente e misteriosamente il cammino di ogni uomo e di ogni donna, perché cresca nel mondo il suo Regno, secondo un suo progetto fecondo e creativo che Egli mette nelle mani di ciascuno di noi.
Davanti alle difficoltà e alle prove che la vita ci riserva, spesso siamo tentati di pensare che Dio ci abbia abbandonati. Ma Egli è fedele alle promesse fatte: per chi si affida a Lui, vita nuova scaturisce da avvenimenti anche negativi e da piccole realtà crescono cose grandi: meraviglia delle sue mani.
È come il ramoscello colto dalle punte del cedro e trapiantato su un alto monte, "il monte di Israele", il monte del Signore, dove "metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico"; e tutti potranno vedere l'opera di Dio che "umilia l'albero alto e innalza quello basso, fa seccare l'albero verde e fa germogliare l'albero secco" (cf Ez 17,22-24).
Così è il Regno di Dio: "come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi… ma diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra" (Mc 4,31-32).
Questa visione "bucolica" del Regno di Dio potrebbe portarci lontano dalla realtà in cui quotidianamente ci dibattiamo, sperimentando la sterilità e spesso il fallimento della nostra azione apostolica. Forse necessita una presa di coscienza meno trionfalistica e più evangelica, dove si possa sperimentare che è lo Spirito che diffonde e che tocca i cuori, non i nostri, sia pur illuminati, discorsi: è la carità umile, concreta, quella che sa aprire il cuore ad ogni povertà. Quella carità, perché genuina, che non ha paura di essere piccola, povera, insufficiente, ma che crede fermamente che in essa agisce la Carità di Dio.
Sperimenteremmo, allora, con somma gratitudine che il seme gettato, indipendentemente da noi, "sia che noi dormiamo, sia che siamo svegli, di giorno o di notte, germoglia e cresce, come nemmeno chi lo ha gettato la sa, perché il terreno produce spontaneamente" (cf Mc 4,27-28).

Questa Parola è veramente illuminate per la nostra azione apostolica: ci fa umili servitori della Parola, ci fa credere che è lo Spirito che tocca i cuori. Solo così potremmo testimoniare che l'agape di Dio è diffusiva per se stessa. Vedremmo spuntare meraviglie sempre nuove nella "vigna del Signore", se solo la nostra presunta superiorità di credenti non facesse da ostacolo a che l'umanità diventi sempre più una famiglia di popoli ed anche l'impegno politico a favore del bene comune una vera e genuina diaconia.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
La parola di Dio è come un seme (Canto al vangelo)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Enzo Bianchi



mercoledì 13 giugno 2012

Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale [1]


Del numero 173 della Rivista Il Diaconato in Italia (Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale) ho riportato, nel mio sito di testi e documenti, alcuni articoli di particolare attualità:






Un avviso ai naviganti e... ai navigati (Editoriale)
di Giuseppe Bellia

È vero, dobbiamo ammetterlo senza reticenze, qualcosa più ingombrante del vuoto ci separa da giovani e giovanissimi, o meglio, come ormai si usa dire, dai nativi digitali. Siamo di un'altra generazione, siamo dei "predigitali" e con impaccio e fatica proviamo a districarci in quel labirinto senza centro e in continua espansione che è la Rete. Gli esperti e quanti dicono di essere in grado di leggere e giudicare la stagione culturale in cui viviamo ci spiegano che in realtà la differenza di adattamento alla modernità che avanza non è data dall'anagrafe, ma va ricercata altrove.
Dove? Chi ha dimestichezza con la Parola e con il silenzio che la evoca e l'accoglie, può ricondurre il gap generazionale a un dislivello non culturale ma teologico. Si tratta dell'aver memoria e dal saper accettare o meno una frattura essenziale, una ferita antica, un tempo giudicata inguaribile: non siamo Dio. Quel delirio infantile e luttuoso di onnipotenza che esaltava i futuristi all'inizio del secolo scorso, per un progresso liberatorio che stava per irrompere, oggi, per i più giovani, è realtà, tutto sommato modesta ma in continua espansione. […] Leggi tutto…


Evangelizzazione e cultura digitale (Contributo)
di Roberto Giannatelli

Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale: tre parole che sono pesanti come macigni.
Diaconia: è parola antica come la Chiesa. Indica il modo di essere Chiesa in rapporto al mondo (a servizio dei più poveri, degli ultimi, della giustizia e della pace...) ed anche il servizio reciproco che viene svolto all'interno della comunità. […]
Evangelizzazione: è il compito primario della Chiesa di Cristo. L'evangelizzazione giustifica e qualifica la sua esistenza. La Chiesa è nata per l'evangelizzazione. […]
Cultura digitale: è la cultura in cui oggi viviamo. Non si tratta solo dei nuovi e potenti mezzi di comunicazione, i new media; ma di un ambiente vitale, di un ossigeno che l'uomo deve respirare se vuole sopravvivere. […] Leggi tutto…



sabato 9 giugno 2012

La formazione dei diaconi e …dei preti



Faccio seguito a quanto scritto su questo blog il 16 maggio scorso con un intervento dal titolo Diaconi e presidenza nelle celebrazioni (vai all'articolo) in riferimento ad una lettera di don Walter Lazzarini, delegato della diocesi di Pescia (Pt) per i diaconi permanenti, apparsa sul numero 5/2012 della rivista Vita Pastorale. Intervento pacato, saggio e concreto, che mi ha confermato ancora di più sulla giusta modalità dell'esercizio del ministero diaconale in piena armonia ed unità con quello presbiterale. E di questo ringrazio don Walter.
Nel numero 6/2012 di giugno della rivista Vita Pastorale leggo ancora una corrispondenza di don Walter Lazzarini a completamento di quanto scritto precedentemente.
Riporto anche questo scritto, nello spirito di un sempre maggior approfondimento della dimensione diaconale del ministero ordinato.

Ecco l'articolo:

«Spinto da diverse sollecitanti telefonate e lettere di diaconi da varie parti d'Italia a causa del mio articolo sul diaconato, pubblicato su VP 5/12 alle pp. 10-11, desidero completare la mia riflessione aggiungendo alcune osservazioni.
Sin da subito tengo a precisare che il mio intervento scritto non era assolutamente contro il diaconato in sé, quanto invece contro una modalità operativa delle persone ordinate/diacono, le quali talvolta arrivano a pretendere troppo e strafanno. In secondo luogo è bene che si possa riflettere ulteriormente sulla realtà diaconale (messa attualmente tra parentesi e non a caso) e soprattutto sulla sua realizzazione visiva pastorale e storica. Troppo spesso ci si lascia andare a entusiasmi oltremodo tracimanti. In terzo luogo i suggerimenti venutimi per telefono, mi spingono a sottolineare questo.
La persona ordinata diacono è opportuno che conosca bene gli ambiti precisi entro cui svolge la propria condizione di ordinato e di saperli apprezzare e osservare diligentemente. Inoltre è chiaro che, per avere persone/diacono capaci di osservare quello che compete al loro ministero, è doveroso che le stesse vengano preparate al loro ruolo, alla loro funzione, al contenuto specifico posseduto dal diaconato in sé. Questo è possibile se si predispone un percorso formativo chiaro e selettivo da parte degli incaricati.
Si richiede anche che la classe presbiterale, con cui il diacono facilmente collabora, si autoformi al valore e al significato del diaconato, accostandosi alle fonti antiche, al magistero, alla teologia dell'ordine rinnovata per le implicazioni teologiche a causa del ripristino autonomo del grado del diaconato.
Se per la riflessione teologica sostanzialmente niente è cambiato, quello che più manca nelle nostre menti presbiterali è la conoscenza della grande tradizione dei Padri della Chiesa che ancor oggi, soprattutto dopo il concilio Vaticano II, fanno scuola e ci insegnano la modalità e la prassi autentica del vivere in comunità credenti.
Inoltre, un'ultima parola sul ruolo di "presidenza" svolto o affidato talvolta al diacono. È opportuno che esso si svolga secondo le indicazioni date dalle serie di interventi più o meno autorevoli che suggeriscono un'attitudine diaconale liturgica, sì, ma con le dovute cautele.
Tutti i diaconi devono ricordarsi che la loro presidenza è per delega, non compete nativamente al sacramento del diaconato in sé, poiché esso è sorto, secondo la più bella e veneranda tradizione antica, per il servizio alle mense (da intendersi in senso lato) e per lasciare liberi i presbiteri e i vescovi per la predicazione e la preghiera. Non è forse un bell'impegno?
Certamente anche i diaconi possono predicare, ma sicuramente sono chiamati alla preghiera, alla meditazione, all'esercizio amorevole di un servizio non sempre considerato adeguatamente.
Don Walter Lazzarini - parroco»



venerdì 8 giugno 2012

Il dono più grande


Ss. Corpo e Sangue di Cristo (B)

Appunti per l'omelia

La Chiesa, nel celebrare la solennità del "Santissimo Corpo e Sangue di Cristo", vuol introdurci nel mistero immenso del dono che Gesù fa di se stesso. Durante la cena d'addio, nell'imminenza della sua morte, Egli ci fa partecipi del "segreto" più inaudito: lasciare in eredità ai suoi amici la propria persona. Nel contesto della Pasqua, preparata con ogni cura, compie dei gesti di assoluta novità, pronunciando alcune parole sul pane e sulla coppa di vino.
«Prendere, questo è il mio corpo». Gesù annuncia ciò che accadrà il giorno dopo: la sua morte. Non l'esecuzione di un assassino o di un innocente condannato dall'ingiustizia degli uomini, ma la morte accettata liberamente in perfetta ubbidienza alla volontà del Padre ed in piena solidarietà con gli uomini: una morte che è dono totale di sé nell'amore.
Questo è il mio corpo. Quel "corpo" che nel linguaggio della Bibbia significa la persona che si manifesta esteriormente ed entra in relazione con gli altri, col mondo. Gesù, nel segno del pane, dona la sua intera persona. L'Eucaristia infatti non è una "cosa sacra", ma il dono di una Persona! È la Persona di Gesù che dice a me che lo ricevo: questo pane che ti do da mangiare sono Io, proprio Io! Di fronte questo ineffabile gesto d'amore non basta riconoscere che il pane consacrato è la persona di Gesù, ma è Gesù nel suo offrirsi al Padre in sacrificio.

«Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti». Queste parole di Gesù richiamano quelle di Mosè, quando concluse l'alleanza sul Sinai (cf Es 24,3-8). Ma ora l'alleanza "nuova" viene stipulata, non col sangue di animali, ma col sangue di Cristo, il quale "con uno spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio" (Eb 9, 14).
Il sangue Mosè l'aveva versato parte sull'altare, che rappresenta Dio, e con l'altra parte aveva asperso il popolo per indicare che Dio e Israele erano diventati "consanguinei": una medesima vita (di cui il sangue ne era il simbolo) univa Dio e il suo popolo. Ora invece Cristo vuole che i suoi bevano il suo sangue (cosa inaudita per un giudeo bere il sangue!) per una assimilazione maggiore: un'alleanza stipulata nell'interno dell'uomo.

Ora, fare esperienza di questo "corpo donato" e di questo "sangue versato", è entrare in comunione con Dio, è fare esperienza della vera libertà, è diventare noi stessi, con Gesù che si offre, l'unica offerta del Figlio al Padre. Ricevendo il cibo eucaristico noi realizziamo una comunione con Gesù, con Dio e tra di noi, che non è descrivibile con parole umane. È la vita del Signore risorto che viene travasata in noi, è il suo Spirito che ci viene comunicato, è la vita della Trinità che tutti ci avvolge, è venir trasformati, come dice san Leone Magno, in ciò che riceviamo. San Tommaso inoltre ci rammenta che "l'effetto proprio di questo Sacramento è la trasformazione dell'uomo in Cristo".

Esiste dono più grande? Come è possibile allora mancare all'appuntamento domenicale, deludendo Colui che con immenso amore si offre come Dono? È deludere, non solo Gesù, ma è fare torto alla famiglia ecclesiale in seno alla quale questo dono viene offerto; è fare torto a se stessi; è rifiutare l'autentica esperienza di incontro con Dio e con i fratelli. Ma se è importante partecipare alla Messa, è molto più importante quando si esce dalla Messa: anche se soltanto sfiorati dall'Incontro oppure cambiati nel profondo siamo pronti, col cuore colmo di gratitudine e di gioia, ad amare e testimoniare il Risorto; ad essere noi stessi, a nostra volta, dono per gli altri, nella condivisione delle loro sofferenze e delle loro gioie, a perpetuare il dono dell'Eucaristia in una continua donazione di amore.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Prese il pane, lo spezzò e lo diede loro (Mc 14,22)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi



martedì 5 giugno 2012

La diaconia cristiana [18]



Vi segnalo la diciottesima puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.


L'argomento di questa puntata riprende quello precedente riguardante la "diaconia dei laici", e cioè la diaconia del lavoro, dove il lavoro stesso deve poter recuperare l'impronta iniziale impressa dal Creatore, quell'impronta poi compromessa dal peccato.
Cerco di darne una breve sintesi.
Far emergere la dimensione "di servizio" insita nell'attività umana, significa far lievitare dal di dentro dell'animo umano quella scintilla rinnovatrice che Cristo ha portato con la sua venuta.
La situazione attuale è – lo sappiamo – sconcertante per la precarietà delle persone che hanno perso il lavoro o per quelle che non riescono ad averne uno, come i giovani.
È lecito allora chiedersi: Che fare oggi? Ma ad una azione concreta, normativa, che noi sentiamo urgente, deve precedere una visione antropologica del lavoro che sappia ispirare le scelte da compiere. È l'evento "Cristo" che ci dà la possibilità "profetica" per una crescita anche operativa.
Nella visione cristiana il lavoro svolge una funzione "cosmica"; è una "diaconia cosmica": Dio affida all'uomo la cura del creato, che poi, a causa del peccato, questa cura diventa "fatica", "sudore della fronte". La fatica infatti è una dimensione ben nota a chi lavora e che può sperimentare "vana", se il lavoro viene a mancare.
Dio, leggiamo nella Scrittura, condanna l'idolatria, perché frutto delle "mani dell'uomo". L'uomo fabbrica con le sue mani quelli che vengono chiamati "dei". Il lavoro (opera delle mani dell'uomo) diventa allora idolatria se perde di vista la sua possibilità di "servizio" e non porta a compimento l'opera creatrice di Dio.
C'è un "fare" di Dio, un lavoro di Dio, il cui vertice è l'uomo chiamato a questa opera, a rendere attiva l'opera di Dio.
Quando l'uomo si allontana da questo progetto originale, succede come nell'icona della Torre di Babele. In quella occasione c'è stato un fare, un costruire con le proprie mani, ma non secondo il progetto di Dio. La conseguenza: il lavoro diventa idolatria, acquista una valenza imperialistica, perde la sua dimensione di "servizio". È un progetto senza Dio!
Da qui la necessità di recuperare la dimensione teologica del lavoro, soprattutto nella situazione attuale, dove, se il fondamento è solo economico (lo spread che tutto determina), si rischia di impoverire il lavoro stesso: è un fare esteriore, sterile, ripetitivo e stancante…, logorante.
Invece, tutta la grandezza del lavoro sta dentro l'uomo. Se nasce dal cuore dell'uomo, allora il lavoro manifesta veramente la sua grandezza e la stessa grandezza dell'uomo.

Buon ascolto!


Ecco il link su youtube della puntata odierna:
http://www.youtube.com/watch?v=rb-Ul1PjnkM

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto
La diaconia cristiana 8a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8
La diaconia cristiana 9a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Yrzu3Hu6TKA
La diaconia cristiana 10a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Sck94yrqjiY
La diaconia cristiana 11a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=O057DbWneec
La diaconia cristiana 12a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=5EDGi1sj0Jk
La diaconia cristiana 13a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=wYj9HSHgjeY
La diaconia cristiana 14a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Jv-auBGb2CQ
La diaconia cristiana 15a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=WljjPI41AJM
La diaconia cristiana 16a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=lYEJimulS1E
La diaconia cristiana 17a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=OJ-lZ9Z1AG0
La diaconia cristiana – intervista testimonianza sul diaconato: http://www.youtube.com/watch?v=ogJNZ8ABq0Y


La rubrica è in onda il giovedì dopo la preghiera dei Vespri, ore 19.20 circa.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(http://www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
http://www.teleradiopadrepio.it

domenica 3 giugno 2012

Il diacono animatore del servizio



Per concessione dell'Autore, ho riportato nel mio sito di testi e documenti l'Elaborato dell'amico diacono Mario Gaigher, della diocesi di Albano Laziale (RM), dal titolo Il diacono animatore del servizio alla luce del motu proprio "Omnium in mentem".

Argomento di attualità, di cui ho già parlato in questo blog, ed interessante per i riferimenti al Codice di Diritto Canonico, per l'approfondimento sull'argomento della sacramentalità del diaconato, per le conseguenze pratiche del diaconato come ministero di servizio, per gli aspetti specifici relativi al diacono ed alla sua spiritualità.
Interessante poi il raffronto fra diaconato "transeunte" e diaconato "permanete".
È importante sottolineare alla fine che «per caratterizzare il diaconato, si deve considerare l'aspetto dell'essere stesso del diacono e non l'aspetto del fare. Ciò che essi sono costituisce l'originalità di ciò che fanno».
(Vai al testo della Tesi…)



venerdì 1 giugno 2012

Nati dal cuore di Dio



Santissima Trinità (B)

Appunti per l'omelia

La solennità della Santissima Trinità ci introduce nel mistero di Dio che si rivela all'uomo nella unità della sua natura e nella distinzione delle persone divine: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.
Dio, che in Gesù si è fatto uno di noi, ha portato la nostra umanità nel seno della Trinità: non saremo più soli, anzi la Trinità è "Dio con noi" per tutto il tempo della storia che rimane. Gesù, infatti, prima di salire al Cielo, promette ai discepoli di rimanere sempre con loro: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Il mistero del Dio unico in tre Persone è il principio e il fondamento della nostra fede, la sorgente da cui deriva tutta la realtà creata. Tutto è "uscito" da Dio e tutto ha in sé l'impronta di Dio.
Molto spesso, di fronte alla grandezza del mistero, releghiamo la realtà di Dio in un qualcosa di incomprensibile e "misterioso", dando a questo termine il significato improprio e riduttivo di "inspiegabile" e "arcano". Ma il discepolo, che ha fatto esperienza dell'amore di Dio, sa cogliere la "novità" che Gesù è venuto a donarci: in tutta la creazione, e soprattutto nell'Uomo, noi scopriamo l'impronta dell'uni-trinità di Dio. Nel Dio uno e trino scopriamo la ricchezza della diversità, il dono della reciprocità, la forza della relazionalità insita nella natura creata, uscita dal cuore di Dio.
Non si può andare al Padre, ci ricorda Gesù, se non attraverso di Lui; e non si può riconoscerlo nella verità se non nello Spirito. "Tutto" Dio è coinvolto, sempre!
Nella promessa di Gesù di rimanere sempre con noi, è implicita questa nostra "inabitazione" nel mistero della Trinità. Ed è ancora più significativo l'imperativo di "Andare e fare discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", anzi, "andando, fate discepoli". Lungi da un immobilismo che aspetta soltanto, è il mettersi in movimento verso gli uomini, candidati tutti a diventare discepoli di Gesù. Non una "statica" testimonianza di Dio, ma un "dinamismo" essere di Dio: non semplicemente offrire un messaggio, anche originale e stupendo, ma mettere in relazione personale con Gesù. È un agire secondo la natura di Dio! Anzi, il battesimo di cui parla Gesù è un essere "immersi" nella Trinità, in questo "oceano di pace", in questo incandescente vortice di amore, in questa "famiglia" divina. È coltivare il legame più stretto con ognuno dei Tre, è relazionarci tra noi col medesimo stile e pienezza d'amore con cui Essi si incontrano e si abbracciano.
Solo nell'amore, nel nostro essere gli uni per gli altri sull'esempio di Gesù in un continuo "dare la vita", noi possiamo cogliere nel profondo il mistero di Dio e, nel contempo, capire la nostra vera natura, quella natura che è nata dal cuore di Dio e ne porta l'impronta.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono con voi tutti i giorni(Mt 28,20) (Mt 28,20)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi