martedì 24 aprile 2012

Diaconia della marginalità, diaconia della pace(1)


Del numero 172 della Rivista Il Diaconato in Italia (Diaconia della marginalità, diaconia della pace) ho riportato, nel mio sito di testi e documenti, alcuni articoli di particolare attualità:






Coniugare pace e solidarietà (Editoriale)
di Giuseppe Bellia

Coniugare solidarietà e pace è diventato di questi tempi, anche per l'esperienza diaconale, un binomio arido e impraticabile e il lettore attento nelle pagine di questo numero ne può avvertire il peso. Eppure, intuitivamente, per un cristiano mettere insieme la testimonianza della compassione istintiva verso il prossimo con il bisogno e la speranza di un vivere non conflittuale e sereno si presenta come un'impresa agevole oltre che coerente con il proprio credo religioso. Su questo argomento ci si aspetterebbe una riflessione pastoralmente e teologicamente matura, avvincente e un'informazione ecclesiale conseguente in ambito cristiano e invece, al di là dei buoni propositi, si assiste alla ripetizione di abusate formule consolatorie che non ispirano nessuno e disorientano non pochi. Si può constatare dal disinteresse e dal mutismo che accompagna tutti i documenti di carattere sociale prodotti dall'episcopato, compreso l'ultimo "Per un paese solidale". […] Leggi tutto…


«Poveri di diritti» (Analisi)
di Enzo Petrolino

XI Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia
La Chiesa di fronte alla povertà
Le nuove povertà

Credo che scorrere il rapporto annuale su povertà ed esclusione in Italia, testo elaborato dalla Fondazione Zancan e da Caritas italiana, può sicuramente aiutare i diaconi nel loro ministero a capire meglio i "diritti" fondamentali di chi vive nella marginalità ed il ruolo che la Chiesa svolge di fronte alle "nuove" povertà. Una tale lettura ci spinge anche a leggere in questo tempo il messianismo di Gesù non come l'avvento glorioso del Regno che cancella la povertà della condizione umana (Gesù ci ha detto «i poveri li avrete sempre con voi» (Gv 12,8), ma l'assunzione di questa povertà: il Dio dei poveri diventa in Lui il Dio fatto povero. […]
[… e in conclusione] «La carità richiede apertura della mente, sguardo ampio, intuizione e previsione, un "cuore che vede". Rispondere ai bisogni significa non solo dare il pane all'affamato, ma anche lasciarsi interpellare dalle cause per cui è affamato, con lo sguardo di Gesù che sapeva vedere la realtà profonda delle persone che gli si accostavano. È in questa prospettiva che l'oggi interpella il vostro modo di essere animatori e operatori di carità» [Benedetto XVII]. […]
Una parola che i diaconi (e non solo) non devono mai dimenticare è profezia, nel senso etimologico di essere portatori di una Parola che non è nostra, e che proprio perché tale non possiamo imporre, ma solo proporre. Essa non va dimostrata, ma solo indicata. Certo, senso profetico significa anche senso critico, denuncia, vigilanza e prospettiva di quella "riserva escatologica" che ci fa essere nel mondo senza essere del mondo; ma non dobbiamo dimenticare che agli oracoli di giudizio, nei profeti dell'antica alleanza, si accompagnano sempre oracoli di salvezza, di simpatia, di speranza. Anche il Figlio dell'uomo non è venuto a giudicare il mondo, ma a salvarlo. Lui appunto, non noi, che, quando abbiamo fatto tutto quanto ci è richiesto, in termini di fedeltà e di dedizione, dobbiamo continuare a considerarci "servi inutili". Il diacono è profezia di Cristo servo. […] Leggi tutto…



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