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venerdì 30 giugno 2017

Due estremi: la croce e un bicchiere d'acqua fresca:
 Una vita si perde, donandola


13a domenica del Tempo ordinario (A)
2Re 4,8-11.14-16a • Salmo 88 • Romani 6,3-4.8-11 • Matteo 10,37-42
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Chi ama padre o madre, figlio o figlia più di me non è degno di me
Ma allora chi potrà mai essere degno di te, Signore? Queste sono le persone più care, indispensabili a vivere, a diventare adulti. E la tua pretesa, altissima, che cosa vuole di me?
Il Signore non instaura una competizione nel cuore, una gara di emozioni, da cui sa che non uscirebbe vincitore, se non presso pochi eroi o santi o profeti dal cuore in fiamme. E tuttavia anche già per unirsi a colei che ama l'uomo lascerà il padre e la madre! Perché il mondo non coincide con il cerchio della famiglia. Né la buona novella, né la croce, non la vita eterna e neppure una storia di giustizia e di pace e di solidarietà, si spiegano o si costruiscono interessandosi solo della propria famiglia. Bisogna saper accogliere altri nel cerchio del sangue, accogliere genera vita e futuro, spezza l'eterna ripetizione di ciò che è già stato.
E risuona l'eco delle parole di Gesù dodicenne: "Non sapevate che devo interessarmi delle cose del Padre mio?".

Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà…
Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà. Perdere la vita, non significa farsi uccidere: una vita si perde come si perde un tesoro, donandola. Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri. Gesù parla di una causa per cui vivere, che vale più della stessa vita. Come ha fatto Lui, che ha perduto la sua vita per la causa dell'uomo e l'ha ritrovata.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca…
A noi, spaventati dall'impegno di dare la vita e di avere una causa che valga più di noi stessi, Gesù aggiunge una frase dolcissima: chi avrà dato anche solo un bicchiere d'acqua fresca non perderà il premio. La croce e un bicchiere d'acqua, il dare tutta la vita e il dare quasi niente, sono i due estremi di uno stesso movimento. Un gesto che anche l'ultimo degli uomini può compiere; però un gesto vivo, significato da quell'aggettivo così evangelico: fresca. Acqua fresca deve essere, vale a dire procurata con cura, l'acqua migliore che hai, quasi un'acqua affettuosa...

Dare la vita, dare un bicchiere d'acqua fresca: stupenda pedagogia di Cristo. Non c'è nulla di troppo piccolo per il Vangelo, perché nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cielo. Perché l'uomo guarda le apparenze, Dio guarda il cuore. E tutto il Vangelo può essere in un bicchiere d'acqua fresca.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Chi accoglie voi accoglie me (Mt 10,40)
(vai al testo…)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 5.2017)
  di Enzo Bianchi

venerdì 23 giugno 2017

Non abbiate paura… Voi valete di più!


12a domenica del Tempo ordinario (A)
Geremia 20,10-13 • Salmo 68 • Romani 5,12-15 • Matteo 10,26-33
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Appunti per l'omelia

Non abbiate paura…
Non abbiate paura degli uomini… Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima… Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Io valgo per Dio! Lui per me fa ciò che nessuno ha fatto, ciò che nessuno farà: conta persino tutti i capelli in capo e mi prepara un nido nelle sue mani. Egli ha cura di te, di me, di ogni fibra del corpo, di ogni cellula del cuore: innamorato di ogni dettaglio.

Nemmeno un passero cadrà a terra senza il volere del Padre vostro
Eppure i passeri continuano a cadere, gli innocenti a morire, i bambini ad essere venduti… Perché?
Ma il Vangelo letteralmente dice che nulla accade senza il Padre. Assicura che neppure un passero cadrà a terra senza che Dio ne sia coinvolto, che nessuno cadrà fuori dalle mani di Dio, lontano dalla sua presenza. Dio sarà lì.
Non certo come dive il proverbio: non si muove foglia che Dio non voglia. Molte cose, infatti, troppe accadono nel mondo contro il volere di Dio. Ogni odio, ogni guerra, ogni violenza accade contro la volontà del Padre, e tuttavia nulla avviene senza che Dio ne sia coinvolto, nessuno muore senza che Lui non ne patisca l'agonia, nessuno è rifiutato senza che non lo sia anche lui, nessuno è crocifisso senza che Cristo non sia ancora crocifisso.

Quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo sulle terrazze
Annunciatelo sul posto di lavoro, nella scuola, negli incontri di ogni giorno annunciate che Dio si prende cura di ognuno dei suoi figli, che nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cuore di Dio.
Dobbiamo temere piuttosto chi ha il potere di far perire l'anima. L'anima è vulnerabile, l'anima è una fiamma che può languire: muore di superficialità, di indifferenza, di disamore, di ipocrisia. Muore quando ti lasci corrompere, quando disanimi gli altri e togli loro coraggio, quando lavori a demolire, a calunniare, a deridere gli ideali, a diffondere la paura.

Per tre volte Gesù ci rassicura: Non abbiate paura! Voi valete!
Sì, per Dio io valgo. Valgo di più, di più di molti passeri, di più di tutti i fiori del campo, di più di quanto osavo sperare. E se una vita vale poco, niente comunque vale quanto una vita.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non abbiate paura (Mt 10,31)
(vai al testo…)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 5.2017)
  di Enzo Bianchi

mercoledì 21 giugno 2017

Dio ama chi dona con gioia


21 giugno – San Luigi Gonzaga

Ricordando il santo di oggi, San Luigi Gonzaga (di cui porto il nome), la liturgia odierna (mercoledì della 11a settimana del T.O., a.d.) propone il brano di 2Cor 9,6-11.
"Dio ama chi dona con gioia!".
"Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza, né per forza".
San Luigi ha dato la sua vita "con gioia"! Ha lasciato, "non con tristezza, né per forza", ma liberamente, tutti i suoi beni, l'eredità, gli agi e le ambizioni di corte, rinunciando al principato in favore del fratello…
San Luigi è per me un esempio fermo di generosità nel mio servizio diaconale ai poveri e agli ultimi, nel segno di una gratuità cha ha la sua radice nel Cuore di Dio.
E chiedo al mio santo protettore di aiutarmi a rendere il mio cuore sempre gioiosamente aperto a quanti il Signore mette quotidianamente sulla mia strada, per poter "moltiplicare e far crescere i frutti della giustizia", in un perenne "inno di ringraziamento a Dio".
… nella gioia di poter dire ogni giorno il mio «Sì»!

(Immagine: "S. Luigi Gonzaga" - particolare, sec. XIX, olio su tela, G. Caliari, chiesa parrocchiale di Palazzolo di Sona (VR)

Altri post "San Luigi Gonzaga"…

venerdì 16 giugno 2017

Il Pane che ci fa "uno" con Dio


Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (A)
Deuteronomio 8,2-3.14b-16a • Salmo 147 • 1 Corinzi 10,16-17 - Giovanni 6,51-58
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Io sono il pane vivo disceso dal cielo
Io sono il pane vivo: Gesù è stato geniale a scegliere il simbolo del pane. Il pane è una realtà santa perché fa vivere, e che l'uomo viva è la prima legge di Dio e nostra.
Il pane mostra come la vita dell'uomo è indissolubilmente legata ad un po' di materia, dipende sempre da un poco di pane, di acqua, di aria, cose semplici che confinano con il mistero e il sublime.
Le cose semplici sono le più divine: questo è proprio il genio del cristianesimo. In esso Dio e uomo non si oppongono più, materia e spirito si abbracciano e sconfinano l'uno nell'altro. È come se il movimento dell'incarnazione continuasse ogni giorno. Non dobbiamo disprezzare mai la terra, la materialità, perché in esse scende una vocazione divina: assicurare la vita, il dono più prezioso di Dio.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno…
Una parola scorre sotto tutte le parole di Gesù nel Vangelo di oggi, e forma la nervatura del suo discorso: la parola «vita». Che hai a che fare con me, o Pane di Cristo? La risposta è una pretesa perfino eccessiva, perfino sconcertante, e tanto semplice: «ti faccio vivere».
Gesù è nella vita datore di vita, come lo è il pane. Il convincimento assoluto di Gesù è quello di poter offrire qualcosa che noi prima non avevamo: un incremento, una intensificazione di vita per tutti coloro che fanno di lui il loro pane quotidiano. Cristo diventa mio pane quando prendo la sua vita come misura, energia, lievito della mia umanità. Mangiare e bere la vita di Cristo è un evento che non si limita alle celebrazioni liturgiche, ma che si moltiplica dentro il vivere quotidiano. Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con tenerezza di me stesso, degli altri e del creato. Quando cerco di fare mio il segreto di Cristo, allora trovo il segreto della vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui
La parola determinante: io in lui, lui in me. Questa è tutta la ricchezza del mistero: Cristo in noi! La ricchezza del mistero della fede è di una semplicità abbagliante: Cristo che vive in me, io che vivo in Lui. Evento d'Incarnazione che continua: il Verbo di Dio che ha preso carne nel grembo di Maria, continua ostinato e infaticabile a incarnarsi in noi, ci fa tutti gravidi di Vangelo, incinti di luce.
Dio in me: il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola, un'unica vocazione: diventare, nella vita, pezzo di pane buono per le persone che amo.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono il pane vivo (Gv 6,51)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (Gv 6,51) - (22/06/2014)
(vai al testo…)
 Benché molti, siamo un corpo solo, poiché partecipiamo all'unico pane (1Cor 10,17) - (26/06/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Quel Cibo che ci dà la Vita (20/06/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 5.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione da La Domenica, 07/06/2015)


mercoledì 14 giugno 2017

Spiritualità di comunione


Leggo dal Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, al n. 46: «L'Ordine sacro conferisce al diacono, mediante gli specifici doni sacramentali, una speciale partecipazione alla consacrazione e missione di Colui che si è fatto servo del Padre nella redenzione dell'uomo e lo inserisce, in modo nuovo e specifico, nel mistero di Cristo, della Chiesa e della salvezza di tutti gli uomini. Per questo motivo, la vita spirituale del diacono deve approfondire e sviluppare questa triplice relazione, nella linea di una spiritualità comunitaria in cui si tenda a testimoniare la natura comunionale della Chiesa».

Una spiritualità di comunione, quindi. Una spiritualità personale e comunitaria allo stesso tempo, in cui si coglie nel profondo che l'esercizio della carità, nel servizio a cui si è chiamati, deve portare necessariamente all'unità; perché anche dare le nostre sostanze ai poveri, senza la carità (che è la comunione trinitaria che ci è partecipata in dono) non mi gioverebbe a nulla e saremmo come bronzi risuonanti, come ammonisce san Paolo (cf 1Cor 13,1 ss).

Lo ha ribadito anche il papa Giovanni Paolo II nel suo discorso ad un gruppo di Vescovi amici del Movimento dei Focolari, il 16 febbraio 1995, dove ha detto, tra l'altro: «Una spiritualità comunitaria o collettiva… La Chiesa, icona della Santissima Trinità, è mistero di comunione e sacramento di unità (cf LG, 1). La comunione tra i suoi membri è il primario e principale segno che essa offre perché il mondo possa credere in Cristo (cf Gv 17, 21). Essere uno in Cristo è, per così dire, la prima e permanente forma di evangelizzazione attuata dalla Comunità cristiana.
Il nostro tempo esige una nuova evangelizzazione. Richiede quindi con particolare intensità ed urgenza di rispondere a questa originaria vocazione personale ed ecclesiale: formare, in Cristo, "un cuore solo e un'anima sola" (At 4, 32). Un rinnovato annuncio del Vangelo non può essere coerente ed efficace, se non è accompagnato da una robusta spiritualità di comunione, coltivata nella preghiera, nell'impegno ascetico e nel tessuto delle relazioni quotidiane».

E nel Direttorio si legge pure, al n. 55: «Il diacono ricordi che la diaconia della carità conduce necessariamente a promuovere la comunione all'interno della Chiesa particolare. La carità è, infatti, l'anima della comunione ecclesiale».

(Quadro di Gabriele Marsili: Cielo e terra)

lunedì 12 giugno 2017

Comunità che siano sempre più famiglia


Papa Francesco, all'Angelus della domenica della Santissima Trinità del 31 maggio del 2015, ha detto, tra l'altro: «Ci è affidato il compito di edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere lo splendore della Trinità e di evangelizzare non solo con le parole, ma con la forza dell'amore di Dio che abita in noi».

Chiara Amirante (fondatrice della Comunità Nuovi Orizzonti) ci ha provato…

«Volevo essere una risposta di amore al Suo amore pazzesco donatoci sulla Croce. Quando ho iniziato a percorrere i "deserti" della nostra splendida Roma e ad entrare in punta di piedi nelle dolorosissime storie del popolo della notte, non immaginavo davvero di incontrare un popolo così sterminato di disperati, di persone sole, di emarginati, di mendicanti di amore, sfregiati nella profondità del cuore dall'indifferenza, dall'abbandono, dalla violenza, vittime dei terribili tentacoli di piovre infernali.
Quanti fratelli disperati con le lacrime agli occhi mi hanno abbracciato chiedendomi: "Ti prego, Chiara, portami via da questo inferno!". Mi sentivo troppo piccola, fragile, impotente dinanzi al grido lancinante del popolo della notte … Poi un raggio di luce, una certezza: l'Amore è più forte, l'amore vince. L'Amore fa miracoli perché Dio è Amore!
Mi è venuta così l'idea di una comunità di accoglienza dove proporre un cammino di conoscenza di sé, di guarigione del cuore e di rigenerazione psico-spirituale. La risposta dei ragazzi accolti è stata fin dal primo momento davvero sorprendente ed entusiasmante».

In breve tempo la comunità si trasforma in una vera e propria "fabbrica dell'amore", un colosso della solidarietà e dell'accoglienza. Infatti, gli stessi ragazzi accolti, dopo un periodo trascorso in Comunità, sentono l'urgenza di impegnarsi in azioni di solidarietà verso chi è in grave difficoltà.
Chiara, nella Pasqua del 2006, lancia una nuova proposta: i Cavalieri della Luce. In pochi anni più di 500.000 persone aderiscono a questo impegno: provare a vivere il Vangelo alla lettera per rinnovare il mondo con la rivoluzione dell'Amore!

domenica 11 giugno 2017

Confidare in Dio… Sentirsi guardati e amati da Lui


Domenica della Santissima Trinità

«[…] Pur sapendo che Dio è Amore, spesso viviamo come fossimo soli su questa terra, come se non esistesse un Padre che ci ama e ci segue; che conosce tutto di noi – conta persino i capelli del nostro capo! -; che tutto fa concorrere al nostro bene: ciò che di buono facciamo e le prove che passiamo. Dovremmo poter ripetere come nostre le parole dell'evangelista Giovanni: …e noi abbiamo creduto all'amore. Credere, infatti, è sentirsi guardati e amati da Dio, è sapere che ogni nostra preghiera, ogni parola, ogni mossa, ogni avvenimento triste o gioioso o indifferente, ogni malattia, tutto, tutto, tutto, dalle cose che noi diciamo importanti alle minime azioni o pensieri o sentimenti, tutto è guardato da Dio. E se Dio è Amore, la fiducia completa in lui non ne è che la logica conseguenza. Possiamo avere allora quella confidenza che porta a parlare spesso con lui, a esporgli le nostre cose, i nostri propositi, i nostri progetti. Ognuno di noi può abbandonarsi al suo amore, sicuro di essere compreso, confortato, aiutato. […]
Se crediamo, e crediamo in un Dio che ci ama, ogni impossibilità può infrangersi. Possiamo credere che si sradicheranno l'indifferenza e l'egoismo che spesso ci circondano e che albergano anche nel nostro cuore; che si risolveranno situazioni di disunità in famiglia; che il nostro mondo si avvierà verso l'unità fra le generazioni, fra le categorie sociali, fra i cristiani divisi da secoli; che sboccerà la fraternità universale fra i fedeli di religioni diverse, tra le razze e tra i popoli… Possiamo credere anche che questa nostra umanità arriverà a vivere in pace. Sì, tutto è possibile, se permettiamo a Dio di agire; a lui, l'Onnipotente, niente è impossibile. […]
"Signore, fammi rimanere nel tuo amore. Fa' che mai un attimo io viva senza che senta, che avverta, che sappia per fede, o anche per esperienza, che tu mi ami, che tu ci ami".
… Amando, la nostra fede diventerà adamantina, saldissima. Non soltanto crederemo all'amore di Dio, ma lo sentiremo in maniera tangibile nel nostro animo, e vedremo compiersi miracoli attorno a noi. […]».

Chiara Lubich

(Fonte: Città Nuova, n. 18/2004)

Vedi anche: Il Cielo dentro di noi!