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sabato 4 marzo 2017

Quaresima 2017:
 La Parola è un dono. L'altro è un dono [2]


Riprendo il Messaggio di papa Francesco per la Quaresima di quest'anno per poter mettere a fuoco meglio il mio cammino di totale adesione alla sequela di Gesù.

Paradigma di questo cammino quaresimale è - scrive il Papa - la «parabola dell'uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31)», «pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione».
Nell'immaginare la scena del povero Lazzaro vedo scorrere davanti agli occhi e alla mente una folla senza numero di poveri e derelitti. Non mi appare una folla anonima, bensì carica di volti che esprimono ciascuno la loro condizione di emarginazione. Lazzaro è figura di ciascun povero che abita la terra e che mi passa accanto: immagine dell'«uomo degradato e umiliato», che «si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle».
Quel povero, quei poveri, non sono esseri anonimi, ma persone con un nome preciso, con «una storia personale»; hanno un nome, «nome carico di promesse: Lazzaro, che alla lettera significa "Dio aiuta"».
Il "Lazzaro" che incontro è sempre, al di là di ogni disgustosa apparenza, il "Dio che aiuta", presenza di Dio che interviene nella storia personale di ciascuno (mia e sua, del povero). Porta con sé la familiarità di Dio: il Figlio di Dio che si è fatto povero con noi e per noi. Ha un qual ché di «familiare, diventa un volto; e, come tale, un dono, una ricchezza inestimabile, un essere voluto, amato, ricordato da Dio, anche se la sua concreta condizione è quella di un rifiuto umano».
«L'altro è un dono!». Nella mia vita di ogni giorno (posso dire sempre) sono circondato da "doni", sono coinvolto totalmente nell'incontro con Colui che è il Dono per eccellenza: Gesù; Dono del Padre, che ogni giorno si presenta a me nel volto di tanti Lazzaro che incontro e che poi ritrovo nell'intimità dell'Eucaristia, dove tutti sono "presenti" e condotti all'UNO.

venerdì 3 marzo 2017

Tentati, come Cristo; ma pronti a servire come angeli


1a domenica di Quaresima (A)
Genesi 2,7-9;3,1-7 • Salmo 50 • Romani 5,12-19 • Matteo 4,1-11
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo
Il racconto delle tentazioni ci chiama al lavoro mai finito di mettere ordine nelle nostre scelte, a scegliere come vivere. Le tentazioni di Gesù sono anche le nostre: investono l'intero mondo delle relazioni quotidiane.
La prima tentazione concerne il rapporto con noi stessi e con le cose, nell'illusione che i beni riempiano la vita.
La seconda è una sfida aperta alla nostra relazione con Dio, a un Dio magico a nostro servizio.
La terza infine riguarda la relazione con gli altri, nella fame di potere, nell'amore per la forza.

Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane
Il pane è un bene, un valore indubitabile, ma Gesù rimanda a qualcosa di più, ad una visione ben più ampia di vita: «Non di solo pane vivrà l'uomo». Il pane è buono ma più buona è la parola di Dio, il pane dà vita ma più vita viene dalla bocca di Dio. L'uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Parola di Dio è il Vangelo, ma anche l'intero creato. Se l'uomo vive di ciò che viene da Dio, io vivo della luce, del cosmo, ma anche dell'amico, dell'amore, del fratello che è parola pronunciata dalla bocca di Dio per me.

Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù… gli angeli ti porteranno nelle loro mani
La seconda tentazione è una sfida aperta a Dio. «Buttati e credi in un miracolo». Quello che sembrerebbe il più alto atto di fede - gettati con fiducia! - ne è, invece, la caricatura, pura ricerca del proprio vantaggio.
Gesù ci mette in guardia dal volere un Dio magico a nostra disposizione, dal cercare non Dio ma i suoi benefici, non il Donatore ma i suoi doni.
«Non metterai alla prova il tuo Dio»: io so che sarà con me, ma come lui vorrà, non come io vorrei. Forse non mi darà tutto ciò che chiedo, eppure avrò tutto ciò che mi serve, tutto ciò di cui ho bisogno.

Ti darò tutti i regni del mondo e la loro gloria, se mi adorerai…
Nella terza tentazione il diavolo alza ancora la posta: adorami e ti darò tutto il potere del mondo. Il diavolo fa un mercato, esattamente il contrario di Dio, che non fa mai mercato dei suoi doni.
È come se dicesse: Gesù, vuoi cambiare il corso della storia con la croce? non funzionerà. Il mondo è già tutto una selva di croci. Cosa se ne fa di un crocifisso in più? Il mondo ha dei problemi, tu devi risolverli. Prendi il potere, occupa i posti chiave, cambia le leggi. Così risolverai i problemi: con rapporti di forza e d'inganno, non con l'amore.
Vàttene, satana! Sta scritto: Il Signore, tuo Dio, adorerai; a lui solo renderai culto. Allora il diavolo lo lasciò.

Ed ecco angeli si avvicinarono e lo servivano
Avvicinarsi e servire, verbi da angeli. Se in questa Quaresima ognuno di noi volesse avvicinarsi e prendersi cura di una persona che ha bisogno, perché malata o sola o povera, regalando un po' di tempo e un po' di cuore, allora per lei sarebbe come se si avvicinasse un angelo, come se fiorissero angeli nel nostro deserto.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato (Mt 4,1)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Non di solo pane vivrà l'uomo (Mt 4,4) - (9/03/2014)
(vai al testo…)
 Non di solo pane vivrà l'uomo (Mt 4,4) - (13/03/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia (Anno A):
  Il riscatto dalla nostra fragilità (7/03/2014)

Ed anche i post Appunti per l'omelia degli altri Anni:
  La vera forza viene dalla fiducia in Dio (12/02/2016 [C])
  Convertirsi, guardare nella direzione del Vangelo (20/02/2015 [B])
  Un profondo atto di fede (15/02/2013 [C])
  Credere nel Vangelo, la novità di Dio! (24/02/2012 [B])

Commenti alla Parola:
Anno A
  di Cettina Militello (VP 2.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
  di Enzo Bianchi

Altri Anni
  di Luigi Vari (VP 2015 [B])
  di Marinella Perroni (VP 2012 [B])
  di Claudio Arletti (VP 2009 [B])
  di Luigi Vari (VP 2016 [C])
  di Marinella Perroni (VP 2013 [C])
  di Claudio Arletti (VP 2010 [C])
  di Enzo Bianchi [B]
  di Enzo Bianchi [C]

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 2 marzo 2017

Quaresima 2017:
 La Parola è un dono. L'altro è un dono [1]


Sto meditando il Messaggio di papa Francesco per la Quaresima di quest'anno per poter mettere a fuoco meglio il mio cammino di totale adesione alla sequela di Gesù.
«La Quaresima - scrive il Papa - è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte».
Le condizioni per seguire Gesù sono chiare: "Rinnegare se stessi e portare ogni giorno la propria croce" (cf Lc 9,23). È un «tornare a Dio "con tutto il cuore" (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell'amicizia con il Signore».
La Quaresima: un tempo prezioso per intensificare il rapporto personale con Gesù, per entrare sempre di più, con l'aiuto dello Spirito, in una maggiore unione con Dio. Abbandono totale e fiducia incondizionata: «Gesù è l'amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono».
Sì, «intensificare la vita dello spirito»! Ma per poter portare frutti con i mezzi «che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l'elemosina», occorre mettere «alla base di tutto la Parola di Dio», da «ascoltare e meditare con maggiore assiduità» per poter essere nella vita concreta, quotidiana, un vero servizio a Dio e ai fratelli.
Essere Parola di Dio viva!


mercoledì 1 marzo 2017

Lasciarsi riconciliare con Dio


Parola di vita – Marzo 2017
(Clicca qui per il Video del Commento)

«... lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20)

In tante parti del pianeta, ci sono guerre sanguinose e che sembrano interminabili, e che coinvolgono le famiglie, le tribù e i popoli. Gloria, vent'anni, racconta: "Abbiamo avuto notizia che un villaggio era stato bruciato e molti erano rimasti senza più nulla. Con i miei amici ho iniziato una raccolta di cose utili: materassi, vestiti, alimenti; partiamo e dopo otto ore di viaggio incontriamo le persone nella desolazione. Ascoltiamo i loro racconti, asciughiamo lacrime, abbracciamo, confortiamo… Una famiglia ci confida: "La nostra bambina era nella casa che ci hanno bruciato e ci è sembrato di morire con lei. Ora nel vostro amore troviamo la forza di perdonare gli uomini che ne sono stati la causa!".

Anche l'apostolo Paolo ha fatto un'esperienza: proprio lui, il persecutore dei cristiani [1], ha incontrato sul suo cammino, in modo totalmente inaspettato, l'amore gratuito di Dio, che poi lo ha inviato come ambasciatore di riconciliazione in suo nome [2].

E' diventato così testimone appassionato e credibile del mistero di Gesù morto e risorto, che ha riconciliato a sé il mondo perché tutti potessero conoscere e sperimentare la vita di comunione con Lui e con i fratelli [3]. E, attraverso Paolo, il messaggio evangelico ha raggiunto e affascinato persino i pagani, considerati i più lontani dalla salvezza: lasciatevi riconciliare con Dio!

Anche noi, nonostante gli errori che ci scoraggiano o le false certezze che ci illudono di non averne bisogno, possiamo lasciare che la misericordia di Dio – un amore esagerato! – guarisca il nostro cuore e ci renda finalmente liberi di condividere questo tesoro con gli altri. Daremo così il nostro contributo al progetto di pace che Dio ha su tutta l'umanità e sull'intera creazione e che supera le contraddizioni della storia, come suggerisce Chiara Lubich in un suo scritto:

"(…) Sulla croce, nella morte del suo Figlio, Dio ci ha dato la prova suprema del suo amore. Per mezzo della croce di Cristo, Egli ci ha riconciliati con sé. Questa verità fondamentale della nostra fede ha oggi tutta la sua attualità.

E' la rivelazione che tutta l'umanità attende: sì, Dio è vicino con il suo amore a tutti e ama appassionatamente ciascuno. Il nostro mondo ha bisogno di questo annuncio, ma lo possiamo fare se prima lo annunciamo e lo riannunciamo a noi stessi, sì da sentirci circondati da questo amore, anche quando tutto farebbe pensare il contrario (…) Tutto il nostro comportamento dovrebbe rendere credibile questa verità che annunciamo. Gesù ha detto chiaramente che prima di portare l'offerta all'altare dovremmo riconciliarci con un nostro fratello o sorella se essi avessero qualcosa contro di noi (cf Mt 5,23-24) … amiamoci come lui ci ha amati, senza chiusure e pregiudizi, ma aperti a cogliere e apprezzare i valori positivi del nostro prossimo, pronti a dare la vita gli uni per gli altri. Questo è il comando per eccellenza di Gesù, il distintivo dei cristiani, valido ancora oggi come ai tempi dei primi seguaci di Cristo. Vivere questa parola significa divenire dei riconciliatori" [4].

Vivendo così, arricchiremo le nostre giornate con gesti di amicizia e riconciliazione nella nostra famiglia e tra le famiglie, nella nostra Chiesa e tra le Chiese, in ogni comunità civile e religiosa a cui apparteniamo.

Letizia Magri

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[1] Cfr. At 22,4
[2] Cfr. 2Cor 5,20.
[3] Cfr. Ef 2,13ss.
[4] Versione integrale in Città Nuova 1996/24, p.37.

Fonte: Città Nuova n. 2/Febbraio 2017


venerdì 24 febbraio 2017

Dio sa meglio di noi ciò di cui abbiamo bisogno


8a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 49,14-15 • Salmo 61 • 1 Corinzi 4,1-5 • Matteo 6,24-34
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Non preoccupatevi per la vostra vita…
Non preoccupatevi dicendo: Cosa mangeremo? …
Non preoccupatevi del domani…

Per tre volte Gesù ribadisce l'invito: non abbiate quell'affanno che toglie il respiro, per cui non esistono feste o domeniche, non c'è tempo di fermarsi a parlare con chi si ama. Non lasciatevi rubare la gioia: quella capacità di godere delle cose belle che ogni giorno ci dona.
Perché? Perché Dio non si dimentica di me! «Si dimentica forse una donna del suo bambino?... Se anche una madre si dimenticasse, io non mi dimenticherò di te» (cf Is 49,15).

Guardate gli uccelli del cielo… Osservate i gigli del campo…
Gesù osserva la vita e la vita gli parla di fiducia. Gesù oggi ci pone la questione della fiducia. Dove metto la mia fiducia? La sua proposta è chiara: "In Dio, prima di tutto, perché Lui non mi abbandona ed ha un progetto per me. Non mettere la fiducia nel conto in banca".

Non potete servire Dio e la ricchezza
Non è la ricchezza che Gesù ha di mira - infatti tra i suoi amici aveva persone ricche e altre povere - bensì ciò che lui chiama, in aramaico, mammona. «Mammona non è la ricchezza in sé, ma quella nascosta, avara, chiusa alla solidarietà, e che produce ingiustizia» - come spiega papa Francesco - che rende schiave le persone, che assorbe il loro tempo, i pensieri, la vita.

Guardate gli uccelli, piccoli esseri, liberi, quasi senza peso e senza gravità, lasciatevi attirare come loro dal cielo, volate alto e liberi e non preoccupatevi. Se Dio nutre queste creature che non seminano, non mietono, quanto più voi che invece lavorate, seminate e raccogliete. Non è un invito al fatalismo o alla passività in attesa che la Provvidenza risolva al posto nostro i problemi. La Provvidenza, infatti, - come diceva don Calabria - conosce solo uomini in cammino.

Non preoccupatevi, il Padre sa. Tra le tante cose che uniscono le tre grandi religioni, che ci fanno sentire vicini ai nostri fratelli ebrei e musulmani, ce n'è una bellissima: la certezza che Dio si prende cura, che Dio provvede.

Non preoccupatevi, Dio sa. Ma come faccio a dirlo a chi non trova lavoro, a chi non riesce ad arrivare a fine mese, non vede speranza per i figli? La soluzione non è fatta di parole: «Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve?» (Gc 2,16). Dio ha bisogno delle mie mani per essere Provvidenza. Io mi occupo di qualcuno, e allora il Dio che veste i fiori si occuperà di me.

Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia…
Vuoi essere libero come un passero? Bello come un fiore? Cerca prima di tutto le cose di Dio, che sono solidarietà, generosità, amore, e troverai ciò che fa volare, ciò che fa fiorire!

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non preoccupatevi per la vostra vita (Mt 6,25)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Non preoccupatevi del domani (Mt 6,34) - (2/03/2014)
(vai al testo…)
 Non preoccupatevi del domani (Mt 6,34) - (27/02/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
La fede che ci fa vedere con occhi nuovi (28/02/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 1.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

mercoledì 22 febbraio 2017

Il Diaconato in Italia
 Diaconi missionari di misericordia



Il diaconato in Italia n° 200
(settembre/ottobre 2016)

Diaconi missionari di misericordia
«Annunciate il perdono dei peccati»






ARTICOLI
Uno sguardo al passato (Giuseppe Bellia)
Sfogliando e rileggendo i 200 numeri della Rivista (Enzo Petrolino)
Il Signore ama lo straniero (Giovanni Chifari)
La misericordia come accoglienza: braccia da lavoro o persone? (Arcangelo Maira)
Il diacono e la sua peculiarità (Carmelo Brigandì)
Annunciate il perdono dei peccati (Andrea Spinelli)
I diaconi testimoni dell'amore di Dio (Gaetano Marino)
Giubileo della misericordia, diaconato e teologia (José Gabriel Mesa Angulo)

TESTIMONIANZE
Don Pietro Margini, una originale e profetica comprensione del diaconato (Rita e Vittorio Moggi)
La catechesi di Padre Antonio (Giuseppe Colona)
Costruttori di ponti (Gino Cintolo)


(Vai ai testi…)


domenica 19 febbraio 2017

Amare il nemico:
 una logica dura, della durezza del diamante


«Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano…"» (Mt 5,43).

A prima vista questa Parola sembra sia fatta per i deboli, per coloro a cui manca il coraggio di farsi vedere forti. «A chi mi dà un cazzotto io ne do due, a chi mi vuole "fregare", io gliela faccio vedere, a chi mi prende in giro, io di giri gliene faccio fare due, a chi mi chiede qualcosa, io gliene chiedo il doppio...». È l'idea del mondo: «Attento all'altro, fatti furbo, nessuno ti dà niente per niente...!».
La logica di Gesù è una logica dura ma della durezza del diamante: fragile e nello stesso tempo dura, una logica capace di incidere in profondità, come la punta del diamante incide nel ferro, ma rispettosa della libertà dell'uomo. Ci vuole coraggio a "porgere l'altra guancia": rimanere in silenzio davanti a chi ti insulta, continuare ad essere amico di chi ti ha tradito, rischiare ancora una volta per chi ti ha voltato le spalle, in una parola: rispondere al male con il bene!

Ecco alcune testimonianze di "grandi" e meno grandi:
Gandhi diceva: «L'odio può essere vinto solo dall'amore!».

Luther King affermava, come una sfida: «Fateci quel che volete e noi continueremo ad amarvi. Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case, minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora...».

Vittorio Bachelet ripeteva: «Il cristiano può essere odiato, ma non può odiare».
E il figlio davanti alla salma del padre disse: «Prego per gli uccisori di mio padre. Nella nostra bocca ci siano sempre parole di vita e non di morte, di perdono e mai di vendetta».

Un sacerdote, missionario in Brasile, raccontò questo fatto: «Ero andato a trovare un giovane in carcere e, mentre parlavo con il giovane detenuto, è entrata una signora molto elegante, si è avvicinata a un ragazzo e l'ha abbracciato. Ho pensato fosse la mamma. Ma il giovane che era con me mi disse: "Sicuramente stai pensando che è la mamma di quel ragazzo che è qui in prigione, invece è la mamma del ragazzo che questo giovane ha ucciso. Il giorno del funerale ha promesso che sarebbe diventata mamma del giovane che aveva ucciso suo figlio e da quel giorno non ha mai smesso di venirgli a far visita. Ogni settimana arriva e lo abbraccia come fosse suo figlio!"».