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mercoledì 2 settembre 2015

Indulgenza Giubilare


La lettera di papa Francesco, con la quale concede l'indulgenza in occasione del Giubileo della Misericordia, mi ha interpellato personalmente: mi ha fatto riflettere non solo sulla modalità e sulla disposizione d'animo con cui vivere questa particolare esperienza, ma anche come posso viverla e proporla come comunità, con lo spirito di quella diaconia che punta al cuore delle persone e delle situazioni. Le parole stesse del Papa sono un invito pressante ad una conversione personale e comunitaria, ad aprire il cuore e le braccia ad ogni sofferenza ed ad ogni situazione di precarietà esistenziale.

«Desidero che l'indulgenza giubilare - scrive papa Francesco - giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso».

Papa Francesco fa poi un elenco di situazioni particolari nella quali mi sento interpellato personalmente nella mia azione pastorale:
- gli ammalati e gli anziani: «Penso a quanti per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, in primo luogo gli ammalati e le persone anziane e sole, spesso in condizione di non poter uscire di casa. Per loro sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore che nel mistero della sua passione, morte e risurrezione indica la via maestra per dare senso al dolore e alla solitudine. Vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova, ricevendo la comunione o partecipando alla santa Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i vari mezzi di comunicazione, sarà per loro il modo di ottenere l'indulgenza giubilare».
- i carcerati: «… che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell'ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l'indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà».
È veramente commovente questo gesto così significativo del varcare la porta della propria cella e fare esperienza della Misericordia del Padre!
- il dramma dell'aborto: «Molti, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all'aborto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. […] Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al Sacramento della Confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre».
- i fedeli della Fraternità San Pio X: «… mosso dall'esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l'Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l'assoluzione dei loro peccati».
Gesto squisitamente ecumenico di chi fa il primo passo, di chi ama per primo e non respinge nessuno, ma accoglie ognuno nella abbraccio della misericordia del Padre.

Mi soffermo poi sull'invito all'«esperienza della misericordia», a quegli atti concreti, personali e comunitari, delle opere di misericordia corporali e spirituali, dove «l'esperienza della misericordia diventa visibile nella testimonianza di segni concreti come Gesù stesso ci ha insegnato»: «Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l'indulgenza giubilare. Di qui l'impegno a vivere della misericordia per ottenere la grazia del perdono completo ed esaustivo per la forza dell'amore del Padre che nessuno esclude. Si tratterà pertanto di un'indulgenza giubilare piena, frutto dell'evento stesso che viene celebrato e vissuto con fede, speranza e carità».

martedì 1 settembre 2015

Laudato si'


1° Settembre - Giornata mondiale di preghiera per la Cura del Creato

«"Laudato si', mi' Signore", cantava san Francesco d'Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: "Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba".
Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell'uso irresponsabile e dell'abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c'è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell'acqua, nell'aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c'è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora» (Laudato si', 1-2).

Preghiera cristiana con il creato

Ti lodiamo, Padre, con tutte le tue creature,
che sono uscite dalla tua mano potente.
Sono tue, e sono colme della tua presenza
e della tua tenerezza.
Laudato si'!

Figlio di Dio, Gesù,
da te sono state create tutte le cose.
Hai preso forma nel seno materno di Maria,
ti sei fatto parte di questa terra,
e hai guardato questo mondo con occhi umani.
Oggi sei vivo in ogni creatura
con la tua gloria di risorto.
Laudato si'!

Spirito Santo, che con la tua luce
orienti questo mondo verso l'amore del Padre
e accompagni il gemito della creazione,
tu pure vivi nei nostri cuori
per spingerci al bene.
Laudato si'!

Signore Dio, Uno e Trino,
comunità stupenda di amore infinito,
insegnaci a contemplarti
nella bellezza dell'universo,
dove tutto ci parla di te.
Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine
per ogni essere che hai creato.
Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti
con tutto ciò che esiste.
Dio d'amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come strumenti del tuo affetto
per tutti gli esseri di questa terra,
perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te.
Illumina i padroni del potere e del denaro
perché non cadano nel peccato dell'indifferenza,
amino il bene comune, promuovano i deboli,
e abbiano cura di questo mondo che abitiamo.
I poveri e la terra stanno gridando:
Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce,
per proteggere ogni vita,
per preparare un futuro migliore,
affinché venga il tuo Regno
di giustizia, di pace, di amore e di bellezza.
Laudato si'!
Amen.

(Laudato si', 246)


domenica 30 agosto 2015

La cura del Creato


Martedì, 1° settembre 2015 - «Giornata Mondiale di preghiera per la Cura del Creato».
Con lettera del 6 agosto 2015, festa della Trasfigurazione, Papa Francesco ha annunciato l'istituzione della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato anche per la Chiesa cattolica – in sintonia con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I.


«[…] Come cristiani vogliamo offrire il nostro contributo al superamento della crisi ecologica che l'umanità sta vivendo. Come cristiani vogliamo offrire il nostro contributo al superamento della crisi ecologica che l'umanità sta vivendo. Per questo dobbiamo prima di tutto attingere dal nostro ricco patrimonio spirituale le motivazioni che alimentano la passione per la cura del creato, ricordando sempre che per i credenti in Gesù Cristo, Verbo di Dio fattosi uomo per noi, «la spiritualità non è disgiunta dal proprio corpo, né dalla natura o dalle realtà di questo mondo, ma piuttosto vive con esse e in esse, in comunione con tutto ciò che li circonda». […]
«L'annuale Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato offrirà ai singoli credenti ed alle comunità la preziosa opportunità di rinnovare la personale adesione alla propria vocazione di custodi del creato, elevando a Dio il ringraziamento per l'opera meravigliosa che Egli ha affidato alla nostra cura, invocando il suo aiuto per la protezione del creato e la sua misericordia per i peccati commessi contro il mondo in cui viviamo». […]

Colpisce la motivazione ecumenica:
«Viviamo in un tempo in cui tutti i cristiani affrontano identiche e importanti sfide, alle quali, per risultare più credibili ed efficaci, dobbiamo dare risposte comuni. Per questo, è mio auspicio che tale Giornata possa coinvolgere, in qualche modo, anche altre Chiese e Comunità ecclesiali ed essere celebrata in sintonia con le iniziative che il Consiglio Ecumenico delle Chiese promuove su questo tema».

Preghiera per la nostra terra

Dio Onnipotente,
che sei presente in tutto l'universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza
tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle
senza nuocere a nessuno.
O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza
e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori
di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta
per la giustizia, l'amore e la pace.

(Papa Francesco, Laudato si')

venerdì 28 agosto 2015

Un cuore nuovo…


22a domenica del Tempo ordinario (B)
Deuteronomio 4,1-2.6-8 • Sal 14 • Giacomo 1,17-18.21-22.27 • Marco 7,1-8.14-15.21-23
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione?
Gesù si mostra durissimo contro il rischio di una religione esteriore. Veniva da villaggi e campagne dove il suo andare era come un bagno dentro il dolore. Dovunque arrivava, gli portavano i malati, i mendicanti e i ciechi lo chiamavano, donne cercavano di toccargli almeno la frangia del mantello, almeno che la sua ombra passasse come una carezza sulla loro umanità dolente. E ora i farisei gli chiedono di tradizioni, di mani lavate o no, di abluzioni di stoviglie, di formalismi vuoti!

Non c'è nulla fuori dall'uomo… dal cuore escono…
Ed ecco che Gesù inaugura la religione del cuore, la linea dell'interiorità. Non c'è nulla fuori dall'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Sono le cose che escono dal cuore dell'uomo a renderlo impuro. Gesù scardina ogni pregiudizio circa il puro e l'impuro, quei pregiudizi così duri a morire... Rivendica la purezza di ogni realtà vivente. Il cielo, la terra, ogni specie di cibo, il corpo dell'uomo e della donna sono puri, come è scritto: Dio vide e tutto era cosa buona. E attribuisce al cuore, e solo al cuore, la possibilità di rendere pure o impure le cose, di sporcarle o di illuminarle.

Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me
Il grande pericolo è vivere una religione di pratiche esteriori, emozionarsi per i grandi numeri, i milioni di pellegrini..., amare la liturgia per la musica, i fiori, l'incenso, recitare formule con le labbra, ma avere il cuore lontano da Dio e dai poveri. Dio non è presente dove è assente il cuore. Ma il ritorno al cuore non basta. Ci guardiamo dentro e vi troviamo di tutto, anche cose delle quali ci vergogniamo: dal cuore vengono le intenzioni cattive, prostituzioni, omicidi, adulteri, malvagità... un elenco impressionante di dodici cose cattive, che rendono impura la vita.
C'è bisogno di purificare la sorgente, di evangelizzare le nostre zone di durezza e di egoismo, guardandoci con lo sguardo di Gesù: il suo sguardo di perdono sulla donna adultera, su Maria Maddalena, su Pietro pentito, sguardo che trasforma, che ci fa abbandonare il peccato passato e ci apre a un futuro buono.

Non sono le pratiche esteriori che purificano, perché più facile lavare le mani che lavare le intenzioni. Occorre piuttosto lo sguardo di Gesù. Allora cadono le sovrastrutture, le esteriorità, le disquisizioni vuote, tutto ciò che è scoria culturale, tradizione di uomini. Con Gesù, invece, si respira aria di libertà! Apro il Vangelo ed ecco, è come una boccata d'aria fresca dentro l'afa dei soliti discorsi. Scorro il Vangelo e passa l'ombra di una perenne freschezza, un vento che mi rigenera, che mi apre strade nuove, perché con Gesù sono tornato alla felicità del cuore, alla vita.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Questo popolo mi onora con le labbra (Mc 7,6)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (2/09/2012)
Questo popolo mi onora con le labbra (Mc 7,6)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
La "pulizia" del cuore (31/08/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

mercoledì 26 agosto 2015

Due ministeri vissuti nell'unità


Riprendo dal secondo numero di questo'anno del trimestrale Unità nella carità, della Pia Società San Gaetano di Vicenza, Istituto religioso formato da preti e diaconi, questo articolo di don Luciano Bertelli, dove si parla del carisma di don Ottorino Zanon, fondatore della Pia Società San Gaetano.
Di particolare interesse il rapporto, nell'azione pastorale, di questi due ministeri, quello del prete e quello del diacono: «due ministeri vissuti insieme nell'unità, a servizio della spiritualizzazione della comunità (prete) e delle realtà umane (diacono)».
«Preti e Diaconi che vivono e lavorano insieme nell'unità nella carità, come religiosi pastori nel servizio pastorale alle parrocchie, caratterizzato dalla scelta di partire dagli ultimi e dall'attenzione al mondo del lavoro».

È un modello di vita per ogni realtà presbiterale e diaconale, che opera nelle comunità parrocchiali, dove non di rado si lamentano incomprensioni tra diacono e sacerdote.

Ecco l'articolo:

Al centro del carisma di don Ottorino ci sono indubbiamente i religiosi, preti e diaconi. Dio li chiama uno ad uno e insieme per una precisa missione pastorale. Sono preti e diaconi inseriti nelle parrocchie con uno stile pastorale nuovo: non aspetteranno che gli altri li vengano a cercare, ma essi si affretteranno in cerca di loro. Non saranno dei "tuttofare", ma saranno protesi a suscitare collaborazione tra i laici. In questo il diacono avrà un ruolo speciale. E così conclude don Ottorino nella sua relazione programmatica: «Fondata su questi rapporti sinceri ed intensi tra preti, diaconi e collaboratori laici, sulla valorizzazione di tutte le forze disponibili, la parrocchia diventerà una famiglia tutta impegnata "a manifestare Cristo con il fulgore della fede, della speranza e della carità" (LG 31)».
Nel cuore, dunque, della spinta rinnovatrice del carisma di don Ottorino ci sono i diaconi e i preti, che sono un anello chiave, ma anche il più necessitato di rinnovamento, della catena del suo progetto.
Per don Ottorino il prete è un uomo tutto di Dio, tutto dedito a Lui. Non è mai un distributore automatico di sacramenti, ma un cosciente collaboratore di Cristo, responsabile della comunicazione di grazia e di salvezza, che il Signore misteriosamente ha voluto, almeno in parte, legare all'opera, ma anche alle disposizioni, del sacerdote. È l'uomo di preghiera e l'educatore dei fedeli alla preghiera. È direttore di anime. È «spiritualizzatore della comunità».
I lineamenti del diacono secondo don Ottorino, invece, sono espressi dal concetto di «spiritualizzazione delle realtà umane. Egli opera a "fianco del sacerdote" e nello stesso tempo "a fianco del laico"».
È un legame profondo, secondo don Ottorino, che il diacono deve avere con i laici, perché il suo ministero è per sua natura stessa il più vicino alla loro vita, inserita com'è nelle più svariate realtà umane in cui essi sono chiamati a esprimere la loro vocazione e missione di testimonianza, la cui specificità è quella della "secolarità", come afferma il Vaticano II. Ma proprio per questo tipo di apostolato, don Ottorino sottolinea con particolare intensità la dimensione spirituale e spiritualizzatrice del diacono. Dice don Ottorino: «Se il prete deve essere unito a Dio, il diacono deve essere unito tre volte... deve avere una carica spirituale maggiore».
Inoltre, il quadro dei due pescatori (prete e diacono), che compiono la «pescagione evangelica» insieme, uniti nella carità, è l'icona più rappresentativa del nostro carisma, espressione sia della sua dimensione di comunione (unità nella carità), che della sua dimensione apostolica (l'apostolo deve dare). Il nostro è essenzialmente un carisma missionario, ma ha nel DNA fondazionale le parole di Gesù «Da questo sapranno che siete miei discepoli se avete amore gli uni per gli altri». L'unità deve essere l'anima di ogni missionarietà e ministerialità e deve realizzarsi innanzi tutto tra preti e diaconi, concepiti insieme nel carisma di don Ottorino. Esso, quindi, punta fondamentalmente a un rinnovamento dei ministri nella Chiesa. Ma don Ottorino sapeva bene che questo doveva avvenire all'interno di un vasto orizzonte di rinnovamento, dove si respirasse l'aria dell'«universale vocazione alla santità», affermata dal Vaticano II. Sono innumerevoli in don Ottorino i riferimenti nelle sue meditazioni, fatte ai suoi futuri preti e diaconi, alla santità di tanti papà e mamme, nonni e nonne, giovani, che nell'ordinarietà della vita della loro famiglia, del loro lavoro, nella fatica e nella gioia, sono nel mondo esempio di santità. Li indicava loro come modelli di vita cristiana vissuta.
Ecco perché ha sentito la necessità di coinvolgere nel suo progetto molti laici, che diverranno collaboratori importanti nel suo compito educativo: insegnanti, maestri di lavoro, benefattori. L'aggregazione, poi, avvenuta più tardi, delle "sorelle nella diaconia" e degli "amici di don Ottorino" alla realtà dei religiosi, preti e diaconi, formando insieme con loro la "Famiglia di don Ottorino", costituirà uno sviluppo importante del carisma di don Ottorino. Sono pensati come facenti parte di una unica realtà, che si ispira allo stesso carisma.
È un carisma, che pur con tante povertà e tante incorrispondenze sperimentate nella nostra storia e che anche oggi sperimentiamo, con questa sua auto comprensione di Famiglia, unita nelle diverse componenti delle sue vocazioni, continuerà ad essere un grande dono per la nostra Chiesa e per il mondo.

domenica 23 agosto 2015

Il diacono motore di impegno


Nel secondo numero di questo'anno del trimestrale Unità nella carità, della Pia Società San Gaetano di Vicenza, Istituto religioso formato da preti e diaconi, riporto questo articolo di don Luca Garbinetto, sull'Expo di Milano, occasione per i diaconi di raccogliere la sfida della fame.



Il diacono è motore di impegno per una chiesa in uscita, che cerca sempre di collaborare con ogni uomo e donna di buona volontà

L'EXPO, occasione per i Diaconi di raccogliere la sfida della fame

A Milano è iniziata la grande esposizione mondiale dal titolo: "Nutrire il pianeta, energia per la vita", che ha come tema centrale il cibo. Se ne parla continuamente: è l'EXPO 2015.
Cosa c'entra questo evento con il diaconato? Senza entrare nei conflitti politici e sociali che mettono di fronte gli entusiastici promotori e i violenti denigratori dell'evento, la Chiesa si sta impegnando molto a fare la sua parte perché, nel parlare del cibo, non passi dimenticata la tragica situazione di milioni di persone nel mondo che patiscono la povertà e la fame, a causa di una ingiusta spartizione dei beni. In questo senso, non c'è ministero più adeguato del diaconato per aprire orecchi e cuore e prestare attenzione al tema trattato. Non si tratta tanto - o soltanto - di farsi presenti come diaconi all'EXPO, quanto piuttosto di raccogliere la sfida di una visione evangelica sulla questione.
Tradizionalmente, infatti, il diaconato è considerato "il ministero delle mense". Il testo di Atti degli Apostoli 6 parla dell'istituzione, nelle prime comunità cristiane, di un ministero che garantisse una equa distribuzione dei beni fra le vedove dei greci e quelle dei giudei, convertiti alla fede in Cristo. Sebbene non siano denominati esplicitamente così, nei sette uomini indicati agli apostoli perché imponessero loro le mani per questo servizio, da sempre si riconoscono i primi sette diaconi.
Nel mondo contemporaneo, le mense delle vedove, degli orfani, degli emarginati, senza nemmeno le briciole sul tavolo per mangiare, hanno assunto dimensioni globali. L'EXPO di Milano, dunque, oltre a mettere in mostra la creatività e la ricchezza di tanti Paesi che producono, trasformano, cucinano, vendono cibi in mille maniere, deve divenire anche una ulteriore opportunità per mostrare l'attenzione diaconale della Chiesa e in particolare dei diaconi.
Essi, infatti, sono chiamati a rinnovare la loro attenzione prioritaria alle necessità dei più poveri, per farsi "orecchio e occhio" dei vescovi e delle comunità cristiane nel rispondere al bisogno di solidarietà così urgente nel mondo.
Il diacono è ministro che, come Maria alle nozze di Cana, vede le necessità del popolo e le segnala al Signore, vivo e presente nel suo Corpo che è la Chiesa. Diviene quindi coscienza critica - mai però polemica - di una comunità cristiana che, per essere fedele alla missione del proprio Capo e Maestro, deve sporcarsi profeticamente le mani e continuare a impegnarsi perché tutti abbiano pane per nutrirsi e vino per fare festa.
Il diacono diviene così anche motore di impegno per una Chiesa in uscita, che cerca sempre di collaborare con ogni uomo e donna di buona volontà, disposti a seguire l'esempio di Gesù, che da ricco che era si fece povero e servo, per imbandire una tavola di cibi succulenti a cui tutti i popoli della terra possano sedersi in comunione e fraternità.
L'EXPO 2015 diviene allora un ulteriore spazio in cui giunge ai diaconi e alla Chiesa tutta la chiamata di essere attenti ai segni dei tempi e coraggiosi interpreti delle nuove frontiere di testimonianza del mondo contemporaneo.

venerdì 21 agosto 2015

Le Parole uniche che danno Vita


21a domenica del Tempo ordinario (B)
Giosuè 24,1-2a.15-17.18b • Sal 33 • Efesini 5,21-31 • Giovanni 6,60-69
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Questa parola è dura…
Dopo il lungo discorso sul pane dal cielo e sulla sua carne come cibo, Gesù vede profilarsi l'ombra del fallimento: molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
E lo motivano chiaramente: questa parola è dura. Chi può ascoltarla? Dura era stata anche per il giovane ricco: vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri. Dure le parole sulla montagna: ama i tuoi nemici, se uno ti colpisce porgi l'altra guancia.
Ma ciò che Gesù propone adesso non è una nuova morale più o meno ardua, ma una visione ancora più rivoluzionaria, una fede ancor più dura da comprendere e da accettare: io sono il pane di Dio; io trasmetto la vita di Dio; la mia carne dà la vita al mondo. Nessuno aveva mai detto "io" con questa pretesa, con questa autorità. E poi nessuno aveva mai parlato di Dio così: un Dio che non versa sangue, ma versa il suo sangue; un Dio che va a morire d'amore, che si fa piccolo come un pezzo di pane, si fa cibo per l'uomo.

Volete andarvene anche voi?
Finita la religione delle pratiche esterne, dei riti, degli obblighi, questa è la religione del "corpo a corpo" con Dio, fino a diventare una cosa sola con lui. Ed ecco la svolta del racconto: forse volete andarvene anche voi? C'è un velo di tristezza in Gesù, consapevole della crisi in atto. Ma c'è anche fierezza e sfida, e soprattutto un appello alla libertà di ciascuno…

Signore, da chi andremo?
Sono chiamato anch'io a scegliere di nuovo: andare o restare. E mi viene in aiuto la stupenda risposta di Pietro: Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.
Tu solo! Dio solo! Non ho altro di meglio… Tu solo! Nessun altro c'è su cui poggiare la vita. Tu solo hai parole: Dio parla, il cielo non è vuoto e muto, e la sua parola è efficace e tagliente, spalanca la pietra del sepolcro, vince il gelo, apre strade e nuvole e incontri…

Tu hai parole di vita eterna
Parole che danno vita, la danno ad ogni parte di me. Danno vita al cuore, allargano e purificano il cuore, ne sciolgono la durezza.
Danno vita alla mente… vita allo spirito, a questa parte divina deposta in noi. Parole che danno vita anche al corpo… Parole di vita eterna, che portano in dono l'eternità a tutto ciò che di più bello abbiamo nel cuore.

E noi abbiamo creduto…!


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Signore, tu hai parole di vita eterna (Gv 6,68)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (26/08/2012)
Signore, da chi andremo? (Gv 6,68)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Rimanere con Lui (24/08/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi