venerdì 22 giugno 2018

Saper afferrare la perenne novità dell'agire di Dio


Natività di San Giovanni Battista
Isaia 49,1-6 • Salmo 138 • Atti 13,22-26 • Luca 1,57-66.80
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Appunti per l'omelia

Il venire al mondo del Battista è fonte di grande gioia e, allo stesso tempo, di uno stupore che rasenta lo sconcerto. Giovanni arriva sulla scena del mondo come pura grazia e segno dell'azione potente del Padre. I vicini manifestano una comprensibile solidarietà e vogliono entrare nella gioia di questa anziana coppia visitata dal dono della vita. Ma il loro rallegrarsi non è così semplice e immediato come sembra. Dio ha manifestato la sua «misericordia» secondo quanto ha cantato la Vergine nel suo incontro con Elisabetta, ma l'uomo non ne coglie fino in fondo la portata. Tutto appare come un rito prestabilito, da seguire nei più piccoli dettagli. La ritualità umana, però, non sa afferrare la perenne novità con cui Dio agisce. Tutto si gioca attorno alla questione del nome. La comprensibile scelta dei parenti si muove nel segno della continuità, ma la madre invece si allinea alla parola pronunciata dall'angelo al marito Zaccaria e indica un nome che, nel suo stesso significato, rimanda alla misericordia di Dio. Questo, infatti, è il significato del nome «Giovanni». I vicini e i parenti non sono in grado di penetrare sino in fondo che cosa veramente Dio sta operando. Elisabetta è sola nel sostenere la scelta del nome Giovanni. Zaccaria è solo nel suo silenzio, ormai lungo nove mesi. Anche Giovanni sarà solo, vivendo in regioni desertiche, isolato dal popolo, in intimità col suo Dio. È il sigillo della solitudine.
Giovanni, poi, chiamerà al deserto dal deserto perché l'uomo abbandoni i suoi sterili riti e ascolti una parola nuova e decisiva.
Quello che Elisabetta ha suggerito, Zaccaria lo scrive su una tavoletta. Il gesto muto ed eloquente scioglie la questione e decide il nome del precursore. La sequenza parola-scritto rende bene l'idea di cosa sia la promessa divina. Non si tratta di una semplice parola destinata a passare. È qualcosa che Dio ha scritto e rimane come prova irrevocabile di una ferma volontà di salvezza.
Se l'uomo accetta l'irruzione di Dio nella storia, allora può dire qualcosa di significativo: la sua parola ha finalmente un senso perché coglie il fattore decisivo della storia stessa. Zaccaria può dunque parlare nel momento in cui asseconda la divina parola. Solo nell'ascolto e dall'ascolto un credente può pronunciare parole significative. Se anche parliamo, al di fuori del progetto di Dio le nostre parole sono vane e passeggere.
Zaccaria ci mostra cosa sia, in ultima analisi, la parola umana. È un'eco e un riflesso degli eventi di Dio che opera.
Dopo il gesto eloquente di Zaccaria e le sue parole di lode e benedizione, finalmente parenti e vicini si dispongono non ad affermare qualcosa ma a domandarsi - nel timore di Dio, segno che si è davanti alla sua azione - che cosa ne sarà del bambino.
Il loro discorrere non è perpetuare i soliti schemi mentali, ma testimonia piuttosto una ricerca e una vera condivisione di un fatto religioso, sorprendente e in qualche modo sempre misterioso.
Ciò che l'uomo crede di aver scritto e fissato evapora davanti a quanto scrive la mano di Dio attraverso quella dei suoi servi sulla storia e sulla vita dell'uomo.
Accogliere il precursore diviene allora già una prima accoglienza del Messia, il quale viene al di fuori dei nostri pensieri e delle nostre vie, nell'assoluta novità di Dio.

(da Claudio Arletti, «Ai suoi discepoli spiegava ogni cosa», EDB. Commento ai Vangeli festivi dell'anno B)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Giovanni è il suo nome (Lc 1,63)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Si chiamerà Giovanni (Lc 1,60) - (24/06/2012)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Il servo del Servo (22/06/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 6.2018)
  di Marinella Perroni (VP 5.2012)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione da "La Domenica": Gerusalemme, Natività di San Giovanni Battista)

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