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sabato 31 dicembre 2016
L'Anno della Misericordia
Si chiude il 2016! Un anno speciale!
Un anno vissuto sull'onda di quanto lo Spirito ci ha fatto vivere, vedere, accogliere…
È soprattutto l'Anno della Misericordia!
Vorrei chiudere questo anno con questa meditazione di don Tonino Bello.
Eccoci, Signore, alla fine di questo lungo anno davanti a Te.
Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato.
Ma se ci sentiamo sfiniti, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto,
o abbiamo coperto chissà quali interminabili rettilinei.
È perché, purtroppo, molti passi, li abbiamo consumati sulle viottole nostre,
e non sulle tue: seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera,
e non le indicazioni della tua Parola;
confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre,
e non sui moduli semplici dell'abbandono fiducioso in Te.
Forse mai, come in questo crepuscolo dell'anno, sentiamo nostre le parole di Pietro:
"Abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla".
Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente.
Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto,
ci aiuti a capire che senza di Te non possiamo far nulla.
Grazie, perché obbligandoci a prendere atto dei nostri bilanci deficitari,
ci fai comprendere che, se non sei Tu che costruisci la casa,
invano vi faticano i costruttori.
E che, se Tu non custodisci la città, invano veglia il custode.
E che alzarsi di buon mattino, come facciamo noi,
o andare tardi a riposare per assolvere ai mille impegni giornalieri,
o mangiare pane di sudore, come ci succede ormai spesso,
non è un investimento redditizio se ci manchi Tu.
Il Salmo 127, avvertendoci che, il pane, Tu ai tuoi amici lo dai nel sonno,
ci rivela la più incredibile legge economica,
che lega il minimo sforzo al massimo rendimento.
Ma bisogna esserti amici. Bisogna godere della tua comunione.
Grazie, Signore, perché, se ci fai sperimentare la povertà della mietitura
e ci fai vivere con dolore il tempo delle vacche magre,
Tu dimostri di volerci veramente bene,
poiché ci distogli dalle nostre presunzioni corrose dal tarlo dell'efficientismo,
raffreni i nostri desideri di onnipotenza,
e non ci esponi al ridicolo di fronte alla storia:
anzi, di fronte alla cronaca.
Ma ci sono altri motivi, Signore, che, al termine dell'anno,
esigono il nostro rendimento di grazie.
Grazie, perché ci conservi nel tuo amore.
Perché ancora non ti è venuto il voltastomaco per i nostri peccati.
Perché continui ad aver fiducia in noi,
pur vedendo che tantissime altre persone ti darebbero forse ben diverse soddisfazioni.
Grazie, perché non solo ci sopporti,
ma ci dai ad intendere che non sai fare a meno di noi.
Grazie, perché sei un amico veramente unico,
e ti sei lasciato così sedurre dall'amore che ci porti,
che non ti regge l'animo di smascherarci dinanzi alla gente,
e non fai venir meno agli occhi degli uomini i motivi per i quali, nonostante tutto,
continuiamo a essere reverendi.
Grazie, Signore, perché non finisci di scommettere su di noi.
Perché non ci avvilisci per le nostre inettitudini.
Perché, al tuo sguardo, non c'è bancarotta che tenga.
Perché, a dispetto delle letture deficitarie delle nostre contabilità, non ci fai disperare.
Rivestici dei panni della misericordia e della dolcezza.
Donaci un futuro gravido di grazia e di luce e di incontenibile amore per la vita.
Aiutaci a spendere per Te tutto quello che abbiamo e che siamo.
E la Vergine tua madre ci intenerisca il cuore. Fino alle lacrime.
Amen.
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venerdì 30 dicembre 2016
Il Nome per eccellenza: Dio salva
Maria Santissima Madre di Dio
Numeri 6,22-27 • Salmo 66 • Galati 4,4-7 • Luca 2,16-21
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Appunti per l'omelia
Noi inauguriamo ogni anno civile e celebriamo la principale festa mariana venerando non un nome qualunque, ma il nome per eccellenza, «Gesù», che significa «Dio salva».
Tanti, nei giorni che precedono Capodanno, si applicano nel fare bilanci e nel tirare somme. Tutti cercano in qualche modo di dare un nome all'anno che naviga verso la sua conclusione, trovando qualche caratteristica che lo distingua dagli altri. Molto spesso sono nomi macabri; accade che ogni anno contenda a quello passato un triste primato di tragedie o conflitti senza eguali. Cercare un nome equivale allora a cercare una definizione, a cogliere un significato, coerentemente con il senso che il termine ha, specie nella Bibbia ebraica. Per questo, ogni anno deve avere il proprio nome. Mentre noi cerchiamo nomi per i fatti più o meno tragici del nostro vivere, la liturgia ci presenta la Vergine che dà il nome al suo piccolo: «Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo» (Lc 2,21). Ricordare questo gesto, a inizio anno, infonde fiducia e consolazione.
Nella medesima pagina ritornano anche i pastori, silenziosi testimoni dell'ineffabile, uomini del quotidiano, fedeli all'appuntamento con la rivelazione del volto di Dio nel Bambino. Anche la loro presenza ci parla dell'anno che si è chiuso e dell'anno che si apre. Il tempo che passa ci offre una trama di occasioni e di appuntamenti da non perdere. In quelle occasioni e in quegli appuntamenti, la nostra fede è chiamata a riconoscere una forza che trascende ogni semplice spiegazione umana: la forza stessa di Dio. Così la loro vita conobbe la svolta decisiva: seppero credere che, in una notte di veglia come tante, Dio avesse deciso di visitare e redimere il suo popolo. E risposero alla chiamata.
Sempre nel testo evangelico incontriamo ancora la straordinaria capacità della Vergine di farsi conca e non canale, di fronte allo scorrere dei fatti. Ella «custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (v. 51). Non è l'invito migliore che potessimo pretendere per fare tesoro degli anni che passano, perché ogni anno ci lasci più ricchi del precedente? Maria cerca con tenacia il nome divino da recepire davanti a ogni avvenimento. I giorni per lei non passano invano. È serbatoio capiente. Medita e custodisce senza fermarsi alla superficie delle cose, alla loro prima forma e apparenza.
I pastori e la Vergine rimangono stretti attorno a colui che la tradizione ebraica chiama semplicemente con questo appellativo: «il Nome». Di fronte a questa scena di quiete stanno tutti coloro che, dando nomi al tempo che passa, in ogni Capodanno invocano una svolta, cercano un nome nuovo. Da dove iniziare? Oggi, giorno in cui iniziamo di nuovo, da dove muoverci per cambiare davvero?
Perché non iniziare da quello che noi ricordiamo e che la Vergine, assieme al suo sposo, scelse in obbedienza al comando dell'angelo? Esso fu rivelato e donato, proprio come il Bambino. Il nome suona come una promessa: Gesù, «Dio salva». Noi aneliamo al compimento di questa promessa: essa è diventata realtà nella morte e risurrezione di Cristo Gesù. Il nome divino si è fatto carne, si è fatto realtà. Si è compiuto dentro alla nostra realtà. Possiamo attingere la forza di un cambiamento radicale precisamente da qui.
È un'altra delle ricorrenze legate a questo giorno a darci la misura della necessità del nostro cambiamento. Oggi celebriamo la Giornata mondiale della pace. Paolo VI non poteva scegliere giorno più felice per indicare nella pace l'auspicio fondamentale, iniziale, della nostra convivenza. Purtroppo, la pace non ha abitato il tempo trascorso né domina su quello presente. Quanto al futuro, non abbiamo altro che domande senza risposta. Di fronte alla situazione mondiale, ci accomuna un terribile senso di impotenza. La solennità che celebriamo illumina il senso religioso del nostro vivere e anche il suo senso civile. Tuttavia l'uomo del nostro tempo vuole di più. Se il nostro vivere sociale non è sostenuto da valori religiosi e civili, il presente non potrà cedere il passo a un futuro sereno. Vorremmo altri protagonisti sulla scena mondiale, ispirati a logiche differenti. Anche per la causa della pace serve un nome nuovo, un nome all'insegna del quale sperare. Abbiamo bisogno di poter sperare nel Dio che salva, in chi ha aperto la storia e la chiuderà come alfa e omega, in chi tutta la liturgia natalizia invoca come «Signore nostra pace».
Celebriamo dunque questa solennità nel nome di Cristo. Preghiamo perché quest'anno sia celebrato sotto ogni profilo e in ogni dimensione nel nome del Salvatore. Non nel nostro nome, neppure nel nome dei nostri interessi ed egoismi Dio può salvare. Dio salva perché egli ha eternamente cura di noi. Quest'anno ci chiede la sollecitudine dei pastori nel pronunciare il nome e la docilità della Vergine nell'accoglierlo come parola decisiva per la nostra vita.
(da Claudio Arletti, «Ai suoi discepoli spiegò ogni cosa», Commento ai Vangeli festivi dell'anno B)
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Vedi anche:
Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose (Lc 2,19)
(vai al testo)
Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
Alimentati dalla benedizione di Dio (30/12/2015)
La Vergine Madre (30/12/2013)
Madre dell'unica persona del Verbo di Dio, dono per il mondo (31/12/2012)
Madre di Dio (30/12/2011)
Commenti alla Parola:
• di Cettina Militello (VP 2016)
• di Luigi Vari (VP 2015)
• di Luigi Vari (VP 2014)
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venerdì 23 dicembre 2016
La speranza in un Bambino
Natale del Signore
Visualizza i brani delle Letture
Messa della Vigilia: Isaia 62,1-5 • Atti 13,16-17.22-25 • Matteo 1,1-25
Messa della Notte: Isaia 9,1-3.5-6 • Tito 2,11-14 • Luca 2,1-14
Messa dell'Aurora: Isaia 62,11-12 • Tito 3,4-7 • Luca 2,15-20
Messa del Giorno: Isaia 52,7-10 • Ebrei 1,1-6 • Giovanni 1,1-18
Appunti per l'omelia
Il brano evangelico, della Messa della Notte, inizia con un'ambientazione storico-geografica ben precisa con la quale Luca vuole affermare che la nascita del Salvatore non è un "mito" da relegare nel mondo delle favole, ma è un avvenimento reale e concreto.
Mentre si trovavano in quel luogo…
La nascita di Gesù è identica a quella di qualunque altro uomo. Fin dal suo primo apparire in questo mondo, Gesù condivide in tutto la nostra condizione umana.
Il Dio che si manifesta in Gesù è un Dio debole, indifeso, tremante, che si affida alle mani di una donna. Questo Dio sovverte i valori e i criteri di questo mondo, dove ciò che viene esaltato è esattamente l'opposto.
C'erano in quella regione alcuni pastori
I primi che riconoscono nel bambino, avvolto in fasce, il Messia, sono i pastori. Come mai proprio loro? Non perché spiritualmente meglio disposti. Essi erano catalogati tra i più "impuri" degli uomini. Conducevano una vita non molto diversa da quella delle bestie. Non potevano entrare nel tempio per pregare; non erano ammessi a testimoniare in un tribunale perché inattendibili, falsi, disonesti...
Non temete! È nato per voi un salvatore, che è Cristo Signore
I rabbini dicevano che i pastori, la "categoria" di quelli come i pastori, non potevano salvarsi. Eppure è a costoro che è inviato il messaggero celeste.
Gesù, al suo primo apparire, si è collocato fra gli ultimi. Sono loro che si attendono una parola di amore, di speranza, di liberazione. Anche da grande Gesù continuerà a vivere accanto a queste persone.
Questo per voi il segno…
Il segno dato ai pastori per riconoscere il Salvatore è sorprendente: non è circondato da schiere celesti, è un bambino del tutto normale con una caratteristica: povero tra i poveri.
Ecco quindi che si trovano di fronte due gruppi di persone: da una parte i poveri, gli ignoranti, gente disprezzata che lo riconosce e lo accoglie con gioia; dall'altra parte i saggi, i ricchi, i potenti, coloro che vivono nei palazzi, lontani dal popolo e dai suoi problemi, convinti di possedere già tutto ciò che rende felici. Costoro non hanno bisogno di nessun salvatore: anzi, un Messia che non corrisponde alle loro attese, che disturba i loro progetti è un personaggio scomodo.
Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama
Dopo l'11 settembre 2001, con tutti i drammi e le tensioni che l'umanità sta vivendo tutt'oggi, si può ancora parlare di pace? Le incertezze, le paure, i conflitti, le morti bianche direbbero che non è possibile… Tanto è vero che la Palestina e la stessa Betlemme vivono situazioni esplosive. Abbiamo bisogno, quindi, di speranza, di coraggio, di generosità, di impegno perseverante.
Questa speranza è un Bambino appena nato, un dono che il Padre offre a tutti gli uomini.
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Vedi anche:
Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Andiamo… vediamo questo avvenimento (Lc 2,15)
(vai al testo…)
Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Andiamo dunque fino a Betlemme (Lc 2,18) - (25/12/2015)
(vai al testo…)
• Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11) - (25/12/2014)
(vai al testo…)
• Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11) - (25/12/2013)
(vai al testo…)
• Non temete: vi annuncio una grande gioia (Lc 2,10) – (25/12/2012)
(vai al testo…)
• Oggi è nato per noi il Salvatore (Lc 2,11) - 25/12/2011)
(vai al testo…)
• Un bambino è nato per noi (Is 9,5) - (25/12/2010)
(vai al testo…)
Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
• Dio entra nel mondo dal punto più basso (23/12/2015)
• Gloria a Dio in cielo; pace agli uomini in terra (23/12/2014)
• Dio si è fatto bambino! (24/12/2013)
• Il mistero dell'umiltà di Dio (24/12/2012)
• Dar vita a Gesù, oggi (23/12/2011)
Commenti alla Parola:
• di Cettina Militello (VP 2016)
• di Luigi Vari (VP 2015)
• di Luigi Vari (VP 2014)
• di Giovanni Cavagnoli (VP 2013)
• di Marinella Perroni (VP 2012)
• di Marinella Perroni (notte, VP 2011)
• di Marinella Perroni (giorno, VP 2011)
• di Marinella Perroni (notte, VP 2010)
• di Marinella Perroni (giorno, VP 2010)
• di Claudio Arletti (notte, VP 2009)
• di Claudio Arletti (giorno, VP 2009)
• di Claudio Arletti (notte, VP 2008)
• di Claudio Arletti (giorno, VP 2008)
• di Enzo Bianchi (vol. anno C, giorno)
• di Enzo Bianchi (vol. anno B, notte)
• di Enzo Bianchi (vol. anno A, aurora)
venerdì 16 dicembre 2016
Gesù, colui che dilata il nostro cuore
4a domenica di Avvento (A)
Isaia 7,10-14 • Salmo 23 • Romani 1,1-7 • Matteo 1,18-24
(Visualizza i brani delle Letture)
Appunti per l'omelia
Prima che andassero a vivere insieme… passava un anno tra il matrimonio e la convivenza.
Sorpresa assoluta della creatura che arriva a concepire l'inconcepibile, il proprio Creatore. Qualcosa che però strazia il cuore di Giuseppe, che si sente tradito, con i progetti di vita andati in frantumi.
Giuseppe, suo sposo, poiché era uomo giusto…
Giuseppe, l'uomo giusto, entra in crisi: non volendo accusare Maria pubblicamente, denunciandola cioè come adultera, pensa di ripudiarla in segreto. Giuseppe non si dà pace, è innamorato, continua a pensare a lei, a sognarla di notte. Un conflitto emotivo e spirituale: da un lato l'osservanza della legge, con l'obbligo di denunciare Maria, e dall'altro il suo amore. Ma basta che la corazza della legge venga appena scalfita dall'amore, che lo Spirito irrompe e agisce.
Mentre stava considerando queste cose, ecco, apparve in sogno una angelo
Apparve a Giuseppe un angelo e gli disse, che poi è Dio stesso che gli parla... Giuseppe, mani indurite dal lavoro e cuore intenerito e ferito, ci ricorda che l'uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio.
Sotto l'immagine di un angelo Dio gli dice: Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Non temere, la parola preferita con cui Dio apre il dialogo con l'uomo. Non temere, Dio interviene sempre in favore della vita.
Non temere… Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù
Lo chiamerai Gesù! Egli salverà il popolo. Il nome "Gesù", in ebraico Jeshuà, deriva dal verbo "salvare", la cui radice ish ha, come primo significato quello di allargare, dilatare.
Gesù salverà: allargherà, accrescerà, espanderà lo spazio della mia umanità, renderà più grande la vita. Salverà dal peccato, che all'opposto è l'atrofia del vivere, il rimpicciolimento del cuore. Il peccato è ciò che rende piccola la tua persona, e non c'è spazio per nulla e per nessuno.
Ecco l'augurio di Natale: Che il Signore renda il mio, il tuo cuore spazioso, dilatato!
Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo e prese con sé la sua sposa
Maria lascia la casa del sì detto a Dio e va nella casa del sì detto al suo uomo, ci va da donna innamorata. Povera di tutto, Dio non ha voluto che Maria fosse povera d'amore: sarebbe stata povera di Dio. Perché ogni evento d'amore è sempre decretato dal cielo. Dio si è fatto uomo, e più gli uomini cresceranno in umanità, più scopriranno la divinità che ha messo la sua tenda in ciascuno di noi.
(spunti da Ermes Ronchi)
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Vedi anche:
Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Così fu generato Gesù Cristo (Mt 1,18)
(vai al testo…)
Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo (Mt 1,24) - (22/12/2013)
(vai al testo…)
• La Vergine concepirà e partorirà un Figlio (Is 7,14) - (19/12/2010)
(vai al testo…)
Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Attesa e disponibilità del cuore (20/12/2013)
Commenti alla Parola:
• di Cettina Militello (VP 10.2016)
• di Gianni Cavagnoli (VP 10.2013)
• di Marinella Perroni (VP 10.2010)
• di Enzo Bianchi
(Illustrazione di Stefano Pachì)
giovedì 15 dicembre 2016
Il Diaconato in Italia
Discernere la misericordia

Il diaconato in Italia n° 199
(luglio/agosto 2016)
Discernere la misericordia
«Consolate, consolate il mio popolo»
ARTICOLI
Per un buon uso della misericordia (Giuseppe Bellia)
Ancora un incontro del tutto speciale (Enzo Petroli no)
Discernimento, Parola, perdono dei peccati (Giovanni Chifari)
Diaconato al femminile o diaconia della Chiesa? (Giovanni Chifari)
Le opere di misericordia spirituale (Pierantonio Tremolada)
«Consolate, consolate il mio popolo» (Benito Marconcini)
La misericordia di Cristo in Paolo VI (Francoise-Marie Léthel)
L'olio della misericordia (Enzo Petrolino)
Discernere il nuovo e l'antico (Alberto Maggi)
Misericordia e giustizia nella vita del diacono (Gaetano Marino)
Diaconia e consolazione (Andrea Spinelli)
Uomo e ministro di consolazione (Francesco Giglio)
DALLE DIOCESI
A Venezia, una grande opportunità (Gino Cintolo)
Convegno a Marsala dei diaconi siciliani (Pino Grasso)
(Vai ai testi…)
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martedì 13 dicembre 2016
Intervista sul diaconato a:
Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto
Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia-Sanremo
Riprendo le interviste ai vescovi delle diocesi italiane sul diaconato permanente e i diaconi delle loro diocesi, pubblicate nella rivista L'Amico del Clero della F.A.C.I. (Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia).
Le interviste sono curate da Michele Bennardo.
Michele Bennardo, diacono permanente della diocesi di Susa, ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. È professore di religione cattolica nella scuola pubblica e docente di Didattica delle competenze e di Didattica dell'Insegnamento della Religione Cattolica e Legislazione scolastica all'ISSR della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Sezione parallela di Torino. È autore di numerosi testi e articoli e dal 2005 collabora con L'Amico del Clero.
Ho riportato le varie interviste nel mio sito di testi e documenti.
Alla domanda: "Quali requisiti ritiene siano indispensabili per un candidato al diaconato permanente?", Mons. Staglianò ha risposto: «Il Papa nel recente Giubileo dei diaconi ha affermato che il diacono è anzitutto servitore di Cristo; come Paolo, apostoli e servitori, due termini che "non possono mai essere separati; sono come due facce di una stessa medaglia: chi annuncia Gesù è chiamato a servire e chi serve annuncia Gesù". Il diacono deve essere prima di tutto un uomo di Dio che sa vivere la sua umanità in famiglia, nella Comunità cristiana e nella società, un testimone credibile, disponibile e mite, un uomo capace di saper tessere relazioni "nuove" ed "evangeliche". Un diacono che non dovesse avere una buona dote umana, aperta alla comunione e continuamente protesa nella dimensione dello Spirito rischierebbe di essere un "manovale promosso".
La Chiesa oggi ha bisogno di ministri che siano portatori della novità del Vangelo, testimoni di una proposta profondamente vera, pronti a dare la vita per l'evangelizzazione e a donarsi incondizionatamente per i poveri. Su questo si gioca l'autenticità della Chiesa e la sua stessa missione. Potrà essere diacono fedele alla sua vocazione colui che si lascia plasmare dallo Spirito e sente una struggente passione per il Vangelo e i poveri. Oggi "Serve una Chiesa capace di riscoprire le viscere materne della misericordia. Senza la misericordia c'è poco da fare per inserirsi in un mondo di feriti, che hanno bisogno di comprensione, di perdono e di amore" (Papa Francesco all'episcopato brasiliano, 27.7.2013).
La sfida che anche il diacono è chiamato a non deludere è quella di restituire l'uomo a se stesso, alla sua altissima dignità. Avvicinarsi e non restare, dunque, sordi al grido che proviene dalle piaghe purulenti dell'umanità per ritrovare, nel servizio reso agli ultimi, se stessi, il volto di Dio nel proprio».
E alla domanda: "Quale tra i classici compiti diaconali (carità, catechesi/ evangelizzazione e liturgia) le sembra necessiti di maggior valorizzazione rispetto a quanto avviene oggi nella diocesi di Noto?", ha risposto: «Da qualche anno ho chiesto agli stessi Diaconi della mia diocesi di ripensare il loro ministero all'interno delle Comunità di Parrocchie, che in diocesi sono ormai una realtà, nell'ottica della Evangelii Gaudium di Papa Francesco e dunque di una presenza significativa nel territorio insieme alle Comunità cristiane chiamate ad essere sale e luce del mondo. Ho chiesto di non limitare il loro servizio alla presenza nella Liturgia ma ad essere segno nelle Comunità e con le Comunità della irruzione del Risorto che fa nuove tutte le cose. Molti di loro sono impegnati nella catechesi agli adulti, nel servizio alle mense dei poveri e nei Centri di ascolto sparsi nel territorio per la evangelizzazione e per l'accoglienza delle persone provate da vari disagi, esistenziali e sociali. Ho puntato molto, a partire da un corso di Esercizi spirituali che ho voluto dettare io stesso, sulla presenza nel territorio che diventasse sprone per tutti i fedeli, chiamati a portare a compimento le liturgie delle chiese nel servizio e nella visita agli ultimi. In fondo stiamo parlando delle opere di misericordia: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti, dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. Il diacono è chiamato ad indicare con la sua missione i luoghi della precarietà e della sofferenza presenti oggi drammaticamente nel mondo.
Il Papa nella Misericordiae Vultus ci ricorda che la Chiesa è chiamata a curare la ferite dell'umanità, "a lenirle con l'olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l'attenzione dovuta". Il Diacono è chiamato ad aiutare la Chiesa ad aprire gli occhi "per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità".
La missione che il diacono è chiamato ad animare nella Comunità cristiana deve manifestare l'amore di Dio per il mondo, il nesso tra evangelizzazione e promozione umana è stretto. Dio nella storia della salvezza agisce per la salvezza integrale dell'uomo».
Vai all'intervista…
Alla domanda: "Quali requisiti ritiene siano indispensabili per un candidato al diaconato permanente?", Mons. Suetta ha risposto: « Innanzitutto una vera vocazione adeguatamente riconosciuta ed accolta nel discernimento spirituale personale e nella compagine della Chiesa particolare. Il diaconato non dev'essere né una sorta di "premio di consolazione" per presbiteri mancati né un "riconoscimento" per collaboratori meritevoli. Occorre poi che, in conseguenza di ciò, la formazione teologica, spirituale, liturgica e pastorale del diacono permanente lo conduca a vivere il proprio ministero nella giusta sinergia del presbiterio, nella ineludibile specificità del ruolo ministeriale e nel proficuo equilibrio della sua interessante posizione "di confine" tra il laico in relazione a impegni professionali e familiari, ed il ministro ordinato».
E alla domanda: "Quali iniziative ritiene si possano intraprendere, a livello di pastorale vocazionale diocesana, per incrementare il numero di diaconi permanenti?", ha risposto: «Insieme alla preghiera per le Vocazioni e alle molteplici iniziative di sensibilizzazione vocazionale, credo che si debba direttamente "chiamare" molti laici impegnati nelle Parrocchie e in Associazioni e Movimenti invitandoli a prendere in considerazione una forma di servizio particolare che comporta un dono di consacrazione, una speciale grazia sacramentale e un ruolo specifico, indispensabile alla vita della Chiesa e non assimilabile alla testimonianza e al servizio reso da un laico».
Vai all'intervista…
venerdì 9 dicembre 2016
Lo scandalo della misericordia
3a domenica di Avvento (A)
Isaia 35,1-6a.8a.10 • Salmo 145 • Giacomo 5,7-10 • Matteo 11,2-11
(Visualizza i brani delle Letture)
Appunti per l'omelia
Giovanni, la roccia che sfidava il vento del deserto, che era «anche più di un profeta», «il più grande» di tutti entra in crisi: sei tu o no quello che il mondo attende? Il profeta dubita e Gesù continua a stimarlo. E questo ci conforta: anche se io dubito la fiducia di Dio in me resta intatta. Perché è umano, di fronte a tanto male, dubitare; di fronte al fatto che con Gesù cambia tutto: non è più l'uomo che vive per Dio, è Dio che vive per l'uomo, che viene a prendersi cura dei piccoli, a guarire la vita malata, fragile, stanca: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i sordi odono, ai poveri è annunciato il Vangelo, tutti hanno una seconda opportunità.
Riferite a Giovanni: I ciechi.. gli zoppi… i lebbrosi… i sordi… i morti… ai poveri è annunciato…
Gesù elenca sei opere non per annunciare un fiorire di miracoli all'angolo di ogni strada, ma che Dio entra nelle ferite del mondo, per trasformarlo. Gesù non ha mai promesso di risolvere i problemi della storia con i miracoli. Ha promesso qualcosa di più forte ancora: il miracolo del seme, il lavoro oscuro ma inarrestabile del seme che fiorirà.
Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo
È lo scandalo della misericordia! Gesù è un Dio che non misura i meriti, ma guarisce il cuore; che invece di bruciare i peccatori, come annunciava il Battista, siede a tavola con loro.
È lo scandalo della piccolezza! Le sei opere d'amore che Gesù elenca non hanno cambiato il mondo, per un lebbroso guarito milioni d'altri si sono ammalati; nessun deserto si è coperto di gigli; anzi, il deserto con i suoi veleni si espande e corrode le terre più belle del nostro paese.
Ma quelle sei opere sono l'utopia di un tutt'altro modo di essere uomini, ed è sempre l'utopia che fa la storia. Sono le mani di Dio impigliate nel folto della vita. Sono il centro della morale cristiana, che consiste proprio nel fare anche noi ciò che Dio fa, nell'agire io come agisce Dio.
Gli uomini vogliono seguire il Dio della vita. E se noi siamo capaci di rendere, con Lui, la vita più umana, più bella, più felice, più grande a qualcuno che non ce la fa da solo, allora capiranno chi è il Signore che noi cerchiamo di amare e di incarnare: è davvero il Dio amante della vita
(spunti da Ermes Ronchi)
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Vedi anche:
Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Sei tu colui che deve venire? (Mt 11,3)
(vai al testo…)
Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo! (Mt 11,3) - (15/12/2013)
(vai al testo…)
• Siate costanti fino alla venuta del Signore (Gc 5,7) - (12/12/2010)
(vai al testo…)
Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Il tempo della misericordia (13/12/2013)
Commenti alla Parola:
• di Cettina Militello (VP 10.2016)
• di Gianni Cavagnoli (VP 10.2013)
• di Marinella Perroni (VP 10.2010)
• di Enzo Bianchi
(Illustrazione di Stefano Pachì)
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