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mercoledì 6 settembre 2017

Il Logos è divenuto carne per divinizzarci


All'inizio dell'anno pastorale si è tutti protesi a programmare un itinerario pastorale efficiente, a stendere programmi dettagliati, a prepararci spiritualmente.
Mi sono chiesto più volte se la nostra pastorale, spesso conservativa, ci faccia sperimentare quella novità alla quale lo Spirito continuamente ci sospinge. Mi preparerò anch'io per la parte affidatami. Ma la prima e forse l'unica sostanziale preoccupazione è il contatto semplice continuo con le persone che mi sono affidate nel mio servizio diaconale, persone con le loro reali aspettative e difficoltà, con le quotidiane sofferenze che ognuno porta in sé.
Ho letto, nel numero 202 della rivisita Il Diaconato in Italia, l'articolo di Giuseppe Bellia («A quanti l'hanno accolto», excursus sul Prologo del vangelo di Giovanni) che mi ha aiutato in questo approccio di inizio anno pastorale. Ne riposto la parte conclusiva (le parti evidenziate sono mie).

«[…] Charles De Foucauld ci ha insegnato che, anche in pieno deserto, si può gridare il Vangelo con la vita; e tuttavia "come sono belli i piedi di coloro che annunziano il vangelo di Cristo" (Rm 10,15). Si evangelizza testimoniando, gridando il Vangelo con la vita, quando non ci è permesso di annunciare la parola della salvezza… […]
Come evangelizzare però, senza aver già sperimentato la salvezza di Cristo? Se i testimoni non si mostrano redenti, salvati, pacificati e portatori di pace, gioiosi come può il vangelo diventare lo strumento salvifico di una storia sacra per tutti?
La ragione per cui molte indicazioni pastorali, anche se vivaci e creative, non toccano la vita reale delle chiese e le profondità del cuore dell'uomo risiede nel fatto che non sembrano scaturire da un processo di conversione; sono come devono essere e come ci si aspetta: senza stupore. Oltretutto si dà per scontato in un'epoca tumultuosa come la nostra, non più post-cristiana, ma ormai post-umana come molti la definiscono, una visione dell'uomo che non ha effettiva consistenza antropologica. Viviamo in una società satolla ed intorpidita, dominata da un capitale che si è mimetizzato, diventando biologico e adesso perfino inorganico, che opera in un anonimato che non lascia spazi a interrogazioni morali, rispondendo solo a criteri di successo, di efficienza, di potere.
Nell'indifferenza generale è saltato il principio di solidarietà, in fabbrica come in politica. Il fragile mondo dell'emigrazione, con la sua strutturale insicurezza segnala a tutti noi che in forza della fede come figli di Abramo siamo chiamati a riconoscere il nostro stato di viandanti: siamo tutti ospiti e forestieri sulla terra, perché chiunque crede fa di sé un nomade e un pellegrino.
Il prologo giovanneo ci ha mostrato il Logos venuto nel mondo per realizzare una piena relazione tra cielo e terra, e, divenuto carne, è entrato nella storia degli uomini perché il mondo avesse l'opportunità di entrare nella vita divina: incarnazione della Parola e divinizzazione dell'uomo sono dunque realtà inseparabili che ci interpellano chiedendoci la conversione del cuore, il cambiamento dei costumi, e finalmente un intelligenza adeguata, per dire Cristo dovunque e a tutti.
Tra rifiuto e accettazione la Parola continua ad offrire anche agli uomini del nostro tempo, a quanti hanno accettato di credere al mistero dell'incarnazione, la grazia di diventare figli conferendo così alla storia umana una precisa intenzionalità sacra, per la sua origine e per la sua destinazione. Nella debolezza dello straniero ogni cristiano intravede l'immagine del suo Signore crocifisso e, attraverso l'accoglienza e il dono dell'evangelizzazione, può indurre ogni emarginato a partecipare all'incarnarsi della Parola nel mondo perché la storia possa continuare a rivelarsi ancora come storia sacra».

lunedì 4 settembre 2017

Testimoniare la Vita!


Lina Balestrieri è una delle due donne vittime del terremoto che ha colpito l'isola di Ischia il 21 agosto 2017. Da molti anni, assieme al marito Antonio Cutaneo e ai loro sei figli (due adottati, disabili), Lina faceva parte del Cammino Neocatecumenale dove svolgeva il servizio di catechista.
Lina (59 anni) è morta mentre, assieme ad Antonio e ad altri fratelli (in piena estate, tempo che per molti significa "rilassamento" anche dalle cose di Dio e della comunità) andava a preparare una "Celebrazione della Parola" per i fratelli della sua parrocchia.
Alla fine della celebrazione delle esequie, il marito Antonio ha letto una commovente testimonianza sulla vita di Lina.


«[…] Non è stato facile vivere accanto ad una santa senza essere santo, soprattutto in una santità perfezionata dal martirio. La rivoluzione totale avvenne il giorno in cui accogliemmo le reliquie dei Santi coniugi Martin, la conoscenza della loro storia illuminò i nostri volti facendo maggiore chiarezza sul nostro cammino. Il chicco di grano ha prodotto il cento.
Il 21 agosto il nostro treno si fermò in un punto preciso della storia dove Cristo, via, verità e vita, ci chiamava a stare. Finito di recitare il Santo Rosario con la Parola di Dio in pugno eravamo pronti per preparare una nuova Celebrazione della Parola all'improvviso la terra tremò, una parete della chiesa crollò e sperimentai le parole del Vangelo "Uno sarà preso, un altro sarà lasciato", e in pochi istanti mi trovai a vivere la scena del calvario tenendo tra le mani il corpo di Lina martoriato e il volto pieno di sangue, ho visto il volto sofferente di Cristo, mi sono sentito come Giovanni ai piedi della croce insieme alla Madonna, ho sentito con l'orecchio del cuore le parole di Cristo rivolte ai miei figli: ecco tua madre, ma Cristo ha vinto la morte!
Il treno della nostra vita riparte carico di doni e destinazioni con un passeggero in meno ma con una guida sicura dal cielo; l'ultimo vagone di questo treno lo avevamo lasciato ancora vuoto per riempirlo di nuovi progetti di Dio, tra cui realizzare una casa famiglia per accogliere bambini disabili, ma improvvisamente quel giorno si è riempito abusivamente di sciacalli e di cretini.
Che cosa è la verità? Preferirei lo stesso silenzio di Gesù, ma davanti a tutte le falsità e alle superficialità di tanta stampa e televisione e gli inutili tentativi di ricostruire le dinamiche dei fatti davanti all'ateismo, al paganesimo, alle nuove false ideologie, davanti a tutti quelli che dicono "dov'è il tuo Dio?", a quanti bussano e chiedono ancora che cos'è la verità, la risposta è una soltanto: "Lina ha scelto la parte migliore che non le sarà mai tolta". Questa è la verità! Piuttosto, un'altra è la domanda "Oh morte dov'è la tua vittoria?" e dov'è infatti la vittoria della morte in una donna che ha sempre annunciato con forza le parole di San Paolo: "Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno"?
Cristo è veramente risorto, alleluja!».

domenica 3 settembre 2017

Il Diaconato in Italia
 Luoghi e forme della diaconia agli ultimi



Il diaconato in Italia n° 203
(marzo/aprile 2017)

Luoghi e forme della diaconia agli ultimi





ARTICOLI
Luoghi e forme della diaconia agli ultimi (Giuseppe Bellia)
La diaconia di Gesù verso i sofferenti (Giovanni Chifari)
Il sabato del diacono (Giorgio Agagliati)
Papa Francesco a Milano (Enzo Petrolino)
Diaconato e teologia (II parte) (José Gabriel Mesa Angulo)

INTERVISTE
Le domande ai diaconi (Roberto Massimo)
Per camminare con le tue gambe (Paolo Bendinelli)
E riceveranno cento volte tanto (Franco Brogi)
Scendendo in miniera (Stefano Innocenti)
Coinvolti dalla gioia (Andrea Masini)
Vivere alla presenza del Signore (Guido Miccinesi)
Frammenti di speranza (Franca e Vincenzo Testa)

TESTIMONIANZE
Incontrare l'Uomo (Luigi Vidoni)
Dalla diocesi di Napoli (Giuseppe Daniele e Gaetano Marino)
Una lectio divina per una nuova solidarietà (Enzo Petrolino)
Incontrando i più piccoli (Francesco Giglio)
Come gioielli in uno scrigno (Raffaella Gay)
Gli occhi per il cieco, i piedi per lo zoppo (Andrea Spinelli)


(Vai ai testi…)

sabato 2 settembre 2017

Perdere per trovare: noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato


22a domenica del Tempo ordinario (A)
Geremia 20,7-9 • Salmo 62 • Romani 12,1-2 • Matteo 16,21-27
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva soffrire molto e venire ucciso
Per la prima volta si profila la follia della croce. Dio sceglie di non assomigliare ai potenti, ma ai torturati e uccisi del mondo. Questo è lo scandalo del cristianesimo, un Dio che entra nel dolore e nella morte perché nel dolore e nella morte entra ogni suo figlio. Potere vero per lui è amare, è la supremazia della tenerezza e i poteri del mondo saranno impotenti contro di essa: il terzo giorno risorgerò.

Pietro si mise a rimproverarlo…
È la sorpresa di Pietro: Dio non voglia, questo non ti accadrà mai! Tu vuoi salvare questo mondo che ha problemi immensi, lasciandoti uccidere? Sei un illuso, il mondo non sarà salvo per un crocifisso in più. Usa altri mezzi: il potere, il miracolo, l'autorità. Ed è proprio questo che Gesù rifiuta. Sceglie invece i mezzi più poveri: l'amore disarmato, il cuore limpido, il non fare violenza mai, il perdono fino alla fine.
Ma per Pietro è una cosa così inedita e sconvolgente da rifiutarla categoricamente: nella logica umana scegliere di stare dalla parte delle vittime, dei deboli, significa esautorarsi di ogni potere.
Gesù allora lo invita a entrare in questa rivoluzione, ad aprirsi al nuovo che irrompe per la prima volta nella storia: «Pietro, torna a metterti dietro di me, riprendi ad essere discepolo».

Se qualcuno vuol venire dietro a me…
Non è solo Pietro a seguire questa logica, ma tutti i discepoli. E allora Gesù allarga a tutti lo stesso invito: «Se qualcuno vuole venire dietro a me...» e detta le condizioni. Condizioni da vertigine.
La prima: Rinneghi se stesso. Parole pericolose se capite male. Rinnegare se stessi non vuol dire mortificarsi, buttare via i talenti. Gesù non vuole dei frustrati al suo seguito, ma gente dalla vita realizzata. Rinnega te stesso vuol dire: non sei tu il centro dell'universo; impara a sconfinare oltre te. Non una mortificazione, ma una liberazione.
Seconda condizione: Prenda la sua croce e mi segua. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del vangelo, che abbiamo interpretato come esortazione alla rassegnazione: soffri con pazienza, accetta, sopporta le inevitabili croci della vita. Ma Gesù non dice «sopporta», dice «prendi». Non è Dio che manda la croce. È il discepolo che la prende, attivamente. La croce nel Vangelo indica la follia di Dio, la sua lucida follia d'amore, amore fino a morirne.
Sostituiamo croce con amore, ed ecco: Se qualcuno vuole venire con me, prenda su di sé il giogo dell'amore, tutto l'amore di cui è capace e mi segua.

Perché chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la troverà
Ecco la parola centrale del brano: Chi perderà la propria vita così nella follia dell'amore di Dio, la troverà. Ci hanno insegnato a mettere l'accento sul perdere la vita. Ma a ben guardare l'accento non è posto sul perdere, ma sul trovare.
Seguire Gesù è vivere un'esistenza che assomigli alla sua, è trovare la vita, realizzare pienamente la propria esistenza. Perché l'esito finale è «trovare vita». Quella cosa che tutti gli uomini cercano, in tutti gli angoli della terra, in tutti i giorni che è dato loro di vivere è realizzare pienamente se stessi.
Gesù ne possiede la chiave. Perdere per trovare. È la legge dell'amore: se tu dai ti arricchisci, se trattieni per te ti impoverisci. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Se qualcuno vuol venire dietro a me… (Mt 16,24)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso (Mt 16,24) - (31/08/2014)
(vai al testo…)
 Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente (Ger 20,29) - (28/08/2011)
(vai al testo…)
 Il Figlio dell'uomo (…) renderà a ciascuno secondo le sue azioni (Mt 16,27) - (31/08/2008)
(vai al post "Essere dono")

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Andare dietro a Gesù (29/08/2014)

Ed anche il post: La passione del profeta (28/08/2011)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

venerdì 1 settembre 2017

Un invito sconvolgente


Parola di vita – Settembre 2017
(Clicca qui per il Video del Commento)

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24)

Gesù è nel mezzo della sua vita pubblica, nel pieno del suo annuncio che il Regno di Dio è vicino, e si prepara ad andare a Gerusalemme. I suoi discepoli, che hanno intuito la grandezza della sua missione ed hanno riconosciuto in lui l'Inviato di Dio atteso da tutto il popolo di Israele, si aspettano finalmente la liberazione dalla potenza romana e l'alba di un mondo migliore, portatore di pace e prosperità.
Ma Gesù non vuole alimentare queste illusioni; dice chiaramente che il suo viaggio verso Gerusalemme non lo porterà al trionfo, ma piuttosto al rifiuto, alla sofferenza ed alla morte; rivela anche che il terzo giorno risorgerà. Parole difficili da comprendere ed accettare, tanto che Pietro reagisce e mostra di rifiutare un progetto tanto assurdo; cerca anzi di dissuadere Gesù.
Dopo un secco rimprovero a Pietro, Gesù si rivolge a tutti i discepoli con un invito sconvolgente:

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

Ma cosa chiede Gesù ai suoi discepoli di ieri e di oggi, con queste parole? Vuole che disprezziamo noi stessi? Che ci votiamo tutti ad una vita ascetica? Ci chiede di cercare la sofferenza per essere più graditi a Dio?
Questa Parola ci esorta piuttosto ad incamminarci sui passi di Gesù, accogliendo i valori e le esigenze del Vangelo per assomigliare a Lui sempre di più. E questo significa vivere con pienezza la vita tutta intera, come ha fatto Lui, anche quando sul cammino appare l'ombra della croce.

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

Non possiamo negarlo: ognuno ha la sua croce: il dolore, nelle sue varie forme, fa parte della vita umana, ma ci appare incomprensibile, contrario al nostro desiderio di felicità. Eppure è proprio lì che Gesù ci insegna a scoprire una luce inaspettata. Come avviene quando, entrando talvolta in alcune chiese, scopriamo quanto meravigliose e luminose siano le loro vetrate, che dall'esterno apparivano buie e senza bellezza.
Se vogliamo seguirlo, Gesù ci chiede di fare un completo capovolgimento di valori, spostando noi stessi dal centro del mondo e rifiutando la logica della ricerca dell'interesse personale. Ci propone di fare più attenzione alle esigenze degli altri, che alle nostre; di spendere le nostre energie per far felici gli altri, come lui, che non ha perso un'occasione per confortare e dare speranza a quelli che ha incontrato. E con questo cammino di liberazione dall'egoismo può iniziare per noi una crescita in umanità, una conquista della libertà che realizza pienamente la nostra personalità.

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

Gesù ci invita ad essere testimoni del vangelo, anche quando questa fedeltà è messa alla prova dalle piccole o grandi incomprensioni dell'ambiente sociale in cui viviamo. Gesù è con noi, e ci vuole con Lui in questo giocarci la vita per l'ideale più ardito: la fraternità universale, la civiltà dell'amore.
Questa radicalità nell'amore è un'esigenza profonda del cuore umano, come testimoniano anche personalità di tradizioni religiose non cristiane, che hanno seguito la voce della coscienza fino in fondo. Scrive Gandhi: "Se qualcuno mi uccidesse e io morissi con una preghiera per il mio assassino sulle labbra, e il ricordo di Dio e la consapevolezza della sua viva presenza nel santuario del mio cuore, allora soltanto si potrà dire che ho la nonviolenza dei forti" [1].
Chiara Lubich ha trovato nel mistero di Gesù crocifisso e abbandonato la medicina per sanare ogni ferita personale ed ogni disunità tra persone, gruppi e popoli, ed ha condiviso con tanti questa scoperta. Nel 2007, in occasione di una manifestazione di Movimenti e Comunità di varie Chiese a Stoccarda, ha scritto:
"Pure ciascuno di noi, nella vita, soffre dolori almeno un po' simili ai suoi. ( …) Quando sentiamo (….) questi dolori, ricordiamoci di lui che li ha fatti propri: sono quasi una sua presenza, una partecipazione al suo dolore. Facciamo come Gesù, che non è rimasto impietrito, ma aggiungendo a quel grido le parole: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23,46), si è riabbandonato al Padre.
Come lui anche noi possiamo andare al di là del dolore e superare la prova dicendogli: "Amo in essa te, Gesù abbandonato; amo te, mi ricorda te, è una tua espressione, un tuo volto". E, se nel momento seguente ci buttiamo ad amare il fratello e la sorella e ad attuare ciò che Dio vuole, sperimentiamo, il più delle volte, che il dolore si trasforma in gioia (…). I piccoli gruppi in cui viviamo (…) possono conoscere piccole o grandi divisioni. Anche in quel dolore possiamo vedere il Suo volto, superare quel dolore in noi e far di tutto per ricomporre la fraternità con gli altri. (…) La cultura della comunione ha come via e modello Gesù crocifisso e abbandonato"
 [2].

Letizia Magri

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[1] M.K. Gandhi, Antiche come le montagne, Ed. di Comunità, Milano 1965, pp. 95-96.
[2] C. Lubich, Per una cultura di comunione - Incontro Internazionale "Insieme per l'Europa" - Stoccarda, 12 maggio 2007 - sito web http://www.together4europe.org/

Fonte: Città Nuova n. 8/Agosto 2017


venerdì 25 agosto 2017

La domanda che conta: Chi sono io per te?


21a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 22,19-23 • Salmo 137 • Romani 11,33-36 • Matteo 16,13-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Gesù domandò: La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?
Gesù usa il metodo delle domande per far crescere i suoi amici. Le domande di Gesù nel Vangelo hanno davvero una funzione importantissima, non sono interrogazioni di catechismo, ma scintille che accendono qualcosa, mettono in moto trasformazioni e crescite. Nella vita, più che le risposte, contano le domande, perché le risposte ci appagano e ci fanno stare fermi, le domande invece, ci obbligano a guardare avanti e ci fanno camminare.

Ma voi, chi dite che io sia?
La domanda è preceduta da un «ma»: Ma voi... come se i Dodici, e con loro i cristiani tutti, fossero diversi, non appiattiti sul pensiero dominante, gente che non parla mai per sentito dire. Non c'è una risposta già scritta da qualche parte, con un contenuto da apprendere e da ripetere. Le domande di Gesù assomigliano semmai di più alle domande che si fanno gli innamorati: chi sono io per te? E l'altro risponde: Sei la mia donna, il mio uomo, il mio amore, la mia vita. Voi, miei amici, che io ho scelto uno per uno, chi sono per voi? Ciò che Gesù vuole sapere dai discepoli di sempre è se sono innamorati, se gli hanno aperto il cuore. Cristo è vivo solo se è vivo dentro di noi. Il nostro cuore può essere culla o tomba di Dio.

Gesù non mi chiede: cosa hai imparato da me? Qual è il riassunto del mio insegnamento? Ma: Io chi sono per te? Cosa porto io a te, cosa immetto nella tua vita? E non c'è risposta nelle parole d'altri! Non servono libri o catechismi, studi o letture. Chi sei per me Gesù? Per me tu sei vita!
E il nome della vita è gioia libertà e pienezza. Forza, coraggio e capacità di risorgere dalle cadute. Vita che non finisce mai, eternità!
Più Dio in me, più io sono. E mi accorgo che Cristo non è ciò che dico di lui, ma ciò che di Lui brucia in me, perché la verità non è una formula, ma ciò che arde dentro, scalda il cuore e muove la vita.

Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente
Tu sei…
Il Cristo... non un nome proprio, ma un attributo che indica l'origine e il compito di Gesù e rimanda subito oltre lui: sei la mano di Dio nella storia.
Il Figlio di Dio... tu sei entrato in Dio pienamente e Dio è entrato in te totalmente. E ora tu fai le cose che solo Dio fa'. La tua mano è la Sua che accarezza il mondo.
Del Dio vivente... Colui che fa viva la vita, il miracolo che la fa fiorire. Il Vivente è grembo gravido di vita, fontana da cui la vita sgorga inesauribile e illimitata.

Beato sei tu Simone… Tu sei Pietro… Su questa pietra edificherò…
Tu sei roccia e su questa roccia fonderò la mia chiesa... A te darò le chiavi del regno…
Pietro è roccia per la Chiesa e per l'umanità nella misura in cui trasmette che Dio è amore, che la sua casa è ogni uomo.
Pietro è chiave nella misura in cui apre porte e strade che ci portino gli uni verso gli altri e insieme verso Dio.

A te darò le chiavi… Ciò che legherai sulla terra…
Non solo Pietro… Ma chiunque professi la sua fede ottiene questo potere. Il potere di perdonare i peccati non è il potere giuridico dell'assoluzione (non è nello stile di Gesù sostituire vecchi codici con nuovi regolamenti). È invece il potere di diventare una presenza trasfigurante anche nelle esperienze più squallide e impure e alterate dell'uomo. Compiendo il cammino dalla nostra povertà originaria verso una divina pienezza, per essere immagine e somiglianza di Dio, "figli di Dio".
Interiorizzare Dio e fare le cose di Dio: questa è la salvezza.

Gesù dice a ogni discepolo: terra e cielo si abbracciano in te, nessuna tua azione resta senza eco nel cielo. Il mio istante si apre sull'eterno e l'eterno penetra nel mio istante.
Tutti possiamo essere roccia che trasmette solidità, forza e coraggio a chi ha paura.
Tutti siamo chiave che apre le porte belle di Dio, che può socchiudere le porte della vita in pienezza.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (24/08/2014)
(vai al testo…)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (21/08/2011)
(vai al testo…)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (22/08/2008)
(vai al post "Risposta di fede")

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Il compito affidato a Pietro (22/08/2014)

Ed anche il post: La gente chi dice che io sia? (21/08/2011)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

venerdì 18 agosto 2017

La grande fede della donna cananèa che "cambia" Gesù


20a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 56,1.6-7 • Salmo 66 • Romani 11,13-15.29-32 • Matteo 15,21-28
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e Sidone… E una donna cananèa veniva da quella regione...
Gesù era uomo di incontri e in ogni incontro accendeva il cuore dell'altro e lui stesso ne usciva trasformato, come in questo incontro. Una donna di un altro paese e di un'altra religione, in un certo senso, "converte" Gesù, gli fa cambiare mentalità, lo fa sconfinare da Israele, gli apre il cuore alla fame e al dolore di tutti i bambini, che siano d'Israele, di Tiro e Sidone, o di Gaza: la fame è uguale, il dolore è lo stesso, identico l'amore delle madri.

Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio
Ma Gesù non le rivolse neppure una parola… Non sono stato mandato che alle pecore sperdute di Israele… La posizione di Gesù è molto netta e brusca: io sono stato mandato solo per quelli della mia nazione, per la mia gente.

Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini…
Nella mentalità comune dei giudei i pagani erano considerati cani. E poi la risposta geniale della madre cananèa: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Che è come dire: Tu non sei venuto solo per quelli di Israele, tu sei Pastore di tutto il dolore del mondo.
Nel regno di Dio, non ci sono figli e no, uomini e cani. Ma solo fame e figli da saziare, anche quelli che pregano un altro Dio.

Donna, grande è la tua fede!
Questa donna non frequenta la sinagoga, invoca altri dèi, ma per Gesù è donna di grande fede. Non ha la fede dei teologi, ma quella delle madri che soffrono per la carne della loro carne: esse conoscono Dio dal di dentro, lo sentono pulsare all'unisono con il loro cuore di madre. La grande fede della donna sta in una convinzione profonda, che la incalza: Dio è più attento alla vita e al dolore dei suoi figli che non alla fede che professano. Perché il diritto supremo davanti a Dio è dato dalla sofferenza e dal bisogno, non dalla razza o dalla religione. E questo diritto appartiene a tutti i figli di Dio, che sono tutti uguali, giudei e fenici, credenti e pagani, sotto il cielo di Tiro o sotto quello di Nazaret.

Avvenga per te come desideri!
Gesù ribalta la domanda della madre, gliela restituisce: Sei tu e il tuo desiderio che comandate... La tua fede è come un grembo che partorisce il miracolo: avvenga come tu desideri. Matura, in questo racconto, un sogno di mondo da far nostro: la terra come un'unica grande casa, una tavola ricca di pane, e intorno tanti figli. Una casa dove nessuno è disprezzato, nessuno ha più fame; dove non ci sono noi e gli altri, uomini e no, ma solo figli e fame da saziare. Dove ognuno, come Gesù, impara da ognuno. Sogno che abita Dio e ogni cuore buono.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Pietà di me, Signore, figlio di Davide (Mt 15,22)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Donna, grande è la tua fede! (Mt 15,28) - (17/08/2014)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  L'appartenenza a Cristo si fonda unicamente sulla fede (16/08/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)