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domenica 7 giugno 2015

Il Regno di Dio fra gli uomini


Solennità del Corpus Domini



Tu sempre solo nel tabernacolo.
Noi per istrada, a casa, a scuola, in ufficio.
Sei fra noi, eppure sembri separato: separato dal nostro poco amore che non ti comprende.
Eppure, se quello che hai comandato fosse vita tra i fratelli Tuoi, essi non avvertirebbero di lasciarTi quando escono di Chiesa; e strade e tabernacoli avrebbero un unico sbocco: il Regno di Dio fra gli uomini!
Nutrici, Signore, ogni mattina della Tua carne, ma rendici docili affinché s'affretti l'ora in cui puoi nutrire gli istanti tutti della nostra vita della Tua presenza in mezzo a noi.


(Chiara Lubich, Pensieri, 2 settembre 1960)

sabato 6 giugno 2015

"Preserviamoci dalla corruzione"


Papa Francesco, durante l'omelia della Messa celebrata sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano nella solennità del Corpus Domini, nel pomeriggio di giovedì 4 giugno, ci ricorda che l'Eucaristia ci permette di non disgregarci perché è "vincolo di comunione"; ci ricorda che il Sangue di Gesù ci libera dalla corruzione.
L'Eucaristia, anima della diaconia, anzi, diaconia stessa di Cristo, vincolo di unità, «esige che la forza dell'amore superi ogni lacerazione e al tempo stesso che diventi comunione con il povero, sostegno per il debole, attenzione fraterna a quanti fanno fatica a sostenere il peso della vita quotidiana».

Dal servizio di Francesca Sabatinelli di Radio Vaticana:



L'invito del Papa ai fedeli, dopo l'Angelus domenica scorsa, era stato quello di adorare, durante la processione, il Santissimo Sacramento. La processione del "Corpus Domini", aveva detto, è un solenne atto di fede e di amore a Gesù Eucaristia. Quel Corpo e quel Sangue, ci dice oggi Francesco nell'Omelia, che mediante il pane e il vino ci sono stati donati da Gesù, che così ci lascia il "memoriale del suo sacrificio di amore infinito". Con questo pane e questo vino i discepoli hanno "il necessario" per il loro "cammino lungo la storia", e per "estendere a tutti il regno di Dio". Oggi, il Pane di vita è anche il nostro, dinnanzi al quale lo stupore della Chiesa non finisce mai, stupore che alimenta "la contemplazione, l'adorazione, la memoria". Francesco quindi cita le raccomandazioni dell'odierna lettura: "Per non disgregarvi, mangiate questo vincolo di comunione; per non svilirvi, bevete il prezzo del vostro riscatto". E di lì pone le sue domande:

«Disgregarci? Svilirci? Cosa significa oggi questo disgregarci e svilirci? Ci disgreghiamo quando non siamo docili alla Parola del Signore, quando non viviamo la fraternità tra di noi, quando gareggiamo per occupare i primi posti, gli arrampicatori, quando non troviamo il coraggio di testimoniare la carità, quando non siamo capaci di offrire speranza. Così ci disgreghiamo».

L'Eucaristia vincolo di comunione
Ciò che ci permette di non disgregarci è quindi l'Eucaristia, perché "vincolo di comunione, compimento dell'Alleanza, segno vivente dell'amore di Cristo che si è umiliato e annientato perché noi rimanessimo uniti":

«Il Cristo presente in mezzo a noi, nel segno del pane e del vino, esige che la forza dell'amore superi ogni lacerazione e al tempo stesso che diventi comunione anche con il più povero, sostegno per il debole, attenzione fraterna a quanti fanno fatica a sostenere il peso della vita quotidiana. E sono in pericolo di perdere la fede».

Le idolatrie del nostro tempo ci rendono cristiani mediocri
E poi pone l'altra domanda, cosa significa per noi "svilirci", "ossia annacquare la nostra dignità cristiana?":

«Significa lasciarci intaccare dalle idolatrie del nostro tempo: l'apparire, il consumare, l'io al centro di tutto; ma anche l'essere competitivi, l'arroganza come atteggiamento vincente, il non dover mai ammettere di avere sbagliato o di avere bisogno. Tutto questo ci svilisce, ci rende cristiani mediocri, tiepidi, insipidi, pagani».

Il Sangue di Gesù ci libera dalla corruzione
Gesù ha versato il sangue per noi, per purificarci dai peccati, dunque "per non svilirci guardiamo a Lui, abbeveriamoci alla sua fonte, per essere preservati dal rischio della corruzione". Il "Sangue di Cristo – ci dice ancora il Papa – ci libererà dai nostri peccati e ci restituirà la nostra dignità".

«Così impariamo che l'Eucaristia non è un premio per i buoni, ma è la forza per i deboli, per i peccatori. E' il perdono, è il viatico che ci aiuta ad andare, a camminare".

Uniti con i cristiani uccisi per la loro fede
La festa del "Corpus Domini" – conclude quindi Francesco – celebra il mistero dell'Eucaristia e lo fa lodare e cantare per le strade della città, e la processione è la "nostra riconoscenza per tutto il cammino che Dio ci ha fatto percorrere attraverso il deserto delle nostre povertà, per farci uscire dalla condizione servile, nutrendoci del suo Amore mediante il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue". E il suo ultimo pensiero è per coloro che non possono esprimere la loro fede:

«Sentiamoci uniti a loro: cantiamo con loro, lodiamo con loro, adoriamo con loro. E veneriamo nel nostro cuore quei fratelli e sorelle ai quali è stato chiesto il sacrificio della vita per fedeltà a Cristo: il loro sangue, unito a quello del Signore, sia pegno di pace e di riconciliazione per il mondo intero. E non dimentichiamo: per non disgregarvi, mangiate questo vincolo di comunione, per non svilirvi, bevete il prezzo del vostro riscatto».


venerdì 5 giugno 2015

È tutta l'umanità la «carne» di Dio


SS. Corpo e Sangue di Cristo (B)
Esodo 24,3-8 • Sal 115 • Ebrei 9,11-15 • Marco 14,12-16.22-26
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Prendete, questo è il mio corpo
Una parola precisa e nitida come un ordine: prendete. Incalzante come una dichiarazione: nelle mani, nella bocca, nell'intimo tuo voglio stare, come pane.
Prendete. Gesù non chiede ai discepoli di adorare, contemplare, pregare quel Pane, ma chiede come prima cosa di tendere le mani, di prendere, stringere, fare proprio il suo corpo che, come il pane che mangio, si fa cellula del mio corpo, respiro, gesto, pensiero. Si trasforma in me e mi trasforma a sua somiglianza. Come dice san Leone Magno: la nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno
Dio non è venuto nel mondo con il solo obiettivo di togliere i nostri peccati, visione riduttiva, sia di Dio che dell'uomo. Il suo progetto è molto più grande, più alto, più potente: portare il cielo nella terra, Dio nell'uomo, la vita immensa in questa piccola vita. Molto più del perdono dei peccati è venuto a dare: è venuto a dare se stesso. Come uno sposo che si dà alla sposa.

Vero pane… nutrici e difendici, portaci ai beni eterni, nella terra dei viventi
Siamo abituati a pensare Dio come Padre, portatore di quell'amore che ci è necessario per nascere; ma Dio è anche madre, che nutre di sé, del suo corpo i suoi figli. Ed è anche sposo, amore libero che cerca corrispondenza, che ci rende suoi partners, simili a lui.

Prendete questo corpo
Gesù vuole dirci: fate vostro questo mio modo di stare nel mondo, anche voi braccia aperte inviate alla terra.
Nel suo corpo Gesù ci da tutta la sua storia, di come amava, come piangeva, come gioiva, ciò che lo univa agli altri: parola, sguardo, gesto, ascolto, cuore. Perché il corpo di Cristo non sta solo nell'Eucaristia, Dio si è vestito d'umanità, al punto che l'umanità intera è la carne di Dio: quello che avete fatto a uno di questi l'avete fatto a me. Il Corpo di Cristo è sull'altare dell'Eucaristia, il corpo di Cristo è sull'altare del fratello, dei poveri, piccoli, forestieri, ammalati, anziani, disabili, le persone sole.

Che possiamo tutti diventare ciò che riceviamo: Corpo di Cristo. E sarà l'inizio di un umile e magnifico viaggio verso lo Sposo si è fatto sposo dell'ultimo fratello.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Prendete: questo è il mio corpo (Mc 14,22)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (10/06/2012)
Prese il pane, lo spezzò e lo diede loro (Mc 14,22)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Il dono più grande (08/06/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

venerdì 29 maggio 2015

L'umanità "specchio" della Trinità


Santissima Trinità (B)
Deuteronomio 4,32-34.39-40 • Sal 33 • Romani 8,14-17 • Matteo 28,16-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
I cristiani non hanno, certo, l'esclusiva della fede in Dio, ma l'affermazione che in Dio esiste una paternità, una filiazione e un dono d'amore, è tipica del cristianesimo: un Dio TRINITÀ.
Il "libro", che ci introduce alla scoperta di Dio, è Gesù. Dalla croce, egli ci rivela che Dio è Padre e dono d'amore, Spirito Santo: «Emise (= soffiò) lo Spirito».
Diventa, quindi, chiaro l'invito che Gesù fa: «Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

Battezzandoli nel nome
Battezzare (dal greco baptizo) significa immergere.
Nel nome: è la realtà stessa di colui che viene indicato.
Noi siamo immersi nella realtà di vita del Padre, del Figlio e dello Spirito: ciò che è tipico di Dio diventa tipico della persona umana. Le è donato col Battesimo e la persona è chiamata ad evidenziarla con la propria vita.
Vivendola ed annunciandola.

A me è stato dato ogni potere
Il potere, affidato dal Padre a Gesù, ora è affidato a noi. Non siamo chiamati a dare l'adesione a un concetto astratto, a professare una formula fredda, ma a testimoniare un'esperienza di salvezza vissuta.
Allora la "famiglia di Dio", l'umanità, è chiamata a realizzarsi nell'armonia, nell'incontro e nel dialogo dell'amore. E questa realizzazione sarà completa quando la forza di salvezza di Gesù Risorto avrà raggiunto, attraverso i discepoli, ogni uomo.
È una realtà che non può non toccare tutti i campi della vita umana:
economia: nella vita trinitaria c'è ricerca del bene dell'altro, reciprocità, uguaglianza, libertà, solidarietà, comunione dei beni. L'indifferenza per l'altro, lo sfruttamento, la disuguaglianza ingiusta, la corsa al guadagno negano esistenzialmente la fede in Dio;
lavoro: una mentalità "trinitaria" dà ad ogni lavoro il valore del "lavorare con" e del "lavorare per" e, in questo senso, non può che favorire la partecipazione ad ogni livello, tanto nella progettazione quanto nei frutti;
pedagogia: in una società "trinitaria" ciò che conta è il rapporto, il dialogo, l'incontro tra le diversità, in specie tra educatore e alunni. Non si tratta di sminuire il ruolo del docente, ma di riconoscere l'uguale dignità di tutti. Non si tratta di svalorizzare la necessità di conoscenze, di informazioni, di preparazione tecnica, ma di dar vita ad un processo di crescita in umanità, nel quale tutti abbiamo da imparare e al quale tutti abbiamo da contribuire.
La competizione individualistica viene così superata dalla condivisione.

Io sono con voi tutti i giorni
Mi ha scritto Luca, un amico: "Magari sarà la cosa più semplice del mondo, ma per me è stata una bomba. Ecco come andò la faccenda: avevo bisogno di don Mario, ma non era in casa e allora l'ho aspettato in chiesa, perché fuori pioveva. Mentre mi trovavo solo nel banco, mi sono guardato un po' in giro e poi mi sono fermato sul tabernacolo: Gesù era là, è sempre là, non se ne va mai di lì. Ho come scoperto la presenza di un Dio che è più vicino di quanto lo è un comune amico".


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Ecco, io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (03/06/2012)
Io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Nati dal cuore di Dio (01/06/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi


martedì 26 maggio 2015

Master sul Diaconato


Il Centro Lateranense Alti Studi - CLAS della Pontificia Università Lateranense attiva il Master di I livello in Nuova Evangelizzazione e Identità Diaconale, realizzato in collaborazione con la Comunità del Diaconato in Italia, che si propone di offrire un'occasione di formazione d'eccellenza e specializzazione a tutti coloro che, avendo effettuato già degli studi teologici di base, vogliano approfondire il ministero diaconale a partire dall'acquisizione di una conoscenza specifica degli strumenti di ricerca, delle fonti esistenti e degli studi realizzati.

Ne ho già parlato in un post del 18/04/2015, Nuova evangelizzazione e identità diaconale (Vedi…).

Il programma didattico si sviluppa in 8 moduli rivolti alle principali aree scientifiche d'interesse, che verranno affrontate progressivamente nell'arco dei tre anni per consentire un'articolazione mirata dei contenuti.

I anno, 2015
Modulo 1: Modelli diaconali nel Nuovo Testamento
Modulo 2: Il Servizio diaconale nei primi secoli della Chiesa
Modulo 3: Il ripristino del Diaconato. Istanze teologiche da Trento al Concilio Vaticano II

II anno, 2016
Modulo 4: Alla ricerca di un'identità: ministero ordinato e diaconato
Modulo 5: Ministero diaconale, Chiesa locale e Post-Moderno
Modulo 6: Il Diaconato nella Legislazione ecclesiale post-conciliare

III anno, 2017
Modulo 7: Annuncio e nuovi linguaggi
Modulo 8: Un ministero di frontiera: sfide e risorse
Prove Finali


Scarica il dettaglio del Bando e la descrizione dei Moduli...

Vedi anche il Comunicato Stampa del Master...

domenica 24 maggio 2015

Lo Spirito Santo e i Carismi


Pentecoste.
Riporto un testo di Chiara Lubich del 1984, che illustra la realtà della Chiesa gerarchica e quella carismatica, di quella che nel 1997 Giovanni Paolo II chiamò il profilo "mariano" e "petrino" della Chiesa.
Testo pubblicato nella rivista "Nuova Umanità", VI, (Marzo-Aprile 1984) pp.3 6. (fonte: www.centrochiaralubich.org).
Nella foto l'incontro, nella Pentecoste del 1998, dei Movimenti ecclesiali e le Nuove Comunità con Giovanni Paolo II in San Pietro.


Si crede, alle volte, e si è creduto spesso attraverso i secoli, che vi sia contrapposizione fra una Chiesa gerarchica, governata dal Papa e dai Vescovi, e una Chiesa carismatica animata da doni particolari dello Spirito Santo.
In realtà, non è così. La Chiesa vista nella sua gerarchia e quella ammirata per determinati carismi sono aspetti complementari dell'unica Chiesa.
Cristo ha fondato, infatti, la sua Chiesa sugli Apostoli e sui Profeti (cf. Ef. 2, 20) e una Chiesa solamente gerarchica non è quella che Egli ha pensato, così come non lo è la cosìddetta carismatica. Gerarchia e carismi, piuttosto, sono opera dello stesso Spirito, dell'unico Spirito: lo Spirito Santo, posti a vivificare l'unica Chiesa.
Enumerando i vari carismi, Paolo inizia così : «Alcuni [uomini] sono posti da Dio nella Chiesa al primo grado come apostoli, al secondo come profeti...» (1Cor 13,28); che sarebbe come dire, per i secoli seguenti: Alcuni sono posti da Dio al primo grado come i Papi e i Vescovi, al secondo come talune persone carismatiche.
Con un paragone molto approssimativo possiamo dire che concepire la Chiesa senza il carisma degli Apostoli sarebbe come concepire un albero quasi esclusivamente con sole foglie, fiori e frutti, senza tronco e rami. Concepire la Chiesa con i soli Apostoli sarebbe come pensare un albero quasi esclusivamente con tronco e rami.
Sia la gerarchia che i profeti servono la Chiesa, ma, pur manifestando in modo diverso questo loro servizio, sono suscitati ambedue dallo Spirito Santo e dotati di carismi per edificarla.
I carismi della gerarchia, che lo Spirito Santo dona con metodicità attraverso la successione apostolica, servono più per guidare, istruire, santificare la Chiesa. Quelli dei profeti, che lo Spirito Santo, il quale soffia dove vuole, elargisce, quando gli sembra utile, con divina amorosa fantasia, servono più per rinnovarla, abbellirla, fortificarla come Sposa di Cristo. La Chiesa, infatti, splende maggiormente come Sposa di Cristo per questi carismi dei profeti.
Come Gesù, per l'opera dello Spirito Santo, è il Verbo di Dio fatto carne, così la Chiesa, per l'opera dello Spirito Santo in questi suoi straordinari doni, si mostra più evidentemente un Vangelo incarnato.
Lo Spirito, mentre la arricchisce con carismi «minori» (con doni di guarigione, dell'assistenza, delle lingue...), fa fiorire in tutti i tempi, come anche oggi, movimenti spirituali, ordini, congregazioni, famiglie religiose di tipo vario per mezzo di suoi strumenti. E ogni famiglia o ordine, ogni movimento o congregazione, se ben si osserva, non sono, per così dire, che l'«incarnazione», per mezzo dello Spirito, di una parola di Gesù, d'un suo atteggiamento, d'un fatto della sua vita, d'un suo particolare dolore...
Ci sono nella Chiesa gli ordini francescani, che continuano a predicare nel mondo, anche con la loro sola esistenza, la parola di Gesù: «Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Ci sono i domenicani che, contemplando il Logos, il Verbo, spiegano e difendono la Verità. I Gesuiti che sottolineano la violenza evangelica: agere contra. I monaci che associano la contemplazione al lavoro. I carmelitani che adorano Dio sul Tabor, pronti a discendere per predicare e affrontare la morte. Nel giardino della Chiesa, nelle aiuole di san Vincenzo de' Paoli e di san Camillo de Lellis, e in molti altri ordini, congregazioni, istituti di carità, si aprono tutti i fiori della compassione cristiana e si ripete l'intervento del Buon Samaritano.
Santa Caterina e i suoi gridano la potenza del sangue di Cristo; santa Margherita Maria Alacoque, la tenerezza del Suo Cuore; i passionisti e le adoratrici del preziosissimo sangue non finiscono di meditare sul prezzo della nostra redenzione.
Le suore di Betlemme, di Nazareth, di Betania... sono espressioni concrete d'un momento della vita di Gesù.
Santa Teresina e i seguaci della sua Piccola Via sembrano eternare la parola: «Se non vi convertirete e non vi farete come i piccoli, non entrerete nel regno dei cieli».
Le congregazioni sorte per offrire alla Chiesa sempre nuovi missionari attuano il precetto di Gesù: «Andate e predicate a tutte le genti»...
Insomma, la Chiesa, per tutti questi preziosi carismi, si mostra come un maestoso Cristo dispiegato nei secoli.
E, per i numerosi membri delle varie famiglie religiose, diffusi spesso sui cinque Continenti, appare un Cristo dispiegato nello spazio.
Come il seno della Vergine all'Annunciazione concepì il Verbo di Dio per opera dello Spirito Santo, così per opera dello Spirito Santo s'incarna spiritualmente nell'anima dei fondatori delle varie famiglie religiose una parola di Cristo, una sua espressione. E i fondatori sono, di tempo in tempo, un messaggio di Dio detto al mondo, in genere a rimedio dei mali che lo affliggono, per i bisogni che lo attanagliano.
Anche il nostro tempo ha i suoi movimenti e le sue famiglie religiose. Sono anch'essi una parola di Dio offerta all'epoca moderna.
E giacché questa è afflitta dalla disunità fra le generazioni, fra le razze, fra i popoli; giacché è particolarmente sensibile alla divisione fra le Chiese; giacché questo tempo geme nell'incubo di una catastrofe nucleare per la sfiducia reciproca fra le nazioni, per il disamore, per l'odio, per le guerre già in atto, per le continue tensioni, una delle parole che Dio grida oggi, attraverso più d'un movimento, è: comunione, comunità, unità.
Ai nostri giorni, sembra che lo Spirito Santo, sull'onda del Concilio e come attuazione di esso, voglia vedere la Chiesa più unita. Sembra che non gli basti più un cristianesimo vissuto troppo individualmente; vuole che i cristiani vivano con maggiore perfezione il loro essere uno, essere comunità, essere Chiesa.
Ed ecco allora movimenti ecclesiali, in perfetta e cordiale unità con la gerarchia posta da Cristo come primo pilastro della Chiesa, che convogliano, nelle loro spiritualità moderne e forti, persone d'ambo i sessi, di tutte le età, di ogni vocazione: vergini e coniugati, preti e laici, religiosi e religiose...
Ecco brillare nuovamente e più pienamente la fondamentale vocazione, la supervocazione del cristiano: l'amore, quell'amore reciproco che genera comunione, che ha per effetto l'unità, che costruisce la comunità; quell'amore vicendevole in cui tutti gli uomini, creati ad immagine di Dio Uno e Trino, ritrovano se stessi, e le famiglie religiose la radice della loro particolare vocazione con la possibilità di rinnovamento e nuovo rilancio. Povertà, infatti, obbedienza e castità, opere di misericordia di qualsiasi genere, e predicazione, studio o qualunque attività, ogni atteggiamento del cristiano e dello stesso religioso, pur indirizzato al bene, hanno la loro piena fecondità solo nell'amore. Con questo contenuto, i Movimenti spirituali sono stati fondati dai loro padri o dalle loro madri, con questo significato.
Così tutti, grazie allo Spirito Santo ed ai suoi nuovi carismi, qualsiasi posto occupino nella Chiesa e nel mondo, formano una sola cosa, abitano un'unica casa, vivono in una sola famiglia: in quella realtà che è la Chiesa, la quale deve e può rispondere alle esigenze struggenti e impellenti del mondo contemporaneo, anzitutto col suo essere Corpo di Cristo.
Sia, dunque, lodato e ringraziato lo Spirito Santo per quanto opera anche oggi attraverso questi carismi, e per quelli qui non direttamente menzionati. Per essi, Egli diventi per gli uomini del nostro tempo un po' meno il «Dio sconosciuto».

Chiara Lubich

sabato 23 maggio 2015

Lo Spirito che dà vita alla Parola


Pentecoste (B)
Atti 2,1-11 • Sal 103 • Galati 5,16-25 • Giovanni 15,26-27; 16,12-15
(Visualizza i brani delle Letture)
(Vedi anche i brani delle Letture della Messa vespertina della vigilia)


Appunti per l'omelia

Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo
Un gruppo di uomini e donne nella stanza al piano superiore (At 1,13), dentro una casa. La casa, simbolo di interiorità e di accoglienza; nella stanza al piano alto, da dove lo sguardo può spaziare più lontano e più in alto; in una casa qualunque, affermazione della libertà dello Spirito, che non ha luoghi autorizzati o riservati, e ogni casa è suo tempio.

Venne dal cielo come un vento impetuoso e riempì tutta la casa
Il vento, che conduce pollini di primavera e disperde la polvere, che porta fecondità e smuove le cose immobili. Che non sai da dove viene e dove va, folate di dinamismo che apre respiri e orizzonti e ti fa pensare in grande. Mentre siamo impegnati a tracciare i confini di casa nostra, lui spalanca finestre, dilata lo sguardo. Ci fa comprendere che dove io finisco inizia il mondo, che la fine dell'isola corrisponde all'inizio dell'oceano, che dove questa mia vita termina comincia la vita infinita. Io confino con Dio.

Apparvero loro lingue come di fuoco…
Il fuoco. Lo Spirito tiene acceso qualcosa in noi anche nei giorni spenti, accende fiammelle di amore, sorrisi, capacità di perdonare; e la cosa più semplice: la voglia da amare la vita, la voglia di vivere. Noi nasciamo accesi, i bambini sono accesi, poi i colpi duri della vita possono spegnerci. Ma noi possiamo attingere ad un fuoco che non viene mai meno, allo Spirito, accensione del cuore lungo la strada e sua giovinezza.

Quando verrà… lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità
Giorno di Pentecoste e ci domandiamo: come agisce lo Spirito santo, che cosa fa in noi e per noi? Dice l'angelo a Maria: Verrà lo Spirito e porterà dentro di te il Verbo. Dice Gesù ai discepoli: Verrà lo Spirito e vi riporterà al cuore tutte le mie parole. Da duemila anni lo Spirito ripete incessantemente nei cristiani la stessa azione che ha compiuto in Maria: incarnare il Verbo, dare vita alla Parola. Lo fa ad esempio quando accolgo le parole del Vangelo. Può succedere che queste spesso scivolino via, come cose che so da sempre, senza presa sul cuore. Poi un giorno succede che una di queste parole all'improvviso si accende, mi pare di sentirla per la prima volta, la pagina del Vangelo palpita, come una lettera indirizzata a me, scritta per me, contemporanea ai miei sogni, alle mie pene, ai miei dubbi. È lo Spirito che mi ri-corda (letteralmente: mi riporta al cuore) le parole di Gesù. Al cuore, non alla mente. Le fa germe vitale, non elaborato mentale… e sei toccato da Dio.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità (Gv 16,13)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (27/05/2012)
Vieni Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli (Canto al Vangelo)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
L'inestimabile dono (25/05/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi