Ho celebrato il sacramento del battesimo a due ragazzi di 14 e 12 anni. Hanno atteso tanto perché aspettavano che il papà uscisse dal carcere.
Così quella mattina la chiesa era piena di gente, parenti, amici, conoscenti. Mi sono ricordato che questa è la gente per cui debbo dare la mia vita: è la mia gente!
È stato un momento di festa, di vera festa. Alla fine mi hanno detto loro stessi che è stata una celebrazione dove è passato veramente l'amore di Dio. Il padre diceva che fino ad allora non si era mai posto il problema di Dio; ora però partecipare a questa festa dei suoi bambini lo ha fatto riflettere. Un buon motivo per cambiare vita. L'amore penetra.
Quello che io ho capito è che devo essere Amore da farmi mangiare dagli altri. È solo questo quello che conta! E lo puoi fare sempre, soprattutto verso gli ultimi, i violenti, i carcerati.
Il Crocifisso vivo trasforma tutto: è veramente il Risorto in mezzo a noi!
venuto per servire (clicca qui per entrare)
domenica 16 novembre 2008
Rocco racconta (la festa)
venerdì 14 novembre 2008
Far fruttificare i talenti
Parola da vivere
A chiunque ha verrà dato ( ... )
ma a chi non ha verrà tolto
anche quello che ha (Mt 25,29)
Il talento è una moneta preziosa. Può essere paragonato al dono della vita, alla salute, all'intelligenza, alle doti naturali. Non c'è bisogno di possederne più d'uno per sentire che dobbiamo farlo fruttificare. Alcuni hanno ricevuto doni (talenti) particolari a servizio della Chiesa e del mondo. Ma noi che, in maggioranza, ci sentiamo persone comuni, che fare del nostro talento?
Sei diplomato? Perché non mettere a disposizione qualche ora per insegnare a chi non sa o non può studiare?
Hai un cuore particolar-mente generoso? Non hai mai pensato di mobilitare delle forze ancora sane in favore della gente povera ed emarginata e rimettere così nel cuore di molti il senso della dignità dell'uomo?
Sei portato alla musica, alla poesia, alla recitazione? Che occasione di rendere più attraenti, più ricche, più moderni gli incontri della tua comunità ecclesiale, per sfatare l'idea che la liturgia della Chiesa è pesante, vecchia e senza gioia?
Hai doti particolari per confortare? Oppure per tenere la casa, per cucinare, per confezionare con poco abbigliamenti utili o per lavori manuali? Guardati attorno e vedi chi ha bisogno di te.
Noi cristiani non abbiamo tempo libero, finché ci sarà sulla terra un ammalato, un affamato, un carcerato, un ignorante, un dubbioso, uno triste, un drogato, un disabile, un orfano, una vedova...
E la preghiera non ti sembra un talento formidabile da utilizzare, dato che in ogni momento puoi rivolgerti a Dio presente dappertutto?
Se tutti i cristiani nella Chiesa mettessero a disposizione degli altri i loro doni, l'amore scambievole che ne nasce sarebbe una esplosione di fede nel Gesù presente e vivo tra loro. Sarebbe una rivoluzione.
Testimonianza di Parola vissuta
In questi giorni sto vivendo in modo particolare il "non sono venuto per essere servito, ma per servire".
Ieri ad esempio mi sono trovato ad ascoltare un mio amico che era in difficoltà. Ascoltare è un modo di servire. Ma in un primo momento invece di servire mi "facevo servire". Infatti subito ho assalito il mio amico con i "miei consigli salutari"... Ma mi stavo servendo dell'occasione per dimostrarmi che ero bravo e sapevo consigliare il prossimo! E quello a gridarmi: "Ma no! Ma non capisci!".
Ho capito subito il mio passo falso e mi sono ritirato in silenzio lasciando fare chi capisce veramente. Il mio amico ha ripreso a raccontarmi le stesse cose con parole più o meno uguali. Alla fine è uscito dalla stanza più soddisfatto.
Ho capito che aveva solo bisogno di essere ascoltato.
(N.B.)
(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)
mercoledì 12 novembre 2008
Essere in alto ed essere servi
Un giorno, scherzando, ho detto al sacerdote che presiedeva: il bicchiere comincia a riempirsi dal fondo!
Questa scena è stata l'occasione per una riflessione su come riempire il bicchiere da quello che noi pensiamo sia l'alto, cioè dalla parte di chi presiede. Cosa impossibile, a meno che non ribaltiamo i punti di vista.Al di là della metafora, a chi presiede spetta il compito di essere, sì "in alto", ma contemporaneamente "in basso", al fondo… così il bicchiere si riempie fino all'orlo.
Se le persone riescono a cogliere che in chi sta in alto è in realtà colui che serve, questo può accadere, non senza qualche perplessità di qualcuno.
Così è accaduto nell'Ultima Cena, quando Gesù si è messo a lavare i piedi ai discepoli; scena caratterizzata dalle parole: "Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri".
Un atteggiamento di questo genere comporta un rapporto vero e sincero all'interno della comunità, in cui si sperimenta un legame profondo di fraternità. La conseguenza: le chiese si riempirebbero "dall'alto" fino al fondo. Ma occorre che "chi sta in alto sia il servo di tutti".
domenica 9 novembre 2008
La comunità, tempio di Dio
Al termine di questa giornata, il cui tema dominante della liturgia della Dedicazione della Basilica Lateranense è il "tempio", mi porto dentro questa convinzione profonda: è essenziale, oggi, nell'epoca in cui viviamo, fare l'esperienza della presenza di Dio nel suo tempio che siamo noi, la comunità dei credenti che sperimenta la presenza del Risorto vivo ed operante in mezzo ad essa.La comunità è il nuovo tempio!
Sono tuttavia certo che questa realtà non può tradursi in visibilità luminosa, se noi, le singole persone che compongono la comunità, non siamo tempio dello Spirito Santo. Nel contempo però noi non lo saremo "pienamente" se il Santo non è in mezzo a noi.
In altre parole, Gesù è in mezzo a noi se noi siamo Gesù, ma non lo siamo "in pienezza" se Lui non è in mezzo a noi, per l'amore reciproco fino al dono della vita.
È vivere qui in terra secondo il modello della Santissima Trinità, nella dinamica del rapporto delle Divine Persone.
sabato 8 novembre 2008
Il lavoro del diacono
In modo mirabile il Concilio descrive chi sono i laici e la loro indole peculiare.
Voglio soffermarmi sul passo del paragrafo 31: "
Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti e singoli i doveri e affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l'esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo, a manifestare Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che sempre siano fatte secondo Cristo, e crescano e siano di lode al Creatore e Redentore".Prima dice anche qualcosa di coloro che non sono laici: "I membri dell'ordine sacro, sebbene talora possano attendere a cose secolari, anche esercitando una professione secolare, tuttavia per la loro speciale vocazione sono destinati principalmente e propriamente al sacro ministero".
Davanti a questo testo del Concilio mi è venuta alla mente la condizione dei diaconi permanenti, che di norma sono sposati ed esercitano una professione. Non si distinguono, per le loro attività nel mondo, da chiunque abbia famiglia ed una professione. Il diacono però non si realizza primariamente nel suo lavoro, ma nella sua vocazione ecclesiale particolare.
Leggo ne "Il Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti (Impegni professionali)", al numero 12: "L'eventuale attività professionale o lavorativa del diacono ha un significato diverso da quella del fedele laico. Nei diaconi permanenti il lavoro rimane collegato al ministero; essi, pertanto, terranno presente che i fedeli laici, per loro missione specifica, sono "particolarmente chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo".
Il lavoro fa parte della nostra vita, ma il suo scopo è un altro: per il diacono anche il lavoro rimane legato al ministero.
La difficoltà però sta nello scoprire come questa "diversità" si realizzi, senza cadere nel clericale.
Qui sta la sfida!
venerdì 7 novembre 2008
Far parte di una comunità
Parola da vivere
Stringetevi al Signore, pietra viva (1Pt 2,4)
Ricordare ogni anno la dedicazione della Basilica Lateranense, prima cattedrale e dimora del Papa dal IV secolo, non ci ferma alle magnifiche pietre che la costituiscono, ma ci riporta alla pietra fondamentale che rappresentano, il Signore, pietra viva.
Anche Gesù, nel tempio, va al di là della stupenda costruzione, anzi la condanna perché aveva perso la funzione di simbolo, fondato sulla roccia viva che è Dio, presente tra il suo popolo.
Oggi quindi la liturgia ci pone una domanda fondamentale e inquietante: "Tu sei pietra viva, legata ad altre pietre vive amalgamate e unite tra loro, fondate fermamente sulla pietra fondamentale che è Cristo? Sei parte di una comunità, pur piccola, pur lontana dal centro geografico della cristianità, ma che testimonia il primato della carità a cui il vicario di Cristo presiede?".
Che occasione di fare e rifare l'esperienza di Chiesa viva, anche solo in due o tre, uniti nel nome di Gesù!
Testimonianza di Parola vissuta
A fine giornata ero stanco, senza voglia di fare e andare; volevo solo riposarmi, ma c'era la chiamata all'incontro e anche il desiderio di condividere con il gruppo della Parola.
Poi sono andato. Piano piano ho cominciato a gustare lo stare insieme; la stanchezza se n'era andata. Valeva la pena esserci. Era da poco passato il Natale e anch'io avevo il desiderio di raccontare la mia esperienza fatta in quei giorni.
Da tempo sentivo la necessità di incontrare delle persone che vivevano situazioni un po' difficili di salute e di rotture familiari, ma avevo paura di essere sconveniente e di non trovare le parole giuste. L'impegno a vivere il Natale con spirito di accoglienza e condivisione mi ha spinto a decidermi. Sono stati momenti pieni di vero rapporto umano, intenso e caloroso, con il cuore dilatato nella gioia, vedendo quelle persone che, in fondo, mi aspettavano e anche loro erano contente molti più di quanto potessi pensare.
Mi sono detto: "Non più aspetterò così tanto ad incontrare chi ha bisogno anche di me e non mi lascerò più fermare dai timori!".
(Emiliano)
(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)
mercoledì 5 novembre 2008
La differenza
Ora mi piace soffermarmi sul fatto che una “presenza” sacramentale di Gesù in seno alla comunità ha una sua valenza particolare in quanto è portatrice in sé di una grazia speciale, non solo per il soggetto, ma per la comunità dove è inserito. Questo vale per ogni sacramento: è un dono per la persona ed un dono ed una presenza di Cristo nella comunità.Tutti fanno le medesime cose, ma non tutti allo stesso modo e con le stesse finalità specifiche.
Mi è venuto spontaneo chiedere al mio interlocutore che differenza passi tra una coppia sposata, il cui legame non è suggellato da un sacramento, ed un’altra che sceglie di vivere il proprio matrimonio come sacramento.
A prima vista la domanda potrebbe sembrare banale, ma non lo è.
Si intende che le persone interessate, in entrambi i casi, vivono intensamente il loro legame d’amore e non scelgono soltanto per tradizione.
La differenza (non l’unica, ma la più immediata) è che gli sposi cristiani vivono la loro coniugalità come segno sacramentale di Cristo, presenza di Lui che, nella coppia, dice alla comunità come è stato ed è il Suo Amore per la Chiesa e quindi per l’umanità. Non serve soltanto ad aiutarti ad essere fedele al proprio coniuge (aspetto importantissimo, ma non sufficiente e molto riduttivo), dato che è dell’amore, se pienamente vissuto, l’essere fedeli (e lo sono, anche i non cristiani…).
Tutti vivono lo stesso matrimonio, e bene, ma non tutti con la stessa finalità in rapporto alla collettività.
Così è del diacono in rapporto al laico.
Si riceve una grazia, iniziativa gratuita di Dio (alla quale la persona interessata aderisce con tutta se stessa, conformandosi al disegno di Dio), per essere noi stessi, a nostra volta, dono agli altri per formare l’unico corpo di Cristo.

