venerdì 23 febbraio 2018

L'amore di Dio nel dono del Figlio


2a domenica di Quaresima (B)
Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18 • Salmo 115 • Romani 8,31b-34 • Marco 9,2-10
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Appunti per l'omelia

Il tema, l'insegnamento centrale di questa II Domenica di Quaresima è l'amore di Dio. Nei primi due brani, viene messa in luce la grandezza e la profondità di questo amore: il Padre (rappresentato da Abramo) ci ama fino a donare il suo Figlio per noi. Nell'Antico Testamento, questo avveniva in immagine: ora è divenuto realtà. Tuttavia Dio ama il Figlio, eppure lo sacrifica; ama il suo popolo e permette tante difficoltà. Così si passa dal tema dell'amore di Dio, a quello della fede, fede pura, che consiste nell'accettare Dio, anche quando è diverso da come lo vorremmo.
Sotto questa visuale, occorre leggere l'episodio della trasfigurazione.
I discepoli hanno capito che Gesù è il messia; in lui si realizza la salvezza. Ma non riescono a comprendere, ora, che egli annunci la sua passione e morte: non vedono come l'amore di Dio possa nascondersi dietro la croce. Questo è, infatti, il significato della trasfigurazione: ai tre apostoli, che dovranno essere testimoni di un'altra trasfigurazione (l'agonia del Getsemani) e per prepararli a capire nel giusto senso i dolori e le umiliazioni della passione, Dio concede d'intravvedere per un istante la gloria del Figlio, al di là delle apparenze che sembrerebbero contraddirla.
Anche san Paolo, nella seconda lettura, afferma la certezza dell'amore di Dio, la sua fedeltà, adducendo come prova il fatto che egli ci ha donato quanto aveva di più caro: il suo stesso Figlio. Nessuna difficoltà, nessun dubbio, nessuna prova, possono separarci dall'amore che Dio ha per noi. Perciò nessuna situazione umana giustificherà in noi la preoccupazione, il dubbio della fede, la sfiducia in Dio. È una convinzione che possiamo maturare riflettendo sul comportamento di Dio, come si rivela nella storia della salvezza.

Il Signore - come leggiamo nel Vangelo - prende con sé tre testimoni, Pietro, Giacomo e Giovanni, i medesimi che aveva portato quando aveva resuscitato la figlia di Giairo, e che poi si porterà al Getsemani. Li conduce in disparte su un alto monte.
«Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vestì divennero splendenti, bianchissime», di un bianco abbagliante presumibilmente manifestando in questo modo la gloria di colui che le indossa (vedi Ap 3,4; 7,9).
Lì avviene una Teofania trinitaria. Anzitutto dall'Umanità del Signore, dal suo interno per così dire e non da fuori, sfolgora la Luce divina increata, in specie dal suo Volto che sembra un sole (cf Mt 17,2), e le stesse vesti brillano di emanato splendore, sicché Egli "fu trasfigurato", ossia "cambiò forma". Il gruppetto degli intimi tra i discepoli di Gesù riceve un barlume della sua "forma" (morphè) divina.
«E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù». La loro presenza ci fanno pensare al ruolo di Gesù nell'adempimento delle promesse fatte da Dio nell'Antico Testamento ed in Lui portate a compimento.

«Venne una nube che li coprì con la sua ombra…»: la Nube splendente della Gloria divina viene sopra di essi. È la Nube che "fa ombra sopra" il tabernacolo dell'alleanza nel deserto; è la Nube che "fa ombra sopra" Maria, il Tabernacolo verginale della nuova alleanza. In esso adesso deve avvenire l'atto supremo del culto al Padre, l'Offerta della Croce.
«Dalla nube uscì una voce: "Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!"». Il Padre Invisibile, come al Giordano, parla ai discepoli del Figlio: è la ratifica della Confermazione del Figlio. E aggiunge: "Ascoltate Lui!". "Ascoltare", che biblicamente significa "obbedire" in tutto. Fate dunque come Lui opera, andate con Lui, fino alla Croce.

Il tema dell'amore di Dio è il centro del messaggio cristiano, argomento fondamentale della rivelazione. Ma Dio non soltanto ama: è un Dio che vuole essere amato. Anzi, l'amore di Dio sembra esprimersi proprio nella forza con cui esige dall'uomo una risposta incondizionata. Egli per primo ha scelto l'uomo, ma anche l'uomo a sua volta deve sceglierlo, preferirlo a tutto, rimanergli fedele.
L'amore di Dio non si limita alle parole: passa alla via dei fatti, donandoci il suo unico Figlio. Gesù ha percorso per primo la strada che porta alla gloria attraverso la Croce. Così diventa, non solo la prova suprema dell'amore di Dio per noi, ma anche la prova più convincente della verità delle sue promesse.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Questi è il figlio mio, l'amato: ascoltatelo (Mc 9,7)
(vai al testo…)

Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Rabbì, è bello per noi essere qui (Mc 9,5) - (01/03/2015)
(vai al testo…)
 Fu trasfigurato davanti a loro (Mc 9,2) - (04/03/2012)
( vai al testo…)
 Dio ha dato il proprio Figlio per noi tutti (Rm 8,32) - (06/03/2009)
(vai al post "Dalla morte, la vita")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Nell'ascolto ci si scopre "figli" e "fratelli" (28/02/2015)
  Il dolore trasformato in amore (2/03/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 2.2018)
  di Luigi Vari (VP 2.2015)
  di Marinella Perroni (VP 2.2012)
  di Claudio Arletti (VP 2.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

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