sabato 2 dicembre 2017

Vegliare nell'attesa di Colui che è "il Veniente", "il Presente"


1a domenica di Avvento (B)
Isaia 63,16-17.19;64,2-7 • Salmo 79 • 1Corinzi 1,3-9 • Marco 13,33-37
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

All'inizio del nuovo anno liturgico ci è presentato un nuovo ciclo di letture, perché l'unica Parola di Dio, con la sua inesauribile varietà e ricchezza, illumini e alimenti il tempo del nostro pellegrinaggio fino al momento dell'ultima venuta del Signore e del nostro ritorno alla casa del Padre.
L'Avvento fin dal suo sorgere fu considerato come «tempo liturgico» importante o "forte", un tempo "privilegiato" secondo il calendario liturgico. Che sia un tempo forte è dimostrato da diversi motivi, tra i quali due principali:
1) interrompe il corso delle Domeniche, di quelle che si chiamavano «dopo la Pentecoste», e quindi per così dire pone fine all'Anno liturgico passato;
2) quindi, inaugura l'Anno liturgico nuovo.
Esso quindi per la sua originalità non ha paragoni con altri tempi forti, principalmente con la Quaresima. Infatti, al contrario di come si ritiene, non si presenta con l'aspetto della Quaresima, che è solo tempo penitenziale, purificatorio, catecumenale.

L'Avvento vuole essere piuttosto il richiamo a vigilare e a prepararsi pregando e operando perché «il Signore viene». "Come" viene, si svela Domenica per Domenica. Questa Venuta non è anzitutto il Natale. A rigore, l'Avvento è un tempo indipendente, che fu accostato al Natale, ma per sé non prepara immediatamente al Natale. Infatti, il Natale non è la "conseguenza" né lo sfocio naturale dell'Avvento, sia perché è più antico, sia poiché dall'origine esso ebbe sempre una sua autonomia teologica e celebrativa e caso mai è preparato immediatamente dall'apposita novena; anche se poi questa non è propriamente liturgica, perché è nata in ambiente fortemente devozionistico, e quindi è causata e influenzata dalle spiritualità tardo medievali che nacquero nell'estrema decadenza teologica e liturgica della Chiesa.

L'Avvento in realtà proclama diverse forme della Venuta del Signore. In sé, quindi, è il tempo dell'«attesa parusiaca», in continuità con la fine dell'Anno liturgico precedente.
Un nome fondamentale e rivelatorio del Signore è «il Veniente», «Colui che viene», «Colui che si fa presente» sempre e in molti modi. Non si tratta di una venuta temporanea, che non lascia traccia. Si tratta invece di farsi presente ed operante nella vita del popolo di Israele, ma ancor più del popolo dei credenti e di noi oggi.
«La Venuta» è «la Presenza». Nel greco biblico, "Presenza" si può esprimere sia con un verbo di moto (venire, érchomai), sia con un verbo di stasi, páreimi, stare o farsi presente, da cui Parousía, Presenza. Poiché da chi ne è visitato, la "presenza" del Signore è considerata come di un Essere sempre diverso da lui, e quindi implica una "venuta" a lui, si ha che la Venuta del Signore per farsi presente al suo popolo, e la sua Presenza a questo popolo come risultato della Venuta, non si distinguono più. La stessa Venuta ultima del Signore, alla fine dei tempi, è chiamata dai suoi discepoli "Parusia", Presenza. La Presenza della Venuta è quindi onnipotente.
Adventus in latino significa "Venuta del Signore", ma anche la sua "Presenza". La quale avviene nelle sue Venute effettive.

Lo spirito dell'Evangelo di questa prima domenica di Avvento è l'esortazione insistente del Signore ad avere la ferma e tesa coscienza che di fronte all'inevitabile sua Venuta i suoi fedeli debbono vigilare con costanza, prepararsi con perseveranza. La tremenda motivazione è che essi non conoscono il giorno e l'ora della Venuta, che potrebbe trovarli distratti dalle cure mondane.

Fate attenzione, vegliate… non sapete quando è il momento
È come un uomo, che è partito…

State sempre in guardia, comportatevi come se il giudizio finale possa verificarsi in qualsiasi momento e vivete in modo da poter ottenere un verdetto positivo.
Visto che il padrone ha affidato un compito specifico ad ogni servo e ha incaricato un portiere di vegliare, al suo ritorno potrà facilmente giudicare chi abbia agito nel modo richiesto, eseguendo i suoi ordini.
Al portiere è stata affidata la supervisione generale, ma ogni servo ha un suo compito specifico e su questo sarà giudicato al ritorno del padrone.
(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

Fate in modo che non vi trovi addormentati… Vegliate!
Vegliare significa restare svegli. Ma, in realtà, questo è un compito molto arduo: noi abbiamo bisogno di dormire, è innaturale restare svegli. Per poterlo fare, occorre una motivazione molto forte, molto seria.
L'esempio migliore è la veglia che si fa accanto a persone che hanno bisogno. Quando dobbiamo custodire una persona malata, oppure un neonato, dentro di noi scatta qualcosa che ci permette di dormire "con un occhio solo". Succede che il nostro corpo sviluppa la capacità di non spegnersi mai completamente, è come se restasse in attesa, apparentemente spento, ma pronto a riavviarsi al più piccolo movimento. Vegliare, dunque, significa resistere allo stordimento che il tempo, la stanchezza o gli eccessi della vita possono indurre, e questo per uno scopo importante.
Vegliare è non assuefarsi allo stordimento del mondo che ci circonda, che con le sue"vanità" ci assedia.
Nella comunità cristiana poi vegliare significa essere capaci di custodirsi a vicenda: occorre vigilare sulle relazioni, custodire le persone che ci sono affidate, occorre sapersi prendere la responsabilità sulle cose, aver cura di tutto… Usare tutte facoltà che ciascuno di noi ha e che può accrescere attraverso l'ascolto attento della parola di Dio e nella condivisione con i fratelli.
(spunti da L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio")

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Fate attenzione, vegliate (Mc 13,33)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Vegliate, perché non sapete quando è il momento (Mc 13,33) - (30/11/2014)
(vai al testo…)
 Aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo (1Cor 1,7) - (27/11/2011)
(vai al testo…)
 Noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma (Is 64,7) - (28/11/2008)
(vai al post "Lasciarsi plasmare")

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Mantenere il desiderio dell'incontro (28/11/2014)
  L'attesa vigilante (25/11/2011)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 11.2017)
  di Luigi Vari (VP 10.2014)
  di Marinella Perroni (VP 10.2011)
  di Claudio Arletti (VP 10.2008)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)

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