venerdì 21 aprile 2017

Dalle piaghe aperte, non sangue ma luce e misericordia


2a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,42-47 • Salmo 117 • 1 Pietro 1,3-9 • Giovanni 20,19-31
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Appunti per l'omelia

Mentre erano chiuse le porte… venne Gesù…
I discepoli erano chiusi in casa per paura dei Giudei. Hanno tradito, sono scappati, hanno paura… Raffigurazione di un gruppo di persone allo sbando, e quindi poco affidabili… E tuttavia Gesù viene!
È una comunità dove non si sta bene, con porte e finestre sbarrate, dove manca l'aria. E tuttavia Gesù viene. Non al di sopra, non ai margini, ma, dice il Vangelo «in mezzo a loro». E dice: «Pace a voi!». Non si tratta di un augurio o di una promessa, ma di una affermazione: la pace è! È scesa dentro di voi, è iniziata e viene da Dio. Una pace sulle nostre paure, sui nostri sensi di colpa, sulle insoddisfazioni che scolorano i nostri giorni…

Tommaso non era con loro quando venne Gesù…
Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi…

Tommaso vuole delle garanzie, ed ha ragione, perché se Gesù è vivo, cambia tutto. Tommaso sperimenta la fatica di credere, come noi. Eppure in nessuna parte del Vangelo è detto che la fede senza dubbi, granitica, sia più sicura e affidabile della fede intrecciata alle domande. Non esiste fede esente da domande e da dubbi. Tommaso però, pur dissentendo dagli altri apostoli, non abbandona il gruppo, rimane e il gruppo, a sua volta, non lo esclude. Modello per le nostre assemblee: quando i dubbi sorgono, quando situazioni difficili o errori della comunità ti scoraggiano, non andartene, non isolarti, non sentirti escluso, resta all'interno della comunità. Non stancarti di porre le tue domande: qualcuno, custode della luce, ti porterà la risposta.

Otto giorni dopo… venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo...
Mi conforta pensare che se trova chiuso, Gesù non se ne va; se tardo ad aprire, otto giorni dopo è ancora lì. Venne Gesù... poi disse a Tommaso... Gesù viene, non per essere acclamato dai dieci che credono, ma per andare in cerca proprio dell'agnello smarrito, lascia i dieci al sicuro e si dirige verso colui che dubita: Metti qua il tuo dito, stendi la tua mano, tocca! A Tommaso basta quel gesto. Colui che tende le mani verso di te, voce che non ti giudica ma ti incoraggia e ti chiama, è Gesù. Non possiamo sbagliare! C'è un foro nelle sue mani, c'è un colpo di lancia nel suo fianco, sono i segni dell'amore, che Gesù non nasconde, anzi, quasi esibisce: il foro dei chiodi, toccalo; lo squarcio nel costato, puoi entrarci con una mano. Piaghe che non ci saremmo aspettati, convinti che la risurrezione avrebbe rimarginato per sempre le ferite del venerdì santo. E invece no! L'amore ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l'alfabeto delle ferite. Indelebili ormai, proprio come l'amore. Ma dalle piaghe aperte non sgorga più sangue, bensì luce e misericordia. E nella mano di Tommaso, che trema, ci sono tutte le nostre mani.

Mio Signore e mio Dio!
Tommaso passa dall'incredulità all'estasi: Mio Signore e mio Dio! Mio come lo è il respiro e, senza, non vivrei. Mio come lo è il cuore e, senza, non sarei. La vitalità di Dio mi è compagna, l'avverto quale energia vitale che sale, si dilata dentro e mette gemme di luce. Mi offre due mani piagate perché ci riposi e riprenda fiato e coraggio. E dico a me stesso: Io appartengo a un Dio vivo, non a un Dio compianto.
Questa è la parola che mi è compagna, dolce, fortissima: Io appartengo a un Dio vivo!

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (27/04/2014)
(vai al testo…)
 Tutti i credenti stavano insieme (At 2,44) - (01/05/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Misericordia, secondo nome dell'amore (25/04/2014)

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

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