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venerdì 24 febbraio 2017

Dio sa meglio di noi ciò di cui abbiamo bisogno


8a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 49,14-15 • Salmo 61 • 1 Corinzi 4,1-5 • Matteo 6,24-34
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Non preoccupatevi per la vostra vita…
Non preoccupatevi dicendo: Cosa mangeremo? …
Non preoccupatevi del domani…

Per tre volte Gesù ribadisce l'invito: non abbiate quell'affanno che toglie il respiro, per cui non esistono feste o domeniche, non c'è tempo di fermarsi a parlare con chi si ama. Non lasciatevi rubare la gioia: quella capacità di godere delle cose belle che ogni giorno ci dona.
Perché? Perché Dio non si dimentica di me! «Si dimentica forse una donna del suo bambino?... Se anche una madre si dimenticasse, io non mi dimenticherò di te» (cf Is 49,15).

Guardate gli uccelli del cielo… Osservate i gigli del campo…
Gesù osserva la vita e la vita gli parla di fiducia. Gesù oggi ci pone la questione della fiducia. Dove metto la mia fiducia? La sua proposta è chiara: "In Dio, prima di tutto, perché Lui non mi abbandona ed ha un progetto per me. Non mettere la fiducia nel conto in banca".

Non potete servire Dio e la ricchezza
Non è la ricchezza che Gesù ha di mira - infatti tra i suoi amici aveva persone ricche e altre povere - bensì ciò che lui chiama, in aramaico, mammona. «Mammona non è la ricchezza in sé, ma quella nascosta, avara, chiusa alla solidarietà, e che produce ingiustizia» - come spiega papa Francesco - che rende schiave le persone, che assorbe il loro tempo, i pensieri, la vita.

Guardate gli uccelli, piccoli esseri, liberi, quasi senza peso e senza gravità, lasciatevi attirare come loro dal cielo, volate alto e liberi e non preoccupatevi. Se Dio nutre queste creature che non seminano, non mietono, quanto più voi che invece lavorate, seminate e raccogliete. Non è un invito al fatalismo o alla passività in attesa che la Provvidenza risolva al posto nostro i problemi. La Provvidenza, infatti, - come diceva don Calabria - conosce solo uomini in cammino.

Non preoccupatevi, il Padre sa. Tra le tante cose che uniscono le tre grandi religioni, che ci fanno sentire vicini ai nostri fratelli ebrei e musulmani, ce n'è una bellissima: la certezza che Dio si prende cura, che Dio provvede.

Non preoccupatevi, Dio sa. Ma come faccio a dirlo a chi non trova lavoro, a chi non riesce ad arrivare a fine mese, non vede speranza per i figli? La soluzione non è fatta di parole: «Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve?» (Gc 2,16). Dio ha bisogno delle mie mani per essere Provvidenza. Io mi occupo di qualcuno, e allora il Dio che veste i fiori si occuperà di me.

Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia…
Vuoi essere libero come un passero? Bello come un fiore? Cerca prima di tutto le cose di Dio, che sono solidarietà, generosità, amore, e troverai ciò che fa volare, ciò che fa fiorire!

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non preoccupatevi per la vostra vita (Mt 6,25)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Non preoccupatevi del domani (Mt 6,34) - (2/03/2014)
(vai al testo…)
• Non preoccupatevi del domani (Mt 6,34) - (27/02/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
La fede che ci fa vedere con occhi nuovi (28/02/2014)

Commenti alla Parola:
•  di Cettina Militello (VP 1.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

mercoledì 22 febbraio 2017

Il Diaconato in Italia
 Diaconi missionari di misericordia



Il diaconato in Italia n° 200
(settembre/ottobre 2016)

Diaconi missionari di misericordia
«Annunciate il perdono dei peccati»






ARTICOLI
Uno sguardo al passato (Giuseppe Bellia)
Sfogliando e rileggendo i 200 numeri della Rivista (Enzo Petrolino)
Il Signore ama lo straniero (Giovanni Chifari)
La misericordia come accoglienza: braccia da lavoro o persone? (Arcangelo Maira)
Il diacono e la sua peculiarità (Carmelo Brigandì)
Annunciate il perdono dei peccati (Andrea Spinelli)
I diaconi testimoni dell'amore di Dio (Gaetano Marino)
Giubileo della misericordia, diaconato e teologia (José Gabriel Mesa Angulo)

TESTIMONIANZE
Don Pietro Margini, una originale e profetica comprensione del diaconato (Rita e Vittorio Moggi)
La catechesi di Padre Antonio (Giuseppe Colona)
Costruttori di ponti (Gino Cintolo)


(Vai ai testi…)


domenica 19 febbraio 2017

Amare il nemico:
 una logica dura, della durezza del diamante


«Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano…"» (Mt 5,43).

A prima vista questa Parola sembra sia fatta per i deboli, per coloro a cui manca il coraggio di farsi vedere forti. «A chi mi dà un cazzotto io ne do due, a chi mi vuole "fregare", io gliela faccio vedere, a chi mi prende in giro, io di giri gliene faccio fare due, a chi mi chiede qualcosa, io gliene chiedo il doppio...». È l'idea del mondo: «Attento all'altro, fatti furbo, nessuno ti dà niente per niente...!».
La logica di Gesù è una logica dura ma della durezza del diamante: fragile e nello stesso tempo dura, una logica capace di incidere in profondità, come la punta del diamante incide nel ferro, ma rispettosa della libertà dell'uomo. Ci vuole coraggio a "porgere l'altra guancia": rimanere in silenzio davanti a chi ti insulta, continuare ad essere amico di chi ti ha tradito, rischiare ancora una volta per chi ti ha voltato le spalle, in una parola: rispondere al male con il bene!

Ecco alcune testimonianze di "grandi" e meno grandi:
Gandhi diceva: «L'odio può essere vinto solo dall'amore!».

Luther King affermava, come una sfida: «Fateci quel che volete e noi continueremo ad amarvi. Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case, minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora...».

Vittorio Bachelet ripeteva: «Il cristiano può essere odiato, ma non può odiare».
E il figlio davanti alla salma del padre disse: «Prego per gli uccisori di mio padre. Nella nostra bocca ci siano sempre parole di vita e non di morte, di perdono e mai di vendetta».

Un sacerdote, missionario in Brasile, raccontò questo fatto: «Ero andato a trovare un giovane in carcere e, mentre parlavo con il giovane detenuto, è entrata una signora molto elegante, si è avvicinata a un ragazzo e l'ha abbracciato. Ho pensato fosse la mamma. Ma il giovane che era con me mi disse: "Sicuramente stai pensando che è la mamma di quel ragazzo che è qui in prigione, invece è la mamma del ragazzo che questo giovane ha ucciso. Il giorno del funerale ha promesso che sarebbe diventata mamma del giovane che aveva ucciso suo figlio e da quel giorno non ha mai smesso di venirgli a far visita. Ogni settimana arriva e lo abbraccia come fosse suo figlio!"».

venerdì 17 febbraio 2017

Perfetti "come" il Padre


7a domenica del Tempo ordinario (A)
Levitico 19,1-2.17-18 • Salmo 102 • 1 Corinzi 3,16-23 • Matteo 5,38-48
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste
Siate perfetti come il Padre (cf Mt 5,48), siate santi perché io, il Signore, sono santo (cf Lv 19,2). Santità, perfezione, parole che ci appaiono lontane, per gente che fa una vita diversa dalla nostra, tutta dedita alla preghiera e alla contemplazione. Invece, la concretezza della Parola di Dio ci porta a non covare nel proprio cuore odio verso il fratello, a non serbare rancore, ad amare il prossimo come se stessi (cf Lv 19,1-2.17-18). La concretezza della santità: niente di astratto, lontano, separato, ma ancorato nel quotidiano; una santità terrestre che profuma di casa, di pane, di gesti... di cuore.

Il Padre fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi
Siate perfetti come il Padre. Ma nessuno potrà mai esserlo, è come se Gesù ci domandasse l'impossibile. Ma non dice «quanto Dio» bensì «come Dio», con quel suo stile unico, che Gesù traduce in queste parole: siate come Lui che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi.
Così farò anch'io: farò sorgere un po' di sole, un po' di speranza, un po' di luce, a chi ha solo il buio davanti a sé; trasmetterò il calore della tenerezza, l'energia della solidarietà. Testimone che la giustizia è possibile, che si può credere nel sole anche quando non splende, nell'amore anche quando non si sente.

Amate i vostri nemici
Fare sorgere il sole nel loro cielo… che non sorgano freddezza, condanna, rifiuto, paura. Farlo anche se sembra impossibile. Possiamo! Non dobbiamo! Perché non si ama per decreto. La forza e la luce ci verrà dallo Spirito che Gesù ha promesso; basta volerlo, basta chiederlo…
Allora sarà entusiasmante poter amare come Dio! Ed amando così, realizzo me stesso; sperimento che dare agli altri non tolgo a me, che nel dono rendo la mia vita piena, ricca, bella, felice. Perché dare agli altri non è in contrasto col mio desiderio di felicità. Amore del prossimo e amore di sé non stanno su due binari che non si incontrano mai, ma coincidono. Dio regala gioia a chi produce amore.

Cosa significano allora gli imperativi: amate, pregate, porgete, prestate? Sono porte spalancate verso delle possibilità, sono la trasmissione da Dio all'uomo di una forza divina, quella che guida il sole e la pioggia sui campi di tutti, di chi è buono e di chi no, la forza di chi fa come fa il Padre, che ama per primo, ama senza aspettarsi contraccambio alcuno.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Amate i vostri nemici (Mt 5,44)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Siate perfetti come il Padre vostro celeste (Mt 5,48) - (23/02/2014)
(vai al testo…)
•  Siate perfetti come il Padre vostro celeste (Mt 5,48) - (20/02/2011)
(vai al testo…)

Commenti alla Parola:
•  di Cettina Militello (VP 1.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 16 febbraio 2017

A Napoli 22 nuovi Diaconi permanenti


Apprendo dal diacono Carlo de Cesare, addetto alla segreteria dei diaconi dell'Arcidiocesi di Napoli, la notizia dell'ordinazione di nuovi 22 diaconi permanenti.
Domenica 18 dicembre 2016, infatti, nella Cattedrale di Napoli, il card. Crescenzio Sepe ha imposto le mani a 22 accoliti.

Scrive Carlo de Cesare: «Un impegnativo percorso di studi e un accurato discernimento ha contraddistinto il cammino di questi fratelli che sono giunti finalmente a proclamare, davanti a tutto il popolo di Dio, il loro: "Sì lo voglio" e ad accogliere le mani del Vescovo sulla loro testa.
La Cattedrale, piena fino all'inverosimile, ospitava le spose commosse, i figli, i parenti, le ventidue Comunità parrocchiali in festa per il dono che il Signore fa alla Chiesa di un nuovo ordinato.
I neo-ordinati provengono da tutte le zone della Diocesi, specie quelle più periferiche che sono le più ricche di vocazioni, le cui Parrocchie, a differenza delle zone centrali della città, beneficiano ancora di una natalità medio-alta e il bisogno di un concreto aiuto ministeriale ai Parroci riveste una grande importanza.

Ai nostri cari fratelli, alle spose e alle loro Comunità, vanno i nostri auguri per un lungo e fecondo Ministero con l'aiuto della Grazia di Dio».

sabato 11 febbraio 2017

Il malato, una persona… è Gesù


In questa Giornata Mondiale del Malato, che oggi abbiamo celebrato, pensando alla diaconia a cui siamo chiamati e al modo di servire i nostri fratelli nella malattia, mi hanno accompagnato le parole di papa Francesco nel suo Messaggio:
«Ogni malato è e rimane sempre un essere umano, e come tale va trattato. Gli infermi, come i portatori di disabilità anche gravissime, hanno la loro inalienabile dignità e la loro missione nella vita e non diventano mai dei meri oggetti, anche se a volte possono sembrare solo passivi, ma in realtà non è mai così».
«Desidero incoraggiarvi tutti… a contemplare in Maria, Salute dei malati, la garante della tenerezza di Dio per ogni essere umano e il modello dell'abbandono alla sua volontà; e a trovare sempre nella fede, nutrita dalla Parola e dai Sacramenti, la forza di amare Dio e i fratelli anche nell'esperienza della malattia».
«Chiediamo all'Immacolata Concezione la grazia di saperci sempre relazionare al malato come ad una persona che, certamente, ha bisogno di aiuto, a volta anche per le cose più elementari, ma che porta in sé il suo dono da condividere con gli altri».

Questa verità sul nostro rapporto con le persone malate, «membra preziose della Chiesa» ha trovato eco nel discorso che papa Francesco ha rivolto ieri ai partecipanti, nella Sala Clementina, la Commissione per il servizio della carità e la salute della CEI ed i membri dell'Ufficio Nazionale per la pastorale della salute ed i direttori degli Uffici diocesani.

Riporto la sintesi di questo discorso, nel servizio di Adriana Masotti di Radio Vaticana:



Il grazie al volontariato italiano
Luci e ombre per quanto riguarda la sanità nella situazione sociale e culturale attuale. Il Papa apre il suo intervento mettendo in luce il positivo: il progresso della ricerca scientifica grazie a cui si possono curare, e a volte sconfiggere, alcune patologie, i tanti operatori sanitari che vivono il loro lavoro come una missione, i volontari che stanno accanto a tanti malati e anziani soli. Qui il Papa ha parlato a braccio:
«E qui mi fermo per ringraziare la testimonianza del volontariato in Italia. Per me è stata una sorpresa! Io mai avrei pensato di trovare una cosa così! Ci sono tanti volontari che lavorano in questo, convinti».

Mai speculare sui malati
Poi Francesco ha parlato delle ombre:
«Se c'è un settore in cui la cultura dello scarto fa vedere con evidenza le sue dolorose conseguenze è proprio quello sanitario. Quando la persona malata non viene messa al centro e considerata nella sua dignità, si ingenerano atteggiamenti che possono portare addirittura a speculare sulle disgrazie altrui. E questo è molto grave! Occorre essere vigilanti, soprattutto quando i pazienti sono anziani con una salute fortemente compromessa, se sono affetti da patologie gravi e onerose per la loro cura o sono particolarmente difficili, come i malati psichiatrici. Il modello aziendale in ambito sanitario, se adottato in modo indiscriminato, invece di ottimizzare le risorse disponibili rischia di produrre scarti umani. Ottimizzare le risorse significa utilizzarle in modo etico e solidale e non penalizzare i più fragili».

Non c'è solo il denaro
Francesco ricorda che al primo posto deve esserci l'inviolabile dignità di ogni persona umana dal momento del suo concepimento fino al suo ultimo respiro:
«Non sia solo il denaro a orientare le scelte politiche e amministrative, chiamate a salvaguardare il diritto alla salute sancito dalla Costituzione italiana, né le scelte di chi gestisce i luoghi di cura. La crescente povertà sanitaria tra le fasce più povere della popolazione, dovuta proprio alla difficoltà di accesso alle cure, non lasci nessuno indifferente e si moltiplichino gli sforzi di tutti perché i diritti dei più deboli siano tutelati».

La fantasia della carità
La Chiesa, nota il Papa, si è sempre occupata dei sofferenti e numerose sono le istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana esistenti. Oggi è necessario però portare avanti la fantasia della carità propria dei loro Fondatori:
«Nei contesti attuali, dove la risposta alla domanda di salute dei più fragili si rivela sempre più difficile, non esitate anche a ripensare le vostre opere di carità per offrire un segno della misericordia di Dio ai più poveri che, con fiducia e speranza, bussano alle porte delle vostre strutture».

Attenzione spirituale ai poveri
Papa Francesco sottolinea quindi l'importanza della pastorale sanitaria che deve coinvolgere diocesi, comunità cristiane e famiglie religiose. Mai i malati devono sentirsi esclusi, anzi essi sono membra preziose della Chiesa:
«Purtroppo la peggior discriminazione di cui soffrono i poveri – e i malati sono poveri di salute – è la mancanza di attenzione spirituale. Hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede».

venerdì 10 febbraio 2017

Andare al cuore della legge per far fiorire la persona


6a domenica del Tempo ordinario (A)
Siracide 15,15-20 • Salmo 118 • 1 Corinzi 2,6-10 • Matteo 5,17-37
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Appunti per l'omelia

Non crediate che sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti…, ma a dare pieno compimento
Ogni parola di Gesù, pur nella sua sconcertante apparente contraddizione, converge verso un obiettivo: far emergere l'anima segreta, andare al cuore della norma.
Il Vangelo non è un manuale di istruzioni, con tutte le regole già pronte per l'uso, già definite e da applicare. Il Vangelo è maestro di umanità, non ci permette di non pensare con la nostra testa, convoca la nostra coscienza e la responsabilità del nostro agire, da non delegare a nessun legislatore. Allora cerco di leggere più in profondità e vedo che Gesù porta a compimento la legge lungo due linee: la linea del cuore e la linea della persona.

La linea del cuore

Fu detto: non ucciderai…; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello…
Chiunque alimenta dentro di sé rabbie e rancori, è già in cuor suo un omicida. Gesù va alla sorgente, là dove si forma ciò che poi uscirà all'esterno come parola e gesto. Ed allora l'invito: ritorna al tuo cuore e guariscilo, poi potrai curare tutta la vita. Va alla radice che genera la morte o la vita. Dice infatti l'evangelista Giovanni: «Chi non ama suo fratello è omicida» (1Gv 3,15). Il disamore uccide. Non amare qualcuno è togliergli vita; non amare è per ciascuno un lento morire.

La linea della persona

Fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore
Non dice: se tu, uomo, desideri una donna; se tu, donna, desideri un uomo. Non è il desiderio ad essere condannato, ma quel "per"… Vale a dire, quando tu ti adoperi con gesti e parole allo scopo di sedurre e possedere l'altro, quando trami per ridurlo a tuo oggetto, tu pecchi contro la grandezza e la bellezza di quella persona. È un peccato di adulterio nel senso originario del verbo adulterare: tu alteri, falsifichi, manipoli, immiserisci la persona. Le rubi il sogno di Dio, l'immagine di Dio.
Perché riduci a corpo anonimo, lui o lei che invece sono abisso e cielo, profondità e vertigine. Pecchi non tanto contro la morale, ma contro la persona, contro la nobiltà, l'unicità, il divino della persona.

Lo scopo della legge morale non è altro che custodire, coltivare, far fiorire l'umanità dell'uomo. A questo fine Gesù propone un unico salto di qualità: il ritorno al cuore e alla persona. Allora il Vangelo è facile, umanissimo, felice, anche quando dice parole che danno le vertigini. Non aggiunge fatica, non cerca eroi, ma uomini e donne veri.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Fu detto agli antichi... ma io vi dico... (Mt 5,21)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Sia il vostro parlare "Sì,sì", "No, no" (Mt 5,37) - (16/02/2014)
(vai al testo…)
• Sia il vostro parlare "Sì,sì", "No, no" (Mt 5,37) - (13/02/2011)
(vai al testo…)

Commenti alla Parola:
•  di Cettina Militello (VP 1.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 1.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 1.2011)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)