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domenica 30 maggio 2010

Il Cielo dentro di noi!


Oggi, domenica della Santissima Trinità, mi ritorna alla mente e nel cuore un pensiero di Chiara Lubich del Natale 2001. È un venir introdotti, con la soavità e la forza dello Spirito, nel Cielo che è dentro di noi, la Santissima Trinità.

«[...] È presente un infinito tesoro dentro di noi. È come una voragine, come un abisso, come un sole divino dentro di noi: è la Trinità Santissima. Abbiamo, quindi, la possibilità di convivere con la Trinità, e sentire il richiamo a perdersi nell'Immenso dentro di noi, per ritrovarsi "cristificati".
Chiudendo le imposte dell'anima al di fuori per aprirle al di dentro, possiamo colloquiare: è un invito a intrattenerci nel Cielo dentro di ni, dove l'Eterno vive ed è l'Essere vero.
Ma non è solo preghiera ciò che domanda la Santissima Trinità dentro di noi. Le tre divine Persone, che sono l'unico Amore, desiderano avere un rapporto di Cielo con ognuno di noi; e l'una diverso dall'altra.

Il Padre. Abbiamo un Padre. È presente nel nostro intimo il Padre. Quel Padre Celeste, che ha dato origine e sostiene l'immensa creazione, il cosmo, in cui siamo immersi come goccia in un oceano, è pure qui nel nostro piccolo cuore.
E questo Padre è padre davvero. È il destinatario della più divina preghiera che possiamo pronunciare: il Padre nostro. Lo invochiamo in nome di Gesù per ottenere le grazie desiderate.
Come san Pietro suggerisce, gettiamo ogni sollecitudine in lui (cf 1Pt 5,7). E, dobbiamo dirlo: quante volte, un'infinità di volte, buttando le nostre preoccupazioni nel suo cuore, con fede, ne siamo stati liberati in tutta fretta, sono svanite nel nulla, risolte dal suo amore! Perché così si fa con un padre: ci si affida, in tutto e per tutto, a lui, sicuri. E questo è un padre: il sostegno, la certezza del figlio che, come un bambino, si butta spensierato fra le sue braccia.

Il Verbo. C'è anche il Figlio dentro di noi, il Verbo incarnato: Gesù. C'è Gesù dentro di noi! Abbiamo imparato ad amarlo nell'Eucaristia, nella Parola, nell'unità tra i fratelli, nel povero, nell'autorità che lo rappresenta…, nel profondo del nostro cuore. Ma è quando Gesù sulla croce giunge a gridare l'abbandono del Padre che lo riconosciamo e amiamo come Sposo delle nostre anime. Quale Sposo è stato per noi! E lo sarà fino alla fine della nostra vita. È stato Lui a sostenerci in tutte le prove, in tutte, suggerendoci come superarle, per ridarci luce e pace e forza. Gesù abbandonato, il nostro Sposo!

Lo Spirito Santo. Quello Spirito di cui conosciamo i divini effetti: nelle persone, nelle comunità rinnovate dalla sua presenza, dalla sua atmosfera. Questo Spirito a cui, come ad altri noi stessi, ci confidiamo sicuri; che sempre risponde quando lo invochiamo e ci suggerisce parole di sapienza; che ci dà conforto, ci sostiene e ci ama d'un amore particolare come un amico vero. È nostro amico lo Spirito Santo.

Padre, Sposo, Amico. Che vogliamo di più? E, i Tre, uno, un solo Amore che ha preso stanza nel nostro cuore. [...] ».


venerdì 28 maggio 2010

Come in Cielo...

30 maggio 2010 – Santissima Trinità (C)

Parola da vivere



Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
(vers. al vangelo)



Oggi il cristiano e i predicatori della Parola, per cogliere l'ineffabile mistero della Trinità, dovranno essere contemplativi.
Affidandoci allo Spirito, chiediamo di inoltrarci nella conoscenza del mistero della Trinità. La strada che siamo invitati a percorrere non ci porta a "sapere", ma a contemplare.
Questa festa ci porta a contemplare il Paradiso: la vita ineffabile, dove il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vivono un intenso e caldo rapporto di comunione.
Anche a noi l'amore dei Tre ci è partecipato e "riversato nei nostri cuori", così scrive san Paolo. A tutti noi allora è dato di gustare l'amore, il perdono, la dolcezza di questo stupendo loro amore.
Siamo figli del Padre che ci ama immensamente; siamo amici di Gesù che vive accanto a noi, prende su di sé le nostre fragilità, i mali, il peccato, donandoci il perdono e la salvezza; siamo consolati dall'amore dello Spirito Santo, forza in ogni nostra tribolazione.
Ci chiediamo: è possibile vivere sulla terra questa umana, divina avventura trinitaria? Sì..., se ci amiamo così: l'amore reciproco deve diventare lo stile di vita del cristiano.


Testimonianza di Parola vissuta


L'altra mattina nella meditazione ci eravamo lasciati con la Parola da vivere: "Amare per primo ", ricordando la frase di Paolo nella lettera ai Romani che dice: "Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi". Avevamo preso coscienza del fatto che l'amore soprannaturale ama non per interesse o per pura amicizia o altro. Spinge ad avere sempre l'iniziativa, senza attendere di essere amati. E così che nel pomeriggio, prima di riprendere il lavoro, affacciandomi alla finestra ho notato che cominciava a piovere e che gli indumenti dei miei compagni, ormai quasi asciugati, si bagnavano di nuovo. Mi sono ricordato della meditazione del mattino e sono corso per andare a toglierli. Scendendo in lavanderia per stenderli, ho visto che c'erano sulle corde dei vestiti già asciutti. Ho iniziato a raccoglierli e poi a piegarli per bene e a riporli nell'armadio. Facendo quel lavoro con amore, sentivo che ogni camicia o maglia che piegavo era per far dono ai miei fratelli di casa, e mi si riempiva l'anima di gioia! Ma questa spinta nasceva dall'essermi sentito tante volte amato per primo. Molte volte, infatti, quel gesto compiuto quel pomeriggio qualcuno lo aveva fatto per me. Questo faceva scaturire in me il desiderio di far sentire amati anche gli altri.


(G.D.)


(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)

giovedì 27 maggio 2010

Il diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 161
(marzo/aprile 2010)




I diaconi:
pregare in casa,
pregare in chiesa


Sommario

EDITORIALE
Forza della preghiera in un tempo di crisi (Giuseppe Bellia)

CONTRIBUTO
La preghiera dei diaconi, grido dei poveri (Enzo Petrolino)

APPROFONDIMENTO
La liturgia delle Ore (Julo Cumani)

SPIRITUALITÀ
Pregare in casa, pregare in chiesa (Andrea Spinelli)

MOTU PROPRIO
Introduzione (Enzo Petrolino)
Vecchio e nuovo a confronto (Ferdinando Appiotti)
Come leggere il Motu proprio?

RIFLESSIONI
Teologia e prassi del diaconato nella chiesa (II) (Fabrizio Mandreoli)

STUDIO
Il tragitto dell'alleanza (Luca Bassetti)

DISCERNIMENTO
«Quando i giorni sono cattivi» (II) (Luciano Manicardi)

Rubriche

IL PUNTO
Il collegio diaconale (Giuseppe Barracane)

PAROLA E SERVIZIO
Discernimento e vocazione (Elisabetta Granziera)

TESTIMONIANZA
Sui fatti di Rosarno (Vincenzo Alampi)



martedì 25 maggio 2010

Prima di tutto, cristiani


Ho riletto con molto interesse il discorso che il Papa ha pronunciato all'Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici il 21 maggio scorso, sul tema "Testimoni di Cristo nella comunità politica". Mi ha nuovamente confermato che effettivamente "la politica è un ambito molto importante dell'esercizio della carità", una diaconia in atto in tutti gli ambiti del vivere umano, "un impegno fondato non su ideologie o interessi di parte, ma sulla scelta di servire l'uomo e il bene comune, alla luce del Vangelo".
"Non rientra nella missione della Chiesa la formazione tecnica dei politici", occorre però che i cristiani, per esercitare questa "alta carità", siano "testimoni di Cristo e del Vangelo nella comunità civile e politica".
La comunità ecclesiale (come ho ripetuto molto spesso negli interventi di questo blog) è il luogo privilegiato per la formazione, la vita, la testimonianza di autentici cristiani: è nella comunità cristiana che si impara e si attua quel servizio di reciprocità e di dialogo verso l'umanità in cui siamo immersi, che è segno eloquente della diaconia di Cristo, venuto non per essere servito, ma per servire.
La diaconia è vocazione di tutta la chiesa, al servizio del mondo e per il mondo. Essa trova nella diaconia ordinata il segno sacramentale di Colui che ha dato la vita per tutti, in diaconi non chiusi nel recinto sacro, ma immersi fra la gente, quali animatori di quella relazionalità che rende viva la convivenza umana.
Nasce di conseguenza la convinzione che i cristiani che si impegnano in politica sono testimoni di questa diaconia di Cristo, diaconia primariamente vissuta nella comunità ecclesiale. Solo così essi potranno essere poi coerenti "con gli insegnamenti della Chiesa, condividendo ragioni ben fondate e grandi ideali nella dialettica democratica e nella ricerca di un largo consenso con tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita e della libertà, la custodia della verità e del bene della famiglia, la solidarietà con i bisognosi e la ricerca necessaria del bene comune".
Se per i cristiani è prioritario il servizio ad immagine di Cristo, questi "non cercano l'egemonia politica o culturale, ma, ovunque si impegnano, sono mossi dalla certezza che Cristo è la pietra angolare di ogni costruzione umana".
Saper dialogare è un'arte, come saper amare.
La comunità cristiana, composita nelle sue espressioni, è arricchita anche da associazioni e movimenti i cui membri sono "sostenuti dalla ricchezza carismatica, comunitaria, educativa e missionaria propria di queste realtà", "una buona scuola per questi discepoli e testimoni".
La concretizzazione poi di questa diaconia nell'ambito della politica è "mostrarsi aperti ad ogni vero dialogo e collaborazione, tenendo presente che la politica è anche una complessa arte di equilibrio tra ideali e interessi, ma senza mai dimenticare che il contributo dei cristiani è decisivo solo se l'intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, chiave di giudizio e di trasformazione. È necessaria una vera rivoluzione dell'amore".
Il lavoro è lungo e arduo, ma non impossibile.

domenica 23 maggio 2010

Dio è amore!


Pentecoste: il dono dello Spirito Santo. L'abbiamo ricevuto e ci siamo trovati figli di Dio: "per mezzo di Lui gridiamo: Abba! Padre!".
Riporto un articolo di Chiara Amirante, fondatrice di Nuovi Orizzonti, tratto dalla rivista Orizzonti news, n° 1-2010), dal titolo Dio è Amore!

(nella foto: Chiara Amirante, viaggio in Brasile, marzo 2010)
"Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna" (Gv 3,15).

È questa la grande notizia che il Signore Gesù viene a rivelarci.
Dio è Amore! È un raggio di luce divinissima che squarcia le tenebre più gelide della nostra anima.
Gesù ci insegna a rivolgerci a Dio chiamandolo Abbà, papino. Dio è Padre, è il nostro "papino" e ci ama immensamente! È davvero una meravigliosa rivelazione capace di colorare di pace, di speranza, di gioia i momenti più drammatici della nostra vita!

Se Dio è Onnipotente ed è il nostro papà che ci ama immensamente, di che cosa possiamo più avere timore?! Se Dio si prende cura dei gigli dei campi, degli uccelli del cielo, tanto più si prenderà cura con immensa tenerezza di ogni suo figlio sotto il cielo.

E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!» (Rm 8,15).

Non ci è stato dato uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma uno spirito da figli mediante il quale gridiamo: Abbà, Padre!
E se siamo figli siamo anche eredi, coeredi di Cristo, eredi di Dio. Siamo figli, siamo eredi di Dio!
In un mondo che sembra impazzito nell'inseguire le seduzioni dei tanti paradisi artificiali che imprigionano l'anima fino a ucciderla, c'è Qualcuno che viene in nostro aiuto.
In un mondo in cui tutti sembrano così protesi nella folle corsa verso il successo da diventare incapaci di donare amore e ricevere amore, c'è Qualcuno che risponde alla profonda inquietudine del nostro cuore, all'inestinguibile sete di amore della nostra anima: Dio!
Il Signore della creazione viene ad abitare in mezzo a noi e ci ama fino al punto di versare il suo sangue divinissimo per sanare ogni nostra ferita, prende su di sé la nostra angoscia per donarci la pace, vive il più terribile abbandono perché noi possiamo non sentirci più soli e lasciarci riconciliare con Dio, prende su di sé la morte per donarci di vivere già su questa terra la bellezza della vita del Cielo.
Lasciamoci allora riconciliare con Dio, lasciamoci raggiungere in profondità da questa meravigliosa notizia: Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo figlio unigenito perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna (Gv 10,15). Apriamo il cuore all'Amore, dilatiamo gli orizzonti dell'anima sull'eternità, contempliamo l'infinita misericordia di Dio! Quanto è difficile per noi riuscire a perdonare chiunque ci ferisca, quanto è difficile perdonare noi stessi, i nostri errori, fallimenti, peccati. È bello allora lasciarci raggiungere da questa splendida notizia che ci viene rivelata dalla Parola di Dio: Dio è amore, Dio è misericordia. È bello lasciarci investire dall'abbraccio esultante del Padre che fa festa quando il figliol prodigo, dopo aver dilapidato tutto, decide di tornare a casa. Che profonda commozione quando apriamo il nostro cuore alla luce dell'amore di Dio e scorgiamo quanto pazzamente Lui ci ha amato e quanto pazzamente noi lo abbiamo tradito.

Sono lacrime di dolore nello scoprire quanto ogni nostro peccato sfigura la bellezza divina della nostra anima, ferisce in profondità il cuore dei nostri fratelli, produce frutti di morte nella nostra vita. Sono lacrime di gioia nel fare l'esperienza dell' abbraccio misericordioso di Dio che rinnova il cuore e trasfigura ogni ferita.
Che grazia immensa poter fare l'esperienza della riconciliazione grazie all'amore infinitamente misericordioso di Dio!

Sì, abbiamo un profondo bisogno di lasciarci riconciliare con Dio, con noi stessi, con il nostro passato, e riconciliarci con i nostri fratelli. Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro! (Lc 6,36).

Immergiamoci nell'infinito oceano della misericordia di Dio e lasciamoci rinnovare dal suo amore!


venerdì 21 maggio 2010

Lo Spirito che rende figli

23 maggio 2010 – Pentecoste (C)

Parola da vivere

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli (Rm 8,15)


Gli apostoli, radunati in preghiera con Maria, ricevono in dono lo Spirito Santo, promesso da Gesù il giorno del suo ritorno al Padre. Tutte le persone accorse, di lingua e nazionalità diverse, comprendono nella loro lingua il linguaggio dell'amore: le meraviglie, "le grandi opere", che la nuova comunità nascente, unita dallo Spirito Santo, va annunciando e compiendo.
La festa di Pentecoste vuol farci più coscienti del dono che anche noi abbiamo: "Avete ricevuto lo Spirito che rende figli". Di qui il coraggio di far sapere con la nostra vita che siamo la nuova famiglia di Dio.
«Noi, come Gesù, possiamo dire a Dio: "Abbà, Padre!" - "Papà"! Una parola che parte dal cuore e dice confidenza, abbandono al suo amore, certezza di essere amato. Qui si entra nel cuore di Dio». (Chiara Lubich).
L'essere guidati dallo Spirito nel proprio cammino, lo sperimentare questa consolante e dolcissima presenza nell'intimo del nostro essere, non è qualcosa riservato a cristiani "speciali", ma costituisce una possibilità offerta a tutti, credenti e in ricerca.
La nostra risposta? È amare Dio e amare l'uomo.
Dio non è solo Padre mio, ma è Padre anche di chi ci sta accanto, del povero, dell'immigrato: è "Padre nostro". La voce dello Spirito che risuona dentro, ci chiede di amare tutti.
Si rinnova allora anche oggi una nuova Pentecoste.


Testimonianza di Parola vissuta


Un giorno a scuola dovevamo svolgere un compito: esprimere attraverso un disegno o uno scritto il tema della solidarietà. lo ho proposto di lavorare insieme, ma subito però, mi sono accorto che nessuno voleva nel proprio gruppo Maurizio, un compagno che spesso viene escluso e preso in giro da tutti gli altri. Lui, demoralizzato, continuava a ripetere che questo lavoro l'avrebbe fatto a casa con sua sorella.
Vedendolo così triste, ho capito che ancora non avevo fatto tutta la mia parte per aiutarlo ad inserirsi con il resto della classe. Così l'ho invitato a venire nel mio gruppo, anche se gli altri miei compagni lo rifiutavano. Quando, nel pomeriggio, dopo avergli telefonato, sono passato a prenderlo con la bici, lui mi aspettava già fuori sul cancello, tutto sorridente.
Quando siamo entrati a casa di Elisa, che mi aveva dato il permesso di portarlo, gli altri miei compagni ci hanno guardato con tanta meraviglia e hanno cominciato a protestare. Allora io ho spiegato che mi sembrava inutile fare un disegno sulla solidarietà se prima non eravamo solidali tra di noi e, loro dopo avermi ascoltato, mi hanno dato ragione.
Così abbiamo lavorato insieme e alla fine della giornata eravamo proprio soddisfatti. Da quel giorno anche Maurizio è diventato amico di tutti.

(Michele)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)

domenica 16 maggio 2010

Il nostro Cielo


Chiudo questa giornata, molto intensa per gli avvenimenti vissuti e le molte persone incontrate, con un pensiero che mi ha fatto vivere con più coscienza questa festa dell'Ascensione del Signore.
Ripenso a quanto san Paolo dice di Gesù, che è "asceso", perché prima è "disceso" (cf Ef 4,9) da quel Cielo che è il "suo essere".
Quel Cielo che è il nostro vero essere!
È salito perché è sceso…
Dio non può che discendere, ché più in alto di Lui non c'è nulla…
Questo "scendere" di Dio mi rivela la sua vera natura e mi richiama la mia più genuina vocazione: quel "servizio" reciproco a cui ognuno è chiamato, condizione essenziale perché "tutto il corpo" sia elevato in alto ed assuma la sua vera dignità.
Il nostro cielo è "perdersi" per amore nel fratello per ritrovarci, insieme, in Lui creature nuove.

(Foto: Nel sole, olio su tela di Massimo Melicchio)