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venuto per servire
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martedì 30 marzo 2010

Il nostro modello


In questi primi giorni della settimana santa ci è riproposta la figura del Servo di Jahvè, di cui parla Isaia. È come l'icona a cui il diacono deve guardare, il modello di spiritualità a cui conformarmi.
"Il modello per eccellenza – si legge nelle Norme fondamentali al n. 11 - è Cristo servo, vissuto totalmente al servizio di Dio, per il bene degli uomini. Egli si è riconosciuto nel servo del primo carme del Libro di Isaia, ha qualificato espressamente la sua azione come diaconia ed ha raccomandato ai suoi discepoli di fare altrettanto".
I vescovi italiani, nel documento del 1993, Orientamenti e norme per il diaconato permanente, scrivono: "L'ordinazione sacramentale, proprio in quanto tale, configura secondo una modalità loro specifica i diaconi a Gesù Cristo. Essi sono costituiti nella chiesa come segno vivo di Gesù, Signore e Servo di tutti. Sono consacrati e mandati al servizio della comunione ecclesiale, sotto la guida del vescovo con il suo presbiterio.
(…) Non sono ordinati per presiedere l'eucaristia, ma per sostenere in questa presidenza il vescovo e il presbiterio. Proprio attraverso questa disponibilità essi sono chiamati a esprimere, secondo la loro grazia specifica, la figura di Gesù Cristo servo, ricordando così anche ai presbiteri e ai vescovi la natura ministeriale del loro sacerdozio, e animando con essi, mediante la Parola, i sacramenti e la testimonianza della carità, quella diaconia che è vocazione di ogni discepolo di Gesù e parte essenziale del culto spirituale della chiesa" (n.7).
Guardare a Lui, che "non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita", dà spessore e senso ad ogni mia azione, illumina ogni oscurità che assieme ai fratelli di fede debbo affrontare, infondendo quella forza soprannaturale che non fa venir meno la speranza.

venerdì 26 marzo 2010

Amare sino alla fine

28 marzo 2010 – Domenica delle Palme (C)

Parola da vivere

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori (Is 50,6)


Durante la Settimana Santa ci viene data la possibilità di rimanere con Gesù che, per amore, dona a noi tutto di sé, persone e cose.
Il racconto della Passione, fatto da Luca, è carico di inspiegabile, infinito, dolcissimo amore di Gesù per ciascun uomo e donna che hanno sete e bisogno di lui: "Lo schernivano, lo percuotevano, lo bendavano, lo deridevano, lo coronavano di spine, lo inchiodavano in croce".
Gesù, di fronte alla passione, come "Agnello innocente", non ha opposto resistenza. La cattiveria umana non riuscirà mai a precedere la misericordia di Dio.
Per questo, Cristo "fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce", dal Padre è stato glorificato, dice Paolo, e noi siamo stati salvati.
E questi sono i frutti di tanto inspiegabile amore. Il centurione riconosce: "Veramente quest'uomo era figlio di Dio"; il ladrone pentito si sente dire da Gesù: "Oggi sarai con me in paradiso".
Di fronte a un tale amore, anche a noi, in questi giorni e nella nostra vita, è richiesta una risposta generosa e responsabile: ama!


Testimonianza di Parola vissuta


Abito in un piccolo condominio di sette famiglie, amministrato a conduzione familiare da una signora del palazzo stesso. Nonostante ci si conosca tutti, talora si creano situazioni conflittuali. Quando il materassaio del piano terra ha trasferito la sua attività nei negozi sottostanti al palazzo, aveva preso l'abitudine di lasciare il suo furgone parcheggiato di traverso, all'interno dell'angusta area di recinzione antistante al negozio, che è passaggio obbligato per entrare nel palazzo stesso. Ne derivava una continua diatriba sui diritti da lui reclamati sull'area davanti al negozio, sia dall'amministratrice che dai condomini per i disagi conseguenti.
Una sera, tornando a casa, avevo pensato di provare a parlare col negoziante, ma prima che gli potessi dire alcunché, egli si è messo a inveire contro di me perché, involontariamente, la sera precedente avevo parcheggiato la mia auto in modo da ostacolare l'entrata del suo furgone all'interno dell'area recintata (aveva recepito la situazione come una provocazione). Gli ho chiesto sinceramente scusa, assicurandogli che avrei fatto più attenzione in futuro; a quel punto mi ha chiesto cosa ero venuta a dirgli, e allora l'ho pregato, se possibile, di parcheggiare il furgone in posizione più laterale per consentire l'entrata nel palazzo. Qui di nuovo una violenta invettiva, come se fossi andata ad insultarlo intenzionalmente. "E avendoli amati, li amò fino alla fine" dice il vangelo. Mantenendo la calma ho cercato di dirgli che non avevo la minima intenzione di offenderlo, ma solo di chiedergli un favore, una cortesia... Alla fine rendendomi conto che non accettava alcuna ragione, l'ho salutato con la massima gentilezza di cui ero capace.
Il giorno dopo rientrando a casa, al pensiero di incontrarlo attingevo a tutte le mie risorse per mantenere un atteggiamento di disponibilità, di non giudizio. La prima cosa che ho notato era che, essendo già passato l'orario di chiusura, il negozio era già chiuso... Poi la strabiliante visione del furgone ben parcheggiato lateralmente, in modo da consentire il passaggio! Da allora i rapporti si sono rasserenati non solo nei miei confronti, ma anche con gli altri condomini e con l'amministratrice, che alle riunioni di condominio dimostra molta considerazione per la mia opinione sulla soluzione dei vari problemi.

(T.A.)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)

martedì 23 marzo 2010

Come servire la comunità


Ripensando a quanto ho scritto, meditando sul messaggio del Papa per questa Quaresima ed in particolare sulla necessità di creare uomini nuovi per strutture nuove (dato che l'origine del male non sta in strutture esterne, ma nel cuore dell'uomo), vorrei riproporre quel pensiero (vedi post del 1° marzo u.s.): «Di fronte a questo mistero del cuore umano mi sembra percorribile una sola strada: uscire da sé, dal proprio egoismo, dalla propria sicurezza di un presunto possesso della verità, ed essere nel mondo fermento nuovo per rapporti rinnovati, sale che dà sapore e gusto per la vita, luce che mostra possibilità di orizzonti nuovi oltre il proprio limite, senza lasciarci ingoiare dalla paura di intessere un dialogo anche con chi non la pensa come me, con la certezza che una umanità rinnovata nasce proprio dall'incontro sincero e dal contributo fattivo di tutti. L'altro è sempre e comunque mio fratello!».

In questo contesto mi sono soffermato a considerare al senso ampio della presenza del diacono nella comunità, in quella cristiana, in quella civile, nel mondo del lavoro…: "interprete delle necessità e dei desideri delle comunità", "animatore del servizio, ossia della diaconia", quella diaconia che si esplicita in tutte le espressioni del vivere umano, non ultima la politica. Mi ha sempre colpito il pensiero di Paolo VI sulla politica quale "alta forma di carità". E mi sono chiesto più volte che rapporto ci possa essere tra la diaconia (aspetto ecclesiale) e la politica (aspetto civile), quale moto dell'animo che nasce nell'unico cuore della stessa persona umana, e come possa esprimersi nella assoluta distinzione dei ruoli.
Non ho una risposta immediata e non la cerco per non essere frainteso.
So però che la "diaconia" è vocazione di tutta la chiesa e che il diacono, pur operando concretamente per i bisogni del prossimo, suo compito specifico è essere "animatore", essere l'anima della diaconia in un determinato contesto sociale, in una determinata comunità: sarà costruttore, per la sua parte, dell'unica fraternità universale, affinché la comunità sia "diaconia" in atto.
I cristiani, coscienti di questo loro essere immersi nell'unica comunità degli uomini, sono chiamati a tessere rapporti costruttivi con tutti, a saper testimoniare la validità dei valori evangelici di cui sono portatori, a non inquinare questo dialogo con interessi personali. E se i cristiani così intesi sono una minoranza, vivranno come quel sale evangelico che è capace di dare sapore e gusto alla vita, con la coscienza che è "meglio un provvedimento imperfetto, ma costruito insieme, che uno fatto per soddisfare pienamente qualcuno, ma che non avrà seguito. Se una legge nasce dallo scontro servirà a molto poco" (Letizia De Torre, da un'intervista).



sabato 20 marzo 2010

Come il Padre ha amato me… (4)


È uscito l’ultimo dei quattro volumetti (4. primavera: le prospettive), pubblicati dall'editrice Città Nuova, dal titolo Come il Padre ha amato me…, 365 pensieri per l'anno sacerdotale, per accompagnare giorno per giorno il cammino di questo anno.

Gli argomenti di questo quarto volume riguardano le prospettive di questo essere sacerdote (o diacono) oggi: essere "Con Gesù crocifisso e risorto", impegnati "Per una nuova umanità", inviati per una "Missione senza confini", come sottolineato nei sottotitoli.

Si legge nella Prefazione: «"In un mondo lacerato da discordie la tua Chiesa risplenda come segno profetico di unità e di pace", domanda la preghiera eucaristica V/d in un passaggio che sorprende e non può non invitare ad una riscoperta stessa dell'Eucaristia. Appare come una ripresa dilatata di quanto viene chiesto nella preghiera eucaristica II: "Per la comunione al corpo e al sangue del Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo”. Chiesa e umanità sono tra loro intrecciate: e ciò che si opera nella Chiesa dovrebbe essere il "segno efficace" di ciò che si sviluppa, come attesa e come prospettiva, nell'umanità intera. Non per nulla il Concilio Vaticano II definisce la Chiesa “sacramento dell'intima unione con Dio e dell' unità di tutto il genere umano".
E se il Concilio ancora invita a guardare alla Chiesa come il "popolo di Dio" in cammino nella storia, ciò che compagina questo popolo non sono delle norme legislative o amministrative, ma una realtà di vita che crea un "corpo". I cittadini di questo popolo sono così articolati tra loro che la funzione dell'uno è essenziale per l'altro e, in questo senso, ciò che è dell'uno è anche dell'altro.
Basterebbe questo per dare volto nuovo all'intreccio di popoli, lingue, culture, etnie che costituisce l'umanità: una "bellezza" unica! La bellezza di manifestarsi reciprocamente ciò che si è: "figli" dell'unico Padre!
(…) »

Come per gli altri tre volumetti, riporterò i pensieri sul mio sito di testi e documenti.

venerdì 19 marzo 2010

Sentirsi veramente amati

21 marzo 2010 – 5a domenica di Quaresima (C)

Parola da vivere

D'ora in poi non peccare più (Gv 8,11)


"Ecco, faccio una cosa nuova..." (Is 43,19).
Dio è colui che fa sempre "una cosa nuova".
In un clima di disorientamento, incertezza, sfiducia, non ci sono spiegazioni e risposte sicure, la fede vissuta però ci dà sicurezza: Qualcuno non ci perde di vista.
Gesù ci apre una strada nuova: la salvezza! Paolo, nella lettera ai filippesi, parla della sua personale "novità" in seguito all'incontro con Gesù Cristo. Il suo è un autentico "miracolo di Pasqua": lo fa uscire da se stesso, dal proprio orgoglio, acquista occhi e cuore nuovi, incontra il Risorto e - di conseguenza - vive una vita nuova.
La novità è presente anche nella pagina del Vangelo. L'adultera, nell'incontro con Gesù: "Donna - le dice - dove sono i tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?".
"Nessuno, Signore", risponde la donna. "Neanche io ti condanno".
Stupita di tanto amore, si sente amata e perdonata: è ora una creatura nuova, capace a sua volta di amare e perdonare.


Testimonianza di Parola vissuta


Avevo 17 anni quando, aspettando un figlio, mi sono sposata: dopo dieci faticosi anni ho divorziato. Ho incontrato poi Marco, il mio attuale compagno. A questo fallimento, si aggiungeva la consapevolezza che finiva anche un rapporto chiaro con la Chiesa e forse con Dio: come divorziata non sarei più stata ben accetta in Chiesa.
Che cosa sarei stata se un prete non mi avesse detto: "Dio ti ama immensamente, anche così come sei?". Se non mi avesse tenuto in Chiesa nonostante la mia condizione? Ho sentito che nella parrocchia c'era un posto anche per me. E da qui è ripreso il mio cammino di fede. Il primo frutto è stato l'insorgere in me dell'esigenza della preghiera, della Messa e perfino del Rosario. La mia vita è cambiata e con la mia anche quella di Marco e di mio figlio Lorenzo.
Ho scoperto che anche tutto il dolore passato aveva un senso, era legato al grido di Gesù in croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". A quel grido ho legato la sofferenza di non poter ricevere l'Eucarestia, ho legato il rivedere il mio precedente matrimonio al tribunale ecclesiastico. Le esperienze compiute mi sono preziose nel Gruppo del Vangelo dove sono tanti quelli che stanno vivendo ora quello che io ho vissuto in precedenza.

(Cecilia, Modena)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)

lunedì 15 marzo 2010

Il diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 160
(gennaio/febbraio 2010)




Quale spiritualità e preghiera
per la vita del diacono?



Sommario

EDITORIALE
Luci e ombre della spiritualità del servizio (Giuseppe Bellia)

ATTUALITÀ
Omnium in mentem (Benedetto XVI)
Per comprendere la modifica (Francesco Coccopalmerio)
Essere capo, essere servo (Antonio Bonzani)

DOCUMENTO
Lineamenti della spiritualità diaconale (Giovanni Paolo II)

CONTRIBUTO
Spiritualità diocesana e ministero diaconale (Enzo Petrolino)

STUDIO
La dimensione umana della formazione diaconale (III) (Luca Bassetti)

RIFLESSIONI
Teologia e prassi del diaconato nella chiesa (I) (Fabrizio Mandreoli)

DISCERNIMENTO
«Quando i giorni sono cattivi» (Luciano Manicardi)


Rubriche

TESTIMONIANZA
Accompagnamento per i separati (Gruppo diocesano S.M. di Cana)

IL PUNTO
Sul diacono uxorato rimasto vedovo (Giuseppe Barracane)

PAROLA E SERVIZIO
Maria serva del Signore (Elisabetta Granziera)

LITURGIA
Appunti necessari sull'omelia (Mariano Crociata)


Riquadri

Focus (Luigi Sabbarese)
Ai detenuti (Dionigi Tettamanzi)



venerdì 12 marzo 2010

L'abbraccio della riconciliazione

14 marzo 2010 – 4a domenica di Quaresima (C)

Parola da vivere

Era perduto ed è stato ritrovato (Lc 15,24)


È una splendida parabola: un vangelo nel vangelo. Il protagonista non è il figlio che dissipa tutto, ma il padre che ama.
Dio, "perché è amore", è Padre. Il suo amore ha sapore di cielo e di terra: è rispettoso, sa attendere, è misericordioso; pensa al figlio, l'aspetta, l'abbraccia e fa festa: "perché questo mio figlio era perduto ed è stato ritrovato".
Il figlio riscopre l'amore del padre, ritrova la voglia di vivere, la libertà e la gioia di amare.
Il fratello maggiore non prende parte alla festa perché non sa amare. La sua giustizia, la pratica dell'obbedienza e delle norme e regole - senza un guizzo di vita, di spontaneità e creatività - l'hanno inacidito, reso incapace di amore e di perdono.
"Lasciatevi riconciliare con Dio" ci ricorda Paolo.
Facciamolo, dilatiamo il nostro cuore, compiamo opere di perdono e di pace.
Perché, in preparazione alla Pasqua, non inventiamo qualcosa di bello e gioioso, come un gesto di riconciliazione, per una Pasqua diversa?


Testimonianza di Parola vissuta


Quella sera, forse per l'eccessiva velocità, l'auto di grossa cilindrata si ribalta. Mio figlio muore sul colpo a soli 23 anni; l'amico fraterno che guidava esce illeso dall'incidente. Sono passati otto anni. È la Settimana Santa in chiesa il prete parla di riconciliazione, di perdono. Il "pensiero del mese" che riporta la mia agenda, invita ad amare sempre per primi. Sento che entrambi parlano a me. Mi guardo dentro e scopro un sottile rancore che mi ha accompagnato durante tutti questi anni nei confronti del ragazzo che, in fondo, ritengo responsabile della morte di Luca. Ogni volta che passo davanti alla sua casa il cuore mi si indurisce.
Vado al telefono; con le mani che mi tremano digito il numero e lo chiamo. Lui non c'è. Mi risponde la moglie, sorpresa e imbarazzata quando le dico chi sono. Apro a lei, che come me è mamma, il cuore dicendole tra l'altro: "Ho pensato tanto a voi in questi giorni, vorrei rivedervi, conoscere i vostri bambini... Sarei felice se vorrete venirmi a trovare". Lei, commossa, promette che presto verranno... Mi guardo dentro e scopro d'essere felice e leggera.

(V. G., Svizzera)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola, come proposto in parrocchia)