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martedì 4 giugno 2013

La diaconia dell'ascolto [2]


La rivista Il Diaconato in Italia dedica il n° 178 al tema della diaconia dell'ascolto (Educare alla fede: la diaconia dell'ascolto).
Nel riportare i vari articoli nel mio sito di testi e documenti, segnalo altri interventi.





Rivisitare i doni del Concilio (Discorso)
di Benedetto XVI

Dall'incontro con i parroci e il clero della diocesi di Roma, 14 febbraio 2013

Carissimi, [...] per oggi, secondo le condizioni della mia età, non ho potuto preparare un grande, vero discorso, come ci si potrebbe aspettare; ma piuttosto penso ad una piccola chiacchierata sul Concilio Vaticano II, come io l'ho visto [...]. [Nel novembre '62, era stato nominato perito ufficiale del Concilio, n.d.r.]. Noi siamo andati al Concilio non solo con gioia, ma con entusiasmo. C'era un'aspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, che venisse veramente una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa, perché la Chiesa era ancora abbastanza robusta in quel tempo, la prassi domenicale ancora buona, le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa erano già un po' ridotte, ma ancora sufficienti. Tuttavia, si sentiva che la Chiesa non andava avanti, si riduceva, che sembrava piuttosto una realtà del passato e non la portatrice del futuro. E in quel momento, speravamo che questa relazione si rinnovasse, cambiasse; che la Chiesa fosse di nuovo forza del domani e forza dell'oggi. E sapevamo che la relazione tra la Chiesa e il periodo moderno, fin dall'inizio, era un po' contrastante, cominciando con l'errore della Chiesa nel caso di Galileo Galilei; si pensava di correggere questo inizio sbagliato e di trovare di nuovo l'unione tra la Chiesa e le forze migliori del mondo, per aprire il futuro dell'umanità, per aprire il vero progresso. Così, eravamo pieni di speranza, di entusiasmo, e anche di volontà di fare la nostra parte per questa cosa. [...]
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Quale identità diaconale proviene dall'ascolto? (Spiritualità)
di Giuseppe Bellia
L'anno della fede è un'occasione per rivisitare, secondo la verità dell'autorivelarsi divino, il senso del servizio diaconale e più esattamente il percorso spirituale della diaconia ordinata. Ma qui sorge una domanda: esiste una spiritualità diaconale? E questa in che cosa si distingue da una spiritualità presbiterale e laicale? In che modo interagiscono e collaborano per i diaconi sposati la spiritualità ministeriale e quella matrimoniale? […]
Non conosciamo a riguardo riflessioni compiute e visioni sistematiche, anche se in questi anni sono state presentate alcune interessanti proposte, non si ha ancora una solida teologia del servizio a cui attingere per una spiritualità diaconale di respiro ecclesiale. […]
Ritengo tuttavia che per rispondere alla domanda iniziale si deve prima chiarire il valore dei termini usati, perché nel nostro tempo, al di là della rinnovata attenzione e del ritrovato interesse per questi argomenti, si riscontra una sostanziale ambiguità nell'uso del termine "spiritualità", carico di molti e disparati ammiccamenti filosofici e religiosi, ricco di fascinose suggestioni letterarie ed esperienziali e, a motivo della sua versatilità e indeterminatezza di fondo, soggetto a non pochi fraintendimenti e distorsioni, dentro e fuori la comunità cristiana.
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La diaconia del Servo di Jahwè (Focus)
di Ortensio Da Spinetoli
La storia, si suole dire, è maestra della vita; è una scuola da cui tutti imparano, piccoli e grandi, individui e collettività. Anche Israele ha visto, maturare la sua, singolare, unica esperienza religiosa attraverso le varie, alterne vicende che ha registrato nel suo percorso nel tempo. […]
L'esperienza che veramente segna una svolta nella mentalità e nella spiritualità israelitica è l'esilio. […]
La nuova spiritualità biblica si trova incarnata in una figura ideale che compare nella seconda parte del libro di Isaia, il "Servo di Jahwé", solo che la specificazione che lo distingue ("di Jahwé") sembra far capire che le sue prestazioni siano di ordine sacro, riguardano la salvaguardia dell'onore dovuto alla divinità, il ricupero del suo prestigio davanti ai torti, alle offese ricevute, dagli uomini. […]
La diaconia cristiana se si risolve in un servizio sacro, cioè in una diversa partecipazione al culto e non cerca di ricalcare quella di Gesù che è passato per le contrade della Galilea facendo del bene a tutti e guarendo gli uomini da ogni infermità (At 10,38) non può dirsi allineata con l'opera che Dio in primo luogo attende dalle sue creature. […]
[…]
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