venerdì 30 agosto 2013

Umiltà e Gratuità


22a domenica del T.O. (C)

Appunti per l'omelia

Gesù prende occasione da un banchetto, a cui partecipa, per suggerire due norme di condotta: l'umiltà e la gratuità.
Nella ricerca dei primi posti a tavola da parte dei commensali Gesù coglie e smaschera una tendenza radicata nel cuore degli uomini: stare il più avanti e il più in alto possibile ed essere superiore agli altri. È la sete di protagonismo che fa amare il primo posto. Gesù non intende dare una semplice regola di comportamento sociale e, nel caso specifico, di "galateo conviviale". Riprendendo l'invito sapienziale del Siracide (3,17-29, di alla prima lettura) alla modestia e umiltà, nella luce della novità evangelica, fa un'affermazione solenne: «Chiunque si esalta sarà umiliato (da Dio) e chi si umilia sarà esaltato (da Dio)».
È meglio lasciare al padrone di casa la distribuzione dei posti, lasciare cioè che sia Dio ad assegnare il posto deciso da Lui. Gesù ci mette in guardia da ogni forma di superbia che porta a considerare noi stessi più giusti e migliori degli altri. E propone uno stile di vita: la regola dell'umiltà, per cui veramente ricercare l'ultimo posto.
Gesù ha proclamato beati i "poveri in spirito", cioè gli umili. La prima tra essi è Maria: "Il Signore ha guardato l'umiltà della sua serva". Maria non ha nulla, ha ricevuto tutto, ha dato tutto.
L'umiltà è una dimensione intrinseca della carità. L'amore vero è umile. Chi segue Gesù, "mite e umile di cuore", trova logico mettersi all'ultimo posto. Gesù, poiché ama, si mette in ginocchio a lavare i piedi dei discepoli: l'amore si fa servizio all'ultimo posto e non perde occasione per servire.

Un'altra regola di comportamento che Gesù ci dà è la gratuità, indicando così un'altra dimensione della carità. È usanza diffusa quella di stabilire relazioni con persone del proprio livello, per esempio tra benestanti. Con loro c'è comunione e scambio, che si esprimono negli inviti reciproci a pranzo. Tra parenti e amici vige la legge della reciprocità fondata sui vincoli del sangue e della relazione affettiva. C'è anche la speranza del contraccambio. Da questa cerchia vengono esclusi i poveri e gli svantaggiati. Secondo la logica umana, la relazione con loro non porta nessun guadagno sul piano economico e sociale. Così, se ciò che motiva l'invito è la reciprocità fondata in definitiva sul calcolo e la ricompensa, viene meno quel carattere che rende simili a Dio: la gratuità.
Gesù non sconsiglia certamente i pranzi e le cene tra parenti e amici. Lui stesso mangiava abitualmente coi discepoli. Ma non approva l'esclusione sistematica di quanti sono indigenti ed emarginati. Introduce nella relazione tra le persone una novità inattesa: l'amore che non calcola e non si lascia soffocare dalla mentalità commercialistica ("do ut des"), ma l'amore che dà gratis e toglie la disuguaglianza e la discriminazione tra le persone.

Gesù non vuole proporre un'altra regola conviviale, estrosa e paradossale, ma una regola di vita che valga per tutti i rapporti umani, in cui siano privilegiati coloro che normalmente gli uomini mettono al margine, al bando. Dopo avere elencato i quattro gruppi ("amici, fratelli, parenti, ricchi"), che nella vita sociale si scambiano inviti a pranzo, menziona altri quattro gruppi, che potrebbero essere invitati, ma non sono in grado di invitare a loro volta: "poveri, storpi, zoppi, ciechi". Gli ultimi tre erano esclusi dal culto del tempio e quindi dalla comunità di Dio. Non a caso proprio con loro Gesù si trovava spesso in comunione di mensa. In fondo propone di imitare Lui che solidarizzava con gli emarginati mangiando con loro. Gesù ci invita a scegli la gratuità al posto del calcolo opportunistico; a cercare la compagnia conviviale della gente semplice che non conta, senza lasciarci influenzare nelle scelte dalla logica del potere.
In una società così gravemente malata di egoismo e di indifferenza Gesù rilancia la terapia dell'amore che serve all'ultimo posto, che dà gratuitamente, che offre un'attenzione preferenziale a chi non è amato o è meno amato.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Chi si umilia sarà esaltato (Lc 13,24)
(vai al testo) - (pdf, formato A5/A4c)

Commenti alla Parola:
  di Marinella Perroni (VP 2013)
  di Claudio Arletti (VP 2010)
  di Enzo Bianchi


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