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martedì 7 marzo 2017

Quaresima 2017:
 La Parola è un dono. L'altro è un dono [4]


Sempre dal Messaggio di papa Francesco per la Quaresima di quest'anno.

«La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino». Gesù ce lo ricorda: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).
È Gesù che incontro, è Lui che mi incontra.
Tempo prezioso questo della Quaresima!
Essere "condotti dallo Spirito nel deserto per essere tentati" (cf Mt 4,1), messi alla prova! Papa Francesco ai sacerdoti di Roma il 2 marzo ha detto: "La tentazione è sempre presente nella nostra vita... Senza tentazione non si progredisce nella fede".
Il deserto mi porta all'essenzialità dell'esistenza, ad oltrepassare con lo sguardo dell'anima le apparenze che mi condizionano e mi porta a "vedere" la verità delle persone.

«Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore».
C'è quel prossimo che mi crea problemi, che mi mette in ansia… ("...se potessi evitarlo"...): ma una Voce, più forte del mio malessere: "È Lui che devo prediligere… perché Sei Tu, Signore, l'unico mio bene, Te che incontro in lui.

lunedì 6 marzo 2017

Quaresima 2017:
 La Parola è un dono. L'altro è un dono [3]


Riprendo il Messaggio di papa Francesco per la Quaresima di quest'anno per poter mettere a fuoco meglio il mio cammino di totale adesione alla sequela di Gesù.

«Anche se la sua concreta condizione - scrive il papa – è quella di un rifiuto umano», «Lazzaro ci insegna che l'altro è un dono!».
Quante volte abbiamo, ho, girato la testa dall'altra parte al vedere una persona che mi viene incontro, uno che la società rifiuta, giudica, disprezza e considera come «un fastidioso ingombro» da gettare via!
Quanti essere umani sono scartati perché non graditi e quindi da liberarcene!
È la reazione di una società ricca, che spesso ostenta la sua ricchezza perché povera nel suo animo, perché il cuore si è indurito.

Sono gli invisibili che mettono a nudo la società senza umanità. A questo proposito mi ritorna alla mente il reportage, nel 1988, dello storico giornalista del Tg1 Paolo Frajese, travestitosi da barbone. Così concludeva il celebre reportage sui clochard di Roma: "Non li guardiamo mai. Mai in faccia, mai negli occhi. Anche se ci fermiamo frettolosamente a depositare la monetina nella loro mano protesa lo facciamo abbassando il nostro sguardo, evitando il loro. È questo che li fa sentire invisibili, e quindi inesistenti. Sono invisibili, e quindi inesistenti perché noi non li vogliamo vedere, né far esistere".

Ma «Lazzaro ci insegna che l'altro è un dono!», che è riconoscere me stesso in quel povero, amandolo come me stesso, e «riconoscerne con gratitudine il valore».
Il mio incontro con il "Lazzaro" che sta alla mia porta, che le circostanze mi fanno incontrare è «un appello alla conversione, a cambiare vita», ad «ad aprire la porta del nostro cuore all'altro, perché ogni persona è un dono», il mio «vicino», il «povero sconosciuto» che incontro per strada o alla porta della chiesa o fuori del supermercato.

domenica 5 marzo 2017

Il progresso della fede nella vita del sacerdote


Giovedì 2 marzo papa Francesco ha incontrato, come è tradizione a inizio Quaresima, nella Basilica di San Giovanni in Laterano i parroci di Roma.
Nel suo discorso ha sottolineato l'importanza che la vita del sacerdote non sia una vita a metà, dove preti o vescovi non si sentono peccatori e si chiudono in "sé", ma che le loro vite siano esistenze mature attraverso una fede capace di generare "fede negli altri".

Riporto la sintesi di questo discorso, nel servizio di Giada Aquilino di Radio Vaticana:



Rafforzare gli altri "nella fede in Gesù". Questa la missione dei parroci nelle parole del Papa a San Giovanni in Laterano. La meditazione di Francesco, in parte scritta, in parte a braccio, in effetti è diretta a tutti, al missionario, al seminarista, al sacerdote, al vescovo: è un invito a "continuare a camminare", affinché si sia confermati nella fede, perché - spiega ai presenti - "noi possiamo confermare" quella dei nostri fratelli, del popolo:

"A me piace ripetere che un sacerdote o un vescovo che non si sente peccatore, che non si confessa, si chiude in sé, non progredisce nella fede. Ma bisogna stare attenti a che la confessione e il discernimento delle proprie tentazioni includano e tengano conto di questa intenzione pastorale che il Signore vuole darci a tutti noi, a tutti i sacerdoti".

"Come sacerdoti", afferma il Papa, l'obiettivo deve essere quello di far "crescere" la fede:

"Se la fede non cresce, rimane immatura e ci sono vite umane e anche vite sacerdotali a metà strada; a metà strada perché la fede non è cresciuta, non è andata oltre: è immatura … e noi sacerdoti, se non abbiamo una fede matura, capace di generare fede negli altri - quella paternità, no? – potremmo fare del male. E tanto male. Ma se la fede cresce, fa tanto bene: tanto bene".

La crescita nella fede avviene, assicura, "soltanto quando ci incontriamo con il Signore". Francesco invita quindi a trarre forza dalla "memoria" radicata nella fede della Chiesa, "dei nostri padri", perché è molto importante "cercare le radici" della nostra fede. Ricorda un aneddoto personale, di aver avuto negli esercizi spirituali difficoltà nella comprensione della "meditazione della morte, del giudizio finale":

"È venuto alla memoria uno scritto che mia nonna aveva sul comodino: 'Stai attento, ché ti guarda Dio, che ti sta guardando. Pensa che morirai e non sai quando'. E in quel momento, la preghiera è andata avanti. Sono state le radici ad aprirmi la porta della strada. Il cristiano progredisce sempre dalle radici, non dimentica le radici".

Esorta poi a confidare nella speranza: la nostra, spiega ai parroci, non è una fede "davanti a un muro", la speranza - assicura - "ti porta all'orizzonte". E raccomanda il discernimento, che "concretizza la fede". Il Papa indica "un cammino di formazione e di maturazione della fede":

"La crescita nella fede avviene attraverso gli incontri con il Signore nel corso della vita. Questi incontri si custodiscono come un tesoro nella memoria e sono la nostra fede viva, in una storia di salvezza personale".

Poi Francesco prende a prestito l'immagine del giocatore di basket, che inchioda il piede come "perno" a terra per decidere come agire in campo. Ecco: "per noi quel piede inchiodato al suolo, intorno al quale facciamo perno - afferma il Papa - è la croce di Cristo". Invita a rileggere l'Evangelii gaudium, quando si chiarisce che un "cuore missionario" non rinuncia al bene possibile "benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada", coi i più poveri, i più piccoli:

"Credere che lì c'è Cristo, discernere il modo migliore per fare un piccolo passo verso di Lui, per il bene di quella persona, è progresso nella fede. Come pure lodare è progresso nella fede, e desiderare di più è progresso nella fede: non è un atto di beneficienza, questo è progresso nella fede".

Il Pontefice prende come icona del "progresso nella fede" la figura di Simon Pietro, a cui il Signore Gesù "fa fare in ogni momento atti di fede", fino a diventare Papa. Si sofferma sui due nomi:

"La fede di Simon Pietro progredisce e cresce nella tensione tra questi due nomi, il cui punto fisso – il perno – è centrato in Gesù. Anche noi abbiamo due nomi, ognuno cerchi".

Simon Pietro sperimenta momenti di grandezza, come quando confessa che Gesù è il Messia, ed altri in cui compie grandi errori, "di estrema fragilità e totale sconcerto", fino ai "tre rinnegamenti davanti ai servi". Eppure con questa fede "provata", sottolinea, Simon Pietro "ha la missione di confermare e consolidare la fede dei suoi fratelli, la nostra fede". Il Pontefice riflette il suo essere "passato al vaglio", intendendo un movimento di spiriti grazie al quale si discerne quello che viene dallo spirito buono da quello che viene dallo spirito cattivo, dal demonio:

"Forse la più grande tentazione del demonio era questa: insinuare in Simon Pietro l'idea di non ritenersi degno di essere amico di Gesù, perché lo aveva tradito. Il peso dei nostri peccati tante volte ci allontana dal Signore: 'Ma come, io, con questo che ho fatto …?'. Ma il Signore è fedele, sempre è fedele, e sempre ci porta avanti".

La certezza è sempre quella del perdono del Signore:

"La tentazione sempre è presente nella vita di Simon Pietro e la tentazione sempre è presente nella nostra. Di più: senza tentazione non si progredisce nella fede. Nel Padre Nostro chiediamo la grazia di non cadere, ma non di non essere tentati".

Al termine della riflessione, Francesco dona ai partecipanti una copia del libro di un anziano cappuccino di Buenos Aires, un "grande confessore", padre Luis Dri, dal titolo: "Non avere paura di perdonare".

"Forse ci aiuterà a crescere nella fede nel Signore, che è tanto misericordioso a perdonare".

Un regalo e anche un invito ai parroci di Roma.

sabato 4 marzo 2017

Quaresima 2017:
 La Parola è un dono. L'altro è un dono [2]


Riprendo il Messaggio di papa Francesco per la Quaresima di quest'anno per poter mettere a fuoco meglio il mio cammino di totale adesione alla sequela di Gesù.

Paradigma di questo cammino quaresimale è - scrive il Papa - la «parabola dell'uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31)», «pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione».
Nell'immaginare la scena del povero Lazzaro vedo scorrere davanti agli occhi e alla mente una folla senza numero di poveri e derelitti. Non mi appare una folla anonima, bensì carica di volti che esprimono ciascuno la loro condizione di emarginazione. Lazzaro è figura di ciascun povero che abita la terra e che mi passa accanto: immagine dell'«uomo degradato e umiliato», che «si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle».
Quel povero, quei poveri, non sono esseri anonimi, ma persone con un nome preciso, con «una storia personale»; hanno un nome, «nome carico di promesse: Lazzaro, che alla lettera significa "Dio aiuta"».
Il "Lazzaro" che incontro è sempre, al di là di ogni disgustosa apparenza, il "Dio che aiuta", presenza di Dio che interviene nella storia personale di ciascuno (mia e sua, del povero). Porta con sé la familiarità di Dio: il Figlio di Dio che si è fatto povero con noi e per noi. Ha un qual ché di «familiare, diventa un volto; e, come tale, un dono, una ricchezza inestimabile, un essere voluto, amato, ricordato da Dio, anche se la sua concreta condizione è quella di un rifiuto umano».
«L'altro è un dono!». Nella mia vita di ogni giorno (posso dire sempre) sono circondato da "doni", sono coinvolto totalmente nell'incontro con Colui che è il Dono per eccellenza: Gesù; Dono del Padre, che ogni giorno si presenta a me nel volto di tanti Lazzaro che incontro e che poi ritrovo nell'intimità dell'Eucaristia, dove tutti sono "presenti" e condotti all'UNO.

venerdì 3 marzo 2017

Tentati, come Cristo; ma pronti a servire come angeli


1a domenica di Quaresima (A)
Genesi 2,7-9;3,1-7 • Salmo 50 • Romani 5,12-19 • Matteo 4,1-11
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo
Il racconto delle tentazioni ci chiama al lavoro mai finito di mettere ordine nelle nostre scelte, a scegliere come vivere. Le tentazioni di Gesù sono anche le nostre: investono l'intero mondo delle relazioni quotidiane.
La prima tentazione concerne il rapporto con noi stessi e con le cose, nell'illusione che i beni riempiano la vita.
La seconda è una sfida aperta alla nostra relazione con Dio, a un Dio magico a nostro servizio.
La terza infine riguarda la relazione con gli altri, nella fame di potere, nell'amore per la forza.

Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane
Il pane è un bene, un valore indubitabile, ma Gesù rimanda a qualcosa di più, ad una visione ben più ampia di vita: «Non di solo pane vivrà l'uomo». Il pane è buono ma più buona è la parola di Dio, il pane dà vita ma più vita viene dalla bocca di Dio. L'uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Parola di Dio è il Vangelo, ma anche l'intero creato. Se l'uomo vive di ciò che viene da Dio, io vivo della luce, del cosmo, ma anche dell'amico, dell'amore, del fratello che è parola pronunciata dalla bocca di Dio per me.

Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù… gli angeli ti porteranno nelle loro mani
La seconda tentazione è una sfida aperta a Dio. «Buttati e credi in un miracolo». Quello che sembrerebbe il più alto atto di fede - gettati con fiducia! - ne è, invece, la caricatura, pura ricerca del proprio vantaggio.
Gesù ci mette in guardia dal volere un Dio magico a nostra disposizione, dal cercare non Dio ma i suoi benefici, non il Donatore ma i suoi doni.
«Non metterai alla prova il tuo Dio»: io so che sarà con me, ma come lui vorrà, non come io vorrei. Forse non mi darà tutto ciò che chiedo, eppure avrò tutto ciò che mi serve, tutto ciò di cui ho bisogno.

Ti darò tutti i regni del mondo e la loro gloria, se mi adorerai…
Nella terza tentazione il diavolo alza ancora la posta: adorami e ti darò tutto il potere del mondo. Il diavolo fa un mercato, esattamente il contrario di Dio, che non fa mai mercato dei suoi doni.
È come se dicesse: Gesù, vuoi cambiare il corso della storia con la croce? non funzionerà. Il mondo è già tutto una selva di croci. Cosa se ne fa di un crocifisso in più? Il mondo ha dei problemi, tu devi risolverli. Prendi il potere, occupa i posti chiave, cambia le leggi. Così risolverai i problemi: con rapporti di forza e d'inganno, non con l'amore.
Vàttene, satana! Sta scritto: Il Signore, tuo Dio, adorerai; a lui solo renderai culto. Allora il diavolo lo lasciò.

Ed ecco angeli si avvicinarono e lo servivano
Avvicinarsi e servire, verbi da angeli. Se in questa Quaresima ognuno di noi volesse avvicinarsi e prendersi cura di una persona che ha bisogno, perché malata o sola o povera, regalando un po' di tempo e un po' di cuore, allora per lei sarebbe come se si avvicinasse un angelo, come se fiorissero angeli nel nostro deserto.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato (Mt 4,1)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Non di solo pane vivrà l'uomo (Mt 4,4) - (9/03/2014)
(vai al testo…)
 Non di solo pane vivrà l'uomo (Mt 4,4) - (13/03/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia (Anno A):
  Il riscatto dalla nostra fragilità (7/03/2014)

Ed anche i post Appunti per l'omelia degli altri Anni:
  La vera forza viene dalla fiducia in Dio (12/02/2016 [C])
  Convertirsi, guardare nella direzione del Vangelo (20/02/2015 [B])
  Un profondo atto di fede (15/02/2013 [C])
  Credere nel Vangelo, la novità di Dio! (24/02/2012 [B])

Commenti alla Parola:
Anno A
  di Cettina Militello (VP 2.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
  di Enzo Bianchi

Altri Anni
  di Luigi Vari (VP 2015 [B])
  di Marinella Perroni (VP 2012 [B])
  di Claudio Arletti (VP 2009 [B])
  di Luigi Vari (VP 2016 [C])
  di Marinella Perroni (VP 2013 [C])
  di Claudio Arletti (VP 2010 [C])
  di Enzo Bianchi [B]
  di Enzo Bianchi [C]

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 2 marzo 2017

Quaresima 2017:
 La Parola è un dono. L'altro è un dono [1]


Sto meditando il Messaggio di papa Francesco per la Quaresima di quest'anno per poter mettere a fuoco meglio il mio cammino di totale adesione alla sequela di Gesù.
«La Quaresima - scrive il Papa - è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte».
Le condizioni per seguire Gesù sono chiare: "Rinnegare se stessi e portare ogni giorno la propria croce" (cf Lc 9,23). È un «tornare a Dio "con tutto il cuore" (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell'amicizia con il Signore».
La Quaresima: un tempo prezioso per intensificare il rapporto personale con Gesù, per entrare sempre di più, con l'aiuto dello Spirito, in una maggiore unione con Dio. Abbandono totale e fiducia incondizionata: «Gesù è l'amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono».
Sì, «intensificare la vita dello spirito»! Ma per poter portare frutti con i mezzi «che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l'elemosina», occorre mettere «alla base di tutto la Parola di Dio», da «ascoltare e meditare con maggiore assiduità» per poter essere nella vita concreta, quotidiana, un vero servizio a Dio e ai fratelli.
Essere Parola di Dio viva!


mercoledì 1 marzo 2017

Lasciarsi riconciliare con Dio


Parola di vita – Marzo 2017
(Clicca qui per il Video del Commento)

«... lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20)

In tante parti del pianeta, ci sono guerre sanguinose e che sembrano interminabili, e che coinvolgono le famiglie, le tribù e i popoli. Gloria, vent'anni, racconta: "Abbiamo avuto notizia che un villaggio era stato bruciato e molti erano rimasti senza più nulla. Con i miei amici ho iniziato una raccolta di cose utili: materassi, vestiti, alimenti; partiamo e dopo otto ore di viaggio incontriamo le persone nella desolazione. Ascoltiamo i loro racconti, asciughiamo lacrime, abbracciamo, confortiamo… Una famiglia ci confida: "La nostra bambina era nella casa che ci hanno bruciato e ci è sembrato di morire con lei. Ora nel vostro amore troviamo la forza di perdonare gli uomini che ne sono stati la causa!".

Anche l'apostolo Paolo ha fatto un'esperienza: proprio lui, il persecutore dei cristiani [1], ha incontrato sul suo cammino, in modo totalmente inaspettato, l'amore gratuito di Dio, che poi lo ha inviato come ambasciatore di riconciliazione in suo nome [2].

E' diventato così testimone appassionato e credibile del mistero di Gesù morto e risorto, che ha riconciliato a sé il mondo perché tutti potessero conoscere e sperimentare la vita di comunione con Lui e con i fratelli [3]. E, attraverso Paolo, il messaggio evangelico ha raggiunto e affascinato persino i pagani, considerati i più lontani dalla salvezza: lasciatevi riconciliare con Dio!

Anche noi, nonostante gli errori che ci scoraggiano o le false certezze che ci illudono di non averne bisogno, possiamo lasciare che la misericordia di Dio – un amore esagerato! – guarisca il nostro cuore e ci renda finalmente liberi di condividere questo tesoro con gli altri. Daremo così il nostro contributo al progetto di pace che Dio ha su tutta l'umanità e sull'intera creazione e che supera le contraddizioni della storia, come suggerisce Chiara Lubich in un suo scritto:

"(…) Sulla croce, nella morte del suo Figlio, Dio ci ha dato la prova suprema del suo amore. Per mezzo della croce di Cristo, Egli ci ha riconciliati con sé. Questa verità fondamentale della nostra fede ha oggi tutta la sua attualità.

E' la rivelazione che tutta l'umanità attende: sì, Dio è vicino con il suo amore a tutti e ama appassionatamente ciascuno. Il nostro mondo ha bisogno di questo annuncio, ma lo possiamo fare se prima lo annunciamo e lo riannunciamo a noi stessi, sì da sentirci circondati da questo amore, anche quando tutto farebbe pensare il contrario (…) Tutto il nostro comportamento dovrebbe rendere credibile questa verità che annunciamo. Gesù ha detto chiaramente che prima di portare l'offerta all'altare dovremmo riconciliarci con un nostro fratello o sorella se essi avessero qualcosa contro di noi (cf Mt 5,23-24) … amiamoci come lui ci ha amati, senza chiusure e pregiudizi, ma aperti a cogliere e apprezzare i valori positivi del nostro prossimo, pronti a dare la vita gli uni per gli altri. Questo è il comando per eccellenza di Gesù, il distintivo dei cristiani, valido ancora oggi come ai tempi dei primi seguaci di Cristo. Vivere questa parola significa divenire dei riconciliatori" [4].

Vivendo così, arricchiremo le nostre giornate con gesti di amicizia e riconciliazione nella nostra famiglia e tra le famiglie, nella nostra Chiesa e tra le Chiese, in ogni comunità civile e religiosa a cui apparteniamo.

Letizia Magri

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[1] Cfr. At 22,4
[2] Cfr. 2Cor 5,20.
[3] Cfr. Ef 2,13ss.
[4] Versione integrale in Città Nuova 1996/24, p.37.

Fonte: Città Nuova n. 2/Febbraio 2017