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giovedì 15 dicembre 2016

Il Diaconato in Italia
 Discernere la misericordia



Il diaconato in Italia n° 199
(luglio/agosto 2016)

Discernere la misericordia
«Consolate, consolate il mio popolo»






ARTICOLI
Per un buon uso della misericordia (Giuseppe Bellia)
Ancora un incontro del tutto speciale (Enzo Petroli no)
Discernimento, Parola, perdono dei peccati (Giovanni Chifari)
Diaconato al femminile o diaconia della Chiesa? (Giovanni Chifari)
Le opere di misericordia spirituale (Pierantonio Tremolada)
«Consolate, consolate il mio popolo» (Benito Marconcini)
La misericordia di Cristo in Paolo VI (Francoise-Marie Léthel)
L'olio della misericordia (Enzo Petrolino)
Discernere il nuovo e l'antico (Alberto Maggi)
Misericordia e giustizia nella vita del diacono (Gaetano Marino)
Diaconia e consolazione (Andrea Spinelli)
Uomo e ministro di consolazione (Francesco Giglio)

DALLE DIOCESI
A Venezia, una grande opportunità (Gino Cintolo)
Convegno a Marsala dei diaconi siciliani (Pino Grasso)


(Vai ai testi…)

martedì 13 dicembre 2016

Intervista sul diaconato a:
 Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto
 Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia-Sanremo


Riprendo le interviste ai vescovi delle diocesi italiane sul diaconato permanente e i diaconi delle loro diocesi, pubblicate nella rivista L'Amico del Clero della F.A.C.I. (Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia).
Le interviste sono curate da Michele Bennardo.

Michele Bennardo, diacono permanente della diocesi di Susa, ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. È professore di religione cattolica nella scuola pubblica e docente di Didattica delle competenze e di Didattica dell'Insegnamento della Religione Cattolica e Legislazione scolastica all'ISSR della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Sezione parallela di Torino. È autore di numerosi testi e articoli e dal 2005 collabora con L'Amico del Clero.

Ho riportato le varie interviste nel mio sito di testi e documenti.

Nel numero 10 (ottobre 2016) de L'Amico del Clero è pubblicata l'intervista a Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto.

Alla domanda: "Quali requisiti ritiene siano indispensabili per un candidato al diaconato permanente?", Mons. Staglianò ha risposto: «Il Papa nel recente Giubileo dei diaconi ha affermato che il diacono è anzitutto servitore di Cristo; come Paolo, apostoli e servitori, due termini che "non possono mai essere separati; sono come due facce di una stessa medaglia: chi annuncia Gesù è chiamato a servire e chi serve annuncia Gesù". Il diacono deve essere prima di tutto un uomo di Dio che sa vivere la sua umanità in famiglia, nella Comunità cristiana e nella società, un testimone credibile, disponibile e mite, un uomo capace di saper tessere relazioni "nuove" ed "evangeliche". Un diacono che non dovesse avere una buona dote umana, aperta alla comunione e continuamente protesa nella dimensione dello Spirito rischierebbe di essere un "manovale promosso".
La Chiesa oggi ha bisogno di ministri che siano portatori della novità del Vangelo, testimoni di una proposta profondamente vera, pronti a dare la vita per l'evangelizzazione e a donarsi incondizionatamente per i poveri. Su questo si gioca l'autenticità della Chiesa e la sua stessa missione. Potrà essere diacono fedele alla sua vocazione colui che si lascia plasmare dallo Spirito e sente una struggente passione per il Vangelo e i poveri. Oggi "Serve una Chiesa capace di riscoprire le viscere materne della misericordia. Senza la misericordia c'è poco da fare per inserirsi in un mondo di feriti, che hanno bisogno di comprensione, di perdono e di amore" (Papa Francesco all'episcopato brasiliano, 27.7.2013).
La sfida che anche il diacono è chiamato a non deludere è quella di restituire l'uomo a se stesso, alla sua altissima dignità. Avvicinarsi e non restare, dunque, sordi al grido che proviene dalle piaghe purulenti dell'umanità per ritrovare, nel servizio reso agli ultimi, se stessi, il volto di Dio nel proprio».

E alla domanda: "Quale tra i classici compiti diaconali (carità, catechesi/ evangelizzazione e liturgia) le sembra necessiti di maggior valorizzazione rispetto a quanto avviene oggi nella diocesi di Noto?", ha risposto: «Da qualche anno ho chiesto agli stessi Diaconi della mia diocesi di ripensare il loro ministero all'interno delle Comunità di Parrocchie, che in diocesi sono ormai una realtà, nell'ottica della Evangelii Gaudium di Papa Francesco e dunque di una presenza significativa nel territorio insieme alle Comunità cristiane chiamate ad essere sale e luce del mondo. Ho chiesto di non limitare il loro servizio alla presenza nella Liturgia ma ad essere segno nelle Comunità e con le Comunità della irruzione del Risorto che fa nuove tutte le cose. Molti di loro sono impegnati nella catechesi agli adulti, nel servizio alle mense dei poveri e nei Centri di ascolto sparsi nel territorio per la evangelizzazione e per l'accoglienza delle persone provate da vari disagi, esistenziali e sociali. Ho puntato molto, a partire da un corso di Esercizi spirituali che ho voluto dettare io stesso, sulla presenza nel territorio che diventasse sprone per tutti i fedeli, chiamati a portare a compimento le liturgie delle chiese nel servizio e nella visita agli ultimi. In fondo stiamo parlando delle opere di misericordia: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti, dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. Il diacono è chiamato ad indicare con la sua missione i luoghi della precarietà e della sofferenza presenti oggi drammaticamente nel mondo.
Il Papa nella Misericordiae Vultus ci ricorda che la Chiesa è chiamata a curare la ferite dell'umanità, "a lenirle con l'olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l'attenzione dovuta". Il Diacono è chiamato ad aiutare la Chiesa ad aprire gli occhi "per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità".
La missione che il diacono è chiamato ad animare nella Comunità cristiana deve manifestare l'amore di Dio per il mondo, il nesso tra evangelizzazione e promozione umana è stretto. Dio nella storia della salvezza agisce per la salvezza integrale dell'uomo».
Vai all'intervista…

Nel numero 11 (novembre 2016) de L'Amico del Clero è pubblicata l'intervista a Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia-Sanremo.

Alla domanda: "Quali requisiti ritiene siano indispensabili per un candidato al diaconato permanente?", Mons. Suetta ha risposto: « Innanzitutto una vera vocazione adeguatamente riconosciuta ed accolta nel discernimento spirituale personale e nella compagine della Chiesa particolare. Il diaconato non dev'essere né una sorta di "premio di consolazione" per presbiteri mancati né un "riconoscimento" per collaboratori meritevoli. Occorre poi che, in conseguenza di ciò, la formazione teologica, spirituale, liturgica e pastorale del diacono permanente lo conduca a vivere il proprio ministero nella giusta sinergia del presbiterio, nella ineludibile specificità del ruolo ministeriale e nel proficuo equilibrio della sua interessante posizione "di confine" tra il laico in relazione a impegni professionali e familiari, ed il ministro ordinato».

E alla domanda: "Quali iniziative ritiene si possano intraprendere, a livello di pastorale vocazionale diocesana, per incrementare il numero di diaconi permanenti?", ha risposto: «Insieme alla preghiera per le Vocazioni e alle molteplici iniziative di sensibilizzazione vocazionale, credo che si debba direttamente "chiamare" molti laici impegnati nelle Parrocchie e in Associazioni e Movimenti invitandoli a prendere in considerazione una forma di servizio particolare che comporta un dono di consacrazione, una speciale grazia sacramentale e un ruolo specifico, indispensabile alla vita della Chiesa e non assimilabile alla testimonianza e al servizio reso da un laico».
Vai all'intervista…

venerdì 9 dicembre 2016

Lo scandalo della misericordia


3a domenica di Avvento (A)
Isaia 35,1-6a.8a.10 • Salmo 145 • Giacomo 5,7-10 • Matteo 11,2-11
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?
Giovanni, la roccia che sfidava il vento del deserto, che era «anche più di un profeta», «il più grande» di tutti entra in crisi: sei tu o no quello che il mondo attende? Il profeta dubita e Gesù continua a stimarlo. E questo ci conforta: anche se io dubito la fiducia di Dio in me resta intatta. Perché è umano, di fronte a tanto male, dubitare; di fronte al fatto che con Gesù cambia tutto: non è più l'uomo che vive per Dio, è Dio che vive per l'uomo, che viene a prendersi cura dei piccoli, a guarire la vita malata, fragile, stanca: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i sordi odono, ai poveri è annunciato il Vangelo, tutti hanno una seconda opportunità.

Riferite a Giovanni: I ciechi.. gli zoppi… i lebbrosi… i sordi… i morti… ai poveri è annunciato…
Gesù elenca sei opere non per annunciare un fiorire di miracoli all'angolo di ogni strada, ma che Dio entra nelle ferite del mondo, per trasformarlo. Gesù non ha mai promesso di risolvere i problemi della storia con i miracoli. Ha promesso qualcosa di più forte ancora: il miracolo del seme, il lavoro oscuro ma inarrestabile del seme che fiorirà.

Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo
È lo scandalo della misericordia! Gesù è un Dio che non misura i meriti, ma guarisce il cuore; che invece di bruciare i peccatori, come annunciava il Battista, siede a tavola con loro.
È lo scandalo della piccolezza! Le sei opere d'amore che Gesù elenca non hanno cambiato il mondo, per un lebbroso guarito milioni d'altri si sono ammalati; nessun deserto si è coperto di gigli; anzi, il deserto con i suoi veleni si espande e corrode le terre più belle del nostro paese.
Ma quelle sei opere sono l'utopia di un tutt'altro modo di essere uomini, ed è sempre l'utopia che fa la storia. Sono le mani di Dio impigliate nel folto della vita. Sono il centro della morale cristiana, che consiste proprio nel fare anche noi ciò che Dio fa, nell'agire io come agisce Dio.

Gli uomini vogliono seguire il Dio della vita. E se noi siamo capaci di rendere, con Lui, la vita più umana, più bella, più felice, più grande a qualcuno che non ce la fa da solo, allora capiranno chi è il Signore che noi cerchiamo di amare e di incarnare: è davvero il Dio amante della vita

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Sei tu colui che deve venire? (Mt 11,3)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo! (Mt 11,3) - (15/12/2013)
(vai al testo…)
• Siate costanti fino alla venuta del Signore (Gc 5,7) - (12/12/2010)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Il tempo della misericordia (13/12/2013)

Commenti alla Parola:
•  di Cettina Militello (VP 10.2016)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 10.2013)
•  di Marinella Perroni (VP 10.2010)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

mercoledì 7 dicembre 2016

In Maria si congiunge il Cielo e la Terra


Immacolata Concezione della B. V. Maria
Genesi 3,9-15.20 • Salmo 97 • Efesini 1,3-6.11-12 • Luca 1,26-38
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Io porrò inimicizia tra te e la donna…
L'Immacolata Concezione di Maria è la festa che celebra le rinnovate radici dell'esistenza umana. L'Immacolata è la festa che celebra l'interrompersi di una catena di peccati e di ribellioni e saluta invece l'alba di una nuova fedeltà a Dio. Il testo della Genesi ci suggerisce che la volontà salvifica di Dio è antica almeno quanto il peccato. Quasi che il Creatore abbia sorretto subito l'uomo che cadeva, preannunciando la sconfitta del tentatore: «La donna ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».

Hai trovato grazia presso Dio
In Maria immacolata la speranza acquista un volto concreto, un nome, una fisionomia. È tanto evidente l'intervento del Creatore nella vita di questa donna che la tradizione cristiana ha riconosciuto in lei e solo in lei la verità delle figure veterotestamentarie. La maledizione del serpente, della terra e della prima coppia riceve il proprio antidoto solo nella benedizione che la Vergine riceve fin nei recessi più intimi della sua storia.

Darai alla luce un figlio… e il suo regno non avrà fine
Per la Chiesa, per ogni credente, Maria diventa icona viva della potenza della benedizione di Dio sulla vittoria contro il serpente. A noi che ci prepariamo a celebrare il Natale, Maria lascia intravedere quanto l'amore di Dio possa operare nella nostra vita. Ben più che una verniciatura esteriore, la grazia che ha sanato la Vergine, spezzando la solidarietà umana nel peccato, è come rugiada benefica che penetra e feconda la nostra interiorità. È appunto la solennità odierna la festa delle radici. La freschezza del «virgulto di Iesse» ha espanso, anzitutto, in Maria il proprio profumo. Ella ne costituisce realmente la primizia.

Benedetto Dio… che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale in Cristo…
Nell'inno di san Paolo la benedizione che dal cielo è scesa e ha sanato la Madre di Cristo ritorna al Padre: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo…». Il congiungimento della benedizione di Dio per l'uomo con la benedizione che l'uomo eleva a Dio segna la fine del cammino della Trinità e la fine della fuga dell'uomo. Maria è il punto della creazione più concreto e circoscritto venuto a contatto in modo fisico con il Verbo del Padre. Lei è questo punto di congiungimento.

Nel Figlio amato siamo stati predestinati a essere lode della sua gloria
L'Apostolo Paolo celebra nel rendimento di grazie il «beneplacito» della volontà divina, che «prima della creazione» ci ha «predestinati» secondo un chiaro piano di salvezza: quel piano di salvezza che Maria ci mostra compiuto in modo grandioso. Il suo itinerario è anche il nostro: né per meriti, né per virtù che possiamo vantare. Solo per pura grazia l'uomo, benedetto, può divenire benedizione.

(spunti da Claudio Arletti)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,35)
(vai al testo)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Lo Spirito Santo scenderà su di te (Lc 1,35)
(vai al testo - 8/12/2015)
Rallegrati, piena di grazia (Lc 1,29)
(vai al testo - 8/12/2014)
(vai al testo - 8/12/2013)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
Dio ci chiama ad aprirci alla gioia (6/12/2015)
Resi immacolati dalla carità (6/12/2014)
Maria, il nostro "dover essere" (6/12/2013)
Il sogno di Dio (6/12/2012)
Riamando ad altri post sulla Solennità odierna, a suo tempo pubblicati:
Madre di Dio (dic. 2010)
Maria, Fiore dell'umanità (dic. 2009)
Immacolati nella carità (dic. 2008)

Commenti alla Parola:
•  di Cettina Militello (VP 2016)
•  di Luigi Vari (VP 2015)
•  di Luigi Vari (VP 2014)
•  di Giovanni Cavagnoli (VP 2013)
•  di Marinella Perroni (VP 2012)
•  di Marinella Perroni (VP 2011)
•  di Marinella Perroni (VP 2010)
•  di Claudio Arletti (VP 2009)
•  di Claudio Arletti (VP 2008)
•  di Enzo Bianchi (vol. anno C)
•  di Enzo Bianchi (vol. anno B)
•  di Enzo Bianchi (vol. anno A)

(Illustrazione di Stefano Pachì)


lunedì 5 dicembre 2016

Preparare l'incontro con Gesù


"Preparate la via del Signore…" è l'invito di Giovanni il Battista.
Preparare la via è preparare e prepararci all'incontro con "Colui che viene".
Voglio raccontare l'esperienza di Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e responsabile dell'Ufficio Tratta Donne e Minore dell'USMI (Unione Superiore Maggiori d'Italia).
È l'esperienza di una particolare diaconìa, strumento dell'incontro con Gesù, il Solo che dà senso e dignità alla nostra vita, "Colui che ci salva".

Ecco una sintesi dell'esperienza di suor Eugenia: racconta di aver incontrato Gesù una sera…



«Era una sera fredda e piovosa del 2 novembre 1993. Stavo uscendo dal Centro Caritas di Torino, in cui lavoravo da alcuni mesi, dopo il mio rientro dall'Africa, per andare a Messa.
Proprio in quel momento entra una donna africana con una lettera scritta da un medico. La donna è timida ed imbarazzata. Dal suo portamento e abbigliamento mi accorgo che forse è una delle tante donne che, di giorno o di notte, vengono schiavizzate sulle nostre strade.
Mi trovo a disagio. Leggo la lettera e le faccio qualche domanda. Le sue risposte sono monosillabi. È malata, ha bisogno di un'operazione, ma, essendo priva di documenti, non può essere ricoverata in un ospedale pubblico, quindi l'hanno mandata al nostro Centro. Maria ha poco più di trent'anni, è madre di tre bambini lasciati in Nigeria per venire in Italia. Sperava di lavorare per aiutare la sua famiglia, ma qui si è trovata presto sulla strada, vittima della tratta delle nuove schiave. Non capisce l'italiano, quindi parliamo in inglese. Ricorda la sua storia e i suoi vincoli familiari e comincia a piangere, dicendo: "Suora, per favore, aiutami, aiutami! ".
Io ero molto confusa, non sapendo che cosa fare e che cosa dire. Ero anche preoccupata perché non volevo arrivare in ritardo a Messa. In quel momento, la Messa per me era più importante che occuparmi dei problemi di Maria! Le chiedo di ritornare il mattino seguente.
Ma Maria mi accompagna in chiesa. Si inginocchia nell'ultimo banco e la sento singhiozzare.
Mi allontano un po', ma non riesco a pregare. Mi veniva in mente la parabola del Fariseo e del Pubblicano e ricordo quante volte io stessa avevo fatto la parte del Fariseo. Quante volte avevo pensato che io, religiosa e missionaria, ero migliore di tante donne costrette a vivere sulla strada!
Riflettevo, inoltre, sulla ribellione provata quando i miei responsabili mi avevano chiesto di lasciare il Kenya, dopo 24 anni di missione, per un nuovo servizio in Italia. Mi trovavo così bene in quell'ambiente africano, coinvolta in attività socio-educative-pastorali, specie con donne e con gruppi giovanili! Ma ora tutti i miei progetti, sicurezze, sogni, nostalgia di quello che avevo lasciato svanivano. Mi ritrovavo nel buio, come Paolo sulla via di Damasco: "Signore, che cosa vuoi che io faccia? Signore, dove vuoi condurmi?".
Quella notte non ho chiuso occhio. Dovevo morire ai miei interessi personali, per riscoprire un modo nuovo di essere "missionaria della Consolata" per Cristo e il suo popolo. Questa situazione mi sfidava: quella donna mi metteva alla prova e interpellava la mia vita, la mia vocazione, le mie convinzioni, le mie motivazioni ed i miei valori.
Nella mia mente risuonavano queste frasi: "Eugenia, dove è tua sorella?" (Gen 4,9), "Dove è Maria? Dove sono questa notte tutte le Marie della strada?".
L'incontro con quella donna mi costringeva ad una scelta più radicale nel seguire Gesù. Ora Lui mi chiamava ad essere uno strumento della sua misericordia e del suo amore per altre donne africane, sfruttate ed emarginate e non più in Africa, ma nel mio Paese. Lui mi additava una nuova frontiera, per me sconosciuta. Allora ascoltai stupita Gesù e risposi al suo invito».


Attorno alle donne vittime di violenza nel mondo, Suor Eugenia ha poi creato una rete che collega tutte le congregazioni religiose nel mondo in un progetto di recupero e reinserimento delle donne nel proprio paese d'origine. Il progetto ha il nome emblematico "Talitha Kum", Ragazza, alzati!


Per leggere la testimonianza completa…

Per ascoltare il servizio alla Radio Vaticana (nel programma "Storie")…


venerdì 2 dicembre 2016

La buona notizia: Dio è vicino!


2a domenica di Avvento (A)
Isaia 11,1-10 • Salmo 71 • Romani 15,4-9 • Matteo 3,1-12
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!
La frase centrale dell'annuncio del Battista è proprio questa: il regno dei cieli è vicino, convertitevi! Sono le stesse parole con cui inizierà la predicazione di Gesù. Dio è vicino: è la prima buona notizia.
Avvento è l'annuncio che Dio è vicino, vicino a tutti, come una rete che raccoglie insieme, in armonia, il lupo e l'agnello, il leone e il bue, il bambino e il serpente, secondo le parole di Isaia (cf Is 11,1-10). Uomo e donna, arabo ed ebreo, musulmano e cristiano, bianco e nero, per una nuova armonia del mondo e dei rapporti umani: il Regno dei cieli e la terra come Dio la sogna.
Può sembrare utopia? Ma è il sogno di Dio. È il nostro futuro che ci chiama, perché noi andiamo chiamati dal futuro.

Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco
L'altra buona notizia: se il Regno di Dio è vicino, allora la mia vita cambia.
Ciò che converte il freddo in calore è la vicinanza del fuoco, perché non si torna indenni dall'incontro col fuoco. La forza che cambia le persone è una forza non umana, una forza immane, il divino in noi, Dio che viene, entra e cresce dentro. Ciò che mi converte è un pezzetto di Cristo in me.

Convertitevi!
Più che un ordine è una opportunità: cambiate strada, azioni, pensieri… Con il Signore il cielo è più vicino e più azzurro, il sole più caldo, il suolo più fertile… E ci sono cento fratelli… E frutti... E scopriamo che nella vita il cambiamento è possibile sempre, che nessuna situazione è senza uscita, per grazia.
Quando Dio si avvicina la vita diventa feconda e nessuno è più sterile.

Fate un frutto degno della conversione…
Dio viene al centro della vita non ai margini di essa. Raggiunge e tocca quella misteriosa radice del vivere che ci mantiene diritti come alberi forti, che permette speranze nonostante le macerie, frumento buono nonostante la erbe cattive del nostro campo. Viene nel cuore della vita, nella passione e nella fedeltà d'amore, nella fame di giustizia, nella tenacia dell'onestà, quando mi impegno a ridurre la distanza tra il sogno grande dei profeti e il poco che abbiamo fra le mani. Perché il peccato non è trasgredire delle regole, ma trasgredire un sogno. Un sogno grande come quello di Gesù, bello come quello di Isaia, al centro della vita come quello di Giovanni.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Preparate la via del Signore (Mt 3,3)
(vai al testo)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Preparate la via del Signore (Mt 3,3) - (5/12/2010)
(vai al testo…)

Commenti alla Parola:
•  di Cettina Militello (VP 10.2016)
•  di Marinella Perroni (VP 10.2010)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

giovedì 1 dicembre 2016

Come la mano tesa verso un naufrago che sta annegando


Parola di Vita – Dicembre 2016

«Egli viene a salvarvi» (Is 35, 4)

Il verbo è al presente: egli viene. È certezza di adesso. Non dobbiamo aspettare domani, o la fine dei tempi, o l'altra vita. Dio agisce subito, l'amore non consente dilazioni o ritardi. Il profeta Isaia si rivolgeva a un popolo che attendeva con ansia la fine dell'esilio e il ritorno in patria. In questi giorni d'attesa del Natale non possiamo non ricordare che una simile promessa di salvezza fu rivolta a Maria: "Il Signore è con te" (Lc 1,28); l'angelo le annunciava la nascita del Salvatore.
Non viene per una visita qualsiasi. Il suo è un intervento decisivo, della massima importanza: viene a salvarci! Da cosa? Siamo in grave pericolo? Sì. A volte ne siamo consapevoli, a volte non ce ne rendiamo conto. Interviene perché vede gli egoismi, l'indifferenza verso chi soffre ed è nel bisogno, gli odi, le divisioni. Il cuore dell'umanità è malato. Egli viene mosso a pietà verso la sua creatura, non vuole che si perda.
La sua è come la mano tesa verso un naufrago che sta annegando. Purtroppo in questo periodo questa immagine, che si rinnova di giorno in giorno con i profughi che tentano di attraversare i nostri mari, ci è sempre sotto gli occhi, e vediamo con quanta prontezza afferrano quella mano tesa, quel giubbotto salvavita. Anche noi, in ogni momento, possiamo afferrare la mano tesa di Dio e seguirlo con fiducia. Egli non soltanto guarisce il nostro cuore da quel ripiegamento su noi stessi, che ci chiude verso gli altri, ma ci rende, a nostra volta, capaci di aiutare quanti sono nella necessità, nella tristezza, nella prova.
«Non è certo il Gesù storico o Lui in quanto Capo del Corpo mistico – scriveva Chiara Lubich – che risolve i problemi. Lo fa Gesù-noi, Gesù-io, Gesù-tu, … È Gesù nell'uomo, in quel dato uomo – quando la sua grazia è in lui –, che costruisce un ponte, fa una strada, … […] È come altro Cristo, come membro del suo Corpo mistico, che ogni uomo porta un contributo suo tipico in tutti i campi: nella scienza, nell'arte, nella politica, nella comunicazione e così via». L'uomo è con ciò collaboratore con Cristo. «È l'incarnazione che continua, incarnazione completa che riguarda tutti i Gesù del Corpo mistico di Cristo»[1].
È proprio quanto è accaduto a Roberto, un ex-carcerato che ha trovato chi l'ha "salvato" e che si è trasformato a sua volta in uno che "salva". Ha raccontato la sua esperienza, il 24 aprile, alla Mariapoli di Villa Borghese a Roma. «Finita una lunga detenzione pensavo di ricominciare una vita, ma come si sa, anche se hai pagato la tua pena, per la gente rimani sempre un poco di buono. Cercando lavoro ho trovato tutte le porte chiuse. Ho dovuto elemosinare per strada, per sette mesi ho fatto il barbone. Finché non ho incontrato Alfonso[*] che, mediante l'associazione da lui creata, aiuta le famiglie dei carcerati. "Se vuoi ricominciare, mi ha detto, vieni con me". Adesso da un anno lo aiuto a preparare le buste della spesa per le famiglie dei carcerati che andiamo a visitare. Per me è una grazia immensa perché in queste famiglie rivedo me stesso. Vedo la dignità di queste donne sole con bambini piccoli, che vivono in situazioni disperate, che aspettano qualcuno che vada a portare loro un po' di conforto, un po' di amore. Donandomi ho ritrovato la mia dignità di essere umano, la mia vita ha un senso. Ho una forza in più perché ho Dio nel cuore, mi sento amato…».

Fabio Ciardi

[1] Chiara Lubich, Gesù Abbandonato e la notte collettiva e culturale, al congresso delle gen2, Castel Gandolfo, 7 gennaio 2007 (letto da Silvana Veronesi).

Fonte: Città Nuova n. 11/Novembre 2016

[*] Alfonso Di Nicola, assieme ad altri volontari, tramite il progetto Sempre persona, presta il suo servizio ai carcerati di Rebibbia e segue le famiglie dei detenuti, portando sostegno morale, aiuti alimentari ed economici.
(Vedi il post "Ero in carcere…")