sabato 21 aprile 2018

La vita di Gesù …e del discepolo: un dono d'amore


4a domenica di Pasqua (B)
Atti 4,8-12 • Salmo 117 • 1 Giovanni 3,1-2 • Giovanni 10, 11-18
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Io do la mia vita… Io la do da me stesso» (Gv 10,11.17.18).
Al centro del Vangelo di questa domenica - detta del Buon Pastore - c'è ancora il messaggio pasquale della vita di Gesù donata per amore, un messaggio che insiste sul fatto che il Signore dona la sua vita: «Io do la mia vita ... io la do da me stesso». In questo consiste il "potere" di Gesù: donare la sua vita per amore. La sua forza è la consapevolezza di fare della sua vita un dono d'amore. E così anche il suo discepolo è chiamato a porre al centro della sua esistenza la stessa logica. La vita trova la sua bellezza/bontà se noi sappiamo fare di essa un dono per gli altri, se non la tratteniamo, o peggio ancora, la riduciamo a una corsa frenetica nella ricerca del proprio interesse e tornaconto.
«Ho altre pecore che non appartengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare» (Gv 10,16).
Il Vangelo, oltre a fare notare che Gesù vive una relazione con le sue pecore, mette in evidenza il fatto che il Signore viva anche la consapevolezza di avere altre pecore: «Ho altre pecore che non provengono da questo recinto…». Egli sente di essere il pastore di tutti e nel gesto di deporre la sua vita esprime davvero la consapevolezza di abbracciare tutti, anche coloro che non appartengono a "questo recinto". In quest'affermazione c'è un messaggio evangelico che consiste nella consapevolezza di vivere la propria vita e la propria missione per tutti, non perché si deve arrivare a tutti - cosa impossibile - bensì perché si è guidati dalla certezza che ciò che si fa per alcuni, in realtà ha dei confini molto più grandi.
Occorre rovesciare un modo di pensare, molto frequente, che si lamenta dei pochi che vengono ed essere consapevoli che il segno che si pone, lo si pone per tutti. Un esempio: spesso ci si lamenta che pochi vivono un cammino di fede e si comincia a brontolare perché uno non si impegna, un altro non c'è mai... La logica del buon pastore è quella di essere consapevoli della logica della fratellanza, che afferma: "Quello che sto facendo è per tutti". Gesù nella sua vita ha sentito la fatica di essere solo, ma non ha accusato gli altri di averlo lasciato solo, perché era consapevole di ciò che aveva scelto: donare la sua vita per gli altri. L'obiettivo della sua vita non è mai stato quello di costruire un unico recinto entro il quale tutti dovevano stare, ma di costituire un unico gregge, i cui confini sono molto larghi, di cui lui è il pastore. La sua logica non è esclusiva, bensì inclusiva.

(da L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio")

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono il buon pastore (Gv 10,14)
(vai al testo…)

Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Ascolteranno la mia voce (Gv 10,16) - (26/04/2015)
(vai al testo…)
 Io sono il buon pastore ( Gv 10,11) - (29/04/2012)
(vai al testo…)
 Il buon pastore dà la sua vita per le pecore (Gv 10,11) - (01/05/2009)
(vai al post "Dare la vita")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Gesù ci "conosce" come il padre "conosce" lui (24/04/2015)
  Conosciuti da Lui (27/04/2012)

Commenti alla Parola:
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2018)
  di Luigi Vari (VP 4.2015)
  di Marinella Perroni (VP4.2012)
  di Claudio Arletti (VP 4.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione di Stefano Pachì)


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