venerdì 25 settembre 2015

Un mondo dove tutti sono dei nostri


26a domenica del Tempo ordinario (B)
Numeri 11,25-29 • Salmo 18 • Giacomo 5,1-6 • Marco 9,38-43.45.47-48
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Appunti per l'omelia

Maestro, uno scacciava i demoni nel tuo nome… ma non è dei nostri
Agli apostoli non importa che un uomo sia liberato dalla presenza del demonio, a loro interessa prima di tutto la difesa del gruppo… L'istituzione è posta prima della persona, l'uomo malato viene dopo, l'indemoniato può aspettare… La salute, la felicità, la vita possono attendere…
Invece Gesù è pronto ad affermare: chiunque aiuta il mondo a fiorire, chi è amico della vita è dei nostri.
Così, si può essere di Cristo senza appartenere al gruppo dei dodici. Trasferito al giorno d'oggi: si può essere uomini di Cristo senza essere uomini della chiesa, perché il regno di Gesù è più grande della chiesa, e la chiesa finirà mentre il regno dei cieli è eterno.

Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua perché siete di Cristo…
Seminiamo amore, aiutiamo a guarire il mondo dal male che lo affligge? Allora siamo di Cristo. Sono di Cristo quanti lo seguono, senza neppure saperlo, perché seguono l'amore, e sono capaci di fare miracoli per liberare un uomo dall'ingiustizia, o solo per far nascere un sorriso sul volto di qualcuno che piange.
Quanto reale è anche oggi l'errore di quei discepoli che alzano steccati: gli uomini sono tutti dei nostri e noi siamo di tutti.

Se la tua mano, se il tuo piede, se il tuo occhio ti scandalizzano, tagliali
È un linguaggio figurato, incisivo, adottato per dire la serietà con cui si deve pensare al senso della vita. Perché la sofferenza per una vita sbagliata, per una vita fallita è senza paragoni con ogni altra sofferenza. Gesù ripete un aggettivo: Il tuo occhio, la tua mano, il tuo piede, per dire che non si deve dare sempre la colpa del male agli altri, alla società…, alle situazioni esterne. Il male si è annidato dentro di me: è nel mio occhio, è nella mia mano, è nel mio cuore.
La soluzione non è in una mano tagliata. La soluzione è una mano convertita. E come si converte la mano? Offrendo un bicchiere d'acqua: Chiunque vi darà un bicchiere d'acqua non perderà la sua ricompensa.

È davvero consolante sapere che Gesù semplifica la vita, la fa semplice: basta un sorso d'acqua per essere di Cristo. Tante volte ci sentiamo frustrati, impotenti, il male è troppo diffuso, la corruzione troppo forte. Gesù dice: porta il tuo bicchiere d'acqua; fidati, il peggio non prevarrà.
Gesù, uomo senza frontiere, ci ripropone il sogno di un mondo di uomini le cui mani sanno solo donare, i cui piedi percorrono i sentieri degli amici, un mondo dove fioriscono occhi più luminosi del giorno, dove tutti sono dei nostri, tutti amici del genere umano, e per questo tutti amici di Dio.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
È meglio per te entrare nella vita… (Mc 9,43)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (30/09/2012)
Chiunque vi darà un bicchiere d'acqua, non perderà la sua ricompensa (Mc 9,41)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Apertura e capacità di dialogo (28/09/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi


lunedì 21 settembre 2015

"Chi non vive per servire, non serve per vivere"


«Chi non vive per servire, non serve per vivere» sono le parole conclusive dell'omelia che papa Francesco ha pronunciato ieri, 20 settembre, nella Plaza de la Revolución a La Habana.
Ne riporto alcuni stralci riguardanti il "servizio". È un invito alla conversione, a mettere a fuoco il vero senso della mia, della nostra "diaconia".

«[…] L'invito al servizio presenta una peculiarità alla quale dobbiamo fare attenzione. Servire significa, in gran parte, avere cura della fragilità. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo. Sono i volti sofferenti, indifesi e afflitti che Gesù propone di guardare e invita concretamente ad amare. Amore che si concretizza in azioni e decisioni. Amore che si manifesta nei differenti compiti che come cittadini siamo chiamati a svolgere. Sono persone in carne e ossa, con la loro vita, la loro storia e specialmente la loro fragilità, che Gesù ci invita a difendere, ad assistere, a servire. Perché essere cristiano comporta servire la dignità dei fratelli, lottare per la dignità dei fratelli e vivere per la dignità dei fratelli. Per questo, il cristiano è sempre invitato a mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei più fragili.
C'è un "servizio" che serve gli altri; però dobbiamo guardarci dall'altro servizio, dalla tentazione del "servizio" che "si" serve degli altri. Esiste una forma di esercizio del servizio che ha come interesse il beneficiare i "miei", in nome del "nostro". Questo servizio lascia sempre fuori i "tuoi", generando una dinamica di esclusione.
Tutti siamo chiamati dalla vocazione cristiana al servizio che serve e ad aiutarci a vicenda a non cadere nelle tentazioni del "servizio che si serve". Tutti siamo invitati, stimolati da Gesù a farci carico gli uni degli altri per amore. E questo senza guardare accanto per vedere che cosa il vicino fa o non fa. Gesù ci dice: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Mc 9,35). Costui diventa il primo. Non dice: "Se il tuo vicino desidera essere il primo, che serva". Dobbiamo guardarci dallo sguardo che giudica e incoraggiarci a credere nello sguardo che trasforma, al quale ci invita Gesù.
Questo farci carico per amore non punta verso un atteggiamento di servilismo, ma al contrario, pone al centro la questione del fratello: il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimità fino in alcuni casi a "soffrirla", e cerca la promozione del fratello. Per tale ragione il servizio non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone. […]
La grandezza di un popolo, di una nazione; la grandezza di una persona si basa sempre su come serve la fragilità dei suoi fratelli. E in questo troviamo uno dei frutti di una vera umanità.
Perché, cari fratelli e sorelle, "chi non vive per servire, non serve per vivere"».

domenica 20 settembre 2015

Il ministero diaconale
risorsa per un nuovo umanesimo [3]



La rivista Il Diaconato in Italia dedica il n° 192 al tema Il ministero diaconale risorsa per un nuovo umanesimo .
Nel riportare i vari articoli nel mio sito di testi e documenti, segnalo questi interventi.






Diaconia e diaconato: scuola di umanità (Riflessioni)
di Francesco Giglio
Non è sempre facile raccontare la vita e le opere di un diacono, specialmente quando questi cerca di vivere la propria "scelta religiosa" a prescindere dalla sua ordinazione. Ho sempre pensato e ora più che mai mi sono convinto che esistono due modi di essere cristiani: uno è "vivere la Chiesa dal di dentro" e l'altro "vivere intorno alla Chiesa". A prima vista credo sia difficile riconoscere la diversità, ma pensandoci bene è facile capire che "vivere la Chiesa dal di dentro" significa sapere esattamente qual è il proprio posto, il ruolo, i compiti ed anche le difficoltà da superare per essere veramente dentro questa Chiesa.
Il "vivere intorno" significa non "servire" ma "servirsi della Chiesa". Allora è facile comprendere che spesso noi cristiani soffriamo di una doppia personalità: una mistica ed una mistificante. La prima piena di apparente santità e religiosità e la seconda interessata alla realizzazione delle proprie aspirazioni o del proprio tornaconto.
[…]
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I diaconi e il nuovo abbraccio misericordioso del mondo (Analisi)
di Enzo Petrolino
Se desideriamo veramente comprendere il diaconato, dobbiamo ricollocarlo dentro il quadro complessivo dell'insegnamento del Concilio Vaticano II. Papa Giovanni annunciò la convocazione di un concilio il 25 gennaio 1959, alla fine della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani. Solo cinque giorni più tardi, egli diceva al clero di Roma che uno dei suoi intendimenti principali era promuovere l'unità della Chiesa, ma vista in modo nuovo. Così affermava: «Noi non intendiamo nominare un tribunale che giudichi il passato. Non vogliamo provare chi avesse ragione e chi torto. Le responsabilità sono state divise. Tutto ciò che vogliamo dire è "Ritroviamoci insieme e poniamo fine alle nostre divisioni"». […]
È del tutto evidente che secondo papa Giovanni i cattolici avevano litigato troppo con gli altri cristiani, e li avevano per contro amati troppo poco. Era suo intendimento, quindi, ripristinare il primato dell'amore nella vita cristiana: Convincete le persone con l'amore! Fate che la Chiesa cattolica sia conosciuta perché possiede la pienezza dell'amore! L'amore tollerante e paziente - diceva - ha «in se stesso il potere inoppugnabile della persuasione». […]
[…]
La Chiesa è posta in mezzo ad un mondo tenuto insieme dal suo stesso tendere verso la piena realizzazione. Privilegiata da tale consapevolezza, essa esiste per aiutare tutti a trovare questo destino comune. Ogni cosa che essa opera è per la salvezza del mondo, di cui essa stessa è parte integrante.
E le cose non stavano esattamente così. In realtà, qui andiamo dritto al cuore dell'insegnamento della Gaudium et Spes, là dove di fatto una battaglia combattuta per decenni nella dottrina cattolica veniva a dichiararsi vinta dai "grandi di cuore". […]
[…]
Il ripristino del ministero diaconale
Il Concilio insegna che noi penetreremo più a fondo la verità rivelata che ci è stata affidata se sapremo ascoltare le voci e i bisogni del mondo di oggi, e ciò per una ragione duplice e piuttosto complessa: innanzitutto, Cristo stesso ci ha detto che dobbiamo cercarlo nei poveri - «ciò che avete fatto ad uno dei miei fratelli più piccoli l'avrete fatto a me» (Mt 25,40); in secondo luogo, Cristo è anche il Salvatore del mondo di oggi, e proprio dove esso soffre, là Egli lo risana o vuole risanarlo. Più comprendiamo, guidati dallo Spirito Santo, le sfumature dei bisogni umani, meglio comprenderemo le sfumature del Vangelo. […]
[…]
La Chiesa esiste ovunque nel mondo, per portarlo alla salvezza e dire l'abbraccio d'amore che permette a tutte le cose di esistere. Come abbiamo visto, questo costituiva un atteggiamento del tutto nuovo, o un atteggiamento ritrovato, e possiamo ben comprendere che il Concilio volesse consolidare questo nuovo atteggiamento in ogni modo possibile. E uno dei modi con cui il Concilio cercò di supportare questo nuovo atteggiamento della Chiesa di fronte al mondo fu proprio il ripristino del ministero diaconale.
[…]
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L'umanesimo sconvolgente del diacono (Annuncio)
di Gaetano Marino
Ci sono tanti input da parte della Chiesa che donano esaustivi orientamenti per essere segno e strumento dell'Amore profuso da Dio. Non può passare il Suo amore se non esiste il dono della prossimità, è qui che si gioca la credibilità della Chiesa. Convinti, che per non uniformarsi alla mentalità del mondo, bisogna eliminare le maschere di buonismo ed assumere responsabilmente quelle priorità che oggi si evidenziano maggiormente. Una risposta è leggere, studiare ed operare dove si manifestano, in modo particolare, i "segni dei tempi". Che cosa ne è della famiglia? Dei migranti? Del lavoro? Della vita socio-politica? Non penso che manchino modelli per operare, credo che ci voglia il coraggio di una presenza: «Andate, io sarò con voi fino alla consumazione del mondo».
Dopo questa premessa, è opportuno entrare nello specifico per comprendere la società come vive alla luce della verità di Cristo, avere la precisa volontà di esser presenza accettando le sfide odierne preferendo forme di relazioni che ci aiutino a vivere la missione; vivere un ministero nella Chiesa che senta, avverta, frema per uscire dalla sicurezza delle quattro mura e scoprire che dare un senso alla cristianità vissuta significa solcare nuovi campi che rappresentano la realizzazione, il contagio, coinvolgendo altre categorie di ministerialità che assimilano, vivono e si portano ad aiutare, a superare gli ostacoli umani mediante un'apertura che lasci presagire una presa di coscienza: un'adesione senza vincoli che non ostacoli ogni rapporto. Il diacono è chiamato a creare ponti e con la sua solerzia ne fa luogo d'incontro e di dialogo, egli partecipa più direttamente e concretamente ai problemi, alle angosce, alle attese, alle prove della gente in quanto le vive e ne è coinvolto in prima persona.
[…]
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venerdì 18 settembre 2015

Capire di abbracciare Dio


25a domenica del Tempo ordinario (B)
Sapienza 2,12.17-20 • Salmo 53 • Giacomo 3,16-4,3 • Marco 9,30-37
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Il Figlio dell'uomo viene consegnato…
I discepoli avevano discusso tra loro chi fosse il più grande

Gesù lungo la strada sta parlando di un argomento di estrema importanza, di qualcosa di vitale, sta raccontando ai dodici che tra poco sarà ucciso. È insieme con i suoi migliori amici, e loro invece di condividere il suo dramma parlano di carriere e di posti: chi è più grande tra noi? Sembrano totalmente disinteressati a lui e alla sua storia, presi dalle loro piccole storie.
Si può immaginare la stretta al cuore di Gesù! Un atteggiamento che tra uomini, tra amici, sarebbe imperdonabile e invece, ecco emergere in piena luce il suo geniale metodo creativo di gestire le relazioni: non giudica, non accusa, non rimprovera i suoi, non li ripudia né li rimanda a casa per questo. Ha capito che i dodici non sono uomini dal cuore vuoto o banale, hanno solo tanta paura di quella prospettiva di morte, tanta paura da rimuoverla perfino dai discorsi.

Chi vuol essere il primo… e, preso un bambino…
Gesù inventa una strategia per educarli a vincere la paura, li accompagna con forza e tenerezza dentro il suo sogno. Prima di tutto mette i discepoli, e noi con loro, sotto la luce di quella limpidissima e stravolgente affermazione: chi vuol essere il primo sia l'ultimo e il servo di tutti. Poi spiega questa parola inedita con un gesto inedito: prese un bambino, lo pose in mezzo, lo abbracciò e disse: chi accoglie uno di questi bambini accoglie me.
Tutto il Vangelo racchiuso in un abbraccio! Dio è così, come un abbraccio. È solo accoglienza e tenerezza.

Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me
Gesù si identifica con i piccoli. Lui è nei piccoli, negli ultimi, in coloro che sono in fondo alla fila. Lui sa bene che il mondo non sarà salvato dagli editti dei re o dalle decisioni dei potenti, non sarà mai il faraone a mandare liberi i suoi schiavi. Il mondo sarà salvo quando il servizio sarà il nome nuovo della civiltà (chi vuol essere il primo si faccia il servo di tutti) e nessuno sarà escluso. Questo, quando al centro di ogni progetto, della chiesa, della società, della famiglia, della comunità, saranno posti i piccoli, i poveri, i deboli. Quando, abbracciando loro, capiremo di abbracciare Dio.

Potessimo dire, come Gesù, ai nostri piccoli, a quelli che ci sono affidati: ti metto al centro della mia vita e ti abbraccio. Allora il sogno di Gesù dalla periferia del mondo arriverà a conquistare il centro della città dell'uomo.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Il figlio dell'uomo viene consegnato (Mc 9,31)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (23/09/2012)
Se uno vuol essere il primo sia il servo di tutti (Mc 9,35)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Essere primo, essere ultimo (21/09/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi


giovedì 17 settembre 2015

Tutto per l'unità


Il servizio che siamo chiamati ad offrire al nostro prossimo ha la sua radice nell'amore che viene da Dio. Ogni diaconia, infatti, non è semplice cura verso i bisogni materiali, anche se necessari e molto spesso prioritari, ma è cura della persona, di tutta la persona. Così, ogni carità, non è semplice "distribuzione di cibo", ma rapporto vero e sincero con il prossimo che stiamo aiutando, perché siamo fratelli… E doniamo, con i beni materiali e l'assistenza concreta a chi soffre, la pace che viene dallo Spirito.
Scrive bene Chiara Lubich: «La carità verso il prossimo, pur manifestandosi concretamente, non è se stessa, se non ha radice in un atteggiamento spirituale. Quando Paolo parla della carità, non dice che è dare il pane…, anzi chiama "cembalo sonante" dar via tutto ai poveri, se non c'è un atteggiamento preciso. Afferma piuttosto che la carità è "longanime, è benigna, non ha invidia, non agisce invano, non si gonfia, non è ambiziosa, non è egoista, non s'irrita, non pensa il male, non si compiace dell'ingiustizia, ma gode della verità, soffre ogni cosa, ogni cosa crede, tutto spera, tutto sopporta…" (1Cor 13,6-7)».
La carità, se è vera, porta all'unità!

domenica 13 settembre 2015

Il ministero diaconale
risorsa per un nuovo umanesimo [2]


La rivista Il Diaconato in Italia dedica il n° 192 al tema Il ministero diaconale risorsa per un nuovo umanesimo .
Nel riportare i vari articoli nel mio sito di testi e documenti, segnalo questi interventi.






Ministero diaconale e nuovo umanesimo (Approfondimento)
di Giovanni Chifari
L'espressione "nuovo umanesimo" è senz'altro il principale leitmotiv di questa singolare stagione ecclesiale. Un motivo conduttore che sembra esercitare un'irresistibile forza di attrazione monopolizzando articoli, studi, convegni e riflessioni come emerge chiaramente visitando il sito dedicato www.firenze2015.it. Impegno lodevole e spunti interessanti che si muovono nel variegato quadro di una quotidianità che segnala luoghi e spazi tipici in cui annunciare e vivere il nuovo umanesimo e poi riflessioni teologiche, pastorali nonché tutte le esperienze provenienti dai territori. […]
…l'espressione "nuovo umanesimo" può apparire d'un tratto impersonale e distante dai vissuti, non dice più nulla, anzi annoia. Una lezione in tal senso ci giunge da quanti, convertiti di recente alla fede cristiana, dichiarano che è proprio il sentimento di noia quello che sperimentano quando si accostano ai contenuti tradizionali della nostra fede. È anche necessario attingere a mediazioni autentiche. Un aspetto che chiama in causa cristiani e chiese che quando vengono meno a questa diaconia invece di filtrare coprono, piuttosto di creare ponti dilatano la distanza.
[…]
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Il nuovo umanesimo (Focus)
di Angelo Scola
Con una lente d'ingrandimento il card. Scola mette a fuoco l'uomo di ieri e l'uomo di oggi. Vi presentiamo questo breve spaccato della realtà particolare come interessante chiave di lettura per la più ampia società italiana.
I cristiani non possono disertare il compito di offrire un contributo all'edificazione della vita buona nella società plurale centrato su un nuovo umanesimo, anzitutto perché membri, a tutti gli effetti, della famiglia umana. Ma ancora di più perché sono seguaci di un Dio incarnato che ha assunto la condizione umana non solo per indicarci il destino di amore definitivo che ci attende dopo la morte ma, e proprio in vista di questo destino, per accompagnarci nel nostro quotidiano cammino su questa terra.
[…]
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Risorsa per l'uomo (Il Punto)
di Andrea Spinelli
Rifarsi alle fonti penso sia sempre un fatto positivo, non già per trovare conferma a ciò che si fa, ma per riscoprire la forza ispiratrice profonda e fare ciò che è giusto e conforme allo Spirito, ossia "spirituale". Per la riflessione che mi accingo a fare, non intendo andare alla fonte prima in assoluto, la Parola di Dio, ma a due fonti abbastanza vicine, eppure importanti. Cominciamo dal Concilio: sappiamo bene che si parla dei diaconi nel n. 29 della costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium.
Tra le affermazioni, che mi sembrano più consone al ministero diaconale e che tuttavia, nel corso degli anni dal Concilio a oggi, forse è stata meno sottolineata, evidenzio la seguente: «Essendo dedicati agli uffici di carità e di assistenza, i diaconi si ricordino del monito di san Policarpo: "Misericordiosi, attivi, camminanti nella verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti"». Omnium diaconus factus. L'esortazione è precisa e da sola sarebbe in grado di sostenere la fisionomia autentica del diaconato, se non fosse intervenuto nel tempo l'ostacolo della tiepidezza, che un santo del Cinquecento ritiene «la peggiore nemica di Cristo e dei cristiani». La tiepidezza è sempre in agguato e riesce a far apparire esagerato, quasi superfluo, ciò che in realtà è indispensabile per corrispondere alla specifica vocazione, nel nostro caso il ministero del diacono.
[…]
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venerdì 11 settembre 2015

Chi sono io per te?


24a domenica del Tempo ordinario (B)
Isaia 50,5-9 • Salmo 114 • Giacomo 2,14-18 • Marco 8,27-35
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Appunti per l'omelia

La gente, chi dice che io sia?
Il Signore ci educa alla fede attraverso domande. Gesù insegnava con le domande, con esse stimolava la mente delle persone per spingerle a camminare dentro di sé per trasformare attivamente la loro vita, non da spettatori passivi. Era un maestro che insegnava con la vita, con esperienze di vita concreta.
La gente dice che sei Elia o il Battista. Ma a Gesù non basta, lui non è un uomo del passato, fosse pure "il più grande tra i nati da donna".


Ma voi, chi dite che io sia?
Gesù cambia la domanda, la fa esplicita e diretta: Ma per te, chi sono io? Pietro risponde, primo dei credenti: Tu sei il Cristo. Eppure per Gesù non basta, non è sufficiente un passato che ritorna (sei un profeta), non basta neppure il presente (sei il Messia). Gesù è una fede in cammino e ciò che sta per accadere capovolgerà radicalmente l'immagine di Dio e, di conseguenza, anche l'immagine dell'uomo.
Dio viene dal futuro più inatteso: cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto, venire ucciso e poi risorgere.

Il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto
Parole che entrano in conflitto con tutto ciò che l'uomo si aspetta per il senso della propria esistenza e persino per il senso di Dio. Tutti cercano un Dio vincitore, che ci risolva i problemi, che trovi la soluzione, che sciolga i nodi, non uno che si faccia uccidere. Non un Messia sconfitto.
Noi pensiamo e cerchiamo di vincere con la forza, invece Dio vince attraverso la debolezza; noi vogliamo imporci con la violenza, Dio si propone con l'amore, anzi con un crocifisso amore, disarmato amore… che lava i piedi, in ginocchio davanti a me.
Questo è il mio Dio! Davvero, come dice Paolo, scandalo e follia!
Ma poi, ecco, l'appuntamento di Pasqua, quando ci prende dentro, ci cattura tutti dentro il suo risorgere e ci trascina in alto con sé.

Chi sono io per te?
Attorno a questa domanda si gioca la fede di ciascuno. Come Pietro ogni discepolo è chiamato personalmente ad amare questa domanda, come acqua sorgiva. Io, Signore, l'ho amata, le ho dato molte risposte, ma sempre incompiute. Oggi, Signore, ti confesso felice che tu sei per me quello che la primavera è per i fiori, quello che il vento è per l'aquilone.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Pietro gli rispose: Tu sei il Cristo (Mc 8,29)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (16/09/2012)
Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso (Mc 8,34)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Perdere per ritrovare, non essere per essere (14/09/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi

mercoledì 9 settembre 2015

Il ministero diaconale
risorsa per un nuovo umanesimo [1]



La rivista Il Diaconato in Italia dedica il n° 192 al tema Il ministero diaconale risorsa per un nuovo umanesimo .
Nel riportare i vari articoli nel mio sito di testi e documenti, segnalo questi interventi.






Le risorse diaconali nel seguire Cristo (Editoriale)
di Giuseppe Bellia
Certo, il tema scelto per questo numero monografico può sembrare ingenuo o un po' immodesto. Infatti, proporre il ministero diaconale, e quindi in concreto il diaconato italiano, come "risorsa" «per un nuovo umanesimo», significa avere conoscenza di capacità e competenze ministeriali o ecclesiali dei nostri diaconi, davvero insospettate in un tempo di stanchezza e di confusione come il nostro. Sull'umanesimo nuovo si è già detto qualcosa nei numeri precedenti e c'è ancora da dire, soprattutto se l'umano e ciò che rinnova l'uomo è interpretato da una visuale biblica più che da una prassi pastorale.
D'altra parte "risorsa" è termine impegnativo che suscita attese, prospettive, speranze e può significare espediente, accorgimento, stratagemma, rimedio, possibilità, ripiego e comunque qualsiasi cosa che valga a fornire aiuto, sostegno, specialmente in situazioni di necessità e .perciò può esprimere disponibilità, fonte, mezzo, potenzialità risolutive che si collocano tutte in un orizzonte di comprensibile ottimismo. Non che il nostro piccolo mondo diaconale non possa essere segno di queste aspettative di rinascita e di ripresa ma è la situazione generale del nostro paese e della chiesa italiana che, nonostante l'exploit telematico di papa Francesco, vede le nostre comunità immerse in un'atmosfera di surreale indifferenza verso pronunciamenti immorali di leader leghisti e dintorni con una condotta che, tra uno scandalo e un'omissione, ricerca il quieto e ordinario sopravvivere. Non ha gridato allo scandalo per le troppe morti per acqua del «mare nostrum» con la stessa intensità e forza che in passato ha usato per chiamare alla raccolta per problemi politici e sociali di ben altro taglio morale.
[…]
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Misericordiosi come il Padre (Presentazione)
del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione
Nell'Esortazione apostolica Evangelii gaudium, che permane come la carta programmatica del pontificato di papa Francesco, un'espressione è sintomatica per cogliere il senso del Giubileo straordinario che è stato indetto lo scorso 11 aprile: «La Chiesa vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell'aver sperimentato l'infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva» (EG 24). È a partire da questo desiderio che bisogna rileggere la Bolla di Indizione del Giubileo Misericordiae vultus dove papa Francesco delinea le finalità dell'Anno Santo. Come si sa, le due date indicative saranno l'8 dicembre solennità dell'Immacolata Concezione che segna l'apertura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro e il 20 Novembre 2016, Solennità di Gesù Cristo Signore dell'Universo, che costituisce la conclusione dell'Anno Santo. All'interno di queste due date si sviluppa un calendario di celebrazioni con differenti eventi.
È bene ribadire da subito, a scanso di equivoci, che il Giubileo della Misericordia non è e non vuole essere il Grande Giubileo dell'Anno 2000. Ogni confronto, quindi, è privo di significato perché ogni Anno santo porta con sé la sua peculiarità e le finalità proprie. Il papa desidera che questo Giubileo sia vissuto a Roma così come nelle Chiese locali; questo fatto comporta un'attenzione particolare alla vita delle singole Chiese e alle loro esigenze, in modo che le iniziative non siano un sovrapporsi al calendario, ma tali da essere piuttosto complementari.
[…]
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L'umanesimo creaturale delle religioni e l'uomo nuovo Cristo (Contributo)
di Giuseppe Bellia
Le riflessioni che qui propongo intendono mettere in luce ciò che di autenticamente umano c'è nel modo di concepire l'umanità rinnovata in Cristo, rispetto all'umanità creaturale condivisa da tutte le religioni e non soltanto, da quelle dette monoteiste. Già la tradizione biblica d'Israele si distanzia da una concezione demiurgica e apre al confronto con quelli che in Gaudium et spes 22 sono chiamati «uomini di buona volontà». Nello stesso tempo, in queste pagine, si vorrebbe dare un contributo alla riflessione che le Chiese d'Italia stanno compiendo in vista del V Convegno ecclesiale nazionale che si terrà in novembre a Firenze.
Come si legge nell'Invito a Firenze 2015 e come raccomanda vivamente papa Francesco, siamo invitati a «uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del vangelo» (Evangelii gaudium 20). Le periferie esistenziali cui si allude hanno spesso i contorni sociali e umani delle nostre periferie urbane, dove ormai convivono credenti di varie fedi ed espressioni religiose in un confronto serio che tarda a iniziare e a svilupparsi. A questi lontani, e tuttavia vicini, si deve poter dare una testimonianza e anche una parola di speranza su quella creaturalità redenta da Cristo, che interessa ogni autentico spirito religioso bisognoso di salvezza. Potrebbe essere l'occasione per approntare i modi rispettosi e appropriati per un annuncio, per un'evangelizzazione che schiude il futuro di un nuovo umanesimo.
[…]
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martedì 8 settembre 2015

Il Paradiso di Dio


Natività di Maria

Essere, per grazia, come Maria: accoglienza del Figlio di Dio presente in ogni prossimo; essere per ciascuno "Paradiso" del Dio in terra.
Maria, Modello di ogni vera diaconia!



Dalla odierna Liturgia delle Ore:
• Nasce Maria, e la vita gloriosa illumina la Chiesa.
• Nel mondo si è accesa una luce alla nascita della Vergine: beata è la stirpe, santa la radice, benedetto il suo frutto.
• Sei splendida per la tua origine regale: con cuore devoto, Maria, invochiamo il tuo soccorso.


• Dai «Discorsi» di sant'Andrea di Creta, vescovo (Disc. 1; PG 97, 806-810)
Le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove
«Il termine della legge è Cristo» (Rm 10, 4). Si degni egli di innalzarci verso lo spirito ancora più di quanto ci libera dalla lettera della legge.
In lui si trova tutta la perfezione della legge perché lo stesso legislatore, dopo aver portato a termine ogni cosa, trasformò la lettera in spirito, ricapitolando tutto in se stesso. La legge fu vivificata dalla grazia e fu posta al suo servizio in una composizione armonica e feconda. Ognuna delle due conservò le sue caratteristiche senza alterazioni e confusioni. Tuttavia la legge, che prima costituiva un onere gravoso e una tirannia, diventò, per opera di Dio, peso leggero e fonte di libertà.
In questo modo non siamo più «schiavi degli elementi del mondo» (Gal 4, 3), come dice l'Apostolo, né siamo più oppressi dal giogo della legge, né prigionieri della sua lettera morta.
Il mistero del Dio che diventa uomo, la divinizzazione dell'uomo assunto dal Verbo, rappresentano la somma dei beni che Cristo ci ha donati, la rivelazione del piano divino e la sconfitta di ogni presuntuosa autosufficienza umana. La venuta di Dio fra gli uomini, come luce splendente e realtà divina chiara e visibile, è il dono grande e meraviglioso della salvezza che ci venne elargito.
La celebrazione odierna onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è l'incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio.
La beata Vergine Maria ci fa godere di un duplice beneficio: ci innalza alla conoscenza della verità, e ci libera dal dominio della lettera, esonerandoci dal suo servizio. In che modo e a quale condizione? L'ombra della notte si ritira all'appressarsi della luce del giorno, e la grazia ci reca la libertà in luogo della schiavitù della legge. La presente festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l'Antico Testamento. Mostra come ai simboli e alle figure succeda la verità e come alla prima alleanza succeda la nuova. Tutta la creazione dunque canti di gioia, esulti e partecipi alla letizia di questo giorno. Angeli e uomini si uniscano insieme per prender parte all'odierna liturgia. Insieme la festeggino coloro che vivono sulla terra e quelli che si trovano nei cieli. Questo infatti è il giorno in cui il Creatore dell'universo ha costruito il suo tempio, oggi il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore.

domenica 6 settembre 2015

Il Diaconato in Italia



Il diaconato in Italia n° 192
(maggio/giugno 2015)

Il ministero diaconale risorsa
per un nuovo umanesimo






ARTICOLI
Le risorse diaconali nel seguire Cristo (Giuseppe Bellia)
Misericordiosi come il Padre (Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione)
L'umanesimo creaturale delle religioni e l'uomo nuovo di Cristo (Giuseppe Bellia)
Ministero diaconale e nuovo umanesimo (Giovanni Chifari)
Comunicazione e parola: le risorse dei diaconi (Luca Bassetti)
Il nuovo umanesimo (Angelo Scola)
Risorsa per l'uomo (Andrea Spinelli)
Diaconia e diaconato: scuola di umanità (Francesco Giglio)
I diaconi e il nuovo abbraccio misericordioso del mondo (Enzo Petrolino)
L'umanesimo coinvolgente del diacono (Gaetano Marino)
La nuova creazione (Redazione)

TESTIMONIANZE
«Tutti i credenti stavano insieme» (Dario Gellera)
Convegno dei diaconi lombardi (Antonio Fatigati)

RIQUADRI
La società rinasce se... (K. Appel)
La vera carità è dei servi inutili (S. Natoli)
«Grazia, misericordia e pace» (papa Francesco)
Vivere alla maniera filiale di Cristo (G. B.)

(Vai ai testi…)


venerdì 4 settembre 2015

Un cuore che ascolta!


23a domenica del Tempo ordinario (B)
Isaia 35,4-7 • Salmo 145 • Giacomo 2,1-5 • Marco 31-37
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Portarono a Gesù un sordomuto… Allora Gesù lo prese in disparte, lontano dalla folla
Un sordomuto. Un uomo imprigionato nel silenzio, che non può comunicare, chiuso. Eppure privilegiato: non ha nessun merito per ciò che gli sta per accadere, ma ha degli amici, una piccola comunità di gente che gli vuol bene e lo porta davanti a Gesù. Il sordomuto, icona di ognuno che venga alla fede, racconta il percorso di guarigione per ogni credente.
Allora Gesù lo prese in disparte, lontano dalla folla. È la prima azione. Io e te soli, sembra dire. Ora sono totalmente per te, ora conti solo tu.
Immaginiamo… occhi negli occhi… e Gesù che prende quel volto fra le sue mani. E seguono gesti molto corporei e delicati: Gesù pose le dita sugli orecchi del sordo. Non il braccio o la mano, ma le dita, come l'artista che modella delicatamente il volto che ha plasmato. Come una carezza.

Poi con la saliva toccò la sua lingua
Gesto intimo, coinvolgente: Gesù dà qualcosa di suo, qualcosa che sta nella bocca dell'uomo, insieme al respiro e alla parola, simboli dello Spirito.
Gesù, all'opera con il corpo dell'uomo, mostra che i nostri corpi sono come un laboratorio del Regno, un luogo santo di incontro con il Signore.

Guardando quindi verso il cielo... gli disse: Effatà, cioè: Apriti!
Apriti! Come si apre una porta all'ospite, una finestra al sole, le braccia all'amore. Apriti! Come si apre uno scrigno prezioso. Apriti agli altri e a Dio, anche con le tue ferite, che possano diventare feritoie, attraverso le quali passi il vento della vita.
Così, il primo passo per guarire, è abbandonare le chiusure, le rigidità, i blocchi, aprirsi: Effatà. Esci dalla tua solitudine, dove ti pare di essere al sicuro e che invece non solo è pericolosa, ma è molto di più, è mortale.

E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua…
Prima gli orecchi. Simbolo eloquente: sa parlare solo chi sa ascoltare! Gli altri parlano, ma mentre lo fanno innalzano barriere di incomprensione. Il primo servizio da rendere a Dio e all'uomo è l'ascolto. Senza l'ascolto, non c'è parola vera.
Ecco il dono da chiedere a Dio: un cuore che ascolta! Dono da chiedere sempre, instancabilmente, per il sordomuto che è in noi… Perché è solo con il cuore che si ascolta e potranno nascere parole profumate di vita e di cielo.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Gesù lo prese in disparte (Mc 7,33)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa a/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (9/09/2012)
Gesù disse: "Apriti!" (Mc 7,34)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Saper "ascoltare" per poter "parlare" (07/09/2012)

Commenti alla Parola:
  di Luigi Vari (VP 2015)
  di Marinella Perroni (VP 2012)
  di Claudio Arletti (VP 2009)
  di Enzo Bianchi


mercoledì 2 settembre 2015

Indulgenza Giubilare


La lettera di papa Francesco, con la quale concede l'indulgenza in occasione del Giubileo della Misericordia, mi ha interpellato personalmente: mi ha fatto riflettere non solo sulla modalità e sulla disposizione d'animo con cui vivere questa particolare esperienza, ma anche come posso viverla e proporla come comunità, con lo spirito di quella diaconia che punta al cuore delle persone e delle situazioni. Le parole stesse del Papa sono un invito pressante ad una conversione personale e comunitaria, ad aprire il cuore e le braccia ad ogni sofferenza ed ad ogni situazione di precarietà esistenziale.

«Desidero che l'indulgenza giubilare - scrive papa Francesco - giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso».

Papa Francesco fa poi un elenco di situazioni particolari nella quali mi sento interpellato personalmente nella mia azione pastorale:
- gli ammalati e gli anziani: «Penso a quanti per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, in primo luogo gli ammalati e le persone anziane e sole, spesso in condizione di non poter uscire di casa. Per loro sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore che nel mistero della sua passione, morte e risurrezione indica la via maestra per dare senso al dolore e alla solitudine. Vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova, ricevendo la comunione o partecipando alla santa Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i vari mezzi di comunicazione, sarà per loro il modo di ottenere l'indulgenza giubilare».
- i carcerati: «… che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell'ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l'indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà».
È veramente commovente questo gesto così significativo del varcare la porta della propria cella e fare esperienza della Misericordia del Padre!
- il dramma dell'aborto: «Molti, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all'aborto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. […] Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al Sacramento della Confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre».
- i fedeli della Fraternità San Pio X: «… mosso dall'esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l'Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l'assoluzione dei loro peccati».
Gesto squisitamente ecumenico di chi fa il primo passo, di chi ama per primo e non respinge nessuno, ma accoglie ognuno nella abbraccio della misericordia del Padre.

Mi soffermo poi sull'invito all'«esperienza della misericordia», a quegli atti concreti, personali e comunitari, delle opere di misericordia corporali e spirituali, dove «l'esperienza della misericordia diventa visibile nella testimonianza di segni concreti come Gesù stesso ci ha insegnato»: «Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l'indulgenza giubilare. Di qui l'impegno a vivere della misericordia per ottenere la grazia del perdono completo ed esaustivo per la forza dell'amore del Padre che nessuno esclude. Si tratterà pertanto di un'indulgenza giubilare piena, frutto dell'evento stesso che viene celebrato e vissuto con fede, speranza e carità».

martedì 1 settembre 2015

Laudato si'


1° Settembre - Giornata mondiale di preghiera per la Cura del Creato

«"Laudato si', mi' Signore", cantava san Francesco d'Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: "Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba".
Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell'uso irresponsabile e dell'abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c'è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell'acqua, nell'aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c'è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora» (Laudato si', 1-2).

Preghiera cristiana con il creato

Ti lodiamo, Padre, con tutte le tue creature,
che sono uscite dalla tua mano potente.
Sono tue, e sono colme della tua presenza
e della tua tenerezza.
Laudato si'!

Figlio di Dio, Gesù,
da te sono state create tutte le cose.
Hai preso forma nel seno materno di Maria,
ti sei fatto parte di questa terra,
e hai guardato questo mondo con occhi umani.
Oggi sei vivo in ogni creatura
con la tua gloria di risorto.
Laudato si'!

Spirito Santo, che con la tua luce
orienti questo mondo verso l'amore del Padre
e accompagni il gemito della creazione,
tu pure vivi nei nostri cuori
per spingerci al bene.
Laudato si'!

Signore Dio, Uno e Trino,
comunità stupenda di amore infinito,
insegnaci a contemplarti
nella bellezza dell'universo,
dove tutto ci parla di te.
Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine
per ogni essere che hai creato.
Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti
con tutto ciò che esiste.
Dio d'amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come strumenti del tuo affetto
per tutti gli esseri di questa terra,
perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te.
Illumina i padroni del potere e del denaro
perché non cadano nel peccato dell'indifferenza,
amino il bene comune, promuovano i deboli,
e abbiano cura di questo mondo che abitiamo.
I poveri e la terra stanno gridando:
Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce,
per proteggere ogni vita,
per preparare un futuro migliore,
affinché venga il tuo Regno
di giustizia, di pace, di amore e di bellezza.
Laudato si'!
Amen.

(Laudato si', 246)