venerdì 23 agosto 2013

La porta per la felicità


21a domenica del T.O. (C)

Appunti per l'omelia

Il brano di Isaia (66,18-21), proposto per questa domenica, contiene una splendida promessa del Signore: «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria». E con i figli di Israele, che saranno ricondotti dalla "dispersione", insieme gli offriranno il culto. Come non pensare alla realtà della Chiesa, dove la grande varietà dei popoli e delle culture è chiamata ad adorare il Signore, formando un'unica armonia nell'unità di una sola famiglia?
È una utopia credere che chi riteniamo troppo lontano e diverso per mentalità o per credo religioso, possa unirsi con noi nel lodare il Signore, nel celebrare il suo "amore forte e fedele"? Ma tale amore motiva il disegno, che Dio ha concepito da sempre, di salvare tutti gli uomini. Nel Vangelo di oggi Gesù affronta questo tema.
«Signore, sono pochi quelli che si salvano?», …che sono salvati da Dio? In realtà, la salvezza è l'unico problema serio dell'uomo. Ogni religione si presenta come una via per raggiungerla. In modo particolare, i cristiani professano la fede in «Dio nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2,3-4) e in «Gesù Cristo, salvatore nostro» (Tt 3,6).
La domanda, nel modo in cui viene posta a Gesù, tradisce una vana curiosità e la convinzione di fondo che soltanto i membri del popolo eletto o le persone "per bene" di Israele otterranno la salvezza. Falsa sicurezza e scarsa disponibilità all'impegno! Ma tali atteggiamenti possono annidarsi anche nell'animo di un cristiano, che in quanto battezzato, sa di essere amato con predilezione da Dio.
Ma Gesù, alla domanda ("quale sarà il numero dei salvati, alla fine dei tempi?") non risponde direttamente, perché, per Lui, ciò che conta non è sapere quanti si salvano, ma piuttosto qual è l'itinerario sicuro per giungere alla salvezza. Non dice se saranno pochi o molti quelli che si salvano, ma lancia un appello alla decisione, con un'immagine molto espressiva: salvarsi è possibile a tutti, ma non è facile. Bisogna lottare con tenacia.
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta». È una lotta dura, una "agonia", in cui sono impegnate fino allo spasimo tutte le fibre e le energie di una persona, per riportare vittoria. Luca come modello supremo di "lottatore" presenterà Gesù, che nell'Orto degli Ulivi (Lc 22,44) resiste all'attacco del diavolo, supera la tentazione di cadere nell'infedeltà a Dio e accetta la passione.

Gesù presenta la salvezza attraverso l'immagine, frequente nei profeti, del banchetto che raffigura la pienezza della vita, della festa, della gioia, della comunione con Dio e tra fratelli.
C'è una porta che introduce nella sala del banchetto. È aperta a tutti, ma è stretta, scomoda, difficile da attraversare: «Molti cercheranno di entravi, ma non ci riusciranno». Non basta avere il desiderio di giungere alla festa. Bisogna sforzarsi, lottare per passare attraverso la porta, liberandosi dall'illusione che l'ingresso spetti di diritto. Il tempo che ci è concesso per entrare non è illimitato e noi non possiamo disporne a nostro piacimento. Nel momento della nostra morte la porta sarà chiusa definitivamente e non sappiamo quando avverrà. Non è da saggi, allora, gestire la vita secondo i nostri capricci e rimandare magari alla vecchiaia l'impegno per la salvezza. Chi non è entrato in tempo, a causa della sua inerzia e indifferenza, resterà fuori per sempre. Allora sarà troppo tardi. Invano gli esclusi busseranno e rivendicheranno il diritto di essere ammessi: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze»; ti abbiamo conosciuto, abbiamo preso parte all'Eucaristia...
Non basta essere battezzati. Occorre adempiere gli impegni del proprio battesimo. Occorrono le azioni giuste. Occorre attuare la volontà del Signore sempre.
«Verranno da oriente e da occidente... sederanno a mensa…». Nel Regno di Dio, nella perfetta comunione con Dio, si realizza anche la piena comunione fra tutti gli uomini, in una pienezza di gioia e di festa. Un altro duro colpo alla falsa sicurezza degli Ebrei e anche dei Cristiani: Dio chiamerà i salvati da tutte le nazioni. L'unica condizione per ottenere la salvezza è la conversione.
Nel cammino verso la salvezza non ci sono privilegi o corsie preferenziali. La salvezza è un dono che si riceve con gratitudine e con un'accoglienza libera e responsabile. Ciò significa il coraggio di lottare, di impegnarsi al massimo per «entrare attraverso la porta stretta». Significa andare controcorrente, alleggerirsi di tutto ciò che ingombra.
Lo sforzo è la via verso la gioia. Il lasciarsi andare, l'adagiarsi senza sforzo è la via verso il fallimento e la disperazione.
Ogni atto di amore che compio è morire a se stessi, perché amare costa fatica. Ma, lo sappiamo bene, "Il cristianesimo non è facile, ma felice!" (Paolo VI).

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Sforzatevi di entrare per la porta stretta (Lc 13,24)
(vai al testo) - (pdf, formato A5/A4c)

Commenti alla Parola:
  di Marinella Perroni (VP 2013)
  di Claudio Arletti (VP 2010)
  di Enzo Bianchi


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