sabato 31 marzo 2012

Nel grido del suo abbandono!


Domenica della Palme (B)

Appunti per l'omelia

"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mc 15,34).
L'Uomo dei dolori, di cui parla Isaia, ha racchiuso in sé tutti dolori dell'umanità: in quel grido è racchiuso il grido di abbandono e di dolore di ogni uomo e di ogni donna di questa terra. "Occorre - scrive Giovanni Paolo II nella Salvifici Doloris, al n° 31 – che sotto la croce del Calvario idealmente convergano tutti i sofferenti che credono in Cristo… gli uomini di buona volontà, perché sulla croce sta il Redentore dell'uomo, l'Uomo dei dolori che in sé ha assunto le sofferenze fisiche e morali degli uomini di tutti i tempi, affinché nell'amore possano trovare il senso salvifico del loro dolore e risposte valide a tutti i loro interrogativi".
Dopo l'entrata trionfale a Gerusalemme, tra la folla osannante, dopo l'intimità del Cenacolo, dopo l'angoscia del Getzemani, Gesù si ritrova solo, "tutti lo abbandonarono e fuggirono" (Mc 14,50). Egli che "non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo" (Fil 2,6-7), sperimenta anche l'abbandono di Dio. In quel nulla infinito, in quel vuoto inimmaginabile, in quella disunità estrema, noi troviamo pienezza di vita e di unità: unità con Dio e unità tra noi.
In Lui la nostra scelta fondamentale di Dio trova pieno compimento: è in Lui la massima espressione di un Dio che è Amore; è in Lui la possibilità di attuare pienamente il Comandamento nuovo; è in Lui che ci è svelata la misura che l'amore richiede.
In quel grido misterioso troviamo non solo l'esortazione ad abbracciare tutti i dolori che ci sopravvengono unendoli al Suo, ma anche a contemplare in Lui la misura del nostro amore per il prossimo: misura senza misura nel dovere di dare tutto, nel non riservare nulla per noi stessi…
Chiamati a portare l'unità in ogni situazione e luogo, non possiamo avere altro modello che Lui. Solo così possiamo cogliere il vero significato del nostro andare a Dio attraverso il prossimo, il fratello che ci è posto accanto e che vogliamo servire ed amare. È per quel passaggio, a volte oscuro come una galleria, che si arriva alla luce; è attraverso il nostro farci uno col prossimo che mettiamo in atto quell'arte di amare che trova in Gesù crocifisso e abbandonato il nostro modello. Nessuno come Lui si è fatto uno con i fratelli, svuotandosi totalmente. Non possiamo infatti entrare nell'animo di un fratello per comprenderlo, per capirlo, per condividere il suo dolore, se il nostro spirito è ricco di una preoccupazione, di un giudizio… Il farsi uno esige spiriti poveri, poveri di spirito, perché solo con essi è possibile l'unità.
Il Crocifisso, l'Abbandonato, veramente è il nostro Dio!



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
L'anima mia è triste fino alla morte (Mc 14,34)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi



domenica 25 marzo 2012

La diaconia cristiana – padre Pino Puglisi [9]


Vi segnalo la nona puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

In questa puntata, in continuazione con la precedente nella quale si è parlato di diaconia e martirio, viene proposta la testimonianza di padre Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel quartiere Brancaccio di Palermo il 15 settembre 1993 (giorno del suo compleanno (era nato 1937): coincidenza del suo "dies natalis".
Padre Puglisi non ha fatto cose eclatanti: ha vissuto il vangelo! E questo fa paura ai "potenti". La sua è stata una presenza di servizio, una diaconia, a cui è stato chiesto anche il martirio. Infatti colui che vive pienamente il vangelo, non porta avanti prerogative personali, ma quelle della missione che gli è stata affidata. Cioè la sua diaconia, la sua prerogativa del servizio che ha il suo epilogo martiriale.
Il prof. Chifari, nella sua esposizione, cita il libro di p. Puglisi, leggendone alcuni brani: 100 pagine di don Puglisi, il coraggio della speranza. Una raccolta di pensieri, tratti dalle omelie, dai discorsi, sintetizzati in modo breve e comunicativo.
In queste pagine si può vedere il valore profetico della testimonianza, offerta a tutti, senza indugio sulla persona, ma puntando lo sguardo solo su Cristo.
La testimonianza di p. Puglisi è un andare verso gli ultimi, come Gesù, lasciandosi abitare da Cristo, compiendo le sue opere… I martiri non cercano il consenso, ma seguono Cristo; da qui l'odio del mondo. Ed il motivo di questa diaconia che sfocia nel martirio, non è fatto tanto di sforzo eroico (non "frutto della carne"), ma opera della grazia. Perché il martire è colui che si abbandona alla grazia di Dio, colui che fa esperienza dell'amore di Dio, conformandosi a Cristo (conversione), e non necessariamente in un martirio cruento, che non è per tutti, ma soprattutto in un martirio spirituale, che è per tutti, perché tutti possiamo abbandonarci alla grazia di Dio.
Così dal libro citato: "Solo se si è amati, si può cambiare. È impossibile cambiare se si è giudicati. Si può contribuire a cambiare qualcuno solo se mi si esprime il proprio amore, e nel proprio amore gli si dice: appunto perché ti voglio bene così come sei, desidero per te che tu cambi" (pag. 43).
Inoltre, colui che vive il vangelo può contribuire nella società ad un suo cambiamento (cf pag. 85).
Alla cultura della illegalità bisogna contrapporre l'esempio di una testimonianza alternativa, una "controproposta", e non soltanto manifestazioni di denuncia che possono apparire solo "coreografiche" e non incidere nella società.
Il martirio di padre Puglisi è il frutto di una lenta e progressiva azione della grazia di Dio; una testimonianza vissuta nella quotidianità e nella "inevidenza", lontano dal "palcoscenico".
Non si cambia l'ambiente, non è possibile… ma si può essere un segno, è un rimboccarsi le maniche per fare qualcosa, per dire anche alle autorità che è possibile: "Se ognuno di noi fa qualcosa, alla fine si può fare molto" (pag. 93). Bisogna seminare, poi sarà Dio che completerà l'opera sua.

Buon ascolto!


Ecco il link su youtube della 9a puntata:
http://www.youtube.com/watch?v=Yrzu3Hu6TKA

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto
La diaconia cristiana 8a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8


La rubrica viene trasmessa al sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(http://www.blogger.com/www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
http://www.blogger.com/www.teleradiopadrepio.it .



venerdì 23 marzo 2012

Se il chicco di grano…


5a domenica di Quaresima (B)

Appunti per l'omelia

Gesù, con la semplicità del contadino che coglie la vita tra le zolle della terra, proclama: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12,24). A chi vuol conoscere il mistero di Dio, Egli ne svela il segreto; come a chi desidera servirlo, chiede di seguirlo nel dono di sé ai fratelli (cf Gv 12,26), per poter sperimentare il segreto di quella vita che ha la sua radice in Dio.
Nel mistero della morte-risurrezione di Gesù è racchiuso e svelato tutto il mistero del Figlio di Dio: massima manifestazione dell'Amore, di Dio-Amore.
Per avere e dare la vita bisogna perderla, occorre donarla. In questo "donare", in questo "uscire da sé", in questo "annullarsi", in questo "non essere", sta la radice della Vita, dell'Essere: se "non sono", allora "sono", sono Amore!
In questo abbassarsi del Figlio (cf Fil 2,8) sta la radice della sua "gloria", del suo essere "come Dio", del suo "essere Dio". Solo così Egli può manifestarsi al mondo intero ed essere luce per tutte le genti: "Quando sarò innalzato da terra (in croce e quindi nell'alto della gloria) attirerò tutti a me" (Gv 12, 33).
Al discepolo che vuol seguire il Maestro è richiesto di comportarsi allo stesso modo, nonostante il turbamento profondo dell'anima, sia del Maestro che del discepolo: ma è per quell'ora che il Figlio è venuto ed è in quell'ora che il discepolo è chiamato a seguirlo: "Se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore" (Gv 12,26). Sì, perché per servire il Signore, occorre essere discepoli! È nella sequela, nel seguire in tutto il Maestro, che possiamo esprime il nostro essere servi. Non è infrequente, infatti, incontrare chi "serve", ma non "segue"! Così vale anche per noi, impegnati in prima linea per il Regno, il rimprovero che Gesù rivolge a Marta per il suo affannarsi in tante cose, anche molto buone fatte per il Maestro, e non aderire con tutta la sua anima, come la sorella Maria, alla Sua persona.
In questo nostro donarci, nonostante noi, sta la sincera richiesta che il Padre glorifichi se stesso (cf Gv 12,28) e si manifesti così come Amore.



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Vedi anche:

Mio post: Quel seme che muore per dar vita (6 aprile 2009)


Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Se uno mi vuol servire, mi segua (Gv 12,26)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi



giovedì 22 marzo 2012

Il cuore del messaggio cristiano


Ho letto sul blog di Fabio Ciardi due commenti veramente interessanti al Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2012 (di cui ho già parlato - vedi L'attenzione gli uni agli altri). Li riporto integralmente qui di seguito:


"Allēlōn": lo specifico dell'agire cristiano/1
Il Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2012 è sotto il segno del pronome reciproco greco: «allēlōn», l'un l'altro. Lo troviamo nel titolo stesso (nella forma plurale di «allēlous») costituito dalla citazione della lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni gli altri» (10,24).

Il papa vuole portare al «cuore della vita cristiana: la carità». Questo significa, scrive il Papa, che «la nostra esistenza è correlata con quella degli altri, sia nel bene che nel male; sia il peccato, sia le opere di amore hanno anche una dimensione sociale».
A differenza di quanto aveva fatto nella sua prima enciclica Deus caritas est, nel Messaggio per la Quaresima, la carità è colta nella dimensione tipicamente cristiana della reciprocità. Il novum del cristianesimo non è, infatti, l'amare Dio (tutte le religione lo insegnano), né l'amore al fratello (tutte le religioni conoscono la «regola d'oro»); il novum - così lo ha chiamato Gesù – è la reciprocità dell'amore, racchiuso proprio in quel pronome: «l'un l'altro».

Amatevi l'un l'altro, cuore del messaggio cristiano
Al cuore del messaggio di Gesù vi è proprio il comando di amarsi gli uni gli altri. Esso appare già nel primo scritto ispirato del Nuovo Testamento, la prima lettera ai Tessalonicesi, dove Paolo prende atto della realtà dell'amore fraterno presente nella sua comunità; non c'è bisogno che egli scriva qualcosa al riguardo, perché «voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri» (4,9); per questo aveva innalzato la preghiera al Signore che «vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti» (3,12).
Nella seconda lettera sempre ai Tessalonicesi nota che l'amore reciproco tra di essi va crescendo (1,3). I membri delle comunità cristiane si amano perché sono membra gli uni degli altri (Rm 12,5; Ef 4,25), e di conseguenza devono avere cura gli uni degli altri (1Cor 12,25). L'amore reciproco dovrebbe essere l'unico debito tra cristiani (Rm 13,8) e mantenere il primo posto tra di loro (Gal 6,10).
Paolo fa riferimento al comando dato dal Signore durante l'ultima cena. Giovanni lo riporta quattro volte nel suo Vangelo: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (13,34; 13,35; 15,12; 15,17); lo riprende poi per ben sei volte nella sua prima e seconda lettera – «Questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo gli uni gli altri» (1Gv 3,11; 3,23; 4;12; 2Gv 1,5) –, motivandolo, come nel Vangelo, con l'esempio dato da Dio che è Amore (1Gv 4,7; 4,11).
Perché da un Dio che è amore scorga non soltanto il comando di amare Dio e il prossimo, come nelle altre religioni, ma anche e soprattutto quello dell'amore reciproco? È proprio qui il novum del comandamento di Gesù, quello che lui ha portato dal Cielo (per questo lo chiama «suo»): il comando dell'amore reciproco è l'espressione della reciprocità d'amore che si vive in Dio stesso, perché Dio è Comunione, è Unità nella reciprocità d'amore tra le Tre divine persone: è Trinità.


"Allēlōn": le mille variazioni sul tema/2
Paolo soprattutto, ma anche le lettere cattoliche, impiegano il pronome «allēlōn» con grande profusione, più di 90 volte. Una cinquantina di ricorrenze, lette di seguito, appaiono come un commento e una spiegazione di cos'è l'amore reciproco. Il comando del Signore è quello di amarsi gli uni gli altri, sembrano dire i testi neotestamentari, ma come va vissuta in concreto la reciprocità dell'amore, come si esprime l'amore? La risposta è nel massiccio impiego del pronome «allēlōn» declinato in molteplici modi.
Forse potrà apparire monotono sentir ripetere, in tante varianti, questo «l'un l'altro», comunque si rivela oltremodo istruttivo. Gesù stesso aveva spiegato cosa volesse dire amarsi gli uni gli altri, invitando a lavarsi i piedi gli uni gli altri, espressione di ogni tipo di servizio e di attenzione all'altro (Gv 13,14).

Iniziamo dunque la carrellata delle ricorrenze.
A Pietro, primo tra gli apostoli, il compito di dirci la qualità di questo amore: «per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri» (1Pt 1,22).
Ed ora i mille volti dell'amore reciproco. L'amore vicendevole domanda stima vicendevole: (Rm 12,10: «Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda»),
condividere la fede gli uni con gli altri (Rm 1,12),
avere gli stessi sentimenti gli uni verso gli altri (Rm 12,16; 15,4),
edificarsi a vicenda (Rm 14,19),
accogliersi l'un l'altro (Rm 15,7),
correggersi l'un l'altro (Rm 15,14),
scambiarsi il bacio santo (Rm 16,16; 1Cor 16,20; 2Cor 13,12; 1Pt 5,14),
aspettarsi gli uni gli altri per cenare insieme (1Cor 11,33),
essere a servizio gli uni degli altri (Gal 5,13),
portare i pesi gli uni degli altri (Gal 6,2),
sopportarsi a vicenda nell'amore (Ef 4,2; 5,21; Col 3,13),
volere il bene gli uni verso gli altri (Ef 4,32),
essere misericordiosi e perdonarsi (Ef 4,32; Col 3,13),
confortarsi a vicenda (1Tes 4,18; 5,11),
essere di aiuto gli uni gli altri (1Tes 5,11),
cercare il bene vicendevole (1Tes 5,15),
prestare attenzione gli uni agli altri (Eb 10,24),
confessare i peccati gli uni agli altri (Gc 5,16),
pregate gli uni per gli altri (Gc 5,16),
praticare l'ospitalità in maniera vicendevole (1Pt 4,9),
rivestirsi di umiltà l'un l'altro (1Pt 5,5)
essere in comunione gli uni con gli altri (1Gv 1,7).

In negativo:
non ci si può giudicare gli uni gli altri (Rm 14,13),
non ci si può rifiutare l'un l'altro nell'ambito dei rapporti matrimoniali (1Cor 7,5),
non ci si deve mordere né divorare né distruggere a vicenda (Gal 5,15),
non va cercata la vanagloria, provocandosi e invidiandosi gli uni gli altri (Gal 5,26),
non si può dire menzogne gli uni agli altri (Col 3,9),
né male gli uni degli altri (Gc 4,11),
né lamentarsi gli uni degli altri (Gc 5,9).

Quanta concretezza nell'amore reciproco! Non è un vago sentimento, un semplice «volersi bene», ma un amore serie ed esigente, che attualizza in mille espressioni, fino al punto da giungere a dare la vita gli uni per gli altri.



martedì 20 marzo 2012

Vocazione diaconale e vita familiare


Il mensile La Fiaccola, dell'Associazione "Amici del seminario" di Milano, nel penultimo numero dello scorso anno ha pubblicato, nella rubrica Diaconato, la testimonianza di Cristina Formenti, moglie del diacono Cesare Bidinotto, dal titolo Vocazione diaconale e vita familiare. La riporto integralmente.


L'omelia dell'arcivescovo Scola per le ordinazioni diaconali dell'ottobre scorso è stata oggetto di riflessione nell'incontro con le mogli dei diaconi permanenti, guidato da don Giuseppe Como, durante il primo "giovedì diaconale". In questa occasione si sono condivisi tanti pensieri e tante testimonianze, fra le quali quella di Cristina, sposata con Cesare Bidinotto, diacono dal 2005, che qui riportiamo.


Nella mia vita ci sono stati alcuni passaggi che hanno rappresentato uno spartiacque: il matrimonio con Cesare (passaggio da una vita spensierata a una vita più responsabile); l'incontro con il movimento RnS (passaggio da cristiana "impalata" a cristiana più attiva); la chiamata al diaconato di Cesare, che ha coinvolto due terzi degli anni del mio matrimonio.

«Come Maria ho accettato tutto, nonostante non capissi fino in fondo»

Infine la destinazione di mio marito in un luogo di sofferenza e di emarginazione (l'Ospedale neuropsichiatrico "Corberi" di Limbiate), che mi ha fatto entrare in un mondo completamente sconosciuto. La domanda è: "Come è stata riplasmata la mia vita coniugale e personale?». Come modello ho sempre tenuto Maria, negli anni di cammino verso l'ordinazione di Cesare, pregando, tacendo, pazientando, sostenendo mio marito nelle difficoltà, rinunciando ai miei bisogni per lasciargli spazio per lo studio, gli incontri, i ritiri, custodendo quindi la sua vocazione, come ci suggeriva di fare l'allora rettore per il diaconato don Pierantonio Tremolada.
Ho tenuto Maria come modello fino all'ordinazione, accettando tutto nonostante non capissi fino in fondo quello che mi aspettava, quali ricadute avrebbe effettivamente avuto questo evento sui nostri progetti a livello coniugale; mi sono fidata degli accompagnatori e ho affidato la nostra coppia al Signore; ho trovato forza e incoraggiamento anche grazie agli altri compagni di cammino di Cesare che, con le loro mogli e le loro famiglie, mi hanno mostrato esempi alti di fede e di servizio alla Chiesa e al prossimo.
Ma la questione scottante è avvenuta con l'ordinazione di Cesare. Dopo essere entrata per la prima volta in vita mia in un luogo dove dimora il disagio psichico, mi sono domandata: «Perché Cesare è stato inviato proprio in questo posto emarginante, contradditorio, sconvolgente, dove è difficile affermare che l'uomo è a immagine di Dio?».
Anche dinanzi a questa situazione ho chiesto aiuto a Maria, ho lasciato i miei incarichi in parrocchia a Desio ed ho cominciato ad osservare e a cercare di conoscere tutto e tutti al "Corberi": i volontari, gli operatori e infermieri, i dirigenti, gli ammalati, ma soprattutto ho iniziato a cercare e a individuare la presenza di Dio e l'azione dello Spirito Santo in questi malati, in noi e intorno a noi.

CON I RAGAZZI DEL "CORBERI"
I ragazzi del "Corberi" mi hanno insegnato molto: non avendo "filtri", capiscono benissimo se tu li ami o se li sopporti, e quindi, ti scelgono o meno secondo questo criterio.
Quando sei troppo indaffarato ed emani agitazione non ti si avvicinano, perché hanno bisogno di certezze e di pace; non riuscendo a trovarla in se stessi, la cercano negli altri.
Non avendo una famiglia "tradizionale", la ricostruiscono identificando chi li frequenta come fratello, sorella, padre, madre. Ognuno ha un proprio rituale e un proprio linguaggio spesso analogico, che tu devi capire velocemente, attivando ogni senso e intuizione, altrimenti ti scartano e con te non vogliono più relazionarsi.
Tra loro sono molto legati, tanto che se uno piange, piangono tutti, se uno manifesta allegria, tutti si rallegrano. Vivono il lutto con molta serietà e pregano con cuore puro.
Sono molto più normali di quello che potremmo pensare, o siamo noi più anormali di quello che pensiamo di essere, o forse, come diceva Basaglia «da vicino nessuno è normale».
Con loro ho trascorso i momenti più belli della mia vita di questi ultimi anni, anche se non ho mai cercato gratificazioni per l'impegno che metto nell'aiutare Cesare nel suo ministero; tra l'altro al "Corberi" si arriva ad un certo punto e poi si deve ripartire da zero, perché si nota che tutto ciò che si è cercato di insegnare o trasmettere è andato come in fumo, meglio così, almeno si rimane umili!

«Dobbiamo imparare ad aspettarci, a correggerci in maniera fraterna»

Sono comunque molto felice per le amicizie che ho trovato tra le persone che ruotano intorno al mondo del "Corberi", per le condivisioni, per gli sforzi fatti per dar voce a questi "fratellini".
Intorno a Cesare si è creata una piccola comunità dove ognuno, con i propri difetti e capacità, ha un compito. Cesare dice sempre che è Gesù a tenerci insieme ed è così, infatti è la celebrazione eucaristica il centro di ogni nostro incontrarci. Dopo viene il resto.
Cesare dice anche che non ci salviamo da soli, ma tutti insieme e per grazia, pertanto dobbiamo imparare ad aspettarci, a correggerei in maniera fraterna, a non escludere alcuno; fatto sta che ho visto molte conversioni in questi anni. Anch'io mi sto convertendo e mi vergogno se penso a tutto quello che ho ricevuto dalla vita senza merito alcuno e mi lamento con Dio se le cose non vanno secondo i miei desideri.
Ringrazio anche il Signore perché, con l'ordinazione di Cesare, sono entrata maggiormente nel cuore della Chiesa e ne ho conosciuto le fragilità, i punti di forza, le dinamiche che la spingono comunque ad annunciare il Vangelo di Cristo.
Il problema aperto del diacono resta quello di riuscire a mantenere in equilibrio ministero, formazione, lavoro e impegni familiari; nel nostro caso, per esempio, sono sempre io a dover rinunciare a qualcosa.
È vero però che sto ricevendo il centuplo dal punto di vista spirituale e delle relazioni!
Cristina Formenti



domenica 18 marzo 2012

L'attenzione gli uni agli altri



Il cammino di questa Quaresima 2012, ormai avanzato, mi dà l'occasione di una sua rilettura alla luce del messaggio di Benedetto XVI. La riflessione del Papa ruota attorno al testo di Eb 10,24: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone», sintesi mirabile per chi vive la propria testimonianza evangelica nella diaconia, nel servizio verso i fratelli, in modo speciale per coloro che nella comunità hanno una responsabilità di animazione e di comunione, come i presbiteri ed i diaconi.
Questa riflessione e questo confronto mi hanno spinto non solo ad una revisione di vita personale, ma anche a rafforzare i rapporti di fraternità e di comunione con coloro che, come me, sono chiamati a vivere concretamente, nel ministero ed a servizio della comunità, una "collegialità affettiva ed effettiva", in una crescita "insieme", "a corpo", verso la santità.

Così le parole del Papa: Tenere fisso lo guardo "sull'altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale l'atteggiamento contrario: l'indifferenza, il disinteresse, che nascono dall'egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi Dio ci chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell'altro e a tutto il suo bene.
Il grande comandamento dell'amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l'essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell'altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore.
L'attenzione all'altro comporta desiderare per lui o per lei il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, morale e spirituale. Il bene è ciò che suscita, protegge e promuove la vita, la fraternità e la comunione. La responsabilità verso il prossimo significa allora volere e fare il bene dell'altro, desiderando che anch'egli si apra alla logica del bene; interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità.
Mai dobbiamo essere incapaci di «avere misericordia» verso chi soffre; mai il nostro cuore deve essere talmente assorbito dalle nostre cose e dai nostri problemi da risultare sordo al grido del povero. Invece proprio l'umiltà di cuore e l'esperienza personale della sofferenza possono rivelarsi fonte di risveglio interiore alla compassione e all'empatia. L'incontro con l'altro e l'aprire il cuore al suo bisogno sono occasione di salvezza e di beatitudine.
Il «prestare attenzione» al fratello comprende altresì la premura per il suo bene spirituale… (per) un aspetto della vita cristiana caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Il verbo usato per definire la correzione fraterna - elenchein - è il medesimo che indica la missione profetica di denuncia propria dei cristiani verso una generazione che indulge al male (cfr Ef 5,11). Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all'atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene. Il rimprovero cristiano, però, non è mai animato da spirito di condanna o recriminazione; è mosso sempre dall'amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello. Nel nostro mondo impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l'importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità. È un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore. C'è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr Lc 22,61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi.
I discepoli del Signore, uniti a Cristo mediante l'Eucaristia, vivono in una comunione che li lega gli uni agli altri come membra di un solo corpo. Ciò significa che l'altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza.
«Le varie membra abbiano cura le une delle altre»(1Cor 12,25), afferma San Paolo, perché siamo uno stesso corpo.
L'attenzione reciproca ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore, «come la luce dell'alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio» (Pr 4,18), in attesa di vivere il giorno senza tramonto in Dio.
Purtroppo è sempre presente la tentazione della tiepidezza, del soffocare lo Spirito, del rifiuto di «trafficare i talenti» che ci sono donati per il bene nostro e altrui (cfr Mt 25,25s). Tutti abbiamo ricevuto ricchezze spirituali o materiali utili per il compimento del piano divino, per il bene della Chiesa e per la salvezza personale (cfr Lc 12,21b; 1Tm 6,18). I maestri spirituali ricordano che nella vita di fede chi non avanza retrocede.
Di fronte ad un mondo che esige dai cristiani una testimonianza rinnovata di amore e di fedeltà al Signore, tutti sentano l'urgenza di adoperarsi per gareggiare nella carità, nel servizio e nelle opere buone (cfr Eb 6,10)".


sabato 17 marzo 2012

La diaconia cristiana [8]


Vi segnalo l'ottava puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

Tema di questa puntata: diaconia e martirio.
Il martirio visto non solo in senso apologetico ad una situazione di attacco inferto dal di fuori in risposta alla testimonianza di fede, ma visto come la naturale conseguenza di un servizio.
Si possono evidenziale allora alcuni aspetti di questo martirio legato alla testimonianza cristiana. Il primo è l'inevidenza: il martire non è mai uno che va alla ricerca della spettacolarità e non è nemmeno uno che è spinto al martirio da impulsi irrazionali intrisi di fondamentalismo. Il suo martirio è frutto della grazia, conseguenza di un servizio, a partire dalla quotidianità. Un altro aspetto quindi del martirio cristiano è la quotidianità. È un cammino graduale, che parte dalle piccole cose, secondo l'insegnamento di Gesù: Chi è fedele nelle piccole cose, lo sarà anche nelle grandi; e viceversa. È la conseguenza di una vita caratterizzata dall'abbandono fiducioso del discepolo in Dio, abbandono che consente a Dio di completare la Sua opera (quella di Dio, non la nostra).
Un terzo aspetto è quello distintivo dalla gloria. Ma la gloria del martire non è quella terrena, bensì quella divina. Non è marcata da autoreferenzialità o da autopromozione che spesso accompagna un servizio che gli uomini rendono. La natura della gloria del discepolo di Gesù è quella del Maestro: "Io non ricevo gloria dagli uomini (Gv 5,41); "E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?" (Gv 5,44).
Il nostro guardare al martire deve nascere dall'ascolto della Parola. Diversamente non siamo in grado di attualizzare la profezia insita nella testimonianza di colui che segue il Maestro in una conformazione totale. Nel martire vediamo l'opera della grazia, non della "carne", perché il martire ha realizzato soltanto la Parola, si è lasciato riempire da Dio, lasciandovi così un'impronta nel suo operare, in uno slancio verso i fratelli, soprattutto i più poveri, sull'esempio di Gesù. Realizza il martirio non secondo i propri progetti, ma per la configurazione a Cristo. Questo è l'esempio di molti, anche oggi. Ricordiamo per esempio don Puglisi. Il suo martirio è la conseguenza di un servizio mite ed umile, nel quotidiano donarsi ai più emarginati, non nell'atteggiamento di una fede ostentata. La sua vita è frutto dell'amore di Dio; ed il frutto di Dio fa paura e produce odio…
Per noi, guardare al martire è scrutare in lui il suo abbandonarsi all'amore di Dio; il suo essere discepolo a partire dalla Parola che diventa profezia; il suo vivere l'eucaristia quale dono in cui è presente la dimensione del martirio; il suo donarsi di conseguenza ai poveri, agli ultimi.
Non possiamo guardare al martire se non alla luce di una vita di conversione, nella quale solo è possibile comprenderne i motivi, alieni da ogni refenzialità o ricerca del consenso degli uomini, per poter vedere in lui l'opera di Dio, anche se in un apparente fallimento umano, come per Gesù.


Ecco il link su youtube della 8a puntata:
http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto


La rubrica viene trasmessa al sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(http://www.blogger.com/www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
http://www.blogger.com/www.teleradiopadrepio.it .



venerdì 16 marzo 2012

La gioia di sentirsi ed essere amati


4a domenica di Quaresima (B)

Appunti per l'omelia

"Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatti rivivere con Cristo" (Ef 2,4). Frutto di questo rinascere "di nuovo", "dall'alto" (cf Gv 3,3), condizione chiesta da Gesù, nel colloquio con Nicodemo, è il dono della "vita" che il Figlio di Dio ci ha fatto: "per grazia siete stati salvati" (Ef 2,4).
Gesù è venuto in questo mondo decaduto, non "per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Gv 3,17) ed ha portato luce e vita nuova. Attraverso la sua passione e la sua risurrezione, attraverso il suo essere "innalzato" da uno stato di umiliazione e di annientamento (cf. Gv 3,14; Fil 2,5-11), egli ha restituito sanata ogni cosa al Padre, rivelando così la vera sua identità: Parola fatta carne che dà la vita, e vita in abbondanza (cf Gv 10,10).
La gioia che i discepoli sperimentano nell'incontro con Lui, come manifesta anche il carattere di letizia che questa quarta domenica di Quaresima esprime, ha fugato ogni tristezza: "Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l'amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell'abbondanza della vostra consolazione" (cf Is 66,10-11), come canta l'antifona d'ingresso.
"La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie" (Gv 3,19). La luce: discriminante fra chi accoglie il dono della fede e chi preferisce le tenebre quale copertura alle proprie azioni malvagie. Ma "chi fa la verità, viene alla luce" (Gv 3,21).
La verità, non una astratta e statica nozione, ma la Persona di Gesù, che ha voluto identificarsi con essa (cf Gv 14,6)! Di conseguenza, l'incontro con Lui è sperimentare la ricchezza dell'amore di Dio: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito" (Gv 3,16). Ciò che il Padre ha di più caro, il Figlio, lo ha dato a noi: Colui che è "nel seno del Padre" (Gv 1,18), Colui che è la sua più intima compiacenza (cf Mt 17,5), lo ha donato al mondo, a noi, a me, con tutte le conseguenze che questo dono comporta, la morte.
Essere donato e donarsi: essenza di un Dio che è Amore, identità vera del discepolo si vuole conformare al Maestro, "che non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt 20,28; Mc 10,45).
Antitesi della "malvagità" delle opere ci tengono prigionieri nelle tenebre!
Ma il "fare la verità", cioè essere nell'amore, esprime quella diaconia che fa del credente un punto luminoso nella notte presente.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio (Gv 3,16)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi



mercoledì 14 marzo 2012

Il tempio


Riporto dal sito di Città Nuova un articolo di Costanzo Donegana sul rapporto tra Gesù e il Tempio, a margine del vangelo di domenica scorsa, dove viene raccontato il fatto della cacciata dei mercanti dal tempio. Argomento sempre attuale!



Gesù non ha costruito chiese, e non perché non era muratore. Ha frequentato il tempio, ma ha preferito le strade, le montagne, i prati, il lago.

Lo ha detto chiaramente alla samaritana: «Viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. (…) Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità» (Gv 4, 21.23).
Un giorno, acceso di zelo violento, entra nel tempio di Gerusalemme e lo ripulisce da quelli che lo profanano. Vuol dire allora che quel tempio è importante per lui? No, perché il commento che lui ne fa orienta decisamente verso un’altra prospettiva.

Con un salto di logica tipico del suo pensare, Gesù passa dal tempio di pietra al suo corpo, il tempio vero e definitivo, che darà consacrato con la sua morte e risurrezione: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (Gv 2,19).
Il “male della pietra o del mattone” è una delle passioni dei preti, in genere assecondati devotamente dalle loro comunità. Non è male costruire chiese e cappelle. Basta che non diventino surrogato del vero tempio, il corpo del Cristo che vuole morire e risorgere continuamente in tutti gli angoli della terra, anche – soprattutto – in quelli più “profani”, proprio perché sono quelli che lui ha prediletto quando è vissuto fra noi.

Il vero culto in questo tempio non è fatto in primo luogo da cerimonie con canti e incenso, ma da persone e comunità che rivivono la Pasqua di Gesù, nell’amore col quale muoiono l’una per l’altra, che le fa esseri risorti, vivi. E così danno a Gesù la possibilità di tornare fra noi e di andare proprio là dove non ci va nessuno.



lunedì 12 marzo 2012

La diaconia cristiana [7]


Vi segnalo la settima puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

Il tema di questa puntata si potrebbe sintetizzare: poveri e diaconia.
Viene messo l'accento sulla povertà intesa nel suo senso biblico e teologico: non tanto come elemento virtuoso o come programma di vita da raggiungere, ma come luogo storico-salvifico in cui Dio si manifesta. Attraverso la povertà Dio educa il suo popolo. La stessa storia del popolo di Israele ha questa caratteristica: attraverso la sua povertà ha saputo scoprire il suo "discepolato" (dall'esperienza dell'Egitto, fino alla schiavitù, all'esperienza dell'esodo e del deserto, ecc.).
Uno stato di povertà in cui l'essere poveri e nudi davanti a Dio non fa avanzare pretese… Così è stato di Gesù, che fin dalla sua nascita si rivela ai poveri, inizia la sua missione dai più poveri, quali primi destinatari del suo annuncio. Ora questa attenzione verso i poveri non è tanto una attenzione in senso etico e non esclusivamente in senso sociale, ma in senso storico-teologico: la povertà come condizione che può consentire all'uomo, al popolo, di abbandonarsi nelle mani di Dio. La povertà diventa quindi un luogo "epifanico".
Così la Chiesa è legata ai poveri, perché è Cristo che la lega ai poveri; non in senso idealistico, ma teologico, religioso, secondo quanto scrive san Paolo: "Da ricco che era si fece povero, per arricchire noi della sua povertà" (2Cor 8,9).
La Chiesa quindi deve conformarsi al Lui. Importante è il passo di LG 8: "Gesù Cristo spogliò se stesso … e per noi, da ricco che era si fece povero: così anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno dei mezzi umani, non è costituita per cercare la gloria terrena, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l'umiltà e l'abnegazione. […] anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l'immagine del suo fondatore, povero e sofferente…".

Nell'Eucaristia la Chiesa testimonia l'offerta di Cristo, dove è chiamata a fare altrettanto. È nell'Eucaristia poi che il servizio che è chiamata a compiere prende forma sacramentale: dal primato della Parola, alla centralità dell'Eucaristia, all'apertura alla fraternità, alla comunione, che diventa tensione escatologica.
La Chiesa nel suo servizio all'umanità deve manifestare il suo affidarsi alla provvidenza: ciò significa che, se da un lato ci sono realtà che danno sicurezza, anche economica, da un altro punto di vista queste certezze potrebbero offrire dei limiti alla testimonianza della nostra carità. Testimonianza che deve far risaltare la "demondanizzazione" della Chiesa.
Il servizio che, come cristiani, siamo chiamati a compiere è espressione di un dono totale di sé, non per un raggiungimento di qualche tornaconto personale, perché non lo esercitiamo a nome nostro, ma in nome di Cristo, senza avanzamento di pretese, ma in piena gratuità, secondo l'esempio della vedova che donò tutto ciò che aveva, senza rumore né "tintinnio" di moneta, come potrebbe fare chi non dà il tutto ciò che ha per vivere (cf Lc 21,1-4).


Ecco il link su youtube della 7a puntata:
http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto



Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw


La rubrica viene trasmessa al sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV (http://www.blogger.com/www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito http://www.blogger.com/www.teleradiopadrepio.it .




domenica 11 marzo 2012

Il Diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 172 (gennaio/febbraio 2012)




Diaconia della marginalità,
diaconia della pace



Sommario


EDITORIALE
Coniugare pace e solidarietà (Giuseppe Bellia)

ANALISI
«Poveri di diritti» (Enzo Petrolino)

CONTRIBUTO
Marginalità e pace, un binomio difficile (Giuseppe Benvegnù Pasini)

STUDIO
Temere Dio: paura o sapienza? (Giuseppe Bellia)

EMERGENZE
Quando la Parola è rara (Paolo Giusto)

SPIRITUALITÀ
Una diaconia in tensione (Giovanni Chifari)

PREGHIERA
In cammino verso la Pasqua (G. C.)

OMELIA
Ogni scelta di vita è vocazionale (Angelo Scola)

FORMAZIONE
Educare i giovani alla giustizia e alla pace (Giuseppe Perrone)


Rubriche


SERVIZIO
La benedizione delle famiglie (Andrea Spinelli)

TESTIMONIANZE
Tra i reclusi di una Casa Circondariale (Sebastiano Mazzara)

INTERVISTE
Fondo Famiglia-Lavoro: anche i diaconi impegnati (a cura di Andrea Spinelli)
Oltre la penna e il questionario… (Diego Vesco)
Cos'è il Fondo Famiglia-Lavoro
Pastorale "della strada" (a cura di Vincenzo Testa)

FOCUS
Dono di carità o dovuto per giustizia? (Vincenzo Alampi)

PAROLA
Per una diaconia autentica della Parola (Luca Bassetti)


Riquadri


Come Dio educa alla misericordia (G.B.)
A Napoli 40 anni fa
Microcredito da Nord a Sud


venerdì 9 marzo 2012

Il nuovo Tempio



3a domenica di Quaresima (B)

Appunti per l'omelia

Il cammino di conversione ci porta, in questa III domenica di Quaresima, a mettere a fuoco il nostro rapporto con Dio: "Non avrai altri dei di fonte a me" (Es 20,3). Il racconto dell'esperienza di liberazione del popolo ebreo dall'Egitto da una condizione di schiavitù e la progressiva conquista della propria identità è di estrema attualità. La coscienza dell'uomo contemporaneo infatti è lacerata da una sorta di identità perduta, dove il senso stesso di riscatto e di liberazione è soffocato da un relativismo che gli impedisce di respirare quell'aria pura che gli darebbe vita e lucidità.
L'esperienza del Sinai, con l'accoglienza delle Tavole della Legge, è l'esperienza di un Dio che salva, che ti conduce alla libertà, che ti lega in un rapporto di comunione speciale: "Non avrai altri dei di fonte a me". L'osservanza dei comandamenti poi è la risposta cosciente di coloro che hanno fatto l'esperienza di questa liberazione, che, in ultima istanza, è liberazione integrale della persona.
Ma il segno perfetto dell'Alleanza tra Dio e gli uomini si realizza nella persona del Figlio Gesù, il Cristo, Parola di Dio per l'umanità, Buona Notizia per ogni uomo che viene in questo mondo, Vangelo vivente del Padre.
Nessun comandamento della Legge antica verrà abolito, ma portato a compimento e riassunto nel duplice precetto dell'amore di Dio e del prossimo. La Persona stessa del Cristo diventa pertanto luogo della presenza divina, nuova "tavola" dell'Alleanza non scritta su tavole di pietra, ma sancita nel sangue versato per tutti. Il Cristo crocifisso, che Paolo predica (cf. 1Cor 1,23), è la sintesi vissuta con somma perfezione di tutti comandamenti, manifestazione genuina della Legge di Dio, l'amore.
Se il Tempio per gli antichi ebrei era il segno ed il luogo della presenza di Dio fra gli uomini, ora, nei tempi nuovi, lo stesso Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi nella Persona del Figlio: Egli è veramente il "Dio-con-noi".
Gesù, scacciando fuori dal tempio tutti i venditori, instaura la nuova era in cui il tempio, purificato da ogni profanazione, diventa il vero luogo dell'incontro dell'uomo con Dio, "casa di preghiera per tutti i popoli" (Is 56,7).
In Gesù, ogni uomo ed ogni donna di tutti i tempi potranno fare l'esperienza dell'incontro reale con Dio. Il suo Corpo, nuovo tempio distrutto e fatto risorgere, ha preso forma nella comunità dei credenti, suo vero Corpo, dimora dello Spirito Santo, presenza viva del Risorto.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Molti credettero nel suo nome (Gv 2,23)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi



giovedì 8 marzo 2012

Il profilo mariano della Chiesa



8 marzo, festa della donna

In questo giorno speciale, non solo per le donne, vorrei riportare un pensiero di Hans U. von Balthasar, rilasciata in un'intervista a Vittorio Messori:

"Bisognerebbe ricordare a tutti i cattolici, a cominciare dalle donne, che, nella Chiesa, Maria ha un posto ancor più alto di Pietro; la Chiesa è una realtà femminile ed è posta davanti ai successori maschi degli apostoli. Il principio Maria, dunque il principio femminile, è più importante di quello gerarchico stesso affidato alla componente maschile. Maria è il cuore della Chiesa, un cuore femminile che dobbiamo rivalutare come si merita in equilibrio con il servizio di Pietro. Questo non è devozionismo, questa è teologia della grande tradizione cattolica".

(da "La donna nella società e nella Chiesa", Ed. Dehoniane Bologna 1990, pag. 130)

sabato 3 marzo 2012

La diaconia cristiana [6]


Vi segnalo la sesta puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.

In questa puntata si parla del nesso tra servizio e sequela, missione, in rapporto alla diaconia, dove ci si chiede se ogni nostro servizio si traduce in una reale missione e se il servizio è espressione di una vera diaconia; se il nostro operare riflette un reale cammino del discepolato, in un accogliere o rifiutare la via stretta della sequela.
È in realtà un ricoprire la nostra fede, il nostro atto del credere, secondo la categoria biblico-teologica della missione: la fede nella Scrittura è presentata come "relazione", gratuito abbandono all'iniziativa di Dio, alla conformazione verso la sua volontà, rinunciando alla propria (cf. Mc 14,35-36), con un percorso che si potrebbe definire in tre tappe: Fiducia (cf. Mt 23,15), Assenso intelligente (Mt 23,23-24), Impegno di vita (Is 29,13-14).

Fondamentale, nel concetto di "missione", è la verità che è Cristo l'inviato del Padre; una missione dal volto "trinitario": Il Padre invia - Il Figlio è l'inviato - Lo Spirito compie la missione.
Se Cristo è l'Inviato, noi "inviati", annunciatori della Parola (docenti e catechisti inclusi), dovremo conformarci all'essere di Cristo, ponendoci alla sua sequela, accettando di passare per la porta stretta (cf. Lc 13,24-30). Così saremo "mediatori", non di noi stessi, ma di Cristo: è Lui l'Inviato e la Missione è dello Spirito.

Il servizio allora è una continuazione di questa azione trinitaria: l'azione è di Dio e noi siamo solo strumenti! Siamo mandati sulle orme del Maestro, che inizia la sua opera "ministeriale" dai poveri della terra, dagli ammalati, dagli esclusi: opera di riscatto e di recupero non solo della salute fisica, ma anche, e di conseguenza, della partecipazione alla vita sociale, della comunità.


Ecco il link su youtube della 6a puntata:
http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw



Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc


La rubrica viene trasmessa al sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV (www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito www.teleradiopadrepio.it .




venerdì 2 marzo 2012

Il dolore trasformato in amore



2a domenica di Quaresima (B)

Appunti per l'omelia

"Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro… E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù" (Mc 9,2.4).
In questa domenica, seconda di Quaresima, siamo introdotti in un altro luogo solitario: dal deserto di domenica scorsa, in cui abbiamo incontrato Gesù tentato da satana e servito dagli angeli, a questo alto monte, dove, "in disparte", il Maestro si manifesta ai tre discepoli, "loro soli".
Il mistero della Trasfigurazione sul monte (mistero prettamente pasquale, quasi una rilettura dell'esperienza fatta dai discepoli dopo la risurrezione di Gesù) ci rivela che senza la crocifissione e lo scandalo della croce non ci sarà vita nuova né trasfigurazione né la luce della Pasqua potrà sconfiggere le tenebre che avvolgono il mondo.
Lo straordinario gesto di Abramo, che è disposto a sacrificare il proprio figlio Isacco (cf Gen 22,1 ss), è solo una tenue prefigurazione di ciò che accadrà col sacrificio da parte di Dio del suo unico Figlio - "Egli lo ha consegnato per tutti noi" (Rm 8,32) -, che, per attutire in un cero senso lo sgomento e lo smarrimento della morte in croce, rivela il suo vero volto sul monte.
Estremo atto di amore di un Dio, dove il Figlio amato è l'espressione massima del dono di sé; icona e sacramento di ogni espressione di amore fatta dai discepoli nello Spirito. "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte", ci ricorderà l'evangelista Giovanni (1Gv 3,14).
"Per riportare all'uomo il volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell'uomo, ma caricarsi persino del volto del peccato. «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2Cor 5,21). Non finiremo mai di indagare l'abisso di questo mistero. È tutta l'asprezza di questo paradosso che emerge nel grido di dolore, apparentemente disperato, che Gesù leva sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15, 34). È possibile immaginare uno strazio più grande, un'oscurità più densa?" (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte 25).

Tuttavia, la manifestazione del Verbo di Dio rimane incompleta ed incomprensibile senza tutta la Scrittura, dove Mosè ed Elia, nell'incontro con Gesù e nel loro conversare su quanto succederà da lì a poco, trovano unità nel mistero della morte sul Golgota: Volto sfigurato nella Passione, Volto trasfigurato nella Risurrezione; unico volto del Figlio di Dio, unico amore divino, unico dono totale di sé, dove il dolore ne è l'espressione umana. Nella vita dell'Uomo-Dio trova risposta ogni interrogativo dell'uomo: è l'ascolto della Parola che ci permette, adombrati dallo Spirito, di partecipare al mistero del Figlio amato e di comprendere cosa voglia effettivamente dire "risorgere dai morti".



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Fu trasfigurato davanti a loro (Mc 9,2)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
di Marinella Perroni (VP 2012)
di Claudio Arletti (VP 2009)
di Enzo Bianchi