domenica 15 maggio 2011

La diaconia del pastore


Nella domenica dedicata al Buon Pastore voglio segnalare un articolo di Giuseppe Barracane, pubblicato al n° 163 della rivista Il Diaconato in Italia (a cui rimando per il testo integrale), dal titolo La diaconia del pastore.
L'autore si chiede: «Dove possiamo trovare le radici per l'attribuzione anche al diacono dell'appellativo di pastore?». E passa ad analizzare alcuni testi di riferimento.
«La costituzione LG così dichiarava: "quelli tra i fedeli che vengono insigniti dell'ordine sacro, sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa colla parola e la grazia di Dio" (LG 11)».
«Anche l'Esortazione apostolica Familiaris consortio di papa Giovanni Paolo II, quando si riferisce al diacono quale curatore della pastorale delle famiglie (n. 23), così si esprime: "Tempestivamente e seriamente preparati a tale apostolato, il sacerdote o il diacono devono comportarsi […] come padre, fratello, pastore e maestro, aiutandole coi sussidi della grazia e illuminandole con la luce della verità". Ed è ancora il papa Giovanni Paolo II che, nella Christifideles laici, trattando dei ministeri derivanti dall'Ordine sacro (n. 23), afferma: "Solo il sacramento dell'Ordine attribuisce al ministero ordinato una peculiare partecipazione all'ufficio di Cristo Capo e pastore e al suo sacerdozio eterno (cf. PO 2 e PO 5)".
Il testo che forse più ci aiuta a precisare che il concetto di pastore si identifica con quello di diaconia è preso dal Codice di Diritto Canonico, nel quale trattando sui fedeli che ricevono il sacramento dell'Ordine, si afferma che essi sono segnati dal carattere e "sono costituiti ministri sacri; coloro cioè che sono consacrati e destinati a servire, ciascuno nel suo grado, con nuovo e peculiare titolo, il popolo di Dio"».
Continua, specificando le differenze e le peculiarità del ministero diaconale, focalizzando il discorso sulla "configurazione a Cristo", cioè sull'unico fondamento del ministero ordinato: «i ministri ordinati partecipano all'unico sacerdozio di Cristo».
«Infatti, "lo Spirito Santo mediante l'unzione sacramentale dell'Ordine li configura, ad un titolo nuovo e specifico, a Gesù Cristo Capo e Pastore, li conforma ed anima con la sua carità pastorale e li pone nella Chiesa nella condizione autorevole di servi dell'annuncio del Vangelo ad ogni creatura e di servi della pienezza della vita cristiana di tutti i battezzati" (PDV 15). I diaconi, inoltre, in nome del vescovo, e se questi lo riterrà opportuno, sono pienamente responsabili di queste missioni specifiche, attraverso le quali essi insegnano, santificano e governano il popolo di Dio, in collaborazione piena e in comunione col ministero dei presbiteri. Pertanto, "l'ordinazione conferisce loro funzioni importanti nel ministero della Parola, del culto divino, del governo pastorale e del servizio della carità, compiti che devono assolvere sotto l'autorità pastorale del loro vescovo" (CCC n. 1596)».
«Il ministero dei diaconi è, allora, in modo proprio, orientato verso la costruzione della chiesa, anzi senza di essi il ministero ordinato è monco e la stessa struttura gerarchica non è completa. Infatti, "i ministeri conferiti dall'ordinazione sono insostituibili per la struttura organica della Chiesa: senza il vescovo, i presbiteri e i diaconi, non si può parlare di Chiesa (cf. Sant'lgnazio di Antiochia, Epistula ad Trallianos, 3,1)" (CCC n. 1593)».
E conclude: «Se il vegliare sulla comunione ecclesiale è il compito primario del vescovo e del presbitero, la missione del diacono è quella di fare in modo che questa comunione sia realmente una comunione di servizio. Il diacono, pertanto, si farà servitore di tutti, affinché tutti siano servitori gli uni degli altri».


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