martedì 5 aprile 2011

Senza differenze


Abbiamo assistito, e stiamo assistendo, in questi giorni alle scene, spesso piene di tensione, di coloro che sono fuggiti dalla loro terra e sono sbarcati a Lampedusa.
Una di queste mi ha particolarmente impressionato: il rifiuto di molti, soprattutto giovani, del trattamento riservato e persino del cibo che è stato loro offerto.
Ho sentito diversi commenti, realistici se vogliamo, circa queste "pretese" che ti lasciano sconcertato… "Con tutto quello che facciamo per loro…".
Ma perché si comportano così? Ognuno dà la sua risposta, sicuramente valida.
Anch'io mi sono chiesto il perché di un simile comportamento… Ma, pur comprendendo le varie motivazioni, non ho voluto lasciarmi prendere da una reazione istintiva o di giudizio sommario ed immediato. Mi è sembrato di cogliere in questi "disperati", che hanno perso tutto e rischiato la vita per un futuro diverso e forse migliore, la rabbia istintiva e atavica di chi si sente derubato e defraudato… da chi vive meglio di loro.
E vogliono fare "giustizia"… livellando tutto e tutti… Siamo tutti essere umani e la terra è di tutti… le ricchezze sono di tutti… il cibo deve essere per tutti… E non guardano in faccia a nessuno, nemmeno ai loro "soccorritori"… Che strano è l'uomo!
Ma poi è proprio vero?
Quanto sono vere le parole di sant'Agostino: «Il superfluo dei ricchi è necessario ai poveri. Quando si posseggono cose superflue si posseggono cose che appartengono agli altri» (En. in ps. 147,12).
Una lezione per una diaconia solidale e di fraternità, in un mondo chiuso in se stesso.


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