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mercoledì 31 dicembre 2008

Grazie per il tempo che ci è stato concesso


Il 2008 è terminato!
Grazie, Signore, per l’anno di vita che ci hai donato, per gli eventi lieti e tristi che in esso abbiamo vissuto, per le nostre famiglie, per le persone che hai posto accanto a noi e sul nostro cammino; grazie per il loro amore, la loro amicizia; grazie per i doni di cui ci hai arricchito quest’anno e i momenti di gioia che ci hai donato perché la nostra vita fosse piena e felice.

Grazie per i poveri che ci interpellano nelle nostre scelte di vita; grazie per quanti hanno bussato alla nostra porta.

Grazie per tutto l'amore ricevuto e donato, anche se il nostro cuore di carne si è a volte appesantito per il caricarsi di dolori, non solo nostri; grazie per la sua continua rigenerazione per la comunione con Te e con quanti sono uniti a noi.




Chiudo questo anno con questo scritto di Chiara Lubich:


Il tempo mi sfugge veloce,
accetta la mia vita, Signore!
Nel cuore ti tengo, è il tesoro
che deve informar le mie mosse.
Tu seguimi, guardami, è tuo
l'amare: gioire e patire.
Nessuno raccolga un sospiro.
Nascosta nel tuo tabernacolo
vivo, lavoro per tutti.
Il tocco della mia mano sia tuo,
sol tuo l'accento della mia voce.
In questo mio cencio, il tuo amore
ritorni nel mondo riarso
con l'acqua, che sgorga abbondante
dalla tua piaga, Signore!
Rischiari, divina Sapienza,
l'oscura mestizia di tanti,
di tutti. Maria vi risplenda.

Combattere la povertà per costruire la pace

1 gennaio 2009 – Maria Madre di Dio

Giornata mondiale della pace

Parola da vivere

Combattere la povertà per costruire la pace


Dom Helder Camara, il vescovo dei poveri, poco prima di morire, ha voluto dedicare gli ultimi anni a un sogno, un mondo senza fame. Se sogneremo insieme, il sogno diventerà realtà.
Anche il Papa vuole sognare con noi, denunciando lo scandalo della povertà nel mondo. Come si può rimanere insensibili agli appelli di coloro che, nei diversi continenti, non riescono a nutrirsi a sufficienza per vivere? Non è mera fatalità, ma conseguenza dell'inadeguatezza degli attuali sistemi di convivenza umana nel promuovere il bene comune. Le radici della povertà e della fame nascono da un'altra povertà, la miseria spirituale che rende l'uomo indifferente alle sofferenze del prossimo.
Nel Sud del mondo la miseria porta al disfacimento della persona nei suoi bisogni, a pensare solo al mangiare, perdendo il senso della sua propria dignità. Nel Nord l'aridità del cuore è imponente, tanto che il cibo acquistato da una famiglia va per il 30% nella pattumiera, ancora in parte commestibile. La povertà va combattuta come un crimine non come una fatalità e va conosciuta, va provata nella propria carne. Va sconfitta nelle sue radici: chi ha il coraggio di dedicare le sue ferie a conoscere la povertà di tante persone in un Paese del Sud del mondo? Non risolverà quasi niente, ma con certezza avrà sconfitto la miseria spirituale che lo imprigiona.


Testimonianza di Parola vissuta


LA FORZA DELL'AMORE
Lavoro nel reparto recezione e contabilità di un ospedale in Libano. Bassam arrivò una mattina con un parente malato: Bassam non è libanese, ma palestinese e la sua nazionalità bastava a sconvolgermi nel più profondo, perché provengo da un villaggio cristiano che è stato interamente bruciato dai palestinesi e dal quale la maggior parte degli abitanti superstiti è sfollata, mentre tanti sono morti. Ho subito riconosciuto la sua nazionalità dal suo accento e dall'indirizzo. E dentro di me, ho detto: "Signore, ti prego, voglio testimoniare te, aiutami!". Mi sono ricordata di quelle parole del Vangelo: "Qualunque cosa hai fatto al minimo l'hai fatto a me". Dovevo riconoscere ed amare nel suo volto il volto di Gesù.
Ho guardato Bassam in faccia e mi sono accorta che era spaventato, che non voleva svelare la sua identità. Ho rispettato il suo desiderio e non ho chiesto documenti né a lui né al malato che aveva accompagnato. Era un caso grave. Bassam mi ha detto che non aveva un'assicurazione e che non poteva pagare in anticipo le spese dell'operazione, come richiede il regolamento dell'ospedale. Ho cercato di superare il riferimento per quella ferita ancora aperta e gli ho detto che potevo aiutarlo.
I giorni seguenti ho avuto modo di assisterlo in varie occasioni. Era meravigliato: "Sono straniero, perché mi aiuti così?". E mi ringraziava sinceramente, toccato dall'amore che avevo per lui. Il malato che aveva portato era in pericolo di vita e lo è stato per tutto il periodo della degenza in ospedale. Bassam era molto preoccupato per lui. Ho chiesto ai medici di curarlo il meglio possibile e di rasserenare i parenti in ansia. Gli ho dato una preghiera che avevo con me e che dice: "Credo in te, Signore, rafforza la mia fede, è su di te che conto, aiutami". Poi ho aggiunto: "Non temere, la preghiera arriverà a Dio e anch'io pregherò per il tuo parente ammalato".
L'ultimo giorno di ospedale, quando Bassam è venuto alla cassa per pagare, mi ha detto: "Devo confessarti qualcosa che non sai". "Non dirmi niente, so già tutto ", ho risposto. "Lo sai che non sono cristiano e nemmeno libanese?". "Lo so dal primo giorno e per questo non ti avevo chiesto la carta d'identità". Allora mi ha raccontato che aveva sempre avuto un'idea negativa dei cristiani. Poi ha chiesto di venirmi a trovare a casa, con sua moglie e sua madre. Abitava a più di un'ora e mezza dal mio paese. Ma sono venuti tutti e tre. Nel corso della conversazione, mi ha chiesto più volte il perché del mio comportamento. Ho risposto semplicemente che la nostra religione è fondata sull'amore e sul perdono.

(Hoda N.)


(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)


martedì 30 dicembre 2008

Lo statuto dell’amore

Al termine di questo anno che sta per finire, faccio mio un pensiero di Chiara Lubich dell'8 giugno 1989, dal titolo "Nient’altro che l’amore scambievole", perché "il mondo passa con la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno" (1Gv 2,17).


C'è un prefazio, nella Messa, che dice: "E hai donato il tuo Spirito per far di tutte le nazioni un popolo nuovo, che ha come statuto il precetto dell'amore": è entusiasmante sapere che "la regola del popolo di Dio sia il comandamento dell'amore… di tutta la Chiesa: dai laici ai sacerdoti, ai religiosi, ai vescovi…".
"È la norma sulla quale tutte le altre norme hanno valore e senza la quale nulla ha senso (né la preghiera, né l'apostolato, né il donare i beni, né il dare la vita…)".
Tutto questo è la "specifica via, il nostro tipico modo di essere", di noi cristiani di questo tempo. Essere questo amore reciproco in atto (il cui "effetto" è la presenza di Gesù tra noi) "come se non avessimo nient'altro da fare. Perché il resto viene da sé: l'amore illumina e illumina bene su ogni nostro dovere".
"È un'esperienza che va fatta… a sera ci troveremo cambiati; magari stanchi, ma con un nuovo entusiasmo per la meravigliosa divina vita che Dio ci ha dato".

sabato 27 dicembre 2008

Rocco racconta (Novena di Natale)

Ecco come si è vissuta la preparazione al Natale, con la "Novena itinerante", nella Parrocchia dove opera l'amico diacono Rocco.
(Le altre esperienze sono raccolte nella rubrica "
Rocco racconta").


Abbiamo vissuto la Novena del Natale per le strade della Parrocchia, in mezzo alle case, fra gli anziani e gli ammalati e con tanti bambini e giovani che hanno desiderato partecipare. Ho preso come riflessione: "Morire fra la tua gente!". È quella che Gesù ha preferito: gli ultimi, i poveri, gli ammalati. È stata una splendida preparazione al Natale.
Ed ecco Natale! Sono pieno di stupore e meraviglia nel guardare quel Bambinello fattosi uomo come me! È vero, Dio si è fatto uomo come me, perché tutti gli uomini tornassero a Lui, fossero Lui. Ecco la novità del Natale: "Il Cielo si è unito alla terra e ci ha dato, in Gesù, l'Autore della nostra Speranza, Dio. Tutto questo è bello, è grande, è meraviglioso!
Tutta la Novena trascorsa non è stato un fare, ma realizzare un "Essere Lui", l'Amore! Così nelle piccole cose, andando a cercare i poveri, gli ultimi, i soli, le vedove, i lontani, gli anziani e cantare nelle strade, nelle case, accogliendo tutto il dolore incontrato.
Nelle persone incontrate mi ci rivedo un po' anch'io, che vivo in loro, in questa novità del Natale: Dio in mezzo a noi, Dio con noi! Ho visto bambini strafelici, canti di gioia, anziani, affacciati al balcone, pregare con noi, ammalati in festa… Il Cielo si è mosso ed ha mandato in mezzo a noi il Salvatore! Il più bel dono, il dono per eccellenza: Gesù Bambino! Sta a noi adesso custodirlo, tenerlo in braccio, accudirlo, farlo crescere, non fargli male. Lui è in mezzo a noi per sempre! Giorni di festa e di splendore questo che insieme ai tanti bambini e adulti - in un insieme di vita colorata con canti di gioia e preghiera di attesa - abbiamo vissuto! E alla fine tutti abbiamo esclamato: Questo è il più bel Natale della nostra vita!

Tutto vince l'amore!

28 dicembre 2008 – Santa Famiglia

Parola da vivere


I miei occhi hanno visto la tua salvezza (Lc 2,30)


Siamo ancora avvolti dalla mistica del Natale. Più che affannarci oggi a cercare nella famiglia di Nazaret soluzione agli infiniti problemi della famiglia propriamente detta, fonte e modello della famiglia umana, rimaniamo ancora un po' in contemplazione: Abramo e Sara sono vecchi, avvizziti come alberi stanchi di tante primavere: "Come è possibile generare un popolo?" Maria aveva esclamato: "Come è possibile? Non conosco uomo!". È così: l'umanità, da sola, non ha più forza di diventare famiglia, non conosce più le relazioni profonde che attingono all'amore e lo generano come un figlio.
Il vecchio Simeone cosa vede davanti a sé, per essere anche pronto a morire? In quei due poveri sposi vede il piccolo resto di Israele che ha creduto alle promesse di Dio. L'amore è una cosa fragile come quel bambino che portano in braccio, ma è anche una bomba esplosiva che rivoluziona tutto attorno. Questa è la Salvezza: Dio ci ama, vuole essere tra noi come in una famiglia, Padre e Figlio nello stesso tempo, accettando la nostra fragile collaborazione a rigenerare l'Umanità. Simeone muore sereno perché ha riconosciuto i cammini dell'amore nella contraddizione e nella spada di dolore, ma è certo: tutto può vincere l'amore.

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)

venerdì 26 dicembre 2008

Rocco racconta ("Farsi uno")

Riporto un'altra esperienza tratta dal "Foglio" dei giovani della Parrocchia dove presta il suo servizio l'amico diacono Rocco. Una perla che si aggiunge alle altre raccolte nella rubrica "Rocco racconta".


Nel cammino della "Spiritualità di comunione", immergendoci a vivere il vangelo sempre più in profondità ci accorgiamo che la vita riscopre esperienze bellissime, tanto che uno di noi ha potuto esclamare: "Se continua così, succederà una vera rivoluzione" in questa parrocchia.
Così, Marco ha detto assistendo a un fatto che adesso vi racconto: Facevamo rientro in Parrocchia, quando due sorelle dell'apparente età di 30 anni ci hanno fermati. Tutto sembrava una facile domanda ed infatti ci veniva chiesto la benedizione della famiglia. Ma a una risposta del nostro diacono Rocco ("che era bello organizzare e pregare anche in questa circostanza") una delle due sorelle (ci è sembrato che stesse attraversando un periodo particolare) ha esclamato: "Ho fatto pace con Dio e di 'Lui' non voglio più sentirne parlare". "Come, ci siamo chiesti, (è una vera bomba!) da un lato ci chiede la benedizione e dall'altro non si vuole sentire più parlare di Dio?". Sono bastati pochi minuti, nei quali il diacono ha dato la sua esperienza di vita e di come cerchi continuamente di testimoniare l'immenso amore del "Padre" nonostante la sua malattia, che a quella sorella è spuntato il sereno. L'incontro avverrà e chissà che nel grigiore di una sofferenza non apparirà tutto l'Amore misericordioso di un Padre che da sempre ci vuole e continua a volerci bene? Noi pregheremo, per questa e per tutti i fratelli come questa che magari all'apparenza si dicono cristiani e dietro la prima difficoltà (magari dietro una malattia) non riconoscono Dio Amore. A tutti diciamo che questa è l'esperienza che facciamo: non ci può essere gioia vera se questa non passa dal crogiolo del dolore!
Che il Signore ci aiuti a scoprirlo sempre più nel dono grande della nostra Fede. (Marco S.)



mercoledì 24 dicembre 2008

Il prodigio dell'amore

25 dicembre 2008 – Natale del Signore

Parola da vivere


Gloria a Dio nel più alto dei cieli,
pace in terra agli uomini che egli ama
(Lc 2,14)


È l'invito a far festa per il nuovo re, colui che rinnova le speranze del popolo. Eppure quante volte il grido è stato soffocato dalle delusioni dei salvatori che si sono alternati nella storia!
In questa notte è il cielo stesso che canta con i suoi angeli il prodigio dell'amore che si è fatto uomo, minuscola creatura, miracolosa nascita che nella austerità dei segni della povertà contiene l'ultimo autentico annuncio di salvezza.
In questa notte santa non possiamo non riservare momenti alla contemplazione, al silenzio interiore, alla coscienza del buio che la vita e il mondo continuamente ci offrono come risposta alla nostra debolezza, ai nostri fallimenti e alla presunzione di costruire una salvezza con le nostre mani. Nella totale disponibilità di Maria e Giuseppe troviamo il segreto di ripristinare la culla a Dio che viene tra noi e vuole stare con noi: nascere, crescere e morire d'amore per ristabilirsi nella Trinità con tutti noi: "Padre, non si è perso nessuno di quelli che mi hai dato!" dirà Gesù sacrificandosi sull'altare della croce.
Ma non basta celebrare e contemplare. Bisogna che ognuno trovi la statura della crescita di Gesù in lui.
Prima di tutto credere all'amore, unico dono del Padre e sostanza del nostro dono, dei regali mutui in cui siamo gli uni degli altri dono. Il bambino Gesù non solo ci sorride, ma ci ha parlato dell'essenza del vivere: amatevi come io vi ho amato. L'amore di ognuno lo rende presente incontrandosi con l'amore dell'altro, come delle fiaccole che si accendono una ad una nella notte e la trasformano in luce e calore. La nostra festa non può escludere il coro del cielo dai nostri cori, dai nostri meravigliosi presepi. Gli alberghi di Betlemme devono fare posto a tutti, senza chiudere la porta ai poveri. I nostri granai siano svuotati dalle armi che li difendono, le armi diventino aratri, le nostre piazze mercati aperti a tutti: "Venite e comprate senza denaro!" dice il profeta.
Da questa notte deve rinnovarsi la nostra scelta di vita, la scelta amorosa di un Salvatore che temiamo come una utopia e si rivela sempre più unica certezza. Lasciamoci stringere nell'abbraccio del Cielo con la Terra, sognando il giorno che tutta la Terra diventi Cielo e il Cielo recuperi la Terra che un giorno ha creato.




(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)