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venerdì 31 ottobre 2008

La promessa della gioia piena

1 novembre 2008 – Tutti i Santi
2 novembre 2008 – Commemorazione dei fedeli defunti

Parola da vivere

Rallegratevi ed esultate,
grande è la vostra ricompensa nei cieli
(Mt 5,12)


In questo giorno, a ben riflettere, non è che dobbiamo fare festa ai Santi: non ne hanno bisogno perché la loro eternità è un'unica, interminabile festa. Siamo noi che dobbiamo fare festa, al di là delle tradizioni popolari.
Festa perché ci è spalancato il cielo che ci mostra moltitudini di persone felici, pienamente realizzate in Dio, splendenti come stelle attorno all'unico immenso sole.
I loro nomi fanno parte del calendario dei canonizzati dallo stesso Gesù: poveri, afflitti, miti, assetati e affamati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati, insultati, calunniati... tutta gente che si trova lungo il cammino della vita.
Quindi è festa perché anche noi siamo chiamati a ricevere questo nome nuovo e a partecipare con i santi alla pienezza di Dio.
È festa perché la felicità si rivela più un dono che una conquista. Rinunciamo a noi stessi, lasciamo perdere le vanità del mondo perché Gesù si è rivelato il nostro tesoro, siamo santi per il Santo che è in noi e tra noi.
Felici quindi anche di soffrire, di vivere nell'amore paziente quotidiano, perché i santi sono la garanzia che grande sarà la nostra ricompensa.


Testimonianza di Parola vissuta


Sono nata nel 1966 a Roma da genitori che proprio in quell'anno erano stati conquistati dall'annuncio dell'amore di Dio e per questo mi hanno dato il nome tanto bello e cristiano che ho. A venticinque anni avevo un bel fidanzato e una laurea in scienze politiche; aspiravo ad entrare nel mondo del giornalismo. Fu allora che rimasi colpita dalla promessa della gioia piena che Gesù fece ai suoi (Gv 15,11). Quella promessa per me fu la chiamata a portare Gesù a chi ha la morte nell'anima. In quello stesso tempo mi ritrovai colpita da una malattia rara molto grave, la sindrome di Behçrt, che in poco tempo mi rese quasi completamente cieca. Davanti a me si presentava una prospettiva estremamente triste: ero tutt'altro che propensa ad accettare la cecità e stavo andando incontro ad una morte molto dolorosa. Avevo appreso però dal Vangelo che Gesù è capace di guarire. Così feci questa promessa: "La mia vita è tua. Mettimi nelle condizioni di portare la tua presenza a chi vive già nella morte e per questo ti chiedo la guarigione". La mattina seguente mi svegliai guarita: anche la mia vita era tornata ad essere normale, anzi migliore del normale.
Così potei corrispondere alla chiamata di Dio, scendendo di notte in quei sotterranei della stazione Termini e della metropolitana di Roma dove languisce gente giovane devastata dall'alcool e dalla droga, persone sfigurate che continuano a farsi del male. Solo Dio poteva darmi la forza di andare lì ad annunciare a quelle persone il suo amore che salva. Qualcuno di loro mi chiese di venir via con me, ma io non avevo un posto per loro. Cercai inutilmente. Il giorno in cui lasciai la casa, il lavoro e il fidanzato per dedicarmi totalmente a Gesù, mi fu donato un appartamento nel quale cominciai ad accogliere queste persone. Fu con loro che ebbe inizio la storia di "Nuovi Orizzonti".

Chiara Amirante (nella foto)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)


martedì 28 ottobre 2008

Il diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 151 (luglio/agosto 2008)




La Parola rinnova la creazione:
una diaconia alla vita

Sommario


EDITORIALE
La diaconia della Parola, segno sacramentale della creazione (Giuseppe Bellia)

CONTRIBUTO
la Parola proclamata rinnova la creazione (Enzo Petrolino)

STUDIO
La creazione sapiente (Angelo Passaro)

OMELIA
Il coraggio di credere (Adriano Caprioli)

ANALISI
Dal libro assente alle tracce di un risveglio (Brunetto Salvarani)

PASTORALE
Diaconia alla vita: nuova pastorale familiare? (Leonardo Santorsola)

PAROLA
La vicenda di Paolo: dalla conversione all'annuncio (Luca Bassetti)

TESTIMONIANZA
Diaconia nelle case degli uomini (Adler Rituani)


Rubriche

ASCOLTO
Cosa vuoi dire misericordia? (Marco Renda)

FAMIGLIA
Le mogli dei diaconi (Pierangela Zaffaroni)

COMUNICAZIONI
Lettera agli anziani (Benito Cutellè)

DOCUMENTI
Diaconato e Codice di diritto canonico


lunedì 27 ottobre 2008

Il diacono, sacramento di Cristo

Noi riceviamo un sacramento, ci viene donato un segno che porta in sé tutta la grazia e la potenza di Dio, e che ci trasforma intimamente, nel profondo del nostro essere; ci trasforma in ciò che il dono di Dio rappresenta.
Questo vale per tutti i sacramenti.
La persona lo riceve per "essere" lei stessa quel "segno fatto persona".
Si riceve per sé, si riceve per gli altri, per essere dono all'umanità, quali persone "nuove" che formano un "corpo nuovo", Gesù presente oggi…
Il diacono, quale segno di Cristo che dà la vita per noi, in seno alla comunità vive secondo la sua vocazione se veramente "dà la vita" per i fratelli, facendosi "uno" con loro, ascoltandoli, accogliendo nel proprio cuore e nella propria vita ogni affanno e pena…
Le persone, sentendosi amate e non respinte, sperimentano l'amore di Dio; si sentono interiormente coinvolte dallo Spirito ad "essere benevole le une verso le altre, misericordiose", sollecitate al perdono reciproco, perché sperimentano il perdono di Dio nella persona che le ha accolte, come accoglierebbe Gesù, …in suo nome (cf Ef 4,32).
Così ciascuno si sentirà spinto a camminare nella carità, sull'esempio di Gesù, donando la propria vita per i fratelli, quale "sacrificio di soave odore" (cf Ef 5,1-2).

sabato 25 ottobre 2008

Dio in tutti

Il pensare che l'opera di diffusione del vangelo si compie in modo appropriato e fruttuoso quando è coinvolta la comunità cristiana intera, quale soggetto di evangelizzazione, mi rimanda all'invito di san Paolo (cf. Ef 4,1-6) a "comportarci in maniera degna della vocazione ricevuta, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandoci a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace". Formiamo infatti "un solo corpo in un solo Spirito". Mi fa vedere sotto un'ottica diversa, nuova, tutti i rapporti in seno alla comunità cristiana. Il rapporto tra pastori e fedeli e viceversa, come pure all'interno di chi esercita un ministero ordinato, prende forma a partire da questa Parola, al di là e senza nulla togliere alla funzione propria di ciascuno: "Dio è padre di tutti, è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti".

venerdì 24 ottobre 2008

Essere amore

26 ottobre 2008 – 30a domenica del Tempo ordinario (A)

Parola da vivere

Qual è il più grande comandamento della legge? (Mt 22,36)


Come Gesù, anche sant'Agostino ha dato una risposta estremamente semplice a tutti i teologi, ai moralisti, ai canonisti: "Ama e fa' quello che vuoi". Ma per amare bisogna aver conosciuto l'Amore, bisogna essere amore. Come Dio che ci ama ed è amore.
Gesù facendo dei due un solo comandamento, ci indica che il punto di incontro tra l'amore di Dio e il prossimo è l'Incarnazione. Dio che si fa carne, cioè uomo. Da questo momento la linea che ci porta a Dio passa obbligatoriamente per l'uomo, per il figlio di Dio che tutti noi siamo diventati.
Nell'Antico Testamento la legge dell'amore passava attraverso la "com-passione", per l'essere tutti immagine di Dio, per l'origine e il destino comune a tutti.
Oggi, l'altro è Gesù. In Lui trovo tutto Dio che si è offerto per noi e tutta l'umanità che in Gesù è stata ricreata a nuova vita attraverso la croce.
Essere cristiani quindi è semplice, basta amare. Ma estremamente impegnativo perché l'amore chiede tutto, dà tutto, è Dio.

Testimonianza di Parola vissuta


Lo scorso anno, impegnandomi a fondo, sono riuscito ad essere il primo della classe. Per questo ho ricevuto un premio in denaro dalla scuola. Ho dato i soldi ai miei genitori che li hanno usati, integrando la cifra, per comprare due libri che mi sarebbero serviti per quest'anno. Durante le vacanze, un amico me ne ha chiesto in prestito uno. Ne ero molto geloso, ma, vedendo in lui Gesù, gliel'ho dato, raccomandandogli però di usarlo con molta attenzione.
Un mese dopo sono venuto a sapere che questo libro era stato ricoperto di scritte e disegni e mi sono arrabbiato molto. Volevo che fosse Gesù a farmi capire cosa fare e così, per confrontarmi, sono andato a parlare con un compagno con il quale condivido un cammino spirituale. Lui mi ha detto che il mio amico aveva dimenticato sul tavolo di casa il libro: la sua sorellina vi aveva fatto quelle scritte e quei disegni. Ho capito che non dovevo essere attaccato ad una cosa che passa ed ho bruciato la collera in me.
Alcuni giorni dopo ho incontrato il mio amico, che era mortificato e non sapeva come dirmi dell'accaduto. Ho fatto io il primo passo per sdrammatizzare tutto e lui mi ha detto di aver già rivestito il libro con una bella copertina che nascondeva i "frutti" del talento della sorellina. Gli ho detto che la copertina trovata era troppo bella e ci siamo messi a ridere tutti e due!

(Rindra, India)

(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)


mercoledì 22 ottobre 2008

Un solo uomo nuovo

Il passo di Efesini 2,12-22 della liturgia di questi giorni mi ha fatto riflettere sul mio essere (e quindi operare) nella comunità cristiana, dove sono presenti diverse categorie di persone, dalle più praticanti a quelle che, pur sentendosi attratte dal messaggio di Gesù, non si sentono parte di quella comunità che si incontra alla liturgia domenicale.
Eppure sono tutti fratelli in Cristo Gesù!
C’è una conversione da fare sul come essere “diaconia” che porta all’unità…
Quelli che sono considerati “lontani”, ora sono “diventati i vicini grazie al sangue di Cristo”, quel sangue che è segno di quel “dare la vita” a cui siamo chiamati. Essere come Gesù che ha creato "in se stesso dei due un solo uomo nuovo… un solo corpo per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia, annunciando perciò la pace… in modo da non essere più stranieri, ma cittadini dei santi e familiari di Dio… in modo da diventare insieme dimora di Dio per mezzo dello Spirito".
È in me stesso, nella mia persona, che si attua questa unità che poi si manifesta anche nel corpo della comunità. Ma bisogna essere come Gesù, che ha dato la vita.




domenica 19 ottobre 2008

L'ipocrisia dei farisei…

Riflettendo sulla conversazione dei farisei con Gesù sull'opportunità o meno di pagare il tributo a Cesare e sulla loro ipocrita intenzione, mi sono venute in mente tutte le volte che si scende a compromesso con certe situazioni particolari legate a privilegi o a ricchezza.
Ipocritamente i farisei, che pur odiavano i romani, usufruivano comunque della loro ricchezza utilizzandone le monete.
Quante volte i cristiani (a tutti i livelli, singolarmente o collettivamente) si compromettono... e hanno le mani legate... anche a fin di bene (così dicono)…
Il mio essere nella comunità a servizio del vangelo mi spinge a quella coerenza che sa usare dei mezzi umani secondo il piano di Dio nel rispetto della dignità di ogni persona, nella cui coscienza è impressa l'immagine di Dio.
Solo così posso dare il mio contributo a quell'originario piano del Creatore che è la fraternità universale.