«Ci rechiamo a casa di una parrocchiana eccezionale per benedire la famiglia.
È Bello! La nostra vita in Parrocchia assume contorni a volte eccezionali pur vivendo nella normalità: gesti, fatti, ed emozioni. Eccezionale è l'Amore che circonda tutta la nostra esperienza. Il vivere "in comunione" ci fa sperimentare cose che a noi sono state, per così dire, nascoste e che oggi viviamo "insieme". Così che una persona si avvicini in Parrocchia e chieda che venga benedetta la sua famiglia in una casa di nuova abitazione, è nella prassi ecclesiale una normalità. Cosa, invece, noi giovani abbiamo colto di eccezionale?
Diciamo subito che la famiglia che ci ospita è di nazionalità russa; secondo che ad andare a benedire questo nucleo familiare è tutto il gruppo giovanile con il diacono Rocco. Un fatto "ecclesiale" che riveste la sua eccezionalità dalla presenza di una comunità che accoglie una intera famiglia e la benedice nel nome del Signore Gesù. Non avveniva così anche tra i primi cristiani? Ritornare, quindi, alle origini ci sorprende, ci incuriosisce, ma ci fa vivere la radicalità del Vangelo. E bello è stato l'incontro con questa famiglia che con il parlare un po' in italiano, un po' russo ci ha detto tutta la gioia di questo gesto molto significativo per tutti ì presenti. E alla fine, all'invito fatto di trovarci in parrocchia, hanno dato la loro disponibilità e già nei prossimi momenti formativi tra noi giovani avremo tra noi, che fin adesso accogliamo di vero cuore, la figlia tredicenne che frequenta con noi la terza media. Gloria a Dio! I "miracoli", le "meraviglie" si ripetono, occorre amare e credere sempre più che solo l'Amore trasforma i cuori degli uomini. Non c'è né giudeo, né greco; né giallo, né negro, né diversità di lingue o di cultura, tutti siamo di Cristo. È Lui che ci fa tutti uno e ci porta nel "Seno del Padre". Ecco l'Amore! Ecco la bellezza di Dio fra noi! Avere "Lui" in mezzo a noi è la vera risposta alla credibilità che Dio ci ama ancora nonostante il nostro peccato». (Marco S.)
venuto per servire (clicca qui per entrare)
martedì 16 dicembre 2008
Rocco racconta (evangelizzare insieme)
venerdì 12 dicembre 2008
Lo sconosciuto
Parola da vivere
In mezzo a voi sta uno
che voi non conoscete (Gv 1,26)
Isaia ci ha definiti foglie portate dal vento. Il vento ci scuote, ci spoglia, ci purifica esternamente. Ma il vento dello Spirito soffia nel più intimo di noi stessi e ci contagia d'amore.
Nell'avvicinarsi del Natale siamo coinvolti nel desiderio di fare del bene, anche se le iniziative umanitarie e di carità si mescolano con la febbre del consumo, con le gioie comprate sui mercati, con le illusioni di pace e di fraternità mediate dai mass-media.
Nello Spirito ci sentiamo privilegiati perché siamo poveri, sentiamo che le nostre piaghe sono sanate, il nostro cuore ha un' anima nuova, avvertiamo il gusto della vera libertà.
Con Giovanni Battista vogliamo raccontare la nostra esperienza perché tutti incontrino Colui che è ancora sconosciuto in mezzo a noi, Colui che ci ha amato fin dalla eternità e vuole farci partecipi alla nascita tra gli uomini di Gesù, il Dio fatto uomo.
Nell'esercizio dell'amore parteciperemo alla esperienza di Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me!".
Testimonianza di Parola vissuta
Quando il nostro primo figlio ha iniziato ad andare a scuola, lo portavo, lo andavo a prendere, lo accompagnavo a giocare a calcio. Lì mi ritrovavo seduta sui gradini del campo aspettando che passasse il tempo. Questa situazione mi pesava, mi sentivo isolata e inutile. Mi chiedevo: "Perché non riesco ad uscire da me stessa?". Volevo riuscire a voler bene a chi mi stava intorno.
Sui gradini, disperse qua e là mamme e baby sitter aspettavano che il tempo passasse. "Ma un passo lo posso fare!", ho pensato e mi sono avvicinata ad una delle mamme che stava ricamando. La conversazione è cominciata attorno al ricamo. Nei giorni seguenti il rapporto è continuato e ha coinvolto altre mamme. Abbiamo costituito un "piccolo gruppo del ricamo": io ho portato la macchina da cucire, una signora si è offerta per insegnare, le altre hanno portato stoffa e filo... Le lezioni sono continuate, l'amicizia è cresciuta, dentro di me le barriere sono cadute. Da quel breve e timido saluto siamo passate ad una intensa condivisione della nostra vita, all'interesse reciproco, all'amicizia.
Se si fa un passo col cuore, tante barriere possono crollare.
(A.O., Venezuela)
(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)
domenica 7 dicembre 2008
Immacolati nella carità
e immacolati nella carità (Ef 1,4)
Un'esperienza di Chiara Lubich, recentemente scomparsa, ci aiuta a capire che dobbiamo essere un'altra Maria, immacolati nell'amore.
Sono entrata in chiesa un giorno
e con il cuore pieno di confidenza
chiesi a Gesù Eucaristia:
Perché volesti rimanere sulla terra,
su tutti i punti della terra,
nella dolcissima Eucaristia,
e non hai trovato, Tu che sei Dio,
una forma per portarvi e lasciarvi anche Maria,
la Mamma di tutti noi che viaggiamo?
Nel silenzio sembrava rispondesse:
Non l'ho portata perché la voglio rivedere in te.
Anche se non siete immacolati,
il mio amore vi verginizzerà e tu, voi,
aprirete braccia e cuori di madri all'umanità,
che, come allora, ha sete del suo Dio
e della Madre di Lui.
A voi ora lenire i dolori, le piaghe,
asciugare le lacrime.
Canta le litanie e cerca di rispecchiarti in quelle.
venerdì 5 dicembre 2008
Cammino di conversione
Parola da vivere
Si facevano battezzare
confessando i loro peccati (Mc 1,5)
Ci siamo messi in cammino nel deserto, dove c'è strada, dove la steppa è accidentata.
Abbiamo bisogno di essere guidati da qualcuno che ci rinnovi nella speranza, al di là degli inganni dei falsi profeti. Riprendiamo l'avventura con le prime parole del lieto annuncio di Marco che puntano senza indugi su Gesù Cristo, figlio di Dio.
Giovanni Battista ci svelerà Gesù come il vero buon pastore che porta in braccio gli agnellini e segue con amore il lento procedere delle pecore madri. Giovanni con la sua rudezza e austerità ha la forza del testimone non solo insegna, ma esige la conversione, riconoscendo i nostri peccati.
La penitenza sacramentale è una tappa obbligatoria dell'Avvento, se vissuta con novità. Stacchiamoci dall'immagine del giudice e del tribunale, andiamo oltre il rito dell'accusa e della assoluzione. Confessiamoci a Gesù e a chi lo rappresenta con il gesto interiore di piegarci umilmente a terra, supplicando di poter almeno accedere ai legacci dei suoi sandali.
Viviamo in un mondo di peccato, ma pochi si riconoscono peccatori, perché si è perso il senso dell'amore.
Testimonianza di Parola vissuta
Un giorno con mio marito, si era creata una forte tensione.
"C'è qualcosa che non va?" gli ho chiesto. E lui: "Non ci vuole mica il mago per capirlo".
Secondo lui io non capivo le sue esigenze. Era vero, perché mi dicevo: "Ma è possibile che con tante cose belle della nostra vita, lui si ferma alla sola cosa che non va?". Siamo andati a dormire con il broncio.
L'indomani pensavo: "Siamo una squadra, per risollevare lui devo lavorare su di me, addolcire il mio cuore, chiedere scusa". Non ci riuscivo. Per fare il passo, ho pensato ad un atto d'amore concreto per lui, che è appassionato di calcio; per farlo felice, ho rinviato un appuntamento fissato per quella sera perché potesse vedere la partita di coppa.
Ma per ricominciare davvero dovevamo chiarirci.
Così, nonostante la stanchezza e gli impegni, siamo usciti una sera e, prima uno e poi l'altro, ci siamo aperti in una confidenza profonda, come non capitava da un po'.
Ci siamo visti diversi e ci siamo capiti. Direi ri-innamorati.
(G.S.)
(da "Camminare insieme" - vedi Testimoniare la Parola)
Essere fecondi
Chi ascolta "costruisce" comunque, ma a seconda di dove si costruisce si sperimenta l'esito della nostra opera.
E' certo: non mettere in pratica la Parola, significa essere sterili.Chi ascolta "costruisce", ma chi mette in pratica "costruisce sulla roccia", cioè le sue opere sono solide, hanno un futuro, sono feconde: sta proprio qui la fecondità e la stabilità del nostro ascoltare la Parola.
Sono convinto che è cosa ottima (anzi necessaria) ascoltare, imparare, leggere, meditare: costruisce... e gratifica; ma se non metto in pratica, rimango sterile.
Spero di non essermene accorto troppo tardi...
Un altro aspetto, poi, di come la Parola possa produrre tutti i suoi frutti in maniera abbondante è quando viene vissuta in comunione con altri. Ho provato a vivere così, insieme ad altri: si viene a creare una "circolazione" spirituale che produce i suoi frutti, che fa crescere la comunità. I frutti della Parola vissuta vengono comunicati, donati, per la crescita dell'intero "corpo", per la costruzione della casa su un fondamento stabile, sulla roccia.
Molte volte mi sono chiesto quale fosse il mio compito in seno alla comunità che sono chiamato a servire, nella diaconia della Parola. E' fuor di dubbio: vivere e comunicare: suscitare nelle persone questa "comunione" nella Parola, nelle esperienze della Parola, in modo che la comunità prenda coscienza di essere luogo della presenza della Parola, Chiesa, Verbo incarnato.
martedì 2 dicembre 2008
Oltre la notte
vigilanza. Il nostro tempo anzitutto vive la notte della verità, per cui tutto è vero e, allo stesso tempo, tutto è falso, una notte in cui ognuno baratta e vende la sua opinione e il proprio interesse per certezze granitiche. Il nostro tempo vive poi la notte del cuore e dei sentimenti: la crisi che attraversa le nostre famiglie lo testimonia, la fatica della fedeltà coniugale lo testimonia, i gelidi silenzi che calano nelle nostre tavole lo testimoniano. Il nostro tempo vive infine anche la notte dei valori, offuscati da sostanze che uccidono, confusi con il proprio piacere, ordinati secondo il proprio arbitrio. È la notte della vita, quando l'uomo perde Cristo e l'amore del Padre.Vegliare significa reagire operosamente…
La storia è attesa, ma non è una sala d'aspetto in cui incrociare le braccia. La nostra operosità non nasce dalla convinzione di abbreviare la notte, ma dalla speranza certa che essa ha una fine. La sua fine coincide con il fine della nostra operosità.
(dal commento di Claudio Arletti sulla Parola della prima domenica di Avvento. Cf Vita Pastorale, n. 10/2008)
Quando incontro qualcuno lungo il corso della mia giornata, ho un'unica occasione per "essere": accogliere chi mi passa accanto e non mi sfiori invano.
Se in me c'è la Vita, posso trasmetterla, magari solo con lo sguardo o con un sorriso, allontanando, anche con fatica, ogni giudizio, ché solo a Dio compete giudicare.
Sperimento così la beatitudine di chi ha ricevuto dal Padre cose nascoste ai dotti e ai sapienti, perché così è piaciuto a Lui (cf Lc 10,21-24).
Così vivo la mia diaconia e contribuisco per la mia parte alla pace e alla fraternità, dove gli opposti si riconciliano, "il lupo dimora con l'agnello, il vitello e il leoncello pascolano insieme, e la saggezza del Signore riempie il paese, come le acque ricoprono il mare" (cf Is 11,1-10).
lunedì 1 dicembre 2008
Vegliare con il cuore
Forse non ce accorgiamo, ma il frastuono del mondo in cui siamo immersi ci fa perdere di vista il senso profondo della nostra esistenza ed appesantisce il cuore.
Vegliare con il cuore significa non dimenticare mai che viviamo la notte dell'assenza e dell'attesa.Vegliare significa vivere con il cuore proteso. Chi vive ogni istante come un passo in più compiuto verso la fine dei tempi, è sempre con colui che attende. È già con Cristo. I nostri fratelli monaci da sempre esprimono con il loro vegliare notturno anche l'attesa di tutto il creato e del cosmo. Noi sentiamo che tutta la natura e la storia attendono. Attendono un compimento, una redenzione, una liberazione.
(…)
Mentre fuori il mondo dorme, il credente ritarda il proprio sonno anche solo di pochissimi minuti per consacrare al Signore quell'istante, quella frazione della notte. L'ultima preghiera della giornata, piccola veglia gravida di significati, risponde all'intuizione di orientare il riposo, chiudendo gli occhi ma non assopendo il cuore.
Il cuore non dome mai, sa cogliere ogni istante e lo offre come un inno alla vita ed alla luce. E chi ti incontra riprende a sorridere ed a sperare.
