venerdì 24 novembre 2017

Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore


34a domenica del Tempo ordinario (A)
Solennità di Cristo Re dell'Universo

Ezechiele 34,11-12.15-17 • Salmo 22 • 1 Corinzi 15,20-26.28 • Matteo 25,31-46
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli
In quest'ultima domenica del Tempo ordinario, caratterizzata come festa di Cristo Re, Matteo ci presenta la celebre scena nota col nome di "giudizio finale", posta come coronamento dell'insegnamento pubblico e direttamente collegata con il racconto della passione e della risurrezione. Il versetto immediatamente seguente introduce la sezione finale del racconto: «Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: "Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso"» (Mt 26,1-2).
Il brano evangelico richiama la nostra attenzione sul rapporto tra la fine dei tempi e la nostra vita, sul nostro atteggiamento nei confronti del prossimo, in base al quale saremo giudicati, sul Cristo Re che presiederà al giudizio. Ma dobbiamo pensare nel modo giusto alla fine dei tempi: non per sognare il cielo come la soluzione-miracolo, ma per attendere nella maniera migliore il grande raduno di tutti gli uomini di fronte al pastore messianico.

Avevo fame… avevo sete…
La sentenza definitiva è fondata sui motivi di servizio caritativo al prossimo bisognoso. Questo non va contro la predicazione di Gesù sulla necessità della conversione, sulla fede, sui comandamenti, sul precetto dell'amore, sulla purezza del cuore, sull'umiltà, sulla filiazione divina, sulla rinunzia, sulla necessità di portare la croce. L'enumerazione che Gesù fa in questa occasione non è esclusiva, ma complementare: vuole mettere in evidenza l'importanza preponderante che ha, per lui, il precetto dell'amore manifestato appunto in queste opere. Non esclude il resto, e anzi, lo suppone.

L'avete fatto a me…
Il Re Giudice si appropria al passivo di queste opere, che dichiara come riferite a lui, fatte alla sua stessa Persona.
Chi ha operato questo è la moltitudine chiamata adesso dei "giusti". Essi hanno operato e basta; non hanno fatto indagine sui meritevoli di aiuto, né chi fossero gli aiutati. Le opere di carità ricordate hanno il merito di essere state compiute in onore di Gesù.

Signore, quando ti abbiamo visto affamato…?
Tanto quelli di destra come quelli di sinistra restano sorpresi davanti alla dichiarazione del giudice e si rivolgono a lui, esprimendo la loro meraviglia.
In questo modo, si espone chiaramente un principio che abbatte molte barriere: le opere compiute per amore sono liberate da ogni genere di limiti che condizioni il loro valore. Sono premiate le opere compiute per amore del prossimo bisognoso.
Gesù si rivolge a tutti indistintamente, dimostrando così che, anche fuori dell'ambito visibile dei suoi discepoli, della sua Chiesa, vi può essere un vero regno e un vero "cristianesimo".

Egli separerà gli uni dagli altri…
La sentenza pronunziata per quelli che si trovano alla sua sinistra sta a indicare la separazione eterna da Cristo e, per conseguenza, dalla vita, senza che le sue parole facciano supporre una predestinazione alla condanna. La loro mancanza di amore, cosa personale, ha determinato la loro destinazione alle pene senza fine. Le parole di Gesù parlano della fissazione definitiva della sorte degli uomini in quel momento supremo.
Il nostro destino ultimo si gioca nella realtà attuale della nostra vita. Saremo infatti giudicati sul nostro atteggiamento di oggi verso il prossimo. Negli uomini stretti dalla sofferenza e dal bisogno, il figlio dell'uomo è già misteriosamente presente.
Tutto questo ci porta a pensare al Cristo, Re dell'universo. Non per proclamare la sua signoria sulle questioni della vita civile, cosa che suonerebbe piuttosto ambigua in una società pluralista e laicizzata come la nostra. Gesù rivendica il suo titolo di re soltanto per l'ora della sua venuta nella gloria. Ma è presente nei poveri e nei piccoli: è il difensore dei loro diritti e il loro protettore. Servendo i poveri, è lui che serviamo.

Alla sera della vita, "saremo giudicati sull'amore", scrive san Giovanni della croce; il giudizio non si baserà altro che sulle opere di misericordia, sulla carità che non verrà mai meno. Bisogna dunque amare sino alla fine Dio e gli uomini. Mai Dio senza l'uomo, mai l'uomo senza Dio.

(spunti da Lectio: Abbazia Santa Maria di Pulsano)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
L'avete fatto a me (Mt 25,40)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete il regno preparato per voi (Mt 25,34) - (23/11/2014)
(vai al testo…)
 Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete il regno preparato per voi (Mt 25,34) - (20/11/2011)
(vai al testo…)
 Ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me (Mt 25,40) - (21/11/2008)
(vai al post "L'avete fatto a me")

Commenti alla Parola:
  di Cettina Militello (VP 10.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 10.2014)
  di Marinella Perroni (VP 10.2011)
  di Enzo Bianchi

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