venerdì 6 settembre 2013

Le condizioni per seguire Gesù


23a domenica del T.O. (C)

Appunti per l'omelia

Gesù è in viaggio verso Gerusalemme, dove lo attende la croce. Questo viaggio non ha un senso puramente geografico, ma simboleggia il cammino di obbedienza e fedeltà al Padre che Gesù percorre e insieme il cammino dei discepoli chiamati a condividere la sua scelta di vita. Infatti, «una folla numerosa andava con Gesù».
Ma Gesù , non vuole che le persone si leghino a Lui sull'onda di un entusiasmo superficiale, facili poi a stancarsi e quindi ad abbandonarlo. Per questo, con estrema chiarezza rivela le condizioni irrinunciabili per mettersi alla sua sequela. Fa impressione l'insistenza martellante «non può essere mio discepolo», ripetuto tre volte!

«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo».
Sono esigenze tremende: chi vuol seguire Gesù deve amarlo più di tutte le altre persone, anche di quelle più care. Deve amarlo anche più della propria stessa vita. Anzi, Gesù con una richiesta inesorabile non lascia spazio a nessuno nel cuore del discepolo fuorché a Lui solo. E questo non si verifica di rado e in modo eccezionale. Gesù intende che questa è una situazione abituale e costante nella vita del discepolo. Esige cioè una scelta permanente e radicale per Lui. Una scelta che non mette da parte gli altri, ma li pone in relazione stretta con Lui. Perché, anche tutto quello che faccio agli altri deve essere spiegato da Lui, motivato dal rapporto con Lui, senza perdere di vista Lui.

«Chi non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo».
Gesù chiede ai discepoli di seguirlo fino in fondo, disposti a perdere la vita e l'onore, pronti a qualunque sofferenza per amor suo. È quanto viene evocato dall'immagine del "portare la croce". In altri termini, anche il proprio io e la propria vita devono cedere di fronte al legame con Gesù.

«Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
È la rinuncia alla logica del possesso, dell'avere, per entrare nella logica del dono, della gratuità. Gesù domanda la libertà di fronte ai beni, la disponibilità a condividerli con chi soffre, la gioia di servirlo in chiunque è bisognoso e umiliato.

Richieste esigenti! Ma è un Dio che me lo chiede… e di Lui mi posso fidare, perché ha dato la sua vita per me! Perché mi ama come nessun altro mai e mi vuole felice. Non mi chiede di amare di meno le persone a me care, ma di più.
Se nella mia vita Lui è "l'Unico, sempre al primo posto", allora potrò amare i miei, e tutti, con intensità impensabile, potrò amarli con il Suo cuore.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Se uno viene a me e non mi ama più della propria vita… (Lc 14,26)
(vai al testo) - (pdf, formato A5/A4c)

Commenti alla Parola:
  di Marinella Perroni (VP 2013)
  di Claudio Arletti (VP 2010)
  di Enzo Bianchi


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