mercoledì 16 maggio 2012

Diaconi e presidenza nelle celebrazioni


Nel numero 5, maggio 2012, della rivista Vita Pastorale, nella rubrica riservata ai lettori, si legge un intervento di don Walter Lazzarini, delegato della diocesi di Pescia (Pt) per i diaconi permanenti, dal titolo Diaconi e presidenza nelle celebrazioni. Si tratta di una nota relativa alle modifiche apportare ai canoni 1008-1009 del Codice di Diritto Canonico riguardanti il ruolo del diacono.
Ne ho gia parlato in questo blog. Ritengo opportuno ritornare sull'argomento, spinto anche da questo articolo (che ora riporto), perché mi sembra importante che i diaconi (e non solo) prendano sempre più coscienza del proprio ruolo specifico all'interno del ministero ordinato. Andrebbe a discapito loro e quindi della comunità che sono chiamati a servire, se nell'opera pastorale dei ministri le persone, soprattutto le più semplice e meno preparate (che non sono poche), non riescono a distinguere il ruolo del diacono o del presbitero, se gli stessi fanno praticamente le medesime cose.
È vero, ci sono situazioni di emergenze e di supplenza che non si possono eludere. Ma, almeno secondo la mia esperienza, il diacono non può mai dimenticare che se anche presiede una celebrazione liturgica, il suo ruolo specifico è un altro. E questo dovrebbe risultare anche dal modo di condurre la celebrazione o di tenere l'omelia. La sua caratteristica di "servizio", infatti, deve rimandare sempre a colui che ha "per grazia" la presidenza.
Anche per questa "finezza" il nostro "servizio ministeriale" può risultare più fecondo.

Ecco l'intervento di don Walter Lazzarini:

«Desidererei portare all'attenzione dei lettori di Vita Pastorale, e particolarmente dei lettori/diaconi, quanto e come sono stati riformulati i cann. 1008-1009 in relazione al ministero e al ruolo del diacono nelle celebrazioni liturgiche.
Si potrebbe dire che questo cambiamento non è solo formale, ma sostanziale e può rivestirsi anche del compito di una precisazione in merito a un comportamento diaconale eccessivo e straripante che conduce il soggetto-diacono ad accaparrarsi uffici che non gli competono, anche se talvolta gli viene richiesto di assumerseli (da aggiungere solo pro-tempore o ad hoc i diaconi non devono dimenticarselo mai). Questo è vero proprio in relazione alla funzione di "presidenza" in varie celebrazioni, che talvolta viene richiesta ai diaconi. In altre parole, nel canone rinnovato quale messaggio si cela? Il diacono può di per sé avere il ruolo di presidenza e di direzione, anche ordinaria, delle celebrazioni?
Secondo la nuova e opportuna aggiunta al can. 1009 del Cic, no! E perché? Si precisa ancora nello stesso canone, e in maniera inequivocabile, che solo chi è «costituito nell'ordine episcopale e presbiterale può agire […] nella persona di Cristo/Capo; […] invece i diaconi vengono abilitati a servire il popolo di Dio nella diaconia della liturgia, della Parola e della carità» (Regno/Doc. 2010, p. 75). A che si deve tale precisazione, che implica anche un elemento teologico in qualche modo innovatore? La risposta può apparire semplice: ci sono stati degli abusi da parte dei diaconi che si sono lasciati prendere dalla frenesia di celebrare, celebrare... fino quasi a volersi sostituire ai legittimi ministri ordinati (vescovi e presbiteri) nella funzione di presidenza.
Il chiarimento sottostante appare assai lucido e questo va a vantaggio anche del diaconato stesso, in quanto già nel passato si era avuta questa situazione di strapotere e allargamento abusivo di ministerialità per cui lo stesso era tramontato, e quindi è bene evitare certe posizioni e certe pretese, che ogni tanto appaiono e vengono subito riprese da alcune riviste o da certi articoli.
Uno può obiettare: perché allora i diaconi vengono inviati in alcune zone dove il presbitero o il vescovo non riescono sempre ad arrivare? Vi sono mandati per delega e non per innato carisma di presidenza. I diaconi devono ben capire che la loro dimensione ministeriale è dipendente in linea diretta col vescovo, in linea subordinata col presbitero, i quali solo in virtù della loro ordinazione hanno come loro precipuo compito la funzione di presidenza piena e totale a nome del Cristo Capo e Pastore, non il diacono in quanto tale, anche se il suo ministero è parte integrante del sacramento dell'ordine e prevede una ministerialità pro sua parte.
La precisazione aggiunta al can. 1009 c. 3 non è peregrina e futile. Essa implica un chiarimento in più in merito al ruolo diaconale, evidenziando una maggiore presa di coscienza di questa presenza ministeriale, che va ben articolata, configurata e strutturata dentro ogni compagine ecclesiale. Quali conseguenze pratiche e teologiche conseguono da questa formulazione rivisitata?
Alcune possono essere individuate in queste modalità: ridimensionamento del compito liturgico del diacono, che in alcuni casi era arrivato a pregare quasi l'intera preghiera eucaristica, come fanno i legittimi pastori; nuova accezione del ruolo di "supplenza" in determinate circostanze, che in effetti non può essere compresa come una caratteristica permanente; accresciuto significato di nuovi elementi teologici sul diaconato; stimolo a una maggiore consapevolezza dei propri confini liturgici e pastorali; la conoscenza che la propria ministerialità diaconale non si esaurisce nella dimensione liturgica, ma si amplifica sull'universo mondo umano; questa caratteristica è intrinseca alla realtà sacramentale del diaconato, che viene a esprimersi compiutamente anche nell'azione evangelizzatrice con i caratteri di profezia e sapienzialità biblica.
Non nascondo che quanto precisato nel motu proprio di Benedetto XVI, Omnium in mentem del 26 ottobre 2009, in merito ai cann: 1008 e 1009, possa passare inosservato o non chiosato, certo condurrà a maggiore riflessione critica i personaggi coinvolti nel recupero della loro identità sacramentale e pastorale».

1 commento:

  1. ....diconi permanenti.... alcuni dei primi diaconi della storia apostolica hanno servito alle mense si ed è bene, (ed è tutt'ora cosi)....poi li troviamo pure ad evangelizzare comunità intere rivolgendosi agli apostoli chiamandoli ad imporre lore lo Spirito Santo!
    Il diacono va visto come una risorsa, come l'uomo della soglia, l'omo che ha esperienza della famiglia perchè vive con la sua famiglia in primis!l'uomo che da quello che ha ricevuto gratuitamente... non una pietra d'inciampo!!!(vedi le diocesi del triveneto, vidi diocesi di Torino e non solo.....
    daf.

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